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Tuesday, November 26, 2013

L'idrogeno solforato, la corrosione, e il maiale intelligente di Kashagan




...corrosive and poisonous hydrogen sulphide
associated with the crude oil have proved to be major difficulties

Reuters, Novembre 2013

sul campo petrolifero Kashagan


Kashagan in Kazakistan e' un ambizioso progetto petrolifero sulle sponde del mar Caspio di cui si parla da almeno 13 anni.

Venne scoperto nel 2000 e si calcolava che aveva al suo interno almeno 13 miliardi di barili di petrolio.

Una vera manna per gli appetiti delle multinazionali trivellanti.

E cosi, si misero assieme, un gruppo di petrolieri da mezzo mondo sotto la sigla "North Caspian Operating Corporation",  abbreviato in NCOC per trivellare dentro il Mar Caspio, dove l'acqua gela per quattro mesi all'anno.

La NCOC include la azienda statale di petrolio kazaka KazMunaiGas, l'ENI-AGIP,  la Exxon Mobil, la Royal Dutch Shell e la Total. Tutte e cinque hanno quote di 16.81% di proprieta'.  La ditta giapponese Inpex e' proprietaria del 7.56 %  della NCOC e la China National Petroleum Corp ha recentemente acquisito una percentuale dell'8.33 % dalla ConocoPhillips che se n'e' invece uscita.

L'ENI e'  la responsabile per lo sviluppo e la messa in azione del campo.

E cosi, tutti questi geni guidati dall'ENI si sono messi all'opera e hanno costruito isolette artificiali nel mare a 70 chilometri dalla costa del mar Caspio da dove pompare il petrolio.

Il megaprogetto pero' ha avuto fin dall'inizio una miriade di problemi e la data iniziale di inizio dell'attivita' e' slittata di anno in anno dal 2005 fino ad arrivare al 2013.

Oltre al mare ghiacchiato d'inverno, ci sono problemi collegati alla variabilita' in temperatura, acque troppo basse, alte pressioni del petrolio sottoterra e sopratutto valori elevatissimi di "velenoso e corrosivo" idrogeno solforato come lo definisce Reuters che hanno fatto si che ci fossero continui rinvii alla commercializzazione del petrolio di Kashagan.

13 anni di cotanti geni del petrolio che non riescono a trivellare.

Ma finalmente dopo un parto lunghissimo, dopo 50 miliardi di dollari di investimenti, dopo il soprannome "Cash all gone", e cioe' "quattrini finiti",  la messa in opera il giorno 11 Settembre 2013.

L'annuncio e' dato dall'ENI che, trionfante, parla di 180,000 barili al giorno in fase iniziale che poi aumenteranno a 370,000 barili al giorno.

Il petrolio inizia ad essere pompato.

Gli impianti di desolforazione vengono costruiti a Bolashak, vicino la citta' di Atyrau.

Trombe come se fosse l'Istituto Luce.

Tutti contenti.

Ma.. voila'.

Houston abbiamo un problema.

Dopo esattamente due settimane, il giorno 25 Settembre 2013, una perdita di gas, dopo un altra durante le prove del 26 Agosto 2013.

Aggiustano i tubi, o cosi pensano.

E poi ancora, un altra perdita in Ottobre.

Solo che questa volta non si sa da dove.

Si sa solo che le perdite sono da un oleodotto di 29 chilometri, tutto interrato.

Gas tossico immesso in atmosfera.

E' idrogeno solforato.

Ma no.

Forse non e' l'oleodotto - forse e' da dentro il campo stesso.

Il campo si estende per 44 chilometri in mare aperto, e 22 in acque di riva.

Sono quasi centro chilometri di possibili perdite da ispezionare!

Come fare?

Beh, occorre fermare tutto.
Almeno fino al 2015.

E' questa la stima del tempo necessario per capire dove viene tutto questo H2S.

E cosi, il giorno 15 Novembre tutta la truppa di cui sopra - ENI e compari - decide di mandare giu' un robot per studiare le condizioni del sottosuolo e dei tubi che collegano i pozzi alle altre infrastrutture di lavorazione.

