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Tuesday, September 4, 2018

I petrolieri texani chiedono 16 miliardi di USD per salvare le raffinerie dai cambiamenti climatici causati da loro stessi







E' una storia ironica.

E' passato un anno esatto dall'arrivo dell'uragano Harvey in Texas che ha portato allagamenti e danni anche all'infrastruttura petrolifera.

Sotto Harvey il 25% della capacita' di raffinazione del Texas dovette fermarsi. Da qui parte il 30% di tutto il petrolio USA. Un giro di affari senza limiti.

Adesso i petrolieri sono preoccupati di altri, potenti uragani e di altri danni e quindi cercano di prendersi per tempo. Cercano di proteggere i loro impianti che sorgono per lo piu' lungo la costa del golfo del Messico.

Ma vogliono che a pagare sia il contribuente americano!

Con l'appoggio di governatori e sindaci pro-oil, perche' le petrol-tasche sono profonde.

Gia' nel Novembre del 2017 il governatore Greg Abbott aveva chiesto 61 miliardi di dollari al Congresso per la difesa della costa, per la maggior parte i fondi sarebbero andate a zone petrolifere.

Il governo avrebbe potuto usare i propri fondi di emergenza e il governo centrale avrebbe contribuito, ma il Texas, notoriamente conservatore, non fu d'accordo. Dissero che la difesa delle raffinerie era una questione di sicurezza nazionale e che ci doveva pensare Washington.

E Washington disse no: i costi erano troppi elevati e il governo centrale si rifiuto' di pagare tutti i 61 miliardi di dollari. C'erano incendi in California ed altri uragani a cui pensare. 

Non se ne fece niente.

E cosi' si e' passati a misure locali, piu' mirate, ma sempre con una parte a favore di oil and gas.

Per esempio il governo texano ha approvato $3.9 milardi di denaro pubblico per proteggere alcune raffinerie sotto grande pressione lobbistica da parte di oil and gas.

A Houston invece il 25 Agosto 2018 e' stato approvato un pacchetto per proteggere la citta' dalle inondazioni da $2.5 miliardi, che ha incluso la protezione delle raffinerie per conto dei petrolieri.

I soldi pubblici saranno usati per creare tre zone di muraglie contro le ondate.

La prima area e' in localita' Port Arthur citta' al confine con la Louisiana he sa di zolfo per le troppe emissioni petrolifere.Le raffinerie protette con i soldi delle nostre tasse saranno quelle della
Total (Francia), della Valero (Texas), e della Motiva (Arabia Saudita). Sei miglia di costa saranno protette da muraglie di 5 metri di altezza. I lavori inizieranno nei prossimi mesi.

Successivamente si proteggera'  un area di 25 miglia nella Orange County dove sorgono raffinerie della Chevron e della DuPont.

E alla fine l'ultimo segmento sara' nei pressi di Fremont e del rigassificatore della Phillips66, nonche' di raffinerie della Dow Chemical e impianti della BASF.

E' chiaro che tutto e' stato progettato per specificatamente proteggere impianti petrolchimici. Se ci capita la casa di qualche cittadino benvenga, ma non e' questo lo scopo.

L'idea e' che il tutto dovra' diventare parte di un enorme sistema di protezione costale da circa 12 miliardi di dollari se si trovano fondi ulteriori che proteggera' in totale trenta raffinerie texane.

Questa volta i politici hanno approvato senza fiatare.

Ogni anno il Texas perde in media tre metri di costa lungo i suoi 600 chilometri di litorale a causa dell'erosione, per la maggior parte causato da oil and gas.

Interpellati i petrolieri dicono che hanno la coscienza a posto perche' pagano le tasse, e le tasse comprendono queste opere di difesa.

E cosi, i petrolieri causano i cambiamenti climatici, portano a casa soldi, inquinano i nostri polmoni e le nostre democrazie e poi noi gli paghiamo pure i danni!

A pensarci bene in questo caso il contribuente texano paga anche per ditte francesi e saudite!

Il mondo alla rovescia che mostra, sempre che quando questi arrivano, non solo non se ne vanno piu' ma corrompono tutto.

Sunday, June 12, 2016

I petrolieri abbandonano 650 concessioni in Artico

Chukchi Sea - di 487 concessioni ne resta solo una.

