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Thursday, October 11, 2018

Oleodotto esplode in Canada, raffineria esplode in Bosnia, altra raffineria esplode in Canada




 
Canada

Bosnia












Canada 2





Siamo in British Columbia sulla costa pacifica del Canada. Un gasdotto della Enbridge da 70 centimetri di diametro e' esploso in una zona rurale a nord della citta' di Prince George.

Cento membri della tribu indigena Lheidli T'enneh First Nation, sono stati evacuati a causa del forte boato, puzze, e aria irrespirabile. Lo scoppio e' stato a 2 chilometri dalla riserva.  Non si sa perche' il gasdotto sia esploso.

Passiamo alla Bosnia dove invece e' esplosa una raffineria russa della Zarubezhneft. Qui siamo invece nella citta' di Brod, al confine con la Croazia.  Sono rimasti feriti in otto, con fiammate e fumo dappertutto; altri report invece parlano di un morto e nove feriti. 

E dulcis in fundo, un altra esplosione in Nova Scotia, dall'altro del Canada, dove invece ci sono state fiammate per 30 metri da una raffineria incendiatasi. Anche qui, fumo e paura, con tanti lavoratori in loco, spaventati e confusi.


Si tratta della Irving Oil facility, la raffineria piu' grande del Canada che impiega 1,400 persone su un sito di 300 ettari e con la produzione giornaliera di 320,000 barili al giorno. Il numero dei feriti e' incerto, ma lo scoppio e' avvenuto durante l'ora di pranzo, e molti degli addetti erano lontani dal punto centrale dell'impatto.

Anche qui non si sa perche' la raffineria piu' grande del Canada sia scoppiata.






Monday, March 6, 2017

L'esercito americano e il dipartmento della difesa sono piu' rinnovabili che mai







 Grafici di Reuters


Il dipartimento della difesa americano continuera' la transizione verso le rinnovabili, nonostante le parole del presidente Donald Trump che non perde occasione per avanzare il paradigma del petrolio dappertutto e i tagli agli enti di controllo ambientale.


E questo non ha niente a che vedere con i cambiamenti climatici, quanto per praticita', utilita' ed economia. I pannelli solari sono piu' sileziosi e piu' facilmente trasportabili dei generatori diesel. Le navi ibride fanno risparmiare tempo e minimizzano i rischi di attacco durante gli attracchi per caricare carburante.

E cosi gli affari per i contrattori militari sono alle stelle, mentre che il principale acquirente di petrolio del mondo decide di convertirsi al sole e al vento.


L'uso di rinnovabili e' raddoppiato dal 2011 al 2015, il numero di progetti rinnovabili e' invece triplicato nello stesso arco di tempo e questo sia nelle basi americane che in quelle straniere.

E Trump? E la sua retorica? 

Reuters ha intervistato vari militari che hanno confermanto che Trump non andra' contro i programmi dei militari perche' non e' una decisione politica dell'esercito ma di pratica e di utilita'. Addirittura il segretario della difesa di Trump, Jim Mattis, ha spesso sottolineato la necessita' per le truppe di essere alimentate da fonti rinnovabili per ragioni di sicurezza.


Facciamo un passo indietro. Chi e' che veramente ha iniziato a spingere per un esercito green e' stato nientedimeno che George W. Bush che nel 2007 firmo' una legge che obbligava il Pentagono ad arrivare al 25 percento di elettricita' dalle rinnovabili nei loro edifici entro il 2025. 

Barack Obama poi accellero' questa transizione, e impose all'esercito e alla marina di generare 1GW di energia rinnovabile e porto' avanti un programma perche' i veicoli da combattimento fossero disegnati in modo da essere alimentati dall'energia rinnovabile e non fossile. 

Nel 2015 il Pentagono poi riporto' al congresso che le siccita' e le alluvioni causarte dai cambiamenti climatici sono un rischio per la sicurezza, perche' possono portare a destabilizzazioni politiche e economiche che potrebbero portare anche a conflitti armati.

La marina e' arrivata al suo obiettivo e gia' adesso produce 1 GW di elettricita'. L'esercito ci e' quasi arrivato.

E intanto le ditte del solare hanno ottenuto contratti miliardari negli scorsi anni, con progetti dalla Georgia alla Calfornia, dall'Alabama a Washington.

Tutto insieme, l'uso di petrolio da parte dell'esercito USA e' calato del 20% dal 2007 al 2015, in gran parte a causa del declino di operazioni di combattimento ma in parte grazie anche all'uso delle rinnovabili.  