Sono i materiali che sono scadenti?

Sono stati i metodi di costruzione ad essere sbagliati?

Sono stati i progetti ingegneristici ad essere stati calcolati male?

Di chi e' la colpa?

Il robot che indaga si chiama "intelligent pig"  e restera' in azione fino a Dicembre a studiare tutti i 100 chilometri dell'oleodotto, e del campo marino.

Non so perche' si chiami "maiale intelligente".

Maiale.

Mmh.

Uno dei manager petroliferi di Kashagan dice che secondo lui le perdite sono dovute all'opera di corrosione dovuta dall'idrogeno solforato che ha letteralmente mangiato le pareti dell'oleodotto
che collega i pozzi alle centrali di raffinazione. Il manager dice anche che molto probabilmente sono stati scelti materiali sbagliati che non hanno resisitito alla potente opera corrosiva dell'H2S.

"To solve a question like replacing the pipes could take months. The new composition of the tube metals would have to be studied, transported, tested and installed. It will take several months for activity to restart at Kashagan."
 
Potrebbe anche essere che i tubi si sono deteriorati con il tempo, e che sono cosi diventati piu' vulnerabili all'azione dell'H2S. 


I tubi sono stati costruti dal gruppo giapponese Nippon Steel & Sumitomo Metal Corp.  

La Saipem dell'ENI li ha installati offshore ed onshore, e sono i responsabili delle saldature. 

Non si sa - ne la Saipem ne la Nippon Steel hanno voluto rilasciare dichiarazioni a Reuters. 

Ma quale che sia il motivo, ci vorra' moltissimo tempo per capire. Per fare un esempio, nel vicino campo di Karachaganak, un campo di gas che produceva ad alto tenore di zolfo che aveva avuto delle perdite di idrogeno solforato e' stato fermo per due anni e mezzo e poi c'e' stato un intervento di 23 giorni. 

L'intervento ha coinvolto 3,000 persone. 

Speriamo che il maiale risolva tutti i problemi del campo Kashagan, della Saipem e della Nippon Steel. 

Per adesso e' l'idrogeno solforato che trionfa sull'ingordigia umana.

Sunday, December 19, 2010

L'ENI e l'irresponsabilita' etica




"L'ENI e' un animale che non ha eguali in Italia"
ENI Corporate University

Ecco cosa insegnano alle "nuove classi dirigenti". Questo video e' stato girato in una scuola ENI e si parla di come rapportarsi alle regole. E' agghiacciante, ma alla fine dice cose che tutti gia' sapevamo sul modus operandi ENI. Lo sappiamo perche' fanno cosi a Viggiano, ad Ortona, in Sardegna, ovunque vadano. Nella mia opinione, questi signori incravattati hanno fatto tanti giri di parole per dire questo:

L'ENI nella sua storia e' sempre stata una societa' moralmente e civicamente irresponsabile, nella sua rincorsa "spasmodica" al risultato e ha fatto questo per 30, 40 anni. Non gli e' mai importato di Antitrust, mazzette, inquinamento, rispetto delle popolazioni, trasparenza, ambiente, benessere e crescita delle popolazioni.

Ne allora, ne adesso. Basta guardare alle multe o ai patteggiamenti che hanno dovuto fare con la SEC, il Tesoro americano, il Kazakhistan, anche l'UE in questi anni.

Oggi, hanno capito che non possono piu' fare cosi'. E' un mondo troppo connesso, come cittadini siamo troppo potenti, da Wikileaks, fino al piu' piccolo dei blog, il villaggio globale e' piccolo e la gente mormora.

Quindi l'ENI cerca di adeguarsi, non per amore, non perche' sia giusto cosi, ma per business, per non farci brutta figura, per soldi.

E' questo secondo me il succo del discorso di cotante cravatte patinate. Notare che ammettono candidamente che non obbediscono nemmeno alle regole che si sono dati da soli a questo decantato 'codice di comportamento' - carta sprecata!

