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Tuesday, December 26, 2017

Scoppio petrolifero in Libia e il petrolio balza a $65 al barile





Una forte esplosione ha distrutto un oleodotto che trasporta petrolio presso il terminale marino nella localita' Es Sider.

Il porto di Es Sider, che viene a volte scritto Sidr o Sidra, e' sede del piu' grande deposito petrolifero nel paese. A causa della guerra civile nel paese e' stato chiuso dal 2014 al 2016.

Oggi, da qui partono circa 475mila barili di petrolio al giorno in media, ma nel mese di Novembre il flusso e' stato di piu' di 970mila barili.

Lo scoppio e' avvenuto nella citta' di Marada, e l'oleodotto appartiene alla ditta Waha Oil Company.

Secondo fonti militari l'attacco e' dovuto ad attacchi terroristici, ed e' stato innescato da esplosivi improvvisati, forse da parte dell'ISIS. Non e' ancora ben chiaro cosa sia successo.

A causa di questo scoppio i prezzi del petrolio sono subito saliti, fino a 65 dollari al barile, prezzo che non si vedeva dal 2015.

E infatti sono andati persi fra i 70,000 to 100,000 barili al giorno.

La Libia e la Nigeria sono parte dell'OPEC e queste erano le uniche nazioni che, a causa della poverta' dei loro residenti e delle situazioni di instabilita', erano state esentate dal mantenimento di quote massime. 

Gli altri dodici paesi, fra cui la Russia, si erano impegnate a tenere la produzione sotto i 1.8 milioni di barili al giorno per evitare che i prezzi crollassero ancora.

E quindi c'e' giusto un po meno disponibilita' di petrolio in giro per il mondo, il che da ai petrolieri motivi per speculare.

Arriviamo cosi a $65 al barile.

Tutte le scuse sono buone, eh?




Thursday, January 21, 2016

Il 2016: anno record del sole







La parola preferita da Trump in queste elezioni e' stata "tremendous" che vuol dire, piu' o meno, eccezionale.

Il 2016 e' stato proprio questo negli USA: un anno eccezionale con 4 GW installati nel solo terzo trimestre del 2016 e con il quarto trimestre che lo superera' secondo la Solar Energy Industries Association. 

Nel terzo quarto del 2016 che va da Luglio ad Ottobre l'installazione di solare e' aumentato del 99% rispetto al secondo quarto, fra Aprile e Luglio, del 191% rispetto ad un anno prima. 

Un nuovo megawatt arriva negli USA ogni 32 minuti.

Come si e' arrivati a questo? 

Grazie al Federal Solar Investment tax credit, incentivi per favorire il solare. Non si sa bene cosa succedera' con il nuovo presidente, e siccome l'incentivo doveva essere rinnovato entro il 2017, chi era interessato a ricevere fondi ha installato il suo sistema fotovoltaico nel 2016.

Ad usufrirne maggiormente di questo incentivo, costruttori di impianti a grande scala, mentre il solare sui tetti di casa ha avuto un leggero calo. Chi voleva il sole in casa per motivi ambientali li ha gia' installati, gli altri hanno bisogno di piu' tempo per essere convinti. Lo stato con maggiori installazioni solari e' la Calfornia, ed e' proprio da qui che arriva la saturazione sui tetti di casa. Occorrera' lavorare di piu' sui residenti di altri stati per convincerli. Allo stesso tempo, l'installazione in California di fotovoltaico a grande scala ha avuto una crescita notevole con 1 GigaWatt installato nel solo terzo trimestre del 2016.

Quello che pero' e' certo e' che nel 2016, fra tetti di casa e grandi installazioni, sarano attivi negli USA 14 nuovi Gigawatt, un aumento dell'88% rispetto al 2015.  Si prevede che la crescita continuera' a questo ritmo, fino al 2020, con picchi di 20 GigaWatt annui.

Gli eseperti prevedono che il sole e' una industria in crescita e che anche chi non ci crede per la natura sara' convinto dai ritorni economici e dal mercato.

Il futuro sara' tremendous per il sole,  come direbbe Trump. 


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21 Gennaio 2016

Sono usciti i dati ufficiale del lavoro nell'industria solare negli USA.

Il Solar Foundation’s National Solar Jobs Census 2015 riporta che dal Novembre 2014 al Novembre 2015 il solare e' cresciuto del 20.2 % e che adesso lavorano nell'industria fotovoltaica circa 209 mila persone.  Secondo lo stesso ente, il solare cresce piu' della media dell'economia del paese -- ad un tasso di 12 volte di piu'. 

Di tutti i nuovi posti di lavoro creati negli USA, uno su ottantatre era nel fotovoltaico, l'1.2% di tutti i lavori nuovi. Per di piu', il lavoro nel sole e' cresciuto del 123 percento negli scorsi sei anni, con lavori di installazione, produzione e manutenzione.

