.

.
Showing posts with label Port. Show all posts
Showing posts with label Port. Show all posts

Monday, December 10, 2018

Louisiana: altro petrolio in mare






La traduzione e' Porto Zolfo.

E credo che in queste parole stia gia' tutto il modo di vivere di localita' Port Sulphur dove un pozzo, nel Rattle Snake Bayou, zona costiera nei pressi di Port Sulphur ha rilasciato altro petrolio in mare.

In questo momento il pozzo perde ancora. Non si sa ne quanto petrolio sia finito in mare, ne per quanto tempo ancora le perdite continueranno.

Il pozzo e' della ditta Hilcorp, che ha contattato la guardia costiera per aiutare ad arginare perdite ed inquinamento. Per ora quattro navi e tredici persone della guardia costiera sono venute sul posto, e con loro altro personale della polizia, degli enti che controllano inquinamento e clima in Lousiana.


Non si sa.
Si sa solo che a porto zolfo ci sono perdite di petrolio.

Sunday, August 30, 2015

L'ENI, il giacimento di gas e lo scoppio di Temsah del 2004






L'ENI ha appena annunciato la scoperta di uno dei piu grandi giacimenti al mondo di gas naturale. Si chiama Zohr e si trova al largo dell'Egitto. Giace a circa 500 metri di profondita' per un area di circa 100 chilometri quadrati.

La notizia e' comparsa sui giornali di mezzo mondo. Le stime sono di circa 850 miliardi di metri cubi, l'equivalente di circa dodici anni di fabbisogno nazionale italiano.

Tutti esultano.  Il CEO Claudio Descalzi: "Scoperta storica, trasforma lo scenario energetico". Il primo ministro Matteo Renzi: "Risultato straordinario". 

E va bene. Sapranno gli egiziani se vogliono le trivelle nei loro mari o no. Mi sovviene pero' quest'altra storia, sempre in Egitto, sempre con l'ENI fra i protagonisti, sempre di gas. Risale al 2004. La stampa italiana non ne parlo' tanto allora ed e' passata al dimenticatoio.

La storia si chiama Temsah ed e' una piattaforma che sorge in Adriatico -- sorgeva! -- a 60 chilometri
dalle coste di Port Said in Egitto, non lontano dal canale di Suez. Era di proprieta' della Petrobel, un consorzio misto ENI, BP e General Petroleum of Egypt.
A suo tempo era uno dei piu' grandi giacimenti di gas d'Egitto, pompando tra i 4 e i 5 milioni di metri cubi di gas al giorno. 

A un certo punto, fermano le produzioni per un mesetto ed arriva una trivella di tipo jack-up, con le gambe mobili, chiamata Global Santa Fe Adriatic IV.  Non e' ben chiaro cosa succede, ma pare che durante le attivita' di perforazione fughe di fluidi e/o di gas abbiano provocato un incendio. Il jack up affonda. Lo staff viene evaculato e non si fa male nessuno.

L'ENI il giorno 10 Agosto 2004 manda un comunicato stampa dal titolo: Situation is under control. Tutto sotto controllo. E cioe' il tuttapposto ufficiale. Passano non uno, non due, ma la bellezza di tredici giorni, e ci si rende conto che non molto era sotto controllo -- le fiamme erano giunte a piu' di venti metri di altezza e nessuno sapeva cosa fare.

La situazione era talmente disperata che il 23 Agosto 2004, appunto quasi due settimane dopo il "Situation is under control" dell'ENI, il ministro del petrolio egiziano Sameh Fahmy ordina la distruzione di Temsah.

Il 24 Settembre 2004 il sito petrolifero Upstream riporta che stanno ancora lavorando per domare le fiamme.

Come detto, se la vedranno gli Egiziani se vogliono queste trivelle nei loro mari o no. Oltre Temsah, pero' ricordo anche l'ultima volta che l'ENI parlo' di uno dei piu' grandi giacimenti petroliferi onshore d'Europa. Si chiamava Basilicata.

Ai lucani con l'ENI in casa non e' andata poi cosi' tanto bene. Speriamo vada meglio in Egitto.

Monday, January 26, 2015

Port Fourchon, Louisiana - un altro giorno di follia

south timbalier platform oil and gas

Prima



 Dopo l'incendio - non ci sono foto del durante

-------

Qui un altra piattaforma incendiatasi nel 2011, sempre a Port Fourchon



Qui Port Fourchon nella normalita'





Si chiama Port Fourchon, si trova in Louisiana e transitano qui petrolieri di ogni genere, chi porta petrolio, chi porta personale, chi porta infrastruttura per le piattaforme del mare di Louisiana. Passano qui oleodotti, persone, e macchinari: circa il 90% dei serivizi per le trivelle in mare profondo del golfo del Messico passano di qui.

