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Sunday, November 22, 2015

Le dighe di miniera-monnezza crollate in Brasile









 Dopo tre settimane, il giorno 22 Novembre 2015 la monnezza e' arrivata all'Oceano Atlantico.





"Many regions will never be the same"

Klemens Laschesfki, professore di geoscienza,
Federal University of Minas Gerais


"Everything died. Now the river is a sterile canal filled with mud"

Sebastiao Salgado, fotografo

Il giorno 5 Novembre 2015 due dighe contenenti vari milioni di rifiuti tossici da operazioni minerarie sono crollate, generando il peggior disastro ambientale della storia del Brasile.

Un flusso inarrestabile di fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti hanno invaso la citta' di Mariana, nello stato di Minas Gerais e da qui si sono sparsi alle localita' circostanti. Diciassette persone sono morte. Altre centinaia sono state evacuate. I volumi di sostanze tossiche che hanno coperto l'area sono impressionanti: 60 milioni di metri cubi, pari a 25,000 piscine olimpioniche.

I fanghi, di un colore che varia dall'arancione al rossiccio al marroncino, sono prodotti di scarto dalle operazioni minerarie. Dalla diga crollata questi fanghi sono finiti nel Rio Doce -- il Fiume Dolce -- e da qui hanno iniziato il loro cammino inesorabile verso la foce, contaminando l'acqua e i terreni che hanno incontrato che che incontreranno per strada. La destinazione finale dei fanghi sara' a 500 chilometri di distanza dalla diga, l'oceano Atlantico.

In queste due settimane foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili -- tutto e' stato ricoperto dal fango tossico. 250,000 persone sono rimaste senza acqua potabile -- l'acqua e' tutta arancione.

Le sostanze chimiche contenute in questi fanghi erano usate per eliminare le impurita' dai minerali estratti, principalmente ferro. Fra i composti, i cosiddetti ether amines, prodotti da una ditta che si chiama "Air Products". Adesso si teme che, indurendosi i fanghi, potrebbero esserci danni permanenti all'ecosistema, modificando la fertilita' dei campi e anche cambiando il corso dello stesso sistema fluviale. Queste sostanze possono anche cambiare i livelli di PH, alterando gli equilibri dell'acqua.

Di chi e' la colpa? Beh, la ditta che gestisce la diga si chiama Samarco Mineracao SA, ed e' controllata dalla anglo-australiana BHP Billiton e dalla Brasiliana Vale, entrambi colossi delle miniere.

Dire che sono state irresponsabili e' dire poco. Non hanno mai avuto piani di evacuazione e non hanno nemmeno dei protocolli su come gestire questo tipo di situazione. Anzi, non hanno neanche il piu' rudimentale dei sistemi di allerta: sirene di allarme. Anche le autorita' non sono meno colpevoli, visto che una delle dighe crollate era noto da tempo che fosse a rischio di destabilizzazione ma le operazioni continuavano. L'ultimo rapporto che denunciava i rischi delle dighe-rifiuti era del 2013.

A tuttoggi la Samarco ripete che i loro materiali non sono tossici. Se pero' uno va sul sito della Air Products, gli stessi produttori dicono che le ether amines "are not readily biodegradable and have high toxicity to aquatic organisms". E infatti le autorita' ricordano che e' pericoloso usare l'acqua contaminata. Considerato che e' arancione, non credo che nessuno veramente voglia usarla!

Non e' la prima volta che il Rio Doce, un fiume di 800 chilometri, viene inquinato da rifiuti di operazioni minerarie. Il distretto di Minas Gerais e' ricco di minerali e controlli e manutenzione lasciano molto a desiderare. Viene qui prodotto il 10% del ferro del Brasile. Anche se oggi il fiume e' un po la pattumiera dell'industria mineraria, decenni fa il Rio Doce era immerso nella foresta amazzonica e popolata da tribu' indigene. Oggi tutto il corso del fiume e' essenzialmente disboscato, quasi spettrale. I fondali sono pieni di sedimenti e le inondazioni sono frequenti.

I residenti dicono che e' la prima volta che la devastazione arriva a livelli cosi drammatici. Il fango e' dappertutto, e avvolge pesci ed altri animali morti. Nilo Candido da Silva, settantaquattrenne allevatore di mucche, ha detto che non pensa di vedere il fiume tornare normale nel tempo che gli resta da vivere.

Fra le celebrita' brasiliane impegnate da tempo nel proteggere quel che resta del Rio Doce, il fotografo Sebastiao Salgado che aveva messo su una fondazione, cercando di fare lobby sul governo per pulire il fiume. In una intervista a O Globo, il principale giornale del Brasile dice semplicemente:

"Tutto e' morto. Adesso il fiume e' un canale sterile coperto di fango."

Intanto, i Pearl Jam impegnati in un concerto in Brasile hanno donato tutti i ricavati per il ripristino dell'area.

