.

.
Showing posts with label american. Show all posts
Showing posts with label american. Show all posts

Tuesday, December 5, 2017

Il presidente del Cile, Michelle Bachelet riceve il piu grande riconoscimento dell'ONU per l'ambiente




 Il presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha ricevuto il premio Champions of the Earth .

E' il piu' grande riconoscimento da parte delle Nazioni Unite per l'ambiente.

Il Cile con lei ha creato tre nuove aree marine protette ed aumentato la produzione di rinnovabili. Le zone protette sono: Nazca-Desaventuradas presso le isole San Ambrosio e San Felix, parchi nelle isole Juan Fernandez e nell'isola di Pasqua (Rapa Nui) protected area. 

In totale,  in Cile adesso ci sono 1 un milione di chilometri quadrati di aree protette, record mondiale.

La produzione da energia rinnovabile e' passata dal 6 al 17 percento dal 2013 al 2017 e i progetti sono di arrivare al 90 percento entro il 2050.  Il commento del presidente Bachelet e' stato

"A volte pensiamo che occorra essere un paese ricco per fare questo tipo di trasformazione,  ma il Cile mostra che non e' necessario avere tanti soldi. Occorre avere la volonta' politica.


Amen






“Latin America has seen significant investment in renewables. 
With close to two million people employed 
regionally in the sector and increasing degrees of 
local manufacturing, the socio-economic benefits are being felt.” 



Quando pensiamo all'America Latina e all'energia o alle risorse primarie quasi mai pensiamo rinnovabili.

Miniere di rame, ferro, legname, petrolio dal Sud America -- per esportazione e, piu' di rado, per il consumo interno.

L'America Latina, secondo i rapporti della BP,  contiene al momento il 20% delle risorse petrolifere del pianeta, con prima in lista il Venezuela. Nel 2013 il petrolio rappresentava il 46% dell' approvvigionamento energetico del continente, mentre nel resto del pianeta era solo al 31%.

Se si include invece l'idroelettrico,  il 53% dell'elettricita' invece veniva dalle rinnovabili.

Il Brasile ha sperimentato con l'etanolo, ma con risultati alterni. Le automobili sono spesso progettate secondo vecchi modelli USA e la transizione all'elettrico sara' lenta, costosa e difficile. I sistemi di trasmissione sono inesistenti e/o difficili da costruire. Eppure negli ultimi anni le rinnovabili continuano a crescere, una piccola grande rivoluzione. Tanto piu' che tutti gli economisti parlano di investimenti lucrativi nel continente per gli anni a venire, grazie anche alla volonta' politica di vari paesi di intervenire e di spendere per l'elettricita' green.

Hanno iniziato i paesi dell'America centrale e dei Caraibi, che dopo un decennio di prezzi petroliferi elevati e di piccole e grandi catastrofi naturali hanno deciso di prodursi l'energia in casa. Costa Rica, Uruguay, l'isola di Bonaire sono tutte al 100% rinnovabili o quasi. Il Nicaragua si e' posto l'obiettivo del 90% rinnovabile entro il 2020, e anzi, in un primo momento non voleva nemmeno partecipare agli accordi di Parigi perche' ritenuti troppo blandi! 

Spesso queste decisioni sono prima ancora che ambientali, economiche, specie in paesi dove il petrolio non c'e' e si e' soggetti a fluttuazioni del mercato e della disponibilita' di generatori diesel. D'altro canto, i prezzi calano rapidamente, e l'investimento e' ritenuto intelligente in questi casi.

Anche il Cile e' un campione di energia rinnovabile. Il paese ha enormi potenzialita' dal sole e dal vento, ed anzi, ci si aspetta che diventi 100% rinnovabile entro il 2040, con investimenti che continuano a crescere. Nel 2016 si era al 39%, e le proiezioni sono per il 50% di energia verde entro il 2022. Gia' adesso la metro di Santiago e' al 100% rinnovabile. All'asta per la compravendita dell'energia il piu' grande vincitore e' stata ... l'Enel: fornira' al governo cileno 242 MW di energia, piu' della meta' di quanto offerto: 116 MW dal sole, 93 dal vento e 33 dal geotermico.

