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Thursday, January 11, 2018

La Scozia a vietare i cotton-fioc di plastica





"The ban will help us all make the change, however, no matter what it is made of, we still want everyone to only flush the 3 P's down the loo—pee, poo and paper, for the sake of Scotland's seas!"


Non mi viene da chiamarli cotton-fioc perche' li abbiamo sempre chiamati q-tip a casa.

E' questo infatti il nome piu' comune negli USA di questi bastoncini di plastica colorata con le estremita' di cotone, inventati nel 1920 (!!) da tale Leo Gerstenzang dopo che vide sua moglie attaccare delle balle di cotone agli stuzzicadenti per struccarsi. La sua invenzione venne poi commercializzata in tutto il mondo.

Ricordo anche quando da bambina si iniziava a dire di non usarli piu' per l'igiene delle orecchie perche' facevano piu' danni che benefici, e l'orrore quando andammo a vivere in Italia nel 1979 nel vedere che invece li si usava ancora con non chalance.

Ad ogni modo gli oceani sono super inquinati, e fra i vari oggetti che noi uomini abbiamo messo in circolazione ci sono questi famosi bastoncini multi-uso perche' ci si possono fare tante cose, ma mono-uso perche' sono usa e getta, quale che sia la funzione che abbiano.

Tutti abbiamo visto le foto del cavalluccio marino, moderno Sisifo, che trasporta il suo q-tip in giro per il mare, e ci siamo tutti scioccati.

E cosi in Scozia sono stati pro-attivi: la proposta e' di introdurre legislazione che vieti la produzione e la vendita di q-tips di plastica. Se ci riescono sarebbero i primi in tutta l'Europa a farlo.

Secondo il segretario all'ambiente della Scozia, Roseanna Cunningham, vietare i q-tips di plastica sarebbe un ottimo segno dell'ambizione della Scozia di ridurre la plastica in mare e mostrare leadership in questo campo. Si potranno ancora commercializzare se fatti di carta.

Ma ... come finiscono in mare i q-tips? La gente li manda giu' dal WC e spesso i q-tips riescono, grazie alla loro esile e flessibile struttura a passare attraverso i sistemi di depurazione. E' cosi che ce li ritroviamo in mare, e attaccati ai cavallucci marini. E questo nonostante le ripetute campagne di informazione in Scozia di *non* gettare immondizia negli scarichi del bagno.

Per capire l'entita' del problema, basta pensare che durante il "Great British Beach Clean" del 2017, in Scozia sono stati trovati 3,500 q-tips, una media di 3 ogni dieci metri! I bastoncini di plastica erano il sesto oggetto-immondizia piu' comune trovato sulla spiaggia.

Alla fine, sono oggetti mono-uso a cui non pensiamo neanche piu' di tanto... e invece.
 
Il problema non e' solo che questa roba finisca in mare, ma anche che ci sono dentro tossine, che possono essere accidentalmente ingeriti dalla vita marina, portando a danni e morte.

In Scozia si grida allo scandalo da un po', e cosi, spinti dalle pressioni popolari, e dalla voglia di non perdere business, uno dei produttori principali di q-tips, la Johnson and Johnson gia' a Febbraio del 2017 ha cambiato la struttura dei loro q-tips, sostituendo il bastoncino di plastica con uno di carta, in modo che ci sia maggiore possibilita' di biodegradazione. 

Addirittura in Scozia c'e' il The Cotton Bud Project,  il progetto dei cotton fioc, nato con il solo scopo di convincere la Johnson and Johnson e tutti gli altri produttori di q-tip a modificare le loro formulazioni, e che seguira' fino in fondo il processo di voto e di informazione dei cittadini.

E in Italia?

Quanti cotton fioc, quanta monnezza, abbiamo sulle nostre spiagge?

Cosa dicono i nostri politici sulle politiche ambientali per il 4 Marzo 2018? Sulle politiche di sensibilizzazione ambientale?  Sul supporto ai gruppi che cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente?








Saturday, June 11, 2016

Canada: la Shell regala 8600kmq di concessioni petrolifere offshore al parco marino






“Shell has presented the Nature Conservancy of Canada with more than 860,000 hectares of offshore exploratory permits in the waters of Baffin Bay, near Lancaster Sound. This represents an area larger than Banff National Park"

Shell’s donation comes two months after Greenpeace Canada circulated documents to the media alleging that those oil permits, owned by Shell since 1971, may have expired decades ago.