Beaufort Sea, di 240 concessioni ne restano solo 71




Quanto male stanno messi i petrolieri?

Beh, diciamo che se scappano dalle concessioni in Artico non e' che stanno messi poi cosi bene. E infatti emerge oggi che nel complesso Encana, Armstrong, Total, ConocoPhillips, Repsol, Eni, Shell, Statoil e Iona Energy abbandonato 655 concessioni fra il Chukci Sea e il Beaufort Sea, tutte in Artico.

Nel Chukchi Sea dell'Artico sono scomparse tutte, meno che una. Si tratta di 486 concessioni che coprono circa 11,000 chilometri quadrati. Erano state assegnate nel 2008. Di queste la Shell ne ha cedute 274, e ne terra' una sola: quella che ha cercato di trivellare piu' volte, fallendo sempre.

Nel Beaufort Sea, Encana, ConocoPhillips, Armstrong e Total hanno lasciato tutto, mentre restano alcuni consorzi Shell, ENI e Repsol cha mantengono ancora 71 concessioni delle 240 originariamente assegnate, fra il 2003-2007.

Michael LeVine di Oceana dice che e' stata una enorme vittoria, perche' pure la Shell che aveva speso miliardi di dollari in dieci anni si e' dovuta arrendere all'evidenza: che esplorare l'Artico non vale la pena.

E' proprio cosi: la Shell ha rimediato figuraccia dopo figuraccia nell'Artico, con proteste, perdite finanziarie, disastri e alla fine la distruzione della piattaforma Kulluk.

Alla fine, visto che non gliene andava bene una, la Shell aveva abbandonato i progetti trivellanti nel polo Nord alla fine del 2015. La ConocoPhillips aveva sospeso gia' ogni programma trivellante nel 2013. 

Intanto il governo USA sta vagliando se rivendere queste concessioni in futuro. Ma non si sa: le aste sono andate deserte nel 2016 e non ce ne saranno nel 2017. 

Un altro po di mare salvo. 

Friday, April 29, 2016

2015: i petrolieri hanno speso almeno 114 milioni di dollari per dire che i cambiamenti climatici non esistono





Sappiamo che la Exxon Mobil nasconde al pubblico gli effetti dei cambiamenti climatici da almeno trenta anni. Sappiamo che hanno messo pressione al governo americano per non far firmare i trattati sul clima di Kyoto per non perdere soldi. Sappiamo che cercano di insinuare dubbi quando dubbi non ce ne sono.

Adesso sappiamo anche che assieme a tutte le sue amiche, la Exxon Mobil, persa la battaglia su "i cambiamenti climatici non esistono" continua a usare propaganda e denaro per cercare di evitare che vengano prese azioni per fermarli.

Nel 2015 infatti , la non-profit britannica "Influence Map" scopre che i petrolieri hanno speso almeno 114 milioni di dollari per evitare che venga fatta qualsiasi cosa *contro* i cambiamenti climatici.

Hanno usato i soldi per smentire la scienza dietro i cambiamenti climatici e per fare il lavaggio del cervello alle persone che era tutta una invenzione dei cattivissimi ambientalisti. Altro denaro venne usato per fare lobby ai politici. E questi 114 milioni sono solo i soldi *in chiaro*. Chissa' cosa altro c'e' che non sappiamo e non vediamo. Anzi, quelli di Influence Map dicono che si potrebbe arrivare anche a 500 milioni di dollari.

La maggior parte del denaro e' stato speso negli USA -- perche' fanno tendenza nel bene e nel male. Anzi, i principali sovvenzionatori di questo denaro e' l'American Petroleum Institute (API) che rappresenenta i petrolieri americani, una specie di Assomineraria made in the USA. La Exxon Mobil ha invece speso direttamente $27 milioni e la Shell $22 milioni.
Ad oggi, Aprile 2016, *tutti* gli enti scientifici del mondo ammettono che i cambiamenti climatici esistono, e sono causati da noi e dall'uso di fonti fossili. Tutti questi soldi e tentativi di farci credere il contrario sono patetici. 

Sono sei mesi di fila che abbiamo temperature record. 