E infatti ci sono circa 600 piattaforme nel giro di 40 miglia da riva.

Il giorno 23 Gennaio 2015 qualcosa e' andato storto e la nave di servizi petroliferi Connor Bordelon si e' scontrata con una piattaforma marina nell'area petrolifera South Timbalier (ST) Block 27IA a cinque miglia da riva operata dalla Energy XXI -  GOM.

Fuoriscite di gas incontrollate dalla piattaforma,  un incendio e la piattaforma distrutta.

La Louisiana e' il manuale della petrolizzazione selvaggia - si e' inizati con pochi pozzi nel 1930 ed oggi ce ne sono circa 3,000 - sempre piu' profonde, sempre piu' maestose. Non e' un caso che lo scoppio della BP sia accaduto qui. Le citta' di mare sono tutte in diverso modo collegate all'industria del petrolio, la subisdenza e' drammatica, e cosi' pure l'erosione delle coste. La politica e' inquinata dai petrodollari e non si muove foglia che vogliano i petrolieri - leggi, regole, contributi elettorali. Ed e' qui il cuore della questione: arrivano, si allargano e si intromettono in tutto, ed e' per questo che occorre che le societa' resistano. Perche' piu' importante ancora che l'inquinamento del mare e dell'aria e' l'inquinamento della democrazia.

Tuttapposto - un altro giorno, un altro disastro.



Wednesday, November 26, 2014

Zona sperimentale petrolifera al largo del Santuario Pelagos

Il Santuario Pelagos che copre anche le isole di Hyeres e Levante

La proposta di creare due piattaforme "sperimentali" 
per l'uso di strumentazione e tecnologia petrolifera in acque profonde -
 nel Santuario Marino Pelagos


 La concessione petrolifera Rhone maritime, non lontano dall'isola di Hyeres 
e nel centro della riserva Pelagos

L'isola dove fare zona di sperimentazione petrolifera
 e' in alto a sinistra del santuario Pelagos

Concessioni petrolifere spagnole in rosso









** Update 9 Dicembre 2014 **

Ségolène Royal, ministro per l'ecologia, sviluppo sostenibile e per l'energia di Francia, ha annunciato la sospensione della procedura di autorizzazione di Abyssea, almeno nella localita' prescelta.

"Ho chiesto al Consiglio Generale per l'Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile di studiare in un'altra localita' di installazione. In attesa dei risultati di questa esperienza, chiedo di non proseguire il processo di autorizzazione".

Non sappiamo se e dove cercheranno un altra localita', ma questa piccola "vittoria" e' grazie
al "clamore" mediatico. 

******

L'isola di Levante, lungo la costa meridionale francese nei pressi della citta' di Toulon, e' nota al resto del mondo perche' e' qui che nel 1931 fu inventato il naturismo. La maggior parte dell'isola appartiene allo stato francese e qui sorge un centro missilistico sotto la supervisione del Ministero della Difesa d'oltralpe. Ci fanno i test di lancio missili. Vicino a Levante, l'isola di Hyeres e sulla terraferma il Parco Nazionale di Port-Cros.

Ma sono le acque attorno a Levante ad essere ideali per chi volesse fare altri tipi di test: sono ultra-profonde e si arriva anche a 2500 metri di profondita'. 

E cosi,  la societa' Abyssea, fondata nel 2010, decide di creare qui un "Centre d'Expertises et d'Essais en Mer Profonde (CEEMP)" con l'installazione di due piattaforme: una a 1300 metri di profondita' e l'altra a 2400 metri.  La missione di Abyssea e' di promuovere "attivita' di ricerca e di sviluppo con progettazione, ricerca, montaggio, installazione e sperimentazione di stazioni di prova subacquee" con l'obiettivo di "migliorare la sicurezza e la partecipazione allo sviluppo sostenibile".

Mmh. 

Si vogliono costruire qui due piattaforme sottomarine, una a 1300 metri di profondita' e l'altra a 2400. Le piattaforme saranno dotate di sei connettori che condurranno test in parallelo con cavi sottomarini che le alimenteranno e che garantiranno lo scambio dati bidirezionale da e verso la stazione di controllo a terra.

