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No all'Italia petrolizzata

L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Matteo Renzi: lei parla mai di cambiamenti climatici ai suoi figli?

Roberto Cingolani vada sostenibilmente a trivellare a casa sua

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Saturday, February 23, 2019

Australia: si alle ispezioni sismiche nel Great Australian Bight, la casa delle balene








La psiche politica di questa nazione non mi e' ben chiara.

E' tutto un susseguirsi di decisioni senza capo ne coda, un giorno in favore dell'ambiente, un altro in favore dei petrolieri. E quindi posso solo concludere che non sanno quel che fanno e che i petrol-quattrini sono troppo piu' luccicanti dell'onesta' morale ed intellettuale.

L'altro ieri annunciano un miliardo di alberi, oggi annunciano che fra Settembre e Dicembre 2019 ci saranno nuove operazioni di airgun in un area di 30mila chilometri quadrati alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas nel Great Australian Bight. A eseguire il tutto la compagnia petrolifera PGS.

I pescatori di tonni sono sorpresi,  arrabbiati ed agguerriti.

Siamo nei pressi della Kangaroo Island e della citta' di Port Lincoln dove c'e' una consistente pesca, specie di tonni.  Il National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority (NOPSEMA) dell'Australia, ha dato il permesso all'airgun proprio in questa zona.

La PGS, che sta per Petroleum Geo-Services, ha ricevuto l'ordine di non interferire con balene e tonni che hanno qui la propria casa. Come se fosse possibile, o come se uno potesse dire a balene e tonni: attenti! Non andate per di qua che dobbiamo sparare!

La Southern Bluefin Tuna Industry Association, che rappresenta i pescatori, dice per bocca del proprio portavoce Brian Jeffriess, che se veramente le prescrizioni indicate saranno seguite, sara' veramente difficile per la PGS andare avanti. Dal canto suo, la Wilderness Society, associazione ambientale non ha avuto mezze parole.

L'airgun e' dannosa alla vita marina, e porta a lesioni, danni all'udito e perdita del senso dell'orientamento delle balene. I rumori vanno avanti senza sosta per settimane e mesi e di certo interferiranno con le attivita' di comunicazione della vita marina.

E poi ci sono domande sul turismo della zona, sulla bellezza, sulla possibilita' di scoppi, e la domanda fondamentale che e' sempre la stessa: se davvero vogliamo liberarci dalle fonti fossili, rispettare gli accordi di Parigi, come possiamo giustificare la nuova ricerca di petrolio?

E no, non bastano un miliardo di alberi. 

Ovviamente i petrolieri rispondono con le loro solite panzane.

La Australian Petroleum Production and Exploration Association cos'altro puo' dire? Che hanno una lunga tradizione di trivelle ed airgun in piena sicurezza, e che anche se si continua a trivellare, sono in pieno supporto delle energie alternative, ma che il petrolio ci serve.

I Ponzi Pilati dell'ambiente!


Posted by maria rita at 5:02 PM No comments:
Labels: airgun, australia, banelen, Blight, comunicazione, danni, delfini, great, lesioni, pesca, Petrolio, society, trivelle, udito, Wilderness

Tuesday, August 8, 2017

All'industria fossile 5 trillioni di dollari l'anno in sussidi per avvelenarci











Il 6.5% del PIL mondiale finisce in sussidi all'industria fossile. Si tratta, nel suo complesso, di 5 trillioni di dollari.

Quant'e' 5 trillioni?

5,000,000,000,000

Dodici zeri.

Per fare un paragone, l'intero PIL dell'Italia e' di 1.85 trillioni.

Cioe' i soldi di tre italie finiscono per incentivare petrolio, gas e carbone!

Quindi, la prossima volta che uno dice "ah, il solare abbisogna dei sussidi per funzionare" , beh ecco la risposta.

5 trillioni i sussidi per Mr. Petrolio.

Di cambiamenti climatici, di inquinamento, di malattie parliamo spesso.

Ma qui c'e' un altro elemento: le fonti fossili funzionano e restano in auge anche grazie a quei sussidi, ai soldi che noi *regaliamo* ai petrolieri ed affini dalle *nostre tasche* per darci in cambio quei cambiamenti climatici, quell'inquinamento, quelle malattie che viviamo nelle nostre vite quotidiane.

