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Sunday, October 5, 2014

Simona Vicari e la scatola nera del petrolio


Oggi Simona Vicari, che chi legge questo blog da un po gia' conosce, rilancia altre panzane con la storia del "rilancio" delle attivita' petrolifere in Italia dalle pagine del Sole 24 ore.

Dice che ci sara' una "scatola nera".

Cosa sia questa scatola nera, e chi lo sa. Forse per nasconderci tutta la monnezza petrolifera? 

No, e' "una scatola nera che sorveglierà le estrazioni petrolifere italiane"

Un pipistrello?

Un drone?

Batman?

Boh. Mi viene da ridere.

"Le nostre aziende, che su queste soluzioni sono notoriamente all'avanguardia, si sono messe al lavoro senza troppo clamore subito dopo il disastro del Golfo del Messico. I risultati sono arrivati. E così la nuova scatola nera, che diventerà obbligatoria per tutti, imprese vecchie e nuove, non solo tutelerà il territorio e l'ambiente ma potrà essere una nuova importante fonte di affari. Si potrà esportare il nuovo apparecchio in tutto il mondo. Per garantire trasparenza e controllo su ogni inconveniente e su ogni possibile incidente nelle procedure di estrazione di petrolio e gas, in terra e in mare. Si tratta di una delle misure qualificanti della nuova direttiva europea sulla sicurezza delle estrazioni a cui l'Italia ha contribuito con impegno e che contiamo di recepire formalmente in anticipo rispetto alla scadenza del luglio 2015"

Esporteremo questa misteriosa scatola nera in tutto il mondo!

L'apparecchio.

La scatola nera che ci salvera'.

Oddio. E poi vogliamo parlare delle "nostre aziende" che si sono messe al lavoro dopo lo scoppio del Golfo del Messico?

E quali sono le "nostre aziende" se si tratta invece di ditte straniere con capitali sociali ridicoli - la Petroceltic da 2 milioni di euro, la Northern Petroleum da dieci che in caso di incidenti resteranno a guardare lo schifo che hanno causato.

Chissa' magari dalla scatola nera uscira' il mago nero del petrolio a ripulire tutto.

Dice la Vicari che chi si prende la monnezza, i tumori e l'inquinamento ricevera' pure ""vantaggi" al di fuori del patto di stabilita' e che i soldi delle trivelle in mare andranno pure alle zone costiere prospicienti gli impianti marini, che fanno da ponte e da supporto logistico per tutte le attività degli operatori. Comuni che si contano sulle dita di una mano. Sono piccoli, non certo ricchi. Qualche milione di euro all'anno in più a loro favore potrebbe risolvere un mucchio di problemi.

Si certo! Come sempre basta crederci.

Comunque viene fuori qui un fatto interessante: la Vicari ammette che i comuni costieri saranno impattati dalle trivelle e che saranno trasformati in zone di sviluppo logistico. Quindi, lo sanno anche loro che quando arrivano le trivelle, tutto il resto  va a farsi benedire.

Il provvedimento affida il timone autorizzativo allo Stato centrale semplicemente per evitare che le regioni e le amministrazioni locali siano preda, così com'è avvenuto finora, del gioco ostruzionistico di chi per principio vuole bloccare qualunque attività. Le regioni mantengono immutati i loro poteri di intervento. È infatti previsto, confermato e rafforzato, il loro preciso assenso vincolante alle autorizzazioni. Si mantiene inalterata la partecipazione al procedimento degli enti locali nell'ambito della conferenza dei servizi la cui convocazione diviene anzi obbligatoria.


Il gioco ostruzionisitico di chi per principio vuole bloccare qualunque attivita'?


Eh? E chi sono questi? Se li e' sognati la Vicari dalla sua scatola nera?

E se si riferisce a noi persone normali, sappia la Vicari che noi vogliamo solo il mare pultio e l'Italia che sia Italia e non l'Arabia Saudita.

Dove sono finite le belle parole di Matteo Renzi sui cambiamenti climatici?

Nella scatola nera?

O vogliamo parlare del gioco speculativo di chi vuole bucare tutto il bucabile per distruggere l'Italia, contribuire ai cambiamenti climatici e trasformare l'Italia in un enorme campo di petrolio per il proprio portafoglio?

Niente paura, avremo 25.000 posti di lavoro nuovo. Proprio come nella Basilicata e nella Sicilia, fra le regioni piu povere d'Italia.

O magari nascoste nella scatola nera partorita da menti malate e stupide.

Thursday, November 20, 2008

Il gioco degli scarica barili



Ormai siamo in piena campagna elettorale e tutti dicono a parole di essere contro la raffineria di petrolio ad Ortona. Per molti si tratta solo di parole vuote, messe li solo perche' ormai siamo tanti, e dire qualsiasi altra cosa sarebbe un suicidio politico. Siamo davvero stati bravi ad informare, a non mollare e ora ciascun politico, almeno sui siti web, ha un trafiletto dedicato al centro oli. Tutto questo e' merito di noi cittadini!

Mi sono allora chiesta, cosa dicono ai propri potenziali elettori quelli che hanno MESSO LE FIRME al progetto dal 2001 ad oggi? Il web e' fantastico e offre a noi cittadini la stessa possibilita' di far sentire la nostra opinione al pari dei politici che ora con tanta nonchalance vanno propagando di essere contro.

