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Tuesday, May 19, 2015

Bomba, Abruzzo: 880 persone che sconfiggono la Forest Oil Corporation di Denver






La diga a 45 gradi per la subsidenza



Filomena, la vuvuzuela e Giorgio Mazzenga



E' una storia di quelle che danno speranza e che ci fanno ancora credere che l'attivismo -- intelligente, unito, informato, composto e persistente -- porta a risultati meravigliosi.

Siamo a Bomba, Abruzzo, provincia di Chieti. Popolazione 880 anime. Un paesino tranquillo, dove non succede mai niente. Ci sono gli ulivi, la Maiella, il fiume Sangro e il lago. I romani devono a Bomba parte della loro elettricita': negli anni cinquanta venne costriuta una diga, le cui acque alimentano tuttora una centrale idroelettrica per gli usi della capitale d'Italia.

Vennero espropriati piu' di un milione e mezzo di chilometri quadrati. La diga venne completata nel 1962, con pure la morte di due persone a causa di incidenti. Assieme alla diga nacque il lago di Bomba, azzurro e circondato dal verde d'Abruzzo. Con il tempo, lungo il lago si sono sviluppate attivita' turistiche e ricreative. Un'oasi di pace.

E poi ... nel 2009 arrivano quelli della Forest Oil Corporation di Denver, Colorado. Decidono che vogliono riprendere l'attivita' estrattiva portata avanti dall'ENI venti anni prima, quando avevano trivellato tre pozzi alla ricerca di gas, non avevano trovato nulla di appetibile e se ne erano andati.

La Forest Oil vuole riprovarci. Oltre a trivellare cinque nuovi pozzi, avrebbero anche costruito una centrale di desolforazione e raffiazione. Il tutto con emissioni a poche centinaia di metri dal paese, vasche per il contenimento di materiale di scarto, in un territorio geologicamente instabile, prono alla subisdenza, e non lontano dalla diga. Diga che era stata costruita ad un angolo di 45 gradi ed in terra battuta, non in cemento, proprio per l'instabilita' del territorio. Secondo i petrolieri sarebbe stato tuttapposto, tutti i potenziali effetti sarebbero stati lievi e trascurabili.

Cosa puo' fare un paesino cosi piccolo di fronte ad un colosso americano del petrolio, in affari dal 1916 e che nel 2008 aveva registrato 1.65 miliardi di profitti?

La risposta e' : tanto. Guidati dal Dott. Massimo Colonna, di professione chimico, i residenti si sono riuniti nel "Comitato Gestione Partecipata del Territorio" e non si sono piu' fermati. E se uno pensa che questo sia uno dei tanti comitatini di tanto fumo e niente arrosto si sbaglia di grosso. Questo e' stato un comitato che ha prodotto testi intelligenti, che ha dibattuto i petrolieri, che ha convinto i politici ad agire, che si e' letta le carte, ha rifatto i conti dei petrolieri, e che spesso ne sapeva di piu' dei petrolieri stessi. A ogni occasione hanno fatto vedere alla Forest Oil di che stoffa erano fatti.

Ad un certo punto, esasperati, quelli della Forest Oil hanno mandato i loro rappresentanti a cercare di placare gli animi, un volo da Denver a Bomba a promettere benessere e profumi, ma nessuno gli ha creduto. Gli 880 residenti di Bomba hanno dato alla Forest Oil quello che loro stessi hanno definito il peggior benvenuto nella loro intera storia corporativa di novant'anni.

Ci sono stati tanti episodi in questa storia di Bomba vs. la Forest Oil, a volte ci siamo quasi disperati, altre volte sembrava di avere la vittoria in tasca, ma in questi quasi sei anni, tutti abbiamo fatto la nostra piccola parte senza mai arrenderci. I balconi pieni di lenzuola No Forest Oil, la signora Filomena di un metro e mezzo che con la sua vuvuzuela le cantava a Giorgio Mazzenga della Forest Oil Italia, meta' Abruzzo a mandare osservazioni di contrarieta', i bambini della maestra Assunta di Florio a scrivere ai ministri, il Comitato e il WWF a leggersi le carte, a spiegare a quelli della regione i pericoli della situazione, e a controbattere ai petrolieri parola per parola, e un po anche io dall'altro lato dell'oceano con testi e a scovare comunicati agli investitori dove pure la Forest Oil diceva che non era proprio tuttapposto con la geologia di Bomba.

