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Saturday, May 11, 2013

Altre balle di Confindustria - Fabio Spinosa Pingue

Fabio Spinosa Pingue
Confindustria Aquila

Arriva l'ennesimo articolo su Il Centro D'Abruzzo da parte di Confindustria Aquila in favore della petrolizzazione d'Abruzzo. La firma e' di Fabio Spinosa Pingue che titola "L'ambiente non merita un
tifo da stadio".

Non e' chiaro a cosa il signor Pingue si riferisca: in Abruzzo infatti non esiste un cieco tifo da stadio per la difesa dell'ambiente, come non esistono curve nord o sud.

In Abruzzo esiste invece una collettivita' fatta di persone mature e informate e che occupa trasversalmente tutto il nostro vivere civile - dagli studenti alla Confcommercio, dal clero alla maggior parte della classe politica - che ha valutato i pro e i contro della petrolizzazione della regione e ha deciso che quel tipo di sviluppo non si confa a noi.

Siamo qui perche' siamo informati e consci di cosa significa petrolizzare un territorio e non perche' non abbiamo niente di meglio da fare che andare allo stadio dell'ambiente la domenica.

E soprattutto questa collettivita' non ha interessi di parte, mentre invece e' la Confindustria che ne ha, e che, guarda caso, e' la sola associazione di catergoria favorevole alle trivelle.

L'ambiente non merita un tifo da stadio, come non lo meritano la politica, o la religione, o la lotta ai cambiamenti climatici, o qualsiasi altro nostro ideale. L'ambiente - e l'impegno personale di ciascuno di noi per qualsiasi causa - meritano intelligenza, analisi razionale e libera dei pro e dei contro, visione di dove le nostre posizioni ci porteranno. Ed e' proprio questo quello che esiste
adesso in Abruzzo.

Pingue parla del "professionismo della difesa dell'ambiente" o del "pontificare". Visto che gran parte dell'informazione che circola e' in qualche modo figlia del mio applicare il metodo scientifico alla
questione, dei miei scritti e del mio peregrinare in giro per l'Italia, ci tengo a precisare che in tutti questi anni e' stato mio primo obiettivo quello di spiegare, in maniera logica, razionale e priva di preconcetti il perche' del no al petrolio.

Ho tirato fuori dati, articoli, reportage, numeri, ho analizzato cosa succedeva altrove in tutto il resto del mondo al petrolio e sono andata a spiegarlo citta' per citta'. In tutti questi anni non sono riuscita a
trovare ne' un solo esempio di comunita' trivellata e sana, ne' un solo motivo perche' l'industria del petrolio fosse una cosa buona per l'Abruzzo. Uno solo non sono riuscita a trovarlo.

E Confindustria? Confindustria non ha mai saputo argomentare il perche' del si alle trivelle o smontare le tesi del no, e non sara mai nella posizione di farlo, perche' macchiata dal conflitto d'interessi e perche' motivi per il si non esistono.

Pingue si appiglia alla difficolta' del lavoro nei campi o agli introiti che il petrolio portera' o a qualche misterioso "accordo storico" fra industria e ambiente. Sono tutte pseudo-ragioni, queste si da chiacchere allo stadio. Ne abbiamo troppo poco di petrolio e fa troppo schifo per qualsiasi progresso sociale o economico, soprattutto considerato quel che le trivelle di Confindustria distruggeranno. E quindi non puo' esistere nessun compromesso. Basilicata docet, per l'ennesima volta.

Pingue parla di nuovo modello. Eccolo, per il 2013 e non per il 1960: Confidustria si faccia portavoce di un progetto per solarizzare tutti i condomini d'Abruzzo. Crea lavoro e ricchezza distribuita, fa risparmiare sulla bilancia energetica, non distrugge i campi e non avvelena nessuno.

Ma questo Confindustria non lo propone perche' deve invece fare gli interessi dei pochi che si
arricchiranno con il petrolio e non certo della collettivita'.

Il nostro non e' ideologia o fanatismo, caro Pingue. Il nostro, a differenza degli egoismi di Confindustria, e' un sincero essere preoccupati dell'aria che respiriamo e dell'acqua che beviamo tutti, e soprattutto di quello che vogliamo lasciare in eredita' a chi verra' dopo di noi.









Tuesday, July 10, 2012

Giorgio Mazzenga: sparisca dalla circolazione!



Foto del WWF Marsica - bellissima Assunta con il cartello del cervello: usatelo!









Per la seconda volta la Commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi ha detto no al progetto di morte della Forest Oil Corporation di Denver.

I nostri amici volevano costruire un campo da 5 pozzi di idrocarburi e un desolforatore per trattare gas saturo - saturissimo! - di idrogeno solforato.

Il tutto ai piedi del lago di Bomba, in zona simica, fragile a rischio di subsidenza, frane e cedimenti della diga. Il tutto certificato dagli stessi proponenti che volevano svignarsela con fantasmagorici monitoraggi e centraline.

Della serie: la terra sprofonda e io guardo e misuro i centimetri.

Per la precisione dei fatti, la Commissione VIA oggi 10 luglio ha respinto la richeista avanzata dalla Forest Oil di riesaminare il precedente giudizio, gia' espresso in negativo.

E quindi,il no precedente resta.

Un buco nell'acqua per la Forest Oil!

Speriamo che questo nuova seconda conferma segnali a Giorgio Mazzenga e compari che veramente la sua opera non ce la vogliamo qui e che e' ora che lui ammetta l'amara sconfitta e se ne torni da dove e' venuto.

La Chiesa Cattolica, la Confcommercio, la Provincia di Chieti, gli accademici, il WWF, 19 comuni fra cui la stessa Bomba, le associazioni locali, dal Comitato di Gestione Partecipata del Territorio di Bomba fino a Nuovo Senso Civico di Lanciano, 250 osservazioni mandate, due pareri regionali negativi.

Caro Giorgio: e' ora che te ne vai.

E non ci fai paura mica con la storia dei ricorsi al TAR, i conti sparati in aria sulla tua popolarita' fra i disperati d'Abruzzo o le richieste danni di 142 milioni di euro.

Ma chi credi di essere?  Venire qui a fare il prepotente. Quando uno fa un investimento - o nel tuo caso una proposta speculativa - a volte si vince, a volte si perde.

Tu hai preso.

Ti abbiamo detto di no, ora togli il disturbo e scompari, e per sempre.

