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Sunday, August 27, 2017

L'Italia e Malta e la disputa infinita sulle trivelle fra Sicilia e Libia


In arancio la zona contesa fra Malta e Italia


 Le aree 1-7 secondo le definizoni del governo di Malta


 L'area marina C secondo le definizioni del governo d'Italia

Le aree 1,2,7,5 di Malta si sovrappongono a quelle dell'area marina C d'Italia


 
Medina Bank 1



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Gli interrogativi arrivano dalla stampa di Malta, e dalla stampa di Malta sono state anche smentite.
 
Il rappresentante italiano presso il parlamento europeo Mario Borghezio il giorno 31 Maggio 2017 aveva posto una interpellanza presso l'Europa sul presunto patto Malta-Italia con il quale Malta avrebbe ceduto i suoi diritti esplorativi nel Canale di Sicilia all'Italia, con in cambio l'Italia prendendosi una maggior quota di migranti nel Mediterraneo.

Borghezio dice che secondo indiscrezioni l'accordo sarebbe stato eseguito fra Matteo Renzi, allora primo ministro, e Joseph Muscat,  primo ministro di Malta, nel 2016. Muscat fra l'altro e' anche indagato negli scandali delle Panama Papers.

In realta' c'erano gia' state illazioni varie nel 2016 con speculazioni e commentari, specie dal mondo petrolifero.

Il giorno 17 Agosto 2017 la commissione europea risponde: non c'e' stato alcun accordo su migranti in cambio di petrolio fra Malta e Italia.

Questo episogdio pero' ci da l'opportunita' di rivisitare questo contenzioso fra le due nazioni, che lottano per bucare i gia' martoriati mari del Mediterraneo.

La disputa fra Italia e Malta sulle trivelle sicule va avanti da tanto tempo.

Gia' nel 2012 si eseguivano summit, meeting informali e convegni per decidere come spartirsi la petrol-monnezza. A quel tempo i prezzi erano ancora elevati, e davvero la speculazione sarebbe stata ottimale.

Il primo petrol-summit Italia-Malta si svolse a Roma alla fine di Ottobre 2013 con industriali, accademici e politici sul futuro delle riserve vicino alla Libia. Dietro questo summit, prima e anche dopo, dispute territoriali.


Ma non e' ben chiaro se queste riserve siano veramente di Malta o dell'Italia o della Libia.

Nel 2007 Malta firma un accordo petroliferon con la Heritage Oil, ditta minore con sede a Londra.
Avrebbero trivellato i lotti 2 e 7 attorno a Malta, in un'area detta Medina Bank 1, dove gia' la Texaco aveva cercato petrolio nel 1980 su autorizzazione del governo maltese, scatenando gia' allora l'ira della Libia. Medina Bank e' infatti non lontana dalle coste libiche.

Nel 2011 l'Italia si assegna lotti di trivelle marine in zone che Malta considera propri attorno a Pantelleria, Linosa e Lampedusa. 

Malta scrive una lettera di protesta ufficiale al governo italiano dell'epoca, e come ripicca, pubblica una offerta di concessioni petrolifere nei mari dello Ionio che l'Italia considerava propri.

Mostra interesse anche l'ora defunta Mediterranean Oil and Gas, titolare di Ombrina Mare.

L'Italia si lamenta che le azioni di Malta andavano contro lo spirito della convenzione del 1982 dell'ONU sui mari, in cui tutte le nazioni si impegnavano a soluzioni condivise nella spartizione di acque marine.

Nel 2012 l'Italia raddoppia, auto-assegnandosi lotti fra la Sicilia e la Libia, anche questi mari che Malta considera propri. Chi ha fatto tutto questo?

Il nostro beneamato Corrado Passera, a suo tempo ministro per lo sviluppo economico. Con un decreto ministeriale creo' la zona marina C, un area grande quanto i due terzi della Sicilia e che Malta appunto considera sua. Questa zona marina C come definita dall'Italia, copre l'area 2 e gran parte delle aree 1, 3 e 7 secondo le definizioni di Malta. 

