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Tuesday, July 31, 2018

Egitto: nasce nel deserto il campo solare piu' grande del mondo









Nasce in Egitto il piu' grande campo solare del mondo, nel deserto di Nubia.

L'Egitto non e' nuovo a questi record. Gia' nel 1913, nei pressi del Cairo un inventore di Philadelphia creo' la prima usando il sole d'Egitto per pompare acqua da mandare dal Nilo ai campi di cotone. Si chiamava Frank Shuman e il suo sogno era di alimentare il mondo con il sole.

Poi arrivo' la prima guerra mondiale, e tutti si convinsero che chi aveva il petrolio aveva il mondo. Il sogno di Mr. Shuman resto' tale.

Passano 100 anni e ci siamo.  L'Egitto aprira' Benban nel 2019, il piu' grande campo solare del mondo al costo di 2.8 miliardi di dollari. Siamo nel deserto di Nubia a 650 chilometri dal Cairo nella provincia di Aswan e su un sito di 37 chilometri quadrati.

E' un grande passo in avanti per la nazione, visto che in questo momento il 90% della sua energia arriva dal petrolio e dal gas.

Ma tutto cambia anche qui in Egitto. Durante i disordini del 2011 ci furono molti casi di perdita di elettricita' e di fornitura di energia e si pensa che sia meglio puntare su produzione diversificata e pulita.

Anche perche' il Cairo' la seconda citta' capitale piu' inquinata del mondo, dopo New Dehli. Senza contare che la popolazione continua ad aumentare in modo vertiginoso. Siamo ora a 96 milioni di persone, con la richiesta di energia destinata a raddoppiare da qui al 2030.

Il governo con i fondi del Fondo Monetario Internazionale (chissa', magari e' la volta buona che quelli del FMI fanno qualcosa di buono!) ha deciso di investire nel sole, complici anche i prezzi sempre piu' bassi.

L'obiettivo e' di arrivare al 2025 con il 42% dell'elettricita' dal sole. Benban offrira' 1.8 Gigawatt, con 30 impianti separati.

Il primo di questi impianti e' gia' in azione, ha 200mila pannelli, 780 sensori che seguono il sole durante il giorno e che fanno ruotare i pannelli in modo che l'irradiazione sia ottimale. Impiega 4000 persone e occupa un'area di 95 ettari. Da energia gia' a 20,000 case.

Sono nate anche delle scuole per insegnare il mestiere ai ragazzi

Il presidente Abdel Fattah Sisi ha inaugurato anche altri progetti al vento nel golfo di Suez e nel Mar Rosso. Nel 2017 gli investimenti nel solare e nell'eolico sono aumentati del 500%, grazie ad una miriade di progetti a scala minore e grazie a piccoli e grandi imprenditori che hanno iniziato in piccolo e sono cresciuti.

E cosi campi agricoli un tempo annaffiati con l'acqua del Nilo tramite pompe a diesel, sono ora annaffiati da pompe solari, e cosi pure stabilimenti di bestiame e villaggi eco-turistici immersi in alberi di ulivo e di datteri.

La cosa interessante e' che un tempo l'Egitto era un esportatore di gas, mentre oggi deve fare affidamento sui rigassificatori, con acquisti all'estero di fonti fossili da un lato e sovvenzioni alla gente dall'altro. Ma ora annunciano di volere tagliare i sussidi energetici fossili, dando un altra spinta alle rinnovabili.

Tutto cambia, in Egitto, come nel resto del mondo. Tutti questi passi in avanti sono certo bellissimi. E' solo che mi chiedo se non arrivi tutto troppo lentamente, troppo poco, mentre il mondo continua la sua corsa verso un futuro mai visto prima.

Perche' queste cose non sono state fatte cento anni fa?
Perche' non abbiamo seguito le idee di Mr. Shuman?
Possiamo davvero recuperare cosi in extremis?

Voglio sperare di si, ma temo che troppo sia stato gia' sacrificato.
 

