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La discesa agli inferi dei petrolieri, continua, questa volta in Artico.

La Shell infatti si e' appena arresa agli ambientalisti e gli ha regalato un pezzetto di mare artico che avrebbe voluto trivellare.

I petrolieri d'Olanda infatti hanno volontariamente ceduto i propri diritti trivellanti e le proprie concessioni marine offshore presso la localita' Nunavut in Canada al Nature Conservancy of Canada. Si tratta di 8600 chilometri quadrati di mare,

Hanno deciso che invece che trivellare sorgera' qui un parco marino nazionale e di conservazione.

Perche'?

Perche' i cattivissimi ambientalisti del WWF Canada si erano opposti alle trivelle in questa zona di grande biodiversita' e anzi, da anni si attivavano per la realizzazione del Lancaster Sound National Marine Conservation Area. L'unico ostacolo a questo parco erano le trivelle, che ovviamente non c'entrano niente.

Finalmente la  Shell si arrende alle proteste e regala il suo mare agli ambientalisti. Chissa'. Magari non era piu conveniente, magari l'Artico e' troppo difficile da raggiungere e i costi sono elevati. Magari avevano paura delle proteste. Ad ogni caso, con questa rinuncia ci fanno pure bella figura.

L'area di conservazione marina e' ancora in via di istituzione. Da 40 anni.

La proposta iniziale era di proteggere 45,000 kmq di mare in favore di balene e foche. Adesso il "regalo" e la resa della Shell renderanno il parco piu' grande. Oltre al WWF, si erano mobilitati gli indigeni dell'Artico Canadese, gli Inuit che volevano proteggere la propria terra e i propri mari.

Lancaster Sound e' un area remota, che porta fra gli arcipelaghi del Canada del nord. E' un area di importanza critica per i mammiferi marini: foche, balene ma anche orsi polari, trichechi, narwhal, e vaste colonie di uccelli migratori. Anche se e' Artico c'e' vita e biodiversita' e ricchezza naturale.

Quelli della Shell sono stati carini, almeno in apparenza. Hanno detto che volevano anche loro aiutare a proteggere questo "ecosistema vitale", promuovere la sostenibilita' delle comunita' Inuit e proteggere il mare e l'Artico per le future generazioni canadesi.

Aggiungono che nel trasferire le concessioni al Nature Conservancy of Canada, si sono piegati alle conclusioni di scienziati e associazioni non governative che hanno lavorato per decenni per studiare la vulnerabilita' dell'area e per proteggerla.

Ma siccome non era sufficente essere eleganti, ricordano pure che hanno regalato alla stessa associazione circa $6.5 milioni di dollari, sia in contanti che in diritti minierari, lungo l'arco di 30 anni.  Tutto ha un prezzo, eh?

Dovevano proprio quantificare che si trattava di X milioni di dollari?

Ad ogni modo e il WWF Canada e' soddisfatto. Dicono che visto che la piu grande minaccia all'area protetta non c'e' piu' -- il pericolo di sversamenti e di incidenti dalle vicine concessioni Shell -- occorre lavorare per finalmente istituzionalizzare questo parco marino il piu' presto possibile.

Con Sergio Morandi della Mediterranean Oil and Gas ho ancora qualche sassolino nelle scarpe da togliermi. Ma, e se regalasse pure lui tutto quello che gli resta di Ombrina alla collettivita' per farci un parco marino?



Sunday, June 5, 2016

Los Angeles: il primo terminal marino del mondo 100% rinnovabile








"We’re going to be the proving ground to change the paradigm
of how large industrial facilities can run on clean energy.
We’re confident we can show this is absolutely attainable.”


Jeffrey Burgin, Pasha Green Omni Terminal
“With this partnership, we begin a new era for global shipping 
where we can eliminate emissions as we power our economy ahead". 
  Eric Garcetti, sindaco di Los Angeles

Si chiama San Pedro.

A suo tempo ci si erano stabiliti gli immigrati italiani, perche' era il porto di Los Angeles e ci si andava a pesca. Con il tempo e' diventato uno dei porti piu' grande del Pacifico, il piu' grande d'America, da cui arriva oggi molto del made in China che si compra negli USA. A volte ci sono anche i container blu, con scritto Italia. Li riconosci perche' sono i piu belli.

