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Saturday, June 16, 2012

Eppur si muove



Nessuna attività dell'uomo (sondaggi, perforazioni, prelievi di idrocarburi, prelievi di acqua ecc) 
può creare o indurre terremoti di intensità pari a quelli avvenuti




Coincidenza vuole che proprio in questi giorni, il 15 Giugno 2012,  Scientific American diffonda  un rapporto del National Research Council (NRC) degli USA in cui si afferma che la re-iniezeione di fluidi di scarto dalle operazioni di fracking puo' causare terremoti.

Questo dopo il gia' citato rapporto dell'United States Geological Survey in cui si afferma, similmente, che l'origine di vari sciami sismici che hanno afflitto gli stati centrali degli USA e' "quasi sicuramente" umana e dovuta al fracking.

Ma il rapporto odierno dell' NRC va oltre il fracking ed afferma che anche le trivellazioni di gas e petrolio convenzionali possono portare a fenomeni sismici, non solo lievi.

Il titolo del rapporto e':

"Induced Seismicity Potential in Energy Technologies" - "Potenziale di sismicita' indotta da tecnologie energetiche"

e compila in maniera certosina tutti i casi che secondo il gruppo dell'NRC sono da considerarsi terremoti indotti dall'estrazione di energia o altro materiale dal sottosuolo - petrolio, gas, geotermia, acqua - sia con metodi tradizionali che quelli cosiddetti non convenzionali.

Il rapporto non stima le possibilita' che questi terremoti accadano in futuro, semplicemente elenca quelli gia' osservati e che possono essere attribiuiti, con buona probabilita', all'uomo.

Uno degli autori dello studio, Murray Hitzman, della Colrado School of Mines, afferma che le tecniche peggiori sono quelli che portano a forti squilibri come il sequestro di anidride carbonica e l'iniezione di acqua di scarto nei pozzi dismessi che sono pericolosi perche' tendono ad aumentare le pressioni sotterranee su aree molto vaste, con maggiori pericoli di distrubo delle faglie, e quindi della possibilita' di causare terremoti.

Il gruppo del Prof. Hitzman ha anche concluso che non esistono metodi ottimali per minimizzare i rischi per nessuna delle tecnologie utilizzate.

Qui la mappa degli USA con tutti i "probabili terremoti" da associarsi all'opera umana.


Notare la California dove il cerchio nero piu' grande e' associato ad estrazione di petrolio attorno alla citta' di Coalinga, con un devastante terremoto il 2 Maggio del 1983 - magnitudo 6.5 Richter.

Gli altri due sono i terremoti di Kettleman North Dome - magnitudo 6.1 Richter e Whittier Narrows - magnitudo 5.9 Richter, tutti collegabili alle estrazioni di petrolio.

Ecco l'articolo originale del 1991 in cui i tre terremoti sono messi in connessione con le estrazioni di petrolio convenzionale


Eccolo qui il testo:

The 1983 Coalinga M 6.5, the 1985 Kettleman North Dome M 6.1, and the 1987 Whittier Narrows M 5.9 earthquake sequences each occurred beneath major producing oil fields and caused an aftershock sequence whose epicentral extent coincides approximately with that of the overlying oil field. Despite this coincidence, a causal relationship between these sequences and oil production has been discounted because the earthquakes were located at depths of the order of 10 km, whereas oil production is confined to the topmost several km. Moreover, because all three oil fields, Coalinga, Kettleman, North Dome, and Montebello, are situated on anticlines that have undergone recent uplift as a consequence of horizontal tectonic compression of the crust, natural earthquakes are not unexpected. A mechanical connection between oil production and the earthquake sequence is suggested, however, by the observation that in each case the total seismic deformation was just that required to offset the force imbalance caused by oil production. Specifically, for each of the three sequences ΣM0 = 2 μΔmγ/ρc, where ΣM0 is the sum of the seismic moments, μ is the modulus of rigidity, Δm is the mass of the fluid removed due to oil production, γ is the fraction of the upper crust that is seismogenic, and ρc is the average upper crustal density. In essence, net extraction of oil and water reduces slightly the average density of the upper crust, causing an isostatic imbalance. The ductile lower crust deforms in response to this imbalance, thus increasing the load on the seismogenic layer, which fails seismically to thicken the crust so as to restore static equilibrium locally. Accordingly, earthquakes near the base of the upper crust may be an expected outcome of major oil production from growing anticlines, irrespective of the depths of the producing formations.
Il titolo, certo, e' possibilistico, come e' giusto che sia.

L'articolo pero' mostra non solo la coincidenza spazio-temporale trivelle-terremoti ma si nota anche come il "momento sismico" sia in diretta correlazione con i volumi di petrolio estratti.

Il momento sismico M0, nell'equazione di cui sopra e' una unita' di misura per misurare l'energia rilasciata da un terremoto.

Dopo 20 anni dalla pubblicazione di questo articolo, l'NRC considera questi terremoti di California direttamente collegati alle estrazioni di petrolio.

Se non ci piacciono Coalinga, Kettleman e Whittier Narrows, California, ecco qui la lista intera di episodi di sismicita' indotta dall'uomo - pagine e pagine - alcuni di magnitudo bassa, altri di magnitudo elevata e tutti avvertibili dalla popolazione.

La lista e' quella compilata dal National Research Council degli USA, e non da me, io ho solo scaricato il testo e tradotto a scopo divulgativo.

Oltre Coalinga e le citta' associate a Coalinga, ci sono le estrazioni di petrolio da Gazli 7.3 Richter - Russia, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog, da Montebello 5.9 Richter - California, e di 4.7 dal Kuwait, dalla Russia, 4.9 dall'Oklahoma, 5.2 dall'Illinois, 4.2 dalla Francia.

C'e la costruzione di una diga per acqua potabile in Cina, 6.1 Richter, e altre dighe in giro per il mondo.

Ci sono anche il Vajont, il Monte Amiata e Pieve di Cadore, sebbene con entita' minore, circa 3 Richter.

Questo non vuol dire che io ho certezze su cosa e dove succederanno terremoti in Italia, o che se si trivella localita' X necessariamente verra' un terremoto.

Nessuno puo' avere certezze,  sarebbe sciocco, ma come nessuno puo' avere certezze che accadano, nessuno puo' avere neanche certezze assolute che non accadano.

Magari le probabilita' sono remote, magari non succedera' mai, ma la certezza matematica non te la da nessuno.

Il mio messaggio e' allora molto semplice: nel dubbio, e siccome queste cose sono gia' successe altrove,
e siccome alla collettivita' ne viene indietro ben poco, e' meglio non stuzzicare un territorio gia' ballerino di per se, e su cui nel 2000 non siamo nemmeno capaci di costruire capannoni che reggano.










Wednesday, November 3, 2010

La legge di Chiodi















Di mestiere faccio il fisico, e credo che di fronte all'evidenza dei fatti non ci sono chiacchere che tengano.

In alto la mappa del petrolio di Gianni Chiodi su elaborazione WWF e Legambiente.

Le zone chiare = vietato trivellare.
Le zone scure = petrolizzate come vi pare.

Qui a un fianco la mappa del Montepulciano. Il viola sono i nostri vini. Le mappe parlano da se.

Secondo Gianni Chiodi e' dunque vietato trivellare in cima ai monti ma e' legale trivellare fra le colline del Montepulciano.

Dopo tante promesse, due anni di attesa, Daniela Stati che va e che viene, un sacco di balle, e questo e' quello che riesce a partorire il governatore piu' molle d'Italia.

Evviva.

Monday, August 2, 2010

Daniela Stati

E come poteva interessarsi al petrolio, se non le importava nemmeno del sangue versato dalla sua gente? La cosa fa veramente pieta'. Non se ne salva uno. Una cosa schifosa.

Il vero nome dei termovalorizzatori e' inceneritore. All'Abruzzo non servono. Siamo un milione di persone, con una densita' abitativa bassa. Se solo sapessimo impostare raccolta differenziata, riuso, vuoto a rendere in maniera intelligente, staremmo qui a discutere di altre cose, piu' serie, piu' volte al futuro.

