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Friday, February 1, 2019

Il fotografo Salgado e venti anni di riforestazione in Brasile





 Prima




Dopo 






 Sebastiao Salgado e sua moglie Lelia

Verso la fine degli anni 1990s, il fotografo brasiliano Sebastião Salgado  e sua moglie Lélia Deluiz Wanick Salgado hanno iniziato un piccolo grande progetto di riforestazione in Brasile.

Siamo a Aimores, nello stato di Minas Gerais, a nord di Rio de Janeiro. Sorgeva qui un ranch di pascolo di mucche, chiamato Fazenda Bulcao.  Era stato di proprieta' della famiglia Salgado fin dagli anni 1940. Fazenda Bulcao era nel cuore della cosiddetta foresta atlantica, seconda in biodiversita' solo all'Amazzonia: a quel tempo meta' della proprieta' era coperta di alberi e di natura.

Il padre di Salgado pero' pian piano taglio' tutti gli alberi. Vendette la legna e pianto' erba per nutrire le mucche. Pian piano la terra si inaridi' e il pascolo divenne impraticabile. Non cresceva piu' niente.
Era il tempo della deforestazione selvaggia.

Nel 1994 il fotografo, Salgado figlio, torno' a Aimores dopo lunghi mesi trascorsi in Rwanda a fotografare il genocidio del paese e rimase colpito di quello che sorgeva davanti ai suoi occhi. Ricordava l'area del ranch verde e rigliosa dalla sua infanzia, con cavalli, fiumi, alberi e foreste, era ora invece terra nuda e spoglia. Gli alberi non c'erano piu'.

Era anche un momento delicato nella vita di Salgado, quell'eta' in cui ti rendi conto che sei a meta' strada, in cui i genitori invecchiano ed hanno bisogno di te. E infatti i suoi gli chiesero di restare in Brasile, di tornare alle proprie origini. Gli cedettero la terra del ranch.

Lui era tormentato da quello che aveva visto in Rwanda, e in misura diversa dallo scempio del ranch. E cosi' una idea di vita che venne da sua moglie: restiamo e riforestiamo.

E cosi e' stato.

Nel 1998 il governo designo' l'area come una Reserva Particular do Patrimônio Natural (RPPN), cioe' in cambio di sgravi fiscali, i proprietari si impegnano a ripristinare terreni e a promuovere la biodiverisita'. Piu' avanti i Salgado cedettero la proprieta' di Fazenda Bulcao all collettivita': ed e' tuttora una riserva naturale.

I Salgado creano l'Istituto Terra come una non profit nel 1998. L'obiettivo era di riportare alla vita i 600 ettari di foresta tropicale della Fazenda Bulcao.

Non sapevano pero' come fare e cosi contattarono un ingegnere dal nome Renato De Jesus, considerato uno dei piu' grandi esperti del tema in Brasile, visto che si occupa di riforestare ex-miniere.  De Jesus gli disse che la terra, come loro stessi potevano vedere, era morta.  Ma gli disse pure che tutto puo' tornare a vivere se ci sono gli investimenti (e il denaro) giusti.  E cosi hanno assunto personale per estirpare l'erba e per piantare i primi alberi.

La prima parte del lavoro era di creare ombra, mantenere l'umidita' in loco e far si che insetti e uccelli potessero creare habitat.  Ma i primi tentativi non ebbero risultati spettacolari: nel 1999 piu della meta' dei semi e degli arbusti mori', ma 40,000 erano sopravvissuti.  L'anno successivo solo il 20% mori'. Nel 2002 erano stati fatti cosi tanti progressi che i Salgado erano capaci di generare i propri semi da ripiantare; la perdita' si stabilizzo' al 10% del seminato. Investirono in manutenzione, e cura. 

Quando servivano soldi, Salgado vendette alcune vecchie macchine fotografiche o usava soldi suoi. Pian piano hanno ricevuto fondi dal governo e da altre associazioni ambientali, nonche' ditte private di profumi. Pure i governi di Spagna e d'Italia hanno contribuito.