I petrolieri di Denver sapevano di essere quanto meno in ritardo sul loro programma di marcia. E cosi, nel 2012 hanno dovuto annunciare ai loro investitori dalle pagine del Wall Street Journal la perdita di 35 milioni di dollari di affari. La causa? Bomba!

Finalmente, dopo tanti alti e bassi, eccoci. Il giorno 18 Maggio 2015 il Consiglio di Stato ha decretato in maniera finale e definitiva che il progetto non s'ha da fare. Ci sono rischi di danni insostenibili per la collettivita' locale a causa dei rischi di subsidenza e occorre invocare il principio di precauzione. Il progetto dello sfruttamento di gas a Bomba e' insostenibile.

Non ci sono piu' tuttapposti.

Fine.

Bomba ha vinto.

Ecco, da oggi in poi nessuno potra' dire che a Bomba non succede niente. E' successo che 880 persone di un paese minuscolo dell'Abruzzo hanno rimandato a casa una multinazionale del petrolio. Chapeau.

Thursday, August 15, 2013

Obama mette i pannelli solari - finalmente!


Jimmy Carter e i pannelli solari sul tetto della Casa Bianca, Giugno 1979
Furono poi tolti da Reagan nel 1986



Pannelli per il riscaldamento dell'acqua della piscina, 
installati da George Bush Senior nel 1988


Il Washington Post riporta che finalmente sulla casa bianca si iniziano ad installare pannelli solari. 

La promessa era stata fatta da Obama gia' nel 2010, come segno dell'impegno della sua amministrazione di lottare contro i cambiamenti climatici. 

A suo tempo il segretario per l'energia, Steven Chu disse:

”This project reflects President Obama’s strong commitment to U.S. leadership in solar energy and the jobs it will create here at home. Deploying solar energy technologies across the country will help America lead the global economy for years to come.”

Passano tre anni e finalmente dopo tante pressioni popolari, oggi la Casa Bianca dice che sta installando “American-made solar panels" e che l'iniziativa

"will help demonstrate that historic buildings can incorporate solar energy and energy efficiency upgrades"

Si stima che il costo totale sara' recuperato dai risparmi finali sul corso dei prossimi 8 anni.

Arrivano un po tardi, eh? 

La cosa triste e' che gia' nel 1979 Jimmy Carter aveva fatto installare ben 32 pannelli solari sul tetto della Casa Bianca, che furono poi tolti da Ronald Reagan con le sue manie di grandezza e di spreco.

Nel 1979, Carter aveva detto che questi pannelli sarebbero stati giudicati in futuro cosi:

"either be a curiosity, a museum piece, an example of a road not taken, or it can be just a small part of one of the greatest and most exciting adventures ever undertaken by the American people.” 

"come una curiosita', un pezzo da museo, l'esempio di una strada non presa oppure solo una piccola parte di una delle piu grandi ed emozionanti avventure intraprese dal popolo americano."

Queste parole furono pronunciate 34 anni fa.

Purtroppo pero' quei pannelli della Casa Bianca sono stati la strada non presa: se avessimo continuato su quella strada maestra, io credo, oggi saremmo molto molto piu' avanti nella tecnologia, nella presa di coscienza pubblica, e soprattutto il pianeta sarebbe un po meno afflitto dai cambiamenti climatici.

Il primo pannello solare dell'era moderna fu inventato qui negli USA, dal Bell Labs, nel 1954 e la prima sperimentazione pubblica ci fu nel 1955, ad Americus, in Georgia, proprio lo stato di origine di Jimmy Carter.

59 anni fa.

Meglio tardi che mai.










Saturday, October 20, 2012

Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri



"Con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, 
in maniera irreversibile e irresponsabile".


Ci sono cosi tante cose che mi sono successe in queste tre settimane di incontri in tutta Italia, ed il tempo e' sempre troppo poco, per assaporare davvero tutto.

Ma ecco una cosa veramente bella che accade in Abruzzo, oggi, grazie a Carmine Miccoli e all'intera conferenza episcopale d'Abruzzo e del Molise.

