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Sunday, April 17, 2016

Il referendum non raggiunge il quorum - pensieri e grazie




There is something magnificent about fighting a battle you know you cannot win.

Non ci siamo riusciti. Nonostante tutta la nostra buona volonta’, il nostro entusiasmo, la macchina del no, dell’astensionismo, dei geologi al soldo delle fossili, dei lobbisti del petrolio hanno avuto la meglio su di noi.

Lo sapevamo tutti che non era una partita alla pari fin dal primo giorno: una data a casaccio, la stampa ufficiale contro di noi, gli spauracchi immaginari della disoccupazione e delle luci spente, un primo ministro che invita all’astensione. Onore a noi tutti per averci provato e per averci creduto fino all’ultimo voto.

Mi dispiace molto, e per prima cosa voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati condividendo post su Facebook, promuovendo incontri di quartiere, facendo passaparola. Voglio ringraziare ogni nipote che lo spiegava al nonno perche’ votare si, e ogni nonno che ha capito che era importante. Voglio ringraziare tutti quelli che sebbene lontani da comunita’ trivellate o trivellande si sono presi la briga di studiare, e sono diventati piccoli attivisti. Anche se non ci siamo riusciti e’ stato lo stesso una bella pagina di democrazia sana, in cui molti si sono sentiti investiti, con il desiderio di poter far qualcosa di buono.

La sconfitta ci insegna che abbiamo ancora tanta strada da fare.

Non e' un caso che laddove le trivelle siano state oggetto di discussione negli scorsi anni ci sia stata maggiore affluenza. Chi sa, chi ha capito, chi ha vissuto il petrolio nelle proprie comunita' ha votato SI. E' stato in parte non realistico pensare che i residenti di Trentino Alto Adgie o di Umbria potessero davvero capire, soprattuto dato tutto quello che veniva scritto sul Corriere della Sera, o gli schiamazzi televisivi o il comportamento immondo dei politici italiani, quasi tutti amici dei petrolieri.

Come dico sempre, l'opinione pubblica te la crei giorno per giorno, con calma e non quando c'e' l'emergenza. Quando ho iniziato questa battaglia, pochi pochi pochi erano quelli che ci credevano. Non c'era Greenpeace a fare titoloni. L'opinine pubblica te la crei parlando, spiegando e sopratutto quando si instaura un filone di fiducia fra il convincitore ed in convincente. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole amore.

E' per quello che ho aperto questo blog. Per continuare ogni giorno a raccontare, a spiegare, a volerlo. Non ci si puo' aspettare che gente che non ha mai sentito parlare di trivelle prima d'ora adesso riesca a vedere il quadro completo del tutto, andando oltre le petrolballe di Matteo Renzi,  o a speigargli che era un voto simbolico o che la petrol-monnezza e' vera o che gli 11mila posti di lavoro sono solo nella fantasia dell'ENI.  

Nel 2008 andai a San Vito Marina, dove c'era gia' Ombrina che faceva i test. La gente andava al mare tranquilla, quasi all'ombra di questi enormi tralicci bianchi e rossi. Quasi nessuno si chiese niente.  Feci domande a gente che non conoscevo.  Fui stupita del fatto che quella piattaforma fosse un non problema. Non erano d'accordo o contrari, semplicemente non si erano posti il problema.

A suo tempo Marevivo diceva che Ombrina era tutto fatto per bene, e fino al 2011 Legambiente parlava della necessita' del  "gas di transizione", distinguendo fra petrolio e gas naturale. 

Lo sappiamo come e' andata a finire con Ombrina. E credo che guardare la differenza fra il 2008 e il 2016 sia emblematico. Ci vuole tempo, ci vuole perseveranza, ci vogliono numeri spiegati in maniera chiara, e ragionamenti e idee, e non gli scoop, persone famose e le urla condensate in due mesi.  E questo specie in Italia dove la solidarieta' e il fare squadra sono spesso un miraggio.

Come diceva Francis Bacon e come ricorda il mio amico Fausto Di Biase: "nullus sermo in his potest certificare, totum enim dependet ab experientia".

Ma non tutto e’ perduto. Questo referendum ha avuto il merito di aver portato il tema petrolio nelle case degli italiani, nel bene o nel male. Ha portato quantomeno il dubbio che le trivelle non siano benessere e ricchezza per l’italiano medio.

Purtroppo per noi, ci sono altre concessioni in terra, in mare previste in varie parti dello stivale per i prossimi mesi, per i prossimi anni. Grazie a tutti i dibattiti referendari quelli che avranno la sfortuna di viverci vicino avranno vita piu’ facile nel constrastare questi progetti, se lo vorrannno. Sapranno che si puo’ e si deve lottare, anche se si e’ in pochi, anche se e’ difficile. Avranno materiale ed esempi. E’ tutto scritto, documentato, dai pesci ai terremoti. E’ scomparso il vuoto mediatico che c’era dieci anni fa e questo anche grazie al referendum che ha obbligato stampa e TV ufficiali a parlarne, anche se spesso male.

A suo modo questa sensibilizzazione e’ gia’ una vittoria. E adesso cosa fare? Occorre andare avanti, concessione per concessione, comunita’ per comunita’. E' qui la nostra forza, sul locale. E’ persa la battaglia del referendum, non la guerra.

