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Friday, December 28, 2018

New Mexico: usiamo la monnezza del petrolio per innaffiare i campi agricoli





Ovvviamente da qualche parte occorre pur metterli, questi rifiuti delle trivelle.

E quando le trivelle spuntano da ogni dove in stati per lo piu' aridi e con lo spettro della siccita' in agguato, come in New Mexico, ecco qui idee "creative".

Trattiamo e recicliamo i residui del fracking per uso in agricoltura, e se tutto va bene e se ci togliamo sale e robaccia chimica anche per bere!

E' questa l'idea rivoluzionaria dell'Environmental Protection Agency dello stato del New Mexico.
Anzi, ammettono candidamente che siccome il petrolio e il gas contribuiscono per un terzo degli introiti dello stato occorre far si che l'industria resti viva e dinamica nella zona. Ovviamente la monnezza e' un grande problema, per i petrolieri prima di tutto, che non sanno che farne. E quindi, chissa', spargeli, dopo un qualche trattamento nei campi, potrebbe fare raccogliere due piccioni con una trivella: i petrolieri risolvono i loro problemi di smaltimento, e l'agricoltura riceve irrigazione.

Di qui la propaganda che usare l'acqua di scarto portera' invece a benefici all'agricoltura, al bestiame e pure agli habitat selvaggi, tutti che necessitano di acqua.

Addirittura ci sono proposte di detassare le ditte che "trattano" l'acqua di risulta per il riuso in agricoltura o per berla.
Ogni mese i petrolieri producono tanta monnezza quanto basta per riempire il lago piu' grande di tutto lo stato. Ogni barile di petrolio prodotto qui porta a cinque barili di monnezza di scarto. Che farne? A volte i fluidi spesi vengono riusati, altre volte vengono seppelliti sottoterra, con tutti i problemi di sismicita' indotta e inquinamento associato. 
Mmh.

Ma... come facciamo a sapere che davvero quell'acqua e' sicura? Che tutte le tracce di metalli pesanti e altre sostanze chimiche siano state eliminate? O che davvero i trattamenti siano stati veramente eseguiti? E se l'acqua rimessa in circolo non dovesse essere pura, cosa succedera' alle fonti di approvvigonamento idrico in tutto lo stato? Cioe' prendiamo acqua, la inquiniamo e poi la reinseriamo nell'ambiente mescolandola a quella pulita?

Non e' ben chiaro, ma che importa. 

Come funziona altrove?

La monnezza della Pennsylvania finisce in Ohio e in West Virginia per essere reiniettata sottoterra, a volte l'acqua "purificata" viene usata sulle strade e... nelle piscine. Quel che resta finisce nel Susquehanna River.

Bello, eh?

Un solo dato: studi esegiuti su campioni di acqua petrolifera "purificata" mostravano ancora 50 volte i livelli in piu' di alcuni inquinanti, fra cui ammonio, ioduri, cloruri, bromuri.
La verita' e' che una volta che hai messo ogni sorta di elemento chimico nell'acqua, non puoi mai aspettarti che torni limpida e pure come da ruscelletto di montagna, e questo vale nel New Mexico come in Basilicata.

Tuesday, December 26, 2017

Scoppio petrolifero in Libia e il petrolio balza a $65 al barile





Una forte esplosione ha distrutto un oleodotto che trasporta petrolio presso il terminale marino nella localita' Es Sider.

Il porto di Es Sider, che viene a volte scritto Sidr o Sidra, e' sede del piu' grande deposito petrolifero nel paese. A causa della guerra civile nel paese e' stato chiuso dal 2014 al 2016.

Oggi, da qui partono circa 475mila barili di petrolio al giorno in media, ma nel mese di Novembre il flusso e' stato di piu' di 970mila barili.

Lo scoppio e' avvenuto nella citta' di Marada, e l'oleodotto appartiene alla ditta Waha Oil Company.

Secondo fonti militari l'attacco e' dovuto ad attacchi terroristici, ed e' stato innescato da esplosivi improvvisati, forse da parte dell'ISIS. Non e' ancora ben chiaro cosa sia successo.