Infatti, di fronte all'ennesimo tentativo da parte della Forest Oil di venire a trivellare una vallata incontaminata in Abruzzo, a Bomba, la Conferenza Episcopale d'Abruzzo e Molise fa circolare una nuova nota a favore del territorio e contro gli speculatori.

Sono chiari, come lo sono stati in passato: queste trivellazioni distruggeranno il territorio in modo irreversibile e irresponsabile.

E' una nota che spero legga anche il presidente della Forest Oil, tale John Langus, che arriva dalla Pennsylvania a dire a noi cittadini d'Abruzzo che vuole "riaprire il dialogo" assieme al suo compare Giorgio Mazzenga.

Caro John, eccoti il nostro dialogo: non ti ci vogliamo qui, capisci? 

Non abbiamo niente da dialogare, come non ce l'avresti tu se qui non ci fosse occasione di lucro per te.

E se non ti bastano gli innumerevoli no piombati da tutto l'Abruzzo e pronunciati da 19 comuni, dalla provincia di Chieti, dalle popolazioni, dagli accademici, dalla Chiesa, dalla Confcommercio, dalla Commisisone VIA, da Roma e da chiunque abbia un po di buonsenso, rileggetevi la frase: Trivellare l'Abruzzo e' cosa irresponsabile.

Capisci?

E poi, e' veramente patetico che cambiate le carte in tavola, mentendo allegramente. Sui vostri comunicati agli investitori si parla di 1 miliardo di metri cubi IN TOTALE in tutto il giacimento. L'Italia ne consuma 80 miliardi l'anno. Per cui le stime sono di si e no cinque giorni di gas, altro che sei mesi di fabbisogno nazionale!!!

Ma che credete che abbiamo l'anello al naso? Che il fabbisogno italiano di sei mesi e' contenuto in cinque pozzi di gas? Ma come ci pensate?

E poi chiamano tali Allen Marr e Michele Jamilokowski, i gran esperti della Torre di Pisa, per dire che la diga non crolla. Ma fate ridere! Ma questi tipi non sanno niente dell'Abruzzo, del suo territorio, e della sua gente. E questa frase qui, dell'International Oil and Gas dove la mettiamo?

"However, that gas/condensate reservoir (...) has not been developed because it lies under Bomba Lake and there is a landslide risk in the mountainous area. "

E quest'altra del dipendente della stessa Forest Oil, Ronald Brown?

At the time, a tragedy occurred in Northern Italy when a slide block fell into the Vajont reservoir. A pulse wave overflowed the dam and destroyed Longarone, a village of 2000 people. The gas field is partly located beneath a Lake held by a 57.50 meter earthen dam. AGIP elected not to produce the field in 1966 due to the Bomba dam proximity.

E poi ancora con le balle che non e' una raffineria, ma un centro di desolforazione con dei magici batteri che mangeranno lo zolfo. E che batteri sono? I batteri di Mazinga zeta?

E la VIA dove dicevate voi stessi che ci sarebbero state emissioni di idrogeno solforato direttamente nelle case delle persone, a 200 metri dai vostri batteri spaziali? Ve ne siete scordati?

I soldi accecano le persone, lo so. Ma qui siete veramente patetici.

Drilling Abruzzo is irresponsible, just as the entire Union of Bishops said today. 

Dear John, Dear Allen, Dear Michele: save yourselves from this international embarassment. Please go back home to Pennsylvania, to Boston and leave us in peace.

Put your heart at rest: you will not, I guarantee you, you will not, drill this place.
We won't let you.

 

"Leviamo la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali"

