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No all'Italia petrolizzata

L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Matteo Renzi: lei parla mai di cambiamenti climatici ai suoi figli?

Roberto Cingolani vada sostenibilmente a trivellare a casa sua

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Thursday, March 7, 2019

Belushya Guba, Novaya Zemlya, Russia. Gli orsi polari affamati discendono sulla monnezza










Sono immagini che fanno male al cuore.

Siamo a Belushya Guba nell'arcipelago russo di Novaya Zemlya che e' stato invaso da orsi polari affamati e rovistanti nella monnezza.


Il tutto e' iniziato a meta' Febbraio quando una cinquantina di orsi ed i loro piccoli sono scesi in citta,
una comunita' militare di 2,500 persone a piu' di duemila chilometri da Mosca.

Di orsi polari, specie in via di estinzione, se ne vedono abbastanza qui, ma il fatto che questa volta siano arrivati fra le case e fra le gente ha colto tutti di sorpresa - negli edifici, nella monnezza, a guardare nei vetri, senza paura. O forse troppo affamati.

A un certo punto e' stato pure dichiarato lo stato di emergenza, con barriere innalzate attorno alle scuole, autobus per portare i bimbi da casa fin dentro le strutture, e trattori per pattugliare.

Perche' succede questo? 

Che domande. 

Il WWF russo spiega quello che tutti sappiamo: i cambiamenti climatici hanno portato alla perdita di ghiaccio, di habitat degli orsi, e in ultima analisi di cibo, che porta questi animali a cercare di sfamarsi dove e come possono.  Appunto in citta'. 


La dinamica tradizionale e' che gli orsi polari debbano migrare da sud a nord in inverno, dove il ghiaccio e' solido secondo Ilya Mordvintsev, ricercatore russo.

Ma nell'annata 2018-2019 la formazione di ghiaccio e' stata inusualmente scarsa, appunto a causa del clima del cambia. Questo ha fatto si che cercare e acchiappare le foche,  una delle fonti di cibo preferite degli orsi polari, e' stato difficile. Cosa fare allora se sei un orso ed hai fame?

Ovviamente cerchi cibo altrove.  In questo caso la monnezza di Belushya Guba.


C'e' poco da fare, dunque. In mancanza di ghiaccio, gli orsi iniziano a migrare a sud.  Non e' la prima volta, non sara' l'ultima. Anche Putin lo riconobbe nel 2010 quando parlo' del fato di questi animali di fronte ai cambiamenti climatici. 

Mikhail Stishov,  e' il responsabile della biodiversita' in Artico per conto del WWF e dice che la situazione e' stata peggiorata dal fatto che i residenti non erano preparati per l'arrivo di 50 orsi fra le loro case, e dal fatto che l'accesso a Belushya Guba e' limitato dal corpo militare russo, per cui ben pochi esperti di orsi e di ambiente hanno potuto aiutare i residenti.

In realta' gia' ad Ottobre 2018 gli orsi erano arrivati in citta', e prima di allora nel 2016 quando il WWF spiego' alle persone di non lasciare fuori ne immondizia ne cibo. Ma ben pochi suggerimenti vennero messi in atto.

In questo momento si sono solo fra i 22,000 e i 31,000 orsi polari artici, per la maggior parte,
i due terzi, in Canada.

Che fare? Alcuni dicono di anestetizzarli e di riportarli da dove sono venuti, ma non e' facile. Perche' se il cibo manca, gli orsi torneranno dritti dritti dove il cibo c'e'. Possono infatti tranquillamente ritrovare la strada e non saranno certo venti o trenta chilometri a fermarli.  Bisognerebbe invece portarli a centinaia di chilometri di distanza ma non e' impresa facile.

Le autorita' russe hanno parlato pure di uccidere gli orsi, ma tanti sono stati gli inviti e la rabbia a non farlo.

Siamo solo all'inizio di questa immane catastrofe che stiamo portando al creato noi uomini.




Posted by maria rita at 1:47 PM No comments:
Labels: artico, Belushya Guba, cambiamenti, climatici, foche, ghiaccio, monnezza, neve, Novaya Zemlya, orsi, polari, russia

Saturday, October 20, 2018

Il 90% del sale da cucina nel mondo contiene microplastica, anche in Italia









In basso:

L'abbondanza di microplastica in tre tipi di sale in Italia:
due da sale marino (blue), uno da salgemma (rosso)





Doveva succedere prima o poi: l'oceano contiene plastica, i pesci contengono plastica, e ora la plastica arriva anche nell'acqua che beviamo, nel sale da cucina, in noi stessi.

