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Friday, March 6, 2009

Elga, l'Abruzzo e il vulcano



Elga e' la agguerrita e coraggiosa protagonista del filmato contro il centro petrolifero di Ortona che fu mandato in onda da current TV qualche tempo fa. Il video e' linkato in basso. Subito dopo, mi mando' dei documenti redatti da Philippe Pallas, un consulente delle Nazioni Unite dove si spiegano le procedure per realizzare pozzi di petrolio e gas.

Ho cercato allora di indagare un po di piu' su questo tema.

Secondo Pallas, una delle tecniche usate per testare il sottosuolo e' la riflessione sismica, dove
si mandano dei segnali al sottosuolo ed in base a cio' che viene riflesso si cerca di capire la composizione del terreno e l'eventuale presenza di petrolio, fratture e cosi via. Il bombardamento puo' durare anche per settimane intere, ininterrottamente. Per emettere questi segnali si usano esplosivi e vibratori che spesso causano dei mini-terremoti e che si propagano anche per molti chilometri. Questi bombardamenti possono avere delle conseguenze anche gravi sull'equilbrio del sottosuolo, sulla circolazione dell'acqua nelle falde acquifere, sulla stabilita' delle roccie. Quando questi test vengono fatti in mare, tutto l'equilibrio marino ne risente.

L'Universita' del Texas stima che alcuni terremoti in quello stato sono stati causati dall'attivita' petrolifera o dall'iniezione di fluidi e fanghi perforanti nel sottosuolo. Anche se la magnitudine di questi terremoti e' bassa, circa 3 gradi Richter, sempre terremoti sono.

A Viggiano, neanche a dirlo la terra trema a cadenza regolare, come testimoniano gli abitanti.

Qualcuno pensera' che queste siano cose da poco conto, invece siccome nessuno conosce la complessita' del sottosuolo, possono anche esserci risvolti drammatici e insospettabili quando si va a trivellare in zone delicate.

La storia del vulcano Lusi, in Indonesia, e' emblematica ed e' riportata dalla BBC inglese. Nel 2006 questo vulcano invece di emettere lava inizio' a sputare fango. L'eruzione continua a tuttoggi.

Nel Novembre del 2008 una commissione di 74 geologi internazionali concluse che la causa scatenante di questa eruzione era nelle trivellazioni usate per l'esplorazione e lo sfruttamento petrolifero.

Il primo a parlare della possibilita' che lo scoppio del vulcano fosse collegato all'attivita' petrolifera fu il Professor Richard Davies, un geologo inglese.

Secondo i suoi studi, un pozzo scavato per 2.5 km di profondita' non troppo lontano dal vulcano frantumo' della roccia calcarea che conteneva acqua pressurizzata. Le fuoriuscite di acqua mescolate alla terra portarono alla creazione del fango che trovo' come unico sfogo il cratere del vulcano Lusi. La foto sopra mostra la devastazione causata dall'ingordia dei petrolieri.

Intanto il cratere sputa cosi tanto fango da poter riempire una dozzina di vasche olimpioniche al giorno, quattro villaggi interi sono stati ricoperti dal fango e trentamila persone sono state evacuate. Tredici persone sono morte, alcune tubature petrolifere sono esplose. Tutti i progetti finora escogitati per contenere i riversamenti di fango sono falliti, fra cui la creazione di dighe, drenaggi verso il mare, e l'idea di tappare il cratere con il piombo.

Alcuni dei 74 geologi stimano che il cratere potra' continuare ad eruttare per decenni.

Tutto questo perche' qualcuno frantumo' un sasso sottoterra.

Noi non abbiamo vulcani, per fortuna, ma non e' per questo che i pozzi di petrolio fra i campi e le case siano meno pericolosi per il nostro sottosuolo e le nostre falde acquifere.

Quando manifestiamo?


4 comments:

giosuè said...

Elga amica d'infanzia di mia sorella, ragazza tenace.
x le manifestazioni:
Cara Maria Rita, dovremmo creare tipo una bacheca, dove srivere i vari appuntamenti dei vari comitati, e anche in questo caso per le manifestazioni da fare, tutto questo per centralizzare e raccogliere le varie informazioni in maniera sintetica e instantanea, senza dover pellegrinare sui vari blog per reperire informazioni, insomma una bacheca suntiva dei vari appuntamenti alla tv, manifestazioni, raccolta firme, ect.
è possibile inserire questa benedetta bacheca nel tuo blog, dato che sei il nostro punto di riferimento?
ricordiamoci che non tutte le persone sono pratiche di internet... purtroppo!
grazie!

giosuè said...

PrimaDaNoi:

Abruzzo e petrolio: interrogazione a Scajola e convegno sul futuro della regione


L’AQUILA. Sebbene il presidente Chiodi sia stato chiaro sul no al centro oli, non scema il livello di preoccupazione.



Il deputato Augusto Di Stanislao presenterà un'interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico in merito alle trivellazioni che stanno interessando l'Abruzzo.
«C'e' un piano del Governo - dice il parlamentare - per fare dell'Abruzzo e della Provincia di Teramo in particolare, un Distretto Minerario con tanto di raffinerie. Bisogna dire no, un no forte e deciso contro le trivellazioni e mobilitare le comunità locali e le istituzioni e questa interrogazione si pone l'obiettivo di chiedere al Governo e al Ministro Scajola cosa vogliono fare del e nel territorio teramano».
Queste le parole del Parlamentare dell'IdV che - spiga una nota - si batterà per impedire «questo scempio» contro la Provincia di Teramo.
«Sono preoccupato- conclude Di Stanislao - per i gravi pericoli che ricadranno sulle comunità, sull'ambiente e sull'economia locale e sconcertato per l'atteggiamento del Governo».

Intanto sabato 7 marzo alle ore 9,30 nella Sala Polifunzionale del comune di Pineto si terrà il convegno “Abruzzo verde o Abruzzo nero? Le ragioni per riconsiderare il distretto petrolifero in Abruzzo”.
Il convegno organizzato dal gruppo regionale del Partito Democratico vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sulla paventata possibilità che l’Abruzzo diventi terra di conquista e di sfruttamento di grosse compagnie petrolifere.
«Un’eventualità che avrebbe gravi ripercussioni sull’economia locale basata sul turismo, come per Pineto e Silvi Marina», spiega D’Alessandro, «ma anche dal punto di vista naturale-paesaggistico e dello sviluppo agricolo soprattutto per i territori della Val Vibrata interessati dalle attività di ricerca di idrocarburi».
L’incontro servirà a riflettere sulla vocazione “naturale e ambientalista”dell’Abruzzo e a fornire una soluzione «per scongiurare che la regione dei parchi si trasformi nella regione delle piattaforme».
Tra gli interventi previsti: il senatore Giovanni Legnini, il professor Stelio Mangiameli, il professor Tommaso Pagliani, il geologo Leo Adamoli.
Dopo i saluti del sindaco di Pineto Luciano Monticelli, introdurrà il dibattito il consigliere regionale Claudio Ruffini. Le conclusioni saranno affidate al capogruppo del Pd al Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro.


06/03/2009 9.30

Lavinia Mirante said...

L'Abruzzo non ha vulcani, ma ha un territorio che è per la maggior parte catalogato ad alto e medio rischio sismico.
Fonte:Ufficio servizio sismico nazionale del dipartimento della protezione civile.

Anonymous said...

L'Abruzzo non ha vulcani, ma ha un territorio catalogato ad alto e medio rischio sismico.
Fonte: Ufficio sismico nazionale del Dipartimento della Protezione Civile.
Lavinia.