I petrolieri possono spendere tutti i soldi del mondo, ma la natura va imperterrita avanti per il suo cammino. Quello che le dai, le ci rida'. A noi il compito morale di quantomeno non farci ingannare dai 114, dai 500 o dal 5000 milioni di dollari dei petrolieri. 







Wednesday, June 3, 2015

Il papa, l'enciclica sui cambiamenti climatici e i petrolieri


and now...


** Nota: il papa non ha un master in chimica, ma e' una sorta di perito chimico. Molti siti USA riportavano la storia del master, ed e' stato da li che ho preso le info. La sostanza resta.**


Fra esattamente due settimane verra' presentata la prima enclica di Papa Francesco. Si chiamera' "Laudato sii", in onore di San Francesco e del suo amore per la natura.

L'enclica conterra' una critica al consumismo e al capitalismo sfrenato, ma si concentrera' sui cambiamenti climatici, causati dall'uomo. Il Papa ha consultato vari esperti e scienziati prima di scrivere Laudato sii,  addirituttura promuovendo un convegno in Vaticano sul tema il giorno 28 Aprile 2015. L'intento e' di diffonderla prima del grande, ennesimo, convegno sul clima di Parigi fra sei mesi. L'enfasi e' certo sulla natura, ma c'e' anche una forte compomente di giustizia sociale.  I piu' vulnerabili quando arrivano le catastrofi dovute ai cambiamenti climatici sono sempre i piu' poveri, che perdono accesso a terreni e all'acqua potabile. Il messaggio e' che non sono solo gli orsi polari a soffrire, e' l'umanita' intera.

Tutto bene allora? La quasi totalita' del mondo scientifico e' concorde che i cambiamenti climatici sono reali e sono causati dall'uomo. L'enclica dovrebbe essere semplicemente la Chiesa che fa la sua parte per migliorare il pianeta, come da imperativo morale e religioso.

E invece no. I lupi in fabula sono sempre loro. I petrolieri, i politici che li appoggiano e che vengono ampiamenti ripagati di tali appoggi con fondi per le campagne elettorali, e i centri di ricerca finanziati dai petrolieri. Si sono tutti sfogati come meglio hanno potuto in queste settimane contro il Papa.
Di tutto hanno tirato fuori .

Inizia "The Heartland Institute" con sede a Chicago. Non dicono chi li finanzia ma e' noto che hanno ricevuto quasi 800mila dollari da ExxonMobil e da Chevron, e che ricevono finanziamenti dai fratelli Koch, investitori che hanno fatto la loro fortuna con il petrolchimico. Per dirne una, The Heartland Institute tuttora continua a dire che il fumo di sigaretta non fa male. E si, hanno ricevuto fondi pure da Phillip Morris. Bene, The Heartland Institute ha mandato una delegazione a Roma per informare il Papa che la crisi dei cambiamenti climatici non esiste! Il presidente Joseph Bast ha dichiarato:

"Gli umani non stanno causando una crisi climatica sul pianeta verde di Dio, stanno solo realizzando il loro dovere biblico di proteggere la terra e di usarla per il bene dell'umanita'. Sebbene il Papa abbia buone intenzioni, nell'appoggiare le posizioni non scientifiche dell'ONU sui cambiamenti climatici sta facendo un disservizio al suo gregge [...] I poveri soffiranno terribilmente se l'accesso all'energia -- il motore della prosperita' e di una vita migliore --  diventera' piu' costoso e meno affidabile per decreti imposti dall'alto."

Ipse dixit.

Jim Lakely, un altro portavoce della Heartland Insitute dice che il Papa non e' bene consigliato dall'ONU su questo complicato tema scientifico e che i cattolici dovrebbero analizzare l'evidenza da stessi e capire che il Santo Padre e' una autorita' su temi spirituali ma non su quelli scientifici.

Arriva The American Petroleum Institute, la potente lobby dei petrolieri americani a dichiarare a The Guardian che le "fonti fossili sono uno strumento vitale per sollevare le popolazioni dalla poverta' in tutto il mondo, e noi abbiamo questo impegno"


Si, vaglielo a spiegare in Nigeria dopo cinquant'anni di Shell e di ENI.

