.

.
Showing posts with label zinco. Show all posts
Showing posts with label zinco. Show all posts

Wednesday, May 30, 2018

Australia: solare da record per il 2017, 2018, 2019...










Gli australiani installano solare sui tetti a ritmi senza precedenti, e tutti i record precedenti sono stati spazzati via. 

Il numero di fotovoltaico sui tetti e' quasi tripilcato nel 2017 rispetto al 2016.

Dal sole e dai tetti sono arrivati piu' di 1.3 gigawatt di energia nuova, con piu' di 20,000 installazioni.
Nel 2016 erano 6,700.

Nel 2018 si calcola che ci saranno 4 gigawatt in piu' dal solare, un altro record. 

Cosa c'e' dietro questa esplosione dei pannelli fotovoltaici? I costi per l'installazione che si sono abbassati notevolmente, e il sole che picchia quasi tutto l'anno.

In due parole: risparmi.  E non ci sono solo pannelli fotovoltaici ma anche per la generazione di acqua calda, anche questi sempre piu' diffusi.

Si calcola che i prezzi saranno destinati a calare ancora, con annate ancora piu record per il 2019, e con piu' sole e vento nella nazione, e con sempre migliori tecnologie di stoccaggio.

Nel 2017 l'allora premier dell'Australia del Sud (una regione dell'Australia), Jay Weatherill, fece un accordo con Elon Musk della Tesla per mettere su la piu' grande batteria del mondo al litio, il Hornsdale Power Reserve e questa mega batteria e' stata utile, perche' ha permesso di stoccare energia dal sole, portando a risparmi di 35 milioni di dollari in soli 4 mesi.

E cosi, lo stesso stato prevede di aumentare lo stoccaggio ancora, con l'installazione di 50,000 batterie e sistemi solari nelle case, gratuitamente.

Ovviamente il mondo del business non sta a guardare, e anche loro si rendono conto che il sole sui tetti e' piu' affidabile di petrolio che arriva chissa' da dove e soggetto ai capricci di leader e despoti dall'altro lato del pianeta.

E cosi, il 46%, si circa la meta' di tutti i business d'Australia, stanno attivando la propria transizione verso le rinnovabili.

Stimano di recuperare i costi in cinque anni.

E questo vale per il manifatturiero, per l'agricoltura, pure per le raffinerie di zinco, le birrerie. Sono in partnership con campi solari che forniscono loro energia per un certo numero di anni, secondo contratto, oppure se le gestiscono da sole.

Arrivano a fare investimenti qui dagli USA, dal Giappone,

Ci siamo quasi allora. Non si deve andare troppo indietro per ricordarsi dei tempi in cui ci veniva detto che sole e vento erano troppo costose, inaffidabili, che il 100% rinnovabili era una chimera.

Beh, non lo e' piu'.

Anche se i petrolieri continuano a voler trivellare, anche se le loro tasche sono profonde (ma per quanto ancora?) e' la semplice economia di scala delle rinnovabili che le rende vincenti.

Nessuno di questi industriali d'Australia (o del resto del mondo) parla di ambiente come primo motivo nelle loro scelte, ma i conti se se li sono fatti, e a vincere non sono state le trivelle.

E non importa se il vile denaro sta dalla parte dell'ambiente in questo caso, quello che importa e' il che tramonto dell'era delle fonti fossili arrivi presto, fonti fossili che da idea rivoluzionaria cento anni fa si e' trasformata in avvelenamento dell'ambiente, da ogni cannuccia finita in mare, fino alle mega raffinerie di morte.



Monday, September 12, 2016

Norilsk, Siberia: una delle citta' piu' inquinate del mondo ha ora anche un misterioso fiume rosso




















"Within 48 kilometers of the nickel smelter
there's not a single living tree. 
It's just a wasteland."



In Siberia c'e' un fiume che e' diventato rosso. Come le arancie di Sicilia.




