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No all'Italia petrolizzata

L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Matteo Renzi: lei parla mai di cambiamenti climatici ai suoi figli?

Mark Frascogna vada a trivellare a casa sua

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Tuesday, September 4, 2018

I petrolieri texani chiedono 16 miliardi di USD per salvare le raffinerie dai cambiamenti climatici causati da loro stessi







E' una storia ironica.

E' passato un anno esatto dall'arrivo dell'uragano Harvey in Texas che ha portato allagamenti e danni anche all'infrastruttura petrolifera.

Sotto Harvey il 25% della capacita' di raffinazione del Texas dovette fermarsi. Da qui parte il 30% di tutto il petrolio USA. Un giro di affari senza limiti.

Adesso i petrolieri sono preoccupati di altri, potenti uragani e di altri danni e quindi cercano di prendersi per tempo. Cercano di proteggere i loro impianti che sorgono per lo piu' lungo la costa del golfo del Messico.

Ma vogliono che a pagare sia il contribuente americano!

Con l'appoggio di governatori e sindaci pro-oil, perche' le petrol-tasche sono profonde.

Gia' nel Novembre del 2017 il governatore Greg Abbott aveva chiesto 61 miliardi di dollari al Congresso per la difesa della costa, per la maggior parte i fondi sarebbero andate a zone petrolifere.

Il governo avrebbe potuto usare i propri fondi di emergenza e il governo centrale avrebbe contribuito, ma il Texas, notoriamente conservatore, non fu d'accordo. Dissero che la difesa delle raffinerie era una questione di sicurezza nazionale e che ci doveva pensare Washington.

E Washington disse no: i costi erano troppi elevati e il governo centrale si rifiuto' di pagare tutti i 61 miliardi di dollari. C'erano incendi in California ed altri uragani a cui pensare. 

Non se ne fece niente.

E cosi' si e' passati a misure locali, piu' mirate, ma sempre con una parte a favore di oil and gas.

Per esempio il governo texano ha approvato $3.9 milardi di denaro pubblico per proteggere alcune raffinerie sotto grande pressione lobbistica da parte di oil and gas.

A Houston invece il 25 Agosto 2018 e' stato approvato un pacchetto per proteggere la citta' dalle inondazioni da $2.5 miliardi, che ha incluso la protezione delle raffinerie per conto dei petrolieri.

I soldi pubblici saranno usati per creare tre zone di muraglie contro le ondate.

La prima area e' in localita' Port Arthur citta' al confine con la Louisiana he sa di zolfo per le troppe emissioni petrolifere.Le raffinerie protette con i soldi delle nostre tasse saranno quelle della
Total (Francia), della Valero (Texas), e della Motiva (Arabia Saudita). Sei miglia di costa saranno protette da muraglie di 5 metri di altezza. I lavori inizieranno nei prossimi mesi.

Successivamente si proteggera'  un area di 25 miglia nella Orange County dove sorgono raffinerie della Chevron e della DuPont.

E alla fine l'ultimo segmento sara' nei pressi di Fremont e del rigassificatore della Phillips66, nonche' di raffinerie della Dow Chemical e impianti della BASF.

E' chiaro che tutto e' stato progettato per specificatamente proteggere impianti petrolchimici. Se ci capita la casa di qualche cittadino benvenga, ma non e' questo lo scopo.

L'idea e' che il tutto dovra' diventare parte di un enorme sistema di protezione costale da circa 12 miliardi di dollari se si trovano fondi ulteriori che proteggera' in totale trenta raffinerie texane.

Questa volta i politici hanno approvato senza fiatare.

Ogni anno il Texas perde in media tre metri di costa lungo i suoi 600 chilometri di litorale a causa dell'erosione, per la maggior parte causato da oil and gas.

Interpellati i petrolieri dicono che hanno la coscienza a posto perche' pagano le tasse, e le tasse comprendono queste opere di difesa.

E cosi, i petrolieri causano i cambiamenti climatici, portano a casa soldi, inquinano i nostri polmoni e le nostre democrazie e poi noi gli paghiamo pure i danni!