Ci abitava Charles Bukowski che spesso si incontrava qui con John Fante. E' una parte della città' lontano dal glamour dell'immaginario collettivo. Ma poi tutta Los Angeles e' cosi. Inaspettata, poetica a modo suo, curiosa. Dopo 17 anni ancora non smette di stupirmi questo posto, e ancora le voglio bene.

Il porto di Los Angeles, giu' a San Pedro, fu aperto nel 1907, occupa 30 chilometri quadrati, e ogni anno arrivano e partono piu' di 2000 navi, con 160 milioni di metri cubi di merce dal valore di 265 miliardi di dollari e con circa 430 mila passeggeri l'anno.

E da oggi, il porto di Los Angeles annuncia la sua transizione green: verra' costruito qui il primo terminal marino del mondo interamente alimentato dall'energia solare: il Pasha Green Omni Terminal. Il progetto costera' $27 milioni di dollari e sara' completato fra due anni. Occuperà 16 ettari di terreno.

I pannelli solari sui padiglioni forniranno 1 MW di energia, ci sara' una batteria capace di stoccare l'energia in eccesso, impianti di ricarica, di trattamento rifiuti e vari veicoli elettrici (camion, trattori, forklifts). Il progetto diminuira' le emissioni di CO2 dal porto, il vapori diesel prodotti, le emissioni di nitrati e di PM.

Leggo che invece in altri porti d'Italia, ad Ortona per esempio, ci si prepara ad installare invece .... depositi di GPL!

Non hanno capito niente i miseri politici di quella citta' in tutti questi anni di petrol-battaglie. Fanno solo pena perche' e' evidente che non vivono nel 2016, che non sanno cosa accade nel resto del mondo, che non sono capaci di pensare in grande, in avanti.

Vivono nel mondo che fu, 50 anni fa.

E quindi me la tengo stretta la mia città, con tutta la sua magia, la sua voglia di futuro.





Saturday, November 14, 2015

Bocciato l'air gun Schlumberger di Sardegna - D1 EP SC












Eccoci qui,

in tutto questo dolore parigino, una bella notizia. Il giorno 12 Novembre 2015 il Ministero dell'Ambiente ha bocciato la proposta della Sclumberger di eseguire ispezioni sismiche con air gun al largo delle coste sarde.

La concessione si chiamava D1 EP SC ed avrebbe occupato circa 21 mila chilometri quadrati. Si volevano qui acquisire circa 7800 chilometri di linee sismiche, fra le provincie di Sassari e di Oristano con i comuni di Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone.

Essedo cosi grande la concessione, erano coinvolte una ventina di siti di interesse comunitario, di zone protette speciali e di aree archeologiche e di birdwatching. Fra le zone piu' vicine alla concessione, le aree protette “Isola Asinara”, “Capo Caccia e Isola Piana”, “Penisola del Sinis ed Isola di Mal di Ventre”.

Soprattutto, e questo era lo scandalo maggiore, eravamo vicinissimi al santuario dei cetacei (balene e delfini) detto Pelagos istituito nel 1991 e considerata area naturale marina protetta di interesse internazionale.

Secondo la Schlumberger, l’attivita’ mineraria in questa zona sarebbe stata di "sicuro interesse". Sarebbe tutto durato 73 giorni, con spari continui ogni 5-15 secondi, con intensita' variabile fra circa 240 e 260 decibel, valori migliaia e migliaia di volte superiori a quanto la vita marina possa sopportare.

Ne avevamo gia' parlato qui.  

Sono arrivate anche qui, come e' prassi ormai,  decine e decine di osservazioni, piu' di trecentosettanta, e credo che proprio a causa dell'enormita' dello scempio si sono dovuti fermare.
Per una volta quindi ha vinto il buonsenso.

Resta la domanda: e l'airgun del golfo di Taranto? E Ombrina? E le altre concessioni a mare nel resto d'Italia? Ma per oggi rallegriamoci di questo risultato.

Il santuario restera' tale e non ci saranno airgun ravvicinati nella splendida Sardegna.
 

Wednesday, November 26, 2014

Zona sperimentale petrolifera al largo del Santuario Pelagos

Il Santuario Pelagos che copre anche le isole di Hyeres e Levante

La proposta di creare due piattaforme "sperimentali" 
per l'uso di strumentazione e tecnologia petrolifera in acque profonde -
 nel Santuario Marino Pelagos


 La concessione petrolifera Rhone maritime, non lontano dall'isola di Hyeres 
e nel centro della riserva Pelagos

L'isola dove fare zona di sperimentazione petrolifera
 e' in alto a sinistra del santuario Pelagos

Concessioni petrolifere spagnole in rosso









** Update 9 Dicembre 2014 **

Ségolène Royal, ministro per l'ecologia, sviluppo sostenibile e per l'energia di Francia, ha annunciato la sospensione della procedura di autorizzazione di Abyssea, almeno nella localita' prescelta.