L'impasse e' durata a lungo, e dopo summit, discussioni, il crollo della Libia, la fine di Gheddafi e sopratutto calo del prezzo del petrolio, alla fine del 2015 si e' deciso di sospendere le operazioni petrolifere nell'area in modo "preliminare". 

Quante cose che facciamo in nome del petrolio? Veramente era il caso di farci una questione internazionale con le trivelle attorno a ... Pantelleria e Lampedusa? 

Comunque, anche se e' una soluzione zoppicante, questa del divieto temporaneo, alla fine un merito l'hanno avuto tutti questi litigi: fra i tre litiganti, Italia, Libia e Malta, l'ambiente ne ha beneficiato, con le trivelle fermate, speriamo, ancora a lungo.








Monday, August 8, 2016

Scozia: la tempesta spazza via la piattaforma petrolifera che arriva in spiaggia

Isola di Lewis, Prima e Dopo

Update 23 Maggio 2017: 
 Il costo per le operazioni di rimorchio della piattaforma sono stati
di 400mila sterline

In totale tutta la faccenda e' costata 17 milioni di sterline alla Transocean 
 Circa 53,000 litri di diesel sono finiti in mare.


Update 11 Agosto 2016: 
la piattaforma staccatasi e andata a zonzo nel mare attorno all' isola di Lewis
con tutte le sue 17mila tonnellate di ferrami, perde diesel.
 Non si sa quanto, ma c'e' fermento perche' l'area e' di pesca e di turismo
e non di relitti petroliferi.


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Eccoci qui.

La BBC riporta che 17mila tonnellate di ferrame petrolifero con piattaforma compresa si sono spiaggiate in localita' Dalmore, vicino ad un cimitero, e fra i surfisti. Siamo lungo le coste delle Western Islands dei mari del Nord. 

La piattaforma era al traino di un rimorchiatore detto Alp Forward e il cavo di collegamento si e' staccato. Il nome della piattaforma e' Transocean Winner, e' carica di diesel -- circa 280 tonnellate -- e non ha retto alle intemperie. 

Dove andava questa piattaforma? Dalla Norvegia a Malta. Qui sarebbe stata dismessa e rottamata.

I residenti di Dalmore sono stupefatti - l'area e' nota per le spiaggie sabbiose dove i surfisti amano calcalcare le onde. La visuale e' del tutto inusuale.  Adesso ci si organizza per portare via la piattaforma vagante, ma il governo scozzese ha solo un rimorchiatore per le unita' portuali: i mezzi di emergenza erano a 14 ore di distanza.

Intanto, a riva si potevano vedere fumi innalzarsi mentre le onde continuavano ad infrangersi contro il ferrame.

Per fortuna non si e' fatto male nessuno e, pare, niente petrolio e' finito in mare. 

Sunday, July 28, 2013

La Medoilgas a Malta

Non contenta di voler venire prepotentemente a trivellare l'Italia e in particolare i mari d'Abruzzo con il mostro Ombrina Mare, la MOG decide di espandersi verso Malta.


 

La localita' scelta e' Marsascala, citta' di mare, e la foto sopra e' vera. Si vuole qui trivellare un pozzo in acque profonde in una zona di mare chiamata "Area 4".

Per ora davanti a Marascala c'e' una "solo" una piattaforma perliminare mobile, dal nome "Paul Romano", appunto specializzata per la ricerca di petrolio in acque profonde. Per Marsascala (nella mappa sulla destra) si programma di arrivare a circa 450 metri sotto il livello del mare, per l'esplorazione di giacimenti a circa 2,500 metri di profondita'.

Ci si aspetta di trovare circa 110 milioni di barili di petrolio - che, per dare un idea di quanto petrolio sia, e' quanto basterebbe all'Italia per circa 2 mesi e mezzo di fabbisogno nazionale.

Il pozzo permanente si chiamera' Hagar Qim e se tutto va bene, le trivellazioni permanenti inizieranno a fine anno.

La Paul Romano ha pero' gia' avuto i suoi guai: il giorno 7 Giugno 2013 si era ribaltata nel porto mentre che si cercava di zavorrarla nel porto di Valletta. Ci fu un forte boato, un po di materiale fini' a mare, arrivarono pure i pompieri, ma per fortuna non si fece male nessuno.


L'Area 4 fu gia' esplorata dalla Amoco nel 1993, che aveva trivellato un pozzo esplorativo detto Tama1. Il petrolio era poco e non commercializzabile.

Ora ci riprova la Medoilgas, nostra amica.



In realta' attorno a Malta molte sono le concessioni petrolifere che il ministro delle infrastrutture
Joe Mizzi e quello dell'energia Konrad Mizzi vogliono aprire, in quelle che sono chiamate Aree 1, 2, 3, assieme alla Cairn, ditta australiana.

L'area 3 sorge fra Malta e il canale di Sicilia e potrebbero sorgere problemi di confini con l'Italia, e infatti il problema di come tracciare la separazione fra i due mari nazionali va avanti da tanto tempo.

Della serie: di chi e' quel mare?

Chi ha il diritto di bucarlo, o di prendersi il petrolio estratto? 

Gia' nel 2011 c'erano state proteste quando Malta lottizzo' le sue acque territoriali per trivelle, e viceversa quando lo fece l'Italia. 

In particolare Malta si lamento' quando l'Italia rilascio' concessioni attorno a Pantelleria, Linosa e Lampedusa, che Malta considera acque proprie territoriali.

D'altro canto, l'Italia si lamento' per le proposte trivelle maltesi nelle acque del mar Ionio a sudest della Sicilia e che l'Italia considera proprie.

E cosi, venne fuori la proposta di "trivelle congiunte" italo-maltesi, in realta' proposta mai concretizzata.

Domande: ma i residenti italiani - siciliani, panteschi e lampedusani lo sanno tutto questo? Lo sanno i maltesi?

E se invece decidessimo, tutti assieme, di lasciare perdere mostri traballanti a bucare a vari chilometri sotto la crosta terrestre e ci dedicassimo - che so - al turismo oil-free?

Sarebbe tanto una brutta idea?

Il summit Italo-Maltese sulle trivelle si svolgera' il 30-31 Ottobre a Roma.



 


Tuesday, September 11, 2012

Dimmi con chi vai...


...


There's no one who wants this over more than I do. I would like my life back.

Tony Hayward 2010

e si, vallo a dire a quelli che nel golfo del Messico ci vivono...





Tony Hayward e' il responsabile numero uno dello scoppio nel golfo nel Messico. A suo tempo era infatti l'amministratore delegato della BP e fece una gaffe dopo l'altra, affermando, impassibile che era stanco delle polemiche all'indomani dello scoppio nel golfo del Messico e che avrebbe tanto voluto che non fosse mai successo perche' "rivoleva la sua vecchia vita indietro".  E poi il giorno dopo e' volato in Inghilterra a fare un tranquillo giro in barca.

Continuava a ripetere che il suo obiettivo era di soddisfare gli azionisti non di salvare il mondo, che il petrolio disperso era poco in confronto all'acqua del mare (!), che non era pericoloso usare i dispersanti, che avevano a cuore anche i "little people" che era tuttapposto.

Insomma figuraccia dopo figuraccia.

Obama disse "he wouldn't be working for me after any of those statements".

E infatti pochi mesi dopo lo scoppio e' stato licenziato.

Non soddisfatto, Tony passa ad una nuova ditta petrolifera la Genel Energy che ha comprato assieme ad un partner. La Genel e' una ditta basata in Turchia e come molte altre micro-aziende petrolifere, ha come scopo quello di ingrandirsi e di diventare "media", concentrandosi sulle sue concessioni in Iraq  e in Kurdistan.

Anche i due ex capi della Genel,  Mehmet Sepil e Mehmet Emin Karamehmet hanno avuto i loro guai: multa da un milione di sterline per il primo per insider trading e condanna di 11 anni per il secondo, contro cui ha fatto appello, per frode.

E cosi, questo bella Genel con ora a capo Tony Hayward decide di unire risorse, esperienze e personale per trivellare assieme alla... Medoilgas, si, quella che vuole trivellare Ombrina, Scerni e Villa Mazzarosa in Abruzzo!

Per ora parlano di lavorare assieme su alcuni pozzi in Libia, Tunisia e Malta per tre anni, ma l'Italia non e' certo lontana.

A Malta dove la Genel ha acquistato il 75% di varie concessioni della Medoilgas sono un po preoccupati, perche' l'isola non ha dei veri e propri standard ambientali di sicurezza e perche' tutto sta al buon cuore delle ditte trivellanti - in questo caso di Tony Hayward!

"Tony Hayward is not much of an inspiration when it comes to such standards," dice Peter Gatt, un geologo maltese.

Secondo le stime della Genel e di Tony Hayward Malta potrebbe essere ricca di petrolio, tanto quanto la Libia, visto la vicinanza con le coste nord-africane e visto che lui conosce bene la geologia della zona in quanto con la BP fece affari su affari con la Libia.

Ecco a chi corriamo il rischio di regalare le coste d'Abruzzo: a Tony Hayward della BP, responsabile del piu' grande disastro ambientale petrolifero della storia.

Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, Remo di Martino, Eugenio Caporella, Fabrizio Di Stefano, Giovanni Legnini,  avete qualcosa da dire o vi piace l'idea di avere Tony Hayward a Rocca san Giovanni?


Saturday, April 12, 2008

La Mediterranean Oil and Gas


E' questa la ditta, imparentata all'ENI, che opera i pozzi di petrolio nel mare di Ortona. I loro piani non sono affatto segreti, facendo google si possono capire molto facilmente che intenzioni hanno. Da anni le vanno decantando ai loro investitori.

Sulla pagina web della Mediterrean Oil and Gas e' scritto chiaro chiaro: The Company’s short term objectives are to become a medium size oil producer from the development and exploitation of the Company's Ombrina Mare discovery. Cioe' quesi vogliono diventare degli importanti produttori di petrolio grazie a noi!

Da una presentazione powerpoint del 2007, che potete trovare qui, la ditta afferma di concentrarsi sull'estrazione petrolifera in regioni europee a BASSO rischio politico, cioe' in zone dove gli amministratori, dal basso all'alto non metteranno loro i bastoni fra le ruote. Non a caso la maggior parte delle loro operazioni si trova in Italia. E sapete qual'e' il loro PRIMO obiettivo? Quello dove andranno sul sicuro? I giacimenti di Ombrina Mare, con la possibilita' di espandersi verso l'interno. Cioe' noi siamo, secondo la Mediterranean Oil and Gas, il posto privilegiato per estrarre: il petrolio c'e' e chi governa non ne capisce niente di salvaguardia e di protezione del'ambiente. Dormono beati e quelli piu' svegli cercano come arricchirsi sfruttando la situazione. Fra l'altro, in un altro documento si afferma che non solo noi siamo a basso rischio politico, ma che sono molto piu' preoccupati di come estrarre il petrolio in Tunisia! La Tunisia gli da piu' problemi politici dell'Abruzzo!

Secondo i calcoli geologici, l'Abruzzo fa parte di unico lungo filone di giacimenti petroliferi
che vanno dagli Appennini, alla Basilicata, alla Sicilia, e passano per a Malta prima di finire in Tunisia. Possiamo dunque aspettarci conseguenze simili alle loro realta'. Ebbene proprio ieri sera parlavo con un mio amico di Ragusa dove hanno operazioni offshore da vari decenni. Lui non sapeva del mio coinvolgimento con il centro petroli perche' erano vari mesi che non ci sentivamo. L'ho fatto parlare a ruota libera sul mare di Ragusa, prima e dopo le trivelle, e mi ha detto che la pesca non c'e' piu': e' totalmente scomparsa, non solo per i fanghi perforanti, ma per le petroliere che LAVANO le cisterne zozze di petrolio in mare senza che nessuno le controlli. I pescatori queste cose devono saperle: la pesca, a Ragusa, vicino ai pozzi petrolfieri nel giro di venti-trent'anni anni e' totalmente scomparsa.

Ma torniamo alla Mediterranean Oil and Gas. Il 27 Marzo 2007 la ditta rilascio' un comunicato dove si parla dei loro piani. Le loro stime sono che nel sottosuolo marino abruzzese ci sono circa 170 milioni di barili di petrolio. L'unita' di misura e' MMstb, che sta per million stock barrel tank. Uno di questi barili vale circa 120 litri. Per cui nel nostro mare possono esserci fino a 20,000,000,000 di litri di petrolio. Nel comunicato si aggiunge che il giacimento si trova a sette chilometri dalla costa, immerso in soli venti metri di acqua e che recupereranno tutte le spese di investimento in un SOLO anno di lavoro, con produzione a regime di ottomila barili al giorno. Non si parla da nessuna parte ne' del popolo, ne' del mare, ne' del turismo, ne' di risarcimenti. Solo che gli investititori possono star tranquilli che tanto in un anno recupereranno tutte le spese.

Il nostro giacimento e' molto appetibile per loro. La possibilita' di estrarre petrolio in un paese del primo mondo (ancora per poco!) con infrastrutture presenti e funzionali, con pochissima opposizione politica e' per loro un miraggio. Ricordo che in Florida proibirono le trivelle a cento miglia dalla costa! Qui siamo a sette chilometri ed e' tutto bello pronto per loro. La ditta stessa riconosce tutte le infrastrutture vicine ad Ombrina Mare:

"The Ombrina Mare oil discovery is located only approximately 25 km from a proposed onshore storage site which will hold the oil for treatment to the Miglianico oil plant and finally to export from Ortona harbor. The economics of devloping Ombrina Mare are greatly enhanced by proximity to storage and transport infrastructure and most importantly to the refinery."

Cioe': Ombrina Mare e' il loro primo target non solo perche' il petrolio c'e' e i politici dormono, ma vicino alle trivelle in mare c'e' la proposta RAFFINERIA , quella che l'ENI continua a chiamare Centro Oli, ma che i petrolieri stessi sanno esattamente cos'e'. Mica sono scemi. E poi' hanno anche il centro stoccaggio e, cigliegina sulla torta, il porto di Ortona (ortona harbor), che come tutti sappaiamo e' controllato dalla Fratino.com. Mentre a noi ci da i veleni, il sindaco di Ortona si arricchisce con la Mediterrean Oil and Gas.

Fra i capi della Mediterranean Oil and Gas, Giovanni Catalano e Sergio Morandi, ex dirigenti Agip ed ENI. Le trivelle in mare, il centro oli, le tubature, il centro stoccaggio, e' tutto parte dello stesso progetto. Dobbiamo fare di piu' e martellare ancora senza sosta e senza stancarci mai.

Qui sotto ho messo il filmino originale della BBC sull'esplosione della Piper Alpha. Ho anche
scritto un messaggio sul London Stock Exchange, dove le Mediterranean Oil and Gas e' quotata chiedendo agli investitori di togliere il loro denaro dalla MOG. Fatelo anche voi: e' facilissimo.
Il link alla London Stock Exchange e' qui.