Anche se Matteo Renzi e Claudio Descalzi andranno a brindare, la storia e’ dalla nostra parte.

Cent'anni fa facevamo buchi perche' pensavamo che far buchi fosse lo stato dell'arte. Lo stato dell'arte nel 2016, nonostante il referendum, nonostante chi ci governa, non e’ fare buchi. E' fare tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi con le fonti fossili senza trivellare ad infinitum, senza distruggere la vita di nessuno, senza martoriare l'unico pianeta che abbiamo.

Dobbiamo continuare a opporci alla petrolizzazione d’Italia come fatto finora, ogni santo giorno, e cioe’ dal basso, progetto per progetto. Dobbiamo continuare a esigere un ambiente ed una democrazia pulite, un Italia che guardi alle rinnovabili e al futuro e non alle trivelle e al passato.

Vinceremo. La storia e’ piu’ grande di Matteo Renzi.

Tuesday, March 1, 2016

I 135 motivi per votare si al referendum contro le trivelle





Eccoci qui, le 135 piattaforme marine e le 3 unita' galleggianti di stoccaggio nel nostro Mar Adriatico, nel Mar Ionio e nel Canale di Sicilia.

Le tre unita' galleggianti altro non sono che navi FSO o FPSO: Vega (Pozzallo, Sicilia), RospoMare (Vasto, Abruzzo) e Aquila (Brindisi, Puglia)

Sono 135, ed altrettanti motivi per dire "si al mare pulito" e no alle trivelle di Renzi, della Guidi, di Galletti e di tutti i politici pseudo-amanti del mare che del mare italiano non amano, non conoscono e non meritano niente.

Notare che i gran professori vanno dicendo che "se non lo tiriamo fuori noi, lo faranno i croati". Bene, ecco qui, sono tutti pozzi attivi, alcuni sottocosta, altri vicino al confine delle acque croate. Trivelliamo dagli anni '50 senza chiedere niente a nessuno.  La coerenza qui e' un optional.

Sul referendum: si e' un referendum svuotato del suo intento iniziale, cioe' fermare le trivelle in mare. Il questito, da quel che riesco a capire, riguarda solo la durata temporale delle concessioni. Quindi non e' un voto *veramente* contro le trivelle.  Dei quattro quesiti iniziali e' rimasto solo questo, e non certo per colpa del popolo italiano, quanto dei nostri politici che hanno cercato di fare di tutto per fermare questo voto, troppo timorosi di perdere le faccia, invece che di fare la cosa giusta e cioe' ASCOLTARE il popolo. 

Resta pero' un voto importanate anche se  simbolico: occorre votare e votare SI per mandare un segnale a Renzi e compari che siamo tanti, quale che sia il quesito.  E serve per mandare un segnale ai petrolieri che qui siamo informati, che siamo agguerriti e piu' forti di loro, che alle loro chiacchere non crediamo, che non sono benvenuti, cosi magari prima di venire ci pensano due volte.

Si, i nostri pesudopolitici hanno fatto di tutto per farlo fallire questo referendum: un giorno a casaccio, senza l'accorpamento con il voto di Giugno, un solo quesito,  poca pubblicita'. E quindi sta a noi NON farlo fallire. Occorre andare a votare, dirlo a tutti, volerlo. Occorre che ciascuno ne parli con i propri amici, e parenti, e conoscenti, e fare lo sforzo di diventare piccoli attivisti.

Hanno paura dei nostri numeri, e ci accusano di essere "populisti", e "poco informati" e "chiusi al dialogo". Non e' vero niente, hanno solo paura, perche' loro sono pochi, siamo molti piu' noi. E sono sicura che qualsiasi persona LIBERA da interessi di parte non potra' che essere con noi. Sta allora a noi martellare tutti, e vincere. Dobbiamo fargli vedere che non vogliamo l'Italia al petrolio, in tutti i modi possibili, Anche con questo referendum. 

Dobbiamo fare ogni giorno quel che possiamo, e il 17 Aprile e' il voto al SI che possiamo fare, noi e i nostri amici. 









Wednesday, July 15, 2015

USA: nel 2013 piu' di 7600 perdite di petrolio, gas, e petrolmonnezza





Nel 2013, secondo un rapporto di EnergyWire analysis negli USA ci sono stati circa 7,660 perdite, scoppi, incendi e incidenti di varia natura dovuti all'industria del petrolio e del gas.

Fanno 20 al giorno.

Nel 2012 erano "solo" 6,545 accidents. In totale sono andati persi circa 26 milioni di galloni di petrolio, gas, fluidi di perforazione e altro materiale, spesso tossico.

Fra il 2012 e il 2013 il numero di pozzi complessivi e' rimasto invariato, ma e' aumentata la percentuale di pozzi da petrolio, specie in Montana e in North Dakota, dove gli incidenti sono aumentati del 48% e del 42%, rispettivamente.

Il motivo di tutti questi incidenti e': la fretta. 

“We still have this mentality that we have to go faster and faster. When you’re rushing, things go wrong.”
 
Questi numeri non sono completi, perche' uno degli stati che non fa parte della conta e' la Louisiana: nonostante sia uno degli stati piu' petrolizzati d'America, non hanuna lista ufficiale delle perdite! Secondo la U.S. Energy Information Administration, la Louisiana e' dietro solo al Texas in quanto a raffinerie, pozzi e impianti petrolchimici. Per cui sara' grande anche la sua fetta di incidenti, ma non li sapremo mai.