Gli studi si susseguono da tempo.

Sappiamo che la microplastica e' presente nella birra che beviamo, nel pesce che mangiamo, e pure nell'aria che respiriamo e pure nell'acqua che beviamo

Nel 2015 il primo studio a mostrare la microplastica nel sale in 15 tipi diversi di sale della Cina. 

Altri studi, in altre parti del mondo mostrarno poi alti tassi di microplastica nel sale marino negli USA, Francia, Spagna, UK e Malesia. 

La tabella e' cosi riassunta

Spagna: 21 campioni su 21;
USA: 10 campioni su 10;
Cina: 14 campioni su 15;
Australia, Francia, Iran, Giappone, Maleysia, Nuova Zealanda, Portogallo, Sud Africa: 16 campioni su 17; (solo un campione francese era privo di microplastica)

Da dove arriva questa microplastica? Nessuno lo sa con certezza ma si pensa che sia dovuta alle microfibre dei nostri vestiti e dai frammenti della plastica delle bottigliette.

Ogni anno quasi 13 milioni di tonnellate di plastica vengono riversate nei nostri oceani.

L'equivalente di un camion della monnezza al minuto.

L'ultimo studio e' di un gruppo di ricercatori coreani, Ji Su Kim, Hee Jee Lee, Seung Kyu Kim e Hyun Jung Kim, della Incheon National University in collaborazione con Greenpeace Korea, che ha deciso di eseguire altri studi su 39 marchi di sale confenzionato e in vendita nei negozi di 21 nazioni diverse per confermare quanto trovato sopra e per eseguire una analisi completa.

La risposta e' che il 90% del sale nelle confezioni in vendita nel mondo e' contaminato da microplastica; i risultati del gruppo sono stati pubblicati nella rivista Environmental Science and Technology.

La microplastica compare in 36 dei 39 campioni analizzati.

Il peggiore e' stato il sale indonesiano, paese fortemente inquinato dalla plastica, e questo non e' una sorpresa.

C'e anche l'Italia in questo ultimo studio, con tre tipi di sale: due presi dal mare, e uno da salgemma, le concentrazioni sono di 4, 20 e 30 pezzetti di microplastica per chilo di sale.

Le marche non vengono rilasciate, ma il fatto e' che la microplastica e' arrivata nei nostri stomaci.
Un po di persone mi hanno scritto per dirmi: ma ... se e' salgemma e' impossibile che ci sia la plastica perche' quel sale si e' accumulato tanto tempo fa. Anche io ho pensato qualcosa di simile, ma il fatto e' che dalla miniera alla tavola ci sono tanti processi, e quel sale a volte viene trattato con acqua ed altre sostanze, per cui la contaminazione puo' avvenire strada facendo.

Non sono un'esperta di processi lavorativi del sale, ma lo studio coreano parla chiaro.

E non si tratta di dire: comprero' il sale dal posto X.
E' tutto il mondo che ha questo problema.

Nessuno sa che effetti ha questa microplastica sui nostri corpi.
Certo, e' di sicuro inquietante e non naturale.





Posted by maria rita at 11:54 AM No comments:
Labels: analisi, campioni, indonesia, inquinamento, mare, microplastica, miniera, monnezza, pesca, Petrolio, sale, salgemma

Tuesday, August 14, 2018

Jean HIll, la nonna ottantenne che ha fatto mettere al bando le bottigliette di plastica nella sua citta'



"I really feel at the age of 86 that I've really accomplished something."

Jean Hill. Grazie a lei a Concord, Massachussetts
 non si vendono piu' bottigliette di plastica
 

E' un vero peccato che abbia scoperto questa signora, Ms. Jean Hill, solo adesso.

Io sono sempre innamorata delle persone che si impegnano in modo intelligente, persistente verso uno scopo utile al bene della collettivita', piccolo o grande che sia. So, per mia esperienza quanto difficile sia portare avanti queste battaglie ambientali, quanta energia porta via, quante malelingue, e quanto amore ci vuole.

Si chiama Jean Hill, e quando questa storia e' iniziata aveva 80 anni suonati.

Vive a Concord, Massachussetts, non lontano da Boston. E' una citta' nota perche' ci sono state grandi battaglie fra gli inglesi e gli indipedendentisti americani, e perche' piu' avanti e' stata la citta' di vari scrittori, fra cui Louisa May Alcott, di Piccole Donne.