Tutto questo deve ancora una volta farci capire quanto importante sia la protesta continua, il vigilare, il voler sconfiggere il mostro, giorno dopo giorno.

Sarebbe stato possibile che Antonio Sorgi dicesse no, per due volte di seguito, senza la pressione popolare, senza il persistere di proteste, osservazioni, interventi da parte di vari spaccati della vita civile?

No.

Costa fatica andare a L'Aquila ogni volta, organizzare autobus, persone, scrivere e leggersi i testi, convincere la gente a scrivere. Ma sono questi i passi necessari alla vittoria. L'impegno quotidiano.

E' la stessa storia del Centro Oli. Quando la protesta diventa diffusa, quando le questioni sono sulla bocca di tutti, quando chi decide si trova a dover fare la parte dell'orco se dice di si, e' allora che vinciamo.

E quindi, questa deve essere la strategia per tutto.

Su ogni progetto: interessarsi, rompere le scatole, leggersi le carte, svergognarli pubblicamente.

Il potere e' nostro - nei nostri numeri, nella nostra voce, nelle nostre schede elettorali. E allora usiamolo come si deve.

Ci aspettano altre battaglie e saranno una piu' impegnativa dell'altra - Ombrina, San Martino sulla Marrucina.

Per adesso grazie ai veri eroi di questa battaglia, Massimo Colonna e l'instancabile, mitica, Fabrizia Arduini.

Grazie anche a Walter Caporale e Maurizio Acerbo, del consiglio regionale d'Abruzzo per avere rotto le scatole nel corso degli anni, a Franco Moroni della provincia di Chieti e a chiunque abbia preso a cuore la questione.

Nonostante la mollezza di Gianni Chiodi, noi non molliamo.










Saturday, September 10, 2011

Una FPSO e il campo Aquila a Brindisi


E' probabile che la comunità brindisina,
che sino ad ora ha sonnecchiato,
farà sentire la sua voce.
Forse, però, è fuori tempo massimo.


Telenorba, 9 gennaio 2011


Whenever the people are well-informed,
they can be trusted with their own government.


Thomas Jefferson


La notizia e' di qualche giorno fa - l'ENI iniziera' "presto" a trivellare a 25 miglia al largo di Brindisi, nel campo Aquila. Venticinque miglia sono circa 40 chilometri.

In realta' di questa partenza imminente delle trivelle se ne parlava gia' da gennaio 2011, ma evidentemente nessuno penso' bene davvero di darsi da fare per capire meglio, per opporsi se necessario.

Era tutto gia' scritto da tempo.

I comunicati di otto mesi fa infatti dicono che l'ENI aveva gia' appaltato alla Saipem - anche se sono tutte e due dello stesso gruppo! - un contratto per 1 miliardo di euro nel 2009 per gestire una misteriosa e non meglio specificata FPSO al largo di Brindisi.

Qualcuno dei politici o dei giornalisti di Brindisi e dintorni si e' posto il problema di chiedersi cosa fosse una FPSO? Qualcuno si e' preoccupato di spiegarlo alla gente? Qualcuno sapeva che allo stesso tempo in Abruzzo stavamo facendo fuoco e fiamme per evitarne la costruzione - poi vittoriosi?

Si una FPSO e' quella che si vede in cima - una mini raffineria con fiamma perenne che brucia monnezza petrolifera 24 ore su 24. Bello, eh.

Com'e' possibile che a nessuno sia venuta la curiosita' anche solo di mettere FPSO dentro google?

FPSO sta per Floating Processing and Storage Offshore unit: la P sta per processing - lavorazione e la lavorazione e' la fiamma che si vede, spesso per togliere zolfo dal petrolio schifoso italiano.

Qui un po di link dell'epoca in cui ne volevano piazzare una in Abruzzo.

FPSO 1
FPSO 2
FPSO 3
FPSO 4

La P e' praticamente un mini-centro oli. E chi non sa cosa sia un centro oli, deve un po vergognarsi perche' in Basilicata ci hanno distrutto un intero paese - Viggiano - con un centro oli. E il minimo che si possa fare e' di saperlo.

La F e' floating, cioe' galleggiante, la S e' lo storage, cioe' lo stoccaggio e la O offshore, in mare.

Fa ancora piu' rabbrividire che a Brindisi l'ENI invece che costruirla ex-novo questa FPSO voglia prendere una petroliera vecchia e "riconvertirla."

Chissa' che ci esce.

L'ENI inzio' a parlare di questo giacimento nel 1993. Dopo 18 anni finalmente sono pronti.

Come riportava Telenorba, gia' a gennaio 2011 si diceva che le attivita' sarebbero iniziate nel quarto trimestre 2011.

Le operazioni dureranno 20 anni almeno.

L'ENI dice di potere tirare fuori circa 120 milioni di tonnellate fra gas e petrolio in totale con 12 mila barili al giorno. La FPSO porta' processarlo e stoccarne 700 mila.

1 tonnellata di petrolio sono circa 7.3 barili, per cui
120 milioni di tonnellate sono circa 870 milioni di barili di petrolio.

L'Italia ne consuma circa 1.5 milioni al giorno.

Ergo, nel giro di 20 anni, e ipotetizzando che il consumo di petrolio resti invariato nel tempo, il "ricchissimo" campo di petrolio di Brindisi ci dara' petrolio per 580 giorni.

Un anno e mezzo di petrolio. Quella roba lassu' in bellavista sul litorale.

Ciascuno puo' trarne le conseguenze che vuole.

Si, forse e' tardi.

La democrazia e' faticosa e ogni santo giorno ci deve interessare cosa ci accade intorno. La Basilicata, l'Abruzzo sono forse lontani, ma un giorno potrebbe toccarci piu' da vicino.

Saturday, November 20, 2010

Pompei, Padania, Pensieri

Ci risiamo con le emergenze. Questa volta tocca a Vicenza e a Pompei. Emergenze diverse, ma legate dallo stesso filo conduttore, la mancanza piu' totale di programmazione, di precauzione, del pensarci prima.

Succede li oggi.

Succedeva l'anno scorso a Messina con le frane che portano via un intero paese costruito senza lasciare fiato ai fiumi che fanno semplicemente quello che madre natura detta loro.

Succedeva qualche settimana fa a Terzigno, dove la gente di Napoli non sa piu' dove mettere la monnezza e cosi si costruiscono discariche improvvisate con una brodaglia di liquami tossici che portano ai limoni-mostri. E se questo e' il fato dei limoni, chissa' che ne e' dei feti e dei polmoni della gente.

