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Monday, February 22, 2016

Uganda: l'autobus al sole



"In Uganda, we have non-stop sun. 
No other countries manufacturing vehicles are on the equator like Uganda. 
We should celebrate that, and make a business out of it."


"By launching the bus, we are saying Uganda now has the potential 
to add value in the world, especially within electric technology."


Paul Isaac Musasizi, Kiira Motors Corporation
sul primo autobus solare d'Africa


Uganda: l'autobus solare, il primo del suo genere in Africa, prodotto dalla ditta Kiira Motors e chiamato Kayoola. Il primo prototipo e' stato presentato nella capitale del paese, Kampala il giorno 16 Febbraio 2016.

Di questo autobus, una delle due batterie si puo' ricaricare direttamente dal tetto, mentre l'altra viene usata. Ogni carica dura circa 80 chilometri e necessita di un ora per essere completata. L'autobus ha 35 posti a sedere ed e' inteso per viaggi urbani.

Il CEO della Kiira Motors si chiama Paul Isaac Musasizi, ha 35 anni. E' ambizioso e coraggioso -- una specie di Elon Musk della Tesla, versione Africa. Musasizi vede questo autobus come il contributo dell'Uganda al resto del mondo. Anzi, ha detto che le reazioni di pubblico ed investitori da parte dell'intero globo sono state positive e che e' pronto alla produzione di massa. Si vuole partire con 50 autobus all'anno e piano piano passare a pick-up, camion, e anche macchine. Il costo per il prototipo e' stato di $140,000 dollari, ma le stime sono che la produzione di massa portera' all'abbassamento dei costi, a circa $45,000 dollari.

In questo momento presso la Kiira Motors lavorano 32 persone. Ma se le cose vanno per il vero giusto, si prevede che entro il 2018 la produzione di Kayoola portera' alla creazione di 7,000 posti di lavoro. Inizialmente la maggior parte dei componenti verra' da fuori i confini nazionali, ma si spera che con il passare del tempo si riuscira' a produrli in loco, in modo che tutto l'autobus sia made in Uganda.

Da dove arriva l'idea?  L'autobus e anzi l'intera Kiira Motors Corporation sono nati da un progetto all'universita' ugandese Makerere University, che e' adesso comproprietaria del brevetto e che ha anche avuto accessi a fondi governativi tramite il Presidential Initiative on Science and Technology.

Ma Paul Isaac Musasizi non vuole fermarsi all'autobus. Vuole che ogni stazione di benzina in Uganda abbia rifornimenti di energia per le macchine elettriche e che anzi l'Uganda deve seguire l'esempio del Marocco con i suoi mega-impianti al sole. Dice che avere dei trasporti efficenti sono il punto di partenza per una economia efficente e per lo sviluppo per tutti.

La gente dell'Uganda e' orgogliosa.

Tutto questo viene da un paese in via di sviluppo. Come sempre l'uomo e' piu' intelligente dei buchi.  Basta solo volerlo.

Friday, June 19, 2015

Ci avviamo verso la sesta era delle estinzioni di massa - ed e' colpa nostra




"We are now entering the sixth great mass extinction event"

“Our calculations very likely underestimate the severity of the extinction crisis. 
There are examples of species all over the world that are essentially the walking dead.”

  Paul Ehrlich, professore di biologia, Stanford University


Stiamo entrando in una nuova era di estinzioni di massa di specie animali e vegetali, in cui le specie viventi si estinguono ad un tasso che e' cento volte superiore al normale.

Lo conclude Paul Erlich professore di biologia di Stanford in uno studio appena pubblicato su Science Advances. Ehrlich non solo mostra i dati, ma invoce azioni urgenti per preservare specie in via di estinzione e i loro habitat, ricordando che il tempo fugge.

I dati parlano chiaro, e non e' neanche Erlich il primo a diffonderli: c'e' un consenso scientifico che i tassi di estinzione delle specie sono ai tassi massimi sul pianeta da quando sono scomparsi dal pianeta i dinosauri -- 66 milioni di anni fa.

Nel loro lavoro, Erlich ed i suoi collaboratori, Anthony Barnosky di Berkeley, Andrés García dell'Universita' del Messico, Robert M. Pringle di Princeton e Todd Palmer dell'Universita' della Florida, mostrano che le specie scompaiono a ritmi cento volte maggiore del normale e che se andiamo avanti cosi ci vorranno milioni di anni per recuperare i livelli di diversita' sul pianeta e che anche la specie umana potrebbe essere a rischio.