“Noi, Vescovi delle Chiese che sono in Abruzzo e Molise, ancora una volta leviamo alta la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre, minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani, in cui viene meno la tutela della vita e la custodia del creato, dono di Dio e impegno morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Lo afferma in una nota la Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam), in una nota.
   "Ci riferiamo, in particolar modo, ai progetti di sfruttamento energetico, in particolar modo petrolifero, su cui ci siamo già pronunciati come Conferenza episcopale regionale nel 2008 e, mediante l'intervento di alcuni di noi o tramite gli uffici da noi delegati, in varie occasioni nel corso di questi ultimi anni. In luogo di una vera 'conversione' a progetti di crescita sostenibile, in ascolto della voce dei territori e delle popolazioni di cui abbiamo la cura pastorale - rileva la Ceam - si confermano e si aggravano le scelte più rischiose per la salute e il benessere di tutti. La stessa promessa di uno sviluppo economico viene a cadere di fronte alla grave situazione economica e sociale, ancora nel pieno della crisi che investe il nostro Paese e, in particolar modo, la nostra Regione: con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile".
 "Come afferma il recente documento della CEI in occasione della 7a giornata nazionale per la salvaguardia del Creato ("Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra") - prosegue la nota - noi non possiamo "dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire e' voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele e' l'Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del creato, a noi affidato come dono e responsabilità. Con esso, proprio perché gratuitamente donato, e' necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato" (n. 1). Questo compito comune veda coinvolti tutti, in particolar modo coloro che, a livello locale, regionale e nazionale, hanno ricevuto il mandato di governare lo sviluppo del territorio, perché agiscano in nome del bene comune e non di una singola parte, prestando ascolto al grido della nostra terra, del nostro mare, del nostro cielo: in essi riconosciamo la presenza di Dio, come ci ricorda il "Cantico delle creature" del santo patrono d'Italia Francesco d'Assisi. Allora il nostro grido comune si muterà in canto di lode e di grazie, perché consapevoli di aver realizzato un passo in avanti nella concordia tra noi e quella parte della creazione che ci e' stata affidata, per cui essere degni della nostra chiamata più grande: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9).

Thursday, December 29, 2011

Giorgio Mazzenga e John Klein della Forest Oil Corporation: senza vergogna


Ai cittadini di Bomba:
Non credetegli a Giorgio Mazzenga,
quello vuole solo speculare sulla vostra salute
seduto dalle sue comode poltrone romane!


Non sanno che pesci prendere! Che ridere, che ridicoli! Non gli e' bastata la figuraccia di qualche mese fa, quando tutto il paese di Bomba gli si e' rivoltato contro, assieme a tutta la provincia di Chieti, assieme a 19 sindaci di altrettanti comuni, assieme a tutto il resto d'Abruzzo. Non gli e' bastato a tornano alla carica.

JOHN KLEIN:
GIORGIO MAZZENGA:
NO IS NO IS NO.
DO YOU GET IT?

Si vede che a Giorgio Mazzenga e a John Klein della Forest Oil Corporation non gli interessa di essere odiati da tutti: vogliono solo tirare fuori la melma che abbiamo nel sottosuolo d'Abruzzo, costi quel che costi, per arricchircisi loro e i loro azionisti. Che vergogna! Una multinazionale contro un paesino di 1000 abitanti.

Ed ecco che il 12 dicembre 2011 mandano una innocente letterina ai cittadini di Bomba con una lucicante letterina e con una brochure informatica che dice:

Da diversi anni nel territorio del Comune di Bomba si parla e si discute del progetto Forest per l'impianto di estrazione e di trattamento di gas che abbiamo intenzione di costruire.

Traduzione: siamo sopresi che non ci siamo ancora riusciti, e che la gente e' stata piu' intelligente dei nostri inganni.

In questo periodo, e soprattutto negli ultimi mesi, i toni sono stati molti accesi e ci spiace che si siano verficati episodi di confronto pubblico poco sereni.

Traduzione: li abbiamo fatti neri e non se lo aspettavano. In realta' gli spiace solo per il portafoglio e per niente altro senno' venivano a parlare con noi 5 anni fa.

Siamo fermamente convinti che ogni cittadino abbia il diritto di conoscere questo progetto e cio che comporta per questa terra, e di fare di conseguenza le proprie valutazioni maturando un'opnione serenamente.

Traduzione: dobbiamo continuare a farvi il lavaggio del cervello perche' non ci siamo riusciti finora. La Forest Oil e' stata la prima a fare tutto sottobanco negli scorsi 5/6 anni e ora che la gente sa, ed e' informata correttamente da persone senza interessi personali cercano di mettere delle paroline di corporate speak, belle, luccicanti e rasserenanti. Cara Forest, siete cascati male: saremo "sereni" solo quando ve ne sarete andati!