A causa di questo scoppio i prezzi del petrolio sono subito saliti, fino a 65 dollari al barile, prezzo che non si vedeva dal 2015.

E infatti sono andati persi fra i 70,000 to 100,000 barili al giorno.

La Libia e la Nigeria sono parte dell'OPEC e queste erano le uniche nazioni che, a causa della poverta' dei loro residenti e delle situazioni di instabilita', erano state esentate dal mantenimento di quote massime. 

Gli altri dodici paesi, fra cui la Russia, si erano impegnate a tenere la produzione sotto i 1.8 milioni di barili al giorno per evitare che i prezzi crollassero ancora.

E quindi c'e' giusto un po meno disponibilita' di petrolio in giro per il mondo, il che da ai petrolieri motivi per speculare.

Arriviamo cosi a $65 al barile.

Tutte le scuse sono buone, eh?




Thursday, December 1, 2016

Incendio alla raffineria ENI di Sannazzaro de Burgondi, Pavia




Tutta la stampa d'Italia a parlare dell'incendio presso la raffineria ENI di Pavia.
Come sempre: non e' se succederanno gli incidenti, e' quando.

Come sempre, meglio non farceli venire dall'inizio.

Dopo che arrivano e' sempre troppo tardi.


Spero che ad Ortona ci si renda conto di quanto grande sia stato il pericolo scampato.

Intanto Asl, ENI e politicanti rassicurano che e' tuttapposto.

Sempre. 
Non importa cosa viene rilasciato,
cosa scoppia,
quando,
dove,
come
per quanto tempo.
 

In Italia vige il tuttapposto di regime.

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In Abruzzo volevano fare la raffineria in mezzo ai vigneti del Montepulciano DOC. Ci siamo opposti, ci siamo arrabbiati e per ora (!) non se ne e' fatto nulla. Ma quello di fare raffinerie vicino i centri abitati e in mezzo agli appezzamenti coltivati e' un vecchio vizio dell'Eni.

In provincia di Pavia, sorge dal 1963 la raffineria di Sannazzaro de Burgondi nel bel mezzo dei campi coltivati a riso. Sannazzaro e Ferrera Erbognone sono i due centri che sorgono a meno di un chilometro dalla raffineria: 6.000 e 1.200 abitanti rispettivamente. L'impianto e' visibile nella foto sopra o su Google Maps. L'indirizzo della raffineria non lascia scampo: Via Mattei.

"Nata nel 1963 con una capacità di 5 milioni di tonnellate /anno, raddoppiata nel 1975, ristrutturata tra il 1988 ed il 1992 e potenziata con interventi di miglioramento tecnologico negli ultimi anni, la Raffineria vanta oggi un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa" (Fonte: Eni).

E nel 2009, quale e' la capacita' di quella raffineria?

Secondo l'Eni siamo a 10 milioni di tonnellate/anno, ma non bastano, serve di più. La proposta depositata alla regione Lombardia parla di 11 milioni di tonnellate/anno da raggiungere con un ulteriore espansione della raffineria (zona gialla della foto sopra).

Il nuovo pezzo di raffineria "rappresenta la soluzione per la conversione del "fondo del barile", consentendo da un lato un miglior sfruttamento delle risorse classiche anche in termini ambientali, dall'altro la valorizzazione di risorse a basso costo, come i greggi extra-pesanti , che nei prossimi anni svolgeranno un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche".

Cospargono i loro scritti con la parola ambiente ma quello che gli vogliono costruire e' il peggio del peggio dal punto i vista della salute delle persone. Agli amici di Sannazzaro che non sanno cosa sia il petrolio pesante (=amaro), il bitume, l'idrogeno solforato e un desulffuratore consiglio di informarsi. Il nuovo pezzo di raffineria serve per raffinare petrolio con basso indice API con processi molto più impattanti di quelli che hanno ora.

