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Wednesday, August 14, 2013

La codardia dei senatori PD-PDL

 

Antonio D’Alì (PdL)
Beppe Lumia (Il Megafono)
Corradino Mineo (PD)
Giuseppe Ruvolo (PdL)
 Giuseppe Marinello (PdL e Presidente Commissione Ambiente) 

Notare il presidente della Commissione Ambiente che vota contro l'ambiente!!!!




La senatrice Enza Blundo del M5S aveva presentato in parlamento la proposta di ripristinare una fascia di rispetto di 12 miglia da riva per le trivelle in mare, anche per i progetti gia' in itinere. Questi comprendono Ombrina, ma non solo Ombrina.

Sarebbe stato una sorta di ritorno al Decreto Prestigiacomo, invece che il far west che abbiamo adesso, dove tutti fanno quello che gli pare, e che tanto piace a Sergio Morandi e compari.

Il famoso articolo 35 del Decreto Sviluppo di Passera infatti stabilisce il vincolo delle 12 miglia solo per i pozzi futuri. Come abbiamo detto piu' e piu' volte, tutto questo e' una gran presa in giro perche' i progetti per i pozzi presenti coprono tutto lo stivale o quasi.

Era come se Passera volesse fare prevenzione quando si e' allo stadio finale del cancro: invece che alla cura del paziente, quando si e' alla fine, e' meglio pensare al funerale no?

Non puoi proteggere una cosa gia' distrutta.

E quindi dopo vari tentativi andati male, arriva Enza Blundo - che non conosco - con i suoi emendamenti.  Spero che prima di presentarli abbia cercato di crearsi consenso, di parlare con chi poteva essere sensibile nel parlamento, sia del PD che del PDL, con chi poteva aiutarla ad avere i voti necessari, e sopratutto con quei gran signori della Commissione Ambiente.

Non che ce ne sarebbe stato troppo bisogno, almeno all'apparenza.

E infatti tutti, ma proprio tutti, questi politici intelligenti, onesti e lungimiranti che abbiamo hanno detto no ad Ombrina, alle trivelle, all'inquinamento, dal PD al PDL.

E invece, voila'. Emendamenti bocciati.

Ma .. se tutti erano d'accordo?  Perche' il Senato ha bocciato gli emendamenti della Blundo?

..perche' dovevano fare dispetto al M5S?

..perche' sono dei codardi?

..perche' promettono solo per far star zitta la gente?

..perche' non gliene importa niente del mare?

..perche pecunia non olet?

..perche' vanno al mare a Sharm el Sheik?

Per una volta non potevano cercare di lasciar perdere i personalismi e le codardie e fare qualcosa di utile? 

Dov'era Andrea Orlando in tutto cio', a creare consenso sul nemico petrolio che il suo ministero dovrebbe combattere ogni giorno?

E no, non esiste il petrolio buono e il petrolio cattivo, specie in Italia.

In Italia il petrolio e' solo schifo.

Non so cosa dire e so solo che fanno veramente pieta' tutti quanti e trovo il tutto di una presa in giro incredibile.

E lo trovo di una presa in giro proprio per me, a livello personale.

Che ci sono andata a fare a Roma? Che mi hanno convocato a fare? A sprecare il mio tempo?

La commissione ambiente cosa ha fatto, cosa ha partorito in questi mesi sul tema trivelle? 

Che io sappia, niente.

O vogliamo parlare di D'Ali che mi convoca a Roma in pompa magna e poi e' lui il primo a firmare contro la difesa del mare? Ma questi sono uomini o sono burattini?

Non vi piace che sia il M5S a presentare questi emendamenti? 

Bene, presentateli voi gli emendamenti, caro Orlando, caro Marinello, caro Legnini, caro Di Stefano, cara Bindi, caro D'Ali, cara Puppato, cara Prestigiacomo.

Che ci state a fare?

Non li capisco, veramente non li capisco.

Di cosa hanno paura?

Non saro' mai un politico, ma se lo fossi userei tutto il potere che mi verrebbe dato per fare le cose giuste, con coraggio, con virilita', senza perdere tempo e senza farmi i conti sulle conseguenze.

Che senso ha stare li a Roma *in nome del popolo italiano* per poi non avere il coraggio di fare le cose per il popolo italiano e di farle invece in nome dei petrolieri?

Non sentono questi qui la responsabilita' di aggiustare questo paese? Non ce li hanno questi qui i figli? Le case al mare? La voglia di vedere il loro paese migliore e non essere sempre lo zimbello del mondo occcidentale?

E non si tratta di Ombrina, o di chi fa piu' rumore, si tratta del paese tutto, capite? 

Tutti dicono la stessa cosa, da Briatore a Della Valle, da Sgarbi al meccanico sottocasa: se vogliamo fare ripartire il paese, la cosa piu' semplice da dove iniziare e' il turismo.

E dove lo facciamo questo turismo?

All'ombra delle trivelle? Al profumo di H2S? In mezzo alle chiazze di petrolio?