Perche' le dighe sono crollate? Ancora non si sa con certezza. Pero' i lavoratori erano all'opera per allargare la diga il giorno in cui e' crollata. La allargavano per immetterci ancora piu' materiale tossico, scarti sia dalle miniere locali che da quelle piu' distanti, perche' era aumentata la produzione. Come dire, queste dighe dovevano ingoiare i rifiuti dell'ingordigia umana fino all'ultimo millimetro. Tredici di quei lavoratori sono morti. Intanto, i prezzi del ferro sono quasi ai minimi storici sul mercato globale.

Le autorita' dicono adesso che stanno studiando la situazione. Il governatore di Minas Gerais, Fernando Pimentel, dice che la Samarco non sta facendo abbastanza. Il presidente Dilma Rousseff dice che dovranno pagare per le operazioni di pulizia, di risarcimento e per l'approvvigionamento dell'acqua. Dice pure che la Samaco sara' multata nel modo piu' severo possibile. Le parole del dopo sono sempre facili.

Le stime per la pulizia sono di circa $ 2.6 miliardi di dollari. Se si considera tutto il fiume, e l'inquinamento acculumatosi negli scorsi decenni, i miliardi per la pulizia sono stimati essere circa 27.

Intanto il fango delle dighe continua a camminare. Alla foce del Fiume Dolce, in riva all'Atlantico, ci sono aree di riserva e zone protette per tartarughe marine. Cosa succedera' quando arrivera' il fango e il mare e le spiaggie si coloreranno di arancione anche qui?

Lo sapremo presto: oggi 22 Novembre, la miniera monnezza e' arrivata a destinazione - oceano Atlantico.

Tuesday, May 19, 2015

Bomba, Abruzzo: 880 persone che sconfiggono la Forest Oil Corporation di Denver






La diga a 45 gradi per la subsidenza



Filomena, la vuvuzuela e Giorgio Mazzenga



E' una storia di quelle che danno speranza e che ci fanno ancora credere che l'attivismo -- intelligente, unito, informato, composto e persistente -- porta a risultati meravigliosi.

Siamo a Bomba, Abruzzo, provincia di Chieti. Popolazione 880 anime. Un paesino tranquillo, dove non succede mai niente. Ci sono gli ulivi, la Maiella, il fiume Sangro e il lago. I romani devono a Bomba parte della loro elettricita': negli anni cinquanta venne costriuta una diga, le cui acque alimentano tuttora una centrale idroelettrica per gli usi della capitale d'Italia.

Vennero espropriati piu' di un milione e mezzo di chilometri quadrati. La diga venne completata nel 1962, con pure la morte di due persone a causa di incidenti. Assieme alla diga nacque il lago di Bomba, azzurro e circondato dal verde d'Abruzzo. Con il tempo, lungo il lago si sono sviluppate attivita' turistiche e ricreative. Un'oasi di pace.

E poi ... nel 2009 arrivano quelli della Forest Oil Corporation di Denver, Colorado. Decidono che vogliono riprendere l'attivita' estrattiva portata avanti dall'ENI venti anni prima, quando avevano trivellato tre pozzi alla ricerca di gas, non avevano trovato nulla di appetibile e se ne erano andati.

La Forest Oil vuole riprovarci. Oltre a trivellare cinque nuovi pozzi, avrebbero anche costruito una centrale di desolforazione e raffiazione. Il tutto con emissioni a poche centinaia di metri dal paese, vasche per il contenimento di materiale di scarto, in un territorio geologicamente instabile, prono alla subisdenza, e non lontano dalla diga. Diga che era stata costruita ad un angolo di 45 gradi ed in terra battuta, non in cemento, proprio per l'instabilita' del territorio. Secondo i petrolieri sarebbe stato tuttapposto, tutti i potenziali effetti sarebbero stati lievi e trascurabili.

Cosa puo' fare un paesino cosi piccolo di fronte ad un colosso americano del petrolio, in affari dal 1916 e che nel 2008 aveva registrato 1.65 miliardi di profitti?

La risposta e' : tanto. Guidati dal Dott. Massimo Colonna, di professione chimico, i residenti si sono riuniti nel "Comitato Gestione Partecipata del Territorio" e non si sono piu' fermati. E se uno pensa che questo sia uno dei tanti comitatini di tanto fumo e niente arrosto si sbaglia di grosso. Questo e' stato un comitato che ha prodotto testi intelligenti, che ha dibattuto i petrolieri, che ha convinto i politici ad agire, che si e' letta le carte, ha rifatto i conti dei petrolieri, e che spesso ne sapeva di piu' dei petrolieri stessi. A ogni occasione hanno fatto vedere alla Forest Oil di che stoffa erano fatti.

Ad un certo punto, esasperati, quelli della Forest Oil hanno mandato i loro rappresentanti a cercare di placare gli animi, un volo da Denver a Bomba a promettere benessere e profumi, ma nessuno gli ha creduto. Gli 880 residenti di Bomba hanno dato alla Forest Oil quello che loro stessi hanno definito il peggior benvenuto nella loro intera storia corporativa di novant'anni.