Il Messico dal canto suo ha in programma la costruzione di impianti solari per 4 GW nel 2018-19, con l'obiettivo del 25% rinnovabile entro il 2018, 30% entro il 2021 e 35% entro il 2024. Il governo offre incentivi per i consumatori, e all'asta annuale per l'offerta di acquisto elettricita' da parte del governo, i costi del solare sono stati i piu' bassi di tutta l'offerta. Cioe' il prezzo minore per la generazione della corrente e' dal sole.

Ci si aspetta che produzione di elettricita' dalle rinnovabili, specie dal vento aumentera', in modo sostenuto nel corso dei prossimi anni. Per esempio, la ditta Acciona progetta di raddoppiare la sua produzione di energia dal vento e dal sole fra Costa Rica, Messico e Cile fino ad arrivare a 2 GW entro il 2020. 

In Brasile nel 2017 la crescita dell'energia elettrica da eolico e' aumentata del 32% rispetto al 2016, arrivando ad una media di circa 6 GW in totale. In questo momento il vento rappresenta il 10% della produzione di energia elettrica in Brasile. Intanto, il giorno 1 Dicembre 2017 il Ministro delle Mine e dell'Energia del Brasile annuncia un asta per l'acquisto di energia da sole, vento e da idroelettrico.

Anche in Argentina una nuova ondata di investimenti nel sole, vento e biomasse dopo che il governo ha firmato contratti con la ditta nazionale energetica YPF Energia Electrica e Central Puerto per la costruzione di circa 2GW di energia. Di questi, circa 1.25 GW verranno dal vento, 550 MW dal sole e il resto dalle biomasse. L'obettivo e' del 20% rinnovabili entro il 2025. E anzi, il 2017 e' stato dichiarato l'anno delle rinnovabili nel paese con investimenti complessivi per l'aggiunta di 10GW entro quella data.

Fra il 2006 and 2015, la capacita' energetica rinnovabile in America Latina e non da idroelecttrico e' triplicata. Si stima che l'approvvigionamento di energia dal sole raddoppiera' entro il 2021 con 40 GW di capacita' produttiva.  Fra i dati piu' interessanti, quasi a sorpresa, i paesi dell'America Latina sono fra i piu' preoccupati al mondo per i cambiamenti climatici, e questo probabilmente dara' ancora piu' vigore alla transizione.  

La maggior difficolta' deriva dal fatto che occorre molta sinergia fra i vari settori -- governi, privati, incentivi, mitigazione dei rischi, sensibilizzazione dei cittadini, reti efficenti, stoccaggio per fronteggiare le fluttuazioni energetiche, evitare la corruzione.







Resta il fatto che lo si vuole lo si puo', per l'ambiente, per il portafoglio, per il futuro.  










Tuesday, June 20, 2017

Cambiamenti climatici: a Phoenix fa cosi caldo che cancellano i voli



Succede a Phoenix, Arizona: American Airlines cancella 50 voli perche' fa troppo caldo e gli aerei, molti dei quali di grandezza media, non possono partire.

Siamo arrivati a 49 gradi centigradi.

La densita' dell'aria e' piu' bassa e non e' sicuro per gli aerei decollare perche' si genera meno spinta verso l'alto. E siccome l'aereodinamica non e' sufficente, il motore deve essere piu' potente, la rincorsa piu' lunga, l'ascesa piu' graduale. La maggior parte degli aerei e delle piste di decollo non sono disegnate per queste temperature: gli aerei non possono avere cosi tanta benzina e le piste non sono lunghe abbastanza.

Ad esempio i Bombardier al massimo possono operare fino a 48 gradi. 

A volte vengono imposte limitazioni sul peso quando fa troppo caldo, ma quando la calura e' troppo elevata, i voli vengono fermati.

E' colpa dei cambiamenti climatici?  Non e' chiarissimo in questo caso specifico, ma di certo queste sono temperarture elevate e inusuali anche per Phoenix. Anzi, nel 2016 un report dell' International Civil Aviation Organization, ente internazionale che regolamenta il volo aereo, disse che i cambiamenti climatici possono avere gravi conseguenze per i decolli degli aerei, in quanto le ascese e le lunghezze delle piste di decollo possono non essere compatibili con il carburante stoccato o con il peso associato.