Ad ogni modo, il consumo cala e i petrolieri sono preoccupati. La BP per esempio ricorda che "adatteranno" le loro strategie di marketing per offirire ai loro clienti cio' di cui hanno bisogno.

In realta', marketing o non marketing, portare petrolio in campi da guerra e' pericoloso e difficile.

In Iraq un convoglio di trasporto di petrolio su 40 e' stato coivolto in incidenti con morti o feriti gravi nel 2007, e questo perche' le operazioni di carico e scarico sono di loro natura rischiosa e creano dei target facili per il nemico.
 

 In Afghanistan nello stesso anno, uno su 24 ha riportato morti.
E' da qui che nacque l'idea di andare green. I Marines iniziarono a portarsi dietro pannelli solari in Afghanistan nel 2009 per alimentare le batterie per la comunicazione, il GPS e i visori notturni. Il silenzio e' stato un altro elemento di utilita', invece che il rumore dei generatori.

E cosi, anche l'esercito diventa green, Trump o non Trump.

Wednesday, March 11, 2015

Il sole, la California, il futuro









La California e' la sede della Apple, di Facebook, di Google e di mille altre aziende nuove e innovative. E' anche una delle capitali dell'energia solare.

Anzi, l'uso delle rinnovabili e' passato dal 12% nel 2008 al 25% nel 2014, con investimenti di 20 miliardi di dollari, da parte di pubblici e privati. In California ci sono i principali impianti di energia solare, eolico e geotermico del mondo intero. La Tesla qui impiega 8000 persone.

Tutti i contratti gia' firmati lasciano prevedere che entro il 2020 saremo al 33%. L'obiettivo e' di arrivare al 50% entro il 2030. Fra 15 anni. A quel punto il petrolio sara' l'energia alternativa.

E tutte le ecatombi previste sulla disoccupazione? Beh, nel 2011 la disoccupazione era al 12%, adesso siamo al 7%.

Il governo in questi anni ha sponsorizzato nuovi progetti e startip di energia "green" con circa 34 miliardi di dollari. Solo il 2% non sono stati ripagati e sono falliti. Tutti gli altri sono ancora attivi e vengono ripagati a cadenza continua, tanto che dei 34 miliardi iniziali, ne sono gia' rientrati 30 miliardi.

L' industria solare e' cresciuta dell' 86% negli scorsi cinque anni e circa 174,000 americani lavorano nel fotovoltaico e 75,000 nell'industria del vento. In California, piu' gente lavora nel sole che in tutte le altre industrie di energia.

Il presidente Reagan a suo tempo aveva riso delle rinnovabili, facendo togliere i pannelli solari sulla casa bianca, messi da Jimmy Carter. Ma il suo segretario di stato George Shultz noto' che

"The United States is on the cusp of a true revolution in the field of energy, and if we can capitalize on these opportunities we'll have a much better energy future from the standpoint of our national defense, from the standpoint of our economy, and from the standpoint of our environment.”

E certo non tutto funzionera', qualcuna di queste aziende fallira, qualcuna e' gia' fallita, ma da qualche parte occorre pur partire. Qualcuno mi scrisse che partendo dal piccolo aereoplanino dei fratelli Wright, che poteva essere una semplice curiosita', siamo arrivati al Concorde. Sara' cosi' anche con il solare, anzi siamo gia' sulla buona strada.

E in Italia possiamo continuare ad ancorarci alle trivelle, ma il mondo correra', con o senza di noi.

Friday, February 21, 2014

L'inventore del fracking che regala soldi per riparare i danni del fracking




Indago su altri ricconi che regalano soldi alle proprie comunita', e mi imbatto in questo articolo di CNN money, ripreso da “The Chronicle of Philantropy” (si negli USA esiste pure una pubblicazione apposta per la filantropia): nel 2013, Mark Zuckerberg e sua moglie - 29 e 28 anni - hanno donato 1 miliardo di dollari in beneficenza.

Ma e' il secondo in classifica che mi stupisce: George Mitchell, texano morto a 94 anni il 26 Luglio 2013, che ha lasciato 750 milioni di dollari alla "Cynthia and George Mitchell Foundation". La fondazione promuove l'uso e lo sviluppo di energia rinnovabile e sostenibile e progetti ambientali negli USA. Uno dei principali scopi della fondazione e' di prevenire e mitigare i danni portati dall'industria del fracking.

Ma chi e' Mr. George Mitchell?