Un giorno, il nipote di 10 anni di Jean Hill, scopre che esiste nell'oceano un ammasso di plastica, il Great Pacific Garbage Patch. Ne parla con la nonna e scoprono pure che la maggior parte di questa plastica arriva dalle bottiglie di plastica.

Jean decide che deve fare qualcosa.

Ottanta anni o no, si mette all'opera.

Inizia a parlare ai consigli comunali, chiede la parola per chiedere ai rappresentanti "ma lei sa cos'e' il Great Pacific Garbage Patch?" Oppure "ma lei sa che gettiamo via ogni anno 50 miliardi di bottigliette di plastica solo qui negli USA?"

A volte l'hanno presa per pazza, altre volte l'anno ascoltata. Ma in ogni circostanza Jean diventa sempre un po piu' conscia della sua voce, piu' sicura di se. Fa amicizia, si crea attorno a lei un piccolo grande movimento. Fanno telefonate.

Alla fine riescono a mettere sull'ordine del giorno la mozione di eliminare completamente la vendita di bottiglie di plastica in PET da un litro o meno.

Il primo voto e' nel 2010.
Perdono alla grande, con il consiglio comunale compatto contro questa bizzarra e impossibile idea.

Ma Jean non si arrende e ci riprova, con altre telefonate, altri incontri pubblici.

Nel 2011 un altro voto, pubblico.
Fallisce di nuovo, per 265 a 272.

Arresa? No, neanche per niente. Anzi Jean viene intervistata dal Globe, il giornale principale di Boston e parla senza mezze parole: l'acqua in bottiglia e' un imbroglio, chiunque abbia un po di sale in testa lo capisce.

Riesce a sensibilizzare un sacco di gente.

Finamente nel 2012 il divieto passa con il voto di 403 a 364.

Notare come ogni volta il numero totale di votanti aumenta, come dire la gente si sente sempre piu' coinvolta e partecipe.

Il 5 Settembre 2012 Concord diventa la prima citta' americana a vietare la vendita di bottigliette di plastica.  Il divieto diventa attuale il 1 Gennaio 2013.

Per chi viola la legge e vende le bottigliette di plastica con acqua, la prima volta scatta solo un rimprovero, la seconda la multa da $25 dollari e dalla seconda infrazione in poi si arriva a $50 di multa per bottiglia.

Ovviamente tutta la stampa nazionale ha avuto da ridire: che non era giusto vietare le bottigliette d'acqua e tenerle per il te' freddo, o che bastava solo andare nella cittadina accanto per trovare acqua in bottiglia, o che "limitava la liberta'" dei consumatori.

Sara', ma da qualche parte si deve pure iniziare, no? E Jean ha fatto questo primo grande passo con quello che aveva.

E intanto arrivano i primi "controvoti". Cioe' le proposte di eliminare il divieto.

Ci hanno provato due volte, ma finora nessuno ci e' riuscito.

E anzi, con gli anni non solo i residenti si sono abituati, ma la battaglia di Jean, e' diventata la battaglia di tutti.

L'ultima volta che ci hanno provato e rimettere in legalita' le bottigliette di plastica, i residenti sono corsi in massa al consiglio comunale per chiedere di tenerlo il divieto.  Non ne volevano sapere!

Circa il 90 percento dei circa 1,127 aventi diritto hanno votato no.

E poi nel 2014 le hanno reso omaggio con un documentario “Divide in Concord”.

Nel 2015 l'agenzia di protezione dell'ambiente degli USA le ha dato un premio per il suo lavoro di attivista. 

Dice che ha fatto tutto questo perche' non vuole che i suoi nipoti vivano in un mondo di monnezza, e che la vita e' piu' di una serie di comodita', che fare qualche sacrificio per il bene del pianeta non e' la fine del mondo.

Dopo Jean, altre 90 cittadine negli USA hanno eliminato le bottiglie di plastica.

La storia e' dunque bella.

Ma la cosa triste e' che Jean Hill e' venuta a mancare il giorno 5 Novembre 2017 a Concord, 
dove aveva vissuto per 50 anni.  Aveva 90 anni.

Sono venuta a conoscenza di questa straordinaria signora dal documentario di cui sopra proiettato da PBS, la TV pubblica americana, e mi dispiace averla scoperta vari mesi dopo che aveva lasciato il pianeta.

Grazie, signora Jean.

Grazie.

Ce ne vorrebbero di piu' di persone come lei. 