In Siberia dove tutto,  secondo la nostra immaginazione lontana, dovrebbe esser bianco e soffice.

E invce no. Qui hanno un fiume rosso sanguigno. 

Fino ad oggi non si sapeva perche'.

Siamo a nord del circolo Artico e siamo presso a citta' mineraria di Norilsk, che in alcune "classifiche" e' considerata una delle citta' piu' inquinate del mondo. Il fiume si chiama Daldyka.

Due erano le opzioni: ferro o argilla "naturale" che in qualche modo e' finito nel fiume colorandolo di rosso, o sostanze chimiche finite nel fiume da una delle tante fabbriche di questa citta'.

Alla prima opzione non credeva nessuno. Anzi, quando e' stata proposta la gente ha riso. 

Il Ministro Russo delle Risorse Naturali e dell'Ambiente invece ha subito puntato il dito contro la chimica siberiana, aprendo una indagine sul caso. Secondo loro avrebbe potuto essere una rottura di un oleodotto della Norilsk Nickel che produce, fra l'altro, palladio, un sostituto del platino che nella sua versione acetata e' rossiccia.

Poteva anche essere rame o nickel. 

Nonostante tutto cio, la Norilsk Nickel a lungo ha continuato a dire che era tuttapposto e che i colori erano sfumature naturali rilasciando comunicati stampa del tutto tranquillizzanti. Dicevano di avere anche aumentato i monitoraggi ambientali attorno ai loro impianti e che avrebbero fatto test approfonditi.

Ma intanto naturale o non naturale, l'acqua era ed e' rossa.

E la gente, che non e' scema,  continua a rifiutarsi di berla quell'acqua.  

Perche' parlo di questa storia che non ha - per una volta! - a che fare con il petrolio? Perche' come con l'Amazzonia, le nevi dell'Artico sono parti del mondo un po dimenticate, lontane, in cui e' facile pensare che va tutto bene. Lontane dagli occhi, lontane dal cuore. E invece no, sono zone fragili, dove disturbi umani necessitano di anni e decenni per essere in qualche modo sistemati da madre natura.

Gli standard ambientali della Russi in Artico sono quasi osceni, considerato, ad esempio quello che hanno fatto ad Usinsk, citta' petrolizzata dove anche la neve e' quasi nera.

E quindi il fiume rosso di Norilsk non fa notizia.

E anzi, Norilsk in particolare ha una storia tragica.  Fu fondata nel 1935 proprio come centro minerario. Stalin ci mandava qui i prigionieri a estrarre minerali. I lavoratori vivevano in condizioni desolate, nei gulag. Negli anni 1950 venire qui a lavorare per l'industria mineraria divenne volontario, non piu' per eseguire lavori forzati. La citta' si ingrandi' e sorsero ciminierie sputa fumi, oleodotti, enromi mostri industriali.  Tante Ilva messe assieme, senza nessun tipo di protezione dell'ambiente.

Vivono qui oggi 134,000 persone, che soffrono tutte per inquinamento ambientale dovuto a particelle fini, SO2, metalli pesanti e fenoli, regali dell'industria mineraria. Gli ha pure lasciato in eredita' un enorme buco. 

Ogni anno vengono rilasciati in ambiente 4 milioni di tonnelate fra cadmio, rame, piombo, arsenico, selenio e zinco.  L'aria e' inquinata con forti concentrazioni di rame e di zinco, e le malattie respiratorie sono elevatissime.
Nel giro di 50 chilometri dall'impianto di lavorazione del nickel non c'e' un solo albero vivente. 

E oggi c'e' pure il fiume rosso.

Finalmente, oggi 13 Settembre 2016 la Norilsk Nickel ha ammesso che si, la colpa e' loro:
il giorno 5 Settembre 2016 le forti pioggie hanno causato il riversamento di fluidi nel fiume da un impianto di filtraggio nello stabilimento Nadezhda.