E anche gli stati che hanno i database sugli incidenti, non sempre li riportano, per esempio nel North Dakota, circa 300 oil spills and 750 “oil field incidents” non sono stati resi noti al pubblico. 

E in Italia? In Italia non solo non esistono database nazionali sugli incidenti, ma non esistono neanche gli incidenti. Da noi e' tutto lieve, trascurabile e nullo.

Evviva.

Saturday, May 23, 2015

Santa Barbara ed Ombrina


** 

Un sacco di persone mi scrivono sul perche' non ho preso la parola a Lanciano. 
L'editto di Giulio Cesare, il tuttofare dell'ambientalismo
 d'Abruzzo e dei suoi collaboratori, e' stato chiaro.
La violenza non e' cosa che mi appartiene e quindi me ne sono andata.

Li rivedremo alle prossime elezioni, ne sono sicura.

Nel frattempo continueranno a "prendere ispirazione"
da questo blog e a ricopiare.

** 




Il giorno 20 Maggio 2015 delle perdite di petrolio al largo delle coste di Santa Barbara, in California, hanno creato un orrendo disastro ecologico.

Un oleodotto sottomarino di circa 18 chilometri di lunghezza e costruito nel 1987 con il compito di portare il petrolio dalle piattaforme in oceano fino alle centrali di trattamento in terraferma, ha riversato circa 400,000 litri di petrolio lungo le coste del Refugio State Beach. Il petrolio e' fuoriuscito da una fessura che nessuno ancora e' riuscito ad individuare.

Il mare, prima blu, e' ora nero e coperto di catrame.

Il governatore Jerry Brown ha dichiarato lo stato di emergenza, il petrolio si e' esteso lungo circa 16 chilometri di costa, hanno chiuso le spiagge ed evacuato i campeggi.

Le operazioni di pulizia sono difficilissime - il petrolio e' dappertutto, oltre che in acqua e' finito sui sassi, nella sabbia, a riva. Ci sono circa 100 specialisti a raccogliere tutto questo materiale, sasso per sasso e a cercare di non farlo spargere ancora.

Gia' nel 1969 una delle piattaforme di Santa Barbara scoppio' lasciando dietro di se un altra marea nera. Sebbene non siano state costruite nuove piattaforme da allora, l'infrastruttura esiste, e come mostra questo episodio, gli incidenti sono imprevedibili e dalle conseguenze disastrose. Chi poteva mai immaginare che da una piccola fessura sarebbe successo tutto questo?

La lezione di Santa Barbara per l'Abruzzo e' evidente. Anche Ombrina portera' con se oleodotti e infrastruttura logistica colleganti piattaforme, FPSO e terraferma. Avremo anche noi pericoli di scoppi, fessure, e cedimenti. I monitoraggi sicuri al 100% non esistono.

La domanda non e': Potrebbe succedere lo stesso anche a noi? quanto: Una volta costruita Ombrina, quando arrivera' la prima marea nera lungo la costa teatina?

Santa Barbara ci ricorda ancora una volta che Ombrina e' meglio che non s'abbia da fare.
Molto meglio il Parco della Costa Teatina.

Wednesday, November 26, 2014

Zona sperimentale petrolifera al largo del Santuario Pelagos

Il Santuario Pelagos che copre anche le isole di Hyeres e Levante

La proposta di creare due piattaforme "sperimentali" 
per l'uso di strumentazione e tecnologia petrolifera in acque profonde -
 nel Santuario Marino Pelagos


 La concessione petrolifera Rhone maritime, non lontano dall'isola di Hyeres 
e nel centro della riserva Pelagos

L'isola dove fare zona di sperimentazione petrolifera
 e' in alto a sinistra del santuario Pelagos

Concessioni petrolifere spagnole in rosso









** Update 9 Dicembre 2014 **

Ségolène Royal, ministro per l'ecologia, sviluppo sostenibile e per l'energia di Francia, ha annunciato la sospensione della procedura di autorizzazione di Abyssea, almeno nella localita' prescelta.

"Ho chiesto al Consiglio Generale per l'Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile di studiare in un'altra localita' di installazione. In attesa dei risultati di questa esperienza, chiedo di non proseguire il processo di autorizzazione".

Non sappiamo se e dove cercheranno un altra localita', ma questa piccola "vittoria" e' grazie
al "clamore" mediatico. 

******

L'isola di Levante, lungo la costa meridionale francese nei pressi della citta' di Toulon, e' nota al resto del mondo perche' e' qui che nel 1931 fu inventato il naturismo. La maggior parte dell'isola appartiene allo stato francese e qui sorge un centro missilistico sotto la supervisione del Ministero della Difesa d'oltralpe. Ci fanno i test di lancio missili. Vicino a Levante, l'isola di Hyeres e sulla terraferma il Parco Nazionale di Port-Cros.

Ma sono le acque attorno a Levante ad essere ideali per chi volesse fare altri tipi di test: sono ultra-profonde e si arriva anche a 2500 metri di profondita'. 

E cosi,  la societa' Abyssea, fondata nel 2010, decide di creare qui un "Centre d'Expertises et d'Essais en Mer Profonde (CEEMP)" con l'installazione di due piattaforme: una a 1300 metri di profondita' e l'altra a 2400 metri.  La missione di Abyssea e' di promuovere "attivita' di ricerca e di sviluppo con progettazione, ricerca, montaggio, installazione e sperimentazione di stazioni di prova subacquee" con l'obiettivo di "migliorare la sicurezza e la partecipazione allo sviluppo sostenibile".

