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Tuesday, December 30, 2014

L'albo d'oro della Forest Oil Corporation

** Questo articolo e' stato scritto per la rivista Chissidicie curata da Antonio Piccoli. La versione cartacea e' qui. Le informazioni qui raccolte sono tutte pubblicamente scaricabili da internet.**

La regione Abruzzo dovrà presto esprimere il suo parere sulla concessione petrolifera Colle Santo. Gianni Chiodi e il suo governo dovranno decidere se lasciare che il lago di Bomba e i suoi dintorni vengano trivellati dalla Forest Oil Corporation di Denver alla ricerca di petrolio e di gas. Gli idrocarburi Abruzzesi sono di qualità scadente, scarsi in quantità, fortemente inquinanti e, per quanto riguarda Bomba, dai forti rischi idrogeologici per la diga del lago.

È importante allora cercare di capire chi stiamo per invitare in casa nostra, perchè i comportamenti passati sono spesso indice di comportamenti futuri. Oggi è tutto alla luce del sole, basta cercare. Siamo andati così a spulciare su internet ed abbiamo trovato molte informazioni su cui riflettere attentamente. Gli incidenti e le storie che riportiamo sono solo quelli che siamo riusciti a mettere insieme noi, ma potrebbero essercene anche di più.

Negli Stati Uniti, la Forest Oil Corporation è proprietaria e gestisce varie piattaforme di petrolio nel golfo del Messico e qualche concessione in terraferma in Texas. L’ente americano che si occupa di vigilare sull’operato delle ditte petrolifere si chiama Mineral Management Services (MMS), in queste settimane messo sotto torchio dal presidente Obama a causa dei forti legami fra controllori e controllati, legami definiti “corrotti” da Obama. Indagando sul sito della MMS risulta che la Forest Oil Corporation nel decennio 2000-2010 è stata responsabile di almeno11 incidenti, in media un incidente grave all’anno, fra rotture di oleodotti, incendi su piattaforme, incidenti su operai, fra cui sversamento in mare di 200 barili di petrolio, circa
35 mila litri.

In alcuni di questi casi, specie per gli incidenti più gravi, ci sono state delle indagini approfondite.

Nel 1997 il signor Jerry Hodgen lavorava per un gruppo di subappaltatori della Forest Oil. Assieme ad un collega, doveva andare su una piattaforma nel golfo del Messico per andare a leggere i contatori. Non c’era nessuna urgenza di farlo, il mare era mosso e loro avrebbero voluto o rimandare o prendere l’elicottero. La Forest Oil li obbligò ad usare una barca da cui si sarebbero dovuti lanciare con una corda sulla piattaforma.

Fatte le misure, a causa del mare mosso, nel tornare sull’imbarcazione il signor Hodgen cadde, compromettendosi la spina dorsale. Rimase paralizzato e incontinente. La
Forest Oil fu riconosciuta colpevole dei danni fisici al signor Hodgen, ma invece di risarcire il lavoratore chiese che i danni venissero pagati dalla ditta subappaltatrice per la quale il signor Hodgen lavorava. La corte della Louisiana bocciò anche questa mozione e finalmente fu la Forest Oil a pagare per i danni incorsi dal signor Hodgen.

Un altro caso interessante è quello del 2004 che riguarda il signor Terry Hudson, rimasto gravemente ferito dopo l’esplosione di una pompa petrolifera della Forest Oil mentre era su una piattaforma a mare. Fece domanda di risarcimento alla Forest Oil, secondo una legge americana che protegge i lavoratori a mare. La Forest Oil si rifiutò di pagare, affermando che la legge non poteva essere applicata perché il danno era accaduto su una piattaforma e non su una imbarcazione. Ma la corte della Louisiana diede ragione al signor Hudson, obbligando la Forest Oil a risarcire il suo ex-lavoratore.

Infine, la storia di James Mc Allen, certamente la più allarmante. Già dalla fine degli anni ‘80, la Forest Oil aveva avuto dei problemi legali con il signor James Mc Allen, un ranchero del Texas sulle cui terre la Forest Oil aveva delle concessioni per le estrazioni di gas. L’oggetto della contesa era che la Forest Oil non aveva propriamente pagato i diritti estrattivi al signor Mc Allen.

La situazione fu risolta solo nel 1999, con un pagamento da parte della Forest Oil e con la firma di un documento di accordo fra le due parti. Intanto, nel 1992 la
Forest Oil, facendo finta di essere generosa, donò al signor McAllen 700 tubature dismesse. Il signor Mc Allen aveva messo su un’area per il ripopolamento di rinoceronti provenienti dallo Zimbabwe ed in via di estinzione sul suo ranch. Il metallo delle tubature sarebbe servito per creare recinti agli animali e così il signor Mc Allen trascorse molte ore a tagliarlo e a rimodellarlo.

Una volta finito il lavoro i rinoceronti iniziarono a soffrire di lesioni alla pelle, si ammalarono e morirono in massa. Lui stesso perse una gamba per colpa di un tumore raro. Intanto, nel 2002 un impiegato della Forest Oil che era andato in pensione, allertò gli ufficiali della sua compagnia che i tubi regalati al signor Mc Allen erano radioattivi. La radioattività era dovuta alla presenza di sostanze tossiche durante la lavorazione del petrolio. Nessuno però pensò di parlarne al signor Mc Allen in persona.

Finalmente nel 2004, fu l’impiegato stesso a dire di questi tubi radioattivi al signor Mc Allen. “È entrato con tutte queste carte. Mi avevano già amputato la gamba. Quando me lo disse sono quasi svenuto”. Il signor McAllen iniziò a fare indagini sul suo ranch e scoprì a sue spese che la Forest Oil aveva pure seppellito sostanze di scarto altamente tossiche a base di mercurio nella sua terra.

Anche se è impossibile provarlo al 100%, i legali del signor Mc Allen dicono che c’è
una correlazione di tumori come quello che ha colpito il loro cliente e l’ingestione di sostanze radioattive, sicuramente entrate nel corpo del signor Allen durante le molte ore trascorse a tagliare le tubature, esponendolo alla polvere radioattiva. C’è quantomeno il sospetto che sia la morte degli animali che il suo tumore, siano collegati alle tubature della Forest Oil. Il costo dello smaltimento corretto del ferrame radioattivo sarebbe stato di 10mila dollari per ogni 20/30 tubi, a seconda della lunghezza. Al signor McAllen ne donarono 700. Quanti soldi ha risparmiato la Forest Oil sulla sua gamba?

