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Tuesday, July 24, 2018

Il mare di Santo Domingo stravolto dalla monnezza













Un tempo erano spiagge pristine.

Siamo a Montesinos Beach nei pressi della capitale, Santo Domingo, nella repubblica domenicana. Qui di pristino non e' rimasto niente se non una coperta multicolore di plastica e di monnezza melmosa che avvolge la costa, la sabbia, il mare.

E che continua ad arrivare.

Hanno mandato 500 lavoratori e volontari, e pure l'esercito e la marina, ma l'ondata di rifiuti non e' stata ancora domata. Finora sono state rimosse 60 tonnellate di plastica dal mare in tre giorni, ma la furia dell'immondizia e' ancora piu' forte di tutti.

E infatti le pale, le ruspe e gli escavatori non fanno a tempo: piu' rimuovono piu' le ondate del mare mandano altra monnezza in riva.

Cosa hanno raccolto?

Cose mondane: bottiglie di plastica, contenitori di polistirolo, forchette e bicchieri di plastica. Sembrano cose innocue, ma moltiplicate per migliaia e migliaia soffocano il mare. Da dove arriva questa roba?

Dal fiume Ozama. Qui attorno la gente vive in modo del tutto precario, non certo nei resort di lusso dei turisti ed il fiume e' essenzialmente la loro discarica comune. Ogni anno arrivano qui 90mila tonnellate di monnezza che giacciono.

Ma di recente c'e' stata una tempesta, e tutto il carico di plastica del fiume Ozama e' finito in mare.
La gente ci e' abituata, e' gia' successo in passato dopo piogge piu' o meno abbondanti.

Anzi, sono eventi che diventano sempre piu' frequenti: prima il quantitativo di immondizia aumenta ed accumula, a un certo punto arriva la tempesta e tutto viene mandato al mare aperto. E poi si rincomincia con la monnezza che torna ad accumularsi.  Una specie di ciclo della monnezza.

Quella che vediamo nelle foto fra l'altro e' solo un piccolo quantitativo del totale, perche' altra monnezza e' finita in mare aperto.

E anche se pensiamo che sia "solo" plastica multicolore c'e' pure tutta la roba tossica che questa monnezza porta con se, sostanze chimiche, coloranti, additivi, che poi finiscono nei pesci (se sopravvivono) e in ultima analisi nei nostri corpi.

Come sempre, la soluzione e' nelle vite di ciascuno di noi.

Ogni bottiglietta che stappiamo, la domanda da farsi e' sempre la stessa: ma davvero mi serve?

Friday, January 16, 2015

Luca Zaia, governatore del Veneto: la Repubblica e' una, indivisibile e imperforabile



 
 
 
Le parole usate da Luca Zaia sono forti, e sono belle: la Repubblica è una, indivisibile e imperforabile. Le ha pronunciate nell'impuganare lo scellerato Sblocca Italia, che fra le altre cose cancellerebbe quel po di protezione che c'e' in Adriatico contro le trivelle nella Laguna Veneta.
 
Io non so se le abbia dette perche siamo in campagna elettorale e la sua avversaria del PD - Alessandra Moretti - e' appunto del partito che vuole bucare la nazione da cima a fondo. 
 Anzi, se fossi giornalista e ne avessi l'occasione glielo chiederei direttamente: cara Alessandra Moretti, che ne pensi delle trivelle nella laguna veneta? A Venezia? A Chioggia?  A Nervesa?

Ma quale che sia il motivo per cui Luca Zaia abbia detto queste parole, credo che sia importante che siano arrivate, cosi limpide, cosi nette:

“Queste disposizioni nazionali calpestando tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio, turismo, protezione civile e salute, produrranno irrilevanti benefici economici e sociali ed elevati pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali. Si favorisce così una nuova e irragionevole colonizzazione del territorio e del mare italiano da parte dell’industria petrolifera, mettendo a rischio aree di pregio naturalistico e paesaggistico e fiorenti attività economiche legate al turismo e alla pesca, con lo scopo di estrarre idrocarburi di dubbia qualità, che agli attuali tassi di consumo, valutate le riserve certe a terra e a mare censite dal Ministero dello Sviluppo Economico, potrebbero coprire il fabbisogno nazionale per un periodo non superiore ad un anno”.


L'ENI e le sue amiche da tempo hanno dei permessi per estrarre gas nell'Alto Adriatico, proprio di fronte a Venezia, e a Chioggia, e nel delta del Po'. 
Numerosi studi fatti gia' dal 1975 fino ai giorni nostri che mostrano ripetutamente come l'opera di estrazione, con trivellamenti e petrurbamenti dell'equilibrio sotterraneo hanno fortissime probabilita' di causare la subsidenza. Chi vive in Veneto ed ha una certa eta' lo saper averlo sperimentato nel corso degli anni e tutti abbiamo sentito dire che Venezia sta sprofondando. Cosi' dal 2002 esiste una moratoria contro le trivelle nelle acque del Veneto.