Ed io me la prendo per il petrolio, ma sono sicura che e' cosi per tutti gli altri temi "difficili" che questa armata branacaleone affronta - o fa finta di affrontare - tutti i giorni.

E va bene, andiamo avanti cosi. Come direbbe Toto', voglio vedere dove volete arrivare.

Tutti eleganti e profumati, richiusi nelle sale dorate del senato mentre il paese crolla.




Friday, July 12, 2013

A Giovanni Legnini


Caro Legnini,

questo non sara' un post delicato. Sono stanca, fisicamente, emotivamente e vengo da un mese e mezzo di viaggi, di gente che e' affamata di informazioni, di voglia di partecipare, e che vede in me tutto quello che voi seduti a Roma non siete capaci di fare, di spiegare, di amare, di condividere.

Di gente che e' disgustata da questo continuo cerchiobottismo della politica - che sia ambiente, che sia qualsiasi altro tema: tasse, lavoro, corruzione, imprese e scuola.

Di gente che vuole vivere in maniera semplice - con la sicurezza di un tetto sulla casa, di arrivare alla fine del mese senza contare gli spiccioli, di gente che vuole vedere respirare aria pulita.

Le scrivo perche' io non ne posso piu' di voi politici, per la maggior parte arroganti, sordi, incapaci, buoni solo a parlare e mai a fare.

Scirvo a lei perche' adesso lei e' il sottosegretario alla presidenza del consiglio, e quindi ha potere, influenza, mezzi, maggioranza. Lei ha tutto per fare.

Ricorda quando Letta ha detto in merito agli incentivi per le imprese: "ora le imprese non hanno scuse, assumano i giovani"

Bene, io le dico la stessa identica cosa:

Ora lei non ha piu scuse per fermare la deriva petroliere in Italia.

Non ha piu scuse.

Vede, io le firme non le metto, lei si. Se fosse dipeso da me da anni ed anni fa mi sarei mossa per chiudere tutti i mari nazionali alle trivelle e una soluzione l'avrei trovata. Qui invece continuiamo a tergiversare, a passare la palla di qua e di la.

Io non lo so come si fa il politico. Ma da come la vedo io, quando uno si rende conto di avere davanti un tema importante, come quello delle trivelle, che e' importante se non altro perche' sono interventi pericolosi e irreversibili nella trasformazione del territorio e del suo tessuto sociale, e allora si da da fare in prima persona, cercando la soluzione migliore e soprattutto creando consensi trasversali per creare leggi appropriate, coinvolgendo anche quelli degli altri partiti.

Io la conosco, almeno per via elettronica da anni e se non ricordo male anche di persona. Le ho scritto prima di Ombrina, dopo di Ombrina, lei mi ha fatto dei complimenti ed e' sempre stato molto cordiale con me.

Ma qui non basta piu' la cordialita', mentre che si gioca a nascondino con le proprie responsabilita'.

La vita non ci fa fatti incontrare per essere amici o per essere cordiali. La vita ci ha fatti incontrare perche' - per strani motivi che non so - io sono qui a spronare la salvezza dei mari italiani, e lei e' quello che ha il potere.

Si tratta quindi di FARE le cose, e nella fattispecie di ABROGARE L'ARTICOLO 35 del Decreto Sivluppo di Pasera.

Non c'e' altra strada. Non c'e' gentilezza, non c'e' cordialita' che tenga.

E no, non sono maleducata o aggressiva. Sono solo stanca.

Ho seguito tutte le sue lugubrazioni mentali sul fatto che sara' il parco a salvarci e che magari si puo fare una qualcosa per Ombrina usando il Parco della Costa Teatina.

No e non si azzardi a spararle queste cose il giorno 12 Luglio.

Non si azzardi perche' e' falso.

Il parco non centre niente con le trivelle, con Ombrina.

Non vogliamo una soluzione ad hoc per l'Abruzzo, della serie Ombina no ed Oristano si? Ombrina no e Trani si? Ombrina no e Ragusa si? Ombrina no e Policoro si? Ombrina no e Pescara si?

Non e' giusto, se e' pericoloso, e' pericoloso per tutti. 

Vogliamo l'abrogazione dell'articolo 35, e' chiaro?

Il tempo e' finito, e cosi pure la mia pazienza. Qui non si puo' piu tergiversare. Ad un certo punto occorre prendere delle decisioni.  E' difficile? Si lo so. Ma e' qui che si vedono gli statisti, e' qui che si vedno gli uomoni, e' qui che si vede l'amore di patria.

Non nella gentilezza con me.

Tutto il resto sono teatrini.

Gliel'avevo detto che non sarei stata carina. E ora si dia da fare e decida da che parte sta - con la gente o con i petrolieri.

Perche' stare in mezzo non si puo - stare in mezzo significa stare con Sergio Morandi, significa stare con Paolo Scaroni, significa stare con Corrado Clini, significa stare con i Moratti e con tutti questi schifosissmi personaggi a cui non importa niente dell'Italia, dei suoi mari, della sua gente.




