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Monday, January 28, 2019

Nuova Zelanda: il cibo e' nudo - niente imballaggi o 100% compostabili





In inglese  e' Food in the nude e succede in Nuova Zelanda dove un gruppo di supermercato ha deciso di eliminare gli imballaggi di plastica in toto da frutta e verdura.

Il gruppo Foodstuffs, che controlla tre catene diverse di supermercati alimentari ha firmato la New Zealand Plastic Packaging Declaration con cui si vuole eliminare il packaging oppure, ove necessario, usarlo al 100% compostabile o reciclabile entro il 2025.  

 Foodstuffs da sola controlla il 53% del mercato alimentare della Nuova Zelanda il che vuol dire che la sua decisione avra' un grande impatto.  

In seguito all'iniziativa la sorpresa: le vendite di verdure sono aumentate...  del 300%!

Mi pare che questo solo numero la dice tutta: alla gente piace il contatto con la natura, anche nel supermercato per quanto limitato. Una cosa e' toccare e vedere una melanzana, ed un altra vederla sottovuoto in una vaschetta di polistirolo. 

Secondo gli addetti al settore e' la piu' grande risposta positiva a qualsiasi iniziativa mai presa dai supermercati neozelandesi in 30 anni. 

Il tutto fa parte dell'iniziativa di combattere lo spreco di plastica. Come nazione la Nuova Zelanda ha deciso di abbandonare la plastica usa e getta.  Le buste di plastica non sono piu distribuite e saranno illegali a partire dal 1 Luglio 2019. 

L'idea del Nude Food, strano a dirsi eh? viene dagli USA. Il promotore neozelandese dell'iniziativa, Nigel Bond, venne qui e visito' un Whole Foods, una catena di supermercati che cerca di vendere il piu' possibile merce organica e senza imballaggi.  C'e' pure un sistema di inumidamento che ogni tanto manda una pioggerella sulla verdura per manternerla fresca e cosi il cellophane e la vaschetta non sono necessari, ne amati.

Whole Foods e' oggi di proprieta' di Amazon, perche' a un certo punto le sue finanze non erano piu' eccellenti e ovviamente il cibo costa un po di piu'. Ma e' stato grazie a lei se il movimento della frutta e della verdura organica e' nato e trionfato qui negli USA. In un certo senso Whole Foods e' stata vittima del suo successo: quando anche i supermercati normali hanno iniziato ad avere settori organici, Whole Foods non e' piu' riuscita a tenersi in piedi da sola. 

Ma torniamo a Nigel Bond: quando visito' un Whole Foods americano decise che la verdura non gli era mai sembrata cosi bella, in bella mostra. E cosi penso' di adattare l'idea e di migliorarla nel suo paese. 

La pioggerella nei negozi di Bond e' ottimizzata in modo da arivare a cadenze giuste, e fa si che il cibo mantenga freschezza, colore, vitamina. L'acqua e' purificata in modo che non ci siano cloro o batteri.

Solo funghi, uva e alcuni tipi di mirtilli sono in scatole biodegradabili o reciclabili.  Si stanno anche sperimentando alternative compostabili per involucri di pesce e vassioetti compostabili.

Ogni passo, e' un buon passo. 



Posted by maria rita at 3:01 PM No comments:
Labels: biologico, Bond, catena, divieto, Food, Foods, frutta, imballaggi, Nude, Nuova, organico, plastica, supermercato, verdura, Whole, zelanda

Wednesday, November 22, 2017

La plastica nelle viscere dell'Artico









"Our data demonstrate that the marine plastic pollution has reached a global scale after only a few decades using plastic materials. It is a clear evidence of the human capacity to change our planet. This plastic accumulation is likely to grow further.”

Andrés Cózar Cabañas, Universita' di Cádiz, biologo


Se uno pensa all'Artico, pensa a una distesa di bianco, con magari il blu del mare, un orso polare che goffamente si incammina verso l'acqua, o qualche igloo.

Nessuno pensa alla plastica.

E invece, testimonianza ulteriore che l'inquinamento da plastica e' ormai ovunque, si trovano pezzi di plastica galleggianti anche nei mari dell'oceano Artico, a meno di duemila chilometri dal polo nord,
e in aree che fino a pochi anni fa non potevano essere raggiunte a causa degli enormi ghiacciai.

Come ci e' arrivata questa monnezza in Artico?

Facile: i nostri fiumi, piu o meno inquinati, riversano plastica a mare. Questa plastica pian piano si diffonde in tutti i nostri mari e negli oceani di tutto il mondo. Ed arriva anche in Artico. Ma qui, una volta arrivata, la plastica si "congela" nei ghiacci della zona e puo' restarci per decenni. Finche' non arrivano i cambiamenti climatici a sciogliere parti delle nevi perenni e a rimettere in circolazione la plastica magari di tanti anni fa.