George Mitchell e' il papa’ del fracking e della trivellazione orizzontale, che ha praticamente inventato e perfezionato tramite la sua ditta petrolifera, la Mitchell Energy & Development. Ha scoperto e sfruttato circa 250 giacimenti di gas naturale nella Barnett Shale del Texas, diventando un milardario.

L’inventore del fracking che regala soldi per riparare i danni del fracking!

Ed ecco qui il nocciolo del tutto: se l’inventore dell' hydraulic fracturing lascia una parte cosi grande del suo patrimonio per riparare i danni dovuti all'hydraulic fracturing, allora qualcosa di vero in quel dicono tutti questi "complottisti ambientalisti" ci sara' pure.

Qui una intervista di Mr. Mitchell a The Economist, un anno prima di morire in cui spiega come ha inventato il fracking e come gli e' venuto in mente e quanto tempo e soldi ci e' voluto. A suo modo e' anche una bella storia di intraprendenza, di creativita' e di persistenza.

Ecco cosa dice sul reparto ambiente:

"As a concerned businessman and philanthropist, I have come to understand that the natural gas industry can no longer simply focus on the benefits of shale gas while failing to address its challenges. We know that there are significant impacts on air quality, water consumption, water contamination, and local communities.

"A strong federal role is also necessary, starting with the Environmental Protection Agency’s new rules calling for more controls over the most dangerous air pollution associated with hydraulic fracturing. The rules will also mitigate methane leakage during the drilling process. This is critical, since methane is a powerful greenhouse gas pollutant, and uncontrolled leakages call into question whether natural gas is cleaner than coal from a global climate perspective."

"Da uomo di affari sensibile e da filantropo, sono giunto alla conclusione che l'industria del fracking non puo' piu' solo focalizzarsi sui benefici dello shale gas e allo stesso tempo fallire nell'affrontare i problemi che comporta. Sappiamo che ci sono impatti significativi sulla qualita' dell'aria, sul consumo di acqua, sulla contaminazione dell'acqua e sulle comunita' locali.

E' necessario un forte ruolo del governo centrale, ad iniziare dall'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e nuove regole per maggiori controlli sui piu' pericolosi casi di inquinamento ambientale associato con l'hydraulic fracturing. Le nuove regole mitigheranno le perdite di metano durante la trivellazione. Questo e' critico perche' il metano e' un potente, inquinante gas serra, e perdite incontrollate portano a seri dubbi sul fatto che il gas naturale sia pulito del carbone, da un punto di vista dei cambiamenti climatici."

Notare che questo lo dice un petroliere texano, il creatore del fracking e non un "ambientalista estremista".

Qualcosa di vero ci sara’ pure allora, o anche lui aveva le allucinazioni quando parlava?


Qui pozzi di reiniezione che si riaprono nel Texas al fracking.

Qui l’acqua di falda che finisce nel Texas al fracking.

Qui la sismicita’ indotta nel Texas al fracking

Tuesday, October 22, 2013

Anche l'esercito USA contro il fracking




E chi l'avrebbe mai detto.

Anche l'esercito USA e' opposto al fracking, almeno secondo il Washington Post.

Fra gli stati della Virginia e del West Virginia sorge il George Washington National Forest, uno dei piu' grandi parchi del nord-est americano. Ci scorrono i fiumi Shenandoah, James and Potomac che danno da bere a circa 2 milioni di persone.

Arriva pero' il lupus in fabula: gas naturale intrappolato nello scisti del Marcellus Shale.

Entro la fine di Ottobre 2013, la U.S. Forest Service deve decidere se approvare o vietare il fracking in questi due milioni di acri di splendore naturale, e stilare un piano di gestione per i prossimi 15 anni.

E ovviamente i signori del fracking dicono che non e' giusto che il governo "chiudi la porta" all'industria delle trivelle per un periodo cosi lungo, e dicono che il gas e' meglio del carbone.

Come dire, scegliamo un veleno meno veleno.

Gli ambientalisti, questi cattivissimi, dicono che giustamente il processo inquinera' le falde, e stravolgera' tutto lo scenario della foresta.

Ma chi e' che va nella foresta per vedere le trivelle infatti?

E voila'.

Subentrano the Army Corps of Engineers — gli ingegneri dell'esercito! che controllano l'acquedotto pubblico di Washington da cui prendono l'acqua potabile almeno 4.5 milioni di persone e la Fairfax County Water Authority.

Il manager dell'acquedotto Thomas P. Jacobus dice che la foresta e' una risorsa chiave per la vita e che qualsiasi cosa che minacci la sua salute

 “would be unwelcome. Safe water supply is essential to life.”