L'ENI pero' ora non perde tempo, e' proprio dal 2002 che si organizza, convince, ammorbidisce, e i politici vacillano. Come al solito si scrivono leggi incomprenisibili, fatte apposta per poter essere raggirate. Quella del 2002 (chissa' perche' non gli piaceva piu'!) viene leggermente modificata: sotto le spinte dell'ENI arriva il decreto Milleproroghe (gia' il nome sa di illegale) Praticamente si dice che il divieto di trivellare e di cercare idrocarburi resta, ma solo se esiste la subsidenza. 
Cioe' e' compito della regione mostrare che esiste questo fenomeno, senno' l'ENI puo' fare quel che vuole. E adesso a piu di dieci anni, il gioco e' arrivato alla fine, e vogliono addirittura cancellare i divieti come dice Zaia  
"senza che sia mai stata accertata l’assenza di rischio di subsidenza. Anzi è accertato il contrario. La Regione Veneto ha stanziato risorse per fronteggiare il fenomeno dell’abbassamento dei terreni in Polesine. Legittimare le trivellazioni nell’Adriatico in zone sensibili come Venezia è pura follia!”.

Friday, January 10, 2014

Carlo Rossella, Federico Rampini e l'ENI





Notare Federico Rampini e Carlo Rossella e Joaquin Navarro Valls
 nella Editorial Committee di OIL - rivista ENI

Federico Rampini e' il corrispondente USA per Repubblica.

Carlo Rossella e' presidente di Medusa Film Spa.
E' stato direttore del Tg5, di Panorama, de La Stampa e del Tg1.


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Il primo emendamento alla costituzione USA, meno di 50 parole, una delle cose piu' sacre in questa nazione:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791

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Se c'e' una cosa che odio e' il fatto che quando scrivo per il Fatto Quotidiano devo sempre star li a pesare le parole e i pensieri - questo si puo' dire? e se si, come lo devo dire? e le parole sono giuste? e c'e' qualcuno che possa offendersi?

A tanti italiani questo pare normale, e c'e' quasi paura di esporsi troppo, specie su temi "difficili" perche' le querele sono facili e vere. A me invece non pare normale per niente, perche' vivo da questo altro lato del pianeta, e mi e' sempre sembrato normale invece che la stampa fosse una cosa per conto suo, al disopra delle parti, da rispettare.  E con la stampa, i blog, e la liberta' di parola e di pensiero di ciascuno, in qualsiasi forma essi vengano manifestati.

E' per questo che adoro il New York Times: e' giornalismo per eccellenza e chi ci scrive in genere non ha conflitti di interesse, o se li ha li dichiara apertamente sull'articolo. E' per questo che dicono tante cose scomode e che in genere i problemi te li dicono prima che tu sappia che esistano.

Non mai sentito negli USA di una condanna di giornalisti per diffamazione. Mai. Anche quando hanno fatto errori madornali.

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Conosco invece poco Federico Rampini, l'ho sentito una sera da Santoro che parlava del modo americano di concepire la liberta' di stampa e mi pareva cosi chiaro e cosi vero quello che diceva che mi sono tirata giu' le sue parole per parlarne prima o poi.

E invece... invece scopro che ha collaborato almeno fino al dicembre 2012 con OIL.

La rivista dell'ENI.

Fa parte della "Editorial Commitee".

Non so che dire e cosa pensare.

La rivista OIL pubblica articoli che parlano di come fare meglio l'esplorazione petrolifera, si parla delle Tar Sands del Canada come di un "Canadian Treasure" dimenticando tutta la distruzione ambientale dell'Alberta. Sulla rivista OIL ci scrive Davide Tabarelli, quello di Nomisma che fa consulenze per i petrolieri e che non perde occasione per ricordare a tutti che trivellare e' cosa buona e giusta. Su OIL si parla di Africa come il prossimo continente da spremere in tutto e per tutto. Su OIL ci scrive il CEO della Total, e quello dell'ENI, che certo mai criticheranno la trivellazione del pianeta.

Perche' Federico Rampini ha accettato di lavorare per una rivista ENI?

Io se fossi un giornalista "patentato" non vorrei il mio nome associato con loro, e con nessuna altra multinazionale a dire il vero, proprio per non perdere la mia indipendenza.

E magari Rampini avra' un ruolo marginale in questa cosa, non lo so. Ma il fatto resta che su un giornalista, secondo me almeno, non debba neanche esserci l'ombra di dubbio che ci sia qualcuno dietro di lui e a cui lui non possa pestare i piedi.

E se mi si dice "che vuoi che sia" o che si puo' mantenere la propria indipendenza anche lavorando per OIL, vorrei sapere quando OIL pubblichera' un articolo sulla devastazione ambientale della Basilicata, o quando OIL invitera' la sottoscritta a scrivere qualcosa sui miei sette anni di lotte contro il mostro petrolifero e sul miracolo d'Abruzzo, dove a dispetto di tutti, non e' stato ancora avviato nessuno dei progetti petroliferi proposti? Vorrei sapere quando OIL parlera' dei 40,000 abruzzesi
scesi in campo contro Ombrina o dei Vescovi d'Abruzzo che hanno detto il loro no alle trivelle in regione? Vorrei sapere quando OIL svelera' dove e come l'ENI ha fatto o vuole fare fracking in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di subisdenza indotta in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di Gela, Porto Torres, Priolo, Porto Marghera, Falconara e Pieve Vergonte.