Posted by maria rita at 8:28 PM No comments:
Labels: Benban, Cairo, Dehli, deserto, Egitto, energia, fondo, internazionale, monetario, nilo, Nubia, philadelphia, Shuman, solare

Tuesday, August 8, 2017

All'industria fossile 5 trillioni di dollari l'anno in sussidi per avvelenarci











Il 6.5% del PIL mondiale finisce in sussidi all'industria fossile. Si tratta, nel suo complesso, di 5 trillioni di dollari.

Quant'e' 5 trillioni?

5,000,000,000,000

Dodici zeri.

Per fare un paragone, l'intero PIL dell'Italia e' di 1.85 trillioni.

Cioe' i soldi di tre italie finiscono per incentivare petrolio, gas e carbone!

Quindi, la prossima volta che uno dice "ah, il solare abbisogna dei sussidi per funzionare" , beh ecco la risposta.

5 trillioni i sussidi per Mr. Petrolio.

Di cambiamenti climatici, di inquinamento, di malattie parliamo spesso.

Ma qui c'e' un altro elemento: le fonti fossili funzionano e restano in auge anche grazie a quei sussidi, ai soldi che noi *regaliamo* ai petrolieri ed affini dalle *nostre tasche* per darci in cambio quei cambiamenti climatici, quell'inquinamento, quelle malattie che viviamo nelle nostre vite quotidiane.

E sono soldi che invece di andare a inventivare le cose giuste, le rinnovabili o le auto elettriche per dirne una, vanno dalla parte opposta.

5 trillioni. Anzi, 5.3 trillioni.

Questi numeri non li inventa la D'Orsogna, ma li rilascia uno studio appena pubblicato sul World Development Journal dove si quantificano i sussidi annuali all'industria fossile.

L'articolo e' scritto da David Coady, Ian Parry,  Louis Sears e Baoping Shang. Non sono dei pinco-pallino qualsiasi ma lavorano presso il Fondo Monetario Internazionale e sanno cio di cui parlano.

Nel 2013 i sussidi erano di 4.9 trillioni di dollari.
Nel 2015 erano 5.3 trillioni.

Questi sussidi sono calcolati come costi diretti dati dai governi, come agevolazioni fiscali, e incentivi, manipolazioni di prezzi, ma ci sono inclusi anche costi indiretti come le conseguenze dei cambiamenti climatici, morti da inquinamento e danni all'ambiente dovuto all'inquinamento causato dalle fonti fossili.

Anzi, la ripartizione e' cosi stimata:

Prezzi manipolati a favore dei petrolieri -- 22% dei sussidi
Costi collegati all'inquinamento -- 46% dei sussidi
Incentivi per la vendita di automobili (non elettriche!) -- 13% dei sussidi
Tasse passate ai consumatori -- 8%
Altri costi -- 11%

L'eliminazione dei sussidi avrebbe portato alla riduzione delle emissioni del 21%, avrebbe ridotto del 55% le morti per inquinamento. Il PIL sarebbe aumentato del 2.2%.

E perche' allora non ce ne siamo liberati ancora di questo petrolio, di questo gas, di questo carbone?

Perche non ce ne rendiamo conto.

Perche' il cancro quando arriva e' una disgrazia, un fato, una cosa a cui rassegnarsi e non qualcosa che spesso e' collegata all'ambiente malsano in cui viviamo.

Perche' non ci rendiamo conto che mortalita' infantile e' fortemente collegata all'inquinamento, con la mortalita' annuale a 1.7 milioni di bambini per inquinamento.

Perche' ci fa piu' facile vivere pensando ai tatuaggi, al telefonino, alla partita di calcio e alle sagre estive.

Perche' a voler fare qualcosa, anche solo informarsi, ci vuole tempo e voglia e perche' sforzarsi? Figuriamoci allora darsi da fare!

E poi un giorno, quando sentiamo cose brutte, e' troppo tardi.

I principali fornitori di questi sussidi sono Cina, USA e Russia.
L'Unione Europea offre meta' dei sussidi degli USA ai petrolieri.

Pensiamoci, ogni volta che ci viene detto che sole e vento non ce la possono fare.

Con 5 trillioni di dollari, ci compriamo una Tesla per tutti.