A pensarci bene in questo caso il contribuente texano paga anche per ditte francesi e saudite!

Il mondo alla rovescia che mostra, sempre che quando questi arrivano, non solo non se ne vanno piu' ma corrompono tutto.
Posted by maria rita at 6:12 PM No comments:
Labels: BASF, cambiamenti, Chevron, climatici, Dow Chemical, dupont, inquinamento, Louisiana, Motiva, petrolieri, puzza, raffinerie, Total, valero, zolfo

Thursday, December 21, 2017

Francia: firmata la legge che vieta le trivelle dal 2040








** Update 25 Gennaio 2018 **

Oggi, al World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, Svizzera il presidente francese 
Emmanuel Macron ribadisce che vuole che la Francia sia un modello nella lotta ai cambiamenti climatici e vuole avere piu' obiettivi concreti entro il 2020.

Cosi' annuncia pure che entro il 2021 il paese avra' chiuso tutte le sue centrali a carbone. E' una buona notizia certo, ma anche questa e' piu' che altro simbolica, visto che la Francia deriva solo l'1% della sua elettricita' dal carbone.

L'elefante nella stanza e' invece il nucleare che fa la parte del leone nello scenario energetico nazionale di Francia. 


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Il giorno 19 Dicembre 2017, la Francia ha approvato e finalizzato la legge che vietera' le estrazioni di petrolio sul suo suolo dal 2040.

Saranno vietate nuove licenze, e rinnovi di licenze, come spiegato dal ministro dell'ambiente Nicolas Hunt.

La legge pero', per tutto il suo parlare, e' simbolica: la Francia produce solo l'1% del suo fabbisongo nazionale di idrocarburi. La legge non sara' certo una rivoluzione epocale nei fatti. Potrebbe pero' esserlo a mo' di esempio.

Pero' non e' tutto oro quello che luccica, visto che anche se si tratta solo dell'1%, ci sono anche qui, varie "eccezioni".

Il Coal Bed Methane sara' ancora sfruttato - questi sono giacimenti metaniferi in strati carboniferi. Un po come volevano (vogliono?) fare ancora in Sulcis.

Verra; ancora sfruttato il gas della regione di Lacq, una sorta di capitale francese del gas, che fra l'altro e' qui particolarmente carico di idrogeno solforato e altre impurita'.

Alcuni permessi, in realta', potranno essere estesi nel tempo, per motivi economici, se riescono a dimostrare che non sono riusciti a recuperare i soldi del loro investimento iniziale. Perche' appunto, non devono perdere soldi!

Se si hanno gia' permessi, e' possibile continuare ad esercitare il diritto alle trivelle anche dopo il 2040.

Nessuna discussione sulle importazioni da altri stati. E attivita' di trivelle... all'estero?

Beh, la Total certo non molla. Hanno appena apprvato il loroLibra project, nel Santos Basin del Brasile per trivellare offshore, con tanto di FPSO con capacita' produttiva di 150,000 barili al giorno.

In Italia non si parla di trivelle pre o post 2040. Anzi, qui la Total prevede di operare il 50% di Tempa Rossa, ed e' comproprietaria dei permessi Teana (80%, operatore), Aliano (60%, operatore), Fosso Valdienna (83.4%, operatore), Tempa Moliano (83.4%, operatore) e Serra San Bernardo (13.77%).

Operatore significa che e' lei che pompa.


Posted by maria rita at 1:03 PM No comments:
Labels: cambiamenti, carbone, climatici, Davos, divieto, francia, Macron, nucleare, Petrolio, Total, trivelle, uscita

Thursday, September 28, 2017

La Total di Francia non trivellera' la foce del Rio d'Amazzonia. Una gigante barriera corallina e' salva. Per ora.







In giallo la barriera corallina - quasi 1000 chilometri 




Gia' solo che ci abbiano pensato e' pura follia.