E sono soldi che invece di andare a inventivare le cose giuste, le rinnovabili o le auto elettriche per dirne una, vanno dalla parte opposta.

5 trillioni. Anzi, 5.3 trillioni.

Questi numeri non li inventa la D'Orsogna, ma li rilascia uno studio appena pubblicato sul World Development Journal dove si quantificano i sussidi annuali all'industria fossile.

L'articolo e' scritto da David Coady, Ian Parry,  Louis Sears e Baoping Shang. Non sono dei pinco-pallino qualsiasi ma lavorano presso il Fondo Monetario Internazionale e sanno cio di cui parlano.

Nel 2013 i sussidi erano di 4.9 trillioni di dollari.
Nel 2015 erano 5.3 trillioni.

Questi sussidi sono calcolati come costi diretti dati dai governi, come agevolazioni fiscali, e incentivi, manipolazioni di prezzi, ma ci sono inclusi anche costi indiretti come le conseguenze dei cambiamenti climatici, morti da inquinamento e danni all'ambiente dovuto all'inquinamento causato dalle fonti fossili.

Anzi, la ripartizione e' cosi stimata:

Prezzi manipolati a favore dei petrolieri -- 22% dei sussidi
Costi collegati all'inquinamento -- 46% dei sussidi
Incentivi per la vendita di automobili (non elettriche!) -- 13% dei sussidi
Tasse passate ai consumatori -- 8%
Altri costi -- 11%

L'eliminazione dei sussidi avrebbe portato alla riduzione delle emissioni del 21%, avrebbe ridotto del 55% le morti per inquinamento. Il PIL sarebbe aumentato del 2.2%.

E perche' allora non ce ne siamo liberati ancora di questo petrolio, di questo gas, di questo carbone?

Perche non ce ne rendiamo conto.

Perche' il cancro quando arriva e' una disgrazia, un fato, una cosa a cui rassegnarsi e non qualcosa che spesso e' collegata all'ambiente malsano in cui viviamo.

Perche' non ci rendiamo conto che mortalita' infantile e' fortemente collegata all'inquinamento, con la mortalita' annuale a 1.7 milioni di bambini per inquinamento.

Perche' ci fa piu' facile vivere pensando ai tatuaggi, al telefonino, alla partita di calcio e alle sagre estive.

Perche' a voler fare qualcosa, anche solo informarsi, ci vuole tempo e voglia e perche' sforzarsi? Figuriamoci allora darsi da fare!

E poi un giorno, quando sentiamo cose brutte, e' troppo tardi.

I principali fornitori di questi sussidi sono Cina, USA e Russia.
L'Unione Europea offre meta' dei sussidi degli USA ai petrolieri.

Pensiamoci, ogni volta che ci viene detto che sole e vento non ce la possono fare.

Con 5 trillioni di dollari, ci compriamo una Tesla per tutti.








Posted by maria rita at 12:22 AM No comments:
Labels: Ambiente, danni, fondo, fossile, Industria, inquinamento, internazionale, malattie, monetario, PIL, sussidi

Sunday, March 5, 2017

Oklahoma: la tribu Pawnee porta in tribunale 27 petrol-ditte per sismicita' indotta di magnitudo 5.8















We are a sovereign nation and we have the rule of law here.
We’re using our tribal laws, our tribal processes, to hold these guys accountable.

Andrew Knife Chief, direttore esecutivo della Pawnee Nation 



La tribu' Pawnee denuncia ben 27 ditte di petrolieri con l'accusa di avere causato vari terremoti, fra cui uno di magnitudo 5.8 nel Settembre 2016, nelle loro terre e di avere causato danni emotivi e economici alla loro tribu'.

E' successo in Oklahoma, stato che a causa del fracking, della monnezza iniettata sottoterra e' diventata piu' sismica della California.

E quindi Venerdi 3 Marzo 2017 gli indiani della Pawnee Nation sono passati al tribunale.

Chiedono di recuperare i danni subiti. Il terremoto di magnitudo 5.8 del fu il piu' grande in tutta la storia dello stato dell'Oklahoma. Oltre al risarcimento danni c'e' la richiesta di risarcimenti "punitivi": cioe' si chiede che Mr. Petrolio non solo paghi i danni causati, ma multe salate in aggiunta, in modo da fargli male al portafoglio e che tutto questo sia di esempio per il futuro, per loro e per altri trivellatori. 