Posted by maria rita at 12:22 AM No comments:
Labels: Ambiente, danni, fondo, fossile, Industria, inquinamento, internazionale, malattie, monetario, PIL, sussidi

Tuesday, February 23, 2016

Il Venezuela sull'orlo del petrol-collasso



Negozi vuoti






File infinite, proteste e ressa

Contrabbando di benzina

Mercato Nero

Ospedali 

 Iperinflazione

 Alla ricerca di acqua

 Nicolas Maduro, presidente 




Il Venezuela vive un paradosso impensabile fino a pochi anni fa'. E' questo un paese letteralmente all'orlo del collasso, economico, sociale, politico. Nello stesso tempo e' uno dei paesi con le piu' grandi riserve di petrolio al mondo.

Manca tutto. La discoccupazione cavalca e la gente passa la maggior parte del proprio tempo in fila a cercare di comprare quel che puo'. Ma i negozi sono sempre piu' vuoti. Da un paio di anni il cibo e' razionato con speciali carte identificative e lettura di impronte digitali al supermercato. Fra le cose piu difficili da comprare olio da cucina, farina, latte, sapone. Si va in giro con sacchi di denaro a causa dell'inflazione galoppante, spesso alla ricerca di cibo sul mercato nero. I prezzi sono aumentati del 720% in un solo anno. L'anno prima l'inflazione e' stata "solo" del 275%. Il valore del dollaro americano sul mercato nero e' 150 volte in piu' quello del prezzo ufficiale, circa 1000 bolivares. Un anno fa era a 200 bolivares.

La carta igienica e' un bene di lusso. I pezzi di ricambio delle macchine sono impossibili da trovare. Gli antibiotici sono una rarita'. L'elettricita' va e viene. Mc Donald's non ha piu' patate da friggere. L'acqua e' poca e costosa. Si cerca di raccoglierla come si puo', anche dalla pioggia o dai ruscelli mezzi secchi. I campi da zucchero marciscono, le fabbriche chuidono, in ospedale c'e' carenza di siringhe e di medicine. Le liste di attesa sono lunghissime. Il porto principale del paese, Puerto Cabello, e' deserto. Un tempo erano qui ancorate dozzine di navi con merce in arrivo ed in partenza. Oggi ce ne sono quattro.

Il governo ha da poco annunciato l'emergenza economica. Il tasso di poverta' e' salito al 76%. L'associazione medica del Venezuela ha fatto appello all'Organizzazione Mondiale della Sanita' per aiuto. Manca il 70% del fabbisogno di medicinali.

Una delle industrie piu' redditizie e' quella dei rapimenti.

L'unica cosa che ancora si trova e' la benzina che fino a pochi giorni fa costava meno di un centesimo al gallone, quasi quattro litri. E cosi' oltre ai rapimenti, un'altra industria fiorente e' quella del contrabbando di benzina. Soldati, insegnanti, ingegneri, dottori dentisti, contadini: ci si improvvisa tutti contrabbandieri. Si fa il pieno di taniche e le si portano in Colombia, Brasile, Guyana, dove rendono di piu'. Si calcola che il contrabbando di benzina generi una economia da 2 miliardi di dollari l'anno.

Questo scenario apocalittico e' il prezzo della petrol-economia venezuelana. Crollato il prezzo del petrolio, e' crollato tutto il resto, visto che non si e' sviluppato niente altro qui in modo economicamente sostenibile. Il 95% delle esportazioni del paese e' infatti rappresentato da petrolio e affini e gli idrocarburi forniscono al Venezuela il 40% dei suoi introiti.

Ma non e' questo solo un petrol-stato, e' anche un petrol-stato gestito male. Nel 2006 il presidente Hugo Chávez decise di nazionalizzare tutte le operazioni petrolifere, e 16 ditte divennero di proprieta' del governo. Non sono stati capaci di gestire quel che avevano intelligentemente e cosi, pure da prima della crisi, il greggio estratto e gli introiti diminuivano. Hanno anche nazionalizzato molte aziende agricole, fallite pure queste per cattiva gestione, e aumentando la percentuale di cibo importato. Per fare un esempio, nel 2006 il Venezuela era un esportatore di riso. Adesso la meta' del fabbisogno di riso e' importato.