Posted by maria rita at 11:13 PM No comments:
Labels: boston, bottigle, Concord, democrazia, divieto, globe, Hill, Jean, monnezza, oceano, pacifico, plastica, voto

Tuesday, July 24, 2018

Il mare di Santo Domingo stravolto dalla monnezza








 





Un tempo erano spiagge pristine.

Siamo a Montesinos Beach nei pressi della capitale, Santo Domingo, nella repubblica domenicana. Qui di pristino non e' rimasto niente se non una coperta multicolore di plastica e di monnezza melmosa che avvolge la costa, la sabbia, il mare.

E che continua ad arrivare.

Hanno mandato 500 lavoratori e volontari, e pure l'esercito e la marina, ma l'ondata di rifiuti non e' stata ancora domata. Finora sono state rimosse 60 tonnellate di plastica dal mare in tre giorni, ma la furia dell'immondizia e' ancora piu' forte di tutti.

E infatti le pale, le ruspe e gli escavatori non fanno a tempo: piu' rimuovono piu' le ondate del mare mandano altra monnezza in riva.

Cosa hanno raccolto?

Cose mondane: bottiglie di plastica, contenitori di polistirolo, forchette e bicchieri di plastica. Sembrano cose innocue, ma moltiplicate per migliaia e migliaia soffocano il mare. Da dove arriva questa roba?

Dal fiume Ozama. Qui attorno la gente vive in modo del tutto precario, non certo nei resort di lusso dei turisti ed il fiume e' essenzialmente la loro discarica comune. Ogni anno arrivano qui 90mila tonnellate di monnezza che giacciono.

Ma di recente c'e' stata una tempesta, e tutto il carico di plastica del fiume Ozama e' finito in mare.
La gente ci e' abituata, e' gia' successo in passato dopo piogge piu' o meno abbondanti.

Anzi, sono eventi che diventano sempre piu' frequenti: prima il quantitativo di immondizia aumenta ed accumula, a un certo punto arriva la tempesta e tutto viene mandato al mare aperto. E poi si rincomincia con la monnezza che torna ad accumularsi.  Una specie di ciclo della monnezza.

Quella che vediamo nelle foto fra l'altro e' solo un piccolo quantitativo del totale, perche' altra monnezza e' finita in mare aperto.

E anche se pensiamo che sia "solo" plastica multicolore c'e' pure tutta la roba tossica che questa monnezza porta con se, sostanze chimiche, coloranti, additivi, che poi finiscono nei pesci (se sopravvivono) e in ultima analisi nei nostri corpi.

Come sempre, la soluzione e' nelle vite di ciascuno di noi.

Ogni bottiglietta che stappiamo, la domanda da farsi e' sempre la stessa: ma davvero mi serve?

Posted by maria rita at 1:21 PM No comments:
Labels: domenicana, Domingo, esercito, fiume, mare, monnezza, Ozama, plastica, Repubblica, rifiuti, santo

Wednesday, November 22, 2017

La plastica nelle viscere dell'Artico









"Our data demonstrate that the marine plastic pollution has reached a global scale after only a few decades using plastic materials. It is a clear evidence of the human capacity to change our planet. This plastic accumulation is likely to grow further.”

Andrés Cózar Cabañas, Universita' di Cádiz, biologo


Se uno pensa all'Artico, pensa a una distesa di bianco, con magari il blu del mare, un orso polare che goffamente si incammina verso l'acqua, o qualche igloo.

Nessuno pensa alla plastica.

E invece, testimonianza ulteriore che l'inquinamento da plastica e' ormai ovunque, si trovano pezzi di plastica galleggianti anche nei mari dell'oceano Artico, a meno di duemila chilometri dal polo nord,
e in aree che fino a pochi anni fa non potevano essere raggiunte a causa degli enormi ghiacciai.

Come ci e' arrivata questa monnezza in Artico?

Facile: i nostri fiumi, piu o meno inquinati, riversano plastica a mare. Questa plastica pian piano si diffonde in tutti i nostri mari e negli oceani di tutto il mondo. Ed arriva anche in Artico. Ma qui, una volta arrivata, la plastica si "congela" nei ghiacci della zona e puo' restarci per decenni. Finche' non arrivano i cambiamenti climatici a sciogliere parti delle nevi perenni e a rimettere in circolazione la plastica magari di tanti anni fa.

E cosi l'Artico diventa un accumulatore di monnezza.

