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Tuesday, April 7, 2009

Il terremoto vissuto da lontano



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Questo lo scrissi all'indomani del terremoto aquilano del 6 Aprile 

Non e' un post di trivelle, quanto di un sentimento
di esilio che non se ne va.
C'e' sempre una meta' di me che e' straniera,
ovunque vada.

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Come iniziare a scrivere quel che provo? Ero fuori citta', lontana da un computer, quando ho sentito della notizia del terremoto in Abruzzo, domenica sera. Mi sono sentita sola. Mi sono sentita lontana da casa. Mi sono sentita impotente e inutile per tutti quei morti, tutte quelle chiese crollate, tutte quelle persone anziane con lo sguardo perso.

Per un po' la TV americana ha mostrato foto ed immagini di stradine piene di macerie, sotto il Gran Sasso innevato. Non sapevano pronunciare l'Aquila. Il cielo dell'alba abruzzese era limpido, le cupole rosa e giallino con le crepe, e semi-distrutte, erano ancora belle in qualche modo. Fra le lacrime silenziose che chi stava con me non poteva capire, mi veniva da vedere la bellezza dell'Abruzzo anche qui.

Avrei voluto che tutta questa attenzione per la mia terra fosse venuta per parlare delle cose belle dell'Abruzzo, di Celestino V, degli eremi, del Vinitaly, del torrone delle sorelle Nunzia, delle pecore di Anversa che si possono adottare e ti danno in cambio le calzette di lana.

Sono uscita per vedere il mare, per pensare. Attorno a me gli americani non soffrivano: per loro era un altro tsunami, un altro terremoto, un altra tragedia lontana, che anche se ti colpisce perche' facciamo tutti parte del genere umano non ti spezza il cuore in cento parti diverse perche' non hai investimenti emotivi in quelle terre lontane.

E' questo il dramma dell'emigrante, il non soffire e il non gioire come collettivita' per degli eventi che per te hanno un significato, ma per la societa' attorno a te no.

Fa tutto parte della stessa cosa. Perche' mi sono presa a cuore questa faccenda del petrolio cosi tanto?

Perche' e' giusto cosi, perche' dovunque siamo dobbiamo voler bene alla nostra terra, alla nostra gente, dobbiamo volerne la crescita, il miglioramento come persone, sia come individui che come collettivita'. Perche' sono lontana e raccontare e studiare e rompere le scatole e' l'unica cosa che posso dare.

E tutto questo si fa con amore e con intelligenza. Si fa con la passione e con il cervello. Come puo' essere che una nazione sismica ancora adesso continua ad avere un terremoto devastante ogni dieci anni senza che nessuno fa niente se non piangere DOPO che i morti sono successi? Da quando sono piccola un susseguirsi di tragedie: Gemona, Irpinia, Umbria, Molise, Abruzzo.

Il terremoto non si puo' fermare ma TUTTE le misure di prevenzione e di cautela possono e devono essere prese. Non si puo' sempre e solo adagiarsi sull'eroicita' degli uomini del soccorso alpino, della protezione civile, o dei volontari.

Perche' le strutture moderne (ospedali, case dello studente, hotel) devono crollare? Dove sono i controlli? Dove sono le norme costruttive anti-sismiche? Dove sono le esercitazioni anti-terremoto? Qui ne abbiamo fatta una in novembre, in tutta la citta'. In Giappone li fanno con ancora piu' rigore. Ogni volta che c'e' un terremoto in qualsiasi parte del mondo al telegiornale ti dicono con la solita praticita' anglosassone "Are you prepared for disaster?" e ti mandano a un sito web dove ti spiegano cosa fare e cosa non fare.

La citta' di Santa Monica ogni tanto mi manda degli opuscoli per imparare come reagire ai "disastri".

Serve, non serve? Non lo so, ma tutte queste cose messe insieme sono sempre meglio che non fare nulla.

Dopo il terremoto di Northridge nel 1994, con epicentro vicino alla mia universtia' (di grado 6.7 Richter, circa 15 volte piu' forte di quello abruzzese), moltissimi edifici anche se non danneggiati, sono stati tirati giu' e ricostruiti per meglio soddisfare le norme antiterremoto. «Un terremo­to così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto». Le pronuncia Franco Barberi, presidente della Commissione grandi ri­schi sul Corriere della Sera.