Ma sono recidivi. Aggiungono che non ci sono problemi per nessuno - persone, fauna o fiume.
Il tuttapposto sibieriano.




Sunday, December 16, 2012

La strategia energetica nazionale in Basilicata - quale successo?




Notare la correlazione spaziale fra i pozzi (in rosso), i fiumi d'acqua (in azzurro) e gli idrocarburi ed il bario nel lago (in bianco).

Viggiano e' un piccolo comune in provincia di Potenza considerato l'epicentro del petrolio lucano.

E' qui infatti che arriva la maggior parte del petrolio della Val D'Agri Lucana ed e' qui che sorge il cosiddetto "Centro Oli", un mostro di ferro, zolfo, fumi e veleni, che da 15 anni raccoglie il petrolio per trattarlo e per eliminarne gli scarti sulfurei. Si innalza laddove prima c'erano vigneti, allevamenti di bestiame e aria pulita.


Viggiano e' anche il posto dove e' piu' evidente lo stampo dei petrolieri, e dove si combatte la battaglia d'immagine per convincere il resto d'Italia a seguirne l'esempio.

E' questo infatti il messaggio contenunto - in soldoni - nella famigerata "Strategia Energetica Nazionale" di Corrado Passera, ministro per l'economia: trivellare fa bene all'economia, alla nazione, alla bolletta.

E per addolcire la pillola, il governo sottolinea che si vuole fare "produzione sostenibile di idrocarburi nazionali", come se ci fosse qualcosa di eco, di sostenibile nel trivellare l'Italia.

A Viggiano si lavorano 104.000 barili di petrolio al giorno, poi mandati alla raffineria di Taranto, ci sono 39 pozzi nel circondario della Val D'Agri e, per l'anno 2011, ci sono stati ben 16 milioni di euro versati nelle casse pubbliche dalle varie ditte petrolifere che operano nella zona, ENI per prima con quasi 9 milioni.

Sembrano tanti soldi.

Ed ecco qui il risvolto della medaglia. E' un risvolto molto poco "eco", molto poco "sostenibile" che accade a pochi passi da Viggiano, e che viene a galla solo grazie alla testardaggine e all'impegno del tenente di polizia Giuseppe Di Bello e della professoressa Albina Colella.

Eccolo il successo della "Strategia nazionale energetica": idrocarburi nei sedimenti e nell'acqua di un invaso destinato al consumo umano.

Si tratta del lago Pertusillo dove da mesi si parla di carpe morte, di acque eutrofizzate e dove sono stati recentemente analizzati 4 campioni di acqua e 10 campioni di sedimenti, come descritto dalla OLA, l'Organizzazione Lucana Ambientalista,

Intanto, in Italia non esistono limiti per le concentrazioni massime di idrocarburi nei sedimenti dei laghi. Si puo' allora usare come confronto la soglia dei 60 milligrammi/chilogrammo, che e' il valore totale ammesso dalla legge per le concentrazioni di idrocarburi nei suoli.

Se si usa questa metrica, il risultato delle analisi e' che il 70% dei campioni analizzati mostrano concentrazioni di idrocarburi superiori ai limiti legali. Uno dei campioni mostrava addirittura 559 milligrammi/chilogrammo di idrocarburi, quasi dieci volte di piu' di quanto considerato legale!

I campioni hanno anche spesso evidenziato elevate concentrazioni di metalli pesanti e di altre sostanze piu o meno tossiche quali manganese, zinco, bario, vanadio, boro, cobalto, cromo, nichel, rame, piombo, alluminio, ferro.  Alcune di queste sostanze bioaccumulano negli organismi viventi e sono pericolosi alla salute con potenziale cancerogeno.

La domanda allora e': chi ha messo queste sostanze nel lago?

Beh, coincidenza vuole che fra gli ingredienti piu' comuni nel fluidi di perforazione ci sono proprio arsenico, bario, cromo, rame, piombo nickel e zinco!