Per questo abbiamo deciso di mandare questo materiale informativo a casa di tutte le famiglie di Bomba, per potervi spiegare cosa abbiamo intenzione di realizzare, di che impianto si tratta, che impatto avra', quali benefici sono attesi soprattutto sul tema del lavoro, dell'economia e dell'opportunita' per i giovani di restare a lavorare nel proproi territorio.

Traduzione: Siamo cosi disperati che abbiamo dovuto metterci di mezzo pubblicisti, e brochure e balle varie. Purtroppo, cara Forest siete arrivati tardi. Purtroppo non porterete niente di buono a nessuno, e noi lo sappiamo fin troppo bene. E' facile da Milano e da Roma e da Denver pensare che potete venire con l'arroganza dei vostri soldi.

IL VOSTRO PETROLIO, IL VOSTRO GAS
NON PORTANO BENEFICI A NESSUNO SE NON A VOI STESSI.

WE ARE SMARTER THAN THAT
THANK YOU VERY MUCH.

Chi e' interessato a maggiori dettagli puo' consultare il nostro sito web www.forestbomba.it o la documentazione amministrativa presente sul sito del Ministero dello Svilupo Economico Dipartimento per l'Energia.

Traduzione: siamo ancora convinti di poterci riuscire a trivellarvi, indice che non abbiamo capito niente della capa tosta degli Abruzzesi. Cara Forest: la vostra centrale e' una variante del centro oli di Ortona, lo sappiamo tutti, entra monnezza sulfurea, esce monnezza sulfurea. I vostri tecnici, nella persona di Ronald Brown e anche la rivista Oil International parlano del fatto che la diga e' a rischio Vajont, emetterete secondo le vostre stesse documentazioni fumi tossici direttamente nelle case delle persone, e oltre i limiti legali, costuirete vasconi di monnezza tossica in una zona turistica, agricola e dove

NESSUNO VI VUOLE!
DO YOU UNDERSTAND?

Come tutte stiamo seguendo un preciso iter autorizzativo, che e' condotto da enti autorevoli e imparziali come il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Abruzzo. Queste istituzioni dispongono di organismi dedicati proprio all'esame di questi progetti, composti da autorevoli esperti ed addetti ai lavori. La legge prevede procedure rigorosissime, come e' giusto che sia, e noi stiamo fornendo tutte le risposte ai loro questiti e ci atterremo alle decisioni che vengono assunte in queste sedi.


Traduzione: purtroppo i cittadini di Bomba, il comitato gestione partecipata del territorio, Massimo Colonna, 19 comuni del comprensiorio, Enrico di Giuseppantonio, la provincia di Chieti, la confcommercio, la D'Orsogna, la chiesa, le associazioni sportive, TUTTO l'ABRUZZO ci e' contro e dobbiamo cercare di salvare il salvabile, facendo riferimento a vaghi, innominabili e fantomatici esperti, che non esistono e che hanno il solo scopo di confondere le idee alle gente.

La legge prevede che la volonta' popolare sia vincolante:
dunque andatevene da dove siete venuti.

Giorgio Mazzenga: la traduzione della parola democrazia e' che sono i cittadini padroni del proprio territorio, e' che siamo NOI a decidere e non un mucchio di signori di mezza eta'
venuti da chissa' dove che dell'Abruzzo non sanno niente.

NON VI CI VOGLIAMO QUI!

Le vostre balle, i vostri tentativi di fare il lavaggio del cervello alle persone, i vostri miraggi di pochi spiccioli elargiti alla collettivita' in cambio di speculazione su speculazione per voi e per i vostri affaristi, da Denver a Milano.

SCOMPARITE!




Monday, October 31, 2011

Giorgio Mazzenga della Forest Oil Corporation: leave Bomba alone!


Forest Oil has exhibited a total disregard
for human life, the well-being of animals
and the overall environment.

La Forest Oil ha dimostrato un totale disrispetto
per la vita umana,
per la salute degli animali
e dell'ambiente


Da una causa contro la Forest Oil Corporation
Hidalgo County, Texas, 2006

Devono essere proprio disperati quelli della Forest Oil Corporation se il loro capo viene a scrivere su questo blog. E deve essere proprio appetibile il bottino economico - per loro, mica per noi - che aspettano di tirare fuori da Bomba se continuano a perservare diabolicamente contro una regione intera che non ce li vuole sul proprio territorio.