Succedeva qualche mese fa a Capri dove non sapendo come fare con i depuratori insufficenti il sindaco decise allegramente di riversare la monnezza in mare.

Succedeva a Sarroch, dove quando piove troppo riversano i contenitori a cielo aperto di monnezza petrolifera direttamente a mare.

Succedeva all'Aquila dove hanno costruito case di pastafrolla.

Sono sicura che ovunque uno si giri in Italia puo' trovare esempi della stessa cosa, la natura che si vendica, le morti bianche perche' la sicurezza e' un optional, monumenti lasicati marcire perche' se sono sopravvissuti per 2000 anni, sopravviveranno pure la settimana prossima.

Passa oggi che viene domani e in qualche modo ci arrangeremo. Solo che qualche volta la fortuna finisce.

In modi diversi, tutte queste tragedie italiche potevano essere evitate se solo ci si pensava prima.

E' questo quello che mi ha spinto all'impegno petrolifero, al volere il parco della costa teatina: la prevenzione. Ci si deve pensare prima, non dopo ai guai. Dopo puoi solo consolare le lacrime di chi perde casa, salute o opere d'arte.

Parlavo l'altro ieri con una mia amica che ha comprato un appartamento qui a LA. Nelle tariffe condominali qui sono incluse anche le riparazioni che avverranno fra 30 anni. Cioe': si sa che fra 30 anni occorrera' rifare il tetto, e cosi qualcuno fa il conto di come diluire i pagamenti sull'arco di 30 anni, inclusi gli interessi in banca, di modo che quando arrivera' il momento di rifare quel tetto (fra 30 anni) i conti saranno apposto, crisi o non crisi e non ci sara' alcuna tassa aggiuntiva.

La programmazione, questa sconosciuta.

Ma di chi e' la colpa? Certo di tutti quelli che stanno al potere e che si arriscono senza pensare al bene del paese. Ma un po e' anche colpa nostra.

Quanti lavoratori in proprio pagano le tasse - tutte? Quante persone chiedono sempre lo scontrino fiscale, dal bar sotto casa fino al dentista o al notaio? Quante volte rispondiamo, si con l'IVA? Quante persone seguono gli iter per le opere comuni nei propri paesi e protestano se vedono cose sbagliate? O semplicemente fanno finta di niente pensando che "tanto e' sempre stato cosi e sempre cosi sara'?"

Forse e' ingenuo pensare che un gesto stupido come farsi fare lo scontrino o protestare cambi qualche cosa, ma e' un punto di partenza. Non si puo' pretendere che tutto funzioni nella collettivita' se continuiamo a pensare al nostro portafoglio, al nostro pranzo domenicale, alla partitella di calcio mentre tutto va in rovina e aspettando che qualcun altro ci salvera'.

Quel qualcuno sei tu.

Ti devi impegnare tu. Ci devi pensare tu al bene comune. Le tasse le devi pagare, e poi devi essere vigile e protestare che quei soldi vengano spesi bene e per cose utili.

Chi controlla cosa sta succedendo oggi a Messina? Chi controlla che ne e' di tutti quei soldi che arrivano dall'UE? Chi controlla che all'Aquila non ci stiano di mezzo mafia e camorra? Chi controlla che il fiume Lambro sia ripulito come si deve?

Oggi sono Pompei, Vicenza, Terzigno. Iera erano Messina e l'Aquila.

Domani e' casa tua.

Saturday, May 9, 2009

La "scuola-dottrina" dell'ENI


E cosi visto che non sono riusciti a domarci come pensavano, ora l'ENI passa ad altri metodi: cercano di comprare la nostra terra spacciandosi per salvatori della patria. Nel nostro caso, cercano di fare la figura degli amici dell'Abruzzo ai tempi del terremoto per infiltrarsi squallidamente nel tessuto umano della nostra regione.

Leggo infatti da primadanoi che Paolo Scaroni, pluri-processato, pluri-condannato per inquinamento, disastro ambientale, tangenti e corruzione sia all'ENI che in altre ditte a partire dalla fine degli anni '90 e' andato all'Aquila a dire che vogliono "investire" nella ricerca. Da notare come l'ENI si e' scelta un amministratore delegato gia condannato PRIMA di arrivare da loro.

Scaroni ha cosi' ha deciso di portare avanti all'Aquila una "centrale di teleriscaldamento" sotto il nome di ENIpower. Pagheranno 50 dottorandi e ricercatori a cui daranno anche da mangiare e bere e che potranno lavorare su progetti ad hoc per loro. Metteranno su 50 laboratori usando fonti rinnovabili. Le loro strutture potranno ospitare fino a 100 persone. Scaroni dice che il tutto gli costera' 20 milioni di euro ma che lo fanno a scopo di bene.

Ma chi gli crede?

Che cos'e' esattamente questa centrale di teleriscaldamento, non si sa bene. Si dice solo che funzionera' a gas e per il 10% dalle biomasse. Dal canto opposto pero' Scaroni non si risparmia niente sul piano della pura propaganda.

Dice infatti di fare tutto questo per aiutare l'Universita' abruzzese, cosi' messa in ginocchio dal terremoto. Vogliono darci la possibilita' di svilupparci in modo "autonomo e sostenibile" e che "guardi al futuro". Vedono potenzialita' enormi all'Aquila. Ci aiutano come possono ed usando cio' che sanno fare meglio, come ad esempio l'attivita' di ricerca nel petrolio e nel gas.


QUESTO E' PURO SCIACALLAGGIO!


Innanzitutto, se davvero volevano fare qualcosa di utile e buono per l'Abruzzo, prendevano quei 20 milioni di euro (bazzeccole per l'ENI) e li davano all'Universita' "no strings attached", come dicono qui in America, cioe' senza condizioni. Avrebbero detto al rettore, ecco qui il nostro contributo, usateli come meglio potete. Non ci aspettiamo niente in cambio.

Madonna, americana e che conosce l'Abruzzo solo vagamente e solo perche' e' la terra dei suoi nonni, ha preso e ha staccato un assegno di 500,000 sterline senza fiatare e senza chiedere nulla. E i ricchi d'Italia? E il cittadino privato Paolo Scaroni? Questo uomo ha lasciato l'ENEL (da condannato) con una buonuscita di 10,300,000 euro nel 2005, con bonus di 500,000 euro per avere venduto Wind. All'ENI questo condannato guadagna circa 3,000,000 di euro l'anno, secondo il libro "La paga dei padroni". Penso che il conto in banca di Scaroni abbia molti zeri.