Coincidenza vuole che attorno al Pertusillo ci siano solo boschi, fiumi e .. lupus in fabula .. i pozzi di petrolio dell'ENI.

Nessuno puo' dire con assoluta certezza se quegli idrocarburi e quei metalli pesanti riversati nel Pertusillo siano derivanti dai pozzi di petrolio, ma e' una ipotesi certo valida, e quasi solitaria, visto che ci sono ben poche alternative. Le foto parlano da se ed il semplice buonsenso punta in una direzione ben precisa.

Se non era per Colella e Di Bello, nessuno se ne sarebbe accorto.

Ci sara' qualcuno che indaghera'? Oppure, come detto al Congresso dei Geologi di Basilicata svoltosi a Potenza il 29-30 Novembre si dira' che il tutto e' causa di "qualcuno" che ha riversato kerosene nel lago?

L'Arpab, predisposta al controllo in Basilicata, ha qualcosa da dire? Ci saranno multe salate ai responsabili? Ci saranno bonifiche - pagate da chi ha inquinato? O dobbiamo aspettare che fra 10, 20, 30 anni tutto esploda come all'Ilva di Taranto per intervenire?

E quanto vale un lago inquinato? Qualcuno glielo dira' a quelli della Puglia che quell'acqua la berranno?

E siccome questo non e' un paese normale, proprio in questo giorni uno degli eroi di questa storia,
il tenente Giuseppe Di Bello e' stato sospeso dal servizio per avere denunciato l'inquinamento del Pertusillo!

Una nazione alla rovescia, veramente. Invece di ringraziarlo, gli si toglie il servizio! Ai miei occhi tutto questo e' strabiliante e spero che giustizia venga fatta e che chiunque abbia il potere di farlo, reintegri il tenente di Bello al piu' presto.

Occorre prendersela con i poteri forti, con gli speculatori, con chi inquina, e non con un onesto cittadino che semplicemente vuol sapere cosa c'e' dentro l'acqua che beve.




















Monday, January 12, 2009

L'ENI ed il latte materno


''C'è inquinamento che si vede, come il fumo delle ciminiere, e c'è l'inquinamento che non si vede, che si insinua nelle viscere della terra, che impregna l'insalata, che si annida nella frutta, che penetra nell'organismo umano''

Queste sono le parole del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, che coraggiosamente ha annunciato alla fine del 2008 che chiedera' all'ENI risarcimento per danni ambientali nella sua citta', e che invoca la presenza permanente di un osservatorio del consiglio nazionale delle ricerche. Gli ex lavoratori sono gia' riuiniti in un comitato spontaneo e si sono gia' costituiti parte civile.

L'impianto di Gela, detto Clorosoda, ha inquinato cosi fortemente la citta' con i suoi scarichi di mercurio che le donne hanno tassi elevatissimi di mercurio nel loro latte materno e le acque non sono potabili. Gli ex lavoratori ancora vivi sono quasi tutti ammalati di cancro. La loro vita media e' di 60 anni contro i 75 della media nazionale. Lo stabilimento ENI di Gela, e' stato chiuso circa 20 anni fa, ma continua ad inquinare perche' l'opera di smantellamento non e' stata portata a termine in un modo completo e giusto. Per esempio, le tubazioni interrate non sono state ancora rimosse, e giacciono carichi di inquinanti nel terreno. L'acqua a Gela non e' potabile da molti anni.

Gli ex dipendenti ENI hanno chiamato lo stabilimento Clorosoda 'la fabbrica della morte'. Secondo le analisi fatti, l'ENI e' responsabile dell'inquinamento del mare di Gela con mercurio, rame, zinco e arsenico, dell'inquinamento dell'aria con benzene, toluene, isobutano, bisolfuro di metile, trimetilbenzene, e della terra con nickel, cobalto e zinco.

Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino ha detto ad UnoMattina che lui non ha alcuna ragione di credere che l'ENI metta a rischio la salute della gente. Forse dovrebbe farsi un viaggio nel sud inquinanto dall'ENI. Forse dovrebbe trascorrere le sue vacanze a Gela, e magari restarci.

Fonti: La nuova ecologia, E-gazzette

Tuesday, October 14, 2008

L'ENI a Crotone


Come riferito negli scorsi giorni dai giornali nazionali, a Crotone, in Calabria, sorgono scuole, asili, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiali di scarto industriale, fra cui rifiuti altamente tossici e scorie cancerogene e radioattive. In due zone di Crotone, ad alta densita' mafiosa, sono state sequestrati ben diciotto siti inquinati ed e' venuto fuori che nei cortili delle scuole ci fossero la bellezza di 350,000 tonnellate di materiali tossici: arsenico, piombo, indio, zinco, germanio, mercurio. Sette persone sono state arrestate con accusa di associazione a delinquere e per disastro ambientale. Fra questi, addirittura dirigenti delle ASL locali.

Per dieci anni i bambini delle elementari e della ragioneria della citta' hanno fatto lezione, ginnastica e merenda fra gli scarti industriali. Dieci anni di veleni quando il corpo e' in via di formazione. Non e' giusto.

Crotone, durante gli anni sessanta era soprannominata la Milano del sud Italia. C'erano li la Montedison, Cellulosa Calabra e Pertusola sud, ditte che producevano metalli, carta, sostanze chimiche. Disoccupazione non ce n'era, ma con il tempo queste ditte hanno contribuito a dare a Crotone uno dei piu' alti tassi di tumore di Italia. Queste ditte mai si preoccuparono di rinnovarsi, di migliorarsi, diventarono obsolete e nel 1995 erano tutte state quasi totalmente chiuse. Crotone e' oggi la piu' povera provincia della Calabria.

Delle tre ditte, quella responsabile della bomba ecologica e' la Pertusola sud il cui capo di cio' che e' rimasto e' stato arrestato pure lui. E a chi fa capo la Pertusola sud? Guarda caso proprio all'ENI, la nostra amica che fa disastri
in tutta Italia. Naturalmente non e' solo colpa loro. Hanno trovato attorno a loro condizioni politiche favorevoli, informazione scarsa, gente omertosa e ndrangheta pronta a fare affari. Ma alla fine dei conti, se l'ENI fosse stata onesta non si sarebbe arrivati qui. Che mandi tuo figlio all'asilo e invece gli dai per quattro o cinque ore al giorno aria tossica da respirare. Intanto, ecco cosa dice il presidente della provincia di Crotone il 25 settembre del 2008:

"La notizia conferma, se pure ce n'era bisogno, la gravità eccezionale della situazione ambientale su larga parte del territorio provinciale e, in particolare, la responsabilità che, nel determinarsi di questa situazione, hanno avuto le politiche di aggressione al territorio e di rapina delle risorse per lunghi anni attuate dall'Eni attraverso le società controllate e le attività condotte nella provincia di Crotone"

"Questo è il risultato della logica del profitto a tutti i costi, che ha trovato sul posto classi dirigenti cieche ed insensibili. Persino settori dell'informazione, sull'altare di meschini interessi economici, hanno chiuso gli occhi davanti a realtà inquietanti, che oggi si manifestano in tutta la loro esplosiva negatività. Incalcolabili danni sono stati causati alla salute dei cittadini, all'ambiente, al sistema produttivo
"

In realta' di questo gia' si sapeva dal 2003, quando vennero commissionati degli studi ambientali per verificare la presenza di sostanze radioattive fra i rifiuti industriali. Quella commissione studio' tutta la zona di Crotone e il Prefetto della citta' dell'epoca disse:

la Pertusola ha causato un elevato inquinamento a tutta la zona che, uno studio commissionato ad istituzioni universitarie dall’Alto Commissariato per i Rifiuti, ha definito altissimo. Per fortuna la notizia non si è propagata, perché in caso contrario si sarebbe determinata, a mio avviso, una situazione pericolosa per l’ordine pubblico”.