Forse di fronte a tutti problemi dell'Italia questo della stampa di cui non ti puoi fidare puo' apparire un problema piccolo. Io credo invece che una sia proprio una stampa forte, e libera, e indipendente e che tu cittadino sai che e' dalla tua parte, a far si che un paese resti sano e che non precipiti in quella melassa scomposta che e' oggi l'Italia.

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Ecco qui le parole di Federico Rampini - verbatim da Santoro.
Restano vere, e restano belle.


"Gli Stati Uniti hanno un'altissima concezione del ruolo della stampa.

La stampa in senso lato, include ormai ovviamente internet, i blog.

La stampa si sta evolvendo e abbraccia nuove forme di comunicazione.

Pero' in nessuna democrazia al mondo c'e' una legge cosi sacrosanta come il primo emendamento della costituzione americana che da' un valore davvero assoluto alla liberta' di informazione, alla liberta' di stampa, alla liberta' di espressione, alla liberta' di critica del potere politico.

La stampa americana ha sempre interpretato questo suo ruolo con coerenza, con coraggio, con spirito di indipendenza, con grande professionalita'.

C'e' un presidente degli Stati Uniti e' caduto, Richard Nixon,  perche' lo scandalo del Watergate e' stato svelato dalla stampa.

E in America tra l'altro per esempio, arriva a tale punto la concezione della liberta' di informazione che e' praticamente impossibile perseguire per diffamazione un giornalista americano, perche' il primo emendamento viene al disopra di ogni altra cosa. 

Quando un politico americano, comincia ad attaccare la stampa questo viene interpretato come un segno di debolezza, come un segno di insicurezza, non sapere difendere i propri argomenti, e quindi generalmente un politico che se la prende con la stampa e' un politico in declino.

Questo accade.

Una democrazia sana si fonda su un sistema di contropoteri, di controllori, che non sono democrativamente eletti, perche' i giornalisti sono un altra cosa, lo chiamano il quinto potere e non c'e', non fanno parte delle istituzioni. Possono dire delle grandi castronerie, delle gran fesserie, ma per amore della democrazia bisogna accettare anche quello."

Federico Rampini

Thursday, July 11, 2013

Roma, 4 Luglio 2013

Ho tergiversato a lungo prima di scrivere questo post.

Un po e' perche' volevo la mente chiara, un po di distacco da tutto il viaggio, il parlare, gli episodi che ho vissuto 'on the road'. Un po perche' e' molto piu' facile parlare di eventi terzi - scoppi, articolo 35 o rinnovabili - piuttosto che di se stessi.

Il 4 Luglio mi hanno invitata assieme al prof. Ortolani, al prof. Civita e alla prof. Colella al Senato per parlare di trivelle offshore. Il primo, per altri impegni non e' potuto venire, e cosi eravamo in tre.

Non ho ben capito perche' ci abbiano convocati. Forse per informarsi sul tema? Forse per far vedere che fanno qualcosa? Forse perche' il M5S aveva gia' organizzato incontri simili e quindi per non essere da meno?  Forse perche' abbiamo fatto troppo rumore e non possono piu' ignorarci?

Non lo so.

Devo purtroppo dire che pero' gia' l'organizzazione non e' stata delle migliori.

Ti arriva di punto in bianco, circa una settimana prima, un email dove ti dicono che sei invitato alle ore 8:30 del mattino in via degli Straderari a Roma, per relazionare sulle trivelle, e che se sei maschio devi metterti la cravatta.

L'email e' firmato "Senato della Repubblica Italiana".

Ora, io trovo che sia tutto un po come dire, irrispettoso. Non ci si pone il problema: ma questi c'hanno da fare, magari concordiamo con loro orari e tempi, diamogli un po di anticipo, chiediamogli se gli va bene. Nada.

Non c'e' neanche scritto niente su eventuali rimborsi, o su chi pensa alla logistica - trasporto, hotel.

Niente.

C'e' scritto solo vieni alle 8:30 del mattino con la cravatta.

E quindi, la sottoscritta, stanca, stanca, stanca, per tre giorni e' stata li a ponderare se andare o no, se era utile o no, se volevo o no sacrificare due giorni da dedicare a quella poveretta di mia mamma per andare a Roma.

Il giorno 5 ripartivo per gli USA.

Gli chiedo allora se potevano offrirmi due pernottamenti - quella del 3 (cosi avrei viaggiato il 3 pomeriggio) e poi quella del 4 (cosi da ripartire da Fiumicino il 5 mattina) senza tornare in Abruzzo.

Risposta del "Senato della Repubblica Italiana": no. Solo una notte. Le paghiamo il trasporto ed un pasto.

Gli chiedo allora se erano previsti compensi di qualche natura - considerato che si tratta (per me almeno!) di qualcosa che io considero lavoro e che se magari mi davano un compenso a mo' di consulenza, ci avrei pagato la notte extra.