Il petrolio? Manco a dirlo, affossa. Dal 2014 ad oggi sono stati persi circa 200mila posti di lavoro negli USA. Il solare invece ha creato piu' lavoro che non petrolio e gas sia nel 2014 che nel 2015. Il numero di impiegati e' il 77% in piu' rispetto all'industria di carbone.

E il futuro continua ad essere brillante: l'occupazione crescera' di circa il 15% nel 2016, undici volte di piu' che il lavoro nell'oil and gas.

Basta solo volerlo, veramente.


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20 Marzo 2015


Ogni tanto li vedi in giro per Los Angeles, camioncini verdi ibridi con scritto "Solar City".

Sono nati nel 2006, una delle piccole startup attorno a San Francisco con una manciata di impiegati. Prendevi appuntamento e venivano a casa per aiutarti ad installare fotovoltaico sui tetti. Il business e' cresciuto, raddoppiando di anno in anno ed ora hanno 9000 impiegati in tutta America. E' la piu grande ditta di fotovoltaico negli USA.

E' una storia che si ripete in tutta la nazione con il solareche fa passi da gigante. Secondo la Solar Foundation, una non-profit, a Novembre 2014 c'erano circa 170mila impiegati nell'industria del sole, con un aumento di impiegati del 22% e con circa il 30% di pannelli installati in piu' rispetto al 2013.

E' un tasso di crescita dieci volte maggiore di qualsiasi altra industria, visto che l'occupazione negli USA e' cresciuta solo del 2% nel'ultimo anno.  Ci sono ora piu' impiegati nel solare che nel carbone, il doppio, e siamo li li con i petrolieri che invece di impiegati ne hanno 200 mila.

E cosi, il 2014 e' stato soprannominato l'anno del sole negli Stati Uniti, E' una crescita che pare inarrestabile e che ha portato con se ricchezza distribuita senza che nessuno si avvelenasse i polmoni.

Perche' tutto questo?

Beh, si parte certo dai sussidi governativi, la Federal Solar Investment. Ma prima che si inizi a strillare, occore ricorcare che i petrolieri ogni anno ricevono circa 37.5 miliardi di dollari in sussidi
e che quello che va al sole sono noccioline al paragone. 

Poi c'e' da considerare che i costi calano, sia per la manifatturazione dei pannelli che per l'installazione, e per il finanziamento. I prezzi in un anno, dal 2013 al 2014, sono calati del 10% in totale.  Ci sono anche metodi piu' creativi e piu economici per passare al sole, fra cui il leasing dei pannelli, ci sono migliori impianti di stoccaggio e sistemi di batterie piu' efficenti.

E alla fine, a differenza del petrolio questa e' ricchezza ed occupazione distributa. 

Di tutti i suoi vantaggi il sole e' anche democratizzante. 


Friday, December 26, 2014

Il collasso dell'industria petrolifera nei mari dei Nord








La BBC - North Sea Industry close to collapse








 Prezzi del petrolio


E intanto le rinnovabili trionfano



Le turbine della MeyGen

Le turbine sotto il mare

Una delle turbine

Pentland Firth

Pentland Firth

Scozia, MeyGen


Wales, Spirit of the Sea

 

La BBC ha appena mandato un articolo dal titolo presciente:  L'industria del petrolio nei mari del nord e' vicina al collasso" 

Non e' una cosa inaspettata visto che in questi mesi si parla di vendite, abbandono di progetti, fusioni fra ditte petrolifere, tagli di personale e di investimenti per risparmiare. Qui pero' le parole sono piu drammatiche: Robin Allan, presidente dell'associazione Brindex esploratori indipendenti, ha detto alla BBC che siamo "vicini al collasso."

Secondo Allan, quasi nessun nuovo progetti nel Mare del Nord puo' essere redditizio ad un presso inferiore ai 60 dollari al barile e che quindi tutti si stanno ritirando.


"In termini di nuovi investimenti - non ci sarà nessuno nel 2015, tutti licenziano, e i bilanci per il 2015 sono tagli da parte di tutti". Allan dice anche che non ci saranno notizie eclatanti di tagli di posti di lavoro perche' la maggior parte del personale lavora a progetto o a contratto, e quindi, semplicmente, non li chiamano piu' invece che licenziarli.


Si parla pero' di "un'ondata di perdite di posti di lavoro" nel corso dei prossimi 18 mesi.

Nel solo Regno Unito, la ConocoPhillips ha tagliato 230 su 1.650 posti di lavoro ed ha annunciato il taglio del 20% degli investimenti. La Schlumberger ha cancellato vari progetti di esplorazione petrolifera e ha smantellato la flotta di navi air-gun nel paese accollandosi 800 milioni di dollari di perdite e la perdita di un numero imprecisato di posti di lavoro. La ditta petrolifera Wood Group ha annunciato un congelamento dei salari, mentre la Apache, un altra grande ditta trivellante britannica, ha imposto un taglio del 10% dei salari.