Pare catastrofico, ma i ricercatori hanno usato il conto delle specie estinte in tempi recenti con quelle di secoli fa, stimate attraverso tabulati di fossili di varie ere, ed hanno paragonato le estinzioni attuali con quelle del passato . Il risulato e' che prima della rivoluzione industriale, fra il 1600-1700 sono andate perse 22 specie in cento anni. Il numero e' aumentato sempre di piu nei secoli successivi. Fra il 1900 ed il 2010 sono andate perse 396 specie.
 
La loro conclusione? Noi umani stiamo generando uno "spasmo" globale di perdita' di biodiversita'.

Aggiungono che i loro calcoli molto probabilmente sottostimano l'urgenza della crisi perche' hanno cercato di essere il piu' prudenti possibile.  I motivi della perdite di queste specie sono l'arrivo di specie invasive, la perdita di terreno a causa di cementificazione, argricoltura, deforestazione, emissioni di CO2 e cambiamenti climatici, l'introduzione di tossine in atmosfera che alterano ed avvelenano gli ecosistemi.

Ricordano anche che uno strabiliante 41% di tutte le specie anfibie sono in pericolo, e cosi pure il 26% dei mammiferi secondo l'International Union for Conservation of Nature che tiene il conto. Erlich dice che molte sono le specie che sul pianeta sono essenzialmente degli zombie, morti viventi.

E non solo alcune specie soccombono, e' tutto l'ecosistema che cambia - il ciclo di pollinazione delle api, la purificazione delle acque dalle lagune, e questo alla fine non fara' altro che avere conseguenze negative anche sull'uomo.

Secondo Ehrlich occorrono adesso azioni forti e grandi per evitare che specie in pericolo possano aggiungersi alle liste di cui sopra, cercando di ripristinare gli habitat, evitare lo supersfruttamento dei terreni e rallentare i cambiamenti climatici. Un miracolo insomma.

Per adesso, Ehrlich spera che il suo lavoro possa aiutare a prendere coscienza di questi problemi.

Friday, February 28, 2014

Fracking: moratoria a Los Angeles

 The city of Angels


This is about neighborhood safety, envivronmental justice, 
and about common sense.

Paul Koretz, Los Angeles councilman








Ho un motivo in piu’ per amare questa citta’.

Oggi 28 Febbraio 2014 la contea di Los Angeles ha approvato all’unanimita’ una risoluzione che vieta il fracking nelle nostre citta’ finche’ non si possa dimostrare che sia una pratica e sicura per il nostro ambiente. Il sindaco Erik Garcetti ha dieci giorni di tempo per firmare la risoluzione e per trasformarla in una ordinanza.

Oltre al fracking e’ vietata la stimolazione di pozzi con acidi ed altre sostanze per aumentare il quantitativo di petrolio estratto.

Los Angeles e’ la piu’ grande citta’ d’America a vietare il fracking - per gas e per petrolio - e soprattutto e’ la prima citta’ da cui si estrae petrolio che vieta la stimolazione di pozzi.

Come si e’ arrivati a questo risultato? C’e’ stata una gran mobilitazione di cittadini, e di politici illuminati, Paul Koretz e Mike Bonin, che nulla hanno potuto contro i trivellanti.

Abbiamo tanti problemi in California di sismicita’ e sopratutto con l’acqua che non e’ sufficente per tutti – residenti ed agricoltori. Il fracking avrebbe portato ad ulteriori pericoli e dispute, visto che ci vogliono circa 10 milioni di galloni di acqua per fare fracking su un singolo pozzo – e’ cioe’ circa 40 milioni di litri.

Tutto questo e’ rimarchevole perche’ il petrolio e’ parte della storia di questa citta’ – quelle che oggi sono spiagge e posti turistici cento anni fa erano enormi campi di petrolio. E ce ne sono ancora di cavallette sparsi per la citta’, come dei relitti del passato.

C’e’ ancora molto da fare – con una moratoria per lo stato intero di California, con maggiore regolamentazione dei pozzi esistenti - ma questo mostra ancora una volta che niente puo’ fermare una cittadinanza istruita, che sa far valere i propri diritti.

Gia’ gli stati di Vermont, New York e Hawaii hanno moratorie o divieti integrali, e cosi’ pure varie citta’ sparse per la nazione.

Il giorno 15 Marzo 2014 ci sara’ una imponente manifestazione a Sacamento, per chiedere al governatore Jerry Brown di vietare il fracking in tutto lo stato di California.

E in Italia? In Italia l’acidizzazione dei pozzi va avanti da decenni, lo dicono gli stessi trivellanti – la Schlumberger, l’ENI, la Halliburton – senza neanche che i residenti lo sappiano. In alcuni casi hanno anche usato tecniche di hydraulic fracturing, in silenzio. E questo lo dicono loro, non io. Io ho solo speso del tempo per scovare i report di lorsignori dove spiegano tutto agli investitori e ai loro colleghi ma niente alla gente normale. Accade nelle province di Pisa, di Foggia, di Viterbo, di Ragusa, di Parma. Accade a Trecate, accade in Basilicata. Accade nei mari di Ombrina.

Cosa fara’ il neo ministro dell’ambiente Gianluca Galletti su questi temi?

Dobbiamo ancora aspettare Godot?


Qui sugli acidi in Italia – Foggia, Viterbo, Pisa e Parma

Qui sugli acidi in Italia – Val D’Agri

Qui sugli acidi in Italia - Ragusa

Qui sugli acidi in Italia - Trecate

Qui sugli acidi in Italia - Ombrina

Sunday, December 22, 2013

Message in a bottle - i ghiacciai si sciolgono

Interessante articolo, io abito vicino a Belluno da 40 anni a 385 metri slm ed ho visto in questi anni grandi cambiamenti, quando avevo 13-18 anni nel 1974-79 era abitudine andare a sciare o con la slitta sotto casa mia, la domenica si andava la mattina rientravo a mezzogiorno per mangiare con gli sci ai piedi e ritornavo il pomeriggio sulla nostra pista.

C'era un prato all'ombra poco piu in su che permetteva lo sci o la slitta fino a fine marzo perchà se anche non c'era neve c'era la brina .. ma mio padre mi diceva che quando era ragazzo lui la neve a Belluno cadeva moltio piu copiosa. 

Poi dagli anni '80 il livello delle nevi sciabili si è progressivamente inalzato fino a mille metri ed oltre rendendo impossibile ai ragazzi d'oggi i nostri sani divertimenti fuori casa e nel contempo tutte le stazioni di sci minori che si trovavano sui 1000-1300 metri si sono sciolte come la neve al sole.

Altro segno di cambiamento climatico nelle mie zone è che le imprese di scavo si fermavano di lavorare nei mesi di dicembre fino a marzo a causa del terreno gelato che faceva rompere le pale delle ruspe. 

Ora mi pare lavorino tranquillamente tutto l'anno almeno nella parte bassa della provincia ,i terreni non si ghiacciano quasi piu se non nei mesi piu freddi e per un stratto sempre piu sottile e non è raro vedere le talpe buttare fuori terra nei mesi invernali.

Altro caso è che l'orto mio che nel passato aveva molti mesi di innativià ne periodo invernale ora da verdura fino a novembre e a marzo si può già iniziare a mettere giu le prime verdure con una serra minimale a tunnel per le brine residue...

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C'e' un omonimo di Paul Walker di Fast and Furious alla ribalta delle cronache questi giorni.

Si tratta di un geologo calforniano 25-enne morto nel 1959 che aveva seppellito una bottiglia con un messaggio per i posteri. Non era un messaggio di amore, o gettato nel mare per vedere dove lo portavo le correnti.

La bottiglia era stata fissata sotto alcuni sassi a circa cinquanta metri da un ghiacciaio nell'Artico. Il messaggio all'interno chiedeva a chi lo trovava di misurare la distanza della bottiglia dal ghiacciaio ai tempi del ritrovamento e di fare un paragone.

Gia' da allora si sospettava infatti che la temperatura del pianeta andava innalzandosi e che i ghiacciai si scioglievano.

Passano quasi 55 anni e la bottiglia viene trovata l'estate scorsa da un biologo canadese, Warwick Vincent.

Il risultato? Il ghiacciaio e' ora a 120 metri dalla bottiglia.

Il ghiacciaio e' indietreggiato di settanta metri in 55 anni.

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E ovviamente non ci sono solo le nostre Alpi o l'Artico. E' un fenomeno globale. Qui invece il Pakistan e le previsoni che entro il 2035, il ghiacciaio piu' grande del Pakistan, il Siachen Glacier si sciogliera'.


“We have to save our water resources because there will be no life without them.”








Sunday, November 17, 2013

Paul McCartney scrive a Putin per il rilascio degli attivisti di Greenpeace










Dear Vladimir,

I hope this letter finds you well. It is now more than ten years since I played in Red Square, but I still often think about Russia and the Russian people.

I am writing to you about the 28 Greenpeace activists and two journalists being held in Murmansk. I hope you will not object to me bringing up their case.

I hear from my Russian friends that the protesters are being portrayed in some quarters as being anti-Russian, that they were doing the bidding of western governments, and that they threatened the safety of the people working on that Arctic oil platform.

I am writing to assure you that the Greenpeace I know is most certainly not an anti-Russian organisation. In my experience they tend to annoy every government! And they never take money from any government or corporation anywhere in the world.

And above all else they are peaceful. In my experience, non-violence is an essential part of who they are.