La Total di Francia aveva presentato una proposta di "studio" per trivellare il bacino attorno alla foce del Rio delle Amazzoni.  Vogliono trivellare sette pozzi esplorativi. Il governo gli ha detto no e ha bocciato la richiesta. 

Per ora almeno.

Infatti, il no e' collegato alla richiesta di altro materiale da parte dei petrolieri di Francia. 

Facciamo un passo indietro. 

Sono vari anni ormai, dal 2013 per la precisione, che la Total cerca di trivellare, esplorare, fare ispezioni sismiche, mettere a soqquadro l'area. Siamo in una concessione offshore, nel bacino dell'Amazzonia, in mari per lo piu' poco esplorati e sconosciuti.

Secondo i conti della Total ci sono qui circa 14 milardi di barili di petrolio che aspettano di venire alla luce. Di piu' che in tutto il golfo del Messico americano!

E cosi, la Total e altri suoi compari, fra cui la BP britannica e la ditta di stato Petrobras, soci al 30%, hanno deciso di trivellare.

La (loro) malasorte ha voluto che ci fosse un lupus in fabula.

Anzi, una barriera corallina in fabula.

E infatti ... viene fuori che in questo lontano angolo del pianeta giace un'enorme barriera corallina. E' lunga mille chilometri, ed e' a solo 28 chilometri dal blocco trivellante, e a 120 chilometri dal riva.

La barriera e' stata scoperta da poco, nell'Aprile del 2016, segno di quanto poco veramente sappiamo del nostro pianeta, di quanto remoti siano questi mari, e di quanto difficile sia capire l'impatto delle trivelle. E' cosi ricca di vita e di biodiversita' che la barriera e' stata soprannominata "foresta amazzonica sottacqua".

Di piu': ci si aspetta di trovare qui nuove specie viventi, data la sua complessita' e il fatto che e' cosi straordinariamente grande.  Sopratutto, di solito le barriere coralline vivono in zone di acque limpide e tranquille, mentre qui siamo alla foce di un fiume, dove l'acqua e' piu' torbida e movimentata. Quindi gli esperti di vita marina credono di poter fare nuove scoperte vista l'unicita' di questo nuovo ecosistema.

A prendere le decisioni sul tema trivelle e' l'ente nazionale del Brasile detto IBAMA che ha mandato il documento di rigetto alla Total e al suo consorzio poche settimane fa. Il presidente dell'IBAMA e' una donna e si chiama Suely Araujo.

L'ente IBAMA dice che nonostante le ripetute richieste di fornire documentazione piu' accurata, i petrolieri non hanno mandato testi soddisfacenti sugli impatti dei loro lavori in mare e in terraferma. Ci sono state tre richeste, zero risposte.

In particolare, la modellistica sottomessa ad IBAMA non e' considerata adeguata, specie per quanto rigarda i casi di possibile rilascio accidentale di petrolio in mare. Dicono che Total e BP non spiegano bene cosa succedera' al petrolio se dovessero esserci incidenti e rilasci e quale sara' l'impatto su paesi vicini, come la Guiana, Suriname, la Guyana Francese, il Venezuela e le isole dei Caraibi. Mancano anche studi sulla vita marina, tartarughe, pesci, uccelli, mammiferi del mare e appunto sulla barriera corallina appena scoperta.

Anzi, la Total ha detto che gli impatti sulla barriera corallina saranno... nulli! perche' appunto sono a 28 chilometri di distanza. Ma il petrolio non si ferma mica, e qui potrebbero esserci gravi problemi, come appunto nel golfo del Messico, considerati anche i grandi volumi coinvolti. 

IBAMA non ci crede a questa totale esclusione di ogni rischio dalla barriera corallina e quindi chiede altre prove. E cosi, la Total ha un'ultima chance prima che il progetto venga archiviato definitivamente: presentare la documentazione in tempi brevi.  

La preoccupazione qui non e' solo per barriera corallina, pesci, uccelli e per i paesi confinanti ma anche per il fiume delle Amazzoni e l'entroterra, la foresta che vive in simbiosi con il fiume, e le comunita' nello stato dell'Amapa'. Che succedera' loro se ci sono perdite?