E le istituzioni locali dove sono ? Non sarà mica come a Ortona che l'amministrazione comunale era consenziente e qualcuno fa pure affari personali con i petrolieri l'Eni ?

Il sito del comune ha una ampia pagina dedicata alla raffineria con ampi pezzi presi col copia e incolla dal sito dell'Eni.

Ormai raffineria e paese sono tutt'uno.

Sul blog cambiasannazzaro si parla di fenomeni di neve artificiale causati dalla condensa dei vapori della raffineria, vapori che dopo l'installazione del desulfuratore arriveranno a 1000 metri cubi per ora (Fonte: qui). Chissa' quanta robaccia c'e' dentro quella neve generatasi con i vapori di una raffineria...

*** NOTA del 19/9/2009: Un commento del coautore del video mette in dubbio la connessione tra la nevicata e i vapori della raffineria. Che sia artificiale o meno, il problema non cambia, la neve e' impregnata delle sostanze chimiche rilasciate dalla raffineria. ***

Che i vapori della raffineria siano un problema lo sanno anche all'Eni (e come!). La nuova ciminiera avrà infatti una altezza di 128 metri per "una migliore dispersione dei fumi di scarico", che comporteranno "un minor impatto ambientale".

Parola di Eni.

Il veleno che spara fuori la raffineria e' finito anche su un report di Legambiente stilato per la raffineria di Taranto. Secondo lo studio di Legambiente del 2006 la rafffineria di Sannazzaro si colloca ai primissimi posti in Italia per l'emissione di sostanze altamente inquinanti, ricordiamo, a ridosso dei centri abitati e dei campi coltivati: 34.992 kg di benzene (al terzo posto dietro ILVA d Taranto e le raffienrie ERG di Priolo), 241 tonnellate di sostanze PM10 (quarto posto in classifica), 59 kg di Arsenico, 78kg di cadmio (terzo posto), 1434 kg di cromo (terzo posto).

Ma i numeri di Legambiente non contano, ingrandiamo la raffineria.

Va tutto bene.

Wednesday, February 17, 2016

Aberdeen, Scozia: crollano oil and gas, trionfa il vento


Nel 2008-2009 sono stati di 11 miliardi di sterline
Nel 2014-2015 sono stati di 1.8 miliardi di sterline
Nel 2015-2016 sono stati di 60 milioni di sterline

Il primo ministro Nicola Sturgeon dice che occorre incentivare altri tipi di industria.

La risposta e': il vento.






Il 2015 e' stato un anno devastante per i petrolieri di tutto il mondo, Scozia compresa. E' qui che e' concentrata la maggior parte dell'attivita' petrolifera offshore del Regno Unito, con capitale petrolifera Aberdeen.

Dall'inzio della petrol-crisi sono stati eliminati nel Regno Unito 70 mila posti di lavoro, fra interventi diretti e servizi all'industria petrolifera, la maggior parte dei quali in Scozia. Nel 2015 l'oil and gas britannico ha perso oltre sei milardi di sterline. Anzi, si calcola che ben 150 piattaforme potrebbero essere smantellate nei prossimi anni a causa dei bassi prezzi del petrolio, della bassa competitivita' di queste installazioni e degli alti costi di manutenzione.  In questo momento su 1.5 milioni di barili di petrolio, 220 mila nel Regno Unito viengono estratti sottocosto. Cioe' per un barile su sette, ci perdono. Secondo gli economisti, lo scenario restera' negativo finche' i prezzi resteranno sotto agli 80 dollari al barile. E quindi, visto che per ora il prezzo di 80 dollari al barile e' un petrol-miraggio, l'idea e' di chiudere questi pozzi una volta per tutte. Il governo di Scozia pensa a interventi di supporto per attutire i colpi, ed "aiutare" l'industria morente del petrolio.