Fra l'altro e' per questo motivo che molti dei voli che partono dai paesi piu caldi del Sud America o dal Medio Oriente sono programmati per la sera, quando e' piu fresco.

Ora, non ci sono solo di mezzo i cambiamenti climatici. Gli aerei che non possono partire sono di grandezza media.  Negli scorsi anni le ditte aeree, per risparmiare, hanno iniziato ad usare aerei meno grandi per citta' non troppo grandi, fra cui Phoenix.  Questi aerei hanno limiti di tolleranza al caldo minori rispetto ai grandi jet transatlantici.

Fatto sta che e' stato a causa del caldo inaspettato che i voli non possono partire, e che in questo caso, tutto si mescola: la deregulation che ha consentito l'uso di aerei piu' piccoli, economie di scala, calura.
E di questo dobbiamo tenere conto: non e' solo la temperatura che aumenta, e' che tutto il costruito attorno e la normali attivita' che ne risentono. 

E siamo solo a Giugno.

Friday, April 29, 2016

2015: i petrolieri hanno speso almeno 114 milioni di dollari per dire che i cambiamenti climatici non esistono





Sappiamo che la Exxon Mobil nasconde al pubblico gli effetti dei cambiamenti climatici da almeno trenta anni. Sappiamo che hanno messo pressione al governo americano per non far firmare i trattati sul clima di Kyoto per non perdere soldi. Sappiamo che cercano di insinuare dubbi quando dubbi non ce ne sono.

Adesso sappiamo anche che assieme a tutte le sue amiche, la Exxon Mobil, persa la battaglia su "i cambiamenti climatici non esistono" continua a usare propaganda e denaro per cercare di evitare che vengano prese azioni per fermarli.

Nel 2015 infatti , la non-profit britannica "Influence Map" scopre che i petrolieri hanno speso almeno 114 milioni di dollari per evitare che venga fatta qualsiasi cosa *contro* i cambiamenti climatici.

Hanno usato i soldi per smentire la scienza dietro i cambiamenti climatici e per fare il lavaggio del cervello alle persone che era tutta una invenzione dei cattivissimi ambientalisti. Altro denaro venne usato per fare lobby ai politici. E questi 114 milioni sono solo i soldi *in chiaro*. Chissa' cosa altro c'e' che non sappiamo e non vediamo. Anzi, quelli di Influence Map dicono che si potrebbe arrivare anche a 500 milioni di dollari.

La maggior parte del denaro e' stato speso negli USA -- perche' fanno tendenza nel bene e nel male. Anzi, i principali sovvenzionatori di questo denaro e' l'American Petroleum Institute (API) che rappresenenta i petrolieri americani, una specie di Assomineraria made in the USA. La Exxon Mobil ha invece speso direttamente $27 milioni e la Shell $22 milioni.
Ad oggi, Aprile 2016, *tutti* gli enti scientifici del mondo ammettono che i cambiamenti climatici esistono, e sono causati da noi e dall'uso di fonti fossili. Tutti questi soldi e tentativi di farci credere il contrario sono patetici. 

Sono sei mesi di fila che abbiamo temperature record. 

I petrolieri possono spendere tutti i soldi del mondo, ma la natura va imperterrita avanti per il suo cammino. Quello che le dai, le ci rida'. A noi il compito morale di quantomeno non farci ingannare dai 114, dai 500 o dal 5000 milioni di dollari dei petrolieri. 







Tuesday, March 18, 2014

I pozzi di gas e i difetti alla nascita










------

Vediamo adesso cosa hanno da dire i negazionisti.

Le operazioni petrolifere, di qualsiasi genere, sono associate ad agenti dannosi alla salute perche' inquinanti - i composti organici volatitli, il benzene, i nitrati, gli idrocarburi policiclici aromatici.
Queste cose, si sanno da decenni, sono dannose alla salute. La stessa American Petroleum Institute nel 1948 concluse che la concentrazione giusta di benzene in atmosfera per garantire la salute umana e' esattamente zero.