Il cambiamento e' stato graduale, ma spettacolare. Con il tempo e le piante sono tornati insetti, uccelli, pesci, e serenita'   Nel 2002 Salgado, rinvigorito, torno' a fare fotografie e intraprese un progetto che duro' otto anni in cui fare foto della natura incontaminata, ne venne fuori un libro, Genesis.

Nel giro di quasi vent'anni la foresta e' tornata: 290 specie di alberi autoctoni e come detto, due milioni di alberi sono stati piantati.

Mancava solo un dettaglio: far tornare alla vita i ruscelli dove Salgado andava da bambino a fare il bagno.

L'idea era di piantare gli alberi giusti vicino alle sorgenti dei ruscelli, prima che si seccassero, di modo che l'umidita' dopo le piogge restasse e che la terra fertile assorbisse l'acqua. Quando la terra e' troppo secca, l'acqua scivola via invece. Dopo dieci anni di lavoro, tanta pazienza e l'aiuto di persone esperte, otto sorgenti naturali tornati a vivere, alcuni dei ruscelletti hanno pure aumentato la portata.

E con tutti questi ingredienti, acqua, alberi, terra sana la biodiversita' e' tornata a trionfare.

Nel corso degli anni l'Istituto Terra si e' occupato di 700 progetti di ripristino ambientale in 170 comunita' con l'obiettivo di riportare fiumi, foresta e fauna - uccelli, mammiferi, rettili, e anfibi - in zone a rischio. Alcune di queste specie erano anche classificate come a rischio di estinzione.

I Salgado sono i primi ad ammettere che il loro Istituto Terra e' un esperimento di scala piccola, e che il Brasile e la terra sono molto piu' grandi degli ettari che la loro non-profit cura. Eppure e' un esempio del potere della natura di rigenerare se stessa, se curata, e lo spirito di noi uomini con lei.


Sunday, November 22, 2015

Le dighe di miniera-monnezza crollate in Brasile









 Dopo tre settimane, il giorno 22 Novembre 2015 la monnezza e' arrivata all'Oceano Atlantico.





"Many regions will never be the same"

Klemens Laschesfki, professore di geoscienza,
Federal University of Minas Gerais


"Everything died. Now the river is a sterile canal filled with mud"

Sebastiao Salgado, fotografo

Il giorno 5 Novembre 2015 due dighe contenenti vari milioni di rifiuti tossici da operazioni minerarie sono crollate, generando il peggior disastro ambientale della storia del Brasile.

Un flusso inarrestabile di fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la citta' di Mariana, nello stato di Minas Gerais e da qui si sono sparsi alle localita' circostanti. Diciassette persone sono morte. Altre centinaia sono state evacuate. I volumi di sostanze tossiche che hanno coperto l'area sono impressionanti: 60 milioni di metri cubi, pari a 25,000 piscine olimpioniche.

I fanghi, di un colore che varia dall'arancione al rossiccio al marroncino, sono prodotti di scarto dalle operazioni minerarie. Dalla diga crollata questi fanghi sono finiti nel Rio Doce -- il Fiume Dolce -- e da qui hanno iniziato il loro cammino inesorabile verso la foce, contaminando l'acqua e i terreni che hanno incontrato che che incontreranno per strada. La destinazione finale dei fanghi sara' a 500 chilometri di distanza dalla diga, l'oceano Atlantico.

In queste due settimane foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili -- tutto e' stato ricoperto dal fango tossico. 250,000 persone sono rimaste senza acqua potabile -- l'acqua e' tutta arancione.

Le sostanze chimiche contenute in questi fanghi erano usate per eliminare le impurita' dai minerali estratti, principalmente ferro. Fra i composti, i cosiddetti ether amines, prodotti da una ditta che si chiama "Air Products". Adesso si teme che, indurendosi i fanghi, potrebbero esserci danni permanenti all'ecosistema, modificando la fertilita' dei campi e anche cambiando il corso dello stesso sistema fluviale. Queste sostanze possono anche cambiare i livelli di PH, alterando gli equilibri dell'acqua.

Di chi e' la colpa? Beh, la ditta che gestisce la diga si chiama Samarco Mineracao SA, ed e' controllata dalla anglo-australiana BHP Billiton e dalla Brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere.