Cosa ha dato di tasca sua Scaroni ai terremotati? Perche' Madonna, che con l'Abruzzo ha poco a da spartire offre 500,000 sterline e lui invece usa il terremoto come un modo per corrompere moralmente l'Abruzzo?

Non so cosa dire del rettore, Ferdinando di Orio, che ha accettato di trasformare la sua universita' in una succursale dell'ENI cosi a cuor leggero. Si vede che pecunia non olet.

Ma secondo voi questi saranno davvero universitari liberi, seri, che formeranno la gente in modo corretto e indipendente, o il centro ENI sara' piuttosto una grande scuola di lavaggio del cervello ed indottrinamento?

Chi glieli fara' i corsi di ingegneria ambientale? Paolo Andreussi di Pisa, consulente ENI da 20 anni che sugli articoli scrive che l'idrogeno solforato fa male, e poi invece quando viene a parlare con la gente mente spudoratamente e dice che va tutto bene, i lucani hanno l'odorato sensibile ed e' tutto sotto la norma? Quando messi di fronte a fatti incontestabili di inquinamento e di corruzione, diranno ai loro studenti, come fatto con me "signorina lei e' troppo giovane per capire come funziona il mondo"?

Glielo diranno a questi studenti di tutte le porcherie che l'ENI ha fatto sul suolo italiano?

Oppure inviteranno quei medici di Bari che dicono che gli operai morti a Manfredonia si sono ammalati di tumore per colpa delle troppe aragoste e non certo perche' l'ENI gli ha avvelenato terra ed aria?

Glielo diranno che la meta' dei siti inquinati di interesse nazionale porta la firma ENI?

I loro dipendenti, ingegneri e tecnici, stileranno rapporti di compatibilita' ambientale che guardino in faccia alla realta' e senza ricordare che e' il loro padrone a commissionarli, oppure chuideranno un occhio o tutti e due in favore del petrolio?

Sotto queste condizioni, sentiremo mai una voce ufficiale dell'Universita' dell'Aquila dire il suo no all'Abruzzo petrolizzato?

Come sempre, non ci si puo' aspettare che tutti vivano da eroi, specie in Italia, e io sono convinta che la maggior parte di quei 50 o 100 ricercatori aquilani non sputera' mai nel piatto in cui mangia. Ci ritroveremo, nella migliore delle ipotesi, con 50 o 100 nuovi yes-men aquilani che convinceranno le proprie famiglie, i propri amici sulla santita' dell'ENI. Gli sara' molto piu' facile dire che Maria Rita e' matta.

L'Abruzzo petrolizzato passa anche per qui.


Non bisogna mai credere ad una sola parola, a nessun buon sentimento dell'ENI. E' tutto finto, e' tutto fatto solo perche' ci devono guadagnare qualcosa. Ai miei occhi sono solo una patetica banda di criminali e corruttori, dal primo all'ultimo.

Monday, April 20, 2009

Terremoti e petrolio: il modello italiano



Nel 1857 ci fu un grande terremoto in Basilicata con epicentro a Montemurro, il paese confinante con Viggiano. Il sisma fu del grado 6.9 della scala Richter e morirono in totale 10,000 persone, di cui 1,000 nella sola Viggiano. La raffineria di Viggiano, il cosiddetto centro oli, e' praticamente seduta sopra l'epicentro del terremoto, in piena zona sismica.

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice:

"La Val d’Agri e’ una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico. Il recente sviluppo urbanistico, in particolare nella parte alta della valle (Villa d’Agri, Viggiano), e la presenza di infrastrutture legate all’attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi, contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell’area, che e’ gia stata colpita da un terremoto distruttivo nel 1857."

Ora, visto che circa il settanta per cento del territorio lucano e' interessato da trivelle di vario genere, visto che il terreno e' sismico e visto che le perforazioni petrolifere in qualche modo modificano gli equilibri sotterranei, ho deciso di indagare cosa si fa in Basilicata a scopo preventivo, sia da parte dell'ENI che con il petrolio lucano si arricchisce, che delle istituzioni che dovrebbero proteggere la gente.

Indagando sulle misure antisismiche, di allerta, di esercitazione, di monitoraggio del suddetto centro oli, non ho trovato quasi niente ne' di sponsorizzato dall'ENI, ne dalla regione Basilicata.

Non c'e' nessun sito in cui si spieghi alla gente cosa fare in caso di terremoto nei pressi della raffineria di petrolio o se c'e' non sono riuscita a trovarlo.

Intanto, a Viggiano le case mostrano crepe, cedimenti, molte persone sono andate via e nella Val D'Agri si susseguono mini-terremoti indotti dalle estrazioni petrolifere. A me pare che tutto sia fatto nella piu' assoluta casualita' e giocando d'azzardo con la vita della gente.

Anche l'Olanda e' zona sismica. In particolare la zona di Groningen e' stata colpita da circa dieci terremoti di scala attorno ai 3.5 gradi della scala Richter negli ultimi venti anni. I notiziari olandesi ed altri siti web, non hanno alcun pudore nel riportare le conclusioni del KNMI, l'ente sismico e metereologico nazionale olandese:

"The earthquakes result from tension in the earth's crust caused by the extraction of gas. The tension increases in correlation to the amount of gas extraction. "

I terremoti sono dovuti alle tensioni che sorgono nella crosta terreste causati dalle estrazioni di gas. La tensione aumenta in proporzione con il gas estratto.

In particolare, nel 2006 ci sono state varie scosse ravvicinate in provincia di Groningen dello stesso ordine di grandezza (tutte inferiori al grado 4.0 della scala Richter), in seguito dei quali la regione inizio' ad allertare la popolazione, con volantini informativi, dibattiti. Alcune case mostrarono crepe e cedimenti. La regione dopo pochi giorni, mise su un sistema di esperti per quantificare questi danni. La ditta che estrae il gas, la NAM, ha dovuto ricompensare economicamente la cittadinanza.