Bene, adesso un gruppo di ricercatori della Colorado School of Public Health, guidato da Lisa McKenzie,  ha analizzato 124,842 nascite fra il 1996 and 2009 in zone rurali del Colorado e ha messo in relazioni le nascite di bambini con difetti e pozzi dove si estrae gas naturale.

Il risultato?

Beh, se sei incinta, forse e' meglio vivere altrove che vicino a pozzi di metano.


Le mamme che vivevano vicino a posti in cui c'erano pozzi di metano avevano le probabilita' doppie di avere un bambino con un difetto ai tubi neurali, rispetto alle mamme che vivevano a dieci miglia da pozzi di gas. 

I Neural Tube Defects (NTD) sono malattie congenite dovute ad aperture nel cervello o nel midollo spinale durante la fase di sviluppo embrionale. Fra i Neural Tube Defects: anencefalia, encefaloceles, hydranencephaly, iniencephaly, schizencephaly, e la spina bifida.

Allo stesso modo, le mamme che vivevano vicino a pozzi di gas avevano la probabilita' del 30% in piu' di avere figli con difetti al cuore, principale causa della mortalita' infantile.

Non e' ben chiaro quale esattamente sia il meccanismo che porti a questi problemi (aria contaminata? acqua contaminata?) ma il risultato e' certo: chi vive vicino a questi pozzi da fracking ha maggiori probabilita' di avere figli con difetti alla nascita.

A Gennaio 2014 ci fu uno studio simile in Pennsylvania, condotto da Janet Currie (Princeton University), Katherine Meckel (Columbia University) e John Deutch e Michael Greenstone (Massachusetts Institute of Technology), dove invece si studiarono le nascite dal 2004 al 2011 per studiare lo stato di salute dei bambini nati in un raggio di 2.5 chilometri da pozzi da fracking.  Trovarono che vivere vicino a pozzi di gas naturale aumentava le probabilita' di basso peso alla nascita, molto probabilmente a causa dell'inquinamento dell'aria.


I petrolieri dissero che i bambini si ammalano di piu vicino ai pozzi perche' il fracking cambia la distribuzione demografica nei dintorni dei pozzi e le madri che scelgono di vivere li vicino sono gia' malate per conto loro.

E poi gli asini volano.



Sunday, June 9, 2013

Polonia: Occupy Chevron

la protesta e' ad oltranza da 9 giorni.



La Chevron arriva in Polonia nel 2011 in un piccolo villaggio ai confini con l'Ukraina, Zurawlow nella concessione Grabowiec. La zona, neanche a farlo apposta e' soprannominata il polmone verde di Polonia.

Hanno una concessione per fare ispezioni sismiche valida fino al dicembre 2013.

Inizialmente i residenti non sono contro la Chevron o contro il fracking. Semplicemente nessuno gli ha detto niente. E poi, quando iniziano ad informarsi si rendono conto che forse non e' tanto una buona idea.

Iniziano a mobilitarsi contro la Chevron - il quarto piu' grande colosso petrolifero del mondo.  Si appellano ai politici, alle istituzioni governative ma nessuno gli da retta. La Chevron manda le ruspe.
I contadini continuano a protestare. E alla fine, il miracolo. La Chevron misteriosamente rinununcia a trivellare.

Passano 2 anni. Tutti pensano che sia tutto finito.

 Il 3 Giugno 2013 pero', proprio qualche mese prima della scadenza del permesso di ispezioni sismiche, nello stesso paesino ritornano i camion della Chevron. Vogliono riprovarci.

Li vedono per primi dei ragazzini sulle biciclette. Ritorna l'allarme.

E dal 3 Giugno fino ad adesso i contadini hanno assediato l'area dove la Chevron vuole trivellare. Sono in 300 e si danno i turni, con i trattori a tenere occupata l'area.  Hanno messo su una tenda, hanno preso un fornello della seconda guerra mondiale e si sono accampati li. Vengono in tanti anche da fuori a condividere la lotta, a mangiare, a resistere.

Le piu' agguerrite sono le donne che da un lato tengono il campo pulito e raccolgono i fiori, dall'altro rincorrono a male parole e pure a bastonate quelli della Chevron che ogni tanto cercano di avvicinare i contadini per trovare il famoso "compromesso".

Hanno tutti sui 65/70 anni.