E' la prima volta che interi pezzi di plastica sono visibili in Artico. E questo perche' prima era tutto ghiacciato, coperto dalle nevi, e la navigazione difficile. E adesso che questi ghiacciai iniziano a sciogliersi, ecco che dall'Artico arrivano pezzi di polistirolo e monnezza di vario di genere in bella vista. A testimoniare il tutto e' un articolo pubblicato da Science Advances in cui si dice chiaramente che l'Artico e' una sorta di dead-end della plastica.

Una volta arrivata qui la plastica, non se ne va piu.  Nessuno sa esattamente quanta plastica ci sia, ma si calcola che potrebbero esserci 300 miliardi di pezzi, e che l'Artico potrebbe essere un concentrato ancora peggiore del Great Pacific Garbage Patch scoperto qualche anno fa.

Come sempre, e' tutto non-biodegradabile e chissa' da quanti anni questa roba era li, nascosta enl ghiaccio, chissa' quanta altra ce n'e', e chissa' fino a quando resteranno queste traccie della nostra "civilizzazione" in Artico. Come sempre, questi pezzi di plastica non riguardano solo l'Artico, i suoi orsi polari, le sue foche, le sue balene, ma noi tutti, perche' la microplastica che ne deriva viene mangiata dai pesci entrando cosi nella catena alimentare, prima localmente e poi in modo globale, ed in ultima analisi nei nostri corpi.

La cosa triste e' che la situazione peggiorera': con lo scioglersi dei ghiacciai, arriveranno i pescherecci, le navi, il petrolio, e infrastruttura pesante di vario genere. Il fatto che la neve rilasci la plastica che ci si era accumulata dentro ha altri risvolti negativi: gli animali che non sanno di meglio possono morire mangiandola, o rimanendone intrappolati dentro.


Pezzi di plastica sono visibili anche da isole varie dell'Artico, per esempio le isole dell'arcipelago di Svalbard (Norvergia) e l'isola di Jan Mayen (Norvegia) hanno le spiagge con vari residui di plastica che arriva, molto probabilmente, dall'Europa e dal Nord America. I tempi di "navigazione" variano, ma per arrivare dal Regno Unito a queste isole si calcola che che ci vogliono circa due anni.

Le isole dell'arcipleago di Svalbarg sono state studiate a fondo negli scorsi mesi. Qui un gruppo di scienziati olandesi della Wageningen Economic Research  Institute hanno raccattato 876 pezzi di monnezza lungo 100 metri di costa. Sull'isola di Jan Mayen ne hanno invece trovato 575. 

Questi quantitativi sono piu' che la media sulle spiagge europee piu' a sud, proprio a causa del congelamento della plastica nelle nevi e delle correnti che fanno si che queste sostanze una volta arrivate in Artico, in Artico restano, congelate o non congelate.

Non si sa esattamente da dove arrivi la monnezza, anche se si pensa che possa essere di origine europea e/o nordamericana. Molta della plastica infatti era troppo consumata per capire da dove venisse. Una parte erano residui di materiale da pesca, come reti o scotch per fissare le scatole del pescato suo pescherecchi.  Circa l'8% erano tappi di bottiglie. 

Quanta plastica viene riversata a mare?

L'equivalente di un camion ogni santo minuto, ogni santo giorno per un totale di 12 milioni di tonnellate l'anno.

Come proteggere l'Artico?

Come proteggerlo dalla monnezza e dall'inquinamento che l'uomo portera' con se?

E tutta questa plastica nascosta nei ghiacci, una volta sciolti i ghiacci, chi li recuperera' per toglierli dalla circolazione?

Come proteggere l'uomo da se stesso?


Posted by maria rita at 11:55 PM No comments:
Labels: alimentare, artico, camion, catena, correnti, ghiacciai, monnezza, norvegia, pesci, plastica, Svalbarg

Tuesday, September 30, 2014

Utah: 400 tonnellate di monnezza petrolifera in atmosfera

Stagni di monnezza petrolifera e uccelli innocenti


Ecco qui, un altra storia di monnezza petrolifera. 

In barba a tutti quelli che dicono che "emissioni zero", "impatti nulli", "biodegradabile".

Nel 2009 e nel 2010, l'ornitologo Skip Ambrose visito' un po di "laghi di evaporazione" gestiti dalla ditta Danish Flats Environmental Services. 

Siamo nello Utah, Grand County dove questi "laghi di evaporazone" altro non sono che vasche artificiali a cielo aperto create apposta per contenere l'acqua contaminata dalle estrazioni petrolifere che la Danish Flats Environmental Services si occupa di gestire e di trattare. E ovviamente essendo a cielo aperto ci sono esalazioni di sostanze tossiche, idrocarburi, sale, propano, butano, e altro materiale di scarto usato nelle operazioni petrolifere.