Invece in Basilicata, come riporta la OLA, l'ENI ha ancora da dare una lira alle decine di famiglie che hanno dovuto abbandondare le case vicino alle zone estrattive per

"danni arrecati agli immobili dei lucani, danni arrecati dalle estrazioni petrolifere a seguito delle simulazioni sismiche e dai vari incidenti al Centro Oli di Viggiano che hanno causato il sussulto del terreno con conseguenti lesioni alle mura dei fabbricati circostanti"

Il petrolio in Abruzzo sara' nella mia opinione una nuova catastrofe annunciata. Cosa sarebbe successo se l'epicentro del terremoto fosse stato centrato vicino ad una raffineria, vicino ad un oleodotto abruzzese? La mappa sopra mostra tutti i terremoti degli scorsi giorni. Il nostro e' un territorio altamente sismico per chi non se ne fosse ancora accorto.

Da ultimo, ho visto la puntata famosa di Anno Zero in cui si parlava del terremoto. Un magone allo stomaco quando ho sentito il presidente del consiglio e altri personaggi dire che non si puo' mettere tutto a norma in Italia.

Ci vogliono troppi soldi.

Io mi arrabbio sempre di fronte a questa resa di volonta'. Si deve fare. Si deve volere. Si deve iniziare da qualche parte. Non ci sono i soldi? Combattiamo la mafia, l'evasione fiscale, le tangenti. Evitiamo i soldi delle elezioni sprecate, del ponte di Messina.

I responsabili delle case crollate vanno multati fino all'ultima lira. Iniziamo da qualche parte.

E noi? Nella mia opinione, per noi semplici cittadini, tutto inizia dallo scontrino fiscale. Pare stupido, ma e' la cultura della legalita' che manca in questo paese, dalla ricevuta alla lavanderia fino a chi toglie il ferro dai palazzi.

Il cambiamento culturale parte da ciascuno di noi, nelle nostre vite quotidiane.

Infine, posso solo confermare che "la cultura californiana" fatta di sensori, esercitazioni, conoscenza diffusa dei pericoli sismici non causa alcun panico fra la gente. Lo sanno tutti, anche i bambini, che questa e' zona sismica e che occorre essere preparati.

Pare che ancora tutto il mondo sogni di venire in California a fare le vacanze.

Friday, April 10, 2009

Petrolio e terremoti


Oggi i funerali delle vittime. Fra i fiori, la gente a lutto, la distesa immensa di parallelepipedi marroni, spicca la tenerezza di quella bara bianca, piccola piccola, con i manici dorati, appoggiata sulla pancia di legno di quella che pochi giorni fa era la sua mamma.

Sono ad un meeting a Washington DC, ne ho parlato l'anno scorso. Quest' anno e' piu' o meno la stessa cosa, solo che ogni cinque minuti corro su Prima da noi, sul Corriere, per vedere le immagini, per partecipare in qualche modo al dolore comune.

Non ho sentito le parole dei governanti o del funerale, e non ho visto la televisione perche' non ne ho avuto il tempo. Probabilmente saranno state dette tante belle cose sulla vita, sulla morte, sul dover vivere bene ogni giorno in modo da essere preparati al viaggio finale quando questo verra'. C'e' un che di vero in tutto questo: nessuno quando sara' il nostro momento ed e' percio' che occorre non avere rimorsi ed essere felici tutti i giorni. Per me questo si condensa non nel vivere la vita spericolata di Vasco Rossi, ma nel sapere che ogni giorno abbiamo fatto qualcosa di utile, anche se piccola, per il resto dell'umanita'.

Ci sono due atteggiamenti nei casi di tragedie cosi grandi: uno e' quello di rassegnarsi alla volonta' divina, o del caso, o della fatalita'. L'altro e' di capire perche' quasi trecento persone sono morte in un terremoto che nemmeno arrivava al livello sei della scala Richter. E questo non per fare inutili polemiche, ma solo per cercare di imparare qualcosa, cosicche' queste lacrime non siano invano.

L'Abruzzo e' un territorio sismico. Come per le falde acquifere, le estrazioni di petrolio e di gas, scavando a cinque, sei chilometri sotto la crosta terrestre alterano le conformazioni del sottosuolo in modo inaspettato. Questo e' un fatto inconfutabile che nemmeno i petrolieri possono contrastare.

Da Wikipedia:

Humans can cause earthquakes for example by constructing large dams and buildings, drilling and injecting liquid into wells, and by coal mining and OIL DRILLING.

Gli uomini possono causare terremoti per esempio costruendo grandi dighe e palazzi, trivellando la terra ed iniettando liquidi nei pozzi, dall'attivita' di estrazione del carbone e dall'attivita' di estrazione petrolifera.

Secondo alcuni scienziati russi, in collaborazione con la ditta petrolifera Schlumberger che opera in Basilicata e il ministero del petrolio russo, tre terremoti nell'Uzbekistan sono dovuti alla forte attivita' estrattiva nella zona. Una di queste scosse e' stata del 7.3 della scala Richter. Ecco cosa dicono:

Few will deny that there is a relationship between hydrocarbon recovery and seismic activity, but exactly how strong a relationship exists has yet to be determined." They caution that in regions where tectonic activity is already high, extracting oil and natural gas could trigger strong quakes.
Poche persone possono negare l'esistenza di correlazioni fra estrazioni di idrocarburi e attivita' sismica, ma esattamente quanto forte sia la relazione fra i due eventi deve essere ancora determinato. Occorre dunque essere prudenti, perche' in zone dove l'attivita' sismica e' gia' molto elevate, l'estrazione di petrolio e di gas potrebbe scatenare forti terremoti.
 
Non ho letto il loro articolo in dettaglio perche' non ho tempo in questi giorni. Ma si parla di almeno CENTO terremoti medio-forti collegati ad attivita' estrattiva. Appena finisco con il mio lavoro ne metto su un riassunto in italiano. Ora se questo lo dicono i petrolieri, figuriamoci cosa direbbe un gruppo di pensatori liberi!

Ho gia parlato del vulcano indonesiano che continua a sputare fango quattro anni dopo che le trivelle hanno rotto le pareti di una grotta sotterranea che conteneva acqua pressurizzata, causando la morte di tredici persone e distruggendo interi villaggi. Che dire della subsidenza del Veneto misteriosamente scomparsa dopo che i pozzi di metano del Polesine sono stati chiusi. Ci sono anche teorie secondo cui lo tsunami indonesiano sarebbe in qualche modo influenzato dalle estrazioni petrolifere della Exxon a pochi chilometri dall'epicentro di Aceh.