Nel 2005 allora iniziò la causa del signor Mc Allen e altri comproprietari del ranch contro la Forest Oil. Quest’ultima però si ricordò del contrattino del 1999, nel quale c’era scritto piccolo piccolo che il signor Mc Allen firmando quel documento rinunciava a qualsiasi futura azione strettamente legale contro la Forest Oil.

“Non ho dubbi - dice il signor Mc Allen - che loro sapessero che mi stavano dando la mela avvelenata. Me l’hanno data per sbarazzarsi di me? Chissa! La Forest Oil mi ha regalato quelle tubature per evitare di doverle smaltire in proprio. Hanno pensato, perchè pagare per smaltirle, quando questo idiota non solo se le prenderà ma ci ringrazierà pure? L’industria petrolifera deve essere riconosciuta responsabile di questo tipo di attività. Una giuria deve mandare il messaggio che non puoi comportarti cosi con la gente come se niente fosse”.

Forest Oil risponde che non sapeva che i tubi fossero radioattivi e che il lavoratore che lo ha rivelato al signor McAllen è solo un lavoratore scorbutico. La corte suprema del Texas ha detto che il documento firmato nel 1999 è vincolante e che la causa non può procedere. Al massimo si potrà chiedere un arbitrato, una sorta di soluzione trovata da un terzo, la cui decisione è inappellabile e che spesso è più superficiale che una giuria popolare o un giudice.

Vedremo come andrà a finire, per il signor McAllen e per Bomba!



Incidenti Forest Oil:

31 Ottobre 2000 - Rottura di un oleodotto

1 Marzo 2001 - Incendio su piattaforma

18 Luglio 2002 - Incendio su piattaforma

5 Marzo 2003 - Incendio su piattaforma

20 Luglio 2005 - Incendio sulla piattaforma. Un ferito con bruciature diprimo e secondo grado

Gennaio-Marzo 2006 50 miliardi di barili di petrolio riversati in mare a causa di malfunzionamenti di una piattaforma che era stata chiusa durante l'uragano Rita dell'estate 2005 e poi riaperta.

8 Gennaio 2006 Incidente sul lavoro di un operaio che si e' fratturato polso e caviglia

20 Febbraio 2006 Incidente mortale di un lavoratore che stava chiudendo un pozzo in disuso.

29 Marzo 2006 Incidente sul lavoro di un operaio che installava un lubrificatore a 30 metri adal suolo.

23 Luglio 2007 Un incendio e' scoppiato mentre alcuni operai tagliavano assi di supporto per piattaforma marina. Una cisterna di contenimento si' e' dilaniata con rilascio a mare di modeste quantita' di petrolio

1 Ottobre 2007 Incidente sul lavoro ad un ingegnere durante fasi di carico/scarico materiale su piattaforma marina

16 Dicembre 2008 Incendio su piattaforma in mare




Fonti: ForestOil1, ForestOil2 , ForestOil3, ForestOil4, ForestOil5, ForestOil6, ForestOil7, ForestOil8, ForestOil9 , ForestOil10, ForestOil11, ForestOil12, ForestOil13

Wednesday, November 20, 2013

Anche Bomba e' salva!





Nota:  il 22 maggio 2014 il TAR di Pescara ha accolto il ricorso della Forest perche' il Comitato VIA presieduto da Antonio Sorgi ha espresso una motivazione "laconica e superficiale".

  Il TAR ha riconosciuto pero' il rischio di subsidenza e che il rischio e' cosi' grande "per la vastità del territorio e della popolazione che ne subirebbe le ripercussioni (si paventa infatti il possibile cedimento della diga descritta come tra le più estese d'Europa, posta a monte della valle del fiume Sangro densamente popolata e industrializzata) da giustificare l'invocazione del principio di precauzione".
Perche' succede questo?
Perche' alla regione ci sono gli incompetenti.

Antonio Sorgi, quanto purgatorio!
Gianni Chiodi -- spero che te ne torni a casa presto!

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Bomba (CH) 2009-2013
Forest Oil Corporation, RIP

Le battaglie contro i petrolieri non finiscono mai.

Ma forse, per una volta possiamo essere ottimisti.

Ieri 20 Novembre 2013 la Commissione VIA d'Abruzzo ha bocciato ancora una volte le folli richieste della Forest Oil di trivellare Bomba, zona idrogeologicamente instabile, vicino ad un centro abitato di 900 anime e di costruire una raffineria.

Bocciata come in: i petrolieri non hanno piu' strade da percorrere per spuntarla e la prepotenza di Giorgio Mazzenga e compari finisce all'aceto.

E' un'altra storia bellissima di democrazia, e di rabbia usata in modo positivo, senza arrendersi mai, in una regione di solito pacata e non abituata a protestare.

C'entrano le imminenti elezioni regionali del 2014?
Forse, ma alla fine quel che conta e' il risultato finale. 

E' una storia che va avanti dal 2009 e che ha visto tanti alti e bassi, tutti con protagonisti l'eroico Comitato di Gestione Partecipata del Territorio guidato dalla tenacia e dalla pazienza di Massimo Colonna.

E come sempre, Fabrizia Arduini e Assunta di Florio e Lorenzo Luciano e Ilaria Giangrande e Alessio Di Florio e Ines Palena e tutti, tutti quelli che hanno messo da parte le proprie vite in questi anni per fare qualcosa di buono.

E' bellissimo.

Vorrei tanto che per una volta ci si fermasse per fare festa e per contemplare quanta strada abbiamo fatto, smuovendo il cittadino medio e creando una enorme partecipazione popolare.

E' qui la chiave, sempre: lo scandalo nelle case, al supermercato, nella vita normale ed il controbattere a questi mascalzoni del petrolio punto per punto, non lasciandogli mai neanche un centimetro.

Ombrina, arriviamo anche li!

Come sempre, a me le emozioni arrivano da dietro una tastiera, belle o brutte che siano. Ci sono abituata.

Vorrei esserci stata li all'Aquila e vedere la faccia di Giorgio Mazzenga che da anni cerca di schiacciare gli abruzzesi, e quella di Antonio Sorgi e di tutta la gente in attesa e la felicita' finale.

Ma va bene cosi.  In qualche modo, anche se non fisicamente, ci sono anche io.

Qui uno dei momenti piu' belli di questa storia: la Forest Oil che parte da Denver e va a Bomba per scoprire che la gente ne sa piu' di loro. Priceless.