Giorgio Mazzenga: ci lasci in pace!
Vada a trivellare casa sua!


Allora, da dove iniziamo?

Dal fatto, ripetuto piu' e piu' volte che e' la stessa Forest oil Corporation a dire che il lago di Bomba e' a rischio Vajont e che e' per questo che l'ENI non lo trivello'?

Direttamente da International Oil Letter, 2007:

The license includes the Bomba gas/condensate field that was discovered by Agip in 1996. However, that gas/condensate reservoir has not been developed because it lies under Bomba Lake and there is a landslide risk in the mountainous area.

Direttamente dalla bocca di Ronald Brown, della Forest Oil International, 2008:

At the time, a tragedy occurred in Northern Italy when a slide block fell into the Vajont reservoir. A pulse wave overflowed the dam and destroyed Longarone, a village of 2000 people. The gas field is partly located beneath a Lake held by a 57.50 meter earthen dam. AGIP elected not to produce the field in 1966 due to the Bomba dam proximity.

O vogliamo parlare di un popolo intero che ha smascherato tutte le balle degli "esperti americani" venuti a convincerci che trivellare e' cosa buona e santa?



O vogliamo parlare del fatto che la stessa Forest Oil ha detto che non le era mai capitato prima, nei suoi 95 anni di storia, che ci fosse cosi' tanta compattezza e decisione contro un suo progetto?

O vogliamo parlare del fatto che l'intera provincia di Chieti e' contraria, come anche tutti i sindaci della zona, con il proprio parere espresso in mille modi, secondo canali ufficiali?

O vogliamo parlare del modo in cui la Forest Oil ha trattato i suoi dipendenti negli USA, regalando al signor James Mc Allen materiale radioattivo, come dimostra la causa fatta alla Forest Oil in cima a questo blog?

O vogliamo parlare del fatto che secondo le stime della stessa Forest Oil al massimo tireranno fuori gas che bastera', se tutto va bene, 5 giorni al fabbisogno nazionale italiano?

O vogliamo parlare del fatto che la Forest Oil, nel suo studio di impatto ambientale stessa diceva che avrebbero sfondato i limiti legali di inquinanti a Bomba e che questi finiranno direttamente nelle case della gente?

O vogliamo parlare del fatto che mentre siete qui a sbandierare soldi, cifre e numeri, non vogliate dirci invece quanti soldi verranno in tasca a voialtri?

Non ce ne facciamo niente dei vostri quattrini. Teneteveli e sparite.

JOHN KLEIN
GIORGIO MAZZENGA
AND ALL YOUR CRONIES:

PACK UP AND LEAVE
YOU ARE NOT WELCOME HERE.
WE DON'T WANT YOU.

DO YOU UNDERSTAND?

Tuesday, October 18, 2011

A Nicola Argiro' presidente della quarta commissione d'Abruzzo




Il giorno 20 ottobre 2011 si riunira' a Bomba la quarta comissione del consiglio regionale per l'industria, il commercio ed il turismo, presieduta da Nicola Argiro' per discutere di "aspetti e problematiche" legate alla coltivazione di idrocarburi secondo il progetto Monte Pallano dell'americana Forest Oil Corporation.

Bomba sorge su un terreno idrogeologicamente fragile, soggetto a frane, smottamenti, e subsidenza naturale e ospita gia' una delicata diga costruita in terrabattuta invece che in cemento a causa della sua estrema vulnerabilita'. Il progetto della Forest Oil prevede la creazione di almeno cinque pozzi di idrocarburi e la costruzione di una raffineria-desolforatore, del tutto simile al centro oli di Ortona.

Pare allora opportuno ricordare a Nicola Argiro' e all'intera commissione quanto affermato dagli stessi petrolieri nella rivista "International Oil Letter", volume 23, 20 Agosto 2007:

"That gas/condensate reservoir has not been developed because it lies under Bomba lake and there is a landslide risk in the mountainous area."

"Quella riserva di gas/condensato non e' stata sfruttata perche' giace sotto il lago di Bomba e sussiste un rischio di smottamenti in quella zona montagnosa".

