.

.

Tuesday, July 10, 2012

Giorgio Mazzenga: sparisca dalla circolazione!



Foto del WWF Marsica - bellissima Assunta con il cartello del cervello: usatelo!









Per la seconda volta la Commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi ha detto no al progetto di morte della Forest Oil Corporation di Denver.

I nostri amici volevano costruire un campo da 5 pozzi di idrocarburi e un desolforatore per trattare gas saturo - saturissimo! - di idrogeno solforato.

Il tutto ai piedi del lago di Bomba, in zona simica, fragile a rischio di subsidenza, frane e cedimenti della diga. Il tutto certificato dagli stessi proponenti che volevano svignarsela con fantasmagorici monitoraggi e centraline.

Della serie: la terra sprofonda e io guardo e misuro i centimetri.

Per la precisione dei fatti, la Commissione VIA oggi 10 luglio ha respinto la richeista avanzata dalla Forest Oil di riesaminare il precedente giudizio, gia' espresso in negativo.

E quindi,il no precedente resta.

Un buco nell'acqua per la Forest Oil!

Speriamo che questo nuova seconda conferma segnali a Giorgio Mazzenga e compari che veramente la sua opera non ce la vogliamo qui e che e' ora che lui ammetta l'amara sconfitta e se ne torni da dove e' venuto.

La Chiesa Cattolica, la Confcommercio, la Provincia di Chieti, gli accademici, il WWF, 19 comuni fra cui la stessa Bomba, le associazioni locali, dal Comitato di Gestione Partecipata del Territorio di Bomba fino a Nuovo Senso Civico di Lanciano, 250 osservazioni mandate, due pareri regionali negativi.

Caro Giorgio: e' ora che te ne vai.

E non ci fai paura mica con la storia dei ricorsi al TAR, i conti sparati in aria sulla tua popolarita' fra i disperati d'Abruzzo o le richieste danni di 142 milioni di euro.

Ma chi credi di essere?  Venire qui a fare il prepotente. Quando uno fa un investimento - o nel tuo caso una proposta speculativa - a volte si vince, a volte si perde.

Tu hai preso.

Ti abbiamo detto di no, ora togli il disturbo e scompari, e per sempre.

Tutto questo deve ancora una volta farci capire quanto importante sia la protesta continua, il vigilare, il voler sconfiggere il mostro, giorno dopo giorno.

Sarebbe stato possibile che Antonio Sorgi dicesse no, per due volte di seguito, senza la pressione popolare, senza il persistere di proteste, osservazioni, interventi da parte di vari spaccati della vita civile?

No.

Costa fatica andare a L'Aquila ogni volta, organizzare autobus, persone, scrivere e leggersi i testi, convincere la gente a scrivere. Ma sono questi i passi necessari alla vittoria. L'impegno quotidiano.

E' la stessa storia del Centro Oli. Quando la protesta diventa diffusa, quando le questioni sono sulla bocca di tutti, quando chi decide si trova a dover fare la parte dell'orco se dice di si, e' allora che vinciamo.

E quindi, questa deve essere la strategia per tutto.

Su ogni progetto: interessarsi, rompere le scatole, leggersi le carte, svergognarli pubblicamente.

Il potere e' nostro - nei nostri numeri, nella nostra voce, nelle nostre schede elettorali. E allora usiamolo come si deve.

Ci aspettano altre battaglie e saranno una piu' impegnativa dell'altra - Ombrina, San Martino sulla Marrucina.

Per adesso grazie ai veri eroi di questa battaglia, Massimo Colonna e l'instancabile, mitica, Fabrizia Arduini.

Grazie anche a Walter Caporale e Maurizio Acerbo, del consiglio regionale d'Abruzzo per avere rotto le scatole nel corso degli anni, a Franco Moroni della provincia di Chieti e a chiunque abbia preso a cuore la questione.

Nonostante la mollezza di Gianni Chiodi, noi non molliamo.










2 comments:

Kyoko said...

un'altra vittoria evvaiii!

Guido Pietroluongo said...

Un cittadino dovrebbe vivere sereno e confidare nelle Istituzioni che monitorano e vigilano il benessere della comunità...e invece? E invece questi politicanti pensano più al loro portafoglio e alle loro carriere che al bene comune!!! E questa non si chiama politica ma dovrebbe essere definita in altro modo...
Quando si dice "Non ho più parole" è un modo di dire... perché di parole ne avrei tante...troppe!
Guido Pietroluongo