Il geologo Giampaolo Giuliani aveva dato degli avvertimenti per-terremoto e per questo e' stato denunciato da Guido Bertolaso, capo della protezione civile Italiana, per procurato allarme. Non so cosa dire. I terremoti non si possono prevedere. Forse Giuliani era veramente un ciarlatano. Ma se questo tizio da delle indicazioni e se la terra tremicchia da mesi, possibile che nessuno possa prendersi la briga di dire qualche cosa alla gente se non altro per informazione?

Non capisco, davvero. Perche' si sono messi a dare dell'imbecille a Giuliani, a perdere tempo con le denuncie invece che mettere in moto un qualche sistema di allarme, di informazione, di indagine, di precauzione?

La terra tremava da mesi.

Possiamo permetterci di costruire ora centrali nucleari, rigassificatori, raffinerie ed oleodotti in tutta la regione? Possiamo permetterci ora di bucare meta' dell'Abruzzo per cinque o dieci chilometri sottoterra, stravolgendo ancora di piu equilibri e dinamiche sotterranee?

Io non penso.

Per una volta, e per tutti gli altri motivi di cui parliamo su questo blog da mesi, cerchiamo di essere preventivi. I danni del petrolio sono tutti scritti, documentati, successi. Non ci servono altre tragedie.

Vorrei essere fra la mia gente.

Fonti: US Geological Survey, Corriere della Sera

19 comments:

astronik said...

I lucani, che i terremoti li hanno subiti prima di voi, sono umanamente vicunu agki amici d'Abruzzo.
Coraggio......

Angelo said...

Possiamo?

Maria Rita, ti dico che su rete8 sulla tv regionale, Il nostro vice-presidente ed assessore allo sviluppo dell'Abruzzo, Alfredo Castiglione, mentre si discuteva di costruire "strutture idonee alle caratteristiche sismiche dei nostri territori":

"Dobbiamo tenere presente che il progresso non si può fermare. Non si può impedire di costruire il progresso di una centrale nucleare o di un termovalorizzatore...".

Sono veramente sconvolto. Questo si preoccupa che ora, giustamente, la popolazione non vorrà sentir parlare di centrali nucleari.

Certa gente non cambia neanche dinanzi a cataclismi simili.
L'Aquila è distrutta, i paesi attorno rasi al suolo...questo si preoccupa del progresso, che poi progresso non è.

Ciò che temo, la paura più grande che ho, è che sfruttando lo shock di questa tragedia si farà ciò che si è sempre fatto in Italia. Temo che gli sciacalli sbraneranno questa terra, che quella parte di politica che non ha scrupoli li favorirà, che tutto verrà venduto agli abruzzesi come necessario.

Dobbiamo vigilare, su ogni cosa. La rete di blogger ed associazioni devono essere attente, ora più che mai, ad ogni movimento istituzionale che viene fatto. Passata l'emergenza gli avvoltoi saranno pronti a lanciarsi in picchiata sulla regione sconvolta.

giosuè said...

maria rita sono commosso per le tue parole, io posso capirti sono stato anche io lontano per 14 lunghi anni dalla mia amata terra, in sud america, non rattristarti vedrai le cose dovranno migliorare, e da questa nostra disgrazia speriamo di trarre lezione di vita per il bene comune.

giosuè said...

Angelo e vero!, pensavo che le mie orecchie mi avevano giocato un brutto scherzo, invece dal tuo precedente post mi dai la conferma di quello che ho ascoltato su 8 volante,
sono fortemente preoccupato, ora più che mai, visto la grande sciagura che ha colpito tutti noi, non abbassiamo la guardia per quanto riguarda la petrolizazione della nostra già martoriata regione, ora che serviranno ingenti risorse, i petrolieri sfrutteranno la nostra disgrazia a loro vantaggio, vi prego di non considerarmi cinico, ma con le persone che abbiamo a che fare non hanno scrupoli, ricordatelo!

maria rita said...

consiglio questo post di
apocalisseitalia

wanadobee said...

ma quali centrali nucleari ? Qui il primo terremoto, la prima frana, la prima pioggia torrenziali ci si porta a tutti.