Dire che sono state irresponsabili e' dire poco. Non hanno mai avuto piani di evacuazione e non hanno nemmeno dei protocolli su come gestire questo tipo di situazione. Anzi, non hanno neanche il piu' rudimentale dei sistemi di allerta: sirene di allarme. Anche le autorita' non sono meno colpevoli, visto che una delle dighe crollate era noto da tempo che fosse a rischio di destabilizzazione ma le operazioni continuavano. L'ultimo rapporto che denunciava i rischi delle dighe-rifiuti era del 2013.

A tuttoggi la Samarco ripete che i loro materiali non sono tossici. Se pero' uno va sul sito della Air Products, gli stessi produttori dicono che le ether amines "are not readily biodegradable and have high toxicity to aquatic organisms". E infatti le autorita' ricordano che e' pericoloso usare l'acqua contaminata. Considerato che e' arancione, non credo che nessuno veramente voglia usarla!

Non e' la prima volta che il Rio Doce, un fiume di 800 chilometri, viene inquinato da rifiuti di operazioni minerarie. Il distretto di Minas Gerais e' ricco di minerali e controlli e manutenzione lasciano molto a desiderare. Viene qui prodotto il 10% del ferro del Brasile. Anche se oggi il fiume e' un po la pattumiera dell'industria mineraria, decenni fa il Rio Doce era immerso nella foresta amazzonica e popolata da tribu' indigene. Oggi tutto il corso del fiume e' essenzialmente disboscato, quasi spettrale. I fondali sono pieni di sedimenti e le inondazioni sono frequenti.

I residenti dicono che e' la prima volta che la devastazione arriva a livelli cosi drammatici. Il fango e' dappertutto, e avvolge pesci ed altri animali morti. Nilo Candido da Silva, settantaquattrenne allevatore di mucche, ha detto che non pensa di vedere il fiume tornare normale nel tempo che gli resta da vivere.

Fra le celebrita' brasiliane impegnate da tempo nel proteggere quel che resta del Rio Doce, il fotografo Sebastiao Salgado che aveva messo su una fondazione, cercando di fare lobby sul governo per pulire il fiume. In una intervista a O Globo, il principale giornale del Brasile dice semplicemente:

"Tutto e' morto. Adesso il fiume e' un canale sterile coperto di fango."

Intanto, i Pearl Jam impegnati in un concerto in Brasile hanno donato tutti i ricavati per il ripristino dell'area.

Perche' le dighe sono crollate? Ancora non si sa con certezza. Pero' i lavoratori erano all'opera per allargare la diga il giorno in cui e' crollata. La allargavano per immetterci ancora piu' materiale tossico, scarti sia dalle miniere locali che da quelle piu' distanti, perche' era aumentata la produzione. Come dire, queste dighe dovevano ingoiare i rifiuti dell'ingordigia umana fino all'ultimo millimetro. Tredici di quei lavoratori sono morti. Intanto, i prezzi del ferro sono quasi ai minimi storici sul mercato globale.

Le autorita' dicono adesso che stanno studiando la situazione. Il governatore di Minas Gerais, Fernando Pimentel, dice che la Samarco non sta facendo abbastanza. Il presidente Dilma Rousseff dice che dovranno pagare per le operazioni di pulizia, di risarcimento e per l'approvvigionamento dell'acqua. Dice pure che la Samaco sara' multata nel modo piu' severo possibile. Le parole del dopo sono sempre facili.

Le stime per la pulizia sono di circa $ 2.6 miliardi di dollari. Se si considera tutto il fiume, e l'inquinamento acculumatosi negli scorsi decenni, i miliardi per la pulizia sono stimati essere circa 27.

Intanto il fango delle dighe continua a camminare. Alla foce del Fiume Dolce, in riva all'Atlantico, ci sono aree di riserva e zone protette per tartarughe marine. Cosa succedera' quando arrivera' il fango e il mare e le spiaggie si coloreranno di arancione anche qui?

Lo sapremo presto: oggi 22 Novembre, la miniera monnezza e' arrivata a destinazione - oceano Atlantico.