Thursday, July 11, 2013

Roma, 4 Luglio 2013

Ho tergiversato a lungo prima di scrivere questo post.

Un po e' perche' volevo la mente chiara, un po di distacco da tutto il viaggio, il parlare, gli episodi che ho vissuto 'on the road'. Un po perche' e' molto piu' facile parlare di eventi terzi - scoppi, articolo 35 o rinnovabili - piuttosto che di se stessi.

Il 4 Luglio mi hanno invitata assieme al prof. Ortolani, al prof. Civita e alla prof. Colella al Senato per parlare di trivelle offshore. Il primo, per altri impegni non e' potuto venire, e cosi eravamo in tre.

Non ho ben capito perche' ci abbiano convocati. Forse per informarsi sul tema? Forse per far vedere che fanno qualcosa? Forse perche' il M5S aveva gia' organizzato incontri simili e quindi per non essere da meno?  Forse perche' abbiamo fatto troppo rumore e non possono piu' ignorarci?

Non lo so.

Devo purtroppo dire che pero' gia' l'organizzazione non e' stata delle migliori.

Ti arriva di punto in bianco, circa una settimana prima, un email dove ti dicono che sei invitato alle ore 8:30 del mattino in via degli Straderari a Roma, per relazionare sulle trivelle, e che se sei maschio devi metterti la cravatta.

L'email e' firmato "Senato della Repubblica Italiana".

Ora, io trovo che sia tutto un po come dire, irrispettoso. Non ci si pone il problema: ma questi c'hanno da fare, magari concordiamo con loro orari e tempi, diamogli un po di anticipo, chiediamogli se gli va bene. Nada.

Non c'e' neanche scritto niente su eventuali rimborsi, o su chi pensa alla logistica - trasporto, hotel.

Niente.

C'e' scritto solo vieni alle 8:30 del mattino con la cravatta.

E quindi, la sottoscritta, stanca, stanca, stanca, per tre giorni e' stata li a ponderare se andare o no, se era utile o no, se volevo o no sacrificare due giorni da dedicare a quella poveretta di mia mamma per andare a Roma.

Il giorno 5 ripartivo per gli USA.

Gli chiedo allora se potevano offrirmi due pernottamenti - quella del 3 (cosi avrei viaggiato il 3 pomeriggio) e poi quella del 4 (cosi da ripartire da Fiumicino il 5 mattina) senza tornare in Abruzzo.

Risposta del "Senato della Repubblica Italiana": no. Solo una notte. Le paghiamo il trasporto ed un pasto.

Gli chiedo allora se erano previsti compensi di qualche natura - considerato che si tratta (per me almeno!) di qualcosa che io considero lavoro e che se magari mi davano un compenso a mo' di consulenza, ci avrei pagato la notte extra.

Risposta del "Senato della Repubblica Italiana": no. Lei viene a titolo volontario e gratuito.

Un invito alle 8:30 del mattino a titolo volontario e gratuito. Che ospitalita'!

Quasi quasi decido di non andarci.

Gli telefono. E gli ho rispiegato il mio problema, e cioe' che non era umano chiedermi di venire a Roma il 3, e poi ripartire il 4 per l'Abruzzo e rifarmi il giorno dopo a 5 luglio lle 4 del mattino un altro viaggio a Roma. Gli ho anche detto che se restavo a Roma non era giusto che dovevo pagarmi l'albergo da me.

"Lei quindi mi sta dicendo che devo venire a Roma alle 8:30 del mattino a mie spese?"

Risposta - vaga - e' il protocollo,  non e' colpa nostra, non ci possiamo fare niente.

E allora gli ho detto che non era il caso che andassi.  Non per i cento euro d'hotel, quanto per il principio. Chi credono di essere questi - che ti invitano neanche una settimana prima senza neanche un po di flessibilita', e poi l'hotel devi pagartelo da te?

Poi pero' per essere accomodante mi e' venuto in mente di chiedergli se l'incontro con me si poteva fare magari al pomeriggio del 4, cosi' da partire la mattina del 4 e stare a Roma una sola notte invece che due.

Questo si poteva fare.

E cosi, dopo tre giorni di tensione - parto non parto - parto.

Ora per uno che non viaggia, tutto questo puo' sembrare stupido, ma per me non lo e' - sapere se e quando si parte - e' difficile, e' stancante emotivamente, organizzativamente, per salutare quelli che vuoi salutare, per dare del tempo a mia mamma che non mi ha visto quasi mai mentre che ero in Italia, per organizzare autobus e pernottamenti.

Alla fine parto. Arrivo, e fra valigie e dopo un breve saluto a Gianluca Vacca del M5S, mi trovo in parlamento alle 2 precisa - l' ora dell'appuntamento. Siccome ero tutta di fretta, non avevo pranzato.

Il nostro slot era dalle 2 alle 4.