"Ho chiesto al Consiglio Generale per l'Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile di studiare in un'altra localita' di installazione. In attesa dei risultati di questa esperienza, chiedo di non proseguire il processo di autorizzazione".

Non sappiamo se e dove cercheranno un altra localita', ma questa piccola "vittoria" e' grazie
al "clamore" mediatico. 

******

L'isola di Levante, lungo la costa meridionale francese nei pressi della citta' di Toulon, e' nota al resto del mondo perche' e' qui che nel 1931 fu inventato il naturismo. La maggior parte dell'isola appartiene allo stato francese e qui sorge un centro missilistico sotto la supervisione del Ministero della Difesa d'oltralpe. Ci fanno i test di lancio missili. Vicino a Levante, l'isola di Hyeres e sulla terraferma il Parco Nazionale di Port-Cros.

Ma sono le acque attorno a Levante ad essere ideali per chi volesse fare altri tipi di test: sono ultra-profonde e si arriva anche a 2500 metri di profondita'. 

E cosi,  la societa' Abyssea, fondata nel 2010, decide di creare qui un "Centre d'Expertises et d'Essais en Mer Profonde (CEEMP)" con l'installazione di due piattaforme: una a 1300 metri di profondita' e l'altra a 2400 metri.  La missione di Abyssea e' di promuovere "attivita' di ricerca e di sviluppo con progettazione, ricerca, montaggio, installazione e sperimentazione di stazioni di prova subacquee" con l'obiettivo di "migliorare la sicurezza e la partecipazione allo sviluppo sostenibile".

Mmh. 

Si vogliono costruire qui due piattaforme sottomarine, una a 1300 metri di profondita' e l'altra a 2400. Le piattaforme saranno dotate di sei connettori che condurranno test in parallelo con cavi sottomarini che le alimenteranno e che garantiranno lo scambio dati bidirezionale da e verso la stazione di controllo a terra.

Il progetto di Abyssea costera' circa 13 milioni di dollari, di cui il 35% proveniente da fondi pubblici.

Ma qual'e' l'utilita' di questo progetto?

Piattaforme in mare? Un investimento massiccio? Beh, la risposta e' facile: Abyssea aprira' importanti prospettive all'industria del petrolio per sperimentare comunicazioni rapide con la terraferma, per sperimentare nuovi sistemi e strumentazione sottomarina e per condurre test e dimostrazioni di esplorazione e di estrazione di idrocarburi in acque profonde ed in situazioni reali. E infatti fra le ditte interessate a questo progetto, c'e' la Comex ditta petrolifera per 40 anni che eseguira' esperimenti nei mari attorno a Levante. Ci si aspetta che altre ditte di esplorazione di idrocarburi faranno lo stesso. Quasi tutti i principali azionisti di questa Abyssea sono in qualche modo collegati all'industria delle trivelle. Ad esempio, l'azienda che ha redatto lo studio di impatto ambientale, la Creocean, lavora spesso in partnership con la Total. 

Ma c'e' un piccolo problema. L'isola di Levante si trova in una Zona di Protezione Ecologica, fin dal 2003, dove e' vietato eseguire opere ad alto impatto ambientale come appunto quelle di Abyssea. Altro piccolo-grande dettaglio: siamo nei pressi del santuario Pelagos per i manniferi marini del Mediterraneo. Creato nel 1999 il santuario e' un'Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea che copre 87mila metri quadrati di mare fra Italia, Francia e Monaco. Venne stabilito per la conservazione dei cetacei e per salvaguardare la biodiversita' marina in una zona particolarmente sensibile. La parte francese e' coperta dal Parco Nazionale di Port-Cros.

Ovviamente la Creocan dice che non ci saranno impatti sulla vita acquatica e che sara' tout-bien anche qui. Balene, pesci e delfini, gli fara' un baffo tutta questa sperimentazione marina subacquea, tutto questo rumore, tutte queste simulazioni acustiche.

Ma resta sempre l'ostacolo del Parco nazionale di Port-Cros.