E in questi primi giorni di giugno arriva anche Rick Santorum a bagnare il pane nell'olio. Santorum e' candidato alle presidenziali USA come repubblicano per il 2016. Dice che la chiesa cattolica dovrebbe lasciare le questioni scientifiche agli scienziati perche' qualche volta su questo tema hanno sbagliato. Dovrebbero focalizzarsi su teologia e moralita' e che "Quando la chiesa si immischia in teorie politiche e controversie scientifiche credo che non sia altrettanto potente ne credibile. "

Ma non c'e' alcuna controversia -- il 97% degli scienziati e' concorde sull'origine antropogenica dei cambiamenti climatici. In quanto alla moralita' -- cosa c'e' di morale invece nel restare a guardare impassibili la distruzione del pianeta a causa dell'uso smisurato di fonti fossili? Anzi, il Vaticano avrebbe dovuto scrivere questa enciclica dieci anni fa!

E' evidente che i nostri eroi hanno paura della chiesa, dei suoi 1.2 miliardi di seguaci e della sua presenza capillare in ogni angolo del globo. E il carisma di Papa Bergoglio certo non guasta.

Come sempre i piagnistei dei petrolieri non sono altro che il canto del cigno morente.

In tutto il mondo ci si prepara per questa enclica con entusiasmo. In Australia verra' distribuita sottoforma di libro in tutte le parrocchie. Nelle Filippine tutte le chiese di Manila suoneranno le campane a festa il giorno dell'enciclica. In Argentina creeranno delle preghiere speciali collegate a Laudato sii. Negli USA i vescovi preparano modelli di omelie sui cambiamenti climatici da diffondere fra il clero.

Manca solo una cosa alla chiesa: di divestire il suo immenso patrimonio da fondi petroliferi. C'e' un detto americano che dice ``Put your money where your mouth is."  La bocca ed il portafoglio devono stare nello stesso posto. Oh yes, we can.

Qui la petizione per chiedere al Vaticano di divestire dalle fonti fossili.





What’s also interesting is that the Catholic Church has decided to interfere in matters of science quite a few times over their nearly 2,000 year history, but you’re not going to see Rick Santorum complain about the time the Vatican had Galileo tried and convicted for heresy simply for supporting the theory that the Earth orbited the Sun, rather than the other way around. Via CBS Philly: “The perception that the media would like to give of Pope Francis and the reality are two different things…I’m a huge fan of his, and his focus on making sure that we have a healthier society…I support completely the Pope’s call for us to do more to create opportunities for people to be able to rise in society and care for the poor. That’s our obligation as a society.” Seeing that it is expected by many that Pope Francis will release an encyclical on climate change, Santorum says he disagrees with what he expects to hear in it. “The Church has gotten it wrong a few times on science, and I think we’re probably better off leaving science to the scientists and focus on what we’re really good on, which is theology and morality. When we get involved with political and controversial scientific theories, then I think the church is probably not as forceful and credible.” According to Santorum, this is not the first time that he has told religious leaders to shy away from matters of science and focus more on the church’s principles. (Source) Whether Rick Santorum (along with the rest of the 2016 Republican candidates) wants to admit it or not, climate change is real and human activity is responsible for accelerating it. He also claims to be a supporter of Pope Francis and his message, but it seems that the only things that the Church teaches that Rick Santorum cares about are abortion, contraception and of course, that gay people are icky and going to Hell. The other things that Catholic doctrine talks about like taking care of the poor, the elderly and the sick? Nah, you can count Rick Santorum out on those since he subscribes to the teachings of the Republican Gospels when it comes to those issues. Republicans, including Rick Santorum, have repeatedly ignored the fact that 97% of climate scientists agree that climate change during the last 100 years is due to human activity, and Rick Santorum himself has called climate change a “hoax” and “bogus.” Despite the many faults of the Catholic Church, it’s a good thing that Pope Francis is addressing climate change, and conservative Catholic politicians here in the United States are furious with him because of that. Maybe Rick Santorum should take his own advice, shut his mouth, and actually listen to scientists for once.