Ma poi, perche' la Total non ha presentato documentazione appropriata? Non si sa, ma certo e' che non e' facile fare modellistica nell'Oceano Atlantico, con le forti correnti,  acque profonde, la presenza di barriera corallina, la variabilita' degli eventi climatici. E' facile sbagliare, considerate tutti questi ingredienti da considerare. E' anche facile che comunque rigirino la frittata nei loro conti e nei loro modelli in qualche modo l'ecosistema ne verra' a soffrire. Magari non sono riusciti nell'opera di "spin doctoring" e nel trovare giusto giusto i parametri adatti per avvallare il tuttapposto e quindi non sanno che pesci prendere.

Perche' il tuttapposto forse non esiste in queste condizioni!
  
D'altro canto, la comunita' locale, persone di scienza, e varie petizioni in mezzo mondo hanno gia' chiesto al governo del Brasile di dire di no a Total e BP, carte o non carte. 

Per tutta risposta la Total aveva chiesto ... piu' flessibilita' dal governo centrale nell'assegnare concessioni petrolifere. Come se fossero caramelle!!

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Un altro passo indietro ancora. La storia della concessione Foz do Amazonas coinvolge un po anche noi italiani, visto che la ditta che ha fatto qui le ispezioni sismiche e' stata la nostra amica Spectrum GEO, ditta norvegese specializzata in airgun in tutto il mondo, incluso il nostro Adriatico. Hanno preso dati 2D in Brasile e poi altre ispezioni 3D piu' a nord, nella Guyana Francese.

L'operazione si e' svolta su circa 21mila chilometri, su un area di 283mila chilometri quadrati e con profondita' che varia da 50 a 3000 metri. Ma non sono riusciti a fare un lavoro completo, proprio per le condizioni di forte profondita' marina.

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Nell'area attorno al Rio delle Amazzoni sono stati gia' trivellati 95 pozzi nel corso degli scorsi decenni. Nessuno di loro e' stato considerato commericialmente adeguato ad essere sfruttato.

Lasciamo in pace i coralli, la pesca, la vita.
Lasciamo in pace l'unico pianeta che abbiamo.

Posted by maria rita at 8:49 PM 1 comment:
Labels: Amazzoni, atlantico, barriera, brasile, corallina, francia, IBAMA, oceano, petrobras, Petrolio, rio, Total, trivelle

Wednesday, August 23, 2017

Dopo 45 anni, esplosioni e subsidenza, la Norvegia a smantellare Ekofisk 2/4 A, la prima piattforma petrolifera del paese










Ekofisk 2/4A e' la prima piattaforma petrolifera costruita nei mari di Norvegia.

Si trova a circa 320 km da terra, dalla citta' di Stavanger.  Il giacimento venne scoperto nel 1969 dala Phillips Petroleum Company, ditta americana,  dopo che furono trivellati ben 200 pozzi nei mari del Nord.

Dopo la scoperta nel 1969, una prima struttura petrolifera, chiamata Gulftide, venne installata nel 1971. Era una piattaforma temporanea, con gambe mobili. Pompo' petrolio per tre anni e poi venne sostituita da una piattaforma permanente, da cui si e' estratto greggio dal 1974 al 2013.

Ekofisk si e' ingrandita nel corso degli anni e alla fine e' diventata un agglomerato di 29 piattaforme sotto i nomi di Cod, Ekofisk, West Ekofisk, Tor, Albuskjell, Eldfisk, Edda e Embla. Da qui partono condotte sottomarine che la collegano ad altri campi petroliferi dai nomi di Valhall, Hod, Gyda, Ula, Statfjord, Heimdal, Tommeliten and Gullfaks.

Il petrolio viene mandato nel Regno Unito, presso la Teeside Refinery, il gas viene mandato in Germania, presso la citta' di Emden.