Invece no ci devono qui fare affari e speculazioni su tutto. Sulla monnezza, sul sangue degli aquilani, sul petrolio, sui parchi. Non si puo' andare avanti cosi. Possibile che non ci sia nulla di sacro? La tua gente muore e tu stai li a pensare ai regalini da dare ad amici e parenti?

Ma poi e' questa la gente che ci comanda. Ovviamente, la vergogna e' anche per Gianni Chiodi che l'ha scelta, sebbene suo padre fosse gia' implicato in questioni di illegalita' da prima. Ma poi, lo stesso Gianni Chiodi ha avuto guai con la monnezza di Teramo.

Daniela Stati. Arrestato suo padre, il suo compagno, l'ex amministratore di Telespazio, dove Daniela Stati lavorava.

Una vergogna infinita.

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TANGENTI: ARRESTATI ABRUZZO VOLEVANO SPECULARE SU TERREMOTO LO AFFERMA PROCURATORE L'AQUILA ROSSINI

L'AQUILA, 2 AGO - L'assessore regionale alla protezione civile, ambiente, rifiuti, Daniela Stati - destinataria della misura cautelare interdittiva dalla carica
- e le quattro persone arrestate stamani sarebbero implicate in un'attivita' illecita ''al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009''.

Lo afferma il Procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, chiarendo che non si tratterebbe di un'inchiesta legata al termovalorizzatore. La Procura della repubblica dell'Aquila - si afferma in una nota - all'esito delle indagini svolte dalla Squadra mobile di Pescara, ha chiesto alcune misure cautelari
personali a carico di cinque persone, tra cui l'assessore regionale alla Protezione Civile e all'Ambiente, Daniela Stati, per episodi di corruzione''.

Gli altri quattro coinvolti nell'inchiesta sono il padre, Ezio, e il compagno della Stati, Marco Buzzelli, l'ex deputato di Fi, Vincenzo Angeloni, e Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, societa' di Finmeccanica.

ANSA 2010-08-02 13:24
TANGENTI: ARRESTI ABRUZZO; SI DIMETTE ASSESSORE STATI L'AQUILA, 2 AGO -

Daniela Stati si è dimessa da assessore regionale alla Protezione civile, rifiuti e ambiente. Lo si è appreso da fonti regionali. La decisione e' conseguente al
provvedimento della magistratura che l'ha interdetta dai pubblici uffici nell'ambito
dell'inchiesta per corruzione su presunti favoritismi nella ricostruzione post sisma. La vicenda giudiziaria ha determinato un terremoto politico nella Regione
Abruzzo. Il presidente, Gianni Chiodi, dovrà procedere a un mini rimpasto forzato,
sostituendo la Stati con un'altra donna, visto che lo statuto regionale impone la
presenza di due donne nell'esecutivo. In tal senso, si apre una corsa all'assessorato alla quale non sarà estranea L'Aquila, che rivendica una rappresentanza in Giunta. Della vicenda giudiziaria si sta parlando nel corso della riunione della Giunta regionale, in corso a Pescara, e alla quale, naturalmente, non sta partecipando l'assessore Stati. Da fonti regionali si apprende che sono imminenti dichiarazioni del presidente Chiodi.

Tuesday, July 6, 2010

L'ENI sulle faglie sismiche di Sulmona




Non finiscono mai di stupirci.

Del tubo di Sulmona abbiamo gia' parlato qui: un progetto ENI (e chi altri senno'?) di fare passare il metanodotto SNAM da Brindisi a Minerbio (in Emilia Romagna) attaraverso l'Abruzzo, l'Umbria, le Marche e la Puglia. Maggiori notizie giungono dai Cittadini per l'Ambiente di Sulmona.

Il tubo non sara' per il beneficio degli italiani, perche' servira' solo per farci passare il gas degli inglesi. La British Gas lo compra in Nord Africa e se lo porta in UK. Per risparmiare ci vengono a costruire questo bel tubo sul nostro appennino, perche' ovviamente costruire il tubo su terraferma e' piu' facile che metterlo sottacqua. Ovviamente chi ci guadagna e' anche l'ENI che prendera' i soldi della gestione del tubo.

Alla gente nada, solo consumo di territorio, zone protette per la loro biodiversita' invase da strutture industriali, e pericoli sismici. Prostituiamo il nostro fragile territorio per niente, per il gas degli inglesi, per il petrolio degli americani, per i cavi del montenegro.

Il tubo in questione attraversera' la piana di Navelli, Sulmona, Pacentro, Pratola Peligna, Corfinio, Roccacasale, Popoli. E strada facendo un bella faglia sismica, detta Morrone. E poi si continua per Norcia, Cascia, Preci, Foligno, Colfiorito, Sellano in Umbria. A Sulmona anche la centrale di compressione, per spingere il gas lungo il tragitto.

Fanno quasi 170 km in territorio altamente sismico: i terremoti recenti in Umbria, i terremoti recenti in Abruzzo non hanno insegnato nulla, ne ai politici, ne all'ENI, ne alla SNAM.

Intanto Daniela Stati e Gianni Chiodi tacciono sul tema, come hanno taciuto sul petrolio, come tacciono sull'elettrodotto dall'Abruzzo al Montenegro. Evviva!

Oleodotti, metanodotti, elettrodotti. Siamo tutti dei "dotti" per il transito di merci, petrolio, energia, risorse per il beneficio di altri.

Fa piangere.

Me lo sono gia' chiesto mille volte, ma la domanda che mi faccio e' sempre la stessa: ma che li abbiamo votati a fare questi personaggi se non sono capaci neppure a preservare quello che abbiamo? Come ci aspettiamo che MIGLIORINO l'Abruzzo se non sanno neppure proteggerlo?

Ecco allora cosa succede in giro per il mondo. Ovviamente, la presenza di metanodotti normali sono utili alle persone, e sono rischi compensati dal fatto che ci arriva il gas nelle case. Ma che vantaggi abbiamo nel costruire sul NOSTRO suolo centrali mega galattiche per il gas dei britannici e per l'ENI????

Ecco qui da youtube - basta solo digitare "explosion gas" e viene fuori di tutto. Qui solo un po di quelli che ho trovato.

E noi italiani ci vogliamo mettere questi rischi in casa per farci passare il gas dei britannici?

Scoppio di conduttura gas in Calabria (Febbraio 2010):



Scoppio di conduttura di gas a Mosca (Maggio 2009):




Scoppio di conduttura di gas a Durnham Woods (New Jersey, USA 1994):



Scoppio di conduttura di gas a Appomattox (Virginia, USA 2008):



Scoppio di conduttura di gas a Pecan (Texas, USA 2010)



Scoppio di conduttura di gas a (Texas, USA 2007)



Scoppio di conduttura di gas a Dallas (Texas, USA 2010)



Scoppio di conduttura di gas a Shrewsbury (UK, Gennaio 2010):





Scoppio di conduttura di gas in Maryland


Watch CBS News Videos Online

Scoppio di centrale di gas in Utrecht (Olanda, Giugno 2010)

Monday, November 2, 2009

Sessanta giorni dal 31 dicembre


Gianni Chiodi continua a non sentire e a non vedere. Beato lui che riesce a stare tranquillo quando mancano meno di due mesi alla scadenza della moratoria anti petrolio. Fra un po' saremo al gran completo: petrolio, inceneritori, discariche di amianto. Bussi non e' stata mai bonificata, gli Aquilani sono al freddo, mentre la mafia si sta mangiando lentamente ma inesorabilmente il nostro tessuto sociale. Che governatore speciale che ha questa regione!

Dal primo gennaio 2010 chiunque puo' venire a fare il comodo petrolifero suo sul nostro territorio, complice una classe politica tiepidina.

Ma Gianni Choidi, Daniela Stati, Mauro Febbo, non ce li hanno i figli? Cosa vogliano per il loro futuro?

Ecco qui una nuova lettera che un ragazzo di San Vito, Vittorio Veri' ha scritto al nostro governatore Gianni Chiodi. Sono sicura che Chiodi non rispondera' nemmeno adesso. Ma intanto noi continuiamo. L'ignoranza di chi governa questa regione e' strabiliante.

