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Sunday, January 3, 2016

Elgin-Franklin, Mari del Nord -- due mesi di gas, multa Total di 1.5 milioni di euro











“Industry must learn from this, it is an important reminder
of the ever-present hazards with oil and gas production
and the need for them to be rigorously managed.
This could have easily led to loss of life.” 




Quante volte abbiamo sentito che e' sempre tutto sicuro con il petrolio? Che gli incidenti non ci sono e che la sicurezza e' la cosa piu' importante? Beh, ecco una storia un po diversa.

Il 22 Dicembre 2015, la Total e' stata multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per un grave incidente del 2012. E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE) britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera.

La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.

Era il 25 Marzo 2012. Ci furono perdite di gas e fiammate dalla piattaforma Elgin. Le perdite durarono ininterrottamente per 51 giorni. L'incendio per una settimana. Fini' solo perche' le fiamme si spensero da sole. 238 persone furono evacuate. Seimila tonnellate di gas metano furono sprigionate in atmosfera. Nel momento di flusso maggiore, il tasso di emissione era duecentomila metri cubi al giorno. Si formo' una scia di materiale tossico lunga undici chilometri. Pomparono fanghi e cemento nel pozzo per cercare di fermarlo, ma niente da fare.

Visto che si era a 240 chilometri da riva, la Total penso' bene di sminuire l'accaduto e inizialmente non rivelarono che ci fosse stato un incendio. Come sempre, il cuore non duole se l'occhio non vede.

Dissero: "abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertinenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' immediate. Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no."

Come si e' saputo che c'era stato un incendio? Grazie alla domanda diretta del giornalista di The Guardian, non certo dai comunicati della Total.

L'HSE ricorda che l'incidente avrebbe potuto essere ancora piu' grave se non fosse stato per i venti forti che spinsero il gas dalla dalla parte opposta rispetto alle fiamme che divorarono la Elgin. Anzi, a suo tempo si sperava che la piattaforma collassasse su stessa in modo che il gas sotterraneo e sottmarino non si mescolasse alle fiamme in atmosfera. Nessuno sapeva cosa fare, ne come sarebbe andata a finire, e infatti per quasi due mesi stettero a guardare.

Ma poi, perche' ci furono perdite dalla Elgin? Dopotutto era un pozzo nuovo, trivellato nel 2000.

Secondo le successive inchieste era per colpa della corrosione causata da una reazione chimica fra gli oli lubrificanti sulla testa del pozzo e il bromo dei fanghi di perforazione. La reazione porto' a delle crepe nei rivestimenti del pozzo, e voila'. le fughe di gas per due mesi.

Fra le altre statistiche che sono venute fuori dalle indagini della HSE: dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. Piu di quattromila. Quante multe? Solo sette. Una su 600.

Dopo tre anni questa storia ha avuto un finale di ammissione di colpa. Ma anche se e' una multa storica, e' sempre tutto relativo. La Total fattura un milione di sterline ogni ora e paghera' la multa in un ora e un quarto.

La soluzione, sempre, e' di non farceli venire dal primo giorno.













Sunday, November 22, 2015

Le dighe di miniera-monnezza crollate in Brasile









 Dopo tre settimane, il giorno 22 Novembre 2015 la monnezza e' arrivata all'Oceano Atlantico.





"Many regions will never be the same"

Klemens Laschesfki, professore di geoscienza,
Federal University of Minas Gerais


"Everything died. Now the river is a sterile canal filled with mud"

Sebastiao Salgado, fotografo

Il giorno 5 Novembre 2015 due dighe contenenti vari milioni di rifiuti tossici da operazioni minerarie sono crollate, generando il peggior disastro ambientale della storia del Brasile.

Un flusso inarrestabile di fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la citta' di Mariana, nello stato di Minas Gerais e da qui si sono sparsi alle localita' circostanti. Diciassette persone sono morte. Altre centinaia sono state evacuate. I volumi di sostanze tossiche che hanno coperto l'area sono impressionanti: 60 milioni di metri cubi, pari a 25,000 piscine olimpioniche.