E cosi l'Artico diventa un accumulatore di monnezza.

E' la prima volta che interi pezzi di plastica sono visibili in Artico. E questo perche' prima era tutto ghiacciato, coperto dalle nevi, e la navigazione difficile. E adesso che questi ghiacciai iniziano a sciogliersi, ecco che dall'Artico arrivano pezzi di polistirolo e monnezza di vario di genere in bella vista. A testimoniare il tutto e' un articolo pubblicato da Science Advances in cui si dice chiaramente che l'Artico e' una sorta di dead-end della plastica.

Una volta arrivata qui la plastica, non se ne va piu.  Nessuno sa esattamente quanta plastica ci sia, ma si calcola che potrebbero esserci 300 miliardi di pezzi, e che l'Artico potrebbe essere un concentrato ancora peggiore del Great Pacific Garbage Patch scoperto qualche anno fa.

Come sempre, e' tutto non-biodegradabile e chissa' da quanti anni questa roba era li, nascosta enl ghiaccio, chissa' quanta altra ce n'e', e chissa' fino a quando resteranno queste traccie della nostra "civilizzazione" in Artico. Come sempre, questi pezzi di plastica non riguardano solo l'Artico, i suoi orsi polari, le sue foche, le sue balene, ma noi tutti, perche' la microplastica che ne deriva viene mangiata dai pesci entrando cosi nella catena alimentare, prima localmente e poi in modo globale, ed in ultima analisi nei nostri corpi.

La cosa triste e' che la situazione peggiorera': con lo scioglersi dei ghiacciai, arriveranno i pescherecci, le navi, il petrolio, e infrastruttura pesante di vario genere. Il fatto che la neve rilasci la plastica che ci si era accumulata dentro ha altri risvolti negativi: gli animali che non sanno di meglio possono morire mangiandola, o rimanendone intrappolati dentro.


Pezzi di plastica sono visibili anche da isole varie dell'Artico, per esempio le isole dell'arcipelago di Svalbard (Norvergia) e l'isola di Jan Mayen (Norvegia) hanno le spiagge con vari residui di plastica che arriva, molto probabilmente, dall'Europa e dal Nord America. I tempi di "navigazione" variano, ma per arrivare dal Regno Unito a queste isole si calcola che che ci vogliono circa due anni.

Le isole dell'arcipleago di Svalbarg sono state studiate a fondo negli scorsi mesi. Qui un gruppo di scienziati olandesi della Wageningen Economic Research  Institute hanno raccattato 876 pezzi di monnezza lungo 100 metri di costa. Sull'isola di Jan Mayen ne hanno invece trovato 575. 

Questi quantitativi sono piu' che la media sulle spiagge europee piu' a sud, proprio a causa del congelamento della plastica nelle nevi e delle correnti che fanno si che queste sostanze una volta arrivate in Artico, in Artico restano, congelate o non congelate.

Non si sa esattamente da dove arrivi la monnezza, anche se si pensa che possa essere di origine europea e/o nordamericana. Molta della plastica infatti era troppo consumata per capire da dove venisse. Una parte erano residui di materiale da pesca, come reti o scotch per fissare le scatole del pescato suo pescherecchi.  Circa l'8% erano tappi di bottiglie. 

Quanta plastica viene riversata a mare?

L'equivalente di un camion ogni santo minuto, ogni santo giorno per un totale di 12 milioni di tonnellate l'anno.

Come proteggere l'Artico?

Come proteggerlo dalla monnezza e dall'inquinamento che l'uomo portera' con se?

E tutta questa plastica nascosta nei ghiacci, una volta sciolti i ghiacci, chi li recuperera' per toglierli dalla circolazione?

Come proteggere l'uomo da se stesso?


Posted by maria rita at 11:55 PM No comments:
Labels: alimentare, artico, camion, catena, correnti, ghiacciai, monnezza, norvegia, pesci, plastica, Svalbarg

Monday, July 3, 2017

Un milione di bottiglie di plastica al minuto



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Un milione di bottiglie di plastica al minuto.


E' questo il nostro consumo mondiale di bottigliette di acqua, Coca Cola, e tutto quello che beviamo-e-gettiamo.

Ogni giorno, in media, che sia estate, che sia inverno. I numeri sono in constante aumento e non se ne vede la fine, specie con l'avanzare della voglia di "moderno" in paesi in via di sviluppo e fra i nouveau riche, primi fra tutti in Cina.

Cosa vuol dire un milione al minuto?

Un miliardo e quattrocentoquaranta al giorno.

Mezzo trilione all'anno.