Ciao Giorgio Mazzenga, buon ritorno a Milano!












Abbiamo vinto!

Wednesday, October 2, 2013

Scoppio di oleodotto in Nigeria


L'agenzia di stampa nigeriana NAN - News Agency of Nigeria - riporta che c'e' stato lo scoppio di un oleodotto - l'ennesimo! - nello stato Gombe.

L'oleodotto e' scoppiato nel villaggio detto Tudun Wada Malam Jamo ed ha causato il riversamento di petrolio ed altre componenti tossiche nei fiumi che scorrono fra Tudun Wada Malam Jamo e altri due villaggi confinani, Konkeje e Jauro Baba.

L'acqua dei fiumi e' diventata inquinata da petrolio e inutilizzabile  e come conseguenza i tre villaggi sono rimasti senza acqua potabile. I residenti devono ora farsi 4 ore di viaggio a piedi per trovare acqua, perche' non ci sono ne pozzi artesiani ne condutture, ma solo il fiume, ora appunto, contaminato.

Uno dei residenti spiega:

"We woke up around 4.30 a.m. on Saturday only to discover that the stream had been contaminated with petroleum due to the pipeline burst. Today, all the residents of these three villages went as far as Gamadaji village, about four kilometres away, to fetch water. We do not have wells or boreholes or any other source of water but the river and it has now been contaminated by petroleum. We appeal to the NNPC or the authorities concerned to provide us with alternative sources of water supply,"

I residenti cheidono allora al National Nigerian Petroleum Corporation che gestisce l'oleodotto, di fornirgli acqua potabile.

Interrogato il morto, nessuno rispose. Infatti l'ente nazionale che si occupa non ha risposto all'appello dei cittadini.

Di queste cose noi occidentali non sentiamo quasi mai niente, ma qui si tratta della vita di persone distrutte dal petrolio, senza niente in cambio.

E se un giorno anche noi ci svegliassimo con l'acqua rossa nel rubinetto e ti dicono: guarda, se vuoi acqua devi farti 4 chilometri a piedi?




Thursday, July 12, 2012

La Forest Oil a picco


On the whole, Forest Oil is not doing well.
In generale, le cose alla Forest Oil non vanno bene.



Il rating della Forest Oil Corporation di Denver, in questo momento e' "underperform".

Questa e' una parola carina per dire che le sue "performance" sono inferiori a quanto ci si aspetta. Nella realta' vuol dire che le cose vanno a rotoli.

Secondo il gruppo Wall Street Window infatti la spirale delle azioni della Forest Oil e' tale che l'azienda ha perso quasi la meta' del suo valore rispetto all'anno scorso.

Per la precisione il 47.5%.

E anzi, se uno guarda ancora piu' indietro, ma neanche tanto, viene fuori che nel Febbraio del 2011 le sue azioni stavano a $39 dollari l'una. Adesso il prezzo oscilla sui $7 dollari. Oggi 12 Luglio erano a $5.72.

Ecco perche' Giorgio Mazzenga e' cosi' incallito su Bomba: sta per finire la cuccagna!

A Denver, hanno rimpiazzato il loro amministratore delegato - CEO (Chief Executive Officer) Craig Clark con un nuovo capo, tale Patrick McDonald dopo 11 anni. Anche il loro COO (Cheif Operating Officer), John Ridens, si e' dimesso.

I problemi sono tanti: i prezzi del gas naturale sono calati con minori margini di guadagno per la Forest Oil, non sanno bene che fare per il futuro, hanno un debito galoppante di 1.8 miliardi di dollari e non possono piu' chiedere prestiti. Hanno pure una causa in corso a New York per avere mentito agli investitori, come ricordato anche qui.

Fra i vari motivi, dicono anche che ci sono delle "incertezze" su vari campi di gas e di petrolio "sparsi per il mondo", relativamente nuovi e che non si sa se verranno sviluppati.

Traduzione:

E poi ci sono quei cocciuti degli Abruzzesi che gli hanno fatto perdere 35 milioni di dollari con l'affare Bomba!

Poverini.

Dicono che si concentreranno sullo sviluppo di shale gas in Texas - auguri! - e che propongono di vendere alcuni giacimenti al miglior offerente.

Altri siti con lo stesso tipo di notizie sono qui

Forest Oil - a speculative idea

Azioni della Forest Oil

Qui i procedimenti legali per l'affare Lone Pine e le menzogne agli investitori.

Giorgio Mazzenga, le mando una fischiettata virtuale pure io.
Buone cose.


 



Tuesday, July 10, 2012

Giorgio Mazzenga: sparisca dalla circolazione!



Foto del WWF Marsica - bellissima Assunta con il cartello del cervello: usatelo!









Per la seconda volta la Commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi ha detto no al progetto di morte della Forest Oil Corporation di Denver.

I nostri amici volevano costruire un campo da 5 pozzi di idrocarburi e un desolforatore per trattare gas saturo - saturissimo! - di idrogeno solforato.

Il tutto ai piedi del lago di Bomba, in zona simica, fragile a rischio di subsidenza, frane e cedimenti della diga. Il tutto certificato dagli stessi proponenti che volevano svignarsela con fantasmagorici monitoraggi e centraline.

Della serie: la terra sprofonda e io guardo e misuro i centimetri.

Per la precisione dei fatti, la Commissione VIA oggi 10 luglio ha respinto la richeista avanzata dalla Forest Oil di riesaminare il precedente giudizio, gia' espresso in negativo.

E quindi,il no precedente resta.

Un buco nell'acqua per la Forest Oil!

Speriamo che questo nuova seconda conferma segnali a Giorgio Mazzenga e compari che veramente la sua opera non ce la vogliamo qui e che e' ora che lui ammetta l'amara sconfitta e se ne torni da dove e' venuto.

La Chiesa Cattolica, la Confcommercio, la Provincia di Chieti, gli accademici, il WWF, 19 comuni fra cui la stessa Bomba, le associazioni locali, dal Comitato di Gestione Partecipata del Territorio di Bomba fino a Nuovo Senso Civico di Lanciano, 250 osservazioni mandate, due pareri regionali negativi.

Caro Giorgio: e' ora che te ne vai.

E non ci fai paura mica con la storia dei ricorsi al TAR, i conti sparati in aria sulla tua popolarita' fra i disperati d'Abruzzo o le richieste danni di 142 milioni di euro.

Ma chi credi di essere?  Venire qui a fare il prepotente. Quando uno fa un investimento - o nel tuo caso una proposta speculativa - a volte si vince, a volte si perde.