I fanghi, di un colore che varia dall'arancione al rossiccio al marroncino, sono prodotti di scarto dalle operazioni minerarie. Dalla diga crollata questi fanghi sono finiti nel Rio Doce -- il Fiume Dolce -- e da qui hanno iniziato il loro cammino inesorabile verso la foce, contaminando l'acqua e i terreni che hanno incontrato che che incontreranno per strada. La destinazione finale dei fanghi sara' a 500 chilometri di distanza dalla diga, l'oceano Atlantico.

In queste due settimane foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili -- tutto e' stato ricoperto dal fango tossico. 250,000 persone sono rimaste senza acqua potabile -- l'acqua e' tutta arancione.

Le sostanze chimiche contenute in questi fanghi erano usate per eliminare le impurita' dai minerali estratti, principalmente ferro. Fra i composti, i cosiddetti ether amines, prodotti da una ditta che si chiama "Air Products". Adesso si teme che, indurendosi i fanghi, potrebbero esserci danni permanenti all'ecosistema, modificando la fertilita' dei campi e anche cambiando il corso dello stesso sistema fluviale. Queste sostanze possono anche cambiare i livelli di PH, alterando gli equilibri dell'acqua.

Di chi e' la colpa? Beh, la ditta che gestisce la diga si chiama Samarco Mineracao SA, ed e' controllata dalla anglo-australiana BHP Billiton e dalla Brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere.

Dire che sono state irresponsabili e' dire poco. Non hanno mai avuto piani di evacuazione e non hanno nemmeno dei protocolli su come gestire questo tipo di situazione. Anzi, non hanno neanche il piu' rudimentale dei sistemi di allerta: sirene di allarme. Anche le autorita' non sono meno colpevoli, visto che una delle dighe crollate era noto da tempo che fosse a rischio di destabilizzazione ma le operazioni continuavano. L'ultimo rapporto che denunciava i rischi delle dighe-rifiuti era del 2013.

A tuttoggi la Samarco ripete che i loro materiali non sono tossici. Se pero' uno va sul sito della Air Products, gli stessi produttori dicono che le ether amines "are not readily biodegradable and have high toxicity to aquatic organisms". E infatti le autorita' ricordano che e' pericoloso usare l'acqua contaminata. Considerato che e' arancione, non credo che nessuno veramente voglia usarla!

Non e' la prima volta che il Rio Doce, un fiume di 800 chilometri, viene inquinato da rifiuti di operazioni minerarie. Il distretto di Minas Gerais e' ricco di minerali e controlli e manutenzione lasciano molto a desiderare. Viene qui prodotto il 10% del ferro del Brasile. Anche se oggi il fiume e' un po la pattumiera dell'industria mineraria, decenni fa il Rio Doce era immerso nella foresta amazzonica e popolata da tribu' indigene. Oggi tutto il corso del fiume e' essenzialmente disboscato, quasi spettrale. I fondali sono pieni di sedimenti e le inondazioni sono frequenti.

I residenti dicono che e' la prima volta che la devastazione arriva a livelli cosi drammatici. Il fango e' dappertutto, e avvolge pesci ed altri animali morti. Nilo Candido da Silva, settantaquattrenne allevatore di mucche, ha detto che non pensa di vedere il fiume tornare normale nel tempo che gli resta da vivere.

Fra le celebrita' brasiliane impegnate da tempo nel proteggere quel che resta del Rio Doce, il fotografo Sebastiao Salgado che aveva messo su una fondazione, cercando di fare lobby sul governo per pulire il fiume. In una intervista a O Globo, il principale giornale del Brasile dice semplicemente:

"Tutto e' morto. Adesso il fiume e' un canale sterile coperto di fango."

Intanto, i Pearl Jam impegnati in un concerto in Brasile hanno donato tutti i ricavati per il ripristino dell'area.

Perche' le dighe sono crollate? Ancora non si sa con certezza. Pero' i lavoratori erano all'opera per allargare la diga il giorno in cui e' crollata. La allargavano per immetterci ancora piu' materiale tossico, scarti sia dalle miniere locali che da quelle piu' distanti, perche' era aumentata la produzione. Come dire, queste dighe dovevano ingoiare i rifiuti dell'ingordigia umana fino all'ultimo millimetro. Tredici di quei lavoratori sono morti. Intanto, i prezzi del ferro sono quasi ai minimi storici sul mercato globale.