Read more at: http://www.forwardprogressives.com/rick-santorum-tells-pope-francis-keep-mouth-shut-science/

Monday, December 31, 2012

Da un geologo libero



Pubblico di seguito una lettera che mi e' arrivata in questi giorni da parte di un geologo italiano che ho reso anonimo per proteggere chi l'ha scritto. Il testo e' dedicato alle ingarbugliate leggi italiane sulla sicurezza sul lavoro che sono di una salsa per noi comuni mortali e di un altra per i petrolieri e i loro amici.

Guarda caso, le leggi dei petrolieri sono sempre piu' fluide, meno restrittive, piu' blande e soprattutto non vengono mai aggiornate, rispetto a quelle che invece si applicano per noi comuni mortali.

In poche parole funziona cosi: originariamente c'erano due leggi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Il decreto legislativo 626 del 1994 e' quello che si applicava orignariamente a tutte le attivita' produttive, mentre il decreto legislativo 624 del 1996 era quello che specificatamente si applicava alla sicurezza e alla salute dei lavoratori "nelle industrie estrattive per trivellazione e nelle industrie estrattive e cielo aperto o sotterranee".

Nel corso degli anni la 626 e' stata modificata, aggiornata, resa sempre piu' stringente, tant'e' che alla fine e' stata sostituita in toto dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, nel decreto legislativo 81 del 2008 e poi integrata dal decreto legislativo 106 del 2009.

La 624 invece, quella dei petrolieri, e' sempre la stessa e vale a tuttoggi.
 
Come dire tutti si aggiornano, i petrolieri no. Evviva.

Domanda: perche' i petrolieri non devono sottostare anche loro al Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro? Cosa hanno di speciale loro? Tentacoli? Potere? Lobby? Contatti? Soldi? Promesse? Pressioni? Ricatti?

O sono solo piu' belli degli altri?

La democrazia puo' funzionare solo quando c'e' trasparenza e correttezza, e non quando le regole sono fasulle e barare e' facile per chi sa bene oliare il sistema.

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Cara Maria Rita, mi scusi se mi permetto di darle del Tu anche se Lei non mi conosce, ma è da parecchio tempo che leggo i suoi interessanti articoli relativi alle perforazioni petrolifere e per me e come se fosse diventata un’Amica.

Sono un geologo e mi è capitato più volte di visionare studi SIA (studi di impatto ambientale) di società petrolifere.

Le prime volte pensavo di avere a che fare con società supportate da professionisti altamente qualificati e soprattutto gente seria. Mi sono dovuto ricredere fin da subito, quanto meno per l’aspetto relativo agli studi SIA: fatti a stampone, scopiazzati su internet.

Dati di importanza fondamentale volutamente non detti o riportati in modo frammentario o poco chiaro dove lo zapping documentale, che dovrebbe essere un’eccezione, rappresenta la norma. Elemento comune di tutti questi studi è l’acronimo MTD (migliori tecnologie disponibili) che viene riportato in tutte le salse come una sorta di mantra ma che in buona sostanza non significa nulla.

Fanno in tutti i modi per non entrare nello specifico. In uno dei tuoi ultimi articoli citavi dieci buoni motivi per dire no alle perforazioni. Mi permetto di aggiungerne un undicesimo: normativa volutamente vecchia ed inadeguata in materia di sicurezza dei lavoratori nel settore petrolifero.

Sicuramente la lettura ti sembrerà estremamente noiosa, ma ritengo necessario fare alcune premesse.

In materia di igiene e sicurezza del lavoro, la Costituzione (artt. 2, 32, 35 e 41 Cost.) afferma la salvaguardia della persona umana e della sua integrità psico-fisica come principio assoluto e incondizionato, senza ammettere condizionamenti quali quelli derivanti dalla ineluttabilità, dalla fatalità, oppure dalla fattibilità economica e dalla convenienza produttiva circa la scelta e la predisposizione di condizioni ambientali e di lavoro sicure e salubri.

Sulla base di tali presupposti l’opinione pubblica italiana ritiene (anzi è stata portata a ritenere) erroneamente che l’attività di perforazione petrolifera dovrebbe essere un settore all’avanguardia in tematiche di questo tipo. Come tu mi insegni, ogni volta che succede un disastro nelle altre parti del mondo viene sempre detto: “E…ma qui da noi non può succedere, le nostre normative sono così stringenti che è impossibile che succeda’. Completamente falso .