E' questa la prima volta che un gruppo di 3200 persone, indiani d'America, denunciano petrolieri nel loro sistema giudiziario, una corte tribale, e non in una corte federale o statale.  I Pawnee fanno questo per sottolineare che sono sovrani sulle loro stesse terre.  Le leggi dicono che anche non-indiani, in questo caso i petrolieri, possono essere denunciati e portati in tribunale nelle corti tribali.

La corte tribale fara' il suo corso, ma se ci dovessero essere appelli alla fine a decidere sara' un gruppo di 5 membri della Corte Suprema tribale, e la loro decisione sara' poi finale.

Secondo gli indiani Pawnee, gli scarti delle operazioni di fracking sono stati reiniettati in vari pozzi a 15 miglia dal loro centro principale che sia chiama Pawnee e dove vivono 2,200 persone. La conseguente sismicita' indotta ha causato danni alle case di 40 famiglie, con muri crepati, intonaci staccati, facciate danneggiate, soffitti pericolanti. Una persona e' rimasta ferita.

Alcune di queste costruizioni, fra cui quella che un tempo era nota come Pawnee Nation Indian School, erano storiche, protette come tale, e quindi piu' delicate.  Ora e' un edificio comunitario della tribu ma a causa del terremoto e' diventato inagibile.

Secondo il direttore Andrew Knife Chief la Pawnee Nation l'edificio puo' resistere a tornadi, grandinate e tempeste, ma non a terremoti cosi forti. 

Non e' che i petrolieri possano negarlo: gli scienziati, e pure enti statali dello stato dell'Oklahoma hanno decretato che la sismicita' indotta dalla reiniezione esiste.  Il governatore ha pure dichiarato lo stato di emergenza.
Dal 1980 al 2000 in Oklahoma ci sono stati due terremoti l'anno di magnitudo 2.7 o piu'.

Nel 2014 ce ne sono stati 2500.

Nel 2015 ce ne sono stati 4000.

Poi si decise di limitare il volume di monnezza che si poteva reiniettare sottoterra.

Nel 2016 il numero di terremoti di magnitudo superiore a 2.7 e' stato di 2500.
Oltre alla causa dei Pawnee ce ne sono almento altre quattro, per sismicita' indotta a partire dal 2011, fra queste una class action gia' consegnata a Novembre 2016 da parte di altri residenti per i danni fisici ed emotivi causati dalle trivelle nelle loro comunita'.

Ovviamente la sismcita' indotta in Italia non c'e', non c'e' mai stata e mai ci sara'. 




Posted by maria rita at 9:34 AM No comments:
Labels: danni, Fracking, gas, indiani, indotta, oklahoma, Pawnee, Petrolio, risarcimenti, scosse, sismicita', terremoti, tribunale

Monday, January 12, 2015

La Shell paga 85 milioni di USD all'Ogoniland - il danno e' di un miliardo di dollari.











Bodo vs. Shell 1
Bodo vs. Shell 2
Bodo vs. Shell 3
Bodo vs. Shell 4



Oil pollution in the Niger Delta is one of the biggest corporate scandals of our time.
 Shell needs to provide proper compensation, clear up the mess and make the pipelines safer, rather than fighting a slick PR campaign to dodge all responsibility

Audrey Gaughran, Amnesty International


It's everywhere. The wind blows the oil on our vegetable crops, 
our food tastes of oil, our children are sick and we get skin rashes. 
Life here has stopped

 Barilido, un pescatore che non pesca piu'. 



Tutto bene, quel che finisce bene. Sembrerebbe cosi per la citta’ di Bodo e per la comunita’ Ogoni nel Delta del Niger. La Shell ha infatti finalmente accettato di compensare i circa quindicimila contadini e pescatori che riceveranno circa 2 mila sterline ciascuno per l’inquinamento delle acque e dei terreni da sversamenti da oleodotti Shell nel 2008 e nel 2009.