La Danish Flats Environmental Services riceve ogni anno milioni di tonnellate di materiale tossico
da trattare:  nel 2009 erano oltre 5 miloni, nel 2013 "solo" uno.

In  questi "laghi di evaporazione" Skip Ambose trovo' uccelli e animali morti - papere, pipistrelli e insetti - e uccelli con le piume oleate che magari mangiavano anche gli insetti morti al petrolio. La sporcizia delle piume e' grave perche' puo' far del male alle uova e diminuisce le proprieta' isolanti delle piume stesse. A volte appensantisce cosi tanto gli uccelli che non possono piu' migrare, e muoiono sopraffatti dalle esalazioni.

Ci furono un po di domande e di richieste di ispezionare meglio questi "laghi di evaporazione". La Danish Flats accetto' le ispezioni.  

E cosi venne fuori che questa Danish Flats Environmental Services dal 2008 rilasciava tonnellate e tonnellate di materiale tossico nell' ambiente da ben 14 di questi "laghi di evaporazione" senza che nessuno sapesse o dicesse niente.

Fanno sei anni di monnezza gratuita.
Da un lato la Danish Flats Environmental Services sottostimava l'inquinamento prodotto, dall'altra esagerava le proprie capacita' di smaltimento dei rifiuti.  In alcuni casi hanno detto che le loro operazioni erano troppo "poco" inquinanti e che quindi non avevano bisogno di autorizzazioni. Dicevano che le loro emissioni erano "de minimis", in latino, cosi' fa piu scena.

Cioe' inquinavano,  mentivano, non avevano autorizzazioni, e facevano pure i raffinati latinisti.

"Non sono stati a norma per molti anni e a lungo hanno cercato di disquisire su cosa e come si stimasse l'inquinamento. Ma e' chiaro che non sono mai stati una fonte "de minimis", mai", ha detto Chris Baird,  ex membro del Gran Consiglio della contea di Grand County.

Viene fuori che hanno immesso nell'atmosfera non meno di 330 tonnellate di composti organici volatili - cancerogeni - e 100 tonnellate di altre sostanze tossiche.  E cosi' hanno pagato una prima multa di 50,000 dollari per non avere chiesto autorizzazioni prima di adesso. In realta' la multa era di 84,000 dollari ma hanno detto di non avere sufficenti fondi!

Viene fuori che erano pure in arretrato di quasi centomila dollari (94 mila per l'esattezza) in pagamenti di tasse - che e' quasi la stessa cifra che hanno guadagnato (99 mila dollari). Come dire,
e' una operazione a guadagno zero in cui distruggi solo la natura!

Perche' i guadagni sono cosi pochi?  Perche' man mano che passa il tempo e si aprono altri pozzi,
la monnezza da trattare si sposta con i pozzi stessi, e per i petrolieri diventa piu' conveniente usare altre ditte, in altre sedi. E quindi costruire altri "laghi di evaporazione" piu' vicino ai nuovi pozzi.
Della serie: vengo, sto un po, ti avveleno e poi vado a farlo altrove, ricominciando da zero.

Ma non e' chiaro come andra' a finire. La Danish Flats Environmental Services ha ricevuto raccomandazioni da Skip Ambrose, ma non le ha implementate al meglio.

"People think natural-gas extraction is a clean industry, but the process isn’t that clean if you have ponds like these."

Negli USA la morte di uccelli migratori a causa di esposizione a sostance tossiche comporta l'arresto e sei mesi di carcere.

Vediamo come va a finire.

Quel che resta e' ancora la prova dell'enorme quantita' di monnezza petrolifera prodotta dai trivellatori e che da qualche parte deve pure essere sistemata.  Quando i pozzi sono vecchi, la quantita' di acqua di scarto aumenta vertiginosamente, e qui nello Utah in alcuni dei pozzi vecchi per ogni barile estratto ce ne sono anche cinquanta di acque di scarto da smaltire, sature di monnezza.

Io non so in Italia dove finisce questa robaccia, e quanta acqua di produzione ci sia da ciascun pozzo. Di certo so che se questa acqua salutare finisse nelle colline vicino a casa di Renzi forse il nostro beneamato ci starebbe un po piu attento con la trivella facile.




Posted by maria rita at 9:44 PM No comments:
Labels: benzene, county, Danish, evaporazione, Flats, grand, monnezza, ornitologo, Petrolio, renzi, scarti, uccelli, utah
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Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791