Risposta del "Senato della Repubblica Italiana": no. Lei viene a titolo volontario e gratuito.

Un invito alle 8:30 del mattino a titolo volontario e gratuito. Che ospitalita'!

Quasi quasi decido di non andarci.

Gli telefono. E gli ho rispiegato il mio problema, e cioe' che non era umano chiedermi di venire a Roma il 3, e poi ripartire il 4 per l'Abruzzo e rifarmi il giorno dopo a 5 luglio lle 4 del mattino un altro viaggio a Roma. Gli ho anche detto che se restavo a Roma non era giusto che dovevo pagarmi l'albergo da me.

"Lei quindi mi sta dicendo che devo venire a Roma alle 8:30 del mattino a mie spese?"

Risposta - vaga - e' il protocollo,  non e' colpa nostra, non ci possiamo fare niente.

E allora gli ho detto che non era il caso che andassi.  Non per i cento euro d'hotel, quanto per il principio. Chi credono di essere questi - che ti invitano neanche una settimana prima senza neanche un po di flessibilita', e poi l'hotel devi pagartelo da te?

Poi pero' per essere accomodante mi e' venuto in mente di chiedergli se l'incontro con me si poteva fare magari al pomeriggio del 4, cosi' da partire la mattina del 4 e stare a Roma una sola notte invece che due.

Questo si poteva fare.

E cosi, dopo tre giorni di tensione - parto non parto - parto.

Ora per uno che non viaggia, tutto questo puo' sembrare stupido, ma per me non lo e' - sapere se e quando si parte - e' difficile, e' stancante emotivamente, organizzativamente, per salutare quelli che vuoi salutare, per dare del tempo a mia mamma che non mi ha visto quasi mai mentre che ero in Italia, per organizzare autobus e pernottamenti.

Alla fine parto. Arrivo, e fra valigie e dopo un breve saluto a Gianluca Vacca del M5S, mi trovo in parlamento alle 2 precisa - l' ora dell'appuntamento. Siccome ero tutta di fretta, non avevo pranzato.

Il nostro slot era dalle 2 alle 4.

Mi accompagna un tipo dentro il palazzo. Mi chiede se sono una "audita". Gli dico si, e che spero che mi debba audire, audisca. Ridiamo. E' simpatico ed ha l'aria di uno che ne ha viste tante li dentro. Poi gli dico scherzosamente, beh, qui dentro si trattano bene, eh?

E' tutto splendente.

Concordiamo che se anche le scuole italiane fossero tenute cosi....

Vado in bagno. La carta igienica c'e'.

Arrivo in aula. Vedo solo la Colella e Civita.

Gli altri - senatori ed audienti - nessuno.

Aspetta 10,15 minuti, aspettane 20 niente.

Arrivano quattro persone alle 2:30.

Pare che ci fosse un altro evento prima di noi e si era fatto tardi. Ci dicono che, nonostante tutto, il nostro tempo finiva ancora alle 4:00. Quindi mezz'ora di meno del previsto.

Ci guardiamo sconsolati, tutto questo viaggio per quattro persone ad ascoltarci e per un ora e mezza, venti minuti a testa?

Qualcuno si scusa e dice che addirittura non aveva mangiato. E li allora ho cercato di dirgli che era un po' maleducata questa scusa, che pure io non avevo mangiato ma ero li puntuale alle 2 e che non era carino tagliarci il tempo per ritardi altrui.

C'e' un po di tensione. Mi sento difensiva, come se dovessi proteggermi da qualcosa. Come se davanti avessi un entita' che dovrebbe stare dal mio lato, il mio governo, ma di cui non mi fido.

Ad ogni modo si inizia.

Altre persone sono arrivate dopo, ma per tutta la durata dell'incontro non si e' giunti a piu' di una decina di persone. Ci dicono che Marinello, il presidente, e' purtroppo assente.

Ma perche' ci hanno convocati in quattrequattrotto se il presidente e' assente?

Mistero.

Arriva il mio turno, ero l'ultima.

Avevo deciso di fare tutto di pancia, e cioe' di non farmi schemi di comportamento iniziali, di non farmi intimidire perche' eravamo al senato e perche' questi erano onorevoli o perche' i pavenimenti erano di marmo levigato e con i tappeti di lusso sopra. 

E mentre parlavo ho sentito dentro di me la stessa cosa che ho sentito quando sono andata a Cupello e mi sono alzata davanti a tutti e ho chiesto a Chiodi che ne pensava delle trivelle in mare in Abruzzo.

E' difficile spiegare cosa sia questa cosa, perche' io sono la persona piu' timida del mondo.

Ma in quel momento ho sentito una sorta di responsabilita',  di essere una specie di incarnazione della voce di tutte le persone le cui storie ho sentito in giro per l'Italia negli scorsi mesi, negli scorsi anni, e che una voce non ce l'hanno, e che non verranno invitati mai in parlamento e che nessuno di questi eleganti signori con la cravatta andra' mai a sentire nelle loro citta', perche' poco gli importa del popolo vero.