Posso solo dire che quando sara' troppo tardi tornare indietro, sappiamo di chi sara' la colpa. La colpa sara' di Gianni Chiodi. Il capo ha l'onore ed i dovere di proteggere i suoi cittadini. Se non lo fa, la colpa non e' del sistema, o della malasorte, o del "io-non-ci-potevo-far-niente". No, la colpa e' di chi poteva agire, di chi poteva darsi da fare, ed ha preferito restare inerte, sordo, muto e cieco e per codardia.

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Illustrissimo Presidente Chiodi,

Sono un cittadino abruzzese residente a San Vito Chietino. Il motivo che mi spinge a scriverle nasce da due sentimenti che mi attanagliano: l' amore e la paura, amore per la mia, e la sua, terra, e paura di vederne compromesse le sua caratteristiche naturali attraverso un irreversibile processo di degrado ambientale.

Questa paura fino a poco tempo fa era chiara e definita in un nome ed uno spazio: Centro Oli, Ortona.

Dalla professoressa Maria Rita D'Orsogna ad Antonello Tiracchia, alle numerose associazioni (per citarne una, Nuovo Senso Civico), molti si sono spesi per tentare di far nascere nei cittadini e nelle istituzioni una coscienza collettiva capace di contrastare la deriva petrolifera e puntare su uno sviluppo sostenibile. Già, sostenibilità: questa parola così tanto usata e capace di entrare nei discorsi relativi a qualsiasi argomento. A me sembra che ci sia una evidente dicotomia che si apre nel passare dalle parole ai fatti, nel sentirsi ripetere sostenibilità, ambiente, innovazione, turismo e poi vedere nei fatti un insieme di interventi sul territorio che non si conciliano con affatto con tali idee.

E' una questione che si è ulteriormente complicata nel momento in cui la paura ha perso il suo spazio definito, cioè la sola Ortona, e si è allargata all'intero territorio regionale, al nostro mare e alle nostre montagne. Oltre alla realizzazione del Centro Oli, si parla ora delle concessioni per la ricerca e l'estrazione dl petrolio in molti punti dell' Abruzzo. Voglio tralasciare il discorso legato agli effetti delle sostanze chimiche che verranno usate, dal rischio per la salute derivante dall' emissione nella aria dei residui derivanti dalla ricerca prima , dall' estrazione e dalla lavorazione del petrolio poi. Chiunque in questi mesi si sia informato e abbia avuto modo di documentarsi sulle conseguenze derivanti dall' incondizionato sfruttamento delle risorse minerarie , per altro esigue, della nostra Regione, ha motivo di credere che essi siano rischi da evitare e che le istituzioni preposte debbano dire in maniera decisa e autorevole: No, Grazie.

La mia paura è che si faccia dell' Abruzzo un distretto petrolifero, che si renda legale la distruzione di un patrimonio ambientale in maniera irreversibile e incontrollata, e aggravata come se non bastasse, da un pericolo ancora maggiore, il più grave: quello di mettere a repentaglio la salute degli abitanti.

Da libero e comune cittadino, non legato ad oggi ad alcuna associazione e non inserito in alcun partito, sento il bisogno di esprimervi la mia preoccupazione perché si parla di qualcosa che sento coinvolgermi pesantemente. E qui forse arriviamo all'amore. L'amore per questa terra per cui sento il dovere di cercare di difenderla, perché credo a ragion veduta che essa possa esprimesi veramente e al meglio attraverso i concetti di sostenibilità, di turismo, di responsabilità e innovazione.

Sono concetti che laddove esistono non hanno bisogno di essere invocati ad ogni discorso perché divengono fenomeni quasi tangibili. Concetti che per un abruzzese vengono a trovarsi in alcune espressioni e termini per noi comuni e che ci identificano includendo nel loro significato l'idea stessa di sostenibilità.

Per cui quando sento parlare di Regione Verde d'Europa penso che non sia la coccarda da cucirsi addosso, ma è la strada, l'obiettivo da perseguire e a cui condurre gli sforzi e le decisioni che si prendono ai veri livelli della politica. La tutela del paesaggio, la ricerca di fonti rinnovabili per l'approvvigionamento di energia, una politica efficace per lo smaltimento dei rifiuti devono essere priorità assolute. Priorità che devono essere comunicate e condivise, passate dalle istituzioni ai cittadini per educarli e renderli coscienti e responsabili del vivere in un determinato contesto. Quando i cittadini ne saranno consapevoli, si sentiranno essi stessi abitanti della Regione Verde d'Europa e l'Abruzzo verrà percepito come tale dal di fuori , senza bisogno di scriverlo sugli autobus.

Penso al Montepulciano D'Abruzzo: è il vino per eccellenza della nostra regione che ogni giorno viene bevuto ovunque nel mondo e grazie al quale veniamo anche riconosciuti. Addirittura nelle sue caratteristiche si ritrovano elementi comuni ai cittadini abruzzesi, quando si parla di forte carattere, ruvidezza e genuinità. Non accadrebbe con prodotti d'altra "natura"?. La nostra riconoscibilità come una regione affascinante, ed anche fortunata, avviene quando sulle tavole di qualsiasi parte del mondo compare un buon bicchiere di vino, uno squisito formaggio, un determinato zafferano, una pasta di grano duro lavorata in un certo modo. Sono sensazioni che si legano non solo al gusto verso determinate cose, ma anche all' immaginario che quei prodotti sono in grado di evocare, immaginari fatto della sagoma dolce della Maiella e di quella più aspra del Gran Sasso, di colline verdeggianti , di vigne e olivi, delle terre coltivate e della montagna a due passi dal mare.

Il mare appunto, con tutte le sue caratteristiche di mutevolezza, di potenza e maestosità, con le sue storie e la gente, anzi la nostra gente e i nostri trabocchi. Davvero strane macchine i trabocchi! L' uomo ha imparato a costruirsele sfruttando le caratteristiche dei propri fondali e proprio per questo risultano differenti da quelli di altri lidi. Essi davvero sono il simbolo di una regione, racchiudendo in loro quella vicinanza tra terra e mare, quell'essere contemporaneamente l'una e l'altro. In piena costa dei trabocchi, proprio lì, troverebbe spazio il Centro Oli, un progetto che al territorio su cui va a insediarsi non chiede nulla perché non ha bisogno di determinate caratteristiche, non ha bisogno della cultura del posto, di certe caratteristiche che il luogo può offrire. Ha bisogno di un sito, qualsiasi, su cui impiantare una centrale che ne causerebbe gravi conseguenze. Quel tempo in cui certi problemi non ce li ponevamo è finito, ora siamo in un'epoca diversa dove non chiedersi come con le nostre azioni arrivino a influire sulla qualità della vita e sul futuro, non è ammissibile.

Veniamo poi all'Abruzzo, cosa rappresenta questa terra per me è difficile dirlo. Significa molte cose, e tante non riesco nemmeno a spiegarle. E' difficile darne una definizione eppure nel pronunciarla c'è qualcosa che mi salta subito alla mente: le Radici. E' la terra dei miei avi e che, comunque e dovunque vada, sarà per sempre, la mia. E ho capito che se ti toccano le radici toccano te, la tua identità e quello che sei realmente. Lì nelle radici c'è una parte di te che ti porterai ovunque dietro e che non cambierai mai perché è la tua essenza. Lo sa bene questo la Dottoressa D'Orsogna, altrimenti che cosa l'avrebbe spinta dalla California a prendere parte così attivamente in questa avventura? Probabilmente lei, che non vive in Abruzzo, sente quotidianamente quanto di lei è rimasto prepotentemente abruzzese. Dovrebbe essere d'esempio a tutti coloro che credono, stando in Abruzzo, che questa terra sia solo il contorno territoriale di
un Io. Di questi tempi in realtà il Noi che l'Abruzzo potrebbe essere in grado di esprimere farebbe invidia al mondo.

Non credo in virtù dell'amore per la mia terra di essere più Abruzzese di altri e di Lei, che occupandosi della cosa pubblica ha scelto come missione quella di interessarsi della vita dei cittadini; come tali chiediamo a voi, che con le vostre scelte influenzate le nostre vite, di parlare apertamente e di chiarire la maniera in cui vi inciderete. Le migliorerete? Assicurerete un futuro più sicuro qualitativamente soddisfacente a chi oggi sta nascendo?