Mi accompagna un tipo dentro il palazzo. Mi chiede se sono una "audita". Gli dico si, e che spero che mi debba audire, audisca. Ridiamo. E' simpatico ed ha l'aria di uno che ne ha viste tante li dentro. Poi gli dico scherzosamente, beh, qui dentro si trattano bene, eh?

E' tutto splendente.

Concordiamo che se anche le scuole italiane fossero tenute cosi....

Vado in bagno. La carta igienica c'e'.

Arrivo in aula. Vedo solo la Colella e Civita.

Gli altri - senatori ed audienti - nessuno.

Aspetta 10,15 minuti, aspettane 20 niente.

Arrivano quattro persone alle 2:30.

Pare che ci fosse un altro evento prima di noi e si era fatto tardi. Ci dicono che, nonostante tutto, il nostro tempo finiva ancora alle 4:00. Quindi mezz'ora di meno del previsto.

Ci guardiamo sconsolati, tutto questo viaggio per quattro persone ad ascoltarci e per un ora e mezza, venti minuti a testa?

Qualcuno si scusa e dice che addirittura non aveva mangiato. E li allora ho cercato di dirgli che era un po' maleducata questa scusa, che pure io non avevo mangiato ma ero li puntuale alle 2 e che non era carino tagliarci il tempo per ritardi altrui.

C'e' un po di tensione. Mi sento difensiva, come se dovessi proteggermi da qualcosa. Come se davanti avessi un entita' che dovrebbe stare dal mio lato, il mio governo, ma di cui non mi fido.

Ad ogni modo si inizia.

Altre persone sono arrivate dopo, ma per tutta la durata dell'incontro non si e' giunti a piu' di una decina di persone. Ci dicono che Marinello, il presidente, e' purtroppo assente.

Ma perche' ci hanno convocati in quattrequattrotto se il presidente e' assente?

Mistero.

Arriva il mio turno, ero l'ultima.

Avevo deciso di fare tutto di pancia, e cioe' di non farmi schemi di comportamento iniziali, di non farmi intimidire perche' eravamo al senato e perche' questi erano onorevoli o perche' i pavenimenti erano di marmo levigato e con i tappeti di lusso sopra. 

E mentre parlavo ho sentito dentro di me la stessa cosa che ho sentito quando sono andata a Cupello e mi sono alzata davanti a tutti e ho chiesto a Chiodi che ne pensava delle trivelle in mare in Abruzzo.

E' difficile spiegare cosa sia questa cosa, perche' io sono la persona piu' timida del mondo.

Ma in quel momento ho sentito una sorta di responsabilita',  di essere una specie di incarnazione della voce di tutte le persone le cui storie ho sentito in giro per l'Italia negli scorsi mesi, negli scorsi anni, e che una voce non ce l'hanno, e che non verranno invitati mai in parlamento e che nessuno di questi eleganti signori con la cravatta andra' mai a sentire nelle loro citta', perche' poco gli importa del popolo vero.

Io di storie invece ne ho sentite tante, mi sono rattristata, vorrei fare di piu, di meglio. Ma poi torno alla mia casa a 400 metri dal mare a Santa Monica dove l'aria e' buona e dove so di avere dei diritti che nessuno si azzardera' a toccare.

Chi vive vicino ai pozzi invece, o chi teme per un pozzo costruendo, la sua storia la vive tutti i santi giorni e non ha il lusso di poter scappare altrove.

Ed io non sono nessuno, ma in quel momento ero tutti loro e non potevo essere accondiscendente e parlare di petrolio come se fosse balsamo per bellezza o come se fosse la vita astratta di un altro. Non potevo essere "scienziato" solo, dovevo essere "persona", con sentimenti, rabbia, passioni e tutto cio' che ci rende umani.

E cosi gli ho detto senza mezze parole che non era giusto che a Ravenna la gente non puo' pompare acqua per colpa della subsidenza mentre l'ENI puo' tirare fuori metano.

Gli ho detto che non era giusto che i petrolieri hanno avuto rapporti priviliegiati con Clini per trivellare i mari italiani.

Gli ho detto che non era giusto che i pescatori non possono pescare vicino ad Ombrina perche' c'e' la riserva di pesca ed ora invece la apriamo ai petrolieri.

Gli ho detto che non e' giusto che la gente si ammala di cancro per colpa delle trivelle e neanche lo sa.

Gli ho detto che non e' giusto che svendiamo il territorio in cambio di petrolio poco e schifoso.

Gli ho detto che non e' giusto che diciamo alla gente di fare turismo e poi gli facciamo le trivelle sotto il naso.

Gli ho detto che non e' giusto che a Gela o a Sarroch i bambini nascono con il DNA malformato per colpa dell'inquinamento.

Gli ho detto che non era rispettoso di quei tre morti della piattaforma Paguro che non abbiamo imparato niente dal loro sacrificio se siamo ancora qui a trivellare sottocosta.