Le autorita' dicono adesso che stanno studiando la situazione. Il governatore di Minas Gerais, Fernando Pimentel, dice che la Samarco non sta facendo abbastanza. Il presidente Dilma Rousseff dice che dovranno pagare per le operazioni di pulizia, di risarcimento e per l'approvvigionamento dell'acqua. Dice pure che la Samaco sara' multata nel modo piu' severo possibile. Le parole del dopo sono sempre facili.

Le stime per la pulizia sono di circa $ 2.6 miliardi di dollari. Se si considera tutto il fiume, e l'inquinamento acculumatosi negli scorsi decenni, i miliardi per la pulizia sono stimati essere circa 27.

Intanto il fango delle dighe continua a camminare. Alla foce del Fiume Dolce, in riva all'Atlantico, ci sono aree di riserva e zone protette per tartarughe marine. Cosa succedera' quando arrivera' il fango e il mare e le spiaggie si coloreranno di arancione anche qui?

Lo sapremo presto: oggi 22 Novembre, la miniera monnezza e' arrivata a destinazione - oceano Atlantico.

Saturday, October 3, 2015

La tragedia di Azuzuama in Nigeria dell'ENI-Agip




we urge the payment of US $2 million each to the families 
of the bereaved since their bread winners 
have been taken away from them"

This will serve as a deterrent to AGIP and 
other oil companies on the
 need to put lives first before profit.




People’s safety, wellbeing and health are a priority for Eni



Nigeria, stato di Bayelsa. Villaggio di Azuzuama. Si snoda qui l'oleodotto detto Tebidaba-Clough Creek, di proprieta'  della NAOC, sussidiaria nigeriana dell'ENI. NAOC sta per Nigerian Agip Oil Company.

L'oleodotto improvvisamente ha delle perdite.

Arrivano sul posto vari tecnici per procedere alla riparazione della falla e per bloccare lo sversamento di petrolio nel fiume Niger, uno dei tanti che lo inquina. Un'operazione teoricamente di routine, ma che finisce in tragedia. Mentre i tecnici sono al lavoro divampa un incendio. E poi un’esplosione. E poi muoiono 14 persone.

Era il 9 luglio 2015.

Tra le vittime, sei addetti dell’appaltatore, tutti residenti in zona, due dipendenti locali dell’ENI, un funzionario del Ministero dell’Ambiente dello Stato di Bayelsa, due dell’Ente per la Sicurezza nell’industria petrolifera, e un soldato. Alcuni corpi sono stati recuperati mentre galleggiavano lungo il Niger.

Perche' c'e' stato questo incendio? La spiegazione di Godwin Ojo, direttore di Environmental Rights Action (ERA), organizzazione nigeriana per la giustizia ambientale e' semplice: “Dalle testimonianze che abbiamo raccolto, la causa principale del disastro sono state le scintille provocate da un macchinario durante la riparazione”.

Il 16 luglio Ojo partecipa a un sopralluogo e conclude che non sono state rispettate le procedure di sicurezza, come confermato dai residenti. Ojo stesso scrive in un rapporto sulla tragedia: “Non è stato chiuso il flusso nell’oleodotto, obbligatorio prima di intervenire su una falla. Non c’erano standard di precauzione da seguire o vie di fuga pianificate, a quanto pare la squadra non era equipaggiata per spegnere rapidamente un incendio”.

I responsabili non hanno utilizzato i materiali antincendio, e poi “quando è cominciato il primo incendio hanno pensato di spegnerlo gettandoci sopra fango. Ma c’erano già stati altri sversamenti, e il fango era intriso di idrocarburi. A quel punto c’è stata l’esplosione”.

Per chi era li non c'e' stata possibilita' di scampo: i 14 erano intrappolati nella fanghiglia densa di petrolio, e non sono riusciti a scappare mentre le fiamme si avvicinavano inesorabilmente.