La crisi e' maggiormente sentita ad Aberdeen, un tempo una delle citta' piu' ricche del Regno Unito. La stampa inglese riporta di ex lavoratori del petrolio che ora vanno alla mensa dei poveri, licenziamenti a raffica, crisi nel settore dell'edilizia, degli alberghi, dei taxi. E' la maledizione di avere una economia non diversificata, ma petrolifera. Crolla il petrolio, crolla tutto, come nel gioco dei domino. Ad Aberdeen il numero di quelli che fanno la richiesta dei sussidi di disoccupazione e' salito del 72% in Dicembre.  Si calcola che si potrebbe arrivare alla perdita complessiva di anche 400 mila posti di lavoro nel Regno Unito.





Wednesday, December 9, 2015

L'ecatombe dei petrolieri - crollo di prezzi e profitti


Update 1 Febbraio 2016 



Il giorno 2 Febbraio 2016 la BP annuncera' ai propri investitori la perdita del 70% dei suoi incassi.
Passano da 2.2 miliardi di dollari nell'ultimo quadrimestre del 2014 a 730 milioni nell'ultimo quadrimestre del 2015. 

Si stima che le perdite saranno molto maggiori a causa di pagamenti nel disastro del golfo del Messico del 2010, il crollo del valore dei suoi giacimenti. Si prevedono altri tagli e perdite per il futuro prossimo.

La Shell invece annuncia perdite del 50% rispetto ad in anno fa, 
con perdite di 7 miliardi di dollari di investimenti. 

Nel solo Regno Unito sono andati in fumo 70,000 posti di lavoro.
A livello globale i posti di lavoro persi sono 250,000.

Il sole invece splende ancora, gratis.


***

Il prezzo del petrolio e' oggi 6 Gennaio 2016 a 33 dollari al barile,
il punto piu' basso da sette anni a questa parte. 


Il crollo dei prezzi del West Texas Intermediate e del Brent


Oggi 8 Dicembre 2015 il prezzo del petrolio e' arrivato a 37 dollari al barile. E' il prezzo piu' basso dal 2009. Non provo tristezza alcuna.

"My head is spinning from the past few days of declines. Sentiment is horrible. It's very bearish," dice Mike Wittner, a capo del gruppo di researca ed esplorazione presso la Societe Generale.

Perche' il crollo? Perche' guidati dall'Arabia Saudia, l' OPEC ha deciso di non tagliare la produzione di idrocarburi nonostante la sovrapproduzione mondiale.

L'OPEC e' fortemente diviso: da un lato i paesi del golfo che possono permettersi prezzi bassissimi, dall'altro paesi come Nigeria e Venezuela che invece hanno bisogno di prezzi piu alti per mantenere le loro economie. Ma a comandare e' l'Arabia Saudita, e quindi i prezzi sono rimasti bassi.

Come tutti sappiamo, in seguito all'esplosione del fracking negli USA, per non perdere mercato,  l'OPEC ha deciso di aumentare la produttivita' sperando di rendere anti-ecomiche le trivelle del fracking americano. E poi c'e' il movimento ambientale - noi! - che chiede di abbandonare le fossili.

E con il petrolio che cala, il numero di pozzi va a picco, decine di licenziati, e operazioni che vengono messe in limbo. Ad esempio, il numero di pozzi negli USA e' arrivato al minimo da 13 anni a questa parte - ci sono adesso solo 795 trivelle attive nel paese. Un anno fa erano 1930.  E' la prima volta dal 2002 che il numero di pozzi scende sotto quota 800 secondo i dati forniti dalla Baker Hughes.

Il record delle perdite spetta alla BP che registra 6.3 miliardi in rosso nel secondo quadrimestre del 2015 (Aprile-Giugno) a causa dei danni da pagare per lo scoppio del 2010, affari che sono andati a male con il caos della Libia e guai in Russia.

Negli USA la produzione e' calata da 38,000 barili al giorno a 9,100 nel giro di un anno.



Wednesday, March 14, 2012

Il prezzo della benzina


Apprendo da Maurizio Crozza che la benzina in Italia costa circa 2 euro al litro. Qui in California e' a circa $4.50 al gallone - che fa circa $1.30 al litro, circa 90 centesimi di euro al litro. Puo' sembrare di meno che che in Italia - e lo e'! - ma l'aumento e stato vertiginoso anche qui.