Il progetto di Abyssea costera' circa 13 milioni di dollari, di cui il 35% proveniente da fondi pubblici.

Ma qual'e' l'utilita' di questo progetto?

Piattaforme in mare? Un investimento massiccio? Beh, la risposta e' facile: Abyssea aprira' importanti prospettive all'industria del petrolio per sperimentare comunicazioni rapide con la terraferma, per sperimentare nuovi sistemi e strumentazione sottomarina e per condurre test e dimostrazioni di esplorazione e di estrazione di idrocarburi in acque profonde ed in situazioni reali. E infatti fra le ditte interessate a questo progetto, c'e' la Comex ditta petrolifera per 40 anni che eseguira' esperimenti nei mari attorno a Levante. Ci si aspetta che altre ditte di esplorazione di idrocarburi faranno lo stesso. Quasi tutti i principali azionisti di questa Abyssea sono in qualche modo collegati all'industria delle trivelle. Ad esempio, l'azienda che ha redatto lo studio di impatto ambientale, la Creocean, lavora spesso in partnership con la Total. 

Ma c'e' un piccolo problema. L'isola di Levante si trova in una Zona di Protezione Ecologica, fin dal 2003, dove e' vietato eseguire opere ad alto impatto ambientale come appunto quelle di Abyssea. Altro piccolo-grande dettaglio: siamo nei pressi del santuario Pelagos per i manniferi marini del Mediterraneo. Creato nel 1999 il santuario e' un'Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea che copre 87mila metri quadrati di mare fra Italia, Francia e Monaco. Venne stabilito per la conservazione dei cetacei e per salvaguardare la biodiversita' marina in una zona particolarmente sensibile. La parte francese e' coperta dal Parco Nazionale di Port-Cros.

Ovviamente la Creocan dice che non ci saranno impatti sulla vita acquatica e che sara' tout-bien anche qui. Balene, pesci e delfini, gli fara' un baffo tutta questa sperimentazione marina subacquea, tutto questo rumore, tutte queste simulazioni acustiche.

Ma resta sempre l'ostacolo del Parco nazionale di Port-Cros.

Che fare allora? Beh, basta un semplice decreto del 12 Ottobre 2012, secondo il quale la Zone de protection écologique attorno a Port-Cros viene trasformata in Zone économique exclusive. Questo fa si che chi controlla la Zona economica esclusiva - la Francia in questo caso! -  abbia diritto esculsivo sull'esplorazione e lo sfruttamento delle risorse naturali - biologiche o non, in acqua, nel mare o nel sottosuolo e fino a 200 miglia dalla riva. Inoltre si potranno qui installare "isole artificiale e altri installazioni o opere".

Geniali, eh? Bastava solo togliere il Parco Nazionale e farci opera di bene petrolifero. Notare che dalla descrizione e' quasi evidente che si tratti di giacimenti di petrolio, ma che stanno bene attenti a non usarla quella parola.  E infatti appena fuori da Pelagos ci sono diverse concessioni petrolifere o proposte tali.

Una inchiesta pubblica e' in corso nella Mairie de Hyères, fino al 5 Dicembre sul progetto Abyssea ma la popolazione e' stata lungamente tenuta all'oscuro di questo centro sperimentale e l'informazione non e' molto diffusa.

Che nessuno pensi che questo sia fatto per amore della conoscenza del sottofondo marino. E' fatto per amore dell'ottimizzazione dello sfruttamento petrolifero e per chiunque abbia da specularci.





Monday, September 9, 2013

Port Arthur, Texas

An American sacrifice zone, Port Arthur - Texas.

Ecco qui, gas flaring nel paese piu' ricco del mondo.

Aprile 2013.

Questi "eventi" di gas flaring li chiamano "upsets" - turbamenti.
Non sono eventi rari.


Si tratta della a Total a Port Arthur, Texas.

Ma di raffinerie ce ne sono tante in citta'. E qui che dovrebbe arrivare il terminale finale del Keystone Pipeline.

Port Arthur e' una delle citta' piu' inquinate d'America.

La maggioranza della popolazione che vive vicino alle varie raffinerie e agli impianti petrolchimici della zona e' povera e nera. Soffrono tutti di alti tassi di tumore, asma e problemi alla pelle.

L'incidenza del cancro e' del 40% in piu' della media di tutto il Texas. L'incidenza di malattie cardiovascolari del 25%. Molti residenti usano maschere e respiratori per problemi ai polmoni.