Lo stretto di Messina e' l'unico posto d'Italia piu' sismico dell'Abruzzo. E sti deficienti ci vogliono fare il ponte piu' lungo del mondo a campata unica ? La centrale nucleare e le raffienrie dove le vogliamo fare ? Trovassero una zona non sismica e non abitata: NON ESISTE !

FR:D said...

questi si sono bevuti il cervello...una new town fuori città,e il centro storico morirà.
guardiamo cosa si fa in olanda...o in altre regioni,no il 20% in più di materiale scadente e condono autorizzato.
non voglio polemizzare sui morti, ma la rabbia è tanta e scoppia..

giosuè said...

Convertito il dl 208/08 c.d. " SALVA ENI ".

fonte: http://verdicrotone.blogspot.com/2009/03/convertito-il-dl-20808-cd-salva-eni-la.html

Gazzetta Ufficiale N. 49 del 28 Febbraio 2009

fonte:
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2009/49/1.htm

Viler said...

Cara Maria Rita,
dopo il sisma in Abruzzo mi è venuto un nodo alla gola. Ho pensato a tutti voi, al dramma di un sisma che poteva essere mitigato grazie a segnali precursori - e nessuno mi toglie dalla testa che tali sono. Gli sciami sismici, gli studi sul radon di Giuliani, potevano essere indicatori importanti per attivare i sistemi di allerta e preallarme, ed i piani di protezione civile lo dovevano prevedere. Viviamo in un Paese con la cultura dell'emergenza, del post evento quando il danno è fatto. Un sistema di protezione civile basato sull'intervento e il soccorso, di emergenza appunto. Anni fa furono condotti censimenti sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici strategici (anche in Abruzzo), oggi a distanza di 10 anni da quelle pubblicazioni leggo che Prefettura, Conservatorio, Università erano tutti edifici ad alta vulnerabilità sismica. Questi edifici sono crollati. Nel frattempo si discuteva di sanatorie, piani casa che alla fine non sono altro che aumenti di cubature con ampliamenti e sopraelevezioni, fattori che incidono negativamente, soprattutto se i piani sottostanti presentavano murature a tessitura irregolare e di cattiva qualità.
Per le strutture in muratura sono diversi i parametri da considerare, e mi sembra che in questi anni nulla è stato fatto a livello di prevenzione.
Tutto questo non è accettabile.
Un abbraccio dalla Lucania.

Alessandro said...

Spero che si riesca comunque ad organizzare la manifestazione del 16 maggio perchè la priorità è non lasciare l'abruzzo nelle mani dei faccendieri.. ora più che mai.

Anonymous said...

OGGI HO INCONTRATO AL DISTRIBUTORE UN ANZIANO PROPRITARIO DI TERRENI SULLA COLLINA DOPO QUELLA DEL CENTRO OLI VERSO FRANCAVILLA .
HA DETTO CI ANNO PROVATO MA IO I MIEI TERRENI NON GLIELI VENDERO' MAI . CARLO CICCIONI.

Anonymous said...

Aspetta Carlo, potresti precisare la notizia cortesemente ?? La collina dopo il Feudo verso Pescara è la contrada Piane per intenderci dove si trova il cimitero a F.villa ???
Be se è come dice quel signore, c'è necessità di sgranare bene gli occhi non credete ??? SinceraMente, grazie e salute a tutti.

giosuè said...

I morti che non vi dicono.

Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno.

Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis.

All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.

fonte:
http://www.byoblu.com/post/2009/04/09/I-morti-che-non-vi-dicono.aspx#comment

giosuè: spero con tutto il cuore che Claudio Messora questa volta si sia proprio sbagliato.

Angelo said...

Vorrei sapere perché le case di legno, molto più antisismiche delle più innovative mescole cementizie (ed anche più ecosostenibili), fanno schifo solo agli italiani... stendiamo un velo pietoso sugli edifici di neocostruzione crollati come pani di zucchero, speriamo che si faccia chiarezza su questa incredibile tragedia.

Anonymous said...

non è contrada piane la collina cui faceva riferimento il signore anziano al distributore .
la collina che sta tra il fime foro e la collina del feudo del centro oli. quindi penso si territorio di ortona o al max di tollo e non territorio di francavilla. quel tale si e' spiegato bene perche io ho chiesto in modo preciso. carlo ciccioni.

