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Wednesday, March 26, 2014

Taiwan: lo stadio del dragone che produce energia


In Abruzzo tutti ricordano Toyo Ito per il fiasco della scultura di vino in piazza a Pescara che si e' spaccata dopo 2 mesi dall'inaugurazione a causa della poca professionalita' del costruttore, la Clas Italia. Non commento su quell'opera, perche' in effetti, il tutto poteva essere fatto meglio e si e' trattato di un grande spreco di soldi.

Ma Toyo Ito e' un architetto importante, ha vinto il Pritzker Prize, una sorta di nobel
per l'architettura nel 2013, e si e' distinto per la costruzione di centri di aggregazione per la comunita' dopo lo tsunami in Giappone del 2011.

Ed eccolo qui alle prese con il solare.

Siamo a Kaohsiung, Taiwan, dove Toyo Ito ha progettato lo stadio per i World Games nel 2009. Lo stadio puo' accomodare 50,000 persone e sul tetto ci sono oltre 8,800 pannelli solari.  E' il piu' grande, ed il primo, stadio del mondo a produrre energia elettrica fotovoltaica. Lo stadio ha una sorta di coda che gli conferisce la forma di un dragone, in onore alla tradizione taiwanese.

E infatti si chiama Dragon Stadium.

Oltre a produrre piu' energia di quanta ne consuma il Dragon Stadium e' circondato da un parco naturale progettato apposta per mitigare gli effetti ambientali connessi alla costruzione ed all’utilizzo. Lo stadio include spazi verdi, piste ciclabili per arrivarci e anche un parco. L'elettricita' che viene generata dai tetti viene usata per illuminare gli schermi giganti e l'illuminazione dello stadio - circa 3,300 impianti. Quando non ci sono eventi fornisce elettricita' per coprire circa l'80% del fabbisogno delle case nel circondario.

Il Dragon Stadium e' il primo in tutta Taiwan ad aver superato tutti i nove indicatori della certificazione “Gold Level Green Building”: biodiversita', verde pubblico, contenuto di acqua nel suolo, risparmio energetico giornaliero, riduzione di CO2, riduzione dei rifiuti, ambiente interno, risorse idriche, smaltimento rifiuti urbani ed acque reflue.
Tutto e' stato fatto con intelligenza. L'area pavimentata e' solo il 13% del totale. Tutto il resto e tutto attorno e' verde di modo che ogni anno vengono assorbiti circa 23,000 tonnellate di anidride carbonica. L’apertura dello stadio è volta verso sud perche' l'estate a Taiwan è particolarmente calda ed umida e lo spazio aperto permette ai monsoni che arrivano in direzione sud-ovest di entrare e rinfrescare lo stadio in modo naturale.

Dopo la chiusura dei giochi, lo stadio ospita prevalentemente partite di calcio.

Anche a Roma stanno costruendo il nuovo stadio, dicono che dara' da sedere a piu' di 52,000 persone e che la tecnologia sara' stupefacente. L'architetto si chiama Dan Meis ed e' di Los Angeles. Ha costruito qui lo Staples Center dove giocano i Lakers.

Sara' anche questo un progetto green e al risparmio energetico?

Uno stadio circondato da parco e con elettricita' da fornire al circondario quando le luci sono spente?

Non lo so.

Ma la prima cosa che si legge sul Corriere dello Sport in merito a questo progetto e'

"Attorno allo stadio sorgera' un centro commerciale".

Proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Io resto una fan di Pier Luigi Nervi.

Grazie a Francesco Ferella.





Saturday, May 11, 2013

Altre balle di Confindustria - Fabio Spinosa Pingue

Fabio Spinosa Pingue
Confindustria Aquila

Arriva l'ennesimo articolo su Il Centro D'Abruzzo da parte di Confindustria Aquila in favore della petrolizzazione d'Abruzzo. La firma e' di Fabio Spinosa Pingue che titola "L'ambiente non merita un
tifo da stadio".

