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Friday, March 2, 2018

Il 73% dei pesci in acque profonde ha mangiato plastica -- dalle nostre lavatrici














"It's worrying to think that our daily activities, 
such as washing our synthetic clothes in our washing machines, 
results in billions of microplastics entering our oceans 
through our waste water stream that may 
eventually end up in these deep-sea fishes."


Me lo ricordo il Professor Francesco Stoppa che diceva di comprare solo vestiti di fibre naturali ed ecco qui.

E' un numero strabiliante: il 73 percento dei pesci in acque profonde ha mangiato microplastica. E' un tasso elevatissimo, mai visto prima.

Alcuni ricercatori della National University of Ireland nella citta’ di Galway in Irlanda hanno analizzato gli intestini di 233 pesci raccolti in acque profonde dell’Atlantico, a circa 600 metri di profondita’ e hanno qui trovato che circa 170 di questi aveva plastica in corpo. Appunto il 73% del totale.

Lo studio e’ apparso sulla rivista chiamata Frontiers in Marine Science e il capo del gruppo di ricerca si chiama Thomas Doyle.

La microplastica giace in superficie, i pesci di acque profonde migrano verso l'alto per mangiare plankton, ed e’ probabile che e’ da qui che arriva la loro contaminazione. Cioe' scambiano la plastica per plankton.

Un esempio e’ quello di un pesce con 13 pezzettini di plastica di cui il piu’ lungo di circa 5 centimetri.

Certo puo' essere che i pesci provengano da una zona dell'Atlantico particolarmente inquinata, ma questi numeri sono veramente impressionanti. Un altra ricercatrice del gruppo,  Alina Wieczorek dice che presto cercheranno di analizzare altri campioni in altre parti del mare.

Ma che di plastica si tratta?

Non ci avrebbe mai pensato nessuno. 

Per la maggior parte si trattava di microplastica e di microfibre, di colore nero e blu. Sono pezzi che arrivano da fibre sintetiche, polyestere, rayon and nylon.

Sono i nostri vestiti.

Una sorpresa, vero? Nessuno pensa che questo possa essere il fato dei nostri vestiti sintetici, e invece eccoci qui. Quando si lavano le fibre sintetiche anche in lavatrice queste possono lasciare tracce dietro di se, anche senza che le buttiamo via. Un giubbotto di materiale sintetico puo' rilasciare la bellezza di 250,000 fibre nel corso della sua vita e dei suoi lavaggi. Un indumento di polyestere puo' invece rilasciare circa 1,900 fibre in una sola lavata.

I filtri e i depuratori non riescono a trattenerli tutti, e la maggior parte finisce in oceano. Intanto, in mezzo a queste microplastiche o microfibre artificiali possono esserci anche degli additivi, come coloranti o anti-incendio, o altre sostanze tossiche. E quindi oltre a durare per sempre, una volta ingerite possono causare forti danni agli animali, come l'infiammazione degli intestini, nausea, e mancanza di nutrimento.

E cosi, arriva dalla California una nuova proposta: se i vestiti sono fatti piu' del 50% di materiale sintetico questo deve essere aggiunto ad un "avviso" al consumatore: che potrebbero essere rilasciate microfibre di plastica, e quindi si raccomanda il lavaggio a mano.

Non ci credo neanche per niente che nessuno seguira' questi consigli. E' tutto troppo difficile per l'Americano medio.  Dal canto suo la California Fashion Association si oppone a questa legge perche' gli portera' via business.

E' un problema grande, di cui la maggior parte delle persone non sa niente.

Come sempre, non sono solo i pesci.

Siamo noi, perche' siamo noi che andiamo a mangiare quei pesci anche se vivono a 600 metri sotto il livello del mare. 
Dalla plastica dei nostri vestiti, alle lavatrici, al mare, ai pesci, alla nostra acqua, al nostro corpo, al nostro futuro.