I see you yourself have said that they are not pirates - well, that's something everybody can agree on. Just as importantly, they don't think they are above the law. They say they are willing to answer for what they actually did, so could there be a way out of this, one that benefits everybody?

Vladimir, millions of people in dozens of countries would be hugely grateful if you were to intervene to bring about an end to this affair. I understand of course that the Russian courts and the Russian Presidency are separate. Nevertheless I wonder if you may be able to use whatever influence you have to reunite the detainees with their families?

Forty-five years ago I wrote a song about Russia for the White Album, back when it wasn't fashionable for English people to say nice things about your country. That song had one of my favourite Beatles lines in it: "Been away so long I hardly knew the place, gee it's good to be back home."

Could you make that come true for the Greenpeace prisoners?

I hope, when our schedules allow, we can meet up again soon in Moscow.

Sincerely yours,

Paul McCartney


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Qualche giorno fa, il 14 Novembre 2013, Sir Paul McCartney ha scritto una lettera personale sul suo blog indirizzata al presidente Vladimir Putin. Nella lettera si chiede il rilascio degli Arctic 30 e cioe' i 28 attivisti di Greenpeace International e di due giornalisti freelance che sono stati arrestati un paio di mesi fa per protestare in modo del tutto pacifico contro le trivelle in Artico. 

Gli Artic 30 si trovano in un carcere di San Pietroburgo e sono o sono stati accusati di "pirateria" e di "hooliganism" dopo le loro dimostrazioni su una piattforma della Gazprom di Russia nel Pechora Sea.

Il reato di "pirateria" in Russia e' condannato con una pena di 15 anni.

Dal canto suo, la Gazprom ha in progetto di iniziare la produzione di petrolio nel primo quadrimestre del 2014 in un'area dell'Artico di Russia che contiene tre riserve naturali.

Ecco qui la lista dei nomi degli Artic 30. C'e' anche un italiano:


Crew Peter Henry Willcox
Nationality: American
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Miguel Hernan Perez Orzi
Nationality: Argentinian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Camila Speziale
Nationality: Argentinian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Colin Russell
Nationality: Australian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Ana Paula Alminhana Maciel
Nationality: Brazilian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Philip Ball
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Freelance videographer Kieron Bryan
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Alexandra Harris
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Frank Hewetson
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Anthony Perrett
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Iain Rogers
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Alexandre Paul
Nationality: Canadian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Paul D Ruzycki
Nationality: Canadian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Faiza Oulahsen
Nationality: Dutch
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Mannes Ubels
Nationality: Dutch
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Anne Mie Roer Jensen
Nationality: Danish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Sini Saarela
Nationality: Finnish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Francesco Pisanu
Nationality: French
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Cristian D'Alessandro
Nationality: Italian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Jonathan Beauchamp
Nationality: New Zealand
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew David John Haussmann
Nationality: New Zealand
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Tomasz Dziemianczuk
Nationality: Polish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Roman Dolgov
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Freelance photographer Denis Sinyakov
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Andrey Allakhverdov
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew (Name withheld on request)
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Dima Litvinov
Nationality: Swedish / American (dual citizenship)
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Marco Weber
Nationality: Swiss
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Gizem Akhan
Nationality: Turkish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Ruslan Yakushev
Nationality: Ukrainian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Per il loro rilascio si sono mobilitate diverse persone ed associazioni, fra cui il Premio Nobel per la Pace  Adolfo Pérez Esquivel, Amnesty International, Human Rights Watch e anche l'attore Ewan McGregor. Finora Greenpeace ha raccolto circa 640,000 firme in favore degli Artic 30.

Di qualcuna di queste persone so qualcosa perche' ne ho letto sulla stampa. Ad esempio, Dima Litvinov vive in California e tutta la sua famiglia, da tre generazioni, e' stata arrestata per proteste civili, in Russia prima e dopo la guerra. Suo padre e' stato in Siberia per avere protestato l'invasione russa della Cecoslovacchia. 

La storia di Christian, italiano, invece e' qui, da Repubblica.

Io non so cosa spinga queste persone a lasciare tutto e ad andare in Russia a protestare contro le trivelle della Gazprom. So solo che a loro va tutto il mio rispetto e la mia gratitudine, perche' ci vuole molto coraggio, perche' e' grazie a loro che adesso il tutto il mondo si parla delle trivelle in Artico, perche' e' bello che ci siano degli idealisti.

Se non loro, chi ci sarebbe andato a protestare in Artico?

Ovviamente la domanda e' sempre la stessa, dove sono le persone famore importanti d'Italia a chiedere il rilascio degli Artic 30?

Berlusconi - per dirne una a caso -  non era forse un grande amico di Putin?
Perche' non lo chiama?