Io di storie invece ne ho sentite tante, mi sono rattristata, vorrei fare di piu, di meglio. Ma poi torno alla mia casa a 400 metri dal mare a Santa Monica dove l'aria e' buona e dove so di avere dei diritti che nessuno si azzardera' a toccare.

Chi vive vicino ai pozzi invece, o chi teme per un pozzo costruendo, la sua storia la vive tutti i santi giorni e non ha il lusso di poter scappare altrove.

Ed io non sono nessuno, ma in quel momento ero tutti loro e non potevo essere accondiscendente e parlare di petrolio come se fosse balsamo per bellezza o come se fosse la vita astratta di un altro. Non potevo essere "scienziato" solo, dovevo essere "persona", con sentimenti, rabbia, passioni e tutto cio' che ci rende umani.

E cosi gli ho detto senza mezze parole che non era giusto che a Ravenna la gente non puo' pompare acqua per colpa della subsidenza mentre l'ENI puo' tirare fuori metano.

Gli ho detto che non era giusto che i petrolieri hanno avuto rapporti priviliegiati con Clini per trivellare i mari italiani.

Gli ho detto che non era giusto che i pescatori non possono pescare vicino ad Ombrina perche' c'e' la riserva di pesca ed ora invece la apriamo ai petrolieri.

Gli ho detto che non e' giusto che la gente si ammala di cancro per colpa delle trivelle e neanche lo sa.

Gli ho detto che non e' giusto che svendiamo il territorio in cambio di petrolio poco e schifoso.

Gli ho detto che non e' giusto che diciamo alla gente di fare turismo e poi gli facciamo le trivelle sotto il naso.

Gli ho detto che non e' giusto che a Gela o a Sarroch i bambini nascono con il DNA malformato per colpa dell'inquinamento.

Gli ho detto che non era rispettoso di quei tre morti della piattaforma Paguro che non abbiamo imparato niente dal loro sacrificio se siamo ancora qui a trivellare sottocosta.

E alla fine gli ho detto che era il tempo di smettere di fare le chiacchere e che l'articolo 35 del Decreto Sviluppo Passera va tolto, senza inciuci, senza vie preferenziali per chi e' al potere, senza se e senza ma, e che loro li seduti sono li pagati per difedere gli interessi del popolo italiano, e non della MOG o dell'ENI o della Saras.

Gli ho detto che avevano la responsabilita' di non accettare compromessi e di non piegarsi alle pressioni dei petrolieri e dei lobbisti.

E poi ho aggiunto che se abrogano questo articolo 35, ne vincono tutti, anche politicamente, perche' e' questo quello che la gente vuole.

Non lo so come sono sembrata, perche' e' stato tutto fatto da dentro, senza prove, senza pesare le parole, quello che mi veniva, dicevo. Non so se sono apparsa maleducata o irruente o cosaltro.

Di certo e' che se era sei anni fa, sarei stata diversa - piu' ponderata forse, piu' accomodante, e meno diretta.

Ma io non sono piu quella di sei anni fa, che mi piaccia o no, troppe ne ho viste, troppe ne ho fatte e la pazienza ad un certo punto finisce, perche' a questa cosa ho dato la mia vita degli ultimi sei anni, e uno non puo' restare impassibile come se invece si trattasse di un qualcosa di lontano e vago.

Forse lo e' per loro lontano e vago, non lo e' per me.

Uno dei presenti - non ne conosco il nome - appena tiro fuori Passera e l'articolo 35, si inalbera un po' e mi dice

"Lei deve attenersi alle cose di scienza e non aggiungere valutazioni politiche."

"Cosa scusi? No, guardi, io sono un libero cittadino, voi mi avete invitato qui e c'e' liberta' di parola in questo paese.

Dovrei forse non dire niente di tutte queste ingiustizie? O dire che va bene che Morandi ha rapporti privilegiati con Clini?

Perche' Morandi puo' parlare con Clini ed ha con lui una corrispondenza privata e io - e tutti gli altri -no? Chi e' Morandi piu' di noi? Tutto questo e' antidemocratico, e' ingiusto, e non va bene.

Clini era ministro della repubblica italiana non dei petrolieri".

A un certo punto il tipo si alza e se ne va.

Boh, Sara' stato amico di Passera o di Morandi.

Poi arrivano un po di domande. Quelle che piu' mi hanno fatto cadere le braccia sono state di Gianpiero Della Zuanna, padovano, PDL.

Intanto era uno che 20 minuti prima aveva chiesto cosa fossero i fanghi di perforazione - della serie, se sono questi quelli che devono decidere!

E poi tira fuori la storia che se non trivelliamo noi, e' egoistico perche' vuol dire che l'inquinamento lo diamo agli altri e non vogliamo tenerci la nostra parte!

Ma che gli dici a uno che dice questo - dopo che 20 minuti hai predicato che di petrolio ne abbiamo poco, e che fa schifo?