Fiaalmente, Dopo quarantacinque anni di petrolio, e dopo avere aperto l'era della Norvegia come super-potenza petrolifera a livello mondiale, Ekofisk 2/4A verra' smantellata.

Assieme a lei, altre piattaforme ausiliari, la Ekofisk 2/4 H, la Ekofisk 2/4 Q e la Ekofisk 2/4 FTP, costruite in anni piu' recenti. Altre piattaforme resteranno in produzione e si stima che saranno attive almeno fino al 2050.

A rimuovere le quattro sara' la ConocoPhillips, che attualmente gestisce tutto il complesso trivellante Ekofisk al 35%. Gli altri operatori sono la Total al 40%, l'ENI al 12% e le due ditte di petrolio norvegesi, Statoil all'8% e Petoro al 5%.

Il metallo verra' trasportato presso il ferrivecchi AF Decom che si trova nella citta' di Vats sulla costa occidentale del paese. Finira' tutto al reciclaggio.

Ekofisk ha una storia interessante. Negli anni 80 fu scoperto essere affetto da subsidenza indotta dalla compattazione della roccia sotterranea - estrai petrolio e gas, e il sottosuolo si affloscia. E cosi ci sono stati vari interventi per riaggiustare il tutto, fra cui operazioni di pompaggio di acqua. Niente da fare, il fondale marino continuava a cedere.

Furono persi vari metri, con proiezioni di un totale di sei metri. E cosi il governo di Norvegia mise pressione alla Phillips di fare qualcosa.

Di queste piattaforme di Ekofisk cinque erano interconnesse e dovettero essere rimesse su in contemporanea. Vennero cosi tutte sollevate assieme, le gambe furono estese simultaneamente con tubi saldati sul posto. Le operazioni durarno quattro giorni, dal 17 Agosto 1987 al 21 Agosto di quell'anno.

Ma i guai di Ekofisk non sono tutti qui. Nell'Aprile del 1977, la piatatforma Ekofisk B 2/A detta Bravo esplose a causa di una valvola di sicurezza difettosa. Finirono in mare circa 20mila metri cubi di petrolio. Fu la piu' grande esplosione dell'area di una piattaforma petrolifera.

Panta rei, pure le trivelle. 

Che peccato che mentre in Norvegia le smantellano, in Italia si insiste a trivellare con 50 anni di ritardo, e dopo che tutto, esplosioni, subsidenza, sismicita' indotta, inquinamento e malattie sono state gia' sperimentate ovunque nel mondo si sia gia trivellato.




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Posted by maria rita at 11:59 PM No comments:
Labels: Bravo, ConocoPhillips, Ekofisk, ENI, esplosione, ferrivecchi, Gulftide, norvegia, Petoro, smantellare, statoil, Stavenger, subsidenza, Total

Sunday, June 12, 2016

I petrolieri abbandonano 650 concessioni in Artico

Chukchi Sea - di 487 concessioni ne resta solo una.

Beaufort Sea, di 240 concessioni ne restano solo 71




Quanto male stanno messi i petrolieri?

Beh, diciamo che se scappano dalle concessioni in Artico non e' che stanno messi poi cosi bene. E infatti emerge oggi che nel complesso Encana, Armstrong, Total, ConocoPhillips, Repsol, Eni, Shell, Statoil e Iona Energy abbandonato 655 concessioni fra il Chukci Sea e il Beaufort Sea, tutte in Artico.

Nel Chukchi Sea dell'Artico sono scomparse tutte, meno che una. Si tratta di 486 concessioni che coprono circa 11,000 chilometri quadrati. Erano state assegnate nel 2008. Di queste la Shell ne ha cedute 274, e ne terra' una sola: quella che ha cercato di trivellare piu' volte, fallendo sempre.

Nel Beaufort Sea, Encana, ConocoPhillips, Armstrong e Total hanno lasciato tutto, mentre restano alcuni consorzi Shell, ENI e Repsol cha mantengono ancora 71 concessioni delle 240 originariamente assegnate, fra il 2003-2007.