Lo stesso concetto e' stato ribadito piu' e piu' volte, da geologi abruzzesi non al soldo della Forest Oil e finanche da Ronald Brown, un esponente della Forest Oil International: Bomba e' a rischio Vajont ed e' pericoloso trivellarla, quali che siano gli strumenti di prevenzione.

E' importante anche ricordare che contro questo nefasto progetto si e' espressa l'intera provincia di Chieti, centinaia di associazioni sportive, religiose, culturali, la Confcommercio, il WWF, i comuni di Fara Filiorum Petri, Fossacesia, Francavilla, Miglianico, Collemezzo, Roccascalegna, Tornareccio, Altino, Torricella Peligna, Pennadomo, Bomba, oltre a centinaia di cittadini che hanno mandato osservazioni all'ufficio VIA di Antonio Sorgi dal valore legale, organizzato incontri informativi e protestato, civili ma decisi, contro la petrolizzazione della nostra regione. Anche gli eredi di John Fante dalla California si sono espressi contro la trasformazione di Bomba in un campo di gas.

Il comitato di cittadini "Gestione partecipata del Territorio" guidato da Massimo Colonna ha messo in luce tutte le pericolosita' del progetto della Forest Oil: oltre alla subsidenza, il superamento di limiti legali per le emissioni, la vicinanza della raffineria al centro cittadino, i danni che portera' all'economia agricolo-turistico della zona.

Ricordiamo a Nicola Argiro' e all'intera Quarta Commissione che il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia, afferma che la volonta' popolare e' vincolante. Chiediamo allora che il nostro desiderio di non essere petrolizzati - manifestato all'unanimita' in mille modi nel corso degli scorsi anni - sia rispettato. E' la democrazia.

La scienza, il senso comune, l'intelligenza puntano in una sola direzione: vietare trivelle e raffinerie in vicinanza del lago, senza se e senza ma.

Non lasceremo alla Forest Oil distruggere Bomba, il suo lago e la sua storia ed esigiamo che per una volta la politica sia decisa e faccia gli interessi veri della gente e non degli speculatori.

In campagna elettorale Gianni Chiodi disse di essere contrario al centro oli di Ortona. Anche se non siamo in campagna elettorale, i cittadini di Bomba meritano esattamente lo stesso rispetto.

Monday, December 6, 2010

Wiki-ENI: giornalisti italiani a libro paga ENI


Chissa' perche' non mi stupisce - non dopo avere saputo che Lucia Annunziata scrive per OIL-ENI e si becca 150,000 euro l'anno per 4 articoli.

Dal il fatto quotidiano, e prima ancora dall'ex-ambasciatore USA Ronald Spogli:

Eni, la più importante società energetica parastatale, ha un immenso potere politico; la sua strategia di business si è concentrata su complessi ambienti geopolitici, solitamente considerati eccessivamente rischiosi da molti dei suoi concorrenti internazionali.

Anche solo a giudicare dalla stampa, si può pensare che il primo ministro Berlusconi garantisca al suo presidente, Paolo Scaroni, tanto accesso quanto al suo proprio ministro degli esteri.

Durante un evento diplomatico nel 2007, una conferenza sull’Asia centrale, i rappresentanti dell’Eni e di Edison ebbero 30 minuti ciascuno per parlare, mentre i quattro ministri degli Esteri e i cinque vice ministri di cinque stati centro asiatici furono infilati tutti in un’ora sola.


C’è il sospetto che l’Eni mantenga a libro paga alcuni giornalisti.

La presenza dell’Eni in Russia supera quella dell’ambasciata italiana a Mosca che è a corto di personale.

Mi viene in mente l'attivista congolese con cui parlai l'anno scorso in Sardegna - voleva contattare la stampa italiana nel suo paese per allertarci dei piani ENI per sviluppare le tar-sands del Congo e distruggere foresta vergine tropicale. Ando' all'ambasciata e a riceverlo c'era .. uno dell'ENI!!!

Monday, October 20, 2008

Il modello danese


Nel 1973, a causa delle tensioni fra Egitto ed Israele, i paesi arabi produttori di petrolio decisero di non vendere piu' oro nero agli Stati Uniti, al Giappone e all'Europa. I forti aumenti di prezzi causarono una recessione in tutto il mondo, e l'embargo ebbe gravissime conseguenze all'economia globale.