Li pero' sono stata carina e, armata di santa pazienza, gli ho detto che in realta' ci sono certi posti dove non ne vale proprio la pena - che uno deve chiedersi cosa sta facendo e che seppure trivellassimo tutto lo stivale non arriveremmo mai a coprire il fabbisogno energetico, e quindi avremmo distrutto la nazione per veramente niente in cambio - a parte l'inquinamento e le speculazioni finanziarie.

Altra domanda: ma se trivelliamo in Italia, vuol dire che abbassiamo il prezzo della benzina, guardi il petrolio del Texas, e' per questo che negli USA la benzina costa meno!

Non ci potevo credere. Questo non aveva mai sentito parlare di OPEC? Di Arabia Saudita? Di Tar Sands? Non sapeva che la benzina in Italia costa tantissimo a causa delle mille tasse e tassine che aggiungono sul carburante - incluse quelle sulla guerra dell'Abissinia del 1930?

E li non ho potuto tacere e gli ho detto che diceva cose false e avrei voluto anche dirgli che stava sprecando il mio tempo.

Poi mi dice di non interromperlo. E cosi mi sono stata zitta e lui ha finito il suo fantasmagorico discorso sulla benzina USA che costa meno perche' c'e' il petrolio del Texas.

Gli rispondono Albina e Massimo.
Io ho finito.

Arrivano quasi le 4. Ci sono i saluti finali. Mi si ringrazia per la "passione". Sono stanca, proprio emotivamente, e non vedo l'ora di scappare dentro la pace del Pantheon, li vicino, che con tutto il clamore dei turisti per me sarebbe stato cento volte piu' rilassante di queste sale lussuose.

Ho voglia di scappare via.

Salutiamo gli altri membri della commissione. Il clima pare sereno, sono tutti carini, anche io. Chissa', se li conoscessi sotto altre circostanze magari potrei anche scoprire delle belle persone. Voglio credergli quando mi dicono che tutti li dentro sono contro l'articolo 35 e che si daranno da fare al piu' presto.

Gli voglio credere, ma non sento il fuoco dentro di loro.

Gli voglio credere veramente cosi da tornare alla mia vita normale, che adesso non saprei neanche piu riconoscere.

Gli voglio credere ma so che se non continuiamo a pressare non succedera' niente - e infatti e' passata una settimana e non e' successo niente.

Mentre che ci scambiamo le ultime strette di mano mi chiedo se tutto questo servira', non servira', se mi sono ammazzata per niente.

Chi lo sa. Ma almeno sanno che non ce ne andiamo e che l'obiettivo e' l'articolo 35. Amen.

Usciamo.

Con Albina e Massimo ci prendiamo un gelato.  Poi loro vanno a prendere il treno.

Io vado al Pantheon.

Confusa fra la folla mi scende qualche lacrima di stanchezza, di stress che nessuno vede.

Esco. Il vento e' fresco.

Cammino senza pensare.

E' bella Roma.





























































Wednesday, May 16, 2012

Il Vermont banna il fracking!


 Drinking water will be more valuable than oil or natural gas
L'acqua potabile diventera' piu' preziosa del petrolio o del gas naturale

Governatore Peter Shumlin, Vermont

 

Il Vermont e' un piccolo stato progressista dell'East Coast americano. Hanno il matrimonio fra gay, hanno elevati tassi di assicurazione medica, si puo' votare mentre si e' in prigione (altrove e' vietato) e la pubblicita' dei medicinali in TV e' vietata.E' vietata l'affissione pubblica di cartelli

Il governatore Peter Shumlin si definisce "socialista", e socialista e' stato: ha fatto gli interessi comuni e di nessuno altro.

Oggi infatti il Vermont e' il primo stato USA a vietare le estrazioni di gas con il metodo del fracking.

La proposta di legge e' nata da un gruppo di studenti del Twinfield Union School. Sperano che l'esempio del Vermont serva ad altri stati per bannarlo,
visto che il Vermont ha scarse riserve petrolifere.

La democrazia dal basso, che cosa sana quando c'e' qualcuno che ti ascolta.
I report parlano di gente entusiasta, commossa, felice. Di attivisti da ogni parte d'America - me compresa - riempirsi di speranza per un attimo solo.

Il governatore Shumlin ha detto delle cose bellissime:

Human beings survived for thousands and thousands of years without oil and without natural gas. We have never known humanity or life on this plant to survive without clean water

Gli umani hanno sopravvissuto per migliaia e migliaia di anni senza petrolio e senza gas. Non abbiamo mai sentito parlare di umanita' e di vita su questo pianeta che possa sopravvivere senza acqua pulita.

Mario Monti, ci senti?

Stefano Saglia, ci senti?
Corrado Clini, ci senti?

Corrado Passera, ci senti?
Paolo Scaroni, ci senti?
Ovviamente tutti i  maggiori gruppi petroliferi USA come da prassi hanno detto che il Vermont ha deciso di intraprendere politiche irresponsabili, che le trivelle portano lavoro, soldi e sicurezza energetica.  Dicono che la decisione del Vermont ignora fatti, scienza e tecnologia e che le estrazioni di gas sono sicure.

Tutte balle ovviamente dette da chi ha interesse di parte - le Assominerarie del mondo sono tutte uguali!