Resto ora in fiduciosa attesa di una risposta. Non potevo esimermi dallo scriverle. Mi ha spinto una strana sensazione fatta di paura e di amore, mi ha convinto il trovarvi conferma nella ragione.

Distinti Saluti,

Vittorio Verì.

Friday, October 30, 2009

L'ignoranza



Come ho gia' detto tante volte questo blog non si propone di risolvere tutti i problemi d'Abruzzo o d'Italia. Non ne ho il tempo, l' energia. Questo blog e' nato come uno strumento per aiutare a spiegare agli Abruzzesi che trivellare la regione Abruzzo a destra e a manca e' folle, e che di Abruzzo verde non restera' niente se invece perseguiamo l'Abruzzo nero.

Strada facendo mi sono incappata in vari personaggi della poltica abruzzese, e posso dire con tristezza, ma con verita', che purtroppo la stragrande maggioranza di loro dal presidente della regione fino a molti altri politcucci locali sono ignoranti delle stesse discipline per le quali dovrebbero invece guidarci. La classe politica d'Abruzzo, in generale, non conosce l'inglese, non sa come si vive altrove, spesso non e' neanche laureata, non e' aperta ad un dialogo onesto con i cittadini, e non sa che mentre sono li a discutere di cose effimere il mondo ci e' scappato avanti - in ricerca, ambiente, tipo di industrializzazione, idee, e valorizzazione dei giovani.

Si bada troppo spesso a titoli, forma e apparenza piuttosto che ai fatti veri. Nessuno ha una vera visione di cosa vuole fare, e soprattutto nessuno ha la forza morale di *perseguire* il suo obiettivo. In una parola, io personalmente li trovo ignoranti e provinciali.

Una di queste persone e' Daniela Stati. Non si sa che titoli abbia. In cosa e' laureata? Cosa ne sa lei dell'ambiente? Cosa ha fatto prima di arrivare in regione per meritarsi la posizione che ha? Lei lo sa cos'e' l'idrogeno solforato?

La diossina? Lo sa che in California non esistono inceneritori? Lo sa che chi ci vive vicino si ammala con maggiori probabilita' di tumori?

Lo sa che a San Francisco, citta' con 4 milioni di abitanti, reciclano oltre il 70% della monnezza che producono ed hanno zero inceneritori?

Ovviamente non lo sa.

Daniela Stati, e' un assessore muto per il petrolio, perche' le e' comodo a lei. Oggi la novita' e' che la su citata e' andata a Rimini per dire ai riminesi che lei ha questa bella proposta per costruire anche per l'Abruzzo un igenico "termovalorizzatore". Mica l'e' andato a dire a Pescara o a Avezzano, no l'e' andata a dire a Rimini.

Come detto, non voglio trasformare questo blog in un punto di lotta ai "termovalorizzatori" ed esco dal tracciato petrolio solo perche' sono profondamente indignata e allibita che questo assessore all'ambiente muta sul petrolio ora invece va in giro a proclamare gioiosamente di questo "termovalorizzatore". L'unica scusante e' che assieme a Gianni Chiodi e come per il petrolio siano ignoranti in materia.

Intanto, iniziamo a chiamare le cose con il proprio nome. Un termovalorizzatore e' un INCENERITORE da cui esce diossina, un cancerogeno. In inglese non esiste nessuna parola equivalente. Come per il "centro oli" ci si inventa una parola delicata per coprire un'altro sistema di morte. Oil center non esiste. E nemmeno "thermo-value".

Si chiama incinerator e basta.

Un inceneritore emette: diossina, particelle fini, vanadio, manganese, cromo, nickel, arsenico, mercurio, piombo, cadmio, furani, solfati. Le particelle piu' fini non posso essere fermate da alcuna tecnologia moderna. Queste sostanze possono essere cancerogne anche a basse quantita'. Le ceneri prodotte da un inceneritore devono essere stoccate da qualche parte, spesso in altre discariche ad hoc. Un inceneritore dura in genere per 30 anni. Abbisogna di immondizia per funzionare, e dunque le persone saranno invogliate a incenerire piuttosto che a reciclare. Costa piu' energia costruire un inceneritore che tutta l'energia che ne ricaverai.

Nel 2008 circa 33,000 dottori, chimici ambientali e tossicologi scrissero una lettera al parlamento europeo esprimendo la propria preoccupaizone di persone esperte ed indipendenti al proliferare di inceneritori e per l'insorgere di malattie correlate.

Puo' dirci la Stati quali abruzzesi ha consultato per installare l'inceneritore? Qual'e' il suo programma? Lo mettiamo a Lanciano? A Vasto? A un chilometro da casa sua? Chi lo costruira'? Che ne sara' della raccolta differenziata? Che tecnologia usera'? Chi vigilera'?

Ora io gia lo so che uno potrebbe dire: la raccolta differenziata non basta. Sono d'accordo, se ne fa poca. E perche' allora non incentivarla? Perche' non spiegare alla gente che o recicli, riduci, riusi oppure non se ne esce piu'?

E per una volta, non bisogna nemmeno andare troppo lontano. Basta guardare cosa succede gia' in tutti i comuni in cui e' stata installata la raccolta differenziata porta a porta. In alcuni comuni si e' arrivato al 60% nel giro di un anno. In provincia di Treviso sono passati dal 27% di monnezza reciclata nel 2000 al 75% nel 2006 e con notevoli risparmi per i comuni coinvolti.

Qui a Los Angeles volevano mettercelo un inceneritore, verso la fine degli anni ottanta. Scelsero un sito abitato da gente povera. Anche qui la scusa era che e' impossibile convincere pesone poco istruite, immigrati messicani a fare la raccolta differenziata. La comunita' si ribello', il comune dovette ripensarci e nel giro di pochi mesi erano tutti a fare la raccolta differenziata. L'inceneritore non venne mai costruito. Produciamo sempre troppa immondizia qui in America, ma almeno qui in California siamo al 60% di recupero. In uno stato di 37 milioni di persone con zero inceneritori.

Nel 1990 negli USA c'erano 186 inceneritori. Nel 2007 sono scesi a 89.
Nel 1988 c'erano 6200 inceneritori di rifiuti ospedalieri. Nel 2003 sono scesi a 113.

Fra il 1996 e oggi non sono stati costruiti nuovi inceneritori.

San Francisco ha detto di voler diventare citta' a zero rifiuti entro il 2020. Los Angeles entro il 2030. A San Francisco reciclare e' obbligatorio. C'e' la pubblicita' ovunque sul come si fa e perche' si deve fare.

In cima ho messo il link ad una bellissima presentazione di un professore di New York, Dr. Paul Connett sul zero waste. E' facile da capire, interessantissimo e geniale nella sua semplicita'. Mette ispirazione e fa veramente venire la voglia di un mondo migliore.

Per fare politica ambientale, che si tratti di petrolio o di monnezza ci vuole amore, coraggio, intelligenza, lungimiranza, visione a lungo termine, creativita'.

Daniela Stati e Gianni Chiodi, purtroppo per noi di queste qualita' non ne hanno quasi nessuna.

Fonti: Paul Connett - Zero Waste

Thursday, October 15, 2009

Aggiornamenti: Australia e Stati (in silenzio)


Punto primo: E' fallito anche il secondo tentativo di tappare il pozzo di petrolio esploso nei mari Australiani. Nessuno sa quando sara' possibile arrestare il flusso di porcherie dal sottosuolo. Intanto, secondo alcune stime sono state rigettati 7 milioni di barili di petrolio nell'oceano, la meta' di quanto riversato in mare dalla Exxon-Valdez. Siamo al giorno 55-esimo di continuo rilascio a mare di robaccia e non se ne vede la fine.

In Italia non ne parla nessuno. Ovviamente l'Agenzia Giornalistica Italia, che e' quella che manda dispacci anche a "La Repubblica" e che appartiene al 100% all'ENI, non ha nessuna intenzione di far sapere di questi disastri ambientali agli Italiani.

Come puo' interessargli una notizia simile se l'ENI ha in piano di trivellare tutto l'Adriatico a pochi chilometri dalla costa, Venezia inclusa? Il pozzo Australiano e' stato installato nel 2008. L'Australia e' un paese avanzato. Come potra' l'ENI poi andare a dire in giro che i suoi metodi e i suoi calcoli sono perfetti e che la natura, Venezia, i pesci, l'Abruzzo, saranno difesi se questo esempio cosi eclatante mostra che porebbe anche non essere cosi?