Per i comuni mortali la norma italiana che disciplinava tale materia era la 626 del 1994. Tale norma è stata abrogata con l’avvento del testo unico per la sicurezza DLgs 9 aprile 2008 n° 81. In parte modificato dal DLgs 3 agosto 2009 n° 106. Da allora sono intervenuti una miriade di altre leggi e decreti (circa 22 pagine fitte fitte di integrazioni).

Per quanto riguarda invece i petrolieri, i novelli dei dell’Olimpo: la norma che disciplina tale settore è il DLgs novembre 1996, n. 624 relativa alla “sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee”. Questa e' molto simile nei numeri alla 626 del 1994 ed uscita due anni dopo ma con una storia completamente diversa.

Infatti, da allora, tale norma non ha subito alcuna modifica. Tutti gli studi SIA che ho avuto modo di leggere fanno continui riferimenti a questa norma (che gli Dei dell’olimpo si tengono ben stretta) dimenticando che per i comuni mortali vi è stata un’evoluzione normativa di quasi un ventennio.

Ora ti sembra normale (scusami la volgarità) che per costruire un c…..o (pardon una toilette) un povero Cristo si debba riferire a continui aggiornamenti e LORO praticamente se ne sbattono?

Certo per l’ex ministro Passera, amante di vetuste politiche di sviluppo anni settanta, una norma che ha meno di vent’anni sembrerà attualissima.

E d’altronde: come si sarebbe potuto occupare di sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore petrolifero considerato com’è stato indaffarato ad ideare l’art. 35 della Legge 134 2012 ?

Comunque sia, questa legge (mi riferisco alla 624, quella dei petrolieri) fa continui riferimenti alla legge 626 (quella abrogata). Tenuto presente questo, mi sono accorto che:

L’art. 304 comma 3 del dlgs 81/2008 così recita:

“ ....laddove disposizioni di legge o regolamentari dispongano un rinvio a norme del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, ovvero ad altre disposizioni abrogate dal comma 1, tali rinvii si intendono riferiti alla corrispondenti norme del presente decreto-legislativo".

Nella realtà, negli studi SIA, tuttora, si fanno continui riferimenti alla 624 rimandando sempre ad apposite procedure. Comunque sia, sulla base di questo articolo, anche gli DEI sono tenuti ad adeguarsi (almeno si spera), quanto meno per ciò che concerne i rinvii normativi che la 624 fa ad altre leggi.

Prova ne è il fatto che nel disciplinare tipo per i permessi di prospezione, ricerca e coltivazione idrocarburi, emanato con Decreto Ministeriale il 04 marzo 2011, all’art 10 fa una timida apparizione il riferimento al Decreto Lgs 81-2008 oltre all’onnipresente 624-1996.

Ciò non vale per i permessi e le concessioni rilasciati ad esempio nella Regione Sicilia in quanto il Disciplinare Tipo, emanato con Decreto Assessoriale nel 2003 e leggermente modificato nel 2004, risulta essere ancora fermamente ancorato alla 624 del 1996.

Ti auguro un Buon Anno.

Friday, October 26, 2012

Omnia munda mundis






To the pure, all things are pure.

Ma guarda tu cosa mi tocca fare.

Mi giunge voce da varie persone che Confindustria Abruzzo intende "dimostrare" che in qualche modo io sia collegata all'industria del petrolio e che addirittura ne prenda fondi in maniera indiretta!

Non so se ridere o piangere, e non so se questa voce sia vera o no, ma se si, e' veramente patetico e mostra la piccolezza di questa gente che non riesce proprio a capire che uno nella vita puo' fare delle cose non per tornaconto personale, quanto per ideali, per senso di giustizia, per voglia di fare qualcosa di buono per la comunita'.

Intanto, se veramente fossi al soldo dei petrolieri, credo che ci sarebbero modi molto piu' redditizi di sfruttarmi da parte loro, che non spendere il mio tempo su e giu per l'Italia predicando da 5 anni ed in modo veemente, CONTRO i petrolieri.

Ma forse Confindustria vuole insinuare che io non voglia l'Abruzzo - e l'Italia! - al petrolio perche' cosi' l'Italia rimarra' un paese di serie B nella produzione di melma petrolifera e quindi in qualche modo avvanteggerei le ditte petrolifere americane?