Siamo nella terra di Ken Saro Wiwa, il poeta e l’attivista antipetrolifero ucciso nel 1995. L’Ogoniland si estende per circa 400 chilometri di costa, ricca di mangrovie e di corsi d’acqua. E’ anche una delle zone piu povere della Nigeria. Il salario minimo dei pescatori e’ qui di circa 60 sterline l’anno e due mila in un colpo solo sono una manna dal cielo. La Shell versera’ 55 milioni di sterline in totale, di cui 35 andranno a singoli individui e 20 milioni alla comunita’. Il denaro sara’ certo utile nell’immediato ai residenti della zona, che vivono in condizioni di poverta’ estrema, ma non e’ che una goccia nel mare se si guarda la devastazione ambientale che la Shell ha causato nel corso di decenni ad una comunita’ che vive di pesca, di acqua.

E non la si deve vedere come un gesto di magnanimita’ della Shell: solo dopo cinque, sei anni di accuse e di azioni legali, speronate dall’avvocato inglese Martyn Day, si e’ giunti a questo epilogo. Inizialmente la Shell ha cercato di dare la colpa degli sversamenti ai sabotaggi, pur sapendo, come da recenti documenti pubblicati da Amnesty International, che i loro tubi erano corrosi e che mancavano di manutenzione. Hanno anche sottostimato il quantitativo di petrolio sversato – 4,000 barili, mentre secondo Amnesty International erano almeno 240,000. Volevano cavarsela in silenzio e con sole quattro mila sterline – in totale! Alla fine la Shell ha accettato di pagare 55 milioni solo perche’ non voleva andare a processo in un tribunale londinese che li avrebbe sicuramente messi sotto i riflettori e che avrebbe esposto al mondo intero i loro misfatti.

Nelle comunita’ Ogoni la terra puzza ancora di petrolio, l’acqua non si puo’ bere e i granchi sono oliosi, ma il caso Bado e’ un piccolo inizio. Era la prima volta che la Shell ha quanto meno avuto il timore di essere giudicata in un tribunale londinese – e con gli standard londinesi – invece che in un tribunale nigeriano. L’avvocato Martyn Day dice che Bodo aprira’ la porta, che ci sono altri casi simili pronti per essere indagati e che lui continuera’ la sua opera. Io spero che la pressione internazionale continui, che chi combina disastri senta questo episodio e gli altri a venire come deterrent, e che tutte le altre comunita’ alle prese con l’inquinamento petrolifero pluridecennale – in Nigeria, in Peru’, in Ecuador, e anche nella nostra Basilicata – possano avere il loro onesto “day in court”.

Secondo l’ONU per ripulire tutto l’Ogoniland ci vogliono almeno 1 miliardo di dollari.












Posted by maria rita at 9:50 AM No comments:
Labels: Amnesty, bodo, causa, danni, day, inquinamento, International, leigh, Londra, Martyn, NIGERIA, ogoniland, Petrolio, shell

Saturday, October 25, 2014

Le proteste dal basso e le vittorie contro le multinazionali. Uniti e persistenti si vince.

Notare che nello stadio di studi preliminari - terza colonna "pre feasability" -
la maggior parte delle operazioni minerarie sono state fermate a causa delle proteste dal basso.




Il signor Umberto Tiberio e suo figlio Claudio hanno deciso di fare una cosa bellissima in questo fine di vendemmia 2014. Fra i filari delle viti biologiche d’Abruzzo hanno creato la scritta “No petrolio” su un fianco di collina.

Per chi arriva da lontano, e’ impossibile perderla. Prima la scritta era immerse nel verde, poi con l’inoltrarsi dell’autunno e’ cambiata di colore ogni giorno. Fra un po, con la potatura e la nudita’ dell’inverno non restera piu’ niente. Quel che invece restera’ e’ lo spirito di questa regione che continua, dal piccolo al grande, a resistere ai petrolieri in tutti i modi possibili.

Negli scorsi anni ci sono stati presepi, recite, spettacoli musicali e corse podistiche contro il petrolio, ed e’ stato bellissimo vedere la comunita’ trovare occasioni per stare insieme e per dire no alle trivelle. Ci sono gli scettici che dicono che queste piccole-grandi azioni non servono a niente, che Renzi e Letta e Berlusconi e Prodi hanno gia’ deciso. Che i petrolieri sono piu’ forti. Puo’ essere, ma secondo me non c’e’ niente che possa resistere ad un popolo bene informato che sappia far valere i propri diritti in una democrazia sana. E questo non vale solo per l’Abruzzo o per la Sardegna che ha appena finito di celebrare la sua vittoria contro la Saras dei fratelli Moratti. E’ un fenomeno globale.