Ci sono stati tanti episodi in questa storia di Bomba vs. la Forest Oil, a volte ci siamo quasi disperati, altre volte sembrava di avere la vittoria in tasca, ma in questi quasi sei anni, tutti abbiamo fatto la nostra piccola parte senza mai arrenderci. I balconi pieni di lenzuola No Forest Oil, la signora Filomena di un metro e mezzo che con la sua vuvuzuela le cantava a Giorgio Mazzenga della Forest Oil Italia, meta' Abruzzo a mandare osservazioni di contrarieta', i bambini della maestra Assunta di Florio a scrivere ai ministri, il Comitato e il WWF a leggersi le carte, a spiegare a quelli della regione i pericoli della situazione, e a controbattere ai petrolieri parola per parola, e un po anche io dall'altro lato dell'oceano con testi e a scovare comunicati agli investitori dove pure la Forest Oil diceva che non era proprio tuttapposto con la geologia di Bomba.

I petrolieri di Denver sapevano di essere quanto meno in ritardo sul loro programma di marcia. E cosi, nel 2012 hanno dovuto annunciare ai loro investitori dalle pagine del Wall Street Journal la perdita di 35 milioni di dollari di affari. La causa? Bomba!

Finalmente, dopo tanti alti e bassi, eccoci. Il giorno 18 Maggio 2015 il Consiglio di Stato ha decretato in maniera finale e definitiva che il progetto non s'ha da fare. Ci sono rischi di danni insostenibili per la collettivita' locale a causa dei rischi di subsidenza e occorre invocare il principio di precauzione. Il progetto dello sfruttamento di gas a Bomba e' insostenibile.

Non ci sono piu' tuttapposti.

Fine.

Bomba ha vinto.

Ecco, da oggi in poi nessuno potra' dire che a Bomba non succede niente. E' successo che 880 persone di un paese minuscolo dell'Abruzzo hanno rimandato a casa una multinazionale del petrolio. Chapeau.

Tuesday, September 2, 2014

Petrolio nei fiumi: Veracruz e Nuevo Leon, Messico

Veracruz, tartarughe morte dal petrolio della Pemex















Veracruz, Messico.

Se prendi l'aereo negli USA ci sono le pubblicita' che ti invitano ad andarci in vacanza, per un fine settimana, per rilassarti, e per creare ricordi. E' tutto blu e luccicante.

A Veracruz pero' ci sono anche tutta una serie di operazioni illegali di estrazioni di petrolio, spesso organizzati dalla malavita locale. Siamo nel fiume Hondo nei pressi della localita' Tierra Blanca dove il giorno 27 Agosto 2014 ci sono state perdite massiccie di petrolio da oleodotti della ditta petrolifera nazionale del Messico, Pemex.

Sei chilometri sparsi lungo il fiume Hondo con la morte di tartarughe, uccelli, conigli, e pesci.

Secondo le autorita' la Pemex non vuole riconoscere l'entita' completa dello sversamento, presumibilmente per minimizzare danni. Dicono che la colpa e' dei ladri che cercavano di rubare il petrolio dagli oleodotti. Ad ogni modo, questo e' il risultato.

Inizialmente si era cercato di contenere le perdite, ma le pesanti pioggie degli scorsi giorni hanno portato alle esondazioni dell'acqua inquinata dal fiume e a una maggiore diffusione delle sostanze tossiche nell'ambiente, che hanno anche devastato le foreste nelle vicinanze. C'e' molta preoccupazione perche' l'acqua inquinata del fiume potrebbe adesso contaminare anche la vicina Laguna Maria Lizamaba, una attrazione turistica di Veracruz.

L'inquinamento del fiume Hondo e' solo l'ultimo di gravi problemi ambientali petroliferi in Messico dove migliaia e migliaia di pesci morti sono stati rinvenuti a Guadalajara, e dove altre operazioni di petrolio hanno inquinato il fiume San Juan River nello stato di Nuevo Leon.

In quest'ultimo stato, le perdite sono iniziate il 16 Agosto e finora sono finite nel San Juan River circa 4000 barili di petrolio. A sua volta, il petrolio ha coperto un tratto di cinque miglia del fiume e  rischia ora di inquinare la diga di El Cuchillo, che da da bere alla terza citta' piu' grande del Messico, Monterrey. La gente vive qui di allevamento bestiame e di agricoltura. La diga e' particolarmente importante per la biodiversita' locale, perche' funge da polo di attrazione per varie specie migratorie e per specie in via di estinzione, fra cui il Puma americano e l'Orso nero.

Stanno ancora lavorando e si stima che ci vorranno circa tre mesi per pulire tutto.

In quetso caso, l'oleodotto da cui e' partuto il petorlio, Madero-Cadereyta e' zona di gang e di cartelli di droga che guardano adesso al petrolio come un altro modo per fare business e che frutta loro circa 10,000 barreli di petrolio al giorno. Lo stato invece perde circa 11 milioni di dollari al giorno, a causa dei furti.


Il giorno 6 Agosto 2014 invece circa 40,000 metri cubi di monezza tossica proveniente da una mina di rame sono stati riversati nei fiumi Sonora e Bacanuchi.  E' stato uno dei piu' grandi disastri ambientali della storia del Messico con piu di 10 millioni di galloni di acidi a base di rame e di zolfo finite nei fiumi e che hanno causato bruciature ai residenti che ne venivano in contatto.