Per fare il raffronto, quando sono arrivata a Los Angeles, nel 1999, il prezzo della benzina era di $1.10 al gallone.

In 12 anni il prezzo della benzina qui in California e' quadruplicato.

Nel resto degli USA il prezzo medio e' di circa $3.80 dollari al gallone. In California la benzina costa di piu' perche' usano una miscela a basso impatto - per le leggi di protezione dell'ambiente - e perche' ci sono delle tasse aggiunte che in altri stati non hanno.

Ma in generale, perche' la benzina costa caro? Ovviamente non sono un economista, ma ho parlato con qualcuno di loro e leggo ogni tanto vari articoli sul tema. Ci tengo allora a dire quel che penso, per non dover sentire che dobbiamo trivellare tutto il trivellabile in Italia per "fare diminuire il prezzo della benzina".

E questo perche' da piu' parti, ceto piu affidabili che i deliri di Saglia, Passera, Scaroni ed Assomineraria, leggo che il prezzo della benzina e' totalmente scollegato ai costi di produzione, esplorazione e di raffinazione e invece fortemente legato ai livelli speculativi in borsa.

Cioe' non e' la mancanza di petrolio che fa salire i prezzi, ma sono le speculazioni in borsa e i giochini finanziari collegati a percezioni piu' o meno distorte che portano a questi aumenti vertiginosi.

Qui negli USA il prezzo del petrolio viene stabilito presso il New York Mercantile Exchange, il NYMEX. Nel processo decisionale dovrebbero essere tenuti in considerazione i vari eventi mondiali - la situazione in Libia, Iran, Medio Oriente, o tempeste, o esplosioni, domanda ed offerta - che potrebbero cambiare i vari livelli produttivi e di utilizzo.

A suo tempo questo NYMEX era sede di persone fisiche che si scambiavano oggetti, merci e soldi. Adesso invece quasi tutti gli scambi vengono fatti da computer che usano algoritmi matematici e scambiano informazioni molto piu' in fretta di prima.

Questo fa si che il prezzo del petrolio non sia tanto collegato agli scambi veri fra venditore e acquirente, o anche ai veri effetti di domanda e di offerta, ma che ci siano dietro scommesse, opzioni e previsoni per il futuro, effetti psicologici, e timori reali o immaginari che siano (la fine del petrolio, il maggiore uso di petrolio da parte di Cina, l'India e il Brasile, le guerre o l'instabilita' del Medio Oriente sicuramente veri ma certo usati un po come scusanti), che determinano i prezzi in maniera del tutto scollegata ai veri costi.

Ovviamente a beneficio di chi partecipa in queste speculazioni finanziarie!

Infatti, sono gli stessi petrolieri dicono che i prezzi della benzina sono gonfiati.

Circa un anno fa, nel Maggio 2011, il capo della ExxonMobil Rex Tillerson disse che il vero prezzo della benzina dovrebbe oscillare fra i 60 e i 70 dollari al barile. Ovviamente se lo dice un petroliere, o e' vero, oppure i prezzi sono ancora inferiori!

A Settembre 2011 the Energy Information Administration del governo USA riportava che il petrolio dovrebbe costare circa 30 dollari al barile e che i costi produttivi variano da 7 dollari al barile nel Medio Oriente a 41 nel golfo del Messico.

La differenze sono dovute ai vari standard ambientali da mantenere, al costo della manodopera e alla difficolta' estrattiva.

Addirittura ci sono report per cui il petrolio debba costare in verita' 10 dollari al barile!

The price of a barrel of oil would be closer to $10 if the commodity wasn't traded as an investment instrument, given the record-high levels of U.S. oil inventories, Peter Beutel, president of Cameron Hanover, told CNBC Monday. "I honestly think that if there were no investors using oil as an asset that the price of oil right now would be $10 or $15 or $18, but it wouldn't be anywhere near where it is," Beutel said. "We have so much oil right now, more than we've had in 27 years. Why is it 27 years? Because that's how far our records go back. It's probably the most in 50 or 100 years," he added.