Per vederlo con tutti gli zeri sono

525,600,000,000.

Se le mettessimo tutte di fila sarebbero meta' della distanza dalla terra al sole.

Ogni tanto compaionio immagini di isole remote coperte dalla plastica, di uccelli con tappi nello stocamo, di delfini e balene e altre creature del mare soffocate dalla plastica.

Non va bene, e la colpa siamo tutti noi.

Ora uno dira' va bene, le recicliamo. E in effetti il PET delle bottigliette di plastica e' reciclabile. Si chiama polyethylene terephthalate, e non e difficile, in principio, trovare altri usi a bottigliette usate. Ma le percentuali di reciclaggio sono bassissime.

Nel 2016 meno della meta' delle bottigliette di plastica e' stata raccolta con lo scopo di essere reciclata, e alla fine solo il 7% e' finito veramente con l'essere trasformato in bottiglie nuove. Il resto e' finito in discarica, o peggio, in mare, o peggio ancora a pezzettini negli stomaci degli esseri marini. 

Ogni anno, fra bottiglie di plastica e altra roba fra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono direttamente nelle pancie di uccelli, pesci e altri organismi del mare.

Come si puo' non pensare che presto la plastica non arrivera' anche nei nostri corpi?

Siamo un ciclo chiuso. Non e' che plastica e pesci e mare tutti assieme, e l'uomo no.  Prima o poi succedera'.

E infatti alcuni ricercatori belgi dell'Universita' di Ghent hanno stimato che fra i consumatori di pesce, la media e' circa 11mila pezzettini di microplastica l'anno ingeriti.  Spesso non ce ne accorgiamo perche' sono piccolissimi.

Allo stesso modo, uno studio dell'Universita' di Plymouth riporta che di tutti i pesci catturati nel Regno Unito, un terzo hanno plastica in corpo, e questo include merluzzi, sgombri e altri pesci del mare del Nord. Sono pesci destinati al consumo umano.

Ancora, nel 2016, la European Food Safety Authority che si occupa di dare linee guida per il consumo di pesce in Europa riporta che esistono i rischi del consumo di microplastica da parte dell'uomo a causa del pesce contaminato da pezzetti di plastica e consiglia vivamente che ci siano studi adeguati e sensibilizzazione fra le persone.

Ovviamente la plastica non si puo' in nessun modo mangiare.

Cosa fare? Le risposte sono semplici, e urgenti in questi mesi estivi, cioe' usarne di meno di bottiglie di plastica, riutilizzarle, essere sicuri di sapere dove vanno a finire, una volta che non si usano piu',  e se si vede plastica in mare o in spiaggia non verognarsi a raccoglierla e a smaltirla correttamente. Magari mettere le tasse per il vuoto a rendere, come fanno gia' in alcune parti del mondo.

Si stima che il consumo di plastica raddoppiera' in 20 anni.

Gli sforzi per il riciclo e il riuso non sono in nessun modo adeguati su questo pianeta.

Le prime bottigliette di plastica sono comparse sulla scena mondiale ngli anni 1940. Quelle che sono finite in mare da allora, sono ancora pressoche' intatte.  E cosi pure tutte quelle successive.

La plastica e' cosi dappertutto nei nostri mari. A parte le enormi isole di monnezza nel Pacifico, i Great Garbage Patch, cumuli di plastica arrivati in Artico, alle Maldive, e in isole disabitate e  remote.

Di chi e' la colpa?

Beh, il principale tipo di plastica che finisce in mare e' proprio la bottiglietta di plastica per l'acqua. Dalla Cina ne arrivano sempre di piu: un quarto delle bottiglie consumate sul pianeta arriva da li.

Basti solo dire che nel 2015 sono stati usati 68 miliardi di bottiglie in Cina. Nel 2016 siamo arrivati a 74.  E questo perche fa chic, ma anche perche man mano che ci si sposta a vivere in zone sempre piu urbanizzate l'acqua di bottiglia e' percepita essere piu' sana dell'acqua di rubinetto, e forse lo e' realmente.

Grandi aumenti anche in India e in Indonesia.


Posted by maria rita at 1:05 PM No comments:
Labels: bottiglie, catena, cina, garbage, great, inquinamento, islands, Maldive, marshall, oceano, patch, PET, plastica, Sole
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Montara, Australia 2009 1
Montara, Australia 2009 2
Piper Alpha, UK 1988
Paguro, Ravenna, 1965
Santa Barbara, California 1969
Exxon-Valdez, Alaska 1989 1
Prestige, Galizia 2002
Bohai Bai, Cina 2011
Campos Basin, Brasile 2011 1
Campos Basin, Brasile 2011 2

The First Amendment to the Constitution of the United States of America

Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791