Anche i tassi di disoccupazione sono elevati.

Ogni anno 1 milione di tonnellate di sostanze tossiche finiscono in atmosfera.
Sei milioni di tonnellate di sostanze tossiche finiscono in atmosfera invece "per sbaglio".

Tuesday, August 6, 2013

Golfo del Messico: 27,000 pozzi orfani e geyser al petrolio


I 27,000 pozzi abbandonati nel golfo del Messico.

 

  Un geyser al petrolio, 2013.


Nel golfo del Messico c'e' un po di tutto.

Ecco qui nella foto in alto un bellissimo geyser di petrolio in mezzo al mare. Si trova a 9 miglia a sud ovest di Port Sulphur, in Louisiana e per vari giorni a Febbraio 2013 ha sputato - neanche a farlo apposta - idrocarburi misti a idrogeno solforato. La stessa cosa era gia' successa a Plaquemine, sempre nel golfo del Messico, nel 2012.

E infatti, nel Golfo del Messico ci sono la bellezza di 27,000 pozzi abbandonati, dei quali 3,500 in uno stato di semi-abbandono con pozzi arrugginiti, valvole difettose e la possibilita' di perdite anche piccole, ma continuate nel tempo.

Di questi 10,000 sono stati abbandonati piu' di 10 anni fa.

Nel 2010 ci fu un analisi investigativa da parte dei giornalisti dell'Associated Press che appunto fornirono la stima del numero di pozzi abbandonati. I piu' vecchi risalgono agli anni 1940.


Non c'e' nessuno - ne i petrolieri, ne il governo - che li sorveglia. Nessuno.






Le leggi dicono che le ditte del petrolio in teoria devono presentare programi per riusare o per tappare in modo definitivo i pozzi dismessi, ma ovviamente, queste stesse leggi non vengono rispettate perche' e' difficile il controllo. Di solito fanno dei lavoretti alla meno peggio, magari li chiamano "temporanei" ma poi il tappo finale, come i controlli, non arrivano mai.

E perche' controllarli?

Beh, ce lo dice Andy Radford - un ingegnere del petrolio che lavora per l'American Petroleum Institute - e Roger Anderson - professore alla Columbia University di geofisica petrolifera - e non la D'Orsogna.

Radford e Anderson dicono che i pozzi perdono, sia nel mare che in terraferma, e anzi nel mare di piu' a causa delle maggiori pressioni e possibilita' di corrosione. Dicono che il cemento invecchia e potrebbe presentare crepe e fessure, come succede in ogni altra opera umana e che quindi vanno monitorati come si deve per evitare che ci siano dispersione in mare.

"It ages, just like it does on buildings and highways"

Dicono che le condizioni geologiche potrebbero cambiare, a causa di estrazione da pozzi vicini, o da cambiamenti negli acquiferi vicini, e portare a ripressurizzazioni sotterranee che potrebbero portare liquami vari a tornare in superficie, come nel caso del geyser di cui sopra.


"You can have changing geological conditions where a well could be repressurized"

I petrolieri invece insistono che il loro cemento e' migliore e che resistera' per l'eternita'.

I controlli sono sempre troppo blandi, perche' ai petrolieri non interessa farme,  perche' troppe sono le risorse governative che ci vorrebbero e perche' putroppo in mare occhio non vede cuore non duole.

Tutto questo sebbene gia' nel 1989 un rapporto del General Accountability office mostro' che negli USA il 17% dei pozzi dismessi non sono stati tappati in modo appropriato. Nel 1994 un rapporto eseguito per conto del Congresso mostro' che le perdite dai pozzi in mare sono dannosi per la vita marina, con casi di morie di pesci e flora marina.

Ma perche' le ditte del petrolio non vogliono tappare i pozzi come si deve?

Perche' e' costoso, si tratta di strutture ferrose gigantesche sotto il mare, e loro devono guadagnarci fino all'ultima lira e spemere tutto lo spremibile da madre natura, senza che gli importi niente di quello che lasciano indietro. Niente.

Il pozzo Macondo, scoppiato nell'Aprile del 2010, a quanto pare era in fase di tappatura "temporanea" quando il cemento ha ceduto e il pozzo si e' incendiato, causando la morte di 11 persone e il rilascio di petrolio per quasi tre mesi.

Dopo il rapporto dell'Associated Press, nel Settembre del 2010, Obama ha ordinato che i 3,500 pozzi in stato di semi-abbandono venissero tappati in modo permanente.