Qualche tempo fa su PNAS (Proceedings of the National Academy of Science) e’ infatti comprarso un articolo a firma di Daniel Franks e dei suoi collaboratori del “Centre for Social Responsibility in Mining” dedicato agli effetti delle proteste dei residenti e dei cittadini su progetti di petrolio, cave e miniere.

Il riassunto e’ che le proteste sono spesso effettive, costose per i signori delle multinazionali, e quando bene organizzate portano a modifiche nei progetti, e non di rado alla bocciatura degli stessi.

Franks ha analizzato 50 proposte di interventi ad alto impatto ambientale in tutto il mondo ed e’ emerso che in almeno meta’ di questi la popolazione si e’ opposta, organizzandosi e dando filo da torcere agli speculatori .Nel 30% dei casi, i progetti, alla fine, sono stati bocciati proprio a causa delle proteste.

Fra gli esempi citati la Minas Conga in Peru’ e la miniera di bauxite Lanjigarh in India, bocciati non perche’ tutt’a un tratto politici e azionisti hanno capito che gli impatti ambientali e sociali sarebbero stati enormi, ma perche’ le proteste sono state cosi’ forti che e’ stato impossibile per loro andare avanti.

Lo studio di Franks rivela anche che le proteste piu’ efficaci sono quelle che si organizzano durante gli stati iniziali dell’iter autorizzativo, prima della costruzione in se e per se. Quando infatti i lavori sono gia’ iniziati, il capitale degli investitori e’ stato gia’ riscosso e sono stati promessi lucri e guadagni, gli speculatori rispondono alle proteste con maggiore cinismo, perche’ la posta in gioco e’ piu alta.

Meglio allora partire presto. La chiave di tutto, secondo Franks e’ internet. Grazie al passaparola virtuale e al fatto che ci si puo’ organizzare in remoto, leggere in Peru’ di cosa accade in Canada, e magari contattare attivisti e giornalisti di altre nazioni, e’ facile e cosi’ si riesce a creare una rete ininimmaginabile anche solo un decennio fa.

Franks aggiunge che i danni economici dei possibili ritardi dovuti alle proteste sono in media di 50 mila dollari al giorno per progetti petroliferi ancora sulla carta, di piu’ per quelli in itinere o piu’ grandi, come le miniere.

La morale della favola, che viene fuori da PNAS e dall’esperienza vissuta in tutte le parti del mondo e’ che il nostro impegno quotidiano e’ importante e utile e porta a risultati. Che sia su Facebook, che sia su una collina d’Abruzzo, che sia in una canzone dialettale, l’importante e’ non tacere e usare le nostre multivariegate voci e talenti per il nostro territorio.

E’ interessante che lo stesso giorno che il signor Tiberio rendeva pubblica la sua foto dei vigneti d’Abruzzo, nel North Dakota petrolizzato si parlava di campi di grano soffocati da 4 milioni di litri di petrolio disperso un anno fa e che nessuno sa come ripulire. Un disastro.

Eccolo qui il North Dakota al petrolio – meglio le colline verdi d’Abruzzo, io credo.
Posted by maria rita at 11:11 PM No comments:
Labels: Ambiente, bocciature, dakota, danni, efficaci, Franks, india, internet, miniere, Moratti, north, peru, proteste, Saras

Saturday, April 26, 2014

Mrs. Parr contro i petrolieri: 3 milioni di dollari

Emma Parr

La signora Lisa Parr e sua figlia Emma

Il giorno del matrimonio, 2008

Bob Parr

Bob Parr in tribunale contro la Aruba Petroleum

 
Impianti petroliferi della Aruba Petroleum, a Decatur, Texas 
vicino alla casa della famiglia Parr

 Il Texas dall'alto

Ci sono voluti tre anni, ma alla fine la signora Lisa Parr ha avuto la meglio sui signori della Aruba Petroleum. Una giuria popolare il giorno 22 Aprile 2014 le ha assegnato 3 milioni di dollari come risarcimento dei danni da fracking subiti dalla sua famiglia.