Mmh. 

Si vogliono costruire qui due piattaforme sottomarine, una a 1300 metri di profondita' e l'altra a 2400. Le piattaforme saranno dotate di sei connettori che condurranno test in parallelo con cavi sottomarini che le alimenteranno e che garantiranno lo scambio dati bidirezionale da e verso la stazione di controllo a terra.

Il progetto di Abyssea costera' circa 13 milioni di dollari, di cui il 35% proveniente da fondi pubblici.

Ma qual'e' l'utilita' di questo progetto?

Piattaforme in mare? Un investimento massiccio? Beh, la risposta e' facile: Abyssea aprira' importanti prospettive all'industria del petrolio per sperimentare comunicazioni rapide con la terraferma, per sperimentare nuovi sistemi e strumentazione sottomarina e per condurre test e dimostrazioni di esplorazione e di estrazione di idrocarburi in acque profonde ed in situazioni reali. E infatti fra le ditte interessate a questo progetto, c'e' la Comex ditta petrolifera per 40 anni che eseguira' esperimenti nei mari attorno a Levante. Ci si aspetta che altre ditte di esplorazione di idrocarburi faranno lo stesso. Quasi tutti i principali azionisti di questa Abyssea sono in qualche modo collegati all'industria delle trivelle. Ad esempio, l'azienda che ha redatto lo studio di impatto ambientale, la Creocean, lavora spesso in partnership con la Total. 

Ma c'e' un piccolo problema. L'isola di Levante si trova in una Zona di Protezione Ecologica, fin dal 2003, dove e' vietato eseguire opere ad alto impatto ambientale come appunto quelle di Abyssea. Altro piccolo-grande dettaglio: siamo nei pressi del santuario Pelagos per i manniferi marini del Mediterraneo. Creato nel 1999 il santuario e' un'Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea che copre 87mila metri quadrati di mare fra Italia, Francia e Monaco. Venne stabilito per la conservazione dei cetacei e per salvaguardare la biodiversita' marina in una zona particolarmente sensibile. La parte francese e' coperta dal Parco Nazionale di Port-Cros.

Ovviamente la Creocan dice che non ci saranno impatti sulla vita acquatica e che sara' tout-bien anche qui. Balene, pesci e delfini, gli fara' un baffo tutta questa sperimentazione marina subacquea, tutto questo rumore, tutte queste simulazioni acustiche.

Ma resta sempre l'ostacolo del Parco nazionale di Port-Cros.

Che fare allora? Beh, basta un semplice decreto del 12 Ottobre 2012, secondo il quale la Zone de protection écologique attorno a Port-Cros viene trasformata in Zone économique exclusive. Questo fa si che chi controlla la Zona economica esclusiva - la Francia in questo caso! -  abbia diritto esculsivo sull'esplorazione e lo sfruttamento delle risorse naturali - biologiche o non, in acqua, nel mare o nel sottosuolo e fino a 200 miglia dalla riva. Inoltre si potranno qui installare "isole artificiale e altri installazioni o opere".

Geniali, eh? Bastava solo togliere il Parco Nazionale e farci opera di bene petrolifero. Notare che dalla descrizione e' quasi evidente che si tratti di giacimenti di petrolio, ma che stanno bene attenti a non usarla quella parola.  E infatti appena fuori da Pelagos ci sono diverse concessioni petrolifere o proposte tali.

Una inchiesta pubblica e' in corso nella Mairie de Hyères, fino al 5 Dicembre sul progetto Abyssea ma la popolazione e' stata lungamente tenuta all'oscuro di questo centro sperimentale e l'informazione non e' molto diffusa.

Che nessuno pensi che questo sia fatto per amore della conoscenza del sottofondo marino. E' fatto per amore dell'ottimizzazione dello sfruttamento petrolifero e per chiunque abbia da specularci.





Saturday, June 29, 2013

E' l'articolo 35, capite?



"la possibilità offerta alle compagnie petrolifere di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque a largo della costa italiana aumenta notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali"

 Prima firmataria Stefania Pezzopane, PD

E allora perche' non ha voluto votare contro l'articolo 35 del decreto Passera?
Cosa aspetta?
Non si vergogna un po?


Mi arriva, assieme al professor Franco Ortolani, una nuova convocazione a Roma, in data 4 luglio 2013 alle 8:30 del mattino, per parlare in Commissione Ambiente delle tematiche collegate alle trivellazioni offshore.

E' tutto sponsorizzato da Giuseppe Marinello, del PDL, Medico e Presidente della Commissione Ambiente del Senato, ed originario di Sciacca, in Sicilia.

La cosa mi stupisce un po' perche' sono gia' stata a Roma - pochi giorni fa e poi ancora un anno e mezzo fa. Tornero', ovviamente e faro' del mio meglio.

Ma poi, perche' mi hanno invitata di nuovo? Perche' non sono venuti a sentirmi il giorno 27 Giugno e invece mi riconvocano il giorno 4 Luglio? Mistero.

Poi mi sovviene la questione Abruzzo-Ombrina e lo schifo che si trascina da settimane e mesi.