Michael LeVine di Oceana dice che e' stata una enorme vittoria, perche' pure la Shell che aveva speso miliardi di dollari in dieci anni si e' dovuta arrendere all'evidenza: che esplorare l'Artico non vale la pena.

E' proprio cosi: la Shell ha rimediato figuraccia dopo figuraccia nell'Artico, con proteste, perdite finanziarie, disastri e alla fine la distruzione della piattaforma Kulluk.

Alla fine, visto che non gliene andava bene una, la Shell aveva abbandonato i progetti trivellanti nel polo Nord alla fine del 2015. La ConocoPhillips aveva sospeso gia' ogni programma trivellante nel 2013. 

Intanto il governo USA sta vagliando se rivendere queste concessioni in futuro. Ma non si sa: le aste sono andate deserte nel 2016 e non ce ne saranno nel 2017. 

Un altro po di mare salvo. 
Posted by maria rita at 12:46 AM No comments:
Labels: artico, concessioni, Conoco, ENI, inquinamento, kulluk, petrolieri, Phillips, Repsol, shell, Total

Saturday, June 4, 2016

Santiago del Cile: la metropolitana correra' con sole e vento



"We will become the first public transportation system in the world 
to run mostly on solar energy.” 
 
Comunicato Sun Power per la Metro de Santiago 

Santiago, Cile. Una citta' vibrante ed elegante dove ogni giorno circa 2 milioni e 200 mila persone prendono la cosiddetta Metro de Santiago. Ci sono cinque linee e cento stazioni. E' il secondo sistema di trasporto sotterraneo dell'America Latina, per estensione, dopo Citta' del Messico.

Il presidente del Cile, Michelle Bachelet ha appena annunciato il rinnovo della metropolitana del paese che portera' all'alimentazione dell'intero sistema per la maggior parte da fonti rinnovabili: sole e vento almeno al 60%. Il progetto sara' completato nel 2018.

Di questo 60% di energia rinnovabile per alimentare i treni, il 42% arrivera' dal sole, e il 18% dal vento. Gli impianti solari saranno costruiti da una ditta che ha sede in Calfornia, la Sun Power che realizzera' El Pelicano da 100 megawatt nei pressi di Santiago, quelli eolici da una ditta spagnola, Elecnor, che fa capo alla brasiliana Latin American Power e che invece costruira' il San Juan Eolic Park anche questo non lontano da Santiago. Per i prossimi 15 anni la Sun Power e la Elecnor lavoreranno in partnership fra loro e con la Chilectra, il fornitore dell'energia elettrica del Cile, che provvedera' al restante 40% del fabbisogno energetico per i treni. La Sun Power dice addirittura che potrebbero anche arrivare da soli loro al 60% di energia solare se le cose vanno bene, portando la percentuale da rinnovabili a quasi l'80%.

L'energia generata dalle rinnovabili portera' alla riduzione di 130,000 tonnellate di CO2 all'anno.

Michelle Bachelet ha detto che questo e' un altro passo verso un futuro piu' verde nel suo paese, che e' tutto fatto nello spirito degli accordi di Parigi e per mostrare al resto del mondo la competitivita' del Cile in termini di energia rinnovabile. E cioe' per far vedere che guardano al futuro.

To meet this technological challenge, Total and SunPower will begin building the 100­megawatt-capacity El Pelícano solar plant this year. The electricity produced there will cover up to 60% of the subway's energy needs. Located near the towns of La Higuera (Coquimbo region) and Vallenar (Atacama region), the plant will come on stream at the end of 2017.
"This contract demonstrates Chile's commitment to a sustainable world. With the Santiago subway, we are proud to be able to contribute to the development of new power supply systems for public transportation that are based on clean, reliable and competitive energy. This project illustrates our drive to become the responsible energy major," said Bernard Clément, Senior Vice President, Business & Operations of Total New Energies.
- See more at: http://www.total.com/en/news/total-and-sunpower-partners-worlds-first-solar-powered-subway#sthash.Dw5RhOZk.dpu
Intanto, in India arrivano le prime sperimentazioni con treni nuovi in cui l'intero sistema elettrico interno (luci, aria condizionata) saranno alimentati da pannelli installai sui tetti. In Uganda partono gli autobus al sole. I treni al sole sono gia' in progettazione in Olanda e in Germania.