Che dire. Se e' cosi, continuiamo a svergognarli, senza pieta', come non ce l'hanno loro, con nessuno, da nessuna parte del mondo.

Trivellare foresta vergine in Congo? Andare a fare il fracking in Polonia? Distruggere la Basilicata? Pagare mazzette planetarie alla Nigeria? Dovunque sono andati hanno solo portato morte e distruzione.

Non sono gli unici, e non che BP o Chevron siano meglio, anzi, sono tutti uguali. Ma e' l'ENI che e' capitata nella mia vita, e' l'ENI che distrugge l'Italia piu' di tutti gli altri, e sono loro che ed e' con loro che me la prendo.

Dobbiamo continuare a rompergli le scatole, a fare rumore, a dire a tutto il mondo che i pozzi di petrolio nei parchi non ce li vogliamo, che le emissioni devono essere contenute, che le mazzette non si pagano, che la foresta del Congo e' meglio lasciarla crescere indisiturbata.

All'ENI che nel video parla di "eticita'" posso solo dire questo: inziamo questa cultura dell' approccio fortemente etico al buisness con una moratoria su tutte le nuove concessioni petrolifere in Basilicata? Non hanno gia dato troppo laggiu'?

Agli studenti dell'ENI : non credete ad una sola parola di quello che dice questa gente, e scappate al piu' presto, verso un lavoro di cui non dobbiate vergognarvi alla sera.

NDR:

La certificazione SOA accerta che chi fa lavori pubblici sia qualificato.

La certificazione 231 introduce la responsabilita' penale-amministrativa
dell'imprese, al dila' delle persone fisiche.


L'antitrust (in America almeno!) dovrebbe servire a evitare situazioni in cui un ente e' cosi' grande da evitare la concorrenza sleale, e il monopolio di mercato.

Il codice di comportamento ENI e' qui.

Sono i primi a dire che non lo rispettano!!!



Original Video - More videos at TinyPic

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Parola per parola- Sulle regole:

Il rischio e' che, tenuto conto della nostra storia, soprattutto di quella piu recente, diciamo dal 1992 ad oggi, che e' una storia fatta di una forte propensione al risultato, di una forte tendenza al risultato, ci sia, il rischio dicevo, potrebbe essere che di fronte all'obiettivo, di fronte ad un risultato e quindi nel tenativo, qualche volta potrebbe essere anche un tentativo spasmodico di arrivare ad un risultato si tenda ad ignorare le regole.

Ignorare le regole oggi potrebbe esssere un problema molto serio. Quando parlo di regole ovviamente parlo di 231, parlo di soa, parlo di antitrust.

A queste regole poi noi ne abbiamo aggiunte altre di nostre, per esempio il codice di comportamento, che e' un po la norma base dalla quale poi sono derivate altre norme alle quali noi oggi facciamo riferimento nel gruppo.

Il rischio che dicevo e' che questo complesso di norme venga avvertito, venga vissuto come
una sovrastruttura che intralcia, diciamocelo chiaramente.

Per questo io parlavo della necessita' di superare un vincolo che e' prima di tutto di natura culturale.

Oggi noi dobbiamo garantire, siamo chiamati a garantire la sostenibilita' del buisness anche dal punto di vista del rispetto delle regole. Quindi, e' un nuovo aspetto della nostra professionalita' al quale non siamo sicuramente abituati come dicevo e che purtroppo, sottolineo e tra virgolette, non possiamo ignorare; viene spontaneo quand'e' il lavoro quotidiano poi di scivolare verso modelli di comportamento che non sono coerenti con queste regole.

Pero' noi ci siamo abituati a dialogare con i nostri concorrenti, e quindi a dialogare con il mercato, in certi termini, il rischio di continuare a lavorare in quei termini dopo averlo fatto
per 30 anni, 40 anni credo che sia molto alto.

Il fatto e' che come e' stato sottolineato nella presentazione di John, manca in senso lato una cultura del controllo. Questa mancanza di cultura di controllo spesso lo si nota nella non facile a volte relazione che c'e' fra le direzioni amministrative e le linee di buisness.