Sara' vero, sara' non vero? Come per tutte le cose umane, e difficile rispondere con certezza: i sistemi realistici sono sempre complessi e troppi sono i fattori che influenzano gli eventi climatici, sismici, vulcanici. Pero' quel che e' certo e' che esistono delle possibili correlazioni e per questo occorre rendere tutte le precauzioni possibili. Settantaquattro geologi pero' hanno concluso che nel caso del vulcano la colpa era delle estrazioni di petrolio.

Bucare meta' dell'Abruzzo, un territorio sospeso fra due faglie sismiche attivissime non e' assolutamente una buona idea. Giuliani non e' stato ascoltato in tempo. Speriamo che le nostre proteste, il nostro operato, non siano invano. I disastri petroliferi sono evidenti in tutto il mondo e non ci serve altra morte.

Speriamo che tutte quelle bare innocenti che un po di cemento piu' solido avrebbero risparmiato, facciano capire a chi governa che non vogliamo correre il rischio di altra vita perduta per tumori, esplosioni di pozzi, petroliere che si scontrano, terremoti, aborti spontanei.

Speriamo che la morte di quelle 300 persone serva per farci rendere che la vita umana e' preziosa e' va protetta con intelligenza PRIMA che succedano i guai, costruendo case che reggono e rimandando l'ENI da dove e' venuta.

Dopo sara' troppo tardi.

Altre fonti: Exxon Mobil e lo tsunami

Tuesday, April 7, 2009

Il terremoto vissuto da lontano



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Questo lo scrissi all'indomani del terremoto aquilano del 6 Aprile 

Non e' un post di trivelle, quanto di un sentimento
di esilio che non se ne va.
C'e' sempre una meta' di me che e' straniera,
ovunque vada.

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Come iniziare a scrivere quel che provo? Ero fuori citta', lontana da un computer, quando ho sentito della notizia del terremoto in Abruzzo, domenica sera. Mi sono sentita sola. Mi sono sentita lontana da casa. Mi sono sentita impotente e inutile per tutti quei morti, tutte quelle chiese crollate, tutte quelle persone anziane con lo sguardo perso.

Per un po' la TV americana ha mostrato foto ed immagini di stradine piene di macerie, sotto il Gran Sasso innevato. Non sapevano pronunciare l'Aquila. Il cielo dell'alba abruzzese era limpido, le cupole rosa e giallino con le crepe, e semi-distrutte, erano ancora belle in qualche modo. Fra le lacrime silenziose che chi stava con me non poteva capire, mi veniva da vedere la bellezza dell'Abruzzo anche qui.

Avrei voluto che tutta questa attenzione per la mia terra fosse venuta per parlare delle cose belle dell'Abruzzo, di Celestino V, degli eremi, del Vinitaly, del torrone delle sorelle Nunzia, delle pecore di Anversa che si possono adottare e ti danno in cambio le calzette di lana.

Sono uscita per vedere il mare, per pensare. Attorno a me gli americani non soffrivano: per loro era un altro tsunami, un altro terremoto, un altra tragedia lontana, che anche se ti colpisce perche' facciamo tutti parte del genere umano non ti spezza il cuore in cento parti diverse perche' non hai investimenti emotivi in quelle terre lontane.

E' questo il dramma dell'emigrante, il non soffire e il non gioire come collettivita' per degli eventi che per te hanno un significato, ma per la societa' attorno a te no.

Fa tutto parte della stessa cosa. Perche' mi sono presa a cuore questa faccenda del petrolio cosi tanto?

Perche' e' giusto cosi, perche' dovunque siamo dobbiamo voler bene alla nostra terra, alla nostra gente, dobbiamo volerne la crescita, il miglioramento come persone, sia come individui che come collettivita'. Perche' sono lontana e raccontare e studiare e rompere le scatole e' l'unica cosa che posso dare.

E tutto questo si fa con amore e con intelligenza. Si fa con la passione e con il cervello. Come puo' essere che una nazione sismica ancora adesso continua ad avere un terremoto devastante ogni dieci anni senza che nessuno fa niente se non piangere DOPO che i morti sono successi? Da quando sono piccola un susseguirsi di tragedie: Gemona, Irpinia, Umbria, Molise, Abruzzo.

Il terremoto non si puo' fermare ma TUTTE le misure di prevenzione e di cautela possono e devono essere prese. Non si puo' sempre e solo adagiarsi sull'eroicita' degli uomini del soccorso alpino, della protezione civile, o dei volontari.

Perche' le strutture moderne (ospedali, case dello studente, hotel) devono crollare? Dove sono i controlli? Dove sono le norme costruttive anti-sismiche? Dove sono le esercitazioni anti-terremoto? Qui ne abbiamo fatta una in novembre, in tutta la citta'. In Giappone li fanno con ancora piu' rigore. Ogni volta che c'e' un terremoto in qualsiasi parte del mondo al telegiornale ti dicono con la solita praticita' anglosassone "Are you prepared for disaster?" e ti mandano a un sito web dove ti spiegano cosa fare e cosa non fare.

La citta' di Santa Monica ogni tanto mi manda degli opuscoli per imparare come reagire ai "disastri".

Serve, non serve? Non lo so, ma tutte queste cose messe insieme sono sempre meglio che non fare nulla.

Dopo il terremoto di Northridge nel 1994, con epicentro vicino alla mia universtia' (di grado 6.7 Richter, circa 15 volte piu' forte di quello abruzzese), moltissimi edifici anche se non danneggiati, sono stati tirati giu' e ricostruiti per meglio soddisfare le norme antiterremoto. «Un terremo­to così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto». Le pronuncia Franco Barberi, presidente della Commissione grandi ri­schi sul Corriere della Sera.

Il geologo Giampaolo Giuliani aveva dato degli avvertimenti per-terremoto e per questo e' stato denunciato da Guido Bertolaso, capo della protezione civile Italiana, per procurato allarme. Non so cosa dire. I terremoti non si possono prevedere. Forse Giuliani era veramente un ciarlatano. Ma se questo tizio da delle indicazioni e se la terra tremicchia da mesi, possibile che nessuno possa prendersi la briga di dire qualche cosa alla gente se non altro per informazione?

Non capisco, davvero. Perche' si sono messi a dare dell'imbecille a Giuliani, a perdere tempo con le denuncie invece che mettere in moto un qualche sistema di allarme, di informazione, di indagine, di precauzione?

La terra tremava da mesi.