E Jovanotti, per dirne un altro a caso, perche' non fa opera di pubblicita' a favore degli Artic 30, oppure e' troppo impegnato a contare i soldi dell'ENI?

Nonostante le sue manie di grandezza, dubito fortemente che Rocco Papaleo sia conosciuto in Russia, ma chissa' che non abbiano visto anche loro il Festival Di San Remo!!!

La mia domanda pero' e' sempre piu' grande del singolo episodio.

Dove sono tutti gli artisti d'Italia - a parte i casi eroici del Commissario Montalbano per esempio - a levare la propria voce contro gli scempi al territorio, che sia in Russia, che sia a Napoli, che siano trivelle, che siano veleni?


Dove sono i Paul Mc Cartney, i Robert Redford e le Darryl Hannah d'Italia?






Sunday, July 28, 2013

La Medoilgas a Malta

Non contenta di voler venire prepotentemente a trivellare l'Italia e in particolare i mari d'Abruzzo con il mostro Ombrina Mare, la MOG decide di espandersi verso Malta.


 

La localita' scelta e' Marsascala, citta' di mare, e la foto sopra e' vera. Si vuole qui trivellare un pozzo in acque profonde in una zona di mare chiamata "Area 4".

Per ora davanti a Marascala c'e' una "solo" una piattaforma perliminare mobile, dal nome "Paul Romano", appunto specializzata per la ricerca di petrolio in acque profonde. Per Marsascala (nella mappa sulla destra) si programma di arrivare a circa 450 metri sotto il livello del mare, per l'esplorazione di giacimenti a circa 2,500 metri di profondita'.

Ci si aspetta di trovare circa 110 milioni di barili di petrolio - che, per dare un idea di quanto petrolio sia, e' quanto basterebbe all'Italia per circa 2 mesi e mezzo di fabbisogno nazionale.

Il pozzo permanente si chiamera' Hagar Qim e se tutto va bene, le trivellazioni permanenti inizieranno a fine anno.

La Paul Romano ha pero' gia' avuto i suoi guai: il giorno 7 Giugno 2013 si era ribaltata nel porto mentre che si cercava di zavorrarla nel porto di Valletta. Ci fu un forte boato, un po di materiale fini' a mare, arrivarono pure i pompieri, ma per fortuna non si fece male nessuno.


L'Area 4 fu gia' esplorata dalla Amoco nel 1993, che aveva trivellato un pozzo esplorativo detto Tama1. Il petrolio era poco e non commercializzabile.

Ora ci riprova la Medoilgas, nostra amica.



In realta' attorno a Malta molte sono le concessioni petrolifere che il ministro delle infrastrutture
Joe Mizzi e quello dell'energia Konrad Mizzi vogliono aprire, in quelle che sono chiamate Aree 1, 2, 3, assieme alla Cairn, ditta australiana.

L'area 3 sorge fra Malta e il canale di Sicilia e potrebbero sorgere problemi di confini con l'Italia, e infatti il problema di come tracciare la separazione fra i due mari nazionali va avanti da tanto tempo.

Della serie: di chi e' quel mare?

Chi ha il diritto di bucarlo, o di prendersi il petrolio estratto? 

Gia' nel 2011 c'erano state proteste quando Malta lottizzo' le sue acque territoriali per trivelle, e viceversa quando lo fece l'Italia. 

In particolare Malta si lamento' quando l'Italia rilascio' concessioni attorno a Pantelleria, Linosa e Lampedusa, che Malta considera acque proprie territoriali.

D'altro canto, l'Italia si lamento' per le proposte trivelle maltesi nelle acque del mar Ionio a sudest della Sicilia e che l'Italia considera proprie.

E cosi, venne fuori la proposta di "trivelle congiunte" italo-maltesi, in realta' proposta mai concretizzata.

Domande: ma i residenti italiani - siciliani, panteschi e lampedusani lo sanno tutto questo? Lo sanno i maltesi?

E se invece decidessimo, tutti assieme, di lasciare perdere mostri traballanti a bucare a vari chilometri sotto la crosta terrestre e ci dedicassimo - che so - al turismo oil-free?

Sarebbe tanto una brutta idea?

Il summit Italo-Maltese sulle trivelle si svolgera' il 30-31 Ottobre a Roma.



 


Wednesday, July 25, 2012

Il fracking e i neonati


Protesta nazionale davanti al Congresso USA, Sabato 28 Luglio 2012



Ogni tanto vengono fuori altri dati sul perche' il fracking, fra i mille motivi, non porti niente di buono alle comunita' interessate.

 Elaine Hill dell'Universita' di Cornell, nel New York State ha deciso di esaminare la correlazione fra
la salute dei neonati e l'esposizione delle mamme ai gas tossici collegati al fracking.