Per oggi allora grazie al governatore del Vermont.

Oltre al Vermont hanno bannato il fracking:

Germania - 7 Maggio 2012
Francia - 1 Luglio 2011
Bulgaria - 20 Gennaio 2012

La Repubblica Ceca sta valutando se vietarlo, mentre New York State ha una moratoria temporanea.

Le battaglie sono lunghe, ma alla fine, il buonsenso prevarra'.

Occorre solo essere sinceri e farlo non per politica, non per bellezza, ma perche' ci si crede. E poi rompere le scatole, incessantemente, incessantemente.

Thank you Vermont.



Thursday, December 3, 2009

La mia California


E' tardi e sarebbe piu' saggio andare a dormire. Ma prima di chiudere il mio computer oggi ho visto questo articolo della Repubblica sulla California e ho avuto voglia di parlarne perche' in questo momento mi sento felice di avere fatto di questo posto la mia casa. Cosi, pensieri notturni, per una volta.

E' una storia lunga, che parte dalla mia un po' tormentata infanzia, in questa mia vita sospesa da sempre fra due mondi diversissimi - il Bronx, San Iorio, Santa Monica, San Vito Marina - ma che in qualche modo sono diventati parte di me allo stesso modo e che si complementano in un modo che nemmeno io so definire ma che mi e' naturale ormai.

Qualche giorno fa un giornalista di Roma, Hermes Pittelli che ha pazientemente seguito la faccenda petrolio venendo a sentire le mie conferenze in mezza Italia (Brianza, Corropoli, Vasto, Chioggia e Chieti - deve esserselo imparato a memoria!) mi ha chiesto perche' io facessi tutto questo e perche' da due anni a questa parte io mi sia dedicata anima e corpo alla lotta al petrolio in Abruzzo.

Non me la faccio quasi mai questa domanda perche' sono cosi impegnata a scrivere, a leggere, a fare, a rompere le scatole che non ho quasi mai il tempo di riflettere. Lo faccio e basta, perche' e' giusto cosi' e perche' tutti dovrebbero farlo.

Ma pensadoci un po di piu', la risposta piu' vera e piu' breve che sono riuscita a trovare a queste domande e' che e' perche' sono americana e ancor di piu' californiana, dopo undici anni di vita qui.

Lo so che in Italia questo paese viene visto come il luogo cattivo dove ti lasciano morire in strada se non hai l'assicurazione, dove c'e' la pena di morte e dove mangiano le fettuccine Alfredo - che e' vero, sono orrende.

Ma e' anche - per me - il posto dove tutti si sentono artefici del proprio destino, dove basta volerle le cose, e volerle di piu' di chi ti ostacola, dove se insisti ed insisti ed insisti ancora non potrai che arrivare alla meta che vuoi, e dove tutti possiamo contribuire al bene della societa'.

Questo articolo della Repubblica dice cose che io vedo tutti i giorni. Qui la gente vernicia le case con pitture speciali per risparmiare energia, la mia scuola mette pannelli solari sui tetti dei parcheggi, le emissioni di CO2 le mandiamo alla foresta tropicale. Smantellano parcheggi per farci campi di calcio, la gente pianta giardini che consumano meno acqua. Per moda ecologica nessuno qui piu' usa sacchetti di plastica, San Fransico e Los Angeles si fanno la guerra a chi ricicla di piu', a chi diventera' per prima la citta' a zero rifiuti. Nessuno fuma. Il polistirolo in alcune citta' e' vietato. Abbiamo il vuoto a rendere dal 1986 che porta soldi allo stato e ci fa reciclare oltre l'85% delle lattine e del vetro.

Facciamo referendum per decidere che le galline d'allevamento devono avere lo spazio sufficiente per allungare le ali nella gabbia o per obbligare le ditte fornitrici di energia a distribuire entro il 2010, il 20% di energia rinnovabile. La gente compra macchine ibride e sul mercato ci sono gia' macchine elettriche al 100%. La Chevron e' obbligata ad andare sui giornali che dire che le estrazioni di petrolio fanno venire il cancro a chi gli sta vicino.

Ricordo la storia di un signore sul Los Angeles Times di qualche anno fa che regalo' il sistema fotovoltaico alla sua parrocchia per renderla al 100% solare e perche' diceva era giusto cosi'. Siamo lo stato dove Arnold Schwarzenegger ha portato in causa il governo Bush perche' non consentiva alla California di abbassare i limiti delle emissioni delle macchine.

Nessuno dice che non si puo'. Tutti dicono che ci dobbiamo provare e lavorarci sodo.

E' contagioso. Io ho imparato qui a reciclare tutto, a fare il compostaggio, a comprare verdure prodotte solo dai contadini della zona, a non usare l'asciugatrice, a chiudere il rubinetto quando non serve e solo perche' attorno a me si respira un clima secondo il quale e' la cosa giusta da fare, e tutto dipende da ciascuno di noi. E non sono cosi' speciale. Lo fanno in tanti.