Gianluca Castaldi del M5S ha infatti presentato una mozione contro Ombrina, che e' stata bocciata dalla maggioranza perche' hanno deciso di "calendizzare alla prossima settimana lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulla attività di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo" . Tutto questo va ad aggiungersi ad altre iniziative di Gianluca Vacca, sempre del M5S contro Ombrina Mare.

La calendarizzazione per indagini conoscitive e' voluta dal PDL, PD, Lega Nord, Scelta Civica.

Una indagine conoscitiva??? Adesso?


Ma se l'articolo 35 del Decreto Sviluppo fu approvato sotto Monti, e firmato da quasi tutti quelli del PD, PDL e da oggi Scelta Civica perche' non hanno fatto allora l'indagine conoscitiva?

Sapevano cosa firmavano allora?

O firmavano a casaccio?

O questa indagine conoscitiva e' solo un paravento per rimandare, per dare tempo ai petrolieri di organizzarsi, per aspettare Godot e mai prendersi una responsabilita' che sia una?

Ma sono parte anche io di questa indagine conoscitiva?

O fanno questa cosa per far l'ennesimo dispetto a quelli del M5S?

Ma poi, questi dove vivono? Sono anni che se ne parla, in tutta Italia e io sono sicura che molti di loro vivono in localita' vicino a zone trivellate o trivellande. Possibile che non ne sappiano niente?

Qui, cari miei il tempo di conoscere e' passato, perche' invece nel frattempo i petrolieri sono arrivati sotto le nostre case e dentro le nostre spiagge, quelle case e quelle spiagge che sono anche vostre.

Non ne possiamo piu, cari politici. Non ne possiamo piu', capite? E non potrete continuare ad abusare cosi della nostra pazienza.

Caro Legnini, cara Pezzopane: non prendiamoci in giro: volete fare qualcosa? Iniziamo con qualcosa di semplicissimo:

REVOCATE L'ARTICOLO 35 del Decreto Passera.

Tutto il resto sono chiacchere.

Sunday, February 10, 2013

Pane, amore e trivelle


Lo scoppio avvenne in Novembre, in Louisiana. Il 16 Novembre 2012 per la precisione.

Una piattaforma di proprieta' della ditta Black Elk Energy con sede ad Houston scoppio' in mare e con lo scoppio morirono tre filippini. I filippini lavoravano per la Grand Isle Shipyard, che aveva avuto un subcontratto dalla Black Elk Energy per le operazioni quotidiane di lavoro sulla piattaforma.

Filippini?

Si Filippini che adesso si sono organizzati in una class action contro la Grand Isle Shipyard per sfruttamento come riporta la TV di New Orleans. Sottopagati, impossibilitati a vivere dignitosamente, lavorando sette giorni su sette, deduzioni inspiegate dalle buste paga, sono venuti qui negli USA con promesse faraoniche dalle Filippine.

Uno dei lavoratori dice che e' quasi schiavismo e che subito arrivati negli USA si sono resi conto che le promesse non sarebbero state mantenute.

Per il signor Ferdinand Garcia il punto di non ritorno e' stato quando per curare la figlia - nelle Filippine - sono dovuti andare dallo strozzino perche' i soldi del suo lavoro negli USA non erano sufficenti nonostante lavorasse 120 ore alla settimana.

Dice che lo capiscono anche loro che sono manodopera a buon costo - un americano lo paghi $20 l'ora, un filippino $6. Ma nessuno si lamenta troppo perche' e' meglio di niente e le alternative nelle Filippine sono peggiori.

Le ditte che mandano i lavoratori dalle Filippine a lavorare sulle piattaforme del golfo del Messico formano una complessa combinazione di scatole cinesi di cui e' difficile stare a capo - alcune stanno su per sei mesi, altre sono filiali di filiali, ma alla fine tutte in un modo o nell'altro fanno capo alla ditta madre - la Grand Isle Shipyard.

E ovviamente la promessa - o la bugia? - piu' grande di tutte era che se i filippini non si lamentavano e facevano il loro dovere un giorno tutta scintillante sarebbe arrivata la Carta Verde - per vivere permanentemente negli USA e magari portare qui la propria famiglia. E' questo il sogno di tutti - o quasi tutti - gli immigranti e i lavoratori filippini ci hanno creduto a lungo.

Il governo delle Filippine ha troppi casi simili di sfruttamento - quasi tutti che coinvolgono casi di lavoro sessuale - per seguire e/o dare assistenza anche agli operai negli USA.

Per sapere come andra' a finire la causa qui negli USA ci vorranno anni.

La Black Elk e' listata al numero 127 su circa 5000 ditte private negli USA (non quotate in borsa), ed e' ottava se si guarda solo al settore energia, e seconda nell'area di Houston.

In tre anni il suo fatturato e' cresciuto del 2510%.

Il signor Garcia invece non poteva pagare le cure mediche alla figlia nelle Filippine.

Un altra storia di ingordigia da petrolio.

Wednesday, February 6, 2013

Rospo Mare -- il mistero del petrolio oggi che domani diventa erba e fango.







Update 29 Aprile 2016

Dopo tre anni, la procura della citta' di Larino indaga per disastro colposo.  
 