Cio' meglio farla morire la gente piuttosto che informarla. Intanto come riferisce il giornale online L'opinione:

".. si e' continuato a coltivare le colline, a pescare ed immettere nella catena alimentare pesce all’arsenico, a bere e utilizzare acqua allo zinco senza che nessuno prendesse dei provvedimenti per l’unica cosa ovvia e sensata da fare: la tutela della salute pubblica. Si è permesso invece di impastare rifiuti tossici con il cemento con il quale hanno poi costruito scuole elementari. Hanno lasciato che con quel materiale si costruisse il porto, ponti e viadotti, piazzali attrezzati, caserme e piste ciclabili, le strade ed i palazzi dove la gente è morta e continua a morire di tumore, ad ammalarsi di leucemia, a subire alterazioni geniche e del metabolismo e malformazioni di vario genere. Ci troviamo dinnanzi ad un disastro ambientale di proporzioni immani, una situazione che in molti conoscevano ma hanno preferito tacere e chi doveva agire per assicurare i responsabili alla giustizia nonché impedire che il reato venisse portato ad ulteriori conseguenze, ha taciuto e non ha agito così facendo si è reso complice della catastrofe."

Di fronte a tutto cio' il primo Ottobre, l'ENI avanza la magnanime proposta: quella di forse bonificare gratis i diciotto siti inquinati di Crotone. Nulla di certo, ci devono pensare poverini, ma forse lo faranno, come se fossero santi. Allo stesso tempo pero' l'ENI ci tiene a precisare che "il conglomerato idraulico catalizzato se isolato e rullato con l'asfalto non è pericoloso".

Cioe' negano anche qui! Certo, nulla e' pericoloso, come non lo sono i fumi tossici delle raffinerie, i pozzi nella laguna veneta, il DDT nel lago maggiore, gli incendi e tutte le schifezze che vanno facendo quotidianamente. In un altra parte del mondo, di fronte ad uno scandalo simile sarebbero saltati tutti i vertici ENI, ci sarebbe stata indignazione popolare totale, se ne sarebbe parlato per giorni e giorni, e oltre a condanne di bonifica obbligata ci sarebbe stato il riscarcimento alla citta' di multe salatissime. Spero che i processi siano veloci e che l'ENI e gli altri personaggi coinvolti paghino per cio' che hanno fatto perche' tutto questo e' criminale.

L'ENI a Crotone non solo gli ha regalato scuole al mercurio, ma gli ha anche rubato il mare e la pesca. A pochi chilometri dalla costa di Crotone infatti sorgono dei pozzi petroliferi e per il metano. Il risultato? Mare sporco, problemi di subsidenza, pesca drasticamente ridotta, mare privo di vita per colpa delle onde sonore e brutture visive in una citta' che ora spera nel turismo...



Fonti: Indymedia Calabria , Corriere della Sera

Tuesday, March 25, 2008

Trivellazioni marine


Non facciamo a tempo ad imparare i danni provocati dalle raffinierie, che gia' dobbiamo preoccuparci di altri guai. La centrale a turbogas di Gissi di cui parla Danilo qui e ora le trivellazioni esplorative in mare. Non so come siano queste piattaforme che hanno installato in acqua a San Vito e all'Acquabella di Ortona (ne fate delle foto?) ma questo e' quello che leggo sulle trivellazioni marine:

La maggiore fonte di inquinamento causato dalle trivellazioni marine e' a causa degli scarti operativi. Per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di
speciali "fluidi e fanghi perforanti", drilling fluids and muds in inglese (e che potrebbero sembrare anche queste altre arme di Mazinga Zeta). Queste sostanze servono per guidare il processo di perforamento.