Possiamo permetterci di costruire ora centrali nucleari, rigassificatori, raffinerie ed oleodotti in tutta la regione? Possiamo permetterci ora di bucare meta' dell'Abruzzo per cinque o dieci chilometri sottoterra, stravolgendo ancora di piu equilibri e dinamiche sotterranee?

Io non penso.

Per una volta, e per tutti gli altri motivi di cui parliamo su questo blog da mesi, cerchiamo di essere preventivi. I danni del petrolio sono tutti scritti, documentati, successi. Non ci servono altre tragedie.

Vorrei essere fra la mia gente.

Fonti: US Geological Survey, Corriere della Sera

Thursday, November 20, 2008

Il gioco degli scarica barili



Ormai siamo in piena campagna elettorale e tutti dicono a parole di essere contro la raffineria di petrolio ad Ortona. Per molti si tratta solo di parole vuote, messe li solo perche' ormai siamo tanti, e dire qualsiasi altra cosa sarebbe un suicidio politico. Siamo davvero stati bravi ad informare, a non mollare e ora ciascun politico, almeno sui siti web, ha un trafiletto dedicato al centro oli. Tutto questo e' merito di noi cittadini!

Mi sono allora chiesta, cosa dicono ai propri potenziali elettori quelli che hanno MESSO LE FIRME al progetto dal 2001 ad oggi? Il web e' fantastico e offre a noi cittadini la stessa possibilita' di far sentire la nostra opinione al pari dei politici che ora con tanta nonchalance vanno propagando di essere contro.

Nella fattispecie, sono andata a vedere cosa dice nel suo sito web Franco Caramanico, che e' stato per vari anni l'assessore all'ambiente per l'Abruzzo. Per la precisione dal 2005 fino al Giugno del 2008. Per sua stessa ammissione (gliel'ho chiesto io stessa a Paglieta), e' stato in quel periodo l'uomo piu' importante d'Abruzzo sulle tematiche ambientali.

A differenza degli altri, le sue affermazioni sulla raffineria di Ortona si aprono con una serie di scusanti di vario genere che in sostanza si riducono a tre punti:

1) le leggi non sono retroattive e ci sono termini massimi per l’impugnazione di alcuni atti

2) fu tutto deciso dalle giunte passate, di centro destra

3) non si e' discusso di questo tema dal 2001 fino al 2006

Non dice mai che lui stesso ha firmato una serie di documenti e provvedimenti. La conclusione di tutto non scritta ma che, credo, si vorrebbe passare ai lettori, e' che non e' colpa sua. Certamente non e' SOLO colpa sua, ma, siccome era l'autorita' piu' importante dell'Abruzzo su questo tema, Franco Caramanico, secondo me, ha delle enormi RESPONSABILITA. Cosi funziona: chi sta in alto deve assumersi il peso delle decisioni fatte e non fatte. Il non sapere o il non potere non sono scusanti quando si ricoprono dei ruoli cosi importanti.

Innanzitutto, io non so che titoli abbia Caramanico per poter fare l'Assessore all'Ambiente, visto che e' laureato in ingegneria elettronica. Forse non sapeva all'inizio cosa avrebbe significato una raffineria di petrolio in Abruzzo. Forse e' stato superficiale e ha pensato che fosse qualcosa di poco conto. Questa non e' una colpa, non possiamo tutti sapere tutto. Ma, se non lo sapeva doveva informarsi. Era pagato per quello. Una persona competente di fronte ad un progetto del genere avrebbe studiato, avrebbe chiesto, avrebbe indagato su cosa significasse per davvero una raffineria fra le vigne. Qualsiasi persona di media intelligenza avrebbe capito che e' un progetto deleterio, e si sarebbe data da fare, ma per davvero, a prescindere dalle colpe del passato.

Di li, il passo successivo: una volta capito che le trivelle riguardano il 35% del territorio e che e' una scelta irriversibile e nefasta, si poteva INFORMARE la gente. Renderla partecipe, spiegarci, che fra l'altro e' un nostro diritto.

In quegli anni dal 2005 fino al 2007, quando la popolazione NON SAPEVA NULLA, cosa ha fatto di concreto l'Assessore Caramanico? Si potevano investire risorse e tempo per fare quello che ora sta facendo la gente di buona volonta'. Di chi e' questo compito? Dei volontari? A tutt'oggi e' stato tutto delegato alla cittadinanza. Non ho mai sentito di un incontro fatto dalla regione per SPIEGARE alla gente cosa significa il petrolio. MAI.

E, parallelamente, a qualunque stato dei permessi ci si trovava, chiunque li avesse emanati, Roma, l'ENI o il comune di Ortona, una persona che ha davvero a cuore l'Abruzzo avrebbe trovato un modo legale per fermare l'iter del centro oli. Noi bloggers e cittadini non siamo nessuno, eppure dritte e storte qualcosa abbiamo fatto! La legge del 4 Marzo e' stata approvata. Chissa perche' a Caramanico non e' venuto in mente di proporre questa legge PRIMA che seimila persone si presentassero all'Aquila. Chissa' perche' non l'ha proposta lui invece che Fabrizio di Stefano, che ancora ringrazio. Abbiamo fatto di piu' noi per il bene dell'Abruzzo che l'Assessore all'ambiente.

E poi, ammettiamo pure che sia vero che gli atti non si potevano rescindere. Uno avrebbe potuto NON FIRMARE quelli nuovi. Uno si sarebbe potuto dimettere. Uno avrebbe potuto andare in televisione e dire: "Cari Abruzzesi, io non posso essere uno strumento di morte, e dunque, per il vostro bene, mi dimetto."

Sarebbe stato un eroe!

Chissa', forse era piu' importante non contrariare l'allora presidente della regione Ottaviano Del Turco, poi finito in galera per tangenti, e che del si all'ENI fece una bandiera, piuttosto che difendere la nostra salute.

Io non ce l'ho con Caramanico nel particolare. Sono sicura che un altro al suo posto si sarebbe comportato ugualmente. Ce l'ho con il tipo di politica che rappresenta, dove il contatto con la gente e' minimale e si pensa sempre di potersi nascondere dietro a delle scuse vaghe. Dove non si vogliono fare le scelte difficili, dove non si ha coraggio e si va con la corrente piuttosto che fare cio' che e' giusto fare. Dove non si chiede mai scusa. Accetterei anche se dicesse "ho sbagliato, ora mi impegno a fare meglio". Non e' piu' elegante che nascondersi dietro: non e' colpa mia? Ripeto, la maggior parte dei poltici italiani e' come lui. Purtroppo per loro pero' la musica e' cambiata. Una volta alla gente gli si poteva raccontare quattro frottole, ma ora non e' piu' cosi'.