Dove sono i treni al sole in Italia?

La cosa piu' interessante di tutte e' la risposta alla domanda: a appartiene questa Sun Power di California che generera' almeno il 42% di energia solare per la Metro di Santiago?

Sorpresa: la maggioranza del capitale e' nelle mani della ditta petrolifera francese Total. Fra l'altro questa e' l'azienda che ha il piu' ambizioso piano per la diversificazione del proprio capitale ed un obiettivo del 20 per cento di operazioni a "basso carbone" entro il 2035.

Cioe' anche i petrolieri si accorgono che il tempo di fare buchi e' finito e corrono ad investire, sotto altro nome, nel sole. Sara' stato fatto per pubblicita'? Sara' stato atto perche' i prezzi del petrolio crollano? Sara' stato fatto per gettare le basi per un business nell'era del dopo petrolio?

Non lo sappiamo, ma il fatto e' che hanno deciso di fare qualcosa di buono. E questo, quali che siano i loro motivi, non e' che da celebrare, assieme alla Metro al sole di Santiago del Cile.





Posted by maria rita at 9:29 AM No comments:
Labels: annuncio, Bachelet, Chilectra, cile, metropolitana, Michelle, Petrolio, Power, rinnovabili, Santiago, Sun, Total

Thursday, March 31, 2016

Federica Guidi: due milioni di euro da Tempa Rossa per il suo compagno



Il petrol-sito di Tempa Rossa.
Tutta salute.


Oggi 31 Marzo 2016 , scopriamo un altro interessante
collegamento fra il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi,
il suo fidanzato Gianluca Gemelli e il petrolio.

Invece di parlare d'amore i due parlavano di monnezza petrolifera
e di come aggiustare le cose per intascare due milioni e mezzo di euro.
 
Il ministro si e' dimesso.

Povera Italia.

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Viene intercettato il suo compagno Gianluca Gemelli, "indagato per traffico d'influenze illecite dalla procura di Potenza" come dice La Repubblica.

A quanto pare tale Gemelli voleva fortissimamente che i lavori su Tempa Rossa, il nuovo costruendo centro Oli in Basilicata della Total, venisse sbloccato perche' c'erano in ballo due milioni e mezzo di euro di sub appalti per le sue aziende.  Erano infatti emerse irregolarita' e contestazioni ambientali e cosi era tutto in standby per un po. 

Ma due milioni e mezzo di euro, sono due milioni e mezzo di euro, e mica ce li possiamo scordare cosi facilmente. 

E cosi, la cara Federica Guidi, che non vive ne a Viggiano, ne a Potenza, e a cui evidentemente non importa un fico secco della qualita' di vita dei lucani, aggiusta, parla, sistema. Che vuoi che sia la Basilicata davanti a 2 milioni e mezzo di euro. Poi chiama Gemelli e dice, riferendosi alla finanziaria del 2014: 

 "Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se... è d'accordo anche Mariaelena la... quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte... Rimetterlo dentro alla legge... con l'emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa... ehm... dall'altra parte si muove tutto!"

Mariaelena sarebbe Maria Elena Boschi.


Cosi' Gianluca Gemelli dopo aver scambiato queste dolci parole d'amore con la sua fidanzata chiama Total:

"La chiamo per darle una buona notizia..ehm.. .si ricorda che tempo fa c'è stato casino..che avevano ritirato un emendamento...ragion per cui c'erano di nuovo problemi su tempa ross ... pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al senato..ragion per cui..se passa...e pare che ci sia l'accordo con Boschi e compagni...(...) se passa quest'emendamento... che pare... siano d'accordo tutti...perché la boschi ha accettato di inserirlo... (...) è tutto sbloccato! (ride ndr)...volevo che lo sapesse in anticipo! (...) e quindi questa è una notizia..."