Punto secondo: Mi giungono voci di corridoio secondo le quali l'assessore all'ambiente Daniela Stati e quello all'agricoltura Mauro Febbo sono molto arrabbiati con me. Entrambi non hanno fatto ancora nulla per fermare il petrolio in Abruzzo. Daniela Stati non sappiamo nemmeno cosa ne pensi del petrolio in Abruzzo.

Il fatto che siano arrabbiati con me mi fa sorridere. Non capiscono che non mi interessa il loro pensiero su di Maria Rita. Mi interessa il loro pensiero sul petrolio. Mi interessa cosa vogliono o non vogliono fare. Mi interessa vigiliare che facciano il loro dovere, quello per cui sono pagati fior di quattrini.

Ovviamente Daniela Stati non ha risposto alla mia email, come a tutte quelle precedenti. Poverina, mi fa anche pena. Deve essere difficile vivere cosi, sapendo di non avere nemmeno il coraggio di dire cio' che si pensa.

Io non conosco Daniela Stati di persona, e non so nulla di lei se non che era una ex dipendente di Telespazio, le cui ex-qualifiche non state precisate sul suo sito della regione Abruzzo. E poi so che non dice niente sul petrolio e che non risponde ne alle mie email ne a quelle degli altri cittadini.

So pero' di me stessa, e posso dire, per avere vissuto cosi tutti i 36 anni della mia vita, che non c'e' cosa piu' bella della liberta', del sapere di vivere in coerenza, di fare le cose sapendo di non essersi mai piegati a nessuno, di non avere mai cercato scorciatoie e di non avere mai tradito i propri ideali in cambio di qualsiasi tipo di vantaggio personale.

Sono una persona libera, non ricattabile, e tutto sommato, pulita. Lo so che non mi possono attaccare in nessuna maniera perche' tutto quello che ho e che sono l'ho fatto in maniera onesta. E altrettanto onestamente vorrei che l'Abruzzo non diventasse un campo petrolifero.

Non staro' zitta, non ho paura ne' di Daniela Stati ne di Mauro Febbo ne di Gianni Chiodi. La demcrazia vera la vivo tutti i giorni e so che il modo in cui la cricca di cui sopra si comporta, da questa parte dell'oceano sarebbe considerata assolutamente inaccettabile ed antidemocratica.

Non lo sappiamo come andra' a finire la storia dell'Abruzzo petrolifero. Ma questo non ci deve fermare dal provarci, dal volerlo, e dal richiamare al proprio dovere persone elette e pagate da noi per difenderci, per fare i nostri interessi di cittadini, e non dell'ENI. E questo vale non solo per il petrolio ma per tutte le altre cose storte che vediamo in questo paese tutti i santi giorni.

La paura, l'ignoranza, il silenzio, il vivere da struzzi non e' accettabile da parte della classe politica.


Saturday, October 10, 2009

Lettera a Daniela Stati


Caro Assessore all'Ambiente Daniela Stati,

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna e probabilmente lei avra' sentito parlare di me nell'ambito della questione petrolio in Abruzzo. Le ho gia' scritto diverse volte in passato, senza che lei abbia mai risposto ai miei email.

Io sono letteralmente allibita di fronte al suo silenzio. Com'e' possibile che un assessore all'ambiente - responsabile di una intera regione, e madre di due bambini - taccia di fronte a un problema, quello petrolifero, che minaccia meta' della regione Abruzzo e che preoccupa molti Abruzzesi, per la salute del loro ambiente e dei loro figli?

Com'e' possibile che da un lato la Provincia di Chieti, Confcommercio, Assoturismo, la Federazione di Balneari, le Cantine del Vino, i Comuni della costa Teatina, Teramana e Pescarese, oltre che svariate associazioni e comitati cittadini sorti apposta, sono preoccupati dalle imminenti estrazioni di petrolio e lei no?

Due sono le cose: o lei non sa, oppure non le interessa. Entrambe queste possibilita' sono inaccettabili da parte di una persona che e' stata eletta e che e' pagata dal contribuente abruzzese per proteggere la nostra regione.

Se lei non conosce il problema, la sua ignoranza e' molto grave, visto che sono due anni che i cittadini ne parlano e che le informazioni viaggiano. Se a lei invece non il problema non interessa o pensa che non sia grave, e' altettanto grave che lei non condivida il suo pensiero con tutti gli Abruzzesi. Ci rassicuri che il problema non sussiste se e' cosi, ma con dati alla mano, con fatti certi, non con semplici parole.

Quando uno ha una posizione di potere, a mio avviso, ha anche il dovere morale di usare tale posizione per il bene comune. Avere paura, scappare, mettere la testa sottoterra, stare zitti non sono delle scusanti, sa?

C'e' anche un'altra possibilita': che lei abbia paura di avere una opinione e dire qualsiasi cosa perche' schiacciata da personalita' superiori, o da ordini dall'alto. Inutile dire, anche qui, che questo non e' accettabile quando si ha la responsabilita' di gestire il benessere ambientale dell'Abruzzo. Abbia coraggio e faccia la cosa giusta. Ci faccia sapere cosa ne pensa lei
delle trivelle in Abruzzo.

Quando lei ha accettato il suo incarico la prima responsabilita' che lei ha preso e' stata verso l'Abruzzo e gli Abruzzesi e non verso partiti, o schemi politici. E' a noi cittadini che lei deve rispondere per prima, e non ai giochi di potere.

La legge che blocca le estrazioni petrolifere in Abruzzo scade il 31 dicembre 2009. Cosa intende fare lei a proposito? Ce lo spieghi, qualunque sia il suo progetto, anche se e' il non fare nulla. Abbiamo il diritto di sapere.

In questa nazione, in questa regione, e' il tempo di avere coraggio e di fare le cose giuste, a prescindere da qualsiasi altro calcolo, di qualsiasi altra natura.
La vita delle persone viene prima della sua paura e se lei il coraggio non ce l'ha e' l'ora che se lo dia. Non ci servono altri don Abbondio, ma piuttusto persone con la spina dorsale ben salda.

Grazie.

MRD

Per chi volesse scriverle l'indirizzo e' daniela.stati@regione.abruzzo.it, oppure a questo link

Tuesday, September 29, 2009

CHIODI IL TRADITORE


** Il 30 Settembre 2009 hanno ritirato questo progetto di legge. Emilio Nasuti ha detto di essersi sbagliato. Che classe dirigente! **

E cosi, per un piatto di lenticchie e per pochi denari Gianni Chiodi, colui che a Cupello promise che "fra dieci anni di quei pozzi di petrolio non restera' nulla", vende la nostra regione al migliore offerente.

Esce infatti oggi la notizia che domani 30 settembre l'accoppiata Febbo-Chiodi si prepara a spartire le briciole delle royalties fra comuni, enti, province... Chissa' quante tasche private ne beneficeranno. Tolgono le ASL e gli ospedali e mettono pozzi di petrolio invece. Che cosa folle, che gente dal cervello piccolo piccolo piccolo. Vanno avanti senza idee, senza coerenza, come canne al vento.

Che piccolezza, che schiaffo a tutti i cittadini, comitati e a tutte le persone di buona volonta' che si sono date da fare per salvare la nostra regione. Se invece di fare i conti su come spartirsi i soldi, il duo in questione avesse lavorato presso Roma, presso le province, presso l'ENI per contrastare i piani petroliferi per l'Abruzzo, ora non saremmo qui.

Questo a dimostrare ancora una volta che a comandare dovrebbero starci le persone intelligenti, colte, sensibili, saggie. Persone di cultura che quando *non sanno* hanno l'umilita' di chiedere e di ascoltare chi ne sappia piu' di loro. Invece qui l'arroganza e' di casa, e questi signori vanno avanti per la propria strada, senza farsi domande, senza chiedere, senza amore. Ovviamente senza mai valutare qual'e' la cosa migliore per l'Abruzzo, ma semplicemente facendo cio' che e' piu' facile fare.