Tu hai preso.

Ti abbiamo detto di no, ora togli il disturbo e scompari, e per sempre.

Tutto questo deve ancora una volta farci capire quanto importante sia la protesta continua, il vigilare, il voler sconfiggere il mostro, giorno dopo giorno.

Sarebbe stato possibile che Antonio Sorgi dicesse no, per due volte di seguito, senza la pressione popolare, senza il persistere di proteste, osservazioni, interventi da parte di vari spaccati della vita civile?

No.

Costa fatica andare a L'Aquila ogni volta, organizzare autobus, persone, scrivere e leggersi i testi, convincere la gente a scrivere. Ma sono questi i passi necessari alla vittoria. L'impegno quotidiano.

E' la stessa storia del Centro Oli. Quando la protesta diventa diffusa, quando le questioni sono sulla bocca di tutti, quando chi decide si trova a dover fare la parte dell'orco se dice di si, e' allora che vinciamo.

E quindi, questa deve essere la strategia per tutto.

Su ogni progetto: interessarsi, rompere le scatole, leggersi le carte, svergognarli pubblicamente.

Il potere e' nostro - nei nostri numeri, nella nostra voce, nelle nostre schede elettorali. E allora usiamolo come si deve.

Ci aspettano altre battaglie e saranno una piu' impegnativa dell'altra - Ombrina, San Martino sulla Marrucina.

Per adesso grazie ai veri eroi di questa battaglia, Massimo Colonna e l'instancabile, mitica, Fabrizia Arduini.

Grazie anche a Walter Caporale e Maurizio Acerbo, del consiglio regionale d'Abruzzo per avere rotto le scatole nel corso degli anni, a Franco Moroni della provincia di Chieti e a chiunque abbia preso a cuore la questione.

Nonostante la mollezza di Gianni Chiodi, noi non molliamo.










Monday, June 18, 2012

La Forest Oil chiede 142 mila euro al WWF. A New York invece le presentano una Class Action per menzogne.



Class Action a New York contro la Forest Oil e la sua sussidiaria Lone Pine per avere dato informazioni false ai suoi investitori su incendi ed oleodotti rotti.


Un altra magnifica quanto folle idea della Forest Oil Corporation di Denver che ha preso di mira Bomba, un paesino d'Abruzzo di 900 anime che vorrebbe trivellare e il cui gas saturo di idrogeno solforato vorrebbe raffinare in loco.

Siccome non ci riescono, ecco allora l'ultima idea per spaventarci : mandare ricorsi al WWF per 142 milioni di euro - cosi' a casaccio!

E evidente che non sanno cosa altro fare e sono disperati.

Questo "ricorso-delirio" arriva dopo che 19 sindaci, la provicia di Chieti, la Commissione Ambientale VIA d'Abruzzo, la Confcomercio, i Vescovi della Chiesa Cattolica d'Abruzzo, docenti universitari, associazioni ambientali, culturali, sportive e dunque tutta la collettivita' si sono compattamente espressi contro il progetto di morte di Giorgio Mazzenga e del suo capo di Denver, Craig Clark.

Adesso c'e' anche la Commissione Europea per il rispetto di Aarhus che sta indagando sul tema, considerate le molte ombre sulla questione.

Cari Craig Clark, Caro Giorgio Mazzenga - no vuol dire no, non avete ancora capito?

Non siete benvenuti, prendete ed andatevene, basta con questi assurdi tentativi di rigirare la frittata.

Come detto mille volte, la diga vostra e' a rischio Vajont  - l'avete detto voi e non io - la vostra raffineria manderebbe fumi tossici direttamente nelle case delle persone, il territorio e' sismico, instabile, densamente abitato, e tutte le riserve di Bomba, se tutto va bene, daranno gas all'Italia per una settimana, secondo i vostri calcoli.

E' tutta speculazione - soldi, soldi, soldi - e niente per gli abruzzesi, o per gli italiani se e' per questo - se non il miraggio-ricatto dei posto di lavoro, molti dei quali immaginari.

E infatti, questo tasto del lavoro la Forest Oil Corporation l'aveva gia' sperimentato qualche giorno fa quando, da Milano, o da Denver che potrebbero essere la luna per quanto distaccati siano Clark e Mazzenga dalla realta' abruzzese, i nostri eroi hanno fatto la conta dei si e dei no.

Hanno detto che in modo del tutto "sorprendente" gli sono arrivati


1009 curricula, dei quali 855 provenienti da residenti nella regione Abruzzo

di cui

237 inviati da persone residenti nei 19 Comuni i cui rappresentanti istituzionali hanno espresso la propria contrarietà politica al progetto

e questo per fare il  

capo centrale, al vice-capo centrale fino agli addetti alla segreteria e alla gestione della contabilità

Hanno parlato di 

54 aziende e di "un conto totale di 4038" addetti.

Hanno contato fino all'ultimo uomo! Ricordo che per il centro oli di Ortona si parlavano cdi 30 unita' lavorative.

Ovviamente questa "notizia" della conta della Forest Oil cosi' come e' arrivata, cosi' se n'e' andata.

La provincia di Chieti ha oltre 100,000 abitati, e la regione Abruzzo un milione. Per cui questi numeri sparati a casaccio secondo me da Mazzenga e Clark fanno solo ridere i polli.

La gente ha di meglio da fare che leggere questi piagnistei di chi non ci vuole stare al gioco della democrazia. Avete perso, avete perso. Amen. 

Ma siccome non sono contenti, i signori della Forest Oil hanno deciso di tornare all'attacco mandando il ricorso al WWF.

E perche' mai al WWF? 

Perche' il WWF ha mandato comunicati stampa? Perche' il WWF ha scritto osservazioni? Per mettergli paura? Perche' sarebbe stato ridicolo prendersela con le associazioni locali, o con me, o con il vescovo? Perche' sarebbe stato ridicolo prendersela con il presidente della provincia di Chieti o con Ronald Brown, impiegato della Forest Oil, che e' quello che ha parlato per primo del rischio Vajont? 

Perche', cari Mazzenga e caro Clark, non parlate invece della gente del fatto che, ad esempio, a fine Maggio 2012 e' arrivata una bella class action nello stato di New York contro la Forest Oil Corporation e la sua sussidiaria Lone Pine, con sede in Calgary, Alberta, per "untrue statements" e cioe' "affermazioni non veritiere" fatte agli investitori in borsa su incendi e rotture di oleodotti in Alberta nell'Aprile del 2011? 