Il Wall St. Journal dice costera' fra i $1.4 e i $3.5 miliardi di dollari.



Piattaforma sottomarina dismessa - notaare 
quanto grande sia la struttura in confronto alle dimensioni dei lavoratori, sulla destra.



 




Tuesday, July 9, 2013

4 miglia di perdite da pozzo di gas nel golfo del Messico

Come gia' detto, in questa estate del 2013 gli incidenti non finiscono mai. Ma non finiscono mai, oppure e' ci sono sempre stati ed' e solo che noi ora che ci stiamo piu' attenti?




Ad ogni modo, questo e' quello che accade oggi 9 Luglio attorno a New Orleans.

Siamo a 74 miglia - cioe' quasi 120 chilometri - dalla riva e dalla citta' di Port Fourchon.
La guarda costiera ha ricevuto un allarme secondo il quale il pozzo di gas detto Ship Shoal Block 225 Platform B ha avuto delle perdite di acqua mista a gas,  il personale e' stato evacuato ed altri due pozzi nelle vicinanze sono stati fermati.

Il pozzo e' a 144 piedi di profondita' - circa 40 metri - ed e' stato trivellato negli anni 70. Si pensa che i problemi siano dovuti alla corrosione dei tubi e al loro uso e logorio.

Il pozzo e' della Energy Resources Technology Gulf of Mexico LLC

Hanno cercato di tapparlo, ma non ci sono riusciti, e cosi' il gas e' ancora li che fuoriesce. Secondo i comunicati c'e' una scia di circa 4 miglia di lunghezza e di 3/4 di miglio di larghezza.

A sentire petrolieri e guardia costiera e' tutto stato fatto secondo protocollo: faranno indagini, monitorano la situazione, e sono stati allertati tutti gli enti competenti. La rassicurazione viene dal fatto che - secondo loro - non c'e' petrolio, i volumi in gioco sono pochi e quindi non si arrivera' ad un secondo caso Macondo, il pozzo BP scoppiato nel 2010.

Aggiungono che questi tipi di incidenti e' noto che accadono un po' di volte l'anno, e quindi e' tutto sotto controllo.

Ah si, e allora siamo tranquilli!

Che vuoi che sia una scia di metano ed acqua di piu' di 6km di lunghezza in mare ed un pozzo che non si sa come fermare.

Sunday, March 31, 2013

KLM: New York - Amsterdam su biocarburanti da patatine fritte




This flight changes everything – we have witnessed petroleum free aviation

Steven Fabijanski, President and CEO of Agrisoma, 


Il giorno 19 Marzo 2013 la KLM annuncia che ogni Giovedi' i voli da Amsterdam a New York su Boeing 777 verranno effettuati con bio-carburante misto a carburante tradizionale da fonti fossili.

L'idea e' di inquinare di meno e di risparmiare sui costi del carburante per il trasporto aereo, ditta madre e viaggiatori.

Il progetto e' in cooperazione fra la KLM, la Delta, e le autorita' portuali di New York, del New Jersey e il gruppo Schipol che gestisce l'aereoporto di Amsterdam.

Ma da dove viene il carburante?

Teniamoci forte - in parte da olio da cucina usato, fra cui oli avanzati dalla cucina dei fritti di patate e di pesce sui suoi stessi voli. In totale la percentuale da olio di cucina nel nuovo carburante e' del 25%, mentre il restante 75% e' da fonti fossili.

Il nuovo carburante non ha bisogno di nessun trattamento speciale da parte dei piloti, ed e' tutto uguale a quello tradizionale. I piloti assicurano pure che non puzza.

Questa prassi, per quanto strana e' stata gia' usata sia dalla KLM che dalla United a partire dal 2009. Adesso diventa prassi, anche se una volta alla settimana.

La KLM dice che il suo scopo e' di ridurre le sue emissioni di CO2 del 50% entro il 2050 e questo lo si vuole fare in modo ecologico, e tecnicamente e finanziariamente soddisfacente.

E' per questo che la KLM stessa ha creato una ditta apposta -- la SkyEnergy -- assieme alla North Sea Group e alla Spring Associates che ha come scopo specifico quello di sviluppare biocarburanti da aereoplani, con il suppporto anche del WWF Netherlands e dell'Universita' di Utrecht.