Il rapporto compilato da ERA cita molte testimonianze e dichiarazioni a sostegno di questa ricostruzione. L’indagine ordinata dal governo dello stato di Bayelsa non è ancora conclusa, per cui non esiste ancora alcuna verita' ufficiale.

Resta il fatto che sversamenti di greggio sono eventi quasi quotidiani nel delta del Niger. Quest’anno, secondo il Ministero dell’Ambiente dello Stato di Bayelsa, se ne contano più di 600 nei soli impianti affiliati all'ENI-Agip e che fanno capo alla NAOC, la quale, come tutte le altre compagnie petrolifere, se ne lava le mani sostenendo che sversamenti ed inquinamento sono conseguenza di sabotaggi.

Seicento cinquantasei per l'esattezza. Tre al giorno, finora.

Secondo Environmental Rights Action non si tratta di sabotaggi. La gran parte degli sversamenti è provocata da cedimenti strutturali dei pozzi e dell'infrastruttura e da mancata o scarsa manutenzione agli impianti, che sono in gran parte vecchi e difettosi. Questo lo afferma anche Amnesty International in un suo report sugli sversamenti nel delta del fiume Niger.

Facile vero dare la colpa sempre e comunque agli altri?

E cosi, il 16 Settembre 2015, Ojo ed ERA annunciano una conferenza stampa dal titolo

``Agip's Azuzuama Tragedy’’ in cui chiedono 28 milioni di dollari di danni dall'Agip, e cioe' circa 400 milioni di dollari, per le famiglie di ciascuna persona che ha perso la vita ad Azuzama.

Ojo non e' tenero. Parla di Azuzuama come di un caso di ``ecocidio" e ripetutamente denuncia l'impunita' dell'Agip e le flagrante violazioni dell'ambiente da parte del colosso energetico italiano. Chiede una revoca di tutte le concessioni petrolifere dell'ENI-Agip in Nigeria, "for their persistent and criminal liability in the frequent fire explosions and deaths recorded",

Continua:

``Agip should be brought to book following reported cases of negligence, equipment failure and substandard pipeline clamping procedures.

Federal and state governments should ensure that Agip complies with international standards in oil pipeline clamping and procedures which must guarantee the safety of workers, regulators and the communities.


Government and oil companies, particularly Agip, must also ensure that only competent firms are engaged as contractors to carry out clamping jobs that require high levels of professionalism.’’


Il commissario per l'ambiente di Bayelsa, Inuro Wills, raddoppia, accusando l'Agip-ENI di violare gli standard di sicurezza e di essersi dimenticata del tutto dei morti dell'oleodotto di Luglio. Annuncia anche l'introduzione di norme piu' severe in caso di perdite.




Una delle cose piu' vergognose, e' che secondo la stampa Nigeriana l'ENI-Agip a lungo ha cercato di rallentare la seppellitura dei morti. Secondo il governo del Bayelsa infatti, al 12 Agosto 2015, un mese dopo lo scoppio c'erano ancora “unreasonable delays” nella resituzione dei corpi alle famiglie e che ovviamente questo comportamento e' stato difficile da accettare.

Il portavoce per le famiglie Karibi MacDonald, dice che l'ENI-Agip non ha mostrato ne rimorsi ne compassione per le vittime. Il 20 Settembre 2015, due mesi e mezzo dopo lo scoppio, MacDonald ricorda che il corpo di suo fratello e' stato restiuito quasi due mesi dopo lo scoppio. Come quasi la totalita' dei residenti e' convinto che lo scoppio, ed i morti, si potevano evitare se ci fossero state maggiori misure di sicurezza.

"It is very unfortunate that Agip is so insensitive to the needless death of 14 Nigerians due to the poor safety records in their oil fields. There has been no contact with the families of the bereaved since then. The stance of Agip since this incident occurred has been regrettable; they have not bothered to contact any of the families even during the burial of the victims. My own brother was buried three weeks ago and we did not see any official from Agip. It is very sad that a foreign company can be this arrogant and be shying away from its liability and could not even commiserate with the bereaved families. We are calling on the Federal Government that is their joint venture partners to caution them to avert incurring the wrath of the dead. The total lack of remorse by Agip is unacceptable.”

Credo che sia semplicemente vergognoso.