"Lo sversamento di petrolio a Rospo Mare c’è stato, è un fatto innegabile
Fu confermato dai nostri mezzi subacquei, che intervennero nei giorni successivi: i sommozzatori trovarono tracce di idrocarburi sulle condutture sottomarine che trasportano il greggio dalla piattaforma alla nave cisterna. Nelle condotte, alcuni bulloni risultavano vistosamente allentati e questo sicuramente aveva prodotto una perdita di petrolio in mare”.

Luciano Pozzolano
direzione marittima  Capitanerie di Porto
Abruzzo e Molise

Le condutture che hanno rilasciato materiale a mare
non sono sporche di erba e fango ma di petrolio
compatibile con quello estratto dalla Edison.

Rospo Mare sarebbe morta nel 2018, ma siccome il referendum e' fallito
ENI ed Edison potranno continuare ad estrarre monnezza
in eterno. 









Sono passate circa due settimane dal ritrovamento di "erba e fango" nei pressi della piattaforma Rospo Mare della Edison, fra Vasto e Termoli.

Un riassunto della storia e' qui.

Dopo un po di tempo e dopo l'inizio degli interrogatori da parte della procura di Larino, in Molise, ecco alcune domande, a cui spero la Edison e chi di dovere possano rispondere.


1. E' possibile vedere una foto di questa "erba e fango?"


2. All'inizio la Edison stessa parlava di una macchia di petrolio al largo di Rospo Mare.

Ora, se la Edison si e' sbagliata e invece che petrolio era "erba e fango", chi ha pagato tutto il dispiegamento di mezzi di intervento navale ed aereo?  Si era parlato di sommozzatori, navi, aerei, robot da Napoli, da San Benedetto, da Ancona per tre/quattro giorni.

Quali dei mezzi usati per il supposto contenimento di "erba e fango" erano pubblici e quali della Edison?

Quanto e' costato il tutto?

Se c'e' stato l'uso di mezzi pubblici, la Edison risarcira' le spese alla colletivita' per un errore di valutazione suo e non nostro? 

Non vorrei, come troppo spesso accade in Italia, che finisce che i profitti sono degli imprenditori, le spese a carico della comunita'.


3. Come mai ci sono volute 60 ore per capire che non era petrolio ma "erba e fango"? Tutte le persone e gli enti coinvolti come hanno fatto a non rendersi conto di cosa avessero fra le mani? Tutti i tecnici, ingegneri della Edison che vivono di petrolio come hanno fatto a fare uno sbaglio cosi colossale? Come mai non hanno fatto test subito?


4. La Edison parla di "erba e fango" che casualmente vanno a localizzarsi vicino alla loro nave di carico scarico FSO e ci chiedono di accettare ad una coincidenza e che le foto dei gabbiani sporchi della mattina dopo l'ipotetico disastro erano solo un caso.

Quante altre volte e' successo che si siano scoperte chiazze simili di "erba e fango"? Da dove viene quell'erba? Da dove viene quel fango? Quante altre volte e' successo che i gabbiani d'Abruzzo finissero con il petto impetrolito? E' possibile che il tutto venga inserito in un quadro piu' realistico? Ci sono tracce della macchia di "erba e fango" prima o dopo il 21 gennaio? Dov'e' finita?


5. Apprendiamo che la FSO solo da pochi mesi ha un doppio scafo. Come mai hanno usato una nave ad un solo scafo per tutti questi anni? Dopo lo scoppio della petroliera Exxon-Valdez in tutto il mondo ci si e' resi conto dell'importanza dell'uso del doppio scafo e qui nel 2012 siamo ancora con il singolo scafo? 

Notare che secondo documenti dell'industria petrolifera, la FSO Alba Marina aveva come dimensioni 140,000 DWT e capacita' di stoccaggio di oltre un milione di barili. La legge europea prevede che questi tipi di navi, dal 1 gennaio 2010, siano bandite dai porti e dalle acque interne dell'UE.

La FSO della Edison era in regola con le leggi europee?


6. Visto che il petrolio e' il loro core business e non sono poi cosi bravi a distinguerlo da "erba e fango", chi ci assicura che quello che ci vendono alla pompa non sia anche quello "erba e fango"? Hanno detto che era notte e per questo si sono confusi fra petrolio e fango. Anche nella pancia della terra e' buio.


7.  E se invece che "erba e fango" fosse veramente stato petrolio? Qualcuno pensa davvero che ha pagato meno le sue bollette energetiche, o il prezzo alla pompa meno grazie a Rospo Mare? Non era meglio forse dormire sogni tranquilli - petrolio o fango o erba che fosse - senza Rospo Mare? E nel caso in cui le spese dello spavento alla collettivita' siano veramente a carico nostro, siamo sicuri che il guadagno da Rospo Mare a noi cittadini ne sia valso la pena?
 

8. E tutti i politici che negli scorsi giorni hanno urlato al lupo al lupo e cosi' fortemente contrari - a parole - alle trivelle nei loro mari, cosa faranno nel concreto per vietare a Rospo Mare di allargarsi?

Per evitare che ad Ortona venga installata Ombrina, un mostro peggiore di Rospo Mare?


Misteri della fede.

Monday, May 30, 2011

Pozzi, petrolio, mercurio e brodetti







Lo studio "Goomex" condotto dall'MMS - il Mineral Management Service, ente governativo USA - documenta livelli di mercurio fino a cento volte superiore di quanto racomandato dal NOAA - il National Oceanic Atmospheric Administration, altro ente governativo USA - nel Golfo del Messico

Il rapporto Goomex e' del 2002.
Nel golfo del Messico ci sono circa 3,800 pozzi di petrolio e di gas.