Il primo volo in assoluto con passeggeri a bordo, e' stato  il 23 Novembre 2009 fatto con carburante al 50% di camelina. La camelina e' una pianta che credo che in italiano si chiami Dorella.

Il 29 Giugno 2011 il primo volo commerciale KLM da Amsterdam a Parigi con 171 passeggeri e
con biocarurante misto ad oli da cucina reciclati. Successivamente ne fecero un altro da Amsterdam a Rio De Janeiro in occasione del summit sul clima nel 2011, che al tempo era il piu' lungo volo mai fatto con biocarburanti.

Nel Novembre 2011 invece la Continental Airlines uso' carburanti derivati da alghe, e le ditte Alaska Airline e Horison air che si occupano di voli domestici negli USA inziarono a sperimentare anche loro con oli da cucina esausti.

Davanti: l'aereo al 100% a biocarburante
Dietro: l'aereo che misura emissioni
Toronto, Ottobre 2012


Il 29 Ottobre 2012 invece una piccola rivoluzione: il primo volo di un ora sola da Toronto ad Ottawa fatto solo ed esclusivamente con biocarburante, con la meta' di produzione di aerosol, il 25% in meno di particelle fini, e il 49% in meno di carbone. Era un esperimento fatto dall'Ente Nazionale di Ricerca canadese, l'NRC.

La United Airlines intende invece usare biocarburante da alghe entro il 2014, provieniente dalla ditta Solazyme che ha creato una miscela al 100% derivante da alghe senza alcuna componente fossile.

La Boeing, la Airbus, la Embrair del Brasile che invece gli aereoplani li costruiscono hanno in progetto di costruire assieme veivoli fatti apposta per essere alimentati da fonti non fossili. Si parla di costi comparabili ai combustibili da petrolio entro il 2015.

Tutte le ditte coinvolte dicono che c'e' un potenziale enorme, con risparmi di costi notevoli per tutti.

Quello che gli occorre pero' e' una standardizzazione e politiche di supporto che facciamo si che gli oli e i materiali biologici siano affidabili e sempre a disposizione. E' per questo che chiedono il supporto di tutte le autorita' politiche e degli enti compententi - a ritirare gli oli dai ristoranti o dalle cucine degli aerei stessi, a prepararli per gli aereoplani.

La KLM dice infatti:

We cannot achieve this alone. We absolutely need the commitment and support of all the relevant parties: business, government and society.

E' una cosa bellissima.

Ed ecco perche' quando i signori del petrolio diranno che senza il petrolio finira' la nostra civilta' non gli si deve credere: siamo una razza intelligente e il mondo non finisce perche' non scaviamo piu' monnezza petrolifera.


Io sono contenta perche' adesso quando mi verranno a dire: ma lei come ci va in aereo? che e' sempre la piu' sciocca delle obiezioni che mi si possa fare, io gli rispondero': con le patatine fritte.





Monday, March 18, 2013

La piattaforma Temsah d'ENI e d'Egitto



Temsah, ENI 2004


Ai politici italiani piace sempre ricordare che in Italia non ci sono incidenti, che siamo piu' bravi di tutti, e che le piattaforme in Italia sono e saranno tutte sicure.

Ecco allora una meraviglia ENI in Egitto.

Il giorno 10 Agosto 2004 la GlobalSantaFe's Adriatic IV, un jack-up temporaneo  che stava trivellando nei mari d'Egitto per conto dell'ENI, della BP e della General Petroleum Corporation d'Egitto, riunite in un consorzio detto Petrobel, si incendia ed affonda a sessanta chilometri dal canale di Suez.

Sembrava tutto sotto controllo, e invece ... dopo qualche giorno anche la piattaforma Temsah -  non troppo distante dalla Adriatic IV - divampo' in un enorme incendio, con riversamenti incontrollati di fanghi ed idrocarburi nel mare.

L'ENI subito' rilascio' un comunicato stampa dove diceva che la situazione era sotto controllo e che non c'erano stati morti fra i 150 addetti: il comunicato e' qui.

Ebbene, dopo la bellezza di dodici giorni, la situazione era tutt'altro che sotto controllo - le fiamme erano giunte a piu' di venti metri di altezza, e la situazione
era talmente disperata che si decise di distruggere la piattaforma Temsah.

Alla fine, c'e' voluto UN MESE per i vigili del fuoco della citta' di Port Said con l'aiuto di navi spagnole per domare l'incendio.

In totale questa meraviglia dell'ENI, la piattaforma Temsah ha funzionato per 58 giorni.