Nella fattispecie, sono andata a vedere cosa dice nel suo sito web Franco Caramanico, che e' stato per vari anni l'assessore all'ambiente per l'Abruzzo. Per la precisione dal 2005 fino al Giugno del 2008. Per sua stessa ammissione (gliel'ho chiesto io stessa a Paglieta), e' stato in quel periodo l'uomo piu' importante d'Abruzzo sulle tematiche ambientali.

A differenza degli altri, le sue affermazioni sulla raffineria di Ortona si aprono con una serie di scusanti di vario genere che in sostanza si riducono a tre punti:

1) le leggi non sono retroattive e ci sono termini massimi per l’impugnazione di alcuni atti

2) fu tutto deciso dalle giunte passate, di centro destra

3) non si e' discusso di questo tema dal 2001 fino al 2006

Non dice mai che lui stesso ha firmato una serie di documenti e provvedimenti. La conclusione di tutto non scritta ma che, credo, si vorrebbe passare ai lettori, e' che non e' colpa sua. Certamente non e' SOLO colpa sua, ma, siccome era l'autorita' piu' importante dell'Abruzzo su questo tema, Franco Caramanico, secondo me, ha delle enormi RESPONSABILITA. Cosi funziona: chi sta in alto deve assumersi il peso delle decisioni fatte e non fatte. Il non sapere o il non potere non sono scusanti quando si ricoprono dei ruoli cosi importanti.

Innanzitutto, io non so che titoli abbia Caramanico per poter fare l'Assessore all'Ambiente, visto che e' laureato in ingegneria elettronica. Forse non sapeva all'inizio cosa avrebbe significato una raffineria di petrolio in Abruzzo. Forse e' stato superficiale e ha pensato che fosse qualcosa di poco conto. Questa non e' una colpa, non possiamo tutti sapere tutto. Ma, se non lo sapeva doveva informarsi. Era pagato per quello. Una persona competente di fronte ad un progetto del genere avrebbe studiato, avrebbe chiesto, avrebbe indagato su cosa significasse per davvero una raffineria fra le vigne. Qualsiasi persona di media intelligenza avrebbe capito che e' un progetto deleterio, e si sarebbe data da fare, ma per davvero, a prescindere dalle colpe del passato.

Di li, il passo successivo: una volta capito che le trivelle riguardano il 35% del territorio e che e' una scelta irriversibile e nefasta, si poteva INFORMARE la gente. Renderla partecipe, spiegarci, che fra l'altro e' un nostro diritto.

In quegli anni dal 2005 fino al 2007, quando la popolazione NON SAPEVA NULLA, cosa ha fatto di concreto l'Assessore Caramanico? Si potevano investire risorse e tempo per fare quello che ora sta facendo la gente di buona volonta'. Di chi e' questo compito? Dei volontari? A tutt'oggi e' stato tutto delegato alla cittadinanza. Non ho mai sentito di un incontro fatto dalla regione per SPIEGARE alla gente cosa significa il petrolio. MAI.

E, parallelamente, a qualunque stato dei permessi ci si trovava, chiunque li avesse emanati, Roma, l'ENI o il comune di Ortona, una persona che ha davvero a cuore l'Abruzzo avrebbe trovato un modo legale per fermare l'iter del centro oli. Noi bloggers e cittadini non siamo nessuno, eppure dritte e storte qualcosa abbiamo fatto! La legge del 4 Marzo e' stata approvata. Chissa perche' a Caramanico non e' venuto in mente di proporre questa legge PRIMA che seimila persone si presentassero all'Aquila. Chissa' perche' non l'ha proposta lui invece che Fabrizio di Stefano, che ancora ringrazio. Abbiamo fatto di piu' noi per il bene dell'Abruzzo che l'Assessore all'ambiente.

E poi, ammettiamo pure che sia vero che gli atti non si potevano rescindere. Uno avrebbe potuto NON FIRMARE quelli nuovi. Uno si sarebbe potuto dimettere. Uno avrebbe potuto andare in televisione e dire: "Cari Abruzzesi, io non posso essere uno strumento di morte, e dunque, per il vostro bene, mi dimetto."

Sarebbe stato un eroe!

Chissa', forse era piu' importante non contrariare l'allora presidente della regione Ottaviano Del Turco, poi finito in galera per tangenti, e che del si all'ENI fece una bandiera, piuttosto che difendere la nostra salute.

Io non ce l'ho con Caramanico nel particolare. Sono sicura che un altro al suo posto si sarebbe comportato ugualmente. Ce l'ho con il tipo di politica che rappresenta, dove il contatto con la gente e' minimale e si pensa sempre di potersi nascondere dietro a delle scuse vaghe. Dove non si vogliono fare le scelte difficili, dove non si ha coraggio e si va con la corrente piuttosto che fare cio' che e' giusto fare. Dove non si chiede mai scusa. Accetterei anche se dicesse "ho sbagliato, ora mi impegno a fare meglio". Non e' piu' elegante che nascondersi dietro: non e' colpa mia? Ripeto, la maggior parte dei poltici italiani e' come lui. Purtroppo per loro pero' la musica e' cambiata. Una volta alla gente gli si poteva raccontare quattro frottole, ma ora non e' piu' cosi'.

Ci vorra' del tempo, ma prima o poi saremo una democrazia vera anche in Italia. Se la gente si indigna, se ci diamo da fare, se non ci arrendiamo, se ci rendiamo conto del potere che abbiamo come collettivita', saremo noi i padroni del nostro destino. E' inevitabile. Spero che questa del petrolio sia un primo passo verso qualcosa di migliore, non solo per la terra, ma per la nostra coscienza civica e democratica.