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Questo lo scrissi all'indomani del terremoto aquilano del 6 Aprile
Non e' un post di trivelle, quanto di un sentimento
di esilio che non se ne va.
di esilio che non se ne va.
C'e' sempre una meta' di me che e' straniera,
ovunque vada.
ovunque vada.
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Come iniziare a scrivere quel che provo? Ero fuori citta', lontana da un computer, quando ho sentito della notizia del terremoto in Abruzzo, domenica sera. Mi sono sentita sola. Mi sono sentita lontana da casa. Mi sono sentita impotente e inutile per tutti quei morti, tutte quelle chiese crollate, tutte quelle persone anziane con lo sguardo perso.
Per un po' la TV americana ha mostrato foto ed immagini di stradine piene di macerie, sotto il Gran Sasso innevato. Non sapevano pronunciare l'Aquila. Il cielo dell'alba abruzzese era limpido, le cupole rosa e giallino con le crepe, e semi-distrutte, erano ancora belle in qualche modo. Fra le lacrime silenziose che chi stava con me non poteva capire, mi veniva da vedere la bellezza dell'Abruzzo anche qui.
Avrei voluto che tutta questa attenzione per la mia terra fosse venuta per parlare delle cose belle dell'Abruzzo, di Celestino V, degli eremi, del Vinitaly, del torrone delle sorelle Nunzia, delle pecore di Anversa che si possono adottare e ti danno in cambio le calzette di lana.
Sono uscita per vedere il mare, per pensare. Attorno a me gli americani non soffrivano: per loro era un altro tsunami, un altro terremoto, un altra tragedia lontana, che anche se ti colpisce perche' facciamo tutti parte del genere umano non ti spezza il cuore in cento parti diverse perche' non hai investimenti emotivi in quelle terre lontane.
E' questo il dramma dell'emigrante, il non soffire e il non gioire come collettivita' per degli eventi che per te hanno un significato, ma per la societa' attorno a te no.
Fa tutto parte della stessa cosa. Perche' mi sono presa a cuore questa faccenda del petrolio cosi tanto?
Perche' e' giusto cosi, perche' dovunque siamo dobbiamo voler bene alla nostra terra, alla nostra gente, dobbiamo volerne la crescita, il miglioramento come persone, sia come individui che come collettivita'. Perche' sono lontana e raccontare e studiare e rompere le scatole e' l'unica cosa che posso dare.
E tutto questo si fa con amore e con intelligenza. Si fa con la passione e con il cervello. Come puo' essere che una nazione sismica ancora adesso continua ad avere un terremoto devastante ogni dieci anni senza che nessuno fa niente se non piangere DOPO che i morti sono successi? Da quando sono piccola un susseguirsi di tragedie: Gemona, Irpinia, Umbria, Molise, Abruzzo.
Il terremoto non si puo' fermare ma TUTTE le misure di prevenzione e di cautela possono e devono essere prese. Non si puo' sempre e solo adagiarsi sull'eroicita' degli uomini del soccorso alpino, della protezione civile, o dei volontari.
Perche' le strutture moderne (ospedali, case dello studente, hotel) devono crollare? Dove sono i controlli? Dove sono le norme costruttive anti-sismiche? Dove sono le esercitazioni anti-terremoto? Qui ne abbiamo fatta una in novembre, in tutta la citta'. In Giappone li fanno con ancora piu' rigore. Ogni volta che c'e' un terremoto in qualsiasi parte del mondo al telegiornale ti dicono con la solita praticita' anglosassone "Are you prepared for disaster?" e ti mandano a un sito web dove ti spiegano cosa fare e cosa non fare.
La citta' di Santa Monica ogni tanto mi manda degli opuscoli per imparare come reagire ai "disastri".
Serve, non serve? Non lo so, ma tutte queste cose messe insieme sono sempre meglio che non fare nulla.
Dopo il terremoto di Northridge nel 1994, con epicentro vicino alla mia universtia' (di grado 6.7 Richter, circa 15 volte piu' forte di quello abruzzese), moltissimi edifici anche se non danneggiati, sono stati tirati giu' e ricostruiti per meglio soddisfare le norme antiterremoto. «Un terremoto così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto». Le pronuncia Franco Barberi, presidente della Commissione grandi rischi sul Corriere della Sera.
Il geologo Giampaolo Giuliani aveva dato degli avvertimenti per-terremoto e per questo e' stato denunciato da Guido Bertolaso, capo della protezione civile Italiana, per procurato allarme. Non so cosa dire. I terremoti non si possono prevedere. Forse Giuliani era veramente un ciarlatano. Ma se questo tizio da delle indicazioni e se la terra tremicchia da mesi, possibile che nessuno possa prendersi la briga di dire qualche cosa alla gente se non altro per informazione?
Non capisco, davvero. Perche' si sono messi a dare dell'imbecille a Giuliani, a perdere tempo con le denuncie invece che mettere in moto un qualche sistema di allarme, di informazione, di indagine, di precauzione?
La terra tremava da mesi.
Possiamo permetterci di costruire ora centrali nucleari, rigassificatori, raffinerie ed oleodotti in tutta la regione? Possiamo permetterci ora di bucare meta' dell'Abruzzo per cinque o dieci chilometri sottoterra, stravolgendo ancora di piu equilibri e dinamiche sotterranee?
Io non penso.
Per una volta, e per tutti gli altri motivi di cui parliamo su questo blog da mesi, cerchiamo di essere preventivi. I danni del petrolio sono tutti scritti, documentati, successi. Non ci servono altre tragedie.
Vorrei essere fra la mia gente.
Fonti: US Geological Survey, Corriere della Sera