Come gia' detto, lo shale gas della Polonia era una sorta di bolla - molte ditte se ne sono gia' andate perche' il gas e' molto meno di quanto si pensasse - o propagandasse.  Fra le ditte partite dalla Polonia, le Americane North American oil, Talisman Energy Inc. e Marathon Oil, nonche' la ExxonMobil. 

La Chevron resta. Non si sa perche'. 

La protesta monta. Arrivano da Cracovia - a sei ore di distanza. Solidarnosc si e' rimessa in azione. La stampa polacca tace. I contadini chiedono il supporto di noi tutti. E' un semplice like su Facebook.


Lech Kowalski avec les villageois.

Saturday, June 16, 2012

Eppur si muove



Nessuna attività dell'uomo (sondaggi, perforazioni, prelievi di idrocarburi, prelievi di acqua ecc) 
può creare o indurre terremoti di intensità pari a quelli avvenuti




Coincidenza vuole che proprio in questi giorni, il 15 Giugno 2012,  Scientific American diffonda  un rapporto del National Research Council (NRC) degli USA in cui si afferma che la re-iniezeione di fluidi di scarto dalle operazioni di fracking puo' causare terremoti.

Questo dopo il gia' citato rapporto dell'United States Geological Survey in cui si afferma, similmente, che l'origine di vari sciami sismici che hanno afflitto gli stati centrali degli USA e' "quasi sicuramente" umana e dovuta al fracking.

Ma il rapporto odierno dell' NRC va oltre il fracking ed afferma che anche le trivellazioni di gas e petrolio convenzionali possono portare a fenomeni sismici, non solo lievi.

Il titolo del rapporto e':

"Induced Seismicity Potential in Energy Technologies" - "Potenziale di sismicita' indotta da tecnologie energetiche"

e compila in maniera certosina tutti i casi che secondo il gruppo dell'NRC sono da considerarsi terremoti indotti dall'estrazione di energia o altro materiale dal sottosuolo - petrolio, gas, geotermia, acqua - sia con metodi tradizionali che quelli cosiddetti non convenzionali.

Il rapporto non stima le possibilita' che questi terremoti accadano in futuro, semplicemente elenca quelli gia' osservati e che possono essere attribiuiti, con buona probabilita', all'uomo.

Uno degli autori dello studio, Murray Hitzman, della Colrado School of Mines, afferma che le tecniche peggiori sono quelli che portano a forti squilibri come il sequestro di anidride carbonica e l'iniezione di acqua di scarto nei pozzi dismessi che sono pericolosi perche' tendono ad aumentare le pressioni sotterranee su aree molto vaste, con maggiori pericoli di distrubo delle faglie, e quindi della possibilita' di causare terremoti.

Il gruppo del Prof. Hitzman ha anche concluso che non esistono metodi ottimali per minimizzare i rischi per nessuna delle tecnologie utilizzate.

Qui la mappa degli USA con tutti i "probabili terremoti" da associarsi all'opera umana.


Notare la California dove il cerchio nero piu' grande e' associato ad estrazione di petrolio attorno alla citta' di Coalinga, con un devastante terremoto il 2 Maggio del 1983 - magnitudo 6.5 Richter.

Gli altri due sono i terremoti di Kettleman North Dome - magnitudo 6.1 Richter e Whittier Narrows - magnitudo 5.9 Richter, tutti collegabili alle estrazioni di petrolio.

Ecco l'articolo originale del 1991 in cui i tre terremoti sono messi in connessione con le estrazioni di petrolio convenzionale


Eccolo qui il testo:

The 1983 Coalinga M 6.5, the 1985 Kettleman North Dome M 6.1, and the 1987 Whittier Narrows M 5.9 earthquake sequences each occurred beneath major producing oil fields and caused an aftershock sequence whose epicentral extent coincides approximately with that of the overlying oil field. Despite this coincidence, a causal relationship between these sequences and oil production has been discounted because the earthquakes were located at depths of the order of 10 km, whereas oil production is confined to the topmost several km. Moreover, because all three oil fields, Coalinga, Kettleman, North Dome, and Montebello, are situated on anticlines that have undergone recent uplift as a consequence of horizontal tectonic compression of the crust, natural earthquakes are not unexpected. A mechanical connection between oil production and the earthquake sequence is suggested, however, by the observation that in each case the total seismic deformation was just that required to offset the force imbalance caused by oil production. Specifically, for each of the three sequences ΣM0 = 2 μΔmγ/ρc, where ΣM0 is the sum of the seismic moments, μ is the modulus of rigidity, Δm is the mass of the fluid removed due to oil production, γ is the fraction of the upper crust that is seismogenic, and ρc is the average upper crustal density. In essence, net extraction of oil and water reduces slightly the average density of the upper crust, causing an isostatic imbalance. The ductile lower crust deforms in response to this imbalance, thus increasing the load on the seismogenic layer, which fails seismically to thicken the crust so as to restore static equilibrium locally. Accordingly, earthquakes near the base of the upper crust may be an expected outcome of major oil production from growing anticlines, irrespective of the depths of the producing formations.
Il titolo, certo, e' possibilistico, come e' giusto che sia.

L'articolo pero' mostra non solo la coincidenza spazio-temporale trivelle-terremoti ma si nota anche come il "momento sismico" sia in diretta correlazione con i volumi di petrolio estratti.

Il momento sismico M0, nell'equazione di cui sopra e' una unita' di misura per misurare l'energia rilasciata da un terremoto.

Dopo 20 anni dalla pubblicazione di questo articolo, l'NRC considera questi terremoti di California direttamente collegati alle estrazioni di petrolio.

Se non ci piacciono Coalinga, Kettleman e Whittier Narrows, California, ecco qui la lista intera di episodi di sismicita' indotta dall'uomo - pagine e pagine - alcuni di magnitudo bassa, altri di magnitudo elevata e tutti avvertibili dalla popolazione.

La lista e' quella compilata dal National Research Council degli USA, e non da me, io ho solo scaricato il testo e tradotto a scopo divulgativo.

Oltre Coalinga e le citta' associate a Coalinga, ci sono le estrazioni di petrolio da Gazli 7.3 Richter - Russia, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog, da Montebello 5.9 Richter - California, e di 4.7 dal Kuwait, dalla Russia, 4.9 dall'Oklahoma, 5.2 dall'Illinois, 4.2 dalla Francia.

C'e la costruzione di una diga per acqua potabile in Cina, 6.1 Richter, e altre dighe in giro per il mondo.

Ci sono anche il Vajont, il Monte Amiata e Pieve di Cadore, sebbene con entita' minore, circa 3 Richter.

Questo non vuol dire che io ho certezze su cosa e dove succederanno terremoti in Italia, o che se si trivella localita' X necessariamente verra' un terremoto.

Nessuno puo' avere certezze,  sarebbe sciocco, ma come nessuno puo' avere certezze che accadano, nessuno puo' avere neanche certezze assolute che non accadano.

Magari le probabilita' sono remote, magari non succedera' mai, ma la certezza matematica non te la da nessuno.

Il mio messaggio e' allora molto semplice: nel dubbio, e siccome queste cose sono gia' successe altrove,
e siccome alla collettivita' ne viene indietro ben poco, e' meglio non stuzzicare un territorio gia' ballerino di per se, e su cui nel 2000 non siamo nemmeno capaci di costruire capannoni che reggano.










Sunday, January 25, 2009

Forte e gentile, o pesante ed amaro?


Ho notato, dagli email che mi giungono e dalla provenienza dei lettori del blog, che ci sono molte persone nuove. Voglio allora fare un breve punto della situazione e questa volta essere un po piu' precisa dal punto di vista scientifico. Il mio amico Charles, un geologo americano che ringrazio vivissimamente (thanks Charlie, I owe you one!), mi aiutato a compilare questa piccola prima inchiesta sul nostro petrolio, pesante ed amaro.

Innanzitutto ricordo a tutti che la partita petrolio deve ancora cominiciare. Non e' vero ne' che "tanto alla fine non si fa", tanto meno che "tanto alla fine si fa". Cio' che sappiamo e' che il problema riguarda tutto l'Abruzzo e che occorre l'azione coordinata di tutti: in qualsiasi modo possiamo dare il nostro contributo DOBBIAMO farlo. Incominciamo. Questa battaglia non e' per gli ammosciati.