E' bello e mi fa sentire che tutti possiamo fare qualche cosa di buono per il pianeta e che se le cose partono dal basso e le moltiplichiamo per tutti noi, il mondo cambia. E questo vale anche per l'Italia.

E' questo spirito che ha animato tutte le cose che ho fatto in Abruzzo. L'idea che se tutti facciamo qualcosa, un email, una parola, una lettera, un po di tempo, non possiamo che vincere, per il petrolio e per ogni altra cosa che ci riporta la nostra dignita' di cittadini, di persone e non di succubi della Casta, dell'ENI, della Petroceltic di una giunta regionale inutile e anacronistica.

Ogni cosa che abbiamo fatto, l'abbiamo fatta tutti noi, insieme, e io spero che alla fine di questa storia resti nella societa' d'Abruzzo il profumo dell'idealismo, del fare le cose perche' e' giusto cosi, del volere il bene della nostra terra, della nostra gente e niente altro.


Buona notte.

Thursday, October 15, 2009

Aggiornamenti: Australia e Stati (in silenzio)


Punto primo: E' fallito anche il secondo tentativo di tappare il pozzo di petrolio esploso nei mari Australiani. Nessuno sa quando sara' possibile arrestare il flusso di porcherie dal sottosuolo. Intanto, secondo alcune stime sono state rigettati 7 milioni di barili di petrolio nell'oceano, la meta' di quanto riversato in mare dalla Exxon-Valdez. Siamo al giorno 55-esimo di continuo rilascio a mare di robaccia e non se ne vede la fine.

In Italia non ne parla nessuno. Ovviamente l'Agenzia Giornalistica Italia, che e' quella che manda dispacci anche a "La Repubblica" e che appartiene al 100% all'ENI, non ha nessuna intenzione di far sapere di questi disastri ambientali agli Italiani.

Come puo' interessargli una notizia simile se l'ENI ha in piano di trivellare tutto l'Adriatico a pochi chilometri dalla costa, Venezia inclusa? Il pozzo Australiano e' stato installato nel 2008. L'Australia e' un paese avanzato. Come potra' l'ENI poi andare a dire in giro che i suoi metodi e i suoi calcoli sono perfetti e che la natura, Venezia, i pesci, l'Abruzzo, saranno difesi se questo esempio cosi eclatante mostra che porebbe anche non essere cosi?

Punto secondo: Mi giungono voci di corridoio secondo le quali l'assessore all'ambiente Daniela Stati e quello all'agricoltura Mauro Febbo sono molto arrabbiati con me. Entrambi non hanno fatto ancora nulla per fermare il petrolio in Abruzzo. Daniela Stati non sappiamo nemmeno cosa ne pensi del petrolio in Abruzzo.

Il fatto che siano arrabbiati con me mi fa sorridere. Non capiscono che non mi interessa il loro pensiero su di Maria Rita. Mi interessa il loro pensiero sul petrolio. Mi interessa cosa vogliono o non vogliono fare. Mi interessa vigiliare che facciano il loro dovere, quello per cui sono pagati fior di quattrini.

Ovviamente Daniela Stati non ha risposto alla mia email, come a tutte quelle precedenti. Poverina, mi fa anche pena. Deve essere difficile vivere cosi, sapendo di non avere nemmeno il coraggio di dire cio' che si pensa.

Io non conosco Daniela Stati di persona, e non so nulla di lei se non che era una ex dipendente di Telespazio, le cui ex-qualifiche non state precisate sul suo sito della regione Abruzzo. E poi so che non dice niente sul petrolio e che non risponde ne alle mie email ne a quelle degli altri cittadini.

So pero' di me stessa, e posso dire, per avere vissuto cosi tutti i 36 anni della mia vita, che non c'e' cosa piu' bella della liberta', del sapere di vivere in coerenza, di fare le cose sapendo di non essersi mai piegati a nessuno, di non avere mai cercato scorciatoie e di non avere mai tradito i propri ideali in cambio di qualsiasi tipo di vantaggio personale.

Sono una persona libera, non ricattabile, e tutto sommato, pulita. Lo so che non mi possono attaccare in nessuna maniera perche' tutto quello che ho e che sono l'ho fatto in maniera onesta. E altrettanto onestamente vorrei che l'Abruzzo non diventasse un campo petrolifero.

Non staro' zitta, non ho paura ne' di Daniela Stati ne di Mauro Febbo ne di Gianni Chiodi. La demcrazia vera la vivo tutti i giorni e so che il modo in cui la cricca di cui sopra si comporta, da questa parte dell'oceano sarebbe considerata assolutamente inaccettabile ed antidemocratica.

Non lo sappiamo come andra' a finire la storia dell'Abruzzo petrolifero. Ma questo non ci deve fermare dal provarci, dal volerlo, e dal richiamare al proprio dovere persone elette e pagate da noi per difenderci, per fare i nostri interessi di cittadini, e non dell'ENI. E questo vale non solo per il petrolio ma per tutte le altre cose storte che vediamo in questo paese tutti i santi giorni.

La paura, l'ignoranza, il silenzio, il vivere da struzzi non e' accettabile da parte della classe politica.