Che fare allora? Beh, basta un semplice decreto del 12 Ottobre 2012, secondo il quale la Zone de protection écologique attorno a Port-Cros viene trasformata in Zone économique exclusive. Questo fa si che chi controlla la Zona economica esclusiva - la Francia in questo caso! -  abbia diritto esculsivo sull'esplorazione e lo sfruttamento delle risorse naturali - biologiche o non, in acqua, nel mare o nel sottosuolo e fino a 200 miglia dalla riva. Inoltre si potranno qui installare "isole artificiale e altri installazioni o opere".

Geniali, eh? Bastava solo togliere il Parco Nazionale e farci opera di bene petrolifero. Notare che dalla descrizione e' quasi evidente che si tratti di giacimenti di petrolio, ma che stanno bene attenti a non usarla quella parola.  E infatti appena fuori da Pelagos ci sono diverse concessioni petrolifere o proposte tali.

Una inchiesta pubblica e' in corso nella Mairie de Hyères, fino al 5 Dicembre sul progetto Abyssea ma la popolazione e' stata lungamente tenuta all'oscuro di questo centro sperimentale e l'informazione non e' molto diffusa.

Che nessuno pensi che questo sia fatto per amore della conoscenza del sottofondo marino. E' fatto per amore dell'ottimizzazione dello sfruttamento petrolifero e per chiunque abbia da specularci.





Sunday, July 21, 2013

Peru' - il sole per tutti



This program is aimed at the poorest people, 
those who lack access to electric lighting and still use oil lamps, 
spending their own resources to pay for fuels that harm their health.


Il giorno 8 Luglio 2013, in Peru' e' successa una cosa bellissima.

Grazie infatti al programma di elettrificazione fotovoltaica nazionale, si e' deciso di installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle case dei piu' poveri.

Le prime comunita' interessate sono nella provincia di Contumaza dove sono stati installati 1,601 pannelli solari che daranno elettricita' a 126 comunita' sparse fra le citta' di Cupisnique, San Benito, Tantarica, Chilete, Yonan, San Luis, d Contai.

L'obiettivo del programma e' di installare 12,500 pannelli fotovoltaici su circa 500,000 case senza elettricita', per un costo totale di 200 milioni di dollari. 

La gente e' contenta.
Factors such as lack of access to access power grids and remote location are going to be prioritized. Soon after, with good results, this free electricity program will benefit more than two million families.
The program is receiving favorable comments from the populace. Many are saying that this initiative clearly shows the increasing concern of the government and its positive efforts in providing relevant intervention for the urgent needs of population.
- See more at: http://www.daynews.com/environment/2013/07/free-solar-power-to-poorest-citizens-of-peru-22329#sthash.YLkFOPV7

Factors such as lack of access to access power grids and remote location are going to be prioritized. Soon after, with good results, this free electricity program will benefit more than two million families.
The program is receiving favorable comments from the populace. Many are saying that this initiative clearly shows the increasing concern of the government and its positive efforts in providing relevant intervention for the urgent needs of population.
- See more at: http://www.daynews.com/environment/2013/07/free-solar-power-to-poorest-citizens-of-peru-22329#sthash.YLkFOPV7.dpuf
Factors such as lack of access to access power grids and remote location are going to be prioritized. Soon after, with good results, this free electricity program will benefit more than two million families.
The program is receiving favorable comments from the populace. Many are saying that this initiative clearly shows the increasing concern of the government and its positive efforts in providing relevant intervention for the urgent needs of population.
- See more at: http://www.daynews.com/environment/2013/07/free-solar-power-to-poorest-citizens-of-peru-22329#sthash.YLkFOPV7.dpuf
Il ministro dell'energia, Jorge Marino, dice che lo scopo e' di dare alle persone piu' bisognose opzioni di energia pulita che non siano dannose alla loro salute. Dice:

"This program is aimed at the poorest people, those who lack access to electric lighting and still use oil lamps, spending their own resources to pay for fuels that harm their health.”

In questo momento in Peru' solo il 66% dei residenti ha elettricita' nelle proprie case. Quelli che non ce l'hanno in generale utilizzano lampade ad olio.

Si calcola che grazie a questo progetto la percentuale di case "elettrizzate" salira' al 95% nel 2017.

A causa della sua posizione geografica, il Peru' ha elevati tassi di radiazione solare ed e' anche la sede del piu' grande impianto di energia fotovoltaica nell'America Latina:  40 MWatt generati fra le citta' di Tacna e Moquera. 