Oltre all'acqua potabile ci sono circa cento specie di pesci e di cozze che vivono nei fiumi della foresta incriminata, 70 tipi di anfibi e rettili, 180 specie di uccelli e 60 specie di mammiferi, oltre che una vastissima gamma di alberti, piante, laghetti, percorsi e campeggi all'aperto.

La cosa grave secondo i manager della foresta e' che qui nascono i fiumi e i ruscelli con le loro sorgenti che poi si snodano per chilometri e chilometri,
e che quindi inquinare a monte e' gravissimo, perche' poi tutto il sistema fluviale ne risentira'.

Secondo Ken Landgraf, amministratore del George Washington National Forest:

“If you had a pollutant anywhere in the watershed, it would be a concern. But in the headwaters, everyone would have to deal with that. Everybody’s going to see that further downstream in the watershed.” 

Amen. 



Thursday, August 15, 2013

Obama mette i pannelli solari - finalmente!


Jimmy Carter e i pannelli solari sul tetto della Casa Bianca, Giugno 1979
Furono poi tolti da Reagan nel 1986



Pannelli per il riscaldamento dell'acqua della piscina, 
installati da George Bush Senior nel 1988


Il Washington Post riporta che finalmente sulla casa bianca si iniziano ad installare pannelli solari. 

La promessa era stata fatta da Obama gia' nel 2010, come segno dell'impegno della sua amministrazione di lottare contro i cambiamenti climatici. 

A suo tempo il segretario per l'energia, Steven Chu disse:

”This project reflects President Obama’s strong commitment to U.S. leadership in solar energy and the jobs it will create here at home. Deploying solar energy technologies across the country will help America lead the global economy for years to come.”

Passano tre anni e finalmente dopo tante pressioni popolari, oggi la Casa Bianca dice che sta installando “American-made solar panels" e che l'iniziativa

"will help demonstrate that historic buildings can incorporate solar energy and energy efficiency upgrades"

Si stima che il costo totale sara' recuperato dai risparmi finali sul corso dei prossimi 8 anni.

Arrivano un po tardi, eh? 

La cosa triste e' che gia' nel 1979 Jimmy Carter aveva fatto installare ben 32 pannelli solari sul tetto della Casa Bianca, che furono poi tolti da Ronald Reagan con le sue manie di grandezza e di spreco.

Nel 1979, Carter aveva detto che questi pannelli sarebbero stati giudicati in futuro cosi:

"either be a curiosity, a museum piece, an example of a road not taken, or it can be just a small part of one of the greatest and most exciting adventures ever undertaken by the American people.” 

"come una curiosita', un pezzo da museo, l'esempio di una strada non presa oppure solo una piccola parte di una delle piu grandi ed emozionanti avventure intraprese dal popolo americano."

Queste parole furono pronunciate 34 anni fa.

Purtroppo pero' quei pannelli della Casa Bianca sono stati la strada non presa: se avessimo continuato su quella strada maestra, io credo, oggi saremmo molto molto piu' avanti nella tecnologia, nella presa di coscienza pubblica, e soprattutto il pianeta sarebbe un po meno afflitto dai cambiamenti climatici.

Il primo pannello solare dell'era moderna fu inventato qui negli USA, dal Bell Labs, nel 1954 e la prima sperimentazione pubblica ci fu nel 1955, ad Americus, in Georgia, proprio lo stato di origine di Jimmy Carter.

59 anni fa.

Meglio tardi che mai.










Saturday, February 4, 2012

La Nigeria dimenticata, ENI e Shell intascano




























Oil operations in the region have penetrated further
and deeper than many had supposed

Drinking water is contaminated with high levels of hydrocarbons

Public health is seriously threatened

Shell has created public health and safety issues
by failing to apply its own procedures in the
control and maintenance of oilfield infrastructure.

UN Environmental Program - UNEP
Il programma ambientale dell'ONU - Agosto 2011


In questi giorni e' stato pubblicato un libro di immagini sulla Nigeria e il petrolio: si chiama "Delta Nigeria: The rape of Paradise" a cura del fotografo George Osodi. E' da qui che sono tratte queste foto che mostrano come il petrolio abbia portato solo danni in quella nazione. Ci sono tutti a partire dalla Shell fino all'ENI e all'Agip. Ci siamo dunque noi italiani.

Della Nigeria abbiamo gia' parlato tante volte su questo blog.
Qualche giorno prima di Natale, l'ennesimo riversamento di petrolio: il piu' grande degli ultimi 13 anni, con 40,000 barili di petrolio riversati dal campo Bonga, di cui ENI e' comproprietaria al 12.5%. Il restante e' nelle mani di Shell e di altre ditte petrolifere.