La risposta e' semplice: perche' e' piu' facile prendersela con il WWF - una associazione senza scopo di lucro che intende difendere il pianeta e suoi abitanti - piuttosto che con la Corte Suprema di New York.

Ci vorrebbe una maschera e non anti gas, ma per la vergogna.

Grazie a Paul Giangiordano e a Randi Cecchine per la segnalazione New Yorkese e a Augusto De Sanctis per la condivisione abruzzese del fattaccio

Franco Caramanico ha qualcosa da dire? 

Tuesday, April 10, 2012

Vittoria a Bomba

Sono arrivata in un albergo a Washington DC.

E' mezzanotte e mezza.

Sto finendo di caricare i miei rapporti per il governo USA per l'assegnazione dei fondi di ricerca.

E' stato un viaggio lungo, e sono stanca.

Ho fame.

Nella mia stanza internet non funziona e cosi sono dovuta venire a lavorare nella lobby.

Scene comiche made in the USA.

I nottambuli dell'hotel parlano di fracking e di speculazione.

Volevo dirgli: non ci credete e fare anche a loro la mia solita predica, ma sono troppo presa a digitare le mie cose di lavoro.

Devo finire.

Un tizio e la sua fidanzata litigano.

Pare che lei sia ubriaca.

Non si riesce a fermarli.

Il signore della lobby chiama la polizia.

Io digito ancora.

Arrivano 5 macchine a sirene spiegate.

Come i film americani.

La lobby da cui lavoro e' vicino alla finestra.

E' tutto illuminato a giorno.

Arriva anche l'ambulanza e i pompieri.

Non si sa mai.

La signora si chiama Annette.

Mi viene da ridere a pensare a questo stranissimo momento della mia vita.

Faccio una pausa.

Non ho avuto il tempo di ricordare che oggi era il giorno della commissione VIA.

Apro Facebook e la posta elettronica.

Danilo, mio fratello, mi manda un messaggio scarno, ma perfetto: ha chiamato Assunta. La commissione all'unanimita' boccia Bomba.

Non so cosa provare.

Vorrei dire qualcosa, ma qui c'e' una scena di polizia in atto.

Sorrido.

Voglio bene a tutti. Al signore nella lobby, al poliziotto, ad Annette e pure ad Antonio Sorgi.

Mi pare che le sirene dell'ambulanza girino a festa.

Il potere della pressione popolare.

Non e' cambiato niente rispetto ad Ortona e al centro oli: era una raffineria allora, e' una raffineria adesso. I danni c'erano allora, ci sarebbero stati adesso.

Cinque anni fa hanno detto si, all'unanimita'. Adesso all'unanimita', dicono no.
Una piccola rivoluzione.

Non e' cambiato niente. Anzi, una cosa sola e' cambiata.

La gente si e' svegliata, abbiamo protestato, scritto, rotto le scatole, in modi e tempi diversi, ma incessanetemente, in modo adulto, senza paura di nessuno e consci dei nostri diritti.

La Forest Oil Corporation di Denver battuta da un paesello d'Abruzzo.

La democrazia vince.

Friday, February 24, 2012

Giorgio Mazzenga: 500 bugie


NON E' VERO CHE L'IMPIANTO FOREST OIL PORTERA' ALL'AUMENTO DEL 50% DELLE RISERVE ITALIANE.

MA CHE E' MANDRAKE LUI?

QUEL GAS BASTERA' PER UNA SETTIMANA SE TUTTO VA BENE.
PAROLA DI FOREST OIL AI SUOI INVESTITORI


Agli Abruzzesi: rifiutatevi di lavorare per la Forest Oil,
boicottateli, cacciateli via.
Distruggeranno ogni cosa che toccheranno,
proprio come i petrolieri di Basilicata.

Vorrei proprio sapere chi ha dato l'arroganza a quest'uomo, Giorgio Mazzenga, di venire in Abruzzo a fare il comodo suo.

Oggi Prima da noi e il Centro riportano che Giorgio Mazzenga, capo della Forest Oil Corporation - Italia, ha deciso di andare avanti con i suoi progetti di morte senza aspettare la fine del lento processo autorizzativo.

Un altro articolo di Abruzzo web e' qui.

Ma chi crede di essere questo?

Da come la rigirano loro la frittata, pare che siano, come Assomineraria, dei santi.

La balla piu' grande di tutte e' che questo giacimento portera' :

all'aumento delle riserve italiane di gas del 50%.

Cosa? Li trivellano 5 pozzi. Allora facciamone fare altri 5, 10 e voila' abbiamo risolto tutti i problemi d'Italia. Ma dove si e' mai visto che 5 pozzi di gas possano coprire meta' delle riserve italiane? E' impossibile, ed e' solo una grande bugia, come tutte le altre follie di quell'articolo.

Secondo me il gas gli e' andato alla testa, al signor Mazzenga, che poi continua:

"La nostra intenzione e' di far lavorare il piu' possibile le imprese locali".

Ah si? E allora apri un centro di installazione di pannelli solari per tutte le case d'Abruzzo. Metti su una cooperativa turistica, apri un centro di sviluppo di energia sostenibile, apri un impresa vitivinicola.

Ma lo sanno tutti che la sua e' tutta propaganda. Mazzenga non vuole dare lavoro a nessuno, quello vuole solo farci i soldi, lui, i suoi azionisti, i politici corrotti, e gli investitori americani.

E quanto lavoro? Il titolo spara: 500 persone.

Ma poi a leggere invece si capisce che sono sole quindici persone ai macchinari e cinque come segretarie. E gli altri 480?

Quelli sono per costruire e "per il ripristino dei luoghi". Quindi significa che circa 240 a costruirlo e 240 per il ripristino?

Chissa'. Ad ogni modo sono lavori temporanei, di muratura o di bonifica - e se mai il ripristino ci sara', sara' fra 30 anni! Quindi e' scoretto chiamarlo lavoro quello!

Ma anche se fosse, si sa in Italia quanto ripristino c'e' - niente di niente.

Mai sentito parlare di ripristini in Basilicata? Io no.

Infatti mi viene in mente quando ebbi il dibattito a Muro Leccese con un geologo ENI: qualcuno gli chiese che tipo di ripristini facevano e lui come unico esempio riporto' quello della Piattaforma Paguro.

Cosa?