Scegliere fra l'ENI e la tua gente? Ma e' molto piu' facile scegliere l'ENI, di gran lunga. Alla cieca.

Il primo del duetto di saggi, Mauro Febbo teoricamente e' l'assessore all'agricoltura, che in televisione a rete Otto, dietro le quinte mi urlo' addosso maleducatamente e che disse che gli inceneritori si faranno perche' lo dice lui, punto e basta. Un assessore all'agricoltura che vuole inceneritori e pozzi di petrolio. Diamgolielo da mangiare a lui un bel piatto di insalata cresciuta dietro l'inceneritore e un bel bicchiere di vino fatto con l'uva marcia di Viggiano!

Secondo me il signor Febbo e' ignorante in materia, e non sa che in Basilciata il raccolto di olive e di uva e' DIMEZZATO da che e' arrivato il petrolio. E questo non lo dico io, ma uno studioso di economia della Bocconi, Antonio Bianco, in un convegno a Lanciano a Luglio. Che razza di assessore all'agricoltura e' uno che vuole distruggerla?

E poi vi ricordate a Rete Otto che porto' anche il Corriere della Sera con la notizia che il "petrolio non porta ricchezza alla Basilicata" e che promise che non si sarebbero avute infrastrutture petrolifere ad Ortona? Chissa, se n'e' scordato e ora pensa che invece il petrolio portera' ricchezza all'Abruzzo.

Gianni Chiodi, invece ogni volta che parla dice cose diverse e contraddittorie. Non lo sa neanche lui che pesci pigliare e in mancanza di carattere decide di fare la cosa piu' facile, sempre e comunque. A Rete Otto prima disse che il petrolio era una straordinaria opportunita' per l'Abruzzo, poi scrisse a me dicendomi che era contrario al centro oli di Ortona, poi dice che dei pozzi non restera' nulla - chissa' per quale magia - ora si decide come spartirsi i soldi.

Prova che certe volte la spina dorsale e' un optional nei nostri politici. A quello non gliene importa niente dell'Abruzzo. Invece di difenerci, ci vende.

Come diceva Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l'ha non se lo puo' dare. Io aggiungerei, ma se fai il presidente della regione e non hai gli attributi per scacciare dalla tua terra gli invasori irlandesi, americani, canadesi ed inglesi, che vogliono venire qui a derubare il tuo territorio, e ti acconenti delle briciole, e' meglio che fai un altro mestiere. I rammolliti non ci servono.

Chiodi e Febbo resteranno nella storia come i due politicucci che hanno venduto l'Abruzzo, fra mille bugie, mille inganni alla gente. Che schifo.

Cosa fare? BOMBARDARE LA REGIONE DI EMAIL. Diciamo loro che non vogliamo le estrazioni, ma invece che venga prolungata la legge regionale che vieta le trivelle in Abruzzo fino al 31 dicembre 2009. In alto a destra mettero' gli indirizzi a cui scrivere.Ovviamente questa non e' una battaglia politica per me, ma umana e io spero che per una volta gli amministratori tutti si diano una mossa e si comportino secondo coscienza.

Franco Moroni e' stato il consigliere della provincia di Chieti a cui va l'onore ed il riconoscimento di avere spinto la provincia a mandare le osservazioni contro Elsa, firmate da Enrico di Giuseppantonio. Ieri, sempre grazie a Moroni TUTTA LA PROVINCIA DI CHIETI HA VOTATO ALL'UNANIMITA' CONTRO IL PETROLIO. Il mio ringraziamento pubblico per avere spinto in questa direzione a Franco Moroni, ed anche a Enrico Di Giuseppantonio, per avere finalmente deciso da che parte stare.

Purtroppo, in questi tempi cosi drammatici, occorre fare ancora di piu', ed e' arrivata l'ora di NON AVERE PAURA a contrastare Chiodi a livello regionale. A fargli vedere che qui non siamo sudditi, ma cittadini.

Occorre che TUTTI siano uniti, non e' il tempo di guardare alla destra o alla sinistra, quanto alle persone di buona volonta' che vogliono fare la cosa giusta. Tutti i sindaci, tutti i firmatari della moratoria attuale, la chiesa, i Verdi, i cittadini, occorre che tutti lavoriamo assieme. Non c'e' alternativa. La gente e' dalla parte di chi il petrolio non lo vuole, nei fatti e nelle parole.

In tutta questa storia aleggia vagamente una figura, quella dell'assessore all'ambiente, Daniela Stati. Muta era, muta rimane. Che brutto esempio per il genere femminile.

Tuesday, August 11, 2009

Osterie in mezzo al mar



Apro il Corriere di oggi (ma ormai il Corriere e' diventato illeggibile - secondo me, nasconde tutte le notizie scomode), perche' volevo parlare dell'enorme bolla di petrolio che ha invaso l'isola d'Elba. Scopro invece che c'e' un articolo sulla costa dei trabocchi e sul fatto che quelle baracche in mezzo al mare non sono altro che dei ristoranti eccellenti di pesce nel mare, tanto decantati da Gabriele D'Annunzio.

L'articolo sulla costa dei trabocchi e' sotto Speciale Viaggi, accanto a Laos e Grecia.

In generale una pubblicita' cosi' e' un ottima idea per attirare turisti, per far conoscere la nostra costa e per farla amare un po di piu' anche a noi che la viviamo tutti i giorni. Ma non e' tutto oro quello che luccica e voglio fare tre considerazioni, dal piccolo al grande.

1) Anche quest'anno mi sono portata la busta di plastica in ogni spiaggia in cui andavo per raccogliere l'immondizia (ma non sono stata tante volte al mare, causa petrolio!) ed ogni volta la mia busta di plastica si riempiva di robaccia che non dovrebbe essere gettata in spiaggia - cicche di sigaretta dappertutto. Bisogna sforzarsi di non lasciare queste traccie dietro di noi, e cambiare i nostri gesti quotidiani: alla fine quel mare e' nostro. Non e' impossibile, basta solo farci caso e dare l'esempio a chi ci sta vicino, che buttare le cicche o qualsiasi altro rifiuto in terra, nella sabbia e' incivile.

Un giorno a San Vito ho pure bisticciato con due diciottenni che hanno mangiato la pizza e che hanno lasciato la carta nella sabbia, come se nulla fosse. Non ho potuto star zitta e gli ho detto male. Cosa gli facciamo vedere ai turisti? La spiaggia sporca?

2) Un altro pensiero e' che in tutto questo articolo del Corriere, NON SI PARLA MAI di villette, piazzette cementificate (vero comune di San Vito?), di condomini a picco sul mare. L'articolo parla di uliveti, di vegetazione fitta, di passerelle, di alberi d'olivo, di boschetti. LA GENTE VIENE PER QUESTO non per i condomini. Presidente di Giuseppantonio, qui occorre al piu presto fare un piano VERO per qusta costa teatina, e per evitarne la cementificazione nascente, come un qualsiasi viaggetto a San Vito mostra.

3) Infine, il pensiero petrolio. E' fin troppo evidente che se ci aggiungiamo le trivelle a quell'equazione quasi bucolica, di ricci, di azzurro del mare, tutti gli equilibri cambiano. Non e' giusto.

Scriviamo a quei giornalisti del Corriere e diciamo loro del pericolo che incombe. Diciamogli che fra un po' assieme a tutte quelle meraviglie della nostra costa, della nostra storia, della nostra poesia, ci saranno piattaforme marine ad allietare le serate in riva al mare.

Se avete del tempo, lasciate dei commenti sul sito del Corriere qui. Io l'ho gia' fatto, il mio commento e' in attesa di moderazione.

Per la storia del catrame nell'isola d'Elba, che i TURISTI hanno dovuto fermare, i link sono qui. Tutto questo e' successo per colpa di una petroliera che ha lavato in mare la sua cisterna di petrolio, pratica ILLEGALE ma che continuano a fare dappertutto. E se lo fanno all'Isola d'Elba, state tranquili che lo faranno anche in Abruzzo, trabocchi o non trabocchi.

Evidentemente Gianni Chiodi e Daniela Stati o non leggono i giornali oppure
non riescono a fare il salto logico della connessione fra infrastrutture petrolifiere e danni a tutto il resto che c'e' di sano.