Analizzando il registro nascite fra il 2003 ed il 2010, e le distanze dal luogo di residenza delle mamme dai centri di fracking e' riuscita a trovare che

1. Le madri che vivevano a circa 1.5 miglia dai pozzi di gas o meno, avevano figli con il 25% di probabilita' in piu' di essere sottopeso;

2. Le madri che vivevano a circa 1.5 miglia dai pozzi di gas o meno, avevano il 17% di probabilita' in piu' di avere figli con problemi di apprendimento, difficolta' visive e problemi respiratori come l'asma.

Elaine Hill ha discusso questi suoi risultati nell'articolo che dal titolo "Unconventional Natural Gas Development and Infant Health; Evidence from Pennsylvania" che sta finendo di scrivere.

Ma i motivi sul perche' dire no al fracking sono tanti : l' acqua, aria inquinati sono ncivi per tutti non solo per i neonati.

Allora, il 28 Luglio 2012 ci sara' una protesta nazionale anti-fracking a Washington DC con varie persone coinvolte nel movimento USA anti-fracking.

Ci saranno Josh Fox di Gasland, ci sara' Bill McKibben, quello di 350.org.

Ci saranno Mark Ruffalo, attore, Margot Kidder, la fidanzata di Superman nei film degli anni '80.

Ci saranno 130 organizzazioni nazionali che chiederanno al governo di vietare questa pratica al Congresso, e alle potenti lobby dell'American National Gas Alliance e all'American Petroleum Institute, che guarda caso, hanno i loro uffici proprio davanti al Congresso - per "convincerli" meglio.

La cosa interessante e' che all'inizio della protesta ci sara' anche una cerimonia religiosa di varie fedi, ebrei, cristiani, musulmani incluse "the Shalom Center" e the "Interfaith Moral Action on Climate", rabbini, iman e suore, tutti a chiedere che il fracking venga bannato.

Infine esiste un gruppo detto "Artists against fracking" a supporto di questa e di mille altre inziative contro il fracking, che include:

Paul Mc Cartney
Hugh Jackman
Yoko Ono
Liv Tyler
Salman Rushdie
Uma Thurman
Tim Robbins
Julianne Moore
Lady Gaga
Jeff Koons
Rosario Dawson

e altri artisti piu' o meno noti in Italia che hanno deciso di usare la propria notorieta' per qualcosa di buono. Con buona pace di Rocco Papaleo, che, piccolo piccolo, invece e' seduto a casa a contarsi i quattrini dell'ENI.



Saturday, January 22, 2011

Sabino Bufo e la coerenza


Per chi viene dal blog di Grillo, qui il post sulla Sardegna.

Questo e' blog e' dedicato alla denuncia di danni ambientali perpetrati da ENI e da petrolieri in tutta Italia. Viene scritto da Los Angeles dove sono docente universitario. Non voglio niente. Faccio tutto questo perche' non posso accettare che ENI e compari pensino di poter distruggere la nostra penisola e restare impuniti, con l'assenso di politici ignoranti e servili.
Almeno che si vergognino un po.



Mi vengono inviati due filmati di Sabino Bufo, un professore ordinario di chimica agraria presso l'universita' di Potenza. Il primo e' in relazione ad un convegno svoltosi a Potenza in data 15 Gennaio 2011 e sponsorizzato dall'Universita' dalla Basilicata, l'altro in merito alla sua apparizione al TG3 lucano per commentare lo stesso convegno.

Il tema del suo intervento era "la complessita della composizione del petrolio" e dell'impatto che questo materiale ha sull'ambiente, e sulla salute dell'uomo.

Ci si riferisce alla presenza di zolfo che e' dannoso alla salute dell'uomo, "come riferito dalla professoressa Albina Colella".

In realta' quelle slide della professoressa Colella erano tutte mie (pari pari - stendiamo un velo pietoso) per cui mi sento chiamata direttamente in causa.

Il prof. Bufo fa una lunga disquizione, e parla di tumori in relazione a mutagenesi e teragenesi e tumori. Deve ammettere anche lui che ci sono effetti tossici negli organismi acquatici e nella catena alimentare, che i dervati del petrolio sono "potenzialmente tossici" e che con la lavorazione e l'arrivo in superficie del petrolio possono crearsi sostanze ancora piu pericolose di quelle che erano sottoterra.

Conclude dicendo, riferendosi al petrolio, che:

con l'impatto in ambiente e quindi con l'azione del sole e dell'aria si formano sostanze tossiche per le quali bisogna prendere precauzioni molto piu' importanti

Interessante pero' che poi va al telegiornale a dire che

non sappiamo nulla di quello che e' l' impatto delle perforazioni petrolifere sulla qualita' della vita in generale
.