.. Ma la piattaforma Paguro era scoppiata, incendiata e crollata, non e' mai stata ripristinata da nessuno! Erano tutte balle perche' non ne aveva in mente altri di ripristini: che io sappia, non esistono!

Ancora con altre balle: la "subsidenza". Dice che saranono "soli sette centimetri".
Di grazia sulla base di che cosa? Nella valutazione di impatto ambientale non c'era scritto niente di tutto cio'.

Ma poi, come fa lui a dire se saranno 7 o 17 o 27? Non sono calcoli a cui affidarsi con assoluta certezza. E poi i petrolieri sono di parte, e di solito se dicono sette, saranno sicuramente molti di piu'. Ma anche sette sono troppi, in un territorio cosi' delicato.

Di nuovo la fantasia galoppante di Mazzenga all'opera: useranno
"una biotecnologia" che si fonda sull'uso di batteri che restituiscono acqua e zolfo, nel pieno rispetto dell'ambiente.

Ma cosa dice questo? E allora a che gli servono nel suo progetto tutte quelle torri emissive? Cosa tirano fuori li? Acqua? Profumi? Elisir di lunga vita?

E di grazia, dove lo mettiamo lo zolfo prodotto? E perche' hanno gia' costruito vasche per i materiali tossici di scarto? E questi batteri dove li ha sognati?

Ma alla fine di tutto, caro signor Mazzenga, quello che resta e' che la gente di Bomba non ce la vuole qui ne la sua raffineria, ne i suoi paventati quattrini. Se li tenga a Milano e ci lasci in pace.

Giorgio Mazzenga. Non ho parole per descrivere il mio disgusto. Lei e' veramente scorretto e dovrebbe soltanto vergognarsi di mettere il profitto sopra ogni cosa: amore per la terra, per la natura, rispetto per la gente.

Lo stesso dicasi per i nostri cari politici, a partire da Gianni Chiodi - immobile, impassibile, incurante dell'Abruzzo, che sia la ricostruzione dell'Aquila, che siano le trivelle.

Un governatore inutile, incapace di prendere qualsiasi decisione, e con lui Antonio Sorgi, il capo di quella specie di inciuciaio locale che e' la Commissione VIA dell'Abruzzo.

Che dire di Domenico Scoccia e di Eugenio Caporrella, pagati dalla Forest Oil per andare in gita a "istruirsi" sulle raffinerie della Forest Oil.

Che schifo. Che schifo. Che schifo.

Thursday, December 29, 2011

Giorgio Mazzenga e John Klein della Forest Oil Corporation: senza vergogna


Ai cittadini di Bomba:
Non credetegli a Giorgio Mazzenga,
quello vuole solo speculare sulla vostra salute
seduto dalle sue comode poltrone romane!


Non sanno che pesci prendere! Che ridere, che ridicoli! Non gli e' bastata la figuraccia di qualche mese fa, quando tutto il paese di Bomba gli si e' rivoltato contro, assieme a tutta la provincia di Chieti, assieme a 19 sindaci di altrettanti comuni, assieme a tutto il resto d'Abruzzo. Non gli e' bastato a tornano alla carica.

JOHN KLEIN:
GIORGIO MAZZENGA:
NO IS NO IS NO.
DO YOU GET IT?

Si vede che a Giorgio Mazzenga e a John Klein della Forest Oil Corporation non gli interessa di essere odiati da tutti: vogliono solo tirare fuori la melma che abbiamo nel sottosuolo d'Abruzzo, costi quel che costi, per arricchircisi loro e i loro azionisti. Che vergogna! Una multinazionale contro un paesino di 1000 abitanti.

Ed ecco che il 12 dicembre 2011 mandano una innocente letterina ai cittadini di Bomba con una lucicante letterina e con una brochure informatica che dice:

Da diversi anni nel territorio del Comune di Bomba si parla e si discute del progetto Forest per l'impianto di estrazione e di trattamento di gas che abbiamo intenzione di costruire.

Traduzione: siamo sopresi che non ci siamo ancora riusciti, e che la gente e' stata piu' intelligente dei nostri inganni.

In questo periodo, e soprattutto negli ultimi mesi, i toni sono stati molti accesi e ci spiace che si siano verficati episodi di confronto pubblico poco sereni.

Traduzione: li abbiamo fatti neri e non se lo aspettavano. In realta' gli spiace solo per il portafoglio e per niente altro senno' venivano a parlare con noi 5 anni fa.

Siamo fermamente convinti che ogni cittadino abbia il diritto di conoscere questo progetto e cio che comporta per questa terra, e di fare di conseguenza le proprie valutazioni maturando un'opnione serenamente.

Traduzione: dobbiamo continuare a farvi il lavaggio del cervello perche' non ci siamo riusciti finora. La Forest Oil e' stata la prima a fare tutto sottobanco negli scorsi 5/6 anni e ora che la gente sa, ed e' informata correttamente da persone senza interessi personali cercano di mettere delle paroline di corporate speak, belle, luccicanti e rasserenanti. Cara Forest, siete cascati male: saremo "sereni" solo quando ve ne sarete andati!

Per questo abbiamo deciso di mandare questo materiale informativo a casa di tutte le famiglie di Bomba, per potervi spiegare cosa abbiamo intenzione di realizzare, di che impianto si tratta, che impatto avra', quali benefici sono attesi soprattutto sul tema del lavoro, dell'economia e dell'opportunita' per i giovani di restare a lavorare nel proproi territorio.

Traduzione: Siamo cosi disperati che abbiamo dovuto metterci di mezzo pubblicisti, e brochure e balle varie. Purtroppo, cara Forest siete arrivati tardi. Purtroppo non porterete niente di buono a nessuno, e noi lo sappiamo fin troppo bene. E' facile da Milano e da Roma e da Denver pensare che potete venire con l'arroganza dei vostri soldi.

IL VOSTRO PETROLIO, IL VOSTRO GAS
NON PORTANO BENEFICI A NESSUNO SE NON A VOI STESSI.

WE ARE SMARTER THAN THAT
THANK YOU VERY MUCH.

Chi e' interessato a maggiori dettagli puo' consultare il nostro sito web www.forestbomba.it o la documentazione amministrativa presente sul sito del Ministero dello Svilupo Economico Dipartimento per l'Energia.

