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Thursday, March 21, 2019

Filippine: la balena trovata morta con 40kg di plastica in corpo






Saturday, February 23, 2019

Australia: si alle ispezioni sismiche nel Great Australian Bight, la casa delle balene








La psiche politica di questa nazione non mi e' ben chiara.

E' tutto un susseguirsi di decisioni senza capo ne coda, un giorno in favore dell'ambiente, un altro in favore dei petrolieri. E quindi posso solo concludere che non sanno quel che fanno e che i petrol-quattrini sono troppo piu' luccicanti dell'onesta' morale ed intellettuale.

L'altro ieri annunciano un miliardo di alberi, oggi annunciano che fra Settembre e Dicembre 2019 ci saranno nuove operazioni di airgun in un area di 30mila chilometri quadrati alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas nel Great Australian Bight. A eseguire il tutto la compagnia petrolifera PGS.

I pescatori di tonni sono sorpresi,  arrabbiati ed agguerriti.

Siamo nei pressi della Kangaroo Island e della citta' di Port Lincoln dove c'e' una consistente pesca, specie di tonni.  Il National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority (NOPSEMA) dell'Australia, ha dato il permesso all'airgun proprio in questa zona.

La PGS, che sta per Petroleum Geo-Services, ha ricevuto l'ordine di non interferire con balene e tonni che hanno qui la propria casa. Come se fosse possibile, o come se uno potesse dire a balene e tonni: attenti! Non andate per di qua che dobbiamo sparare!

La Southern Bluefin Tuna Industry Association, che rappresenta i pescatori, dice per bocca del proprio portavoce Brian Jeffriess, che se veramente le prescrizioni indicate saranno seguite, sara' veramente difficile per la PGS andare avanti. Dal canto suo, la Wilderness Society, associazione ambientale non ha avuto mezze parole.

L'airgun e' dannosa alla vita marina, e porta a lesioni, danni all'udito e perdita del senso dell'orientamento delle balene. I rumori vanno avanti senza sosta per settimane e mesi e di certo interferiranno con le attivita' di comunicazione della vita marina.

E poi ci sono domande sul turismo della zona, sulla bellezza, sulla possibilita' di scoppi, e la domanda fondamentale che e' sempre la stessa: se davvero vogliamo liberarci dalle fonti fossili, rispettare gli accordi di Parigi, come possiamo giustificare la nuova ricerca di petrolio?

E no, non bastano un miliardo di alberi. 

Ovviamente i petrolieri rispondono con le loro solite panzane.

La Australian Petroleum Production and Exploration Association cos'altro puo' dire? Che hanno una lunga tradizione di trivelle ed airgun in piena sicurezza, e che anche se si continua a trivellare, sono in pieno supporto delle energie alternative, ma che il petrolio ci serve.

I Ponzi Pilati dell'ambiente!


Wednesday, September 25, 2013

Cina, 2003: 233 morti per idrogeno solforato

E' una notizia di circa dieci anni fa, sempre attuale, ma che mi era sfuggita.










Il giorno 23 Dicembre del 2003, 191 persone morirono stecchite all'istante e migliaia di altre rimasero ferite in seguito all'esplosione di un pozzo di gas naturale operato da China National Petroleum nel sudovest della Cina.

Si tratta del campo Chuandongbei nella contea di Kaixian, e nella regione di Chongqing.
 
L'intero villaggio di Xiaoyang fu distrutto - il 90% degli abitanti mori'.

Nella vicina citta' di Zhonghe, 600 persone riportarono lesioni e bruciature da sostanze chimiche.

Circa 40,000 residenti nel giro di un raggio di 5 chilometri da Xianyang furono evacuati. Tutta l'area fu considerata una "death zone".

La causa dell'esplosione e' stata determinata essere una sacca di idrogeno solforato ad alta pressione contenuta in uno strato di roccia che fu accidentalmente trivellato.

Vennero rilasciati in aria varie componenti tossiche oltre all'idrogeno solforato con un gettito di circa trenta metri di veleni.

Chiamarono anche l'esercito, ma arrivo' dopo tre giorni, quando  erano gia' tutti morti.

Dopo una decina di giorni, il bilancio dei morti sali' a 233, come riporta il New York Times.

Il governo reagi' in fretta e con decisione, condannando la China National Petroleum dopo pochissimi giorni. Roba che si puo' fare solo in un paese comunista, ma che mostra la serieta' dell'evento.

Il direttore dell'ente che si occupa della sicrezza sul lavoro in Cina, Sun Huashan infatti dichiaro' il giorno 4 Gennaio 2004:

''This was an accident due to negligence. Those people who were responsible will be dealt with.''

Le accuse rivolte alla China National Petroleum era di avere risparmiato sulla sicurezza (ma guarda un po!). Non erano presenti infrastrutture necessarie in caso di incidenti, fra cui i blowout preventer, lo staff non calcolo' bene i livelli di H2S presenti nel sottosuolo e non si resero subito conto della gravita' dell'incidente.
Molti morti si sarebbero potuti evitare se l'H2S fosse stato bruciato invece che lasciato diffondere in atmosfera.

Sono passati dieci anni, e chissa' forse anche in Cina hanno imparato ad usare maggiore prevenzione.

Il messaggio e' che di H2S si muore, e che se questi sono morti stecchiti, per concentrazioni elevate respirare questa roba, a Viggiano, a Vasto, a Mantova o a Sircausa, bene non puo' fare.

Se puzza, gia' fa male.

Amen.

Per i benpensanti:

"If you can smell it, it's not safe"
James Dahlgren,  toxicologist UCLA.