In questa relazione, molto spesso e l'ho constatato anche di persona, lo dico con molta franchezza, con molta apertura, anche nella mia esperienza attuale, molto spesso il ruolo della direzione amministrativa non e' percepito in termini corretti, nel senso che la direzione amministrativa e' tutto sommato in ultima analisi la garante del rispetto di certe regole in senso lato, ma viene percepita come una struttura che invade, una struttura che fa le buccie se posso usare una espressione molto professionale.

Noi abbiamo gia' fatto una scelta a suo tempo, con il codice di comportamento, una scelta nel senso di un approccio fortemente e profondamente etico al buisness.

Quello che si nota al di la' della poi presa di potere degli avvocati negli Stati Uniti e' che dal
dal mercato viene una domanda di maggiore eticita' del buisness.

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Nel nostro mondo, il mondo dell'oil e del gas e' molto evidente questo, aggiungete che noi poi non abbiamo piu' gli elementi stocastici di mercato, abbiamo gli elementi stocastici
geostrategici. Per esempio, Bolivia chi l'avrebbe mai detto che la Bolivia, andava verso la scisisone - e' quello che sta capitando in Bolivia, no?

Pensiamo alla questione che noi abbiamo avuto, il pericolo sul blu stream, noi abbiamo corso un pericolo, ancora lo corriamo, meno, ma se facevano gasdotto o la pipeline Baku-Ceylan, i nostri, la previsone dei nostri utili sul blue stream quasi si dimezzava.

Naturalmente non potevamo fare come gli americani, di cambiare presidente, organizzare le rivoluzioni arancioni non abbiamo piu' questi mezzi, l'abbiamo fatto in Algeria tanti anni fa, in Iran con forse Mosaddegh, ma adesso siamo diventati una societa' piu normale, meno avventurosa quandi non facciamo piu di queste cose.

Probabilmente bisognerebbe contiunare a farle, ma questo e' una visione che ognuno ha delle societa' petrolifere. Io sono uno molto all'antica su cosa devono essere.

Secondo me l'ENI e' un animale che non ha eguali in Italia.

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Mosaddegh era il capo dell'Iran che voleva nazionalizzare il petrolio della societa' anglo-iraniana. Gli americani e i britannici con la CIA, su istigazione dei petrolieri lo fecero deporre in favore dello shah di Persia. Quest'ultimo fu visto come un pupazzo del west, e porto' alla rivoluzione islamica del 1979 e a Khomeini.

Monday, March 29, 2010

ENI: multa da 210 milioni di USD in Kazakhistan


E cosi, mentre l'ENI cerca di farsi bella con mostre su se stessa - vanitosi eh? - ci pensa il Kazakhistan a riportarli sul pianeta terra.

Il 26 Febbraio 2010 infatti una corte kazaka ha multato l'ENI di ben 210 milioni di dollari per danni ambientali, assieme a British Petroleum.

I motivi sono molto semplici - l'ENi ha violato le norme di salvaguardia ambientale nella gestione dei rifiuti durante l'opera di sfruttamento di un giacimento di gas e petrolio - gia' dal 2008. I Kazaki hanno stimato il danno attorno ai 210 milioni di dollari e mandato il conto a Mr. Scaroni e compagni. Semplice.

Gia' la SEC americana qualche setimana fa aveva mollato all'ENI una multa di 254 milioni di dollari per corruzione, in un gioco di tangenti con il governo Nigeriano.

Alcuni dicono che queste multe sono strategemmi dal governo kazako per riprendersi alcune concessioni petrolifere date all'ENI, e per svilupparle da se. Non so cosa pensare del governo kazako, ma di certo, dopo avere visto e sentito come opera l'ENI in casa propra - la Basilicata e l'Abruzzo - non mi stupisce che il governo kazako li abbia accusati e condannati per inquinamento.

Ci saranno mai processi per inquinamento e multe salate all'ENI in Basilicata?

Se il Kazakhistan e' meno tenerario dell'Italia nei confronti del cane a sei zampe, vuol dire che siamo messi bene in questo paese.

Fonti: STV news