Thursday, January 11, 2018

La Scozia a vietare i cotton-fioc di plastica





"The ban will help us all make the change, however, no matter what it is made of, we still want everyone to only flush the 3 P's down the loo—pee, poo and paper, for the sake of Scotland's seas!"


Non mi viene da chiamarli cotton-fioc perche' li abbiamo sempre chiamati q-tip a casa.

E' questo infatti il nome piu' comune negli USA di questi bastoncini di plastica colorata con le estremita' di cotone, inventati nel 1920 (!!) da tale Leo Gerstenzang dopo che vide sua moglie attaccare delle balle di cotone agli stuzzicadenti per struccarsi. La sua invenzione venne poi commercializzata in tutto il mondo.

Ricordo anche quando da bambina si iniziava a dire di non usarli piu' per l'igiene delle orecchie perche' facevano piu' danni che benefici, e l'orrore quando andammo a vivere in Italia nel 1979 nel vedere che invece li si usava ancora con non chalance.

Ad ogni modo gli oceani sono super inquinati, e fra i vari oggetti che noi uomini abbiamo messo in circolazione ci sono questi famosi bastoncini multi-uso perche' ci si possono fare tante cose, ma mono-uso perche' sono usa e getta, quale che sia la funzione che abbiano.

Tutti abbiamo visto le foto del cavalluccio marino, moderno Sisifo, che trasporta il suo q-tip in giro per il mare, e ci siamo tutti scioccati.

E cosi in Scozia sono stati pro-attivi: la proposta e' di introdurre legislazione che vieti la produzione e la vendita di q-tips di plastica. Se ci riescono sarebbero i primi in tutta l'Europa a farlo.

Secondo il segretario all'ambiente della Scozia, Roseanna Cunningham, vietare i q-tips di plastica sarebbe un ottimo segno dell'ambizione della Scozia di ridurre la plastica in mare e mostrare leadership in questo campo. Si potranno ancora commercializzare se fatti di carta.

Ma ... come finiscono in mare i q-tips? La gente li manda giu' dal WC e spesso i q-tips riescono, grazie alla loro esile e flessibile struttura a passare attraverso i sistemi di depurazione. E' cosi che ce li ritroviamo in mare, e attaccati ai cavallucci marini. E questo nonostante le ripetute campagne di informazione in Scozia di *non* gettare immondizia negli scarichi del bagno.

Per capire l'entita' del problema, basta pensare che durante il "Great British Beach Clean" del 2017, in Scozia sono stati trovati 3,500 q-tips, una media di 3 ogni dieci metri! I bastoncini di plastica erano il sesto oggetto-immondizia piu' comune trovato sulla spiaggia.

Alla fine, sono oggetti mono-uso a cui non pensiamo neanche piu' di tanto... e invece.
 
Il problema non e' solo che questa roba finisca in mare, ma anche che ci sono dentro tossine, che possono essere accidentalmente ingeriti dalla vita marina, portando a danni e morte.

In Scozia si grida allo scandalo da un po', e cosi, spinti dalle pressioni popolari, e dalla voglia di non perdere business, uno dei produttori principali di q-tips, la Johnson and Johnson gia' a Febbraio del 2017 ha cambiato la struttura dei loro q-tips, sostituendo il bastoncino di plastica con uno di carta, in modo che ci sia maggiore possibilita' di biodegradazione. 

Addirittura in Scozia c'e' il The Cotton Bud Project,  il progetto dei cotton fioc, nato con il solo scopo di convincere la Johnson and Johnson e tutti gli altri produttori di q-tip a modificare le loro formulazioni, e che seguira' fino in fondo il processo di voto e di informazione dei cittadini.

E in Italia?

Quanti cotton fioc, quanta monnezza, abbiamo sulle nostre spiagge?

Cosa dicono i nostri politici sulle politiche ambientali per il 4 Marzo 2018? Sulle politiche di sensibilizzazione ambientale?  Sul supporto ai gruppi che cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente?