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Monday, February 22, 2016

Uganda: l'autobus al sole



"In Uganda, we have non-stop sun. 
No other countries manufacturing vehicles are on the equator like Uganda. 
We should celebrate that, and make a business out of it."


"By launching the bus, we are saying Uganda now has the potential 
to add value in the world, especially within electric technology."


Paul Isaac Musasizi, Kiira Motors Corporation
sul primo autobus solare d'Africa


Uganda: l'autobus solare, il primo del suo genere in Africa, prodotto dalla ditta Kiira Motors e chiamato Kayoola. Il primo prototipo e' stato presentato nella capitale del paese, Kampala il giorno 16 Febbraio 2016.

Di questo autobus, una delle due batterie si puo' ricaricare direttamente dal tetto, mentre l'altra viene usata. Ogni carica dura circa 80 chilometri e necessita di un ora per essere completata. L'autobus ha 35 posti a sedere ed e' inteso per viaggi urbani.

Il CEO della Kiira Motors si chiama Paul Isaac Musasizi, ha 35 anni. E' ambizioso e coraggioso -- una specie di Elon Musk della Tesla, versione Africa. Musasizi vede questo autobus come il contributo dell'Uganda al resto del mondo. Anzi, ha detto che le reazioni di pubblico ed investitori da parte dell'intero globo sono state positive e che e' pronto alla produzione di massa. Si vuole partire con 50 autobus all'anno e piano piano passare a pick-up, camion, e anche macchine. Il costo per il prototipo e' stato di $140,000 dollari, ma le stime sono che la produzione di massa portera' all'abbassamento dei costi, a circa $45,000 dollari.

In questo momento presso la Kiira Motors lavorano 32 persone. Ma se le cose vanno per il vero giusto, si prevede che entro il 2018 la produzione di Kayoola portera' alla creazione di 7,000 posti di lavoro. Inizialmente la maggior parte dei componenti verra' da fuori i confini nazionali, ma si spera che con il passare del tempo si riuscira' a produrli in loco, in modo che tutto l'autobus sia made in Uganda.

Da dove arriva l'idea?  L'autobus e anzi l'intera Kiira Motors Corporation sono nati da un progetto all'universita' ugandese Makerere University, che e' adesso comproprietaria del brevetto e che ha anche avuto accessi a fondi governativi tramite il Presidential Initiative on Science and Technology.

Ma Paul Isaac Musasizi non vuole fermarsi all'autobus. Vuole che ogni stazione di benzina in Uganda abbia rifornimenti di energia per le macchine elettriche e che anzi l'Uganda deve seguire l'esempio del Marocco con i suoi mega-impianti al sole. Dice che avere dei trasporti efficenti sono il punto di partenza per una economia efficente e per lo sviluppo per tutti.

La gente dell'Uganda e' orgogliosa.

Tutto questo viene da un paese in via di sviluppo. Come sempre l'uomo e' piu' intelligente dei buchi.  Basta solo volerlo.

Tuesday, May 10, 2011

Fracking su PNAS


Per la prima volta, uno studio scientifico ha mostrato che trivellare alla ricerca di gas con il fracking sia direttamente correlato con l'inquinamento dell'acqua sotterranea e con la possibilita' che questa diventi incendiaria.

L'avevamo gia' visto nel film Gasland, di Josh Fox, persone normali che aprono i rubinetti - e voila'! - una vampata di fuoco li avvolge nelle loro cucine come se fosse anche questo normale.

Questa pero' e' la prima volta che compare un articolo sull'autorevole PNAS - the Proceedings of National Academy of Sciences - che conferma il tutto in maniera rigorosa. I petrolieri hanno sempre detto che si trattava di aneddoti o di leggende metropolitane, mentre qui hanno analizato il tutto in modo rigoroso e in tre localita' diverse.

I ricercatori della Duke University hanno riscontrato che i livelli di metano, etano, propano butano e altri idrocarburi nei pozzi artesiani aumenta nelle vicinanze dei pozzi di fracking.
Per l'esattezza nell'81% di pozzi acquiferi vicino nel raggio di un miglio vicino a quelli del fracking. Hanno anche riscontrato che il gas trovato nei pozzi e' del tutto compatibile con quello estratto dalle ditte petrolifere, e che dunque il gas migra nel sottosuolo attraverso fessure naturali o artificiali, o perche' sfugge alle impermeabilizzazioni dei pozzi fraccati.

In qualche modo dunque, il gas arriva nelle riserve acquifere e arde - parola di scienziati.

Non e' la prima volta che questo accade, e gia' c'erano stati report simili su pozzi fraccati in Colorado, Ohio, Pennsylvania. In quest'ultima localita' nel 2004 morirono tre persone, incluse un neonato. Nella citta' di Pavillion, Wyoming, hanno trovato che 11 di 39 pozzi fraccati
erano stati contaminati da sostanze chimiche, petrolio, gas, arsenico, vanadio, rame e metalli pesanti. Qui alcuni sono animali sono morti o rimasti ciechi, si pensa per colpa di arsenico.

Ma appunto questa e' la prima volta che il tutto viene pubblicato su un articolo di scienza, un po come il miele agli idrocarburi della Val D'Agri.

Uno degli autori del paper dice che il livello di inquinamento e' maggiore di quanto ci si aspettasse.

I petrolieri, come da copione, dicono che e' tutto "naturale". Prima non c'era, ora si, ma e' una coincidenza. Hanno anche detto che lo studio e' fatto male e che loro i pozzi li trivellano per bene. Per il Wyoming hanno detto invece che gli inquinanti erano dovuti all'agricoltura.

Cos'altro possono dire se non che e' sempre colpa di qualcun altro?

Lo stato di New York ha una moratoria contro il fracking fino a Giugno. Gli attivisti vogliono prolungarla. Intanto la Exxon Mobil si porta avanti e ha fatto domanda per prendere un milione di litri di acqua al giorno dai fiumi del New Jersey per i suoi pozzi.

Sunday, December 19, 2010

L'ENI e l'irresponsabilita' etica




"L'ENI e' un animale che non ha eguali in Italia"
ENI Corporate University

Ecco cosa insegnano alle "nuove classi dirigenti". Questo video e' stato girato in una scuola ENI e si parla di come rapportarsi alle regole. E' agghiacciante, ma alla fine dice cose che tutti gia' sapevamo sul modus operandi ENI. Lo sappiamo perche' fanno cosi a Viggiano, ad Ortona, in Sardegna, ovunque vadano. Nella mia opinione, questi signori incravattati hanno fatto tanti giri di parole per dire questo:

L'ENI nella sua storia e' sempre stata una societa' moralmente e civicamente irresponsabile, nella sua rincorsa "spasmodica" al risultato e ha fatto questo per 30, 40 anni. Non gli e' mai importato di Antitrust, mazzette, inquinamento, rispetto delle popolazioni, trasparenza, ambiente, benessere e crescita delle popolazioni.

Ne allora, ne adesso. Basta guardare alle multe o ai patteggiamenti che hanno dovuto fare con la SEC, il Tesoro americano, il Kazakhistan, anche l'UE in questi anni.

Oggi, hanno capito che non possono piu' fare cosi'. E' un mondo troppo connesso, come cittadini siamo troppo potenti, da Wikileaks, fino al piu' piccolo dei blog, il villaggio globale e' piccolo e la gente mormora.

Quindi l'ENI cerca di adeguarsi, non per amore, non perche' sia giusto cosi, ma per business, per non farci brutta figura, per soldi.

E' questo secondo me il succo del discorso di cotante cravatte patinate. Notare che ammettono candidamente che non obbediscono nemmeno alle regole che si sono dati da soli a questo decantato 'codice di comportamento' - carta sprecata!

Che dire. Se e' cosi, continuiamo a svergognarli, senza pieta', come non ce l'hanno loro, con nessuno, da nessuna parte del mondo.

Trivellare foresta vergine in Congo? Andare a fare il fracking in Polonia? Distruggere la Basilicata? Pagare mazzette planetarie alla Nigeria? Dovunque sono andati hanno solo portato morte e distruzione.

Non sono gli unici, e non che BP o Chevron siano meglio, anzi, sono tutti uguali. Ma e' l'ENI che e' capitata nella mia vita, e' l'ENI che distrugge l'Italia piu' di tutti gli altri, e sono loro che ed e' con loro che me la prendo.

Dobbiamo continuare a rompergli le scatole, a fare rumore, a dire a tutto il mondo che i pozzi di petrolio nei parchi non ce li vogliamo, che le emissioni devono essere contenute, che le mazzette non si pagano, che la foresta del Congo e' meglio lasciarla crescere indisiturbata.

All'ENI che nel video parla di "eticita'" posso solo dire questo: inziamo questa cultura dell' approccio fortemente etico al buisness con una moratoria su tutte le nuove concessioni petrolifere in Basilicata? Non hanno gia dato troppo laggiu'?

Agli studenti dell'ENI : non credete ad una sola parola di quello che dice questa gente, e scappate al piu' presto, verso un lavoro di cui non dobbiate vergognarvi alla sera.

NDR:

La certificazione SOA accerta che chi fa lavori pubblici sia qualificato.

La certificazione 231 introduce la responsabilita' penale-amministrativa
dell'imprese, al dila' delle persone fisiche.


L'antitrust (in America almeno!) dovrebbe servire a evitare situazioni in cui un ente e' cosi' grande da evitare la concorrenza sleale, e il monopolio di mercato.

Il codice di comportamento ENI e' qui.

Sono i primi a dire che non lo rispettano!!!



Original Video - More videos at TinyPic

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Parola per parola- Sulle regole:

Il rischio e' che, tenuto conto della nostra storia, soprattutto di quella piu recente, diciamo dal 1992 ad oggi, che e' una storia fatta di una forte propensione al risultato, di una forte tendenza al risultato, ci sia, il rischio dicevo, potrebbe essere che di fronte all'obiettivo, di fronte ad un risultato e quindi nel tenativo, qualche volta potrebbe essere anche un tentativo spasmodico di arrivare ad un risultato si tenda ad ignorare le regole.

Ignorare le regole oggi potrebbe esssere un problema molto serio. Quando parlo di regole ovviamente parlo di 231, parlo di soa, parlo di antitrust.

A queste regole poi noi ne abbiamo aggiunte altre di nostre, per esempio il codice di comportamento, che e' un po la norma base dalla quale poi sono derivate altre norme alle quali noi oggi facciamo riferimento nel gruppo.

Il rischio che dicevo e' che questo complesso di norme venga avvertito, venga vissuto come
una sovrastruttura che intralcia, diciamocelo chiaramente.

Per questo io parlavo della necessita' di superare un vincolo che e' prima di tutto di natura culturale.

Oggi noi dobbiamo garantire, siamo chiamati a garantire la sostenibilita' del buisness anche dal punto di vista del rispetto delle regole. Quindi, e' un nuovo aspetto della nostra professionalita' al quale non siamo sicuramente abituati come dicevo e che purtroppo, sottolineo e tra virgolette, non possiamo ignorare; viene spontaneo quand'e' il lavoro quotidiano poi di scivolare verso modelli di comportamento che non sono coerenti con queste regole.

Pero' noi ci siamo abituati a dialogare con i nostri concorrenti, e quindi a dialogare con il mercato, in certi termini, il rischio di continuare a lavorare in quei termini dopo averlo fatto
per 30 anni, 40 anni credo che sia molto alto.

Il fatto e' che come e' stato sottolineato nella presentazione di John, manca in senso lato una cultura del controllo. Questa mancanza di cultura di controllo spesso lo si nota nella non facile a volte relazione che c'e' fra le direzioni amministrative e le linee di buisness.

In questa relazione, molto spesso e l'ho constatato anche di persona, lo dico con molta franchezza, con molta apertura, anche nella mia esperienza attuale, molto spesso il ruolo della direzione amministrativa non e' percepito in termini corretti, nel senso che la direzione amministrativa e' tutto sommato in ultima analisi la garante del rispetto di certe regole in senso lato, ma viene percepita come una struttura che invade, una struttura che fa le buccie se posso usare una espressione molto professionale.

Noi abbiamo gia' fatto una scelta a suo tempo, con il codice di comportamento, una scelta nel senso di un approccio fortemente e profondamente etico al buisness.

Quello che si nota al di la' della poi presa di potere degli avvocati negli Stati Uniti e' che dal
dal mercato viene una domanda di maggiore eticita' del buisness.

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Nel nostro mondo, il mondo dell'oil e del gas e' molto evidente questo, aggiungete che noi poi non abbiamo piu' gli elementi stocastici di mercato, abbiamo gli elementi stocastici
geostrategici. Per esempio, Bolivia chi l'avrebbe mai detto che la Bolivia, andava verso la scisisone - e' quello che sta capitando in Bolivia, no?

Pensiamo alla questione che noi abbiamo avuto, il pericolo sul blu stream, noi abbiamo corso un pericolo, ancora lo corriamo, meno, ma se facevano gasdotto o la pipeline Baku-Ceylan, i nostri, la previsone dei nostri utili sul blue stream quasi si dimezzava.

Naturalmente non potevamo fare come gli americani, di cambiare presidente, organizzare le rivoluzioni arancioni non abbiamo piu' questi mezzi, l'abbiamo fatto in Algeria tanti anni fa, in Iran con forse Mosaddegh, ma adesso siamo diventati una societa' piu normale, meno avventurosa quandi non facciamo piu di queste cose.

Probabilmente bisognerebbe contiunare a farle, ma questo e' una visione che ognuno ha delle societa' petrolifere. Io sono uno molto all'antica su cosa devono essere.

Secondo me l'ENI e' un animale che non ha eguali in Italia.

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Mosaddegh era il capo dell'Iran che voleva nazionalizzare il petrolio della societa' anglo-iraniana. Gli americani e i britannici con la CIA, su istigazione dei petrolieri lo fecero deporre in favore dello shah di Persia. Quest'ultimo fu visto come un pupazzo del west, e porto' alla rivoluzione islamica del 1979 e a Khomeini.