Ci vorra' del tempo, ma prima o poi saremo una democrazia vera anche in Italia. Se la gente si indigna, se ci diamo da fare, se non ci arrendiamo, se ci rendiamo conto del potere che abbiamo come collettivita', saremo noi i padroni del nostro destino. E' inevitabile. Spero che questa del petrolio sia un primo passo verso qualcosa di migliore, non solo per la terra, ma per la nostra coscienza civica e democratica.

Monday, September 8, 2008

I conti non tornano

Ho indagato un po cosa dicono i nostri amici ENI per il 2008 e per Miglianico. Direi che sono piuttosto confusi e che non sanno bene come districarsi. Dal documento "ENI operating and financial review", del Giugno 2008, a pagina 13 si legge:

"The Miglianico project has been put on hold due to a determination made by the region of Abruzzo that suspended the validity of authorizations previously granted for the construction of the treatment center."

Ora, a parte l'inglese che fa pieta' (una "determination" in questo contesto non significa niente in inglese, forse volevano dire una delibera? Ma determination vuol solo dire determinazione nel senso di caparbieta': la parola giusta era resolution/law/amendment e queste cose non sono "made" ma sono "passed"...). Comunque, fa abbastanza ridere che per anni hanno continuato a ripetere che Miglianico era il loro fiore all'occhiello ed ora finalmente ammettono che sono stati bloccati dalla regione Abruzzo.

Cari lettori, sappiamo bene che non e' stata la regione Abruzzo nel senso di politici o di istituzioni, ma che quelli SIAMO STATI NOI!!! E questo deve essere motivo di orgoglio e sopratutto deve incensarci per continuare cosi. La prossima volta all'Aquila, dobbiamo essere ancora piu' numerosi, ancora piu' arrabbiati (in questo blog non si dicono le parolacce), ancora piu' convinti. E dobbiamo chiedere delle leggi ferree contro l'ENI e contro le sue amiche nel mare.

Poi vado a vedere il documento che l'ENI manda alla borsa di New York nel Maggio del 2008 e dicono ancora:

"The main ongoing development project is Miglianico, located in the onshore of the Abruzzi Region. Three development wells have been drilled. The project provides for the construction of facilities to treat production volumes of oil, to be delivered to logistic structures of the Refining & Marketing segment. The production volumes of gas will be input into Italian natural gas transportation network. Production is expected to start in the second half of 2009, peaking at 7 KBOE/d."

Cioe' semplicemente rimandano al 2009 cio' che promettevano per il 2006, 2007, 2008.
Dunque: la battaglia e' appena inziata. Ripeto: abbiamo convinto i vescovi, abbiamo insegnato all'ARTA come fare i controlli e come spiegare i dati alla gente, abbiamo fatto passare una legge regionale.

Ci dobbiamo credere che il popolo ha potere, e che piano piano, inesorabilmente, vinceremo.



Wednesday, July 16, 2008

Tollo 14 Luglio, L'Aquila, 15-16 Luglio


Lunedi sera sono stata all'auditorium di Tollo. C'era tanta gente ed e' stata una serata piacevole. Non c'erano politici, almeno che io sappia, ed e' stata una occasione per informare e per dialogare con il popolo. Grazie a Sinceramente e alla sua famiglia per l'affetto verso di me. Siete stati carinissimi.

Oggi sono qui all'Aquila dove mi hanno invitato a tenere due seminari dei miei modellini di fisica all'universita'. C'e' un corso estivo ed io sono qui per un paio di giorni. Ieri sono passata davanti al consiglio regionale della legge del 4 Marzo e per un attimo sono stata contenta. Mi hanno anche portato davanti alla sede della presidenza della regione. Del Turco, ovviamente e' il grande assente in questa citta'
e fa un po strano vedere i cartelli in giro con l'annuncio che lui sara' presente il 18 o il 20 o il 24 luglio in questa o quest'altra manifestazione, quando sappiamo bene dov'e' e che forse non fara' in tempo a tornare per essere presente a questi apputamenti.

Io spero per il bene di tutti che le prossime persone che governeranno lo faranno con amore, con rispetto e mettendo al primo posto la res-publica, e noi persone che ne facciamo parte: la nostra sanita', il nostro ambiente, le nostre scuole.

Ho fatto un po un giro di perlustrazione per l'Aquila ed ho chiesto un po in giro alla gente che ne sapeva del centro petroli. Non ne sanno quasi niente, almeno le persone che ho interpellato io in una libreria (e dunque gente che si presume legge). Dobbiamo cercare di fare uno sforzo maggiore di far conoscere il problema nel resto della regione, non solo all'Aquila ma anche a Teramo e dintorni.

Intanto oggi leggo Wall Street Italia. Da piangere. In Iraq, con la guerra, la poverta' e le macerie non ancora hanno trovato un estrattore staniero per le trivelle petrolifere. Il loro motto e' "petrolio iraqueno per gli iraqueni!". Vogliono tenerselo per se e non darlo agli stranieri per arricchirsene. Uguale storia in Messico, dove LA COSTITUZIONE VIETA l'opera di trivellamento alle societa' straniere, ed in Russia, in Venezuela, in Ecuador e Bolivia. In Russia stanno facendo delle leggi per rimandare a casa le societa' straniere gia' operanti sul terreno, la British Petroleum e l'ENI stessa dalla Siberia.

In America, come gia sappiamo l'85% delle coste ha una moratoria di trivelle:
tutta la costa pacifica (inclusa quella del Canada), Atlantica, l'Alaska e meta' del golfo del Messico non possono essere trivellate da nessuno, ne' americani, ne' stranieri perche' inquinano. George Bush dice un sacco di sciocchezze, fra qui quella di riaprire le trivelle a 80 km dalle spiaggie. Da tempo i vari governatori gli hanno detto che non se ne parla nemmeno e che i 160 km rimarrano inviolati dalle leggi degli Stati interessati. Da noi le straniere MOG e la Petroceltic parlano di 5km.

Ci rendiamo conto ?????

Anche io voglio il "petrolio in Abruzzo per gli Abruzzesi" e voglio, e credo con me tanti altri Abruzzesi, che il nostro petrolio, sporco, di bassa qualita', zozzo e scarso resti dov'e': SOTTOTERRA.

Fonti:Wall Street Italia