Non sapendo cosa fare, in anni recenti il governo ha iniziato a stampare sempre piu' moneta, sperando di poter piu' facilmente ripagare i debiti. Arriva cosi' l'iperinflazione, il crollo del valore del bolivares e ovviamente all'aumento del costo della merce importata. Poi hanno imposto razionamenti e sussidi, per la merce che c'era. Ma siccome la disponibilita' era fluttuante questo ha solo portato a file interminabile e alla proliferazione di vendita di beni al mercato nero, o nei paesi confinanti dove si poteva rivendere il tutto a prezzi piu' elevati, grazie al fatto che il bolivares non vale quasi piu' niente.

Di chi e' la colpa? Di Hugo Chavez, morto nel 2013? Dell'attuale governo? O e' colpa della dipendenza assoluta del paese dal petrolio che non ha saputo sviluppare nessun tipo di vera economia sana e sostenibile?

Ai prezzi attuali il Venezuela guadagnera' solo $18 miliardi di dollari dalle esportazioni di petrolio per il 2016. Il debito da ripagare quest'anno e' di $10 miliardi su un totale di $120 miliardi. Restano $8 miliardi di dollari per importare cibo, medicine, e per migliorare la qualita' di vita dei residenti. Ma nel 2015 i soldi spesi per le importazioni, quasi tutti per cibo e beni di prima necessita', sono stati $37 miliardi. Cioe' laddove spendevano 37 oggi ne hanno solo 8, un calo di circa l'80%. Dove li trovano gli altri soldi?

Non si sa da dove e se verranno altri fondi. Il Venezuela non ha piu' rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, non ha garanzie sufficenti da trovare prestiti da privati e non ha piu' riserve da nessuna parte. Il suo debito con la Cina, l'ultimo paese a prestarle denaro, e' di $50 miliardi. Anche i cinesi premono per la restituzione del prestito. Standards and Poor valuta il debito del Venezuela "junk".

Il presidente Nicolás Maduro e' letteralmente paralizzato, perche' di opzioni ce ne sono ben poche. Per ora il governo ha aumentato il costo della benzina che ora e' a 15 centesimi al gallone. Si raccomanda alla gente di coltivarsi il cibo da soli.

Gli analisti prevedono che presto il Venezuela andra' in default. Con tutto il suo petrolio.



Posted by maria rita at 10:23 AM 1 comment:
Labels: bolivares, carta, chavez, crisi, fondo, Hugo, igienica, inflazione, intenazionale, Maduro, monetario, negozi, Nicholas, Petrolio, venezuela, vuoti
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Greenbier, Arkansas
Guy, Arkansas
Coalinga, California
Vancouver, Canada
Raton Basin, Colorado
Timpson, Texas
Caviaga, Italia
Basilea, Svizzera
Valencia, Spagna
Scientific American, 2012
USGS, 2012
Science, 2013

Forest Oil, Bomba

Giorgio Mazzenga, il capo
La figuraccia dei Texani
Incontro Forest Oil - Bomba
La posizione della provincia di Chieti
La Forest Oil e il ranch radioattivo
La Forest Oil e i 5 giorni di gas
Gli eredi di John Fante per Bomba
Le bugie di Uberto Crescenti
L'ignaro Eugenio Caporrella
L'ignaro Eugenio Caporrella - part 2
L'ignaro Eugenio Caporrella - part 3
E Bomba?
Lettera al Denver Post
Osservazioni per Bomba
L'arrivo della Forest Oil - 2009
Coscienza civile

Petrolieri? Non crediamoci

Petrolieri? Non crediamoci
28 Agosto 2010

Le ragioni degli abruzzesi

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8 Agosto 2010

Le "ragioni" dei petrolieri

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3 Agosto 2010

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Fracking su Report

Puntata del 12 Maggio di Roberto Pozzan

Le ultime dal governo sulle trivelle

Commissione idrocarburi e risorse minerarie

Disastri in mare

Montara, Australia 2009 1
Montara, Australia 2009 2
Piper Alpha, UK 1988
Paguro, Ravenna, 1965
Santa Barbara, California 1969
Exxon-Valdez, Alaska 1989 1
Prestige, Galizia 2002
Bohai Bai, Cina 2011
Campos Basin, Brasile 2011 1
Campos Basin, Brasile 2011 2

The First Amendment to the Constitution of the United States of America

Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791