E alla fine gli ho detto che era il tempo di smettere di fare le chiacchere e che l'articolo 35 del Decreto Sviluppo Passera va tolto, senza inciuci, senza vie preferenziali per chi e' al potere, senza se e senza ma, e che loro li seduti sono li pagati per difedere gli interessi del popolo italiano, e non della MOG o dell'ENI o della Saras.

Gli ho detto che avevano la responsabilita' di non accettare compromessi e di non piegarsi alle pressioni dei petrolieri e dei lobbisti.

E poi ho aggiunto che se abrogano questo articolo 35, ne vincono tutti, anche politicamente, perche' e' questo quello che la gente vuole.

Non lo so come sono sembrata, perche' e' stato tutto fatto da dentro, senza prove, senza pesare le parole, quello che mi veniva, dicevo. Non so se sono apparsa maleducata o irruente o cosaltro.

Di certo e' che se era sei anni fa, sarei stata diversa - piu' ponderata forse, piu' accomodante, e meno diretta.

Ma io non sono piu quella di sei anni fa, che mi piaccia o no, troppe ne ho viste, troppe ne ho fatte e la pazienza ad un certo punto finisce, perche' a questa cosa ho dato la mia vita degli ultimi sei anni, e uno non puo' restare impassibile come se invece si trattasse di un qualcosa di lontano e vago.

Forse lo e' per loro lontano e vago, non lo e' per me.

Uno dei presenti - non ne conosco il nome - appena tiro fuori Passera e l'articolo 35, si inalbera un po' e mi dice

"Lei deve attenersi alle cose di scienza e non aggiungere valutazioni politiche."

"Cosa scusi? No, guardi, io sono un libero cittadino, voi mi avete invitato qui e c'e' liberta' di parola in questo paese.

Dovrei forse non dire niente di tutte queste ingiustizie? O dire che va bene che Morandi ha rapporti privilegiati con Clini?

Perche' Morandi puo' parlare con Clini ed ha con lui una corrispondenza privata e io - e tutti gli altri -no? Chi e' Morandi piu' di noi? Tutto questo e' antidemocratico, e' ingiusto, e non va bene.

Clini era ministro della repubblica italiana non dei petrolieri".

A un certo punto il tipo si alza e se ne va.

Boh, Sara' stato amico di Passera o di Morandi.

Poi arrivano un po di domande. Quelle che piu' mi hanno fatto cadere le braccia sono state di Gianpiero Della Zuanna, padovano, PDL.

Intanto era uno che 20 minuti prima aveva chiesto cosa fossero i fanghi di perforazione - della serie, se sono questi quelli che devono decidere!

E poi tira fuori la storia che se non trivelliamo noi, e' egoistico perche' vuol dire che l'inquinamento lo diamo agli altri e non vogliamo tenerci la nostra parte!

Ma che gli dici a uno che dice questo - dopo che 20 minuti hai predicato che di petrolio ne abbiamo poco, e che fa schifo?

Li pero' sono stata carina e, armata di santa pazienza, gli ho detto che in realta' ci sono certi posti dove non ne vale proprio la pena - che uno deve chiedersi cosa sta facendo e che seppure trivellassimo tutto lo stivale non arriveremmo mai a coprire il fabbisogno energetico, e quindi avremmo distrutto la nazione per veramente niente in cambio - a parte l'inquinamento e le speculazioni finanziarie.

Altra domanda: ma se trivelliamo in Italia, vuol dire che abbassiamo il prezzo della benzina, guardi il petrolio del Texas, e' per questo che negli USA la benzina costa meno!

Non ci potevo credere. Questo non aveva mai sentito parlare di OPEC? Di Arabia Saudita? Di Tar Sands? Non sapeva che la benzina in Italia costa tantissimo a causa delle mille tasse e tassine che aggiungono sul carburante - incluse quelle sulla guerra dell'Abissinia del 1930?

E li non ho potuto tacere e gli ho detto che diceva cose false e avrei voluto anche dirgli che stava sprecando il mio tempo.

Poi mi dice di non interromperlo. E cosi mi sono stata zitta e lui ha finito il suo fantasmagorico discorso sulla benzina USA che costa meno perche' c'e' il petrolio del Texas.

Gli rispondono Albina e Massimo.
Io ho finito.

Arrivano quasi le 4. Ci sono i saluti finali. Mi si ringrazia per la "passione". Sono stanca, proprio emotivamente, e non vedo l'ora di scappare dentro la pace del Pantheon, li vicino, che con tutto il clamore dei turisti per me sarebbe stato cento volte piu' rilassante di queste sale lussuose.

Ho voglia di scappare via.

Salutiamo gli altri membri della commissione. Il clima pare sereno, sono tutti carini, anche io. Chissa', se li conoscessi sotto altre circostanze magari potrei anche scoprire delle belle persone. Voglio credergli quando mi dicono che tutti li dentro sono contro l'articolo 35 e che si daranno da fare al piu' presto.

Gli voglio credere, ma non sento il fuoco dentro di loro.