Traduzione: siamo ancora convinti di poterci riuscire a trivellarvi, indice che non abbiamo capito niente della capa tosta degli Abruzzesi. Cara Forest: la vostra centrale e' una variante del centro oli di Ortona, lo sappiamo tutti, entra monnezza sulfurea, esce monnezza sulfurea. I vostri tecnici, nella persona di Ronald Brown e anche la rivista Oil International parlano del fatto che la diga e' a rischio Vajont, emetterete secondo le vostre stesse documentazioni fumi tossici direttamente nelle case delle persone, e oltre i limiti legali, costuirete vasconi di monnezza tossica in una zona turistica, agricola e dove

NESSUNO VI VUOLE!
DO YOU UNDERSTAND?

Come tutte stiamo seguendo un preciso iter autorizzativo, che e' condotto da enti autorevoli e imparziali come il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Abruzzo. Queste istituzioni dispongono di organismi dedicati proprio all'esame di questi progetti, composti da autorevoli esperti ed addetti ai lavori. La legge prevede procedure rigorosissime, come e' giusto che sia, e noi stiamo fornendo tutte le risposte ai loro questiti e ci atterremo alle decisioni che vengono assunte in queste sedi.


Traduzione: purtroppo i cittadini di Bomba, il comitato gestione partecipata del territorio, Massimo Colonna, 19 comuni del comprensiorio, Enrico di Giuseppantonio, la provincia di Chieti, la confcommercio, la D'Orsogna, la chiesa, le associazioni sportive, TUTTO l'ABRUZZO ci e' contro e dobbiamo cercare di salvare il salvabile, facendo riferimento a vaghi, innominabili e fantomatici esperti, che non esistono e che hanno il solo scopo di confondere le idee alle gente.

La legge prevede che la volonta' popolare sia vincolante:
dunque andatevene da dove siete venuti.

Giorgio Mazzenga: la traduzione della parola democrazia e' che sono i cittadini padroni del proprio territorio, e' che siamo NOI a decidere e non un mucchio di signori di mezza eta'
venuti da chissa' dove che dell'Abruzzo non sanno niente.

NON VI CI VOGLIAMO QUI!

Le vostre balle, i vostri tentativi di fare il lavaggio del cervello alle persone, i vostri miraggi di pochi spiccioli elargiti alla collettivita' in cambio di speculazione su speculazione per voi e per i vostri affaristi, da Denver a Milano.

SCOMPARITE!




Thursday, October 27, 2011

930 no alla Forest Oil Corporation


L'arroganza di Giorgio Mazzenga e di Mr. John Klein non ha mai fine. Adesso fanno la parte degli offesi e dicono che hanno pronte "33" risposte integrative da dare alla regione Abruzzo - dopo due anni che gliele hanno chieste! - per trivellare sul lago di Bomba e che occorre dargli risposte concrete e veloci anche se tutto l'Abruzzo gli ha detto di no, ripetutamente.

SCIACALLI!

Sono due anni che noi persone normali e tutti i 930 abitanti di Bomba abbiamo detto tutti i nostri no alle trivelle sul lago e che le ripetiamo. Sono i motivi del buonsenso, dell'intelligenza. Sono i motivi che spinsero la stessa ENI a decidere di non trivellare 40 anni fa. Sono i motivi che Antonio Sorgi, presidente della commissione VIA che ha il potere di dire no, si ostina a non volere ascoltare.

Caro Mazzenga se ancora non lo sai: il lago corre il rischio di smottamenti, frane, subsidenza, alluvioni. Il lago e' zona a rischio Vajont, lo dice la tua stessa ditta. Il lago e' zona turistica, i fumi finiranno dentro le case della gente, e ci si ammalera'. Il lago e' zona verde, agricola. Non e' zona di industria pesante.

Lo scellerato Mazzenga afferma che per presentare le loro "integrazioni" ci hanno messo quasi 2 anni per la

complessità degli argomenti trattati e al loro diretto impatto sull'ambiente esterno.

Al fine di fornire risposte di alto livello tecnico-scientifico ai quesiti posti dalla Regione, sono stati coinvolti professionisti e specialisti italiani e stranieri, anche a livello accademico: tale scelta ha comportato un allungamento dei tempi di redazione delle risposte.

Tradotto in Italiano: hanno dovuto cercare di arrampicarsi sugli specchi e non sapevano come giustificare qualcosa di abominevole che nessuno vuole. Nessuno scienziato indipendente, lo posso assicurare, dira' mai che andra' bene trivellare un lago dove non si e' potuta nemmeno costruire una diga per troppo che il territorio e' traballante.

Dicono che il loro progetto e' stato eseguito nel "pieno rispetto di tutte le norme di sicurezza e tutela dell'ambiente" e che

le dichiarazioni di contrarietà al proprio progetto, espresse da esponenti politici del Comune di Bomba a seguito della visita della IV Commissione Regionale, vadano supportate e integrate dalle opportune motivazioni. Tali ragioni dovrebbero spiegare in particolare perché un amministratore locale manifesti opposizione a un progetto in grado invece di portare occupazione, investimenti e risorse per le pubbliche amministrazioni, nel pieno rispetto e tutela dell'eco-sistema.

Giorgio Mazzenga, tesoro mio: non siamo mica scemi! Tu sei che devi mostrare che il tuo progetto e' giusto per questo territorio, e lo sappiamo tutti, te compreso, che non porterai niente di buono a Bomba.

E' tutto solo speculazione per la Forest Oil. E' solo denaro facile per la Forest Oil e non certo per noi persone normali. Lo sappiamo tutti.

Questo e' quello che volete voi, ma noi no e noi diciamo: no grazie.

Capisci caro Giorgio Mazzenga?

Do you understand Mr. John Klein? We don't want your rigs here. And that's that. And the land is OURS not yours, do you get it? Go drill Boulder Colorado. Go drill Denver, Colorado. JUST LEAVE US ALONE.

We don't want you here. In what language do you want us to tell you?

Finalemente la nota della ditta di Mazzenga dice:

Un 'no' a prescindere e senza motivazioni non aiuta i cittadini a comprendere le valutazioni espresse dagli amministratori locali. L'aziende ritiene inoltre precisare che, a differenza di quanto riportato sulla stampa, non tutti gli assessori comunali sono contrari al progetto: tra questi l'assessore all'Urbanistica del Comune di Bomba Luigi Gentile, che ha espresso il proprio parere favorevole al progetto, con le opportune motivazioni.

I cittadini hanno capito tutto, cari Mazzenga e caro Klein.

Siete ridicoli, e veramente piccoli, arroganti, senza vergogna.

E va bene, siamo a 929 contro 1. E ora SPARITE e portatevi Luigi Gentile con voi.