Il mercurio e' fra i metalli non-radioattivi piu' nocivi che possano esistere. I suoi effetti piu' gravi sono sul sistema nervoso, circolatorio, della respirazione, gli organi piu' colpiti sono il cervello e il cuore e gli effetti sono maggiori sui bambini e sui feti in via di sviluppo.
Come gia' detto tante volte, i pesci e i crostacei hanno con se la naturale tendenza di accumulare i contaminanti nei loro corpi, specie quelli piu' in alto nella catena alimentare, che mangiano i pescetti piu' piccoli. Questo vale in particolare per il mercurio che puo' arrivare a concentrazioni molto alte nei pesci esposti all'inquinamento.

Nella citta' di Minamata in Giappone, il rilascio a mare di mercurio in maniera incontrollata fra il 1932 e il 1968 da parte di una ditta di fertilizzanti ha inquinato acqua e pescato, causando l'insorgere di malattie neurologiche e di deformazioni nei feti, tanto chea tutt'oggi si parla di morbo di Minamata per circa 2,300 persone.

La principale causa di contaminazione di mercurio e' dovuto al consumo di pesce inquinato ed
e' per questo che alle donne incinte viene puntualmente suggerito di non mangiare pesci predatori di taglia grossa. I fiumi sono spesso ad alto livello di mercurio per scarichi industriali di vario genere e qualche volta ci possono anche essere occorrenze natuarali.
Per esempio, questo e' quello che accade a Treviso dove i giornali intitolano "Mercurio, vietato cucinare, acqua imbevibile per anni".

Quello di cui pero' non si parla tanto e' che ciascuna piattaforma di gas o di petrolio produce circa 1.5 o 2 tonnellate di mercurio l'anno e circa 90,000 tonnellate di immondizia tossica nel corso della sua vita di 30 o 40 anni.

Dove finisce tutto questo mercurio? Di certo parte di esso finisce in mare assieme ad altri prodotti di scarto dell'industria petrolifera, fra cui fanghi e fluidi perforanti, piombo, cromo, vanadio, rame, zinco, cadmio, argento, benzene, toluene, etilbenzene, xylene, e acque di produzione, miste a idrocarburi e altre sostanze tossiche accumulatesi nel corso dei millenni nel sottosuolo e tirate su assieme al petrolio.

Ovviamente, il passo successivo e' che parte di questo mercurio finisce direttamente nel pescato. Infatti, nel 1996 il governo USA trovo' che i tassi di mercurio vicino alle piattaforme del golfo del Messico erano 25 volte superiori alla media. In altri reportage giornalistici del 2002 si stimo' che in alcuni casi il limite legale raccomandato dal NOAA, il National Oceanic and Atmospheric Administration era stato superato di ben cento volte.

In Calfiornia e' vietato trivellare a 160 km dalla riva. Alcuni pozzi esistono pero' da prima del 1969, anno dello scoppio di una delle piattaforme di Santa Barbara che di fatto fermo' il proliferare di pozzi a mare in California. Ci sono oggi circa 4 piattaforme attive al largo di Santa Barbara, messe li negli anni '60.

Nel 1992 la Chevron venne multata per 8 milioni di dollari per ben 65 violazioni proprio da quei pozzi di Santa Barbara e per avere rigettato a mare scarti petroliferi dal 1982 al 1987. A suo tempo fu la terza maggiore multa ambientale USA mai pagata.
Chi fa il montoraggio delle piattaforme italiane? Cosa accade attorno a Rospo Mare? Nel ravennate? In Sicilia? Il mare e' pulito? I pesci sono sani? Ce le vogliamo proprio le piattaforme a Vasto, alle Tremiti, in Sicilia?

Chissa'.

Sunday, September 14, 2008

Serata di pioggia


Putroppo ieri sera ci sono stati dei problemi di organizzazione (chi doveva montare il telone del video non si e' presentato in tempo...) ed alla fine e' piovuto per cui non ho potuto parlare. Chiedo scusa a tutti quelli che sono venuti e che hanno aspettato. Abbiamo pero' aperto un piccolo stand con volantini, T-shirt, raccolta firme ed altro materiale. Si sono fermati in molti, alcuni gia sapevano, altri no. L'attenzione esiste, ma il tempo scappa.

Le mie sensazioni? Non c'e' tempo da perdere. I politici non fanno nulla di concreto, parlano solo ed intato la MOG, Petrocelitic e l'ENI si portano avanti nei progetti che possono portare avanti in attesa del 31 dicembre. Si vocifera che il porto di Ortona sia stato fatto con un prestito Deutche Bank da 60 mln di euro e che ora occorre ridargliene 80. All'Acquabella di Ortona da quando c'e' Ombrina Mare c'e' un tratto dove e' vietata la balneazione per quasi un chilometro. In Italia ho scoperto che non esiste un limite nazionale per le trivelle in mare, ma che tutto dipneda dalla negoziabilissima procedura di valutazione impatto ambientale. E' per questo che a Vasto hanno messo le piattaforme a 2 chilometri dalla costa. Anche se lo sappiamo tutti a memoria ormai, al paragone, in America il limite e' 160 chilometri. La MOG chiede anche permessi per la terraferma e continuano a dargliene. I pescatori e sub riportano di fondali marini sporchi, appiccicosi, malati. Non va bene.