Questo Peter Beutel era il presidente di Cameron Hanover fino a ieri, ditta finanziaria che si occupa proprio di ricerca del mercato dell'energia, e di consulenze per investitori. E' stato un esperto di prezzi e di mercati petroliferi per 30 anni. E' morto proprio oggi, domenica 10 Marzo 2012.

Ma non e' il solo a parlare di $10 dollari al barile, la stessa cifra e' emersa in una audizione al Senato USA, l'anno scorso per cui il prezzo medio di produzione si aggira attorno agli $11 dollari al barile.

Ergo, quando il petrolio arriva sul mercato, a $100 dollari al barile, il differenziale e' di circa il 90%!

Conclusione: quando Corrado Passera, l'ENI, Stefano Saglia, Assomineraria, la Senatrice Simona Vicari, Angelino Alfano, Corrado Clini, la famigerata "Italiadecide", diranno che dobbiamo trivellare perche' questo serve per la bilancia dei pagamenti italiani, la risposta e' che no, ci devono guadagnare le compagnie petrolifere e coloro che speculano sulla differenza fra il prezzo del bene fisico, 10 dollari, e il prezzo gonfiato sui mercati finanziari, 100 dollari!

Non ci guadagna nessuno di noi persone normali, tantomeno le comunita' trivellande e trivellate, ne sono sicura.



Fonti: The New York Times, The Los Angeles Times

Thursday, November 20, 2008

Il gioco degli scarica barili



Ormai siamo in piena campagna elettorale e tutti dicono a parole di essere contro la raffineria di petrolio ad Ortona. Per molti si tratta solo di parole vuote, messe li solo perche' ormai siamo tanti, e dire qualsiasi altra cosa sarebbe un suicidio politico. Siamo davvero stati bravi ad informare, a non mollare e ora ciascun politico, almeno sui siti web, ha un trafiletto dedicato al centro oli. Tutto questo e' merito di noi cittadini!

Mi sono allora chiesta, cosa dicono ai propri potenziali elettori quelli che hanno MESSO LE FIRME al progetto dal 2001 ad oggi? Il web e' fantastico e offre a noi cittadini la stessa possibilita' di far sentire la nostra opinione al pari dei politici che ora con tanta nonchalance vanno propagando di essere contro.

Nella fattispecie, sono andata a vedere cosa dice nel suo sito web Franco Caramanico, che e' stato per vari anni l'assessore all'ambiente per l'Abruzzo. Per la precisione dal 2005 fino al Giugno del 2008. Per sua stessa ammissione (gliel'ho chiesto io stessa a Paglieta), e' stato in quel periodo l'uomo piu' importante d'Abruzzo sulle tematiche ambientali.

A differenza degli altri, le sue affermazioni sulla raffineria di Ortona si aprono con una serie di scusanti di vario genere che in sostanza si riducono a tre punti:

1) le leggi non sono retroattive e ci sono termini massimi per l’impugnazione di alcuni atti

2) fu tutto deciso dalle giunte passate, di centro destra

3) non si e' discusso di questo tema dal 2001 fino al 2006

Non dice mai che lui stesso ha firmato una serie di documenti e provvedimenti. La conclusione di tutto non scritta ma che, credo, si vorrebbe passare ai lettori, e' che non e' colpa sua. Certamente non e' SOLO colpa sua, ma, siccome era l'autorita' piu' importante dell'Abruzzo su questo tema, Franco Caramanico, secondo me, ha delle enormi RESPONSABILITA. Cosi funziona: chi sta in alto deve assumersi il peso delle decisioni fatte e non fatte. Il non sapere o il non potere non sono scusanti quando si ricoprono dei ruoli cosi importanti.