Fanno 6 milioni e mezzo di litri di petrolio.

E poi, come se non bastasse, il giorno 16 gennaio 2012 un altra esplosione su una piattaforma della Chevron con due morti. Non si e' bene capita la dinamica dell'incidente, ma si parla di incendi durante operazioni di manutenzione. C'erano 213 persone sulla piattaforma.

Di tutte queste cose se n'e' parlato poco, perche' la Nigeria e' lontana e la notizia non fa rumore tanto quanto il golfo del Messico o la neve italica.

Ma non e' solo lo scoppio accidentale a fare rabbrividire, ci sono anche quelli "regolari": in Nigeria nel 2010 ci sono stati 150 riversamenti a mare separati - uno ogni 2 o 3 giorni, per un totale di 5 milioni di litri di petrolio.

5 milioni di litri, in condizioni normali, senza incidenti.

Nell'Agosto 2011 l'ONU ha diffuso un dossier sui 50 anni di petrolio in quella nazione.

Dopo 14 mesi di indagine, e 200 citta' visitate, in particolare nella regione dell'Ogoniland, gli inviati dell'ONU hanno concluso che l'Ogoni costituisce un enorme disastro ambientale: ripulirlo costera' circa 1 miliardo di dollari.

Questo perche' l'inquinamento e' globale: fiumi, fiumiciattoli, acqua da bere, terreni, mangrovie, pesca e uomini sono tutti contaminati.

Se mai si iniziasse, le operazioni di pulizia durerebbero 30 anni.

La gente soffre di cattiva salute, l'acqua e' contaminata, la pesca e' scomparsa.

In alcune zone l'acqua e' satura di idrocarburi, con concentrazioni di benzene 900 volte superiore quanto raccomandato dalle linee guide dell'ONU.

Novecento volte!

Alcune riserve acquifere mostrano strati superficiali di petrolio di circa 8 centimetri di spessore.

Alcuni pozzi di petrolio hanno subito perdite e inquinato i terreni che non sono mai stati bonificati.

La zona lagunare dell'Ogoniland e' degradata e sta scomparendo.

A causa dell'alta piovosita' della zona, l'inquinamento che non viene ripulito tempestiamente diffonde facilmente nei terreni.

Il report e' stato condotto dall'ONU su spese parziali della Shell, con forte pressioni da parte di Amnesty intenational, il cui presidente Audrey Gaughran ha dichiarato

Shell has had a terrible impact in Nigeria, but has got away with denying it for decades, falsely claiming they work to best international standards.

La Shell ha avuto un impatto terribile in Nigeria, ma e' riuscita a farla franca per decenni, con false rivendicazioni di avere lavorato secondo i migliori standard internazionali.

Ovviamente la gente protesta: oltre all'ambiente ci si lamenta di poverta', del fatto che la benzina costa troppo in un paese cosi devastato dalle trivelle, e perche' il governo e' corrotto. Tutti cercano di mangiare come possono, non solo la Shell.

Infine il triste racconto dell'inviato della BBC:
During a visit to a village in Ogoniland in 2007, I went to a small stream that gave people water for all their daily needs. The effects of oil spillage were clear. On the surface of the water there was a thin film of oil. Villages moved it with their hands before scooping water.
Villagers told me no fish had been seen in the stream for more than five years. They told me people had been killed by oil pipes exploding and others had developed health problems after inhaling fumes from burning oil well heads.
When I visited the village again in 2011, oil spillage had worsened. Villagers no longer drank water from the stream. They walked for up to four hours to get water.
Durante una visita in un villaggio dell'Ogoniland nel 2007 sono andato presso un piccolo fiume che forniva l'acqua per tutto il villaggio e per tutti i loro bisogni. Gli effetti dei riversamenti di petrolio erano chiari: sulla superficie dell'acqua c'era uno strato di petrolio. Gli abitanti la spostavano con le mani prima di prendere l'acqua.
I residenti mi hanno detto che non si erano piu' visti pesci pier piu' di cinque anni. Mi hanno detto che gente e' morta a causa di scoppi di oleodotti, mentre altri si sono ammalati dopo avere resipirato fumi tossici dai pozzi di petrolio.

Al mio ritorno nel 2011 i riversamenti erano peggiorati. I residenti non bevevano piu' l'acqua dal fiume. Camminavano per ore per andarla a prendere altrove.

La Nigeria esporta petrolio per un totale di 59 miliardi di dollari.


Fonti: CNN