Detto fatto. I due milioni e mezzo di euro sono salvi, e non contenti del Centro Oli di Viggiano, presto anche a Tempa Rossa la gente continuera' a vivere all'ombra di fiaccole, di "anomalie di funzionamento" e di tuttappostismi.

Cosa ha da dire Marcello Pittella?

Il PD per l'Italia.  

Vota SI il 17 Aprile, a questi non gliene importa niente dell'Italia o degli Italiani.  

Gliene importa solo del portafoglio. 

Posted by maria rita at 8:43 AM 4 comments:
Labels: Basilicata, centro, Corruzione, dimissioni, federica, Gemelli, Gianluca, guidi, ministro, oli, Petrolio, rossa, tempa, Total

Sunday, January 3, 2016

Elgin-Franklin, Mari del Nord -- due mesi di gas, multa Total di 1.5 milioni di euro











“Industry must learn from this, it is an important reminder
of the ever-present hazards with oil and gas production
and the need for them to be rigorously managed.
This could have easily led to loss of life.” 
Health and Safety Executive del Regno Unito




Quante volte abbiamo sentito che e' sempre tutto sicuro con il petrolio? Che gli incidenti non ci sono e che la sicurezza e' la cosa piu' importante? Beh, ecco una storia un po diversa.

Il 22 Dicembre 2015, la Total e' stata multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per un grave incidente del 2012. E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE) britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera.

La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.

Era il 25 Marzo 2012. Ci furono perdite di gas e fiammate dalla piattaforma Elgin. Le perdite durarono ininterrottamente per 51 giorni. L'incendio per una settimana. Fini' solo perche' le fiamme si spensero da sole. 238 persone furono evacuate. Seimila tonnellate di gas metano furono sprigionate in atmosfera. Nel momento di flusso maggiore, il tasso di emissione era duecentomila metri cubi al giorno. Si formo' una scia di materiale tossico lunga undici chilometri. Pomparono fanghi e cemento nel pozzo per cercare di fermarlo, ma niente da fare.

Visto che si era a 240 chilometri da riva, la Total penso' bene di sminuire l'accaduto e inizialmente non rivelarono che ci fosse stato un incendio. Come sempre, il cuore non duole se l'occhio non vede.

Dissero: "abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertinenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' immediate. Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no."

Come si e' saputo che c'era stato un incendio? Grazie alla domanda diretta del giornalista di The Guardian, non certo dai comunicati della Total.

L'HSE ricorda che l'incidente avrebbe potuto essere ancora piu' grave se non fosse stato per i venti forti che spinsero il gas dalla dalla parte opposta rispetto alle fiamme che divorarono la Elgin. Anzi, a suo tempo si sperava che la piattaforma collassasse su stessa in modo che il gas sotterraneo e sottmarino non si mescolasse alle fiamme in atmosfera. Nessuno sapeva cosa fare, ne come sarebbe andata a finire, e infatti per quasi due mesi stettero a guardare.

Ma poi, perche' ci furono perdite dalla Elgin? Dopotutto era un pozzo nuovo, trivellato nel 2000.

Secondo le successive inchieste era per colpa della corrosione causata da una reazione chimica fra gli oli lubrificanti sulla testa del pozzo e il bromo dei fanghi di perforazione. La reazione porto' a delle crepe nei rivestimenti del pozzo, e voila'. le fughe di gas per due mesi.

Fra le altre statistiche che sono venute fuori dalle indagini della HSE: dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. Piu di quattromila. Quante multe? Solo sette. Una su 600.

Dopo tre anni questa storia ha avuto un finale di ammissione di colpa. Ma anche se e' una multa storica, e' sempre tutto relativo. La Total fattura un milione di sterline ogni ora e paghera' la multa in un ora e un quarto.

La soluzione, sempre, e' di non farceli venire dal primo giorno.













Posted by maria rita at 12:46 AM No comments:
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