Non e' chiaro a cosa il signor Pingue si riferisca: in Abruzzo infatti non esiste un cieco tifo da stadio per la difesa dell'ambiente, come non esistono curve nord o sud.

In Abruzzo esiste invece una collettivita' fatta di persone mature e informate e che occupa trasversalmente tutto il nostro vivere civile - dagli studenti alla Confcommercio, dal clero alla maggior parte della classe politica - che ha valutato i pro e i contro della petrolizzazione della regione e ha deciso che quel tipo di sviluppo non si confa a noi.

Siamo qui perche' siamo informati e consci di cosa significa petrolizzare un territorio e non perche' non abbiamo niente di meglio da fare che andare allo stadio dell'ambiente la domenica.

E soprattutto questa collettivita' non ha interessi di parte, mentre invece e' la Confindustria che ne ha, e che, guarda caso, e' la sola associazione di catergoria favorevole alle trivelle.

L'ambiente non merita un tifo da stadio, come non lo meritano la politica, o la religione, o la lotta ai cambiamenti climatici, o qualsiasi altro nostro ideale. L'ambiente - e l'impegno personale di ciascuno di noi per qualsiasi causa - meritano intelligenza, analisi razionale e libera dei pro e dei contro, visione di dove le nostre posizioni ci porteranno. Ed e' proprio questo quello che esiste
adesso in Abruzzo.

Pingue parla del "professionismo della difesa dell'ambiente" o del "pontificare". Visto che gran parte dell'informazione che circola e' in qualche modo figlia del mio applicare il metodo scientifico alla
questione, dei miei scritti e del mio peregrinare in giro per l'Italia, ci tengo a precisare che in tutti questi anni e' stato mio primo obiettivo quello di spiegare, in maniera logica, razionale e priva di preconcetti il perche' del no al petrolio.

Ho tirato fuori dati, articoli, reportage, numeri, ho analizzato cosa succedeva altrove in tutto il resto del mondo al petrolio e sono andata a spiegarlo citta' per citta'. In tutti questi anni non sono riuscita a
trovare ne' un solo esempio di comunita' trivellata e sana, ne' un solo motivo perche' l'industria del petrolio fosse una cosa buona per l'Abruzzo. Uno solo non sono riuscita a trovarlo.

E Confindustria? Confindustria non ha mai saputo argomentare il perche' del si alle trivelle o smontare le tesi del no, e non sara mai nella posizione di farlo, perche' macchiata dal conflitto d'interessi e perche' motivi per il si non esistono.

Pingue si appiglia alla difficolta' del lavoro nei campi o agli introiti che il petrolio portera' o a qualche misterioso "accordo storico" fra industria e ambiente. Sono tutte pseudo-ragioni, queste si da chiacchere allo stadio. Ne abbiamo troppo poco di petrolio e fa troppo schifo per qualsiasi progresso sociale o economico, soprattutto considerato quel che le trivelle di Confindustria distruggeranno. E quindi non puo' esistere nessun compromesso. Basilicata docet, per l'ennesima volta.

Pingue parla di nuovo modello. Eccolo, per il 2013 e non per il 1960: Confidustria si faccia portavoce di un progetto per solarizzare tutti i condomini d'Abruzzo. Crea lavoro e ricchezza distribuita, fa risparmiare sulla bilancia energetica, non distrugge i campi e non avvelena nessuno.

Ma questo Confindustria non lo propone perche' deve invece fare gli interessi dei pochi che si
arricchiranno con il petrolio e non certo della collettivita'.

Il nostro non e' ideologia o fanatismo, caro Pingue. Il nostro, a differenza degli egoismi di Confindustria, e' un sincero essere preoccupati dell'aria che respiriamo e dell'acqua che beviamo tutti, e soprattutto di quello che vogliamo lasciare in eredita' a chi verra' dopo di noi.