Secondo la Goldman Sachs per rimanere competitivi, sarebbe necessario che le ditte petrolifere tagliassero il 30% delle loro spese ed investimenti.

E cosi, i rappresentanti di categoria di "Commercio, Industria, Petrolio e Gas" nel Regno Unito, ricordano che "la caduta del prezzo del petrolio sta influenzando l'attività in tutto il Regno Unito" e che "le aziende devono prendere decisioni difficili in questo contesto economico difficile."

In realta' i giacimenti del mare del nord sono stati sfruttati da tanto tempo e la produzione di petrolio e gas e' in declino dal 1999. L'idea per loro era di aumentare gli investimenti, le ricerche in modo da soppiantare con giacimenti nuovi quelli vecchi. Ma non ci sono mai veramente riusciti e adesso questo e' il colpo di grazia. 


Siamo in un contesto di "high-cost" e di "low return". 

In Italia siamo nel contesto di "non sappiamo cosa stiamo facendo" con lo sblocca Italia e sblocca trivelle, ma a questo siamo abituati!










Thursday, July 12, 2012

La Forest Oil a picco


On the whole, Forest Oil is not doing well.
In generale, le cose alla Forest Oil non vanno bene.



Il rating della Forest Oil Corporation di Denver, in questo momento e' "underperform".

Questa e' una parola carina per dire che le sue "performance" sono inferiori a quanto ci si aspetta. Nella realta' vuol dire che le cose vanno a rotoli.

Secondo il gruppo Wall Street Window infatti la spirale delle azioni della Forest Oil e' tale che l'azienda ha perso quasi la meta' del suo valore rispetto all'anno scorso.

Per la precisione il 47.5%.

E anzi, se uno guarda ancora piu' indietro, ma neanche tanto, viene fuori che nel Febbraio del 2011 le sue azioni stavano a $39 dollari l'una. Adesso il prezzo oscilla sui $7 dollari. Oggi 12 Luglio erano a $5.72.

Ecco perche' Giorgio Mazzenga e' cosi' incallito su Bomba: sta per finire la cuccagna!

A Denver, hanno rimpiazzato il loro amministratore delegato - CEO (Chief Executive Officer) Craig Clark con un nuovo capo, tale Patrick McDonald dopo 11 anni. Anche il loro COO (Cheif Operating Officer), John Ridens, si e' dimesso.

I problemi sono tanti: i prezzi del gas naturale sono calati con minori margini di guadagno per la Forest Oil, non sanno bene che fare per il futuro, hanno un debito galoppante di 1.8 miliardi di dollari e non possono piu' chiedere prestiti. Hanno pure una causa in corso a New York per avere mentito agli investitori, come ricordato anche qui.

Fra i vari motivi, dicono anche che ci sono delle "incertezze" su vari campi di gas e di petrolio "sparsi per il mondo", relativamente nuovi e che non si sa se verranno sviluppati.

Traduzione:

E poi ci sono quei cocciuti degli Abruzzesi che gli hanno fatto perdere 35 milioni di dollari con l'affare Bomba!

Poverini.

Dicono che si concentreranno sullo sviluppo di shale gas in Texas - auguri! - e che propongono di vendere alcuni giacimenti al miglior offerente.

Altri siti con lo stesso tipo di notizie sono qui

Forest Oil - a speculative idea

Azioni della Forest Oil

Qui i procedimenti legali per l'affare Lone Pine e le menzogne agli investitori.

Giorgio Mazzenga, le mando una fischiettata virtuale pure io.
Buone cose.


 



Wednesday, March 14, 2012

Il prezzo della benzina


Apprendo da Maurizio Crozza che la benzina in Italia costa circa 2 euro al litro. Qui in California e' a circa $4.50 al gallone - che fa circa $1.30 al litro, circa 90 centesimi di euro al litro. Puo' sembrare di meno che che in Italia - e lo e'! - ma l'aumento e stato vertiginoso anche qui.

Per fare il raffronto, quando sono arrivata a Los Angeles, nel 1999, il prezzo della benzina era di $1.10 al gallone.

In 12 anni il prezzo della benzina qui in California e' quadruplicato.

Nel resto degli USA il prezzo medio e' di circa $3.80 dollari al gallone. In California la benzina costa di piu' perche' usano una miscela a basso impatto - per le leggi di protezione dell'ambiente - e perche' ci sono delle tasse aggiunte che in altri stati non hanno.