Gli voglio credere veramente cosi da tornare alla mia vita normale, che adesso non saprei neanche piu riconoscere.

Gli voglio credere ma so che se non continuiamo a pressare non succedera' niente - e infatti e' passata una settimana e non e' successo niente.

Mentre che ci scambiamo le ultime strette di mano mi chiedo se tutto questo servira', non servira', se mi sono ammazzata per niente.

Chi lo sa. Ma almeno sanno che non ce ne andiamo e che l'obiettivo e' l'articolo 35. Amen.

Usciamo.

Con Albina e Massimo ci prendiamo un gelato.  Poi loro vanno a prendere il treno.

Io vado al Pantheon.

Confusa fra la folla mi scende qualche lacrima di stanchezza, di stress che nessuno vede.

Esco. Il vento e' fresco.

Cammino senza pensare.

E' bella Roma.





























































Saturday, June 29, 2013

E' l'articolo 35, capite?



"la possibilità offerta alle compagnie petrolifere di accrescere lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nelle acque a largo della costa italiana aumenta notevolmente i rischi di contaminazione delle stesse, in particolare lungo la costa adriatica, destando forti preoccupazioni nelle comunità locali"

 Prima firmataria Stefania Pezzopane, PD

E allora perche' non ha voluto votare contro l'articolo 35 del decreto Passera?
Cosa aspetta?
Non si vergogna un po?


Mi arriva, assieme al professor Franco Ortolani, una nuova convocazione a Roma, in data 4 luglio 2013 alle 8:30 del mattino, per parlare in Commissione Ambiente delle tematiche collegate alle trivellazioni offshore.

E' tutto sponsorizzato da Giuseppe Marinello, del PDL, Medico e Presidente della Commissione Ambiente del Senato, ed originario di Sciacca, in Sicilia.

La cosa mi stupisce un po' perche' sono gia' stata a Roma - pochi giorni fa e poi ancora un anno e mezzo fa. Tornero', ovviamente e faro' del mio meglio.

Ma poi, perche' mi hanno invitata di nuovo? Perche' non sono venuti a sentirmi il giorno 27 Giugno e invece mi riconvocano il giorno 4 Luglio? Mistero.

Poi mi sovviene la questione Abruzzo-Ombrina e lo schifo che si trascina da settimane e mesi.

Gianluca Castaldi del M5S ha infatti presentato una mozione contro Ombrina, che e' stata bocciata dalla maggioranza perche' hanno deciso di "calendizzare alla prossima settimana lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulla attività di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo" . Tutto questo va ad aggiungersi ad altre iniziative di Gianluca Vacca, sempre del M5S contro Ombrina Mare.

La calendarizzazione per indagini conoscitive e' voluta dal PDL, PD, Lega Nord, Scelta Civica.

Una indagine conoscitiva??? Adesso?


Ma se l'articolo 35 del Decreto Sviluppo fu approvato sotto Monti, e firmato da quasi tutti quelli del PD, PDL e da oggi Scelta Civica perche' non hanno fatto allora l'indagine conoscitiva?

Sapevano cosa firmavano allora?

O firmavano a casaccio?

O questa indagine conoscitiva e' solo un paravento per rimandare, per dare tempo ai petrolieri di organizzarsi, per aspettare Godot e mai prendersi una responsabilita' che sia una?

Ma sono parte anche io di questa indagine conoscitiva?

O fanno questa cosa per far l'ennesimo dispetto a quelli del M5S?

Ma poi, questi dove vivono? Sono anni che se ne parla, in tutta Italia e io sono sicura che molti di loro vivono in localita' vicino a zone trivellate o trivellande. Possibile che non ne sappiano niente?

Qui, cari miei il tempo di conoscere e' passato, perche' invece nel frattempo i petrolieri sono arrivati sotto le nostre case e dentro le nostre spiagge, quelle case e quelle spiagge che sono anche vostre.

Non ne possiamo piu, cari politici. Non ne possiamo piu', capite? E non potrete continuare ad abusare cosi della nostra pazienza.

Caro Legnini, cara Pezzopane: non prendiamoci in giro: volete fare qualcosa? Iniziamo con qualcosa di semplicissimo:

REVOCATE L'ARTICOLO 35 del Decreto Passera.

Tutto il resto sono chiacchere.

Tuesday, June 25, 2013

Morandi vs. D'Orsogna

Dal Fatto Quotidiano del 24 Giugno 2013. 

You can't sugarcoat BS.

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Gentile Maria Rita D’Orsogna, in questo post lei mi nomina 10 volte. 

Occorre quindi che mi presenti ai lettori. Sono Sergio Morandi, nel 1979 ho conseguito la laurea in Scienze Geologiche e a partire dal 1981 ho lavorato in diverse compagnie petrolifere. Dal 1997 al 2004 sono stato anche docente incaricato di sismica applicata all’Università della Basilicata. Dal 2007 sono amministratore delegato di Medoilgas Italia, una società petrolifera basata a Roma, sede operativa della Mediterranean Oil & Gas Plc, che ha sede a Londra. Operiamo principalmente nel bacino del Mediterraneo e in particolare in Italia, dove la nostra presenza contribuisce ad aumentare il livello di concorrenza nel settore, il che, mi creda, non è sempre semplice.