Dobbiamo combattere. Alcune persone sono impazienti, ma c'e' ancora una grande parte di popolo che pensa di essere impotente. Non e' vero! Da singoli forse non possiamo fare molto, ma e' da collettivita' che vinciamo. Da popolo democratico, adulto, consapevole.

Occorre una legge ferrea, veloce, senza colore politico che fermi questi scempi. Io non vivo sul territorio, ma credo che occorra iniziare ad essere ancora piu' attivi. Le raccolte firme non bastano piu'. Perche' non facciamo stile mamme plaza de Mayo? Ogni, che so io, sabato pomeriggio, un gruppo di una qualche citta' o associazione si mette in piazza a Pescara alternandosi cosicche da avere visibilita' continua? Le mamme di Plaza de Mayo iniziarono in tre ed oggi tutto il mondo sa di loro.

Il 23 Settembre si riunisce il consiglio regionale all'Aquila. Occorre che parlino di questa faccenda. Il nuovo presidente della regione Abruzzo si chiama Marino Roselli. Cercavo il suo indirizzo email online ma non sono riuscita a trovarlo. Secondo il sito ufficiale della regione Abruzzo il presidente della regione e' ancora l'uomo delle mele: Ottaviano del Turco - andiamo avanti cosi! Naturalmente di indirizzi email neppure l'ombra.



Intanto per chi voleva sentire quello che avevo da dire, ecco qui il video del mio intervento a Pescara di quest'estate con l'ENI. Su youtube c'e' la seconda e terza parte:



In generale, com'e' indietro questa Italia. Arrivo all'aeroporto di Roma dopo 24 ore di viaggio alle 11 di sera e sbagliano ad indicare la mia porta di sbarco sui monitor. Non c'e' dunque nessuno a prendermi. Cerco di usare un telefono pubblico: non funzionano a monetine, non funzionano le carte di credito (ho provato 4 telefoni tutti con la carta di credito disattivata), i tabacchini per comprare le schede sono chiusi, l'ufficio informazioni mi dice che non ne sa niente e che non e' colpa o responsabilita' sua, mi manda al bar, il bar mi dice che lui non vende carte telefoniche, ma se vado all'altro terminal forse c'e' l'altro bar che ce le ha....
Alla fine un signore mi ha offerto il suo cellulare. Immaginate voi se ero una turista che non parlava l'italiano. Possiamo competere con altre nazioni con un servizio del genere nel maggior aereoporto d'Italia?

Thursday, April 10, 2008

Pesci e petrolio


Nel 1996 il ministero degli affari interni americano (the US Deparment of Interior's Mineral Management Service) condusse uno studio sulla contaminazione di pesci e crostacei nelle vicinanze dei pozzi petroliferi in mare. La zona interessata era il golfo del Messico, al largo del Texas e dell'Alabama dove l'attivita' estrattiva e' maggiormente tollerata rispetto le coste est ed ovest del paese.

Le piattaforme marine funzionano da punto di attrazione per i pesci che amano soggiornare nei loro pressi. Svariati studi erano gia' stati portati avanti da varie compagnie nonprofit per determinarne il livello di salute, Questi studi promossero l'idea che l'habitat marino non era stato particolarmente turbato dalle piattaforme, ma rimanevano molti sospetti sulla loro attendibilita'. Tutte le societa' nonprofit interessate infatti erano sponsorizzate, piu' o meno apertamente, dalle compagnie petrolifere. In uno dei casi piu' eclatanti, il direttore di una di queste nonprofit era un ex dirigente della Chevron, una delle piu' grandi ditte petrolifere americane.

Finalmente, gli studi sponsorizzati dal governo mostrarono che in realta' i livelli di mercurio erano molto elevati sia nei pesci catturati vicino alle piattaforme petrolifere, sia nei sedimenti del fondale marino. Gli scienziati attribuirono questi forti tassi di inquinanti ai fanghi estrattivi, usati durante le trivellazioni e in questo caso particolarmente ricchi di mercurio, oltre che di altre sostanze tossiche, e che erano stati riversati in mare. Gli organismi marini catturati, di settecento specie diverse, dai vermi ai pesci, mostrarono tassi di mercurio superiori anche di 25 volte rispetto a quelli catturati lontani dalle piattaforme.

Nel 2001 il governo americano passo' una legge per limitare le concentrazioni di mercurio nei fanghi estrattivi, ma tuttora rimangono molti forti i tassi di mercurio nei pesci vicino alle piattaforme. Ogni anno nel golfo del Messico vengono riversate un miliardo di chilogrammi di fluidi perforanti e in alcuni casi, tassi elevati di mercurio si registrano anche dopo dieci anni dalla fine dell'attivita' estrattiva.

Il mercurio e' una sostanza neurotossica che ha conseguenze negative sul cervello e sul sistema immunitario e circolatorio, specie per i bimbi e per i feti in via di sviluppo. L'esposizione cronica causa problemi di apprendimento e di sviluppo fetale. Il modo principale in cui il mercurio entra nel corpo umano e' tramite il consumo di prodotti ittici.

Ombrina mare e' a sette chilometri dalla costa.


Fonti: Alabama Press Register,Food and Water watch