Ad esempio, come si fa a riportare in superficie le particelle di roccia tagliata mentre si fanno i buchi? La gravita' tenderebbe a farli restare sottoterra, ma il fluido perforante immesso nel pozzo riporta in superficie il materiale roccioso. E' come se ci fosse una sorta di forte getto di acqua che trascina con se dei sassolini se la velocita' e la densita' del fluido sono sufficientemente forti. A volte questi fanghi e fluidi vengono usati per pulire i pozzi, per lubrificarli, per controllarne la pressione e la forma, per facilitare la cementificazione, o per sigillare formazioni porose indesiderate mentre si trivella.

Di questi fanghi e fluidi non si conosce la composizione chimica esatta, ogni compagnia ha la propria ed e' un po' come una ricetta che viene modificata nel tempo e a seconda delle diverse
esigenze di ciascun pozzo. Le compagnie petrolifere tengono segrete le proprie formule di morte, quello che pero' si sa e' che questi fanghi sono TOSSICI, e difficili da smaltire in modo sano. Lasciano traccie di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame, e molte di queste sostanze sono nocive e finiscono nei corpi dei pesci, e di quelli che li mangiano.

I fluidi perforanti infatti, quando usati offshore, sono spesso riversati nel mare dopo l'uso, lo fa di routine non solo l'ENI ma tutta l'industria petrolifera. Anche nella loro varieta' meno inquinante contengono sostanze nocive e possono disperdersi nel mare per molti chilometri. In Canada un pozzo esplorativo marino emise bario che pote' essere registrato in forti dosi a 65 km ad est e a 35 km a ovest (la differenza e' dovuta alle correnti marine). Le acque di risulta delle trivellazioni marine, rigettate in mare, sono stimate essere la causa del 30% dell'inquinamento petrolifero del Mare del Nord. Da alcuni studi preliminari, le sostanze tossiche rilasciate dai pozzi marini hanno cambiato il ciclo riproduttivo dei pesci della Norvegia, un po come a Cordoba, in Alaska.

Durante le fasi di esplorazione marine, siccome il mare non ha diritti, spesso vengono effettuati dei test che non si farebbero sulla terraferma e che coinvolgono bruciamenti di gas. A volte il gas viene bruciato se ci sono dei malfunzionamenti o per separarlo dal petrolio. Questi bruciamenti emettono solfati (fra cui H2S e SO2 causando danni alla respirazione), benzene (cancerogeno), toluene (problemi riproduttivi). Dalle piattaforme petrolifere queste sostanze possono viaggiare nell'aria fino a 300 km in condizione di vento favorevole.

Incidenti durante le perforazioni sono possibilissimi. L'ENI stessa ne ha causato uno in Alaska nel 2007, quando circa diecimila litri di questi fanghi perforanti vennero rilasciati nell'ambiente. La fotografia di cui sopra ne e' appunto il risultato.


Non c'e' niente piu' da dire, mentre scrivo mi si inumidiscono gli occhi. Chiunque abbia preso queste decisioni di morte ha solo da vergognarsi. E non mi si venga a dire il progresso, il petrolio. Questo tempo e' passato. Dov'e' il progresso alternativo? Perche' dobbiamo essere sempre gli ultimi? Perche' in California il mare e' dei surfisti e non dei pozzi? Ma e' cosi' difficile capire che l'ENI e' come un lento cancro che si insinua dove puo' se gli si da corda? Cosa credete che succedera' se il petrolio c'e' nel nostro mare? Pensate che l'ENI lo tenga li per abbellimento o che le petroliere sono la stessa cosa delle navi crociera? Ora siccome devono prendersi una tregua elettorale sulla terraferma e a causa della legge regionale del 4 Marzo, passano ad attaccare il mare. Io spero solo che non ci trovino niente, perche' se il petrolio c'e' la vita da noi cambiera' per davvero.

Fonti:

Oil Free Coast, Stato dell'Alaska,Wikipedia