Thursday, April 22, 2010

Salvare il lago di Bomba


In questi giorni mi sono arrivate decine di messaggi di ringraziamento, e di affetto legate alla manifestazione, alla nube islandese e al "discorso". Grazie a tutti delle parole carine, e' stato molto bello.

Adesso pero' ho bisogno di ciascuno di voi. In realta' e' Bomba che ha bisogno di ciascuno di noi.

Occorre mandare lettere alla regione Abruzzo contro l'installazione di un nuovo di centro-oli alla riva del lago di Bomba, in una zona goelogicamente fragile. Anche qui, roba da matti. L'ENI disse a suo tempo che c'era il rischio Vajont. Questi della Forest Oil ora dicono che metteranno centraline e sensori e che magicamente tutto scomparira'.

La storia si ripete e come abbiamo fatto per Ortona, Vasto e San Vito, cosi' faremo per Bomba.

La scadenza e' il 15 Maggio, ma per sicurezza mandare tutto entro il 12 Maggio al massimo. Questa volta a decidere non e' il Ministero ma la regione Abruzzo, e come gia detto sappiamo che il responsabile ultimo sara' Gianni Chiodi.

Un esempio di lettera da mandare e' qui. Oppure si puo' usare una copia breve da firmare
semplicemente. Poi c'e' il documento del comitato di Bomba che e' qui. Un altra possibilita' e' di usare una copia breve che e' qui.

Per chi volesse leggersi tutto il progetto - sono circa 300 pagine - una copia e' reperibile sul
sito del Comitato di Bomba, e anche nel link di destra del blog, sotto scrivere osservazioni - Bomba.


Occorre fare una raccomandata con ricevuta di ritorno all'indirizzo in fondo alla pagina, e se possibile mandare tutto a me e/o al comitato di Bomba il cui sito e' qui cosi' li mettiamo nel raccoglitore comune che potete trovare sui link di destra di questo blog.

Grazie a tutti. L'indirizzo e' qui - raccomandata con ricevuta di ritorno:

Regione Abruzzo
Direzione Affari della Presidenza
Politiche Legislative e Comunitarie,
Programmazione, Parchi, Territorio,
Valorizzazione del paesaggio, Valutazioni Ambientali
Ufficio Valutazione Impatto Ambientale
Attenzione: Forest Oil Corporation
Progetto: Monte Pallano - Colle Santo
Via Leonardo da Vinci (Palazzo Silone)
67100 L’Aquila (AQ)

Wednesday, March 4, 2009

Chi inquina paga. Forse.



Il 10 Febbraio del 2009, le ditte americane 'Frontier Oil Corporation' e 'Wyoming Refining Company' sono state multate di 141 milioni di dollari dall'EPA, l'equivalente del ministero per l'ambiente degli USA per inquinamento. EPA sta per Environmental Protection Agency.

Queste ditte sono state multate perche' superavano nel Wyoming (in localita' Cheyenne e NewCastle) e nel Kansas (El Dorado) i limiti legali americani per le emissioni di SO2, nitrati ed altri inquinanti.

Di tutti quei soldi, una parte finira' nelle tasche dei contribuenti americani, ma la stragrande maggiornanza sara' usata per ammodernare le raffinerie in questione. La legge americana, nel Clean Air Act, afferma che le raffinerie sono obbligate a dotarsi della miglior tecnologia possibile per mitigare le emissioni di inquinanti in atmosfera. Evidentemente, la Frontier Oil Corporation e la Wyoming Refining Company non hanno seguito la legge, qualcuno ha controllato, sono scattate le multe. Lex dura lex sed lex.

Si prevede che, grazie a queste nuove migliorie, verranno tagliati circa 3,700 tonnellate di SO2 all'anno, 2,100 tonnellate di nitrati e 1,200 tonnellate di altri inquinanti. Un totale di circa 7 mila tonnellate di schifezze in meno. L'incaricato dell'EPA che ha condotto queste indagini si chiama Catherine Mc Cabe e dichiara:

"I nitrati e il diossido di zolfo possono causare forti problemi respiratori e contribuiscono all'asma nei giovani, allo smog ed al altri fattori di inquinamento ambientale".

I petrolieri hanno qualche anno per completare i lavori. I burocrati e gli amministratori hanno cercato la verita' e poi hanno agito di conseguenza in maniera semplice e lineare.

Spostiamoci invece in Sicilia, 20 Febbraio 2009. 10 giorni piu tardi della decisione dell'EPA. Stefania Prestigiacomo potrebbe quasi essere, mutatis mutandis, la Catherine Mc Cabe per l'Italia, anche se quest'ultima e' un semplice funzionario e la Prestigiacomo e' un ministro.

La Prestigiacomo pero', invece di monitorare o di far monitorare a dovere la situazione ambientale in Italia, invece di indagare, di multare l'ENI e tutti gli altri petrolieri e ditte varie che scaricano un po di tutto in Sicilia, invia bella pimpante un comunicato al presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo. La letterina inizia cosi:

“Caro Raffaele, ti informo che la Commissione europea sta procedendo alla messa in mora per mancato adempimento di alcuni obblighi in materia di ambiente ...”

L'unione europea infatti aveva fissato al 30 settembre 2008 un limite massimo di tempo per presentare un progetto per constrastare l'inquinamento in Sicilia, specie nelle aree di Palermo, Siracusa, Messina e Catania, compreso il triangolo petrolfiero Augusta, Melilli, Priolo. Nessuno ha fatto niente, e ora arriva la multa che potrebbe oscillare fra i 20 mila e i 700 mila euro al giorno, per ogni giorno di ritardo.

Quei soldi della messa in mora non li pagano la Frontier Oil Corporation o la Wyoming Refining Company. Quei soldi non li pagano la Prestigiacomo o il governatore siciliano Lombardo. Nessuno perdera' la poltrona.

Quei soldi delle multe li pagano i cittadini.

Il coinvolgimento dell'Unione Europea avrebbe potuto essere una occasione per far qualcosa di buono in Sicilia. Invece grazie all'inadempienza della classe dirigente, dal ministero romano fino all'ultimo burocrate locale, le raffinerie siciliane continueranno ad emettere schifezze a lungo termine, la gente si ammalera', e i soldi che l'Europa aveva destinato per aiutare la lotta allo smog in Sicilia andranno persi.

Che paese di furbi che siamo! Andiamo avanti, al fondo pare non esserci mai fine.

Fonti: Reuters, Trading Markets ,
La valle dei templi