Il convegno lo sentono in 100, il tg tutta la Basilicata.

Nella mia opinione, il messaggio che passa al popolo e' che il professore ha detto che non si sa, per cui andiamo avanti.

Dal curriculum pubblico di questo Bufo viene fuori che e' stato un impiegato dell'ENI, negli anni '80. Cosi dice il suo CV:

Researcher at ASSORENI and ENIRICERCHE, the Association among Companies of ENI Industrial Group (National Petroleum Company - Holding) for Research Development and Planning (1982-1984).

Interessante e' che adesso sia parte del dipartimento di agricoltura, foreste e dell'ambiente, e che sia un esperto di soil remediation, cioe' come ripulire il territorio dall'inquinamento.

La mia domanda e': dov'era il professor Bufo 20 anni fa a parlare di effetti teragenesi, di tumori e di mutagenesi ai suoi concittadini?

Dov'era lui a fare le battaglie per la sua gente? O almeno a spiegare queste cose al popolo lucano? Dove erano lui e tutti questi altri professori lucani PRIMA?

Perche' Bufo e gli altri dell'Universita' della Basilicata non hanno fatto la loro parte per EVITARE che la Basilicata diventasse un campo petrolifero? Perche' non fanno la loro parte ADESSO per evitare la proliferazione di altri centri oli, di altri pozzi?

Perche' non dicono una parola sulla stampa a favore di Bolognetti?

Perche' non dicono niente sulla stampa del responsabile di tutto cio' - l'ENI?

Ad esempio, non mi risulta che l'Universita' della Basilicata abbia preso posizioni pubbliche sulla questione del pozzo di petrolio dietro l'ospedale che l'ENI voleva costruire a Marsicovetere, o sull'inquinamento della diga del Petrusillo, o sulla sorgente dell'Acqua di Calvello.

E non mi venissero a dire che "non si sapeva" o che "non ci si puo' mettere contro l'ENI".

Si sa tutto. Si puo' tutto. Basta volerlo e dedicarcisi anima e corpo, senza paura.

E' troppo facile cosi, e come dico sempre, uno che sta all'universita' ha il dovere morale di fare le cose buone per la comunita' in cui vive, come ce l'hanno i medici, i preti. Come in realta' ce l'hanno tutti.

Un'abbraccio a tutti quelli della OLA, gli unici che invece la coerenza ce l'hanno da vendere.



Sabino Bufo In TV:


Sabino Bufo al convegno:

Friday, October 30, 2009

L'ignoranza



Come ho gia' detto tante volte questo blog non si propone di risolvere tutti i problemi d'Abruzzo o d'Italia. Non ne ho il tempo, l' energia. Questo blog e' nato come uno strumento per aiutare a spiegare agli Abruzzesi che trivellare la regione Abruzzo a destra e a manca e' folle, e che di Abruzzo verde non restera' niente se invece perseguiamo l'Abruzzo nero.

Strada facendo mi sono incappata in vari personaggi della poltica abruzzese, e posso dire con tristezza, ma con verita', che purtroppo la stragrande maggioranza di loro dal presidente della regione fino a molti altri politcucci locali sono ignoranti delle stesse discipline per le quali dovrebbero invece guidarci. La classe politica d'Abruzzo, in generale, non conosce l'inglese, non sa come si vive altrove, spesso non e' neanche laureata, non e' aperta ad un dialogo onesto con i cittadini, e non sa che mentre sono li a discutere di cose effimere il mondo ci e' scappato avanti - in ricerca, ambiente, tipo di industrializzazione, idee, e valorizzazione dei giovani.

Si bada troppo spesso a titoli, forma e apparenza piuttosto che ai fatti veri. Nessuno ha una vera visione di cosa vuole fare, e soprattutto nessuno ha la forza morale di *perseguire* il suo obiettivo. In una parola, io personalmente li trovo ignoranti e provinciali.

Una di queste persone e' Daniela Stati. Non si sa che titoli abbia. In cosa e' laureata? Cosa ne sa lei dell'ambiente? Cosa ha fatto prima di arrivare in regione per meritarsi la posizione che ha? Lei lo sa cos'e' l'idrogeno solforato?

La diossina? Lo sa che in California non esistono inceneritori? Lo sa che chi ci vive vicino si ammala con maggiori probabilita' di tumori?

Lo sa che a San Francisco, citta' con 4 milioni di abitanti, reciclano oltre il 70% della monnezza che producono ed hanno zero inceneritori?

Ovviamente non lo sa.