Il petrolio abruzzese e' PESANTE.

Il petrolio migliore e' quello piu' leggero, con le molecole di lunghezza giusta per farci la benzina. Per accertare la bonta' del petrolio esiste l'indice API (American Petroleum Institute). Piu' e' alto questo indice, migliore e' il petrolio.

Il petrolio ideale ha indice API fra 40 e 45.
Il petrolio leggero ha indice API fra 31.1 e 40.
Il petrolio medio ha indice API fra 22.3 e 31.1.
Il petrolio pesante ha indice API minore di 22.3.
Il petrolio con indice API minore di 10 e' petrolio extra pesante o bitume, detto anche asfaltene.

Il petrolio peggiore del mondo e' quello delle sabbie dell'Alberta in Canada, con indice API 8. Il petrolio che si estrae nei mari del nord ha un indice API 38. Il petrolio Texano ha indice 40. Quello di Dubai 31.

E in Abruzzo? Come diciamo spesso, e come dice l'ENI, il nostro petrolio e' molto viscoso, con densita' specifica di circa 0,9860. La formula matematica e' semplicissima: Indice API = 141.5/densita' specifica - 131.5. Per noi allora l'indice e' di 12 GRADI API.

TEXAS 40, ABRUZZO 12: IL NOSTRO PETROLIO FA SCHIFO !

Naturalmente piu' l'indice API e' basso, piu' difficile, costosa ed inquinante e' l'opera di raffinamento. Non tutte le raffinerie in Europa o nel mondo sono in grado di trattare petrolio come il nostro. I posti utili sarebbero la IPLOM di Busalla (Genova), la raffineria di Tarragona in Spagna oppure la Brunsbuttell (Germania). Falconara, per esempio non sarebbe in grado di trattare il petrolio abruzzese, con o senza impurita' sulfuree. Logisticamente pero' trasportare il nostro petrolio in qualche altra parte del mondo sarebbe troppo costoso. Ecco allora il rischio e la volonta' del petrolieri di riempire Abruzzo e Basilicata con questi bei "centri oli". Immaginate voi.

Il petrolio di tutto l'Adriatico ha queste caratteristiche a causa della conformazione geofisica del territorio: siamo un continente ancora relativamente giovane. Geologicamente, potremmo perforare ovunque, trovando sempre un greggio con le caratteristiche simili al petrolio di Ortona, Pineto o LettoManoppello. Ecco dunque il fioccare di richieste di trivelle sul 35% della regione. Io non mi stanchero' mai di dire che IL PROBLEMA E' DI TUTTO L'ABRUZZO


Il petrolio abruzzese e' AMARO.

Come ripetuto all'inverosimile, il nostro petrolio ha un forte tasso di impurita' sulfuree al suo interno come l'idrogeno solforato (H2S). Il costo di perforazione e di coltivazione di questo tipo di petrolio e' molto rilevante. La perforazione richiede tecnologie e materiali speciali anticorrosivi, perche' l'H2S a contatto con l'ossigeno si combina in H2(SO)4, un acido ancora piu' corrosivo. Occorre personale altamente specializzato, capace di far fronte, per esempio, ad una fuga diH2S nella fase di perforazione. In Italia sono rarissimi i casi di figure professionali in grado di gestire situazioni simili. Non si puo' pensare di assumere giovani per prima occupazione e, dopo brevi corsi di qualificazione, ritenerli capaci di saper fronteggiare scenari potenzialmente catastrofici.

E gli Abruzzesi? Chi ci insegna a far fronte a fughe di H2S durante l'estrazione del petrolio? Quale politico si e' degnato di indagare su che tipo di petrolio esiste in Abruzzo?

Se ho capito bene il nuovo assessore all'ambiente e' Daniela Stati. Angelo di Paolo invece dovra' occuparsi della difesa del suolo. Spero che i due abbiano l'umilta' di indagare sul gravissimo problema del petrolio in Abruzzo, dal mio punto di vista il piu' importante, per la sua irreversibilita' e per la sua estensione territoriale, dei pur tanti che affliggono la difesa e la valorizzazione dell'Abruzzo e della sua gente.