Angelo said...

Case di legno antisismiche?

Io penso che in Italia vengano snobbate perché il mercato del calcestruzzo è monopolizzato dalle mafie e quindi non si deve sapere. Ma a prescindere da ciò: siete certi che sarebbe una vera soluzione?

Allora, immaginate che si abbandoni il cemento e si ricominci a realizzare solo case in legno. Significherebbe un massacro per l'intero pianeta. Foreste intere scomparirebbero e nulla resterebbe di quelle già risibili porzioni di polmoni verdi.

Più volte si è detto che bisogna pensare al "futuro" inteso come 30 40 anni. Immaginate 30-40 anni di edilizia selvaggia in legno. Inizieranno a privatizzare anche l'aria a quel punto.

Angelo Primavera
www.imenestrelli.it
(per non confondermi con l'altro Angelo)

Angelo said...

Caro omonimo Primavera, non credo che in Svezia, in Norvegia, in Finlandia, in Germania, in Austria, nella ex Jugoslavia, in Ungheria, etc etc ci siano problemi di diminuzione delle foreste, anzi ciò che si usa si ripianta il doppio. L'Italia inoltre non ha problemi di terre marginali da coltivare a colture legnose. Basta fare gli ambientalisti senza senso! Anche io sono un ambientalista, da laureato in Scienze Forestali, lavoratore del campo e frequentatore di paesi tedeschi, ti posso assicurare che legno è una risorsa rinnovabile, ovviamente con gestioni boschive adeguate. Da quando lavoro nel capo ho sempre creduto che il legno non sia usato perché i nostri eccelsi ingegneri, architetti e geometri non sono sufficientemente preparati e preferiscono usare i metodi tradizionali. Inoltre, se permetti caro Angelo Primavera, si fà più danno nell'estrarre e a lavorare materiale inerte roccioso (non rinnovabile e tossico nelle sue trasformazioni) piuttosto che legno; l'Italia ha tanto, forse troppo, da imparare dall'estero... eppoi smettiamola col dire che il legno dura poco, fatemi vedere una casa in cemento armato di 500 anni! Inoltre, da essere umano (e non da tecnico), credo che abbia molto più valore una vita umana piuttosto che 100 anni (sempre se sia verità) di calcestruzzo.

pina sozio said...

Salve Maria Rita,
l'Abruzzo beneficia anche da lontano della sua partecipazione.
Ho provato anche io la sua stessa sensazione: vedendo le immagini del terremoto ho pensato che anche così devastata questa terra rimane meravigliosa.
Ora bisogna combattere per far rinascere le persone colpite e stare attenti, perchè gli sciacalli approfittano delle situazioni di difficoltà per far passare crimini come il centro oli.

Grazie per aver diffuso il mio video girato con Elga a Ortona, l'ho inviato anche al Premio Ilaria Alpi per far conoscere il problema a quanta più gente possibile.

Da irpina sono molto vicina a voi abruzzesi. Ce la faremo, insieme.

Gianluigi Boccalon said...

Cara Maria Rita,
da geologo ti posso dire che i terremoti , a tutt'oggi, non si possono prevedere.
Meglio sarebbe dire non si può dire "quando" avverranno, si può però dire "dove" avverranno e quale sarà la loro intensità.
Questo non è dei nostri giorni ma lo sosteneva "Mercalli" già dal 1908!
Quando faccio opera di divulgazione con i VVF di Traviso mi capita ancora TROPPO SPESSO di essere avvicinato da Amministratori locali che mi sussurrano: "mi raccomando non fate allarmismi......"
Bastava investire un decimo di quello che si è speso in emergenza in prevenzione per risolvere definitivamente il problema.
Terremoti di questa intensità in Giappone non sarebbero neanche passati al telegiornale!
La sismicità dell'Italia è anche superiore al 7 grado di magnitudo ma si continua a sottovalutare il rischio sismico!!
Da 32 dipartimenti di Geologia si è passati a 8!
Nel corpo Nazionale dei VVF non è neppure contemplata la figura del Geologo.
Non è minimamente presente nella popolazione (che non è stata educata a questo) il concetto di "prevenzione" ma la cosa ancor più grave non è presente questo "concetto" neanche tra i politici e gli Amministratori locali!