Ho la responsabilità di guidare un team di professionisti di cui sono orgoglioso: italiani, con un’età media inferiore ai 40 anni, e con capacità tecniche che personalmente reputo eccellenti.
Ci occupiamo di ricerca e produzione di idrocarburi: gas e petrolio. Il nostro è un settore con elevati livelli di rischio, non di carattere ambientale ma finanziario. Ricercare giacimenti è un’attività molto costosa che nella maggioranza nei casi non porta ai risultati sperati, anche dopo avere perforato. In questi casi, come quando i giacimenti si esauriscono, si ripristina il sito alle condizioni originali. 

Nel 2008 abbiamo rinvenuto un giacimento importante: Ombrina, quello di cui lei parla nel suo articolo. Si tratta di un giacimento che non presenta complessità ed è quindi tecnicamente semplice da produrre, il che rende le operazioni estremamente sicure. Vale peraltro la pena sottolineare che l’Inail ha certificato che in Italia l’industria degli idrocarburi è la più virtuosa, in termini di infortuni sul lavoro, dell’intero comparto manufatturiero.

Il giacimento è importante in quanto, come lei ricorda, ha una capacità stimata di 40 milioni di barili, equivalenti a circa 4 anni del consumo petrolifero della Regione Abruzzo. Certo, se come fa lei lo si pone in relazione al consumo dell’intero Paese, questo tempo di riduce a poche settimane, ma è un ragionamento che ha davvero poco senso, in quanto se lo applicassimo ad esempio agli Stati Uniti, verrebbe fuori che qualsiasi giacimento di quel Paese soddisferebbe il fabbisogno nazionale per pochi giorni. E seguendo una simile logica si dovrebbe smettere di produrre pressoché ovunque, con effetti sociali insostenibili.
Il giacimento è importante anche in termini di crescita e sviluppo, in quanto darà vita a centinaia di nuovi posti di lavoro, determinerà un gettito fiscale stimato in quasi un miliardo di euro, contribuirà a ridurre la nostra dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di fonti energetiche (non la sua, che vive in America). 

Il suo articolo è ricco di gravi inesattezze, di paragoni strumentali privi di senso reale, di avventati allarmismi, di congetture sospettose. Citarli tutti stordirebbe il lettore, lasciandolo con un senso di confusione. Mi limito perciò a citarne solo alcuni: lei parla di 80.000 Kg di sostanze incenerite ogni giorno, laddove il quantitativo è centinaia di volte inferiore e il processo non è incenerimento; lei parla di royalties al 4% quando sa benissimo che sono di quasi il doppio per il petrolio e del 10% per il gas e che le royalties sono una componente minore dell’intero aggravio fiscale, che in Italia supera il 65%; lei definisce blandi i limiti di legge italiani per talune emissioni, omettendo di dire che sono in linea con le direttive europee e che le emissioni da lei citate per Ombrina saranno oltre 10 volte al di sotto dei limiti italiani, oltre ad essere a 12 km dalla costa e con una ricaduta su questa virtualmente pari a zero; lei parla di petrolio di qualità scadente come se, nel caso fosse di una qualità che più le aggrada, ciò modificherebbe la sua posizione.

Ha però ragione quando dice che io ho un tornaconto personale da questo progetto. Questo tornaconto è la consapevolezza di cercare di fare al meglio il mestiere per il quale sono pagato, garantendo un futuro all’azienda per la quale lavoro, nel rispetto delle comunità in cui opera. Si chiama lavoro, dr.ssa D’Orsogna, e fare di tale tornaconto un’accusa è altrettanto ridicolo che accusarla di avere un tornaconto personale dalla sua attività di docente.

Lei insegna matematica in una università americana, Paese nel quale è nata e ha scelto di vivere. Sia chiaro, chi si è laureato in una disciplina può anche diventare esperto di un’altra, con studi da autodidatta. Ma non sembra questo il caso. I suoi blog sono una dichiarazione di guerra alla produzione di idrocarburi ovunque nel mondo, spesso con motivazioni che di scientifico hanno ben poco e motivata da testimonianze alquanto curiose, come quella di un contadino che denuncia che alle sue mucche sono cadute le code per colpa dell’estrazione petrolifera. 

L’ambientalismo è una forza fondamentale della società civile. E’ però necessario che sia costruttivo, dando il giusto valore a tutte le esigenze della stessa società civile. Si chiama Sviluppo Sostenibile ed è quello in cui io credo, e con me i miei collaboratori. Dire di no a tutto, combattere la produzione di idrocarburi ovunque, senza se e senza ma e con argomenti tutti tesi al cieco allarmismo è solo pregiudizio e non è utile a nessun Paese. Certamente non serve al nostro Paese, e neanche al suo.