Enrico Di Giuseppantonio, il tuo tempo di prova sta per scadere. Come l'Abruzzo intero aspetta Gianni Chiodi, cosi' la costa dei trabocchi attende l'iniziativa del presidente della provincia, Enrico di Giuseppantonio.

Il silenzio e le mezze promesse sono inaccettabili. Ci vogliono i fatti.

Friday, August 7, 2009

Disastro petrolifero in Francia


In Francia l'ennesimo disastro petrolifero: un oleodotto sotterraneo e' scoppiato vicino a Marsiglia, rilasciando zampilli di 3 o 4 metri di altezza, contaminando due ettari di terreno. Oltre 4,000 litri di idrocarburi sparsi su una riserva naturale. Il tubo era interrato a 30 centimetri sottoterra.

Ecco il video che ha mostrato Le Monde:


La riserva naturale aveva al suo interno delle specie rare. Il ministro dell'ambiente francese, Chantal Jouanno, ha detto che si tratta di un vero disastro ambientale e che occorrera' prendere provvedimenti per controllare tutti gli altri oleodotti del paese, mentre il direttore del parco, Laurent Tatin, dice che la fuga di petrolio portera' alla distruzione dell'intero ecosistema della zona.

L'oleodotto appartiene ad una ditta francese, la SPSE, Societe' du Pipeline Sud-Europeen che attraversa Francia, Svizzera e Germania.

E in Italia? Gia' nel 1994 ci fu lo scoppio di un altro oleodotto, questa volta in Valle d'Aosta,
a Borgofranco d'Ivrea, con migliaia di litri di petrolio che sommersero 5,000 metri quadrati di campi di mais e di grano, incendiandoli. L'oleodotto era della SNAM. Il fuoco divoro' mezzo ettaro di terra, la colonna di funo arrivo' a 30 metri, si sparse una forte puzza di petrolio nella zona, dovettero chiudere l'autostrada e solo per poco si evitarono danni maggiori. Il fuoco infatti non riusci' ad arrivare fino alle tubature del gas altrimenti i danni sarebbero stati molto piu' gravi.

Non sono riuscita a trovare foto di quell'incendio.

Nel 2008 scoppio' l'oleodotto NATO che porta il cherosene ad Aviano, da Pisa. Fuoriuscirono diverse migliaia di litri di petrolio e tutta l'area venne pervasa da una forte puzza di petrolio: l'assesore provinciale di Vicenza per le risorse idriche lo defini' un vero e proprio disastro ambientale.

E dove e' scoppiato questo oleodotto? A cavallo fra due fiumi e sopra la falda idrica piu' grande del Nord-Italia. Tutto fu imbevuto di cherosene, con forti minaccie alla fauna e vegetazione. Quell'acqua dava da bere a tutta la provincia di Padova e di Vicenza.

Il fatto grave fu che l’incidente accadde la mattina alle 7, ma fu segnalato alle agenzie di stampa solo alle 8 di sera, e non fu stata mobilitata la Protezione Civile.

Intanto la gente sentiva le puzze, vedeva l'acqua dei fiumi cittadini riempirsi di cherosene
e di altre macchie petrolfiere, senza sapere cosa succedeva. Infatti, ne hanno parlato in pochissimi di questa cosa, principalmente i comitati impegnati ad evitare l'allargamento della base NATO di Vicenza.

Come mai in Francia tutto finisce in prima pagina e da noi il silenzio?

Quante perdite e quanti incidenti minori accadono quotidianamente senza che il grande pubblico lo sappia?

Se riempiamo l'Abruzzo di pozzi, gli oleodotti non possiamo mica metterli per aria. Gia' me la vedo la fitta rete di tubi da Vasto a Teramo: solo per i pozzi di Ortona si parlava di un oleodotto di sette chilometri, dalla raffineria di Ortona fino al mare.

Chiodi dove sei? E il nostro asssessore all'ambiente Daniela Stati perche' non parla? In Abruzzo abbiamo 3 parchi nazionali e una miriade di riserve naturali. Come commentano i due personaggi di cui sopra l'incidente francese alla luce del fatto che la meta' dell'Abruzzo sara' riempita di pozzi di petrolio?

Mistero - meglio tapparsi occhi, naso e bocca, e dire che la gente ha le allucinazioni. Chissa' forse anche in Francia hanno tutti preso l'LSD e fra 10 anni di quello scoppio non restera' nulla.

Fonti: Reuters, Corriere della Sera, Caffe News

Thursday, June 25, 2009

Impressioni


Come potete notare la frequenza di scrittura di questo blog nelle scorse settimane e' un po diminuita. Ho veramente tantissime cose da fare, email da scrivere, posti da visitare, persone da convincere e un pochino la mia famiglia che mi reclama. Ringrazio pubblicamente Fabrizia che tanto si sta spendendo per coordinare i vari incontri e tutte le persone che finora sono state d'aiuto per i spostamenti e per l'organizzazione nei vari comuni. Grazie - senza di voi tutto sarebbe impossibile.

Intanto, qui sotto, l'elenco completo delle manifestazioni per ora. Questa sera sono a Casoli, alle 9 di sera, come da invito degli amministratori della citta'. Di tutti gli eventi, quello che piu' mi sta a cuore e' la manifestazione in spiaggia che tentativamente e' fissata per il 18 luglio a Pescara. Spero che davvero ci sia tanta gente e che sia una forte manifestazione di amore per la nostra terra e per il nostro mare.

L'impressione principale che porto via da questi primi giorni di Abruzzo e' che non si sente ancora l'urgenza dei tempi. Il primo gennaio 2010 e' dietro le porte e da allora non avremo piu' alcuno strumento utile che potra' difenderci. In questi giorni ho incontrato sia il senatore Legnini, esponente del PD che il presidente della provincia di Chieti, Di Giuseppantonio di centro-destra.

Sono stati entrambi gentili e disponibili con me, ma poi nei fatti, l'onere di portare avanti la battaglia l'hanno lasciato a me. Mi e' sembrato come se il petrolio in Abruzzo fosse un problema mio - una volontaria - e non loro - pagati profutamente per trovare le soluzioni. Come se fosse una cosa fra le tante a cui devono pensare, magari nei ritagli di tempo.

Legnini mi ha detto di pensare a cosa voglio e poi di scrivergli. Di Giuseppantonio ha promesso che sarebbe venuto a Chieti ieri e poi non si e' fatto vivo. Cosa devo pensare? Non sono mica Mandrake! Perche' chi e' preposto a trovare soluzioni sembra essere cosi' lontano dall'averne una volonta' vera? Per me la vita e' semplice: c'e' un obiettivo, si lavora per raggiungerlo.

Cosa voglio io? Che i petrolieri non vengano in Abruzzo. Semplice. Non credo di dover essere io a trovare lo strumento legislativo giusto, non sono un politico, ne' un avvocato o cose di questo genere. Non lo so come si fa, ma qualcosa deve essere fatto, nero su bianco. Qualcosa mi inventero'. Sopratutto non demordero' - sono cosi convinta della giustezza delle mie argomentazioni che continuero' a rompere le scatole a tutti. Che altro posso fare?

Intanto, da Gianni Chiodi e Daniela Stati ancora il mutismo piu' totale sul tema petrolio in Abruzzo. Che governanti inutili.

Una cosa positiva pero' ci e' stata detta dal senatore Legnini: che i motivi secondo i quali l'ENI ha deciso (temporaneamente) di non portare avanti il progetto della raffineria di Ortona sono tre: il prezzo del petrolio, le proteste del popolo e l'opposizione dei vescovi. Anche se non sappiamo la proporzione di questi tre elementi, due su tre sono dovuti al nostro impegno di cittadini. Sono sicurissima che senza tutto l'operato di noi persone e dei vari comitati locali, la raffineria sarebbe gia li a sputare veleni. Dunque occorre continuare, a lottare, a firmare, ad arrabbiarsi.

E poi, in questi giorni di pioggia intrammisto a sereno l'Abruzzo diventa piu bello. La luce e' diversa, il verde e' piu fresco, piu intenso. L'aria e' rarefatta, si vede la montagna ed il mare sembra piu' blu. In un qualsiasi altro posto del mondo questo immenso giardino in cui viviamo sarebbe protetto, amato, pubblicizzato, valorizzato, esteso.