E’ questo il primo caso di causa da fracking negli USA con regolare processo, dove i fraccanti vengono multati, in questo caso per "poisoning" -- avvelenamento. Spesso infatti, spaventati dalle lungaggini burocratiche e dai costi legali, le famiglie si accontentano di accordi privati con i petrolieri, fuori dal tribunali dove in cambio di soldi per la rilocazione i residenti accettano dei “gag orders” – cioe’ di tacere e non rendere pubblico l’inquinamento ed i danni subiti.

La signora Parr e la sua famiglia invece ebbero il coraggio, nel 2011, di denunciare la Aruba Petroleum che aveva trivellato decine di pozzi di gas naturali attorno la loro casa.

Siamo a Wise County, nel nord del Texas. Lisa e Bob Parr ci si trasferirono appena sposati nel 2008, in un ranch di loro proprieta'.  Erano appena iniziate le operazioni di fracking. Subito Lisa e Bob iniziarono ad avere problemi di salute. All'inizio pensavano che fosse influenza. Lisa si lamentava di problemi respiratori, nausea, eczemi e mal di testa. I suoi linfondi erano tutti infiammati e doloranti. Bob inizio’ ad avere frequenti casi di perdite di sangue dal naso – anche tre volte la settimana. Anche per la piccola Emma, figlia di Lisa, sangue dal naso, eczema, nausea ed asma. Ovviamente l’acqua di casa un tempo potabile divento’ imbevibile.

Dopo varie cure iniziali, e visto che nessuno dei sintomi migliorava, i dottori subito pensarono a qualcosa nell'ambiente che stava avvelenando la famiglia Parr.

E cosi', su suggerimento dei dottori Lisa Parr inizio' a chiedere ai suoi vicini se avevano visto o se sapevano qualcosa su quei pozzi dietro le loro case. Uno dei residenti, quasi per caso, aveva tenuto un registro di tutti i giorni in cui aveva visto o sentito perdite e riversamenti di materiale da fracking nell'ambiente.

Lisa prese nota e fece il paragone con le date in cui era stata al pronto soccorso. Le date erano identiche. Ogni volta che i pozzi avevano avuto un problema, lei o sua figlia erano state ricoverate.

E cosi, i Parr fecero causa. La ditta principale, responsabile della maggior parte dei pozzi attorno la loro casa e' proprio la Aruba Petroleum.

Il processo non e’ stato per niente facile perche’ i signori del petrolio hanno cercato il piu’ possibile di mettere in cattiva luce i comportamenti e le abitudini della famiglia Parr, pur di provare che non era colpa loro se questa famiglia, tutt’ a un tratto, ha avuto tutti questi problemi. Non ci sono riusciti e alla fine il buonsenso e la giustizia hanno prevalso.

Ma l’impatto di questa causa va ben oltre i 3 milioni di dollari della famiglia Parr. Qui infatti si e’ pronunciato un tribunale che ha deciso che i danni erano veri e significativi “beyond a reasonable doubt”. E questo potrebbe essere usato in molte altre cause contro i petrolieri e dare coraggio ad altre famiglie nella stessa situazione.

E’ per questo che i signori del petrolio non vogliono che questi tipi di denuncie vadano a processo. Hanno paura delle conseguenze sul lungo termine e preferiscono questi “gag orders” in cambio di silenzio. grazie al quale possono continuare a riepetere il mantra illusorio che non ci sono prove che il fracking causa danni alla salute.

La Aruba Petroleum fara’ appello. Dicono che siccome ci sono molti altri pozzi nella zona non e’ possibile sapere se sono state proprio le loro trivelle a causare i problemi della famiglia Parr. Notare che danno la colpa ad altri pozzi, ma questa volta non hanno potuto negare l’esistenza dei danni da fracking alla salute di Lisa, Bob ed Emma Parr.


Posted by maria rita at 9:02 AM No comments:
Labels: aruba, danni, dollari, dottori, eczemi, Fracking, gag order, milioni, nausea, Parr, Petroleum, risarcimento, texas
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The First Amendment to the Constitution of the United States of America

Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791