Sergio Morandi
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Signor Morandi, grazie della risposta.

Con la sua lettera lei ha cercato di far passere me per una pazza esaltata mentre lei si presenta come una persona pacata, responsabile e addirittura interessata allo sviluppo sostenibile.  Un bel tentativo, finemente elaborato, ma non ci casca nessuno.

Chi mi conosce, chi mi legge, sa che sono una persona obiettiva, responsabile e indipendente. Sopratutto sa che non ho interessi personali in gioco, mentre lei sì, e tanti. Io non sono macchiata dal conflitto d’interessi, lei sì.

Non mi sono svegliata una mattina con una posizione preconcetta sul petrolio. Mi sono svegliata una mattina invece e ho scoperto che la mia regione stava per essere trasformata in un distretto minerario, da lei e dai suoi colleghi dell’Eni, senza che nessuno ne sapesse niente.

Anche se lei cerca ora di dipingere il suo progetto come una opera caritatevole per le sorti economiche della mia regione, lei sa benissimo che per l’Abruzzo si vuole invece applicare il modello Val D’Agri.

E io ci sono andata in Val d’Agri e tutto questo splendore e tutto questo progresso portato dall’industria petrolifera non l’ho visto. Ho visto invece la distruzione dell’agricoltura, tumori, inquinamento di aria e acqua, centraline di monitoraggio mancanti, pozzi di petrolio dietro gli ospedali, e ho visto gente che piangeva pensando a quello che i petrolieri gli avevano distrutto.

E no, non lo dice la D’Orsogna tutto questo. La D’Orsogna legge e si documenta, la D’Orsogna parla con la gente. Proprio il contrario di quello che fa la sua industria quando arriva in un territorio: riservatezza prima di tutto, perché la gente, meno ne sa e meglio è per voi. Vero?

Lei dice che Ombrina è sicura. Certo. Infatti prima che si verifichi un incidente tutti i pozzi sono sicuri. Non conosco nessun petroliere pronto a dire il contrario. Ma la nostra regione non solo non vuole incidenti petroliferi, non vuole neanche correre il rischio di averne uno. La nostra agricoltura, il nostro turismo, la nostra pesca, le nostre spiagge, il nostro modello di vita non si adattano all’industria petrolifera.  Lo capisce lei tutto questo?

Lasci decidere a noi il nostro futuro, lasci decidere a noi cosa è sostenibile e cosa non lo è e vada a imporre il suo modello di sviluppo e vada a fare la sua carità da un’altra parte.

Le sue promesse mirabilanti sulla creazione di posti di lavoro non hanno senso perché voi petrolieri contate quel poco che create ma non tutto quello, infinitamente più grande, che distruggete.
Come detto sopra, la Val d’Agri parla chiaro.

Quanto alla “coda di mucca”, non lo dice la D’Orsogna, lo dice un articolo peer reviewed. Sa cosa vuole dire? E’ così che si fa la scienza, è così che avanza il progresso e la conoscenza del genere umano. Si informi. Studi i venti d’Abruzzo, studi il mercato internazionale dello zolfo, controlli le tabelline incongruenti elaborate dai suoi tecnici, legga la letteratura sull’inquinamento prodotto dagli scarti petroliferi. Non segua il costume della sua azienda che organizza convegni-propaganda senza contraddittorio, per di più dentro una Università pubblica.

Lei parla di un team italiano. Bene, se questo team e’ italiano mi spiega perché la MOG è una società registrata a Londra? Sarà mica per qualche vantaggio fiscale? O forse in caso di incidente è più facile essere immuni da responsabilità?

E invece di cercare di farmi passare per una sovversiva, perché non ci spiega i rapporti che la sua compagnia ha con i vari Ministeri? Perché non ci spiega i rapporti intercorsi con il Ministro Corrado Clini e le frasi indirizzate a Clini:  “I danni elevatissimi che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri.”, e poi “Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo
al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitive e rapida approvazione”.

Come detto, lei potrà continuare ad attaccare la mia persona e la mia professionalità finché vuole, ma alla fine, sono le idee, sono le informazioni che ho seminato con amore in questi anni che camminano e che cammineranno indipendentemente da me e da lei.

E in caso non le fosse chiaro, non è la D’Orsogna a dirle di no, è un popolo intero, maturo, informato, cosciente che democraticamente le sta dicendo che qui non vogliamo ne Ombrina né nessun altro impianto petrolifero.

A Pescara il giorno 13 Aprile c’erano 40mila persone contro i progetti della sua ditta, la più grande manifestazione della storia d’Abruzzo. Eravamo tutti lì per dirle, ancora una volta, che in Abruzzo lo sviluppo sostenibile si chiama turismo, si chiama agricoltura, si chiama parco della costa teatina, si chiama vita sana. Si chiama democrazia. Non si chiama petrolio e non si chiama certo Ombrina Mare.

Maria Rita D’Orsogna