Ma in generale, perche' la benzina costa caro? Ovviamente non sono un economista, ma ho parlato con qualcuno di loro e leggo ogni tanto vari articoli sul tema. Ci tengo allora a dire quel che penso, per non dover sentire che dobbiamo trivellare tutto il trivellabile in Italia per "fare diminuire il prezzo della benzina".

E questo perche' da piu' parti, ceto piu affidabili che i deliri di Saglia, Passera, Scaroni ed Assomineraria, leggo che il prezzo della benzina e' totalmente scollegato ai costi di produzione, esplorazione e di raffinazione e invece fortemente legato ai livelli speculativi in borsa.

Cioe' non e' la mancanza di petrolio che fa salire i prezzi, ma sono le speculazioni in borsa e i giochini finanziari collegati a percezioni piu' o meno distorte che portano a questi aumenti vertiginosi.

Qui negli USA il prezzo del petrolio viene stabilito presso il New York Mercantile Exchange, il NYMEX. Nel processo decisionale dovrebbero essere tenuti in considerazione i vari eventi mondiali - la situazione in Libia, Iran, Medio Oriente, o tempeste, o esplosioni, domanda ed offerta - che potrebbero cambiare i vari livelli produttivi e di utilizzo.

A suo tempo questo NYMEX era sede di persone fisiche che si scambiavano oggetti, merci e soldi. Adesso invece quasi tutti gli scambi vengono fatti da computer che usano algoritmi matematici e scambiano informazioni molto piu' in fretta di prima.

Questo fa si che il prezzo del petrolio non sia tanto collegato agli scambi veri fra venditore e acquirente, o anche ai veri effetti di domanda e di offerta, ma che ci siano dietro scommesse, opzioni e previsoni per il futuro, effetti psicologici, e timori reali o immaginari che siano (la fine del petrolio, il maggiore uso di petrolio da parte di Cina, l'India e il Brasile, le guerre o l'instabilita' del Medio Oriente sicuramente veri ma certo usati un po come scusanti), che determinano i prezzi in maniera del tutto scollegata ai veri costi.

Ovviamente a beneficio di chi partecipa in queste speculazioni finanziarie!

Infatti, sono gli stessi petrolieri dicono che i prezzi della benzina sono gonfiati.

Circa un anno fa, nel Maggio 2011, il capo della ExxonMobil Rex Tillerson disse che il vero prezzo della benzina dovrebbe oscillare fra i 60 e i 70 dollari al barile. Ovviamente se lo dice un petroliere, o e' vero, oppure i prezzi sono ancora inferiori!

A Settembre 2011 the Energy Information Administration del governo USA riportava che il petrolio dovrebbe costare circa 30 dollari al barile e che i costi produttivi variano da 7 dollari al barile nel Medio Oriente a 41 nel golfo del Messico.

La differenze sono dovute ai vari standard ambientali da mantenere, al costo della manodopera e alla difficolta' estrattiva.

Addirittura ci sono report per cui il petrolio debba costare in verita' 10 dollari al barile!

The price of a barrel of oil would be closer to $10 if the commodity wasn't traded as an investment instrument, given the record-high levels of U.S. oil inventories, Peter Beutel, president of Cameron Hanover, told CNBC Monday. "I honestly think that if there were no investors using oil as an asset that the price of oil right now would be $10 or $15 or $18, but it wouldn't be anywhere near where it is," Beutel said. "We have so much oil right now, more than we've had in 27 years. Why is it 27 years? Because that's how far our records go back. It's probably the most in 50 or 100 years," he added.

Questo Peter Beutel era il presidente di Cameron Hanover fino a ieri, ditta finanziaria che si occupa proprio di ricerca del mercato dell'energia, e di consulenze per investitori. E' stato un esperto di prezzi e di mercati petroliferi per 30 anni. E' morto proprio oggi, domenica 10 Marzo 2012.

Ma non e' il solo a parlare di $10 dollari al barile, la stessa cifra e' emersa in una audizione al Senato USA, l'anno scorso per cui il prezzo medio di produzione si aggira attorno agli $11 dollari al barile.

Ergo, quando il petrolio arriva sul mercato, a $100 dollari al barile, il differenziale e' di circa il 90%!

Conclusione: quando Corrado Passera, l'ENI, Stefano Saglia, Assomineraria, la Senatrice Simona Vicari, Angelino Alfano, Corrado Clini, la famigerata "Italiadecide", diranno che dobbiamo trivellare perche' questo serve per la bilancia dei pagamenti italiani, la risposta e' che no, ci devono guadagnare le compagnie petrolifere e coloro che speculano sulla differenza fra il prezzo del bene fisico, 10 dollari, e il prezzo gonfiato sui mercati finanziari, 100 dollari!

Non ci guadagna nessuno di noi persone normali, tantomeno le comunita' trivellande e trivellate, ne sono sicura.



Fonti: The New York Times, The Los Angeles Times