Invece qui duole vedere le troppe schifezze dell'operato umano. Dall'immondizia gettata a casaccio ai bordi della strada, o che affiora in riva al mare, fino alla costa teatina che inizia a riempirsi di pozzi di petrolio nel mare, di cartelli "vendesi appartamenti con vista mare" o a quello scempio del porto di Ortona che mostruosamente invade il mare in un tentacolo di morte. Per non parlare di costruzioni inutilizzate e lasciate languire senza scopo, come il relitto ENI di Ortona fra le colline. Perche' nessuno pensa che lo sviluppo possa consisitere nel trasformare il costruito esistente in qualcosa di utile, di buono o magari di abbattere lo schifo inutilizzato?

Pare tutto fatto a casaccio, senza un piano, senza una linea di sviluppo, senza un progetto grande, duraturo nel tempo e fatto per il bene della gente e non di petrolieri, cementificatori, o corruttori di vario genere. Soprattutto fatto per amore, del popolo, della terra, del futuro.

E' un po cosi' in tutte le cose italiche di questi tempi, ed e' triste vedere le potenzialita' di questa nazione, di questa regione buttate al vento cosi'.


25 Giugno - Casoli ore 21 nella sede del Comune

26 Roccamontepiano - cena Emergenza Abruzzo per l'Aquila

28 Lettomanoppello ore 18.30 presso gli impianti sportivi comunali
"I Campetti" Via Collerotondo (PE)

1- 4 Luglio Sardegna Iglesias - Campagna Riforma Banca Mondiale

5 Luglio Torino di Sangro Sala Priori, ore 19-20

6 Luglio Fossacesia presso la sede del comune

8 Luglio Bucchianico conferenza 18.30 chiesetta di Sant'Antonio nel centro
storico di Bucchianico (dietro la chiesa grande di S.Urbano)

11 Luglio Basilicata

14 Luglio Mosciano, organizzata dal comune

15 Luglio Vasto

16 Luglio Fara Filiorum Petri ore 21, organizzata dal comune

18 Luglio Manifestazione in spiaggia a Pescara

Thursday, April 2, 2009

Gli inciuci dell' ENI




In questi giorni mi arrivano piu segnalazioni ed email di quanto io non possa processare. Voglio ringraziare tutti, e sperare che possiamo continuare ad essere sempre piu' numerosi. La situazione si aggrava, come riporta Prima da Noi. La piu' grande manifestazione della storia d'Abruzzo quasi sicuramente ci sara' il 16 Maggio 2009. C'e' ancora una lieve possibilita' che si svolga il 23, ma tutti cercheremo di fare del nostro meglio perche' sia il 16 Maggio a Pescara. Man mano che il tutto si delinea, ne scrivero'.

Intanto ecco cosa impariamo: Daniele Toto come spia e premio svendita dell'Abruzzo ai petrolieri diventa, quasi sicuramente il coordinatore del PdL. Ha fatto il lavoro sporco di andare a dire al governo centrale che la moratoria era anticostituzionale (secondo lui), ha fatto il suo dovere di servire i potenti ed ora gli danno il contentino. Un vero poltico che ama la gente d'Abruzzo! Se il buongiorno si vede dal mattino, il nipote di Carlo Toto "coordinera'" tutto l'Abruzzo tra le braccia delle trivelle. Il secondo classificato a questo ruole e' un tale Filippo Piccone di Celano, anche lui favorevole alle trivelle, come tutto il PdL, nonostante le parole.

Intanto, cambia la guardia anche al Corriere della Sera. Il nuovo direttore e' Ferruccio de Bortoli. Perche' questo ci interessa? Perche' il De Bortoli e' nel consiglio di amministrazione della Fondazione ENI Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI.

Di questa fondazione fanno parte tutte le societa' petrolifere italiane nate dall'ENI stessa: l'Agip, l'ENichem, la Snam, la Saipem e la Snamprogetti, responsabili di avere inquinato mezza Italia.

Sono allora andata ad indagare chi altro siede in questo consiglio di amministrazione e trovo delle cose sconcertanti: ci sono direttori di giornali, esponenti del Vaticano, di case editrici, giornalisti, professori di economia dell'ambiente! E' incredibile! SI sono parati dappertutto! C'e' pure:

L'AMMINISTRATORE DELEGATO DELL'AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA!!!

E' tutto un inciucio! Come fara' mai a parlare di noi la stampa nazionale se sono tutti amici dell'ENI? Come fara' De Bortoli a parlare di Sarroch, di Viggiano, di noi, e tutte le altre schifezze che l'ENi fa in giro per il mondo sul Corriere se poi ci si va a sedere insieme? Una vergogna.

Il consiglio di amministrazione della Fondazione Enrico Mattei e' formato da:

PAOLO SCARONI
Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali.

FERRUCCIO DE BORTOLI
Come fara' mai ad essere imparziale circondato da tutta questa gente?

RAFFAELLA LEONE
Assistente Esecutivo dell'Amministratore Delegato di Eni. Presidente della Servizi Aerei S.p.A, Vice Presidente di Eni Foundation, "MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL"AGENIZA GIORNALISTICA AGI" e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Eni Enrico Mattei. Assistente Esecutivo dell'Amministratore Delegato di Enel (dal maggio 2002 al 2005) e di Pilkington (dal 1996 al maggio 2002).

STEFANO LUCCHINI
Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione del gruppo ENI. E' docente all'ALTA SCUOLA DI GIORNALISMO presso l'UNIVERSITA' CATTOLICA DI MILANO, di cui è anche componente del Nucleo di Valutazione. Membro del CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELl'AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA. Presidente della Fondazione Benedetto XVI pro Matrimonio et Familia.


LEONARDO MAGUERI
Vice Presidente delle strategie e della programmazione per l'ENI. Autore del libro: L'era del petrolio: miti, storia, e futuro della risorsa piu' controversa del pianeta. In sostanza il tizio afferma che le riseve di petrolio non stanno finendo, ma che manca la capacita' di raffinare. Il suo messaggio? Costruiamo nuove raffinerie!


ALBERTO MEOMARTINI
Dall'aprile 1983 al 1990 è stato Direttore Relazioni Esterne dell'Eni e Assistente del Presidente dell'Eni, dal 1990 fino al 1999 ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato della Snam S.p.A.,dal maggio 2000 all'aprile 2006 ha ricoperto l'incarico di Presidente di Italgas S.p.A. Dal maggio 2003 al dicembre 2005 è stato anche Vice Direttore Generale della Divisione Gas & Power dell'Eni. Presidente di Snam Rete Gas S.p.A. Presidente dell' ISTITUTO DI ECONOMIA E POLITICA DELL"ENERGIA E DELL"AMBIENTE (IEFE) presso l'Università BOCCONI, di cui era membro del Consiglio Direttivo.


JOAQUIN NAVARRO VALLS
E' stato DIRETTORE DELL'UFFICIO STAMPA DEL VATICANO
Qualcuno dovra' spiegarmi che ci azzecca il Vaticano con l'ENI? Che vergogna.


ROBERTO POLI
Dal 1966 al 1998 è stato docente di finanza aziendale alla Cattolica di Milano. Consigliere della MONDADORI, Fininvest, Merloni Termosanitari, Coesia, Maire Tecnimont e Perennius Capital Partners SGR. È stato PRESIDENTE DELLA RIZZOLI-CORRIERE DELLA SERA e di Publitalia S.p.A.


GIULIO SAPELLI
Dal 1975 al 1981 ha lavorato presso lo IAFE, il centro di formazione e di ricerca manageriale dell'ENI. E'stato, dal 1980 al 2003, DIRETTORE SCIENTIFICO DELLA CASA EDITRICE GIANGIACOMO FELTRINELLI.

DANIELA VIGLIONE
Vice Presidente dell'agenzia giornalistica AGI, ora AMMINISTRATORE DELEGATO
DELL'AGENZIA GIORNALISTICA AGI.

Non ho parole, e' sbalorditivo:

Il Consiglio di Amministrazione dell'ENI ha espresso la volontà di dedicare il massimo impegno al sostegno e allo sviluppo dell'Agi, da 50 anni storico protagonista dell'informazione primaria in Italia.