Si vuole arrivare al 33% di energia rinnovabile nel paese entro il 2021.

Il Decreto Legislativo del Peru', numero 1002 del 2008 stabilisce che lo sviluppo dell'energia rinnovabile nel paese e' "una priorita' nazionale".

Proprio come in Italia.

Sunday, September 14, 2008

Serata di pioggia


Putroppo ieri sera ci sono stati dei problemi di organizzazione (chi doveva montare il telone del video non si e' presentato in tempo...) ed alla fine e' piovuto per cui non ho potuto parlare. Chiedo scusa a tutti quelli che sono venuti e che hanno aspettato. Abbiamo pero' aperto un piccolo stand con volantini, T-shirt, raccolta firme ed altro materiale. Si sono fermati in molti, alcuni gia sapevano, altri no. L'attenzione esiste, ma il tempo scappa.

Le mie sensazioni? Non c'e' tempo da perdere. I politici non fanno nulla di concreto, parlano solo ed intato la MOG, Petrocelitic e l'ENI si portano avanti nei progetti che possono portare avanti in attesa del 31 dicembre. Si vocifera che il porto di Ortona sia stato fatto con un prestito Deutche Bank da 60 mln di euro e che ora occorre ridargliene 80. All'Acquabella di Ortona da quando c'e' Ombrina Mare c'e' un tratto dove e' vietata la balneazione per quasi un chilometro. In Italia ho scoperto che non esiste un limite nazionale per le trivelle in mare, ma che tutto dipneda dalla negoziabilissima procedura di valutazione impatto ambientale. E' per questo che a Vasto hanno messo le piattaforme a 2 chilometri dalla costa. Anche se lo sappiamo tutti a memoria ormai, al paragone, in America il limite e' 160 chilometri. La MOG chiede anche permessi per la terraferma e continuano a dargliene. I pescatori e sub riportano di fondali marini sporchi, appiccicosi, malati. Non va bene.

Dobbiamo combattere. Alcune persone sono impazienti, ma c'e' ancora una grande parte di popolo che pensa di essere impotente. Non e' vero! Da singoli forse non possiamo fare molto, ma e' da collettivita' che vinciamo. Da popolo democratico, adulto, consapevole.

Occorre una legge ferrea, veloce, senza colore politico che fermi questi scempi. Io non vivo sul territorio, ma credo che occorra iniziare ad essere ancora piu' attivi. Le raccolte firme non bastano piu'. Perche' non facciamo stile mamme plaza de Mayo? Ogni, che so io, sabato pomeriggio, un gruppo di una qualche citta' o associazione si mette in piazza a Pescara alternandosi cosicche da avere visibilita' continua? Le mamme di Plaza de Mayo iniziarono in tre ed oggi tutto il mondo sa di loro.

Il 23 Settembre si riunisce il consiglio regionale all'Aquila. Occorre che parlino di questa faccenda. Il nuovo presidente della regione Abruzzo si chiama Marino Roselli. Cercavo il suo indirizzo email online ma non sono riuscita a trovarlo. Secondo il sito ufficiale della regione Abruzzo il presidente della regione e' ancora l'uomo delle mele: Ottaviano del Turco - andiamo avanti cosi! Naturalmente di indirizzi email neppure l'ombra.



Intanto per chi voleva sentire quello che avevo da dire, ecco qui il video del mio intervento a Pescara di quest'estate con l'ENI. Su youtube c'e' la seconda e terza parte:



In generale, com'e' indietro questa Italia. Arrivo all'aeroporto di Roma dopo 24 ore di viaggio alle 11 di sera e sbagliano ad indicare la mia porta di sbarco sui monitor. Non c'e' dunque nessuno a prendermi. Cerco di usare un telefono pubblico: non funzionano a monetine, non funzionano le carte di credito (ho provato 4 telefoni tutti con la carta di credito disattivata), i tabacchini per comprare le schede sono chiusi, l'ufficio informazioni mi dice che non ne sa niente e che non e' colpa o responsabilita' sua, mi manda al bar, il bar mi dice che lui non vende carte telefoniche, ma se vado all'altro terminal forse c'e' l'altro bar che ce le ha....
Alla fine un signore mi ha offerto il suo cellulare. Immaginate voi se ero una turista che non parlava l'italiano. Possiamo competere con altre nazioni con un servizio del genere nel maggior aereoporto d'Italia?