Daniela Stati, e' un assessore muto per il petrolio, perche' le e' comodo a lei. Oggi la novita' e' che la su citata e' andata a Rimini per dire ai riminesi che lei ha questa bella proposta per costruire anche per l'Abruzzo un igenico "termovalorizzatore". Mica l'e' andato a dire a Pescara o a Avezzano, no l'e' andata a dire a Rimini.

Come detto, non voglio trasformare questo blog in un punto di lotta ai "termovalorizzatori" ed esco dal tracciato petrolio solo perche' sono profondamente indignata e allibita che questo assessore all'ambiente muta sul petrolio ora invece va in giro a proclamare gioiosamente di questo "termovalorizzatore". L'unica scusante e' che assieme a Gianni Chiodi e come per il petrolio siano ignoranti in materia.

Intanto, iniziamo a chiamare le cose con il proprio nome. Un termovalorizzatore e' un INCENERITORE da cui esce diossina, un cancerogeno. In inglese non esiste nessuna parola equivalente. Come per il "centro oli" ci si inventa una parola delicata per coprire un'altro sistema di morte. Oil center non esiste. E nemmeno "thermo-value".

Si chiama incinerator e basta.

Un inceneritore emette: diossina, particelle fini, vanadio, manganese, cromo, nickel, arsenico, mercurio, piombo, cadmio, furani, solfati. Le particelle piu' fini non posso essere fermate da alcuna tecnologia moderna. Queste sostanze possono essere cancerogne anche a basse quantita'. Le ceneri prodotte da un inceneritore devono essere stoccate da qualche parte, spesso in altre discariche ad hoc. Un inceneritore dura in genere per 30 anni. Abbisogna di immondizia per funzionare, e dunque le persone saranno invogliate a incenerire piuttosto che a reciclare. Costa piu' energia costruire un inceneritore che tutta l'energia che ne ricaverai.

Nel 2008 circa 33,000 dottori, chimici ambientali e tossicologi scrissero una lettera al parlamento europeo esprimendo la propria preoccupaizone di persone esperte ed indipendenti al proliferare di inceneritori e per l'insorgere di malattie correlate.

Puo' dirci la Stati quali abruzzesi ha consultato per installare l'inceneritore? Qual'e' il suo programma? Lo mettiamo a Lanciano? A Vasto? A un chilometro da casa sua? Chi lo costruira'? Che ne sara' della raccolta differenziata? Che tecnologia usera'? Chi vigilera'?

Ora io gia lo so che uno potrebbe dire: la raccolta differenziata non basta. Sono d'accordo, se ne fa poca. E perche' allora non incentivarla? Perche' non spiegare alla gente che o recicli, riduci, riusi oppure non se ne esce piu'?

E per una volta, non bisogna nemmeno andare troppo lontano. Basta guardare cosa succede gia' in tutti i comuni in cui e' stata installata la raccolta differenziata porta a porta. In alcuni comuni si e' arrivato al 60% nel giro di un anno. In provincia di Treviso sono passati dal 27% di monnezza reciclata nel 2000 al 75% nel 2006 e con notevoli risparmi per i comuni coinvolti.

Qui a Los Angeles volevano mettercelo un inceneritore, verso la fine degli anni ottanta. Scelsero un sito abitato da gente povera. Anche qui la scusa era che e' impossibile convincere pesone poco istruite, immigrati messicani a fare la raccolta differenziata. La comunita' si ribello', il comune dovette ripensarci e nel giro di pochi mesi erano tutti a fare la raccolta differenziata. L'inceneritore non venne mai costruito. Produciamo sempre troppa immondizia qui in America, ma almeno qui in California siamo al 60% di recupero. In uno stato di 37 milioni di persone con zero inceneritori.

Nel 1990 negli USA c'erano 186 inceneritori. Nel 2007 sono scesi a 89.
Nel 1988 c'erano 6200 inceneritori di rifiuti ospedalieri. Nel 2003 sono scesi a 113.

Fra il 1996 e oggi non sono stati costruiti nuovi inceneritori.

San Francisco ha detto di voler diventare citta' a zero rifiuti entro il 2020. Los Angeles entro il 2030. A San Francisco reciclare e' obbligatorio. C'e' la pubblicita' ovunque sul come si fa e perche' si deve fare.

In cima ho messo il link ad una bellissima presentazione di un professore di New York, Dr. Paul Connett sul zero waste. E' facile da capire, interessantissimo e geniale nella sua semplicita'. Mette ispirazione e fa veramente venire la voglia di un mondo migliore.

Per fare politica ambientale, che si tratti di petrolio o di monnezza ci vuole amore, coraggio, intelligenza, lungimiranza, visione a lungo termine, creativita'.

Daniela Stati e Gianni Chiodi, purtroppo per noi di queste qualita' non ne hanno quasi nessuna.

Fonti: Paul Connett - Zero Waste