Molti paesi iniziarono a sviluppare programmi per contenere l'uso energetico, e anzi molte tecnologie dell'epoca furono davvero rivoluzionarie: vennero create le prime macchine elettriche e i primi pannelli solari vennero addirittura montati sulla Casa Bianca dal presidente Jimmy Carter.

Passata la crisi pero' molti paesi, fra cui gli USA, tornarono ai loro vecchi modelli di sviluppo, con Ronald Reagan che decise che non si poteva negare energia al popolo americano "because a life of plenty is the American way". Reagan fece togliere i pannelli dalla casa Bianca. Dopo trenta anni, eccoci qui che annaspiamo per "raschiare il fondo del barile" come dice l'ENI ad Ortona.

La Danimarca pero' si comporto' diversamente. Nel 1976 i danesi DECISERO che non sarebbero stati mai piu' alla merce' del mercato patrolifero e dei ricatti degli Arabi. A quel tempo il paese non aveva risorse petrolfiere fatte in casa e cosi si decise di fare le seguenti cose:

1) Rendere tutti gli edifici energeticamente efficienti

2) Tassare macchine e benzina, usando i soldi delle tasse per sviluppare per davvero le energie alternative e non le chiacchere.

3) Creare "distretti di riscaldamento" grazie ai quali l'energia di scarto delle centrali elettriche, che altrimenti sarebbe stata dispersa, poteva essere usata per riscaldare le case.

4) Investire massicciamente, a livello governativo, nell'energia eolica. Questa mossa fu AZZECCATISSIMA: oggi il 20% dell'energia della Danimarca viene dal vento. I danesi hanno cosi bene imparato l'arte delle turbine a vento da esportare il loro sapere e i loro prodotti al resto del mondo. L'industria del vento ha crato VENTIMILA posti di lavoro nell'ultimo decennio.

5) Promuovere elettrodomestici efficienti, speigando al consumatore danese che sebbene modello X costa meno che modello Y, modello X consuma molta piu' energia, per cui e' piu' conveniente comprare modello Y.

6) Promuovere energia solare. Nel 2005 il governo ha stanziato MILLE MILIARDI di euro per lo sviluppo, promozione e l'integrazione di tecnologia fotovoltaica.

Ironia della sorte, negli anni settanta i danesi decisero di cercare petrolio fra i loro mari e nel proprio sottosuolo. Lo trovarono e di ottima qualita' pure. Il loro petrolio e' a basso contenuto di zolfo, quindi molto migliore di quello Abruzzese. Anche se in parte questo petrolio e' stato estratto in mare aperto, c'e' stata molta oppozione della popolazione che ne ha impedito il pieno utilizzo. I punti da uno a sei li hanno implementati e mantenuti negli anni *nonostante* il petrolio.

I risultati sono stati fenomenali. La Danimarca in trenta anni oggi e' energeticamente indipendente ed e' l'unico paese d'Europa che vende energia ai suoi vicini. La popolazione e' cresciuta del 7% in questi anni, e cosi' pure l'armamentario teconoglico di ciascuno (telefonini, computer, ipod etc etc che prima non c'erano), eppure i consumi energetici sono rimasti gli stessi. In Danimarca lo standard di vita e' fra i piu' alti del mondo occidentale. La disoccupazione e' al 1.6%. I danesi dicono di essere di essere disposti a pagare ancora piu tasse se questo significasse restare liberi dalla dipendenza dal petrolio.

Nel 2007 la Danimarca, che ha gia' ampiamente rispettato e superato Kyoto, si e' data un nuovo obiettivo: quello di generare il 75% dell'energia del paese dal vento. La data prevista e' il 2025 e cioe' a soli 17 anni da adesso. Tutto questo anche se hanno il petrolio in casa. Vogliono usare l'energia eolica per il movimento delle automobili. Nel 2007 i danesi hanno abbassato le emissioni di CO2 nel loro paese dell'8%.



Non siamo la Danimarca e non possiamo semplicemente prendere ed importare il loro modello in Italia a scatola chiusa. Dovremmo pero' predere esempio che progettare,
pensare e prevedere sia la strada giusta piuttosto che ciecamente distruggere una intera economia per poche goccie di petrolio.


Fonte: The New York Times