Innanzitutto, io non so che titoli abbia Caramanico per poter fare l'Assessore all'Ambiente, visto che e' laureato in ingegneria elettronica. Forse non sapeva all'inizio cosa avrebbe significato una raffineria di petrolio in Abruzzo. Forse e' stato superficiale e ha pensato che fosse qualcosa di poco conto. Questa non e' una colpa, non possiamo tutti sapere tutto. Ma, se non lo sapeva doveva informarsi. Era pagato per quello. Una persona competente di fronte ad un progetto del genere avrebbe studiato, avrebbe chiesto, avrebbe indagato su cosa significasse per davvero una raffineria fra le vigne. Qualsiasi persona di media intelligenza avrebbe capito che e' un progetto deleterio, e si sarebbe data da fare, ma per davvero, a prescindere dalle colpe del passato.

Di li, il passo successivo: una volta capito che le trivelle riguardano il 35% del territorio e che e' una scelta irriversibile e nefasta, si poteva INFORMARE la gente. Renderla partecipe, spiegarci, che fra l'altro e' un nostro diritto.

In quegli anni dal 2005 fino al 2007, quando la popolazione NON SAPEVA NULLA, cosa ha fatto di concreto l'Assessore Caramanico? Si potevano investire risorse e tempo per fare quello che ora sta facendo la gente di buona volonta'. Di chi e' questo compito? Dei volontari? A tutt'oggi e' stato tutto delegato alla cittadinanza. Non ho mai sentito di un incontro fatto dalla regione per SPIEGARE alla gente cosa significa il petrolio. MAI.

E, parallelamente, a qualunque stato dei permessi ci si trovava, chiunque li avesse emanati, Roma, l'ENI o il comune di Ortona, una persona che ha davvero a cuore l'Abruzzo avrebbe trovato un modo legale per fermare l'iter del centro oli. Noi bloggers e cittadini non siamo nessuno, eppure dritte e storte qualcosa abbiamo fatto! La legge del 4 Marzo e' stata approvata. Chissa perche' a Caramanico non e' venuto in mente di proporre questa legge PRIMA che seimila persone si presentassero all'Aquila. Chissa' perche' non l'ha proposta lui invece che Fabrizio di Stefano, che ancora ringrazio. Abbiamo fatto di piu' noi per il bene dell'Abruzzo che l'Assessore all'ambiente.

E poi, ammettiamo pure che sia vero che gli atti non si potevano rescindere. Uno avrebbe potuto NON FIRMARE quelli nuovi. Uno si sarebbe potuto dimettere. Uno avrebbe potuto andare in televisione e dire: "Cari Abruzzesi, io non posso essere uno strumento di morte, e dunque, per il vostro bene, mi dimetto."

Sarebbe stato un eroe!

Chissa', forse era piu' importante non contrariare l'allora presidente della regione Ottaviano Del Turco, poi finito in galera per tangenti, e che del si all'ENI fece una bandiera, piuttosto che difendere la nostra salute.

Io non ce l'ho con Caramanico nel particolare. Sono sicura che un altro al suo posto si sarebbe comportato ugualmente. Ce l'ho con il tipo di politica che rappresenta, dove il contatto con la gente e' minimale e si pensa sempre di potersi nascondere dietro a delle scuse vaghe. Dove non si vogliono fare le scelte difficili, dove non si ha coraggio e si va con la corrente piuttosto che fare cio' che e' giusto fare. Dove non si chiede mai scusa. Accetterei anche se dicesse "ho sbagliato, ora mi impegno a fare meglio". Non e' piu' elegante che nascondersi dietro: non e' colpa mia? Ripeto, la maggior parte dei poltici italiani e' come lui. Purtroppo per loro pero' la musica e' cambiata. Una volta alla gente gli si poteva raccontare quattro frottole, ma ora non e' piu' cosi'.

Ci vorra' del tempo, ma prima o poi saremo una democrazia vera anche in Italia. Se la gente si indigna, se ci diamo da fare, se non ci arrendiamo, se ci rendiamo conto del potere che abbiamo come collettivita', saremo noi i padroni del nostro destino. E' inevitabile. Spero che questa del petrolio sia un primo passo verso qualcosa di migliore, non solo per la terra, ma per la nostra coscienza civica e democratica.