Chissa' nella loro mente contorta anche questo potrebbe essere un pensiero.

La risposta e' ovviamente no.

Nessun petroliere mi paga - ne la Forest Oil, ne la Shell, ne l'ENI.

Il mio stipendio arriva - e per intero - dallo Stato della California - sono un impiegato statale e anzi, le cifre del mio stipendio sono pubbliche.

E poi c'e' la storia dei miei fondi ricerca.

Ho iniziato ad essere io responsabile di cercarmi i miei fondi  - non per me, ma per lo stipendio dei miei studenti, per pagare computer, esperimenti, e cose di questo genere 5 anni fa.

Ne ho ricevuti 2 di grant personali - intestati a me, Maria Rita, dal National Science Foundation, l'NSF, l'ente USA che si occcupa di elargire fondi per la ricerca. I progetti sono qui:

1. Stochastic models of viral adsorption, fusion and replication 

2. Hierarchical kinetic models for chemical and hydrodynamically coupled organisms

La parola petrolio non compare.

Infine, c'e' il grant collaborativo dell'ARO, Army Research Office, che elarigisce fondi per ricerca pura, e con cui ci occupiamo di teoria di giochi, assieme ad altri 10 colleghi. Non sono io il capo, ma uno dei dieci che collaboriamo.

3.  Scalable, stochastic and spatiotemporal game theory for real world human adversarial behavior. 

Anche se e' un grant dell'Army, e' per ricerca di base, e nessuno di noi e' tenuto a sviluppare niente per il petrolio o peggio per l'esercito (!) anzi, siamo stati messi assieme per creare modelli su come analizzare il crimine urbano e per sviluppare metodi di studio relativi ai movimenti e ai comportamenti dei criminali. I nostri studi sono tutti pubblici, e si possono consultare liberamente.

Dall'armi ho avuto anche dei grant per studiare il PTSD e i flussi migratori.

Qui tutte le mie pubblicazioni finora.

Contenti?

Infine, le nostre universita' USA sono grandi, e ciascuno di noi cerca, e trova fondi da chi e come vuole.

Ci sara' qualcuno - nel dipartimento di geologia? nel dipartimento di letteratura? nel dipartimento di chimica? di filosofia? che prende soldi dall'industria petrolchimica?

Probabilmente. Ma quel qualcuno non sono io, sono scelte sue, e non mie.

E' come l'Unversita' D'Annunzio, in cui c'e' Mario Rainone, amico dei petrolieri e di Confindustria, che voleva trivellare la Majella, e in cui c'e' invece Francesco Stoppa che ha dedicato la vita a salvaguadare la natura, e che spesso si e' adoperato contro le trivelle in Abruzzo.

Il fatto che Rainone sia amico dei petrolieri, non significa che lo sia anche Stoppa o che i fondi di Rainone finiscano in quelli di Stoppa.

Idem per me.

Accusarmi di prendere soldi - direttamente o indirettamente -  dai petrolieri e' qualcosa di folle, stupido e veramente offensivo.

Ma questi non hanno niente da fare?

Ah, un altro paio di cose: insegno una classe di ambiente all'universita' e il mio tema, guarda caso, sono i danni dovuti all'estrazioni di petrolio e di fracking.

Sono membro a vita del Sierra Club che ha aperto una *causa in tribunale* contro lo stato della Calfiornia che vorrebbe aprire lo stato al fracking e anzi, cogestisco una pagina facebook contro il fracking in California.

Ho uno strano modo di essere favorevole alle trivelle, vero?

Ma alla fine, credo che in questi 5 anni chiunque abbia potuto vedermi, sentirmi, parlare con me abbia potuto farsi una opinione personale ed il fatto che mi invitino in tutta Italia, significa una cosa sola, che sono sincera. Non avrei potuto imbrogliare cosi tanta gente, cosi a lungo.

Guarda un po che gli unici che mi sono inimicata sono quelli che hanno interessi personali, Confindustria, i vari Fratino e Di Martino, e tutti quelli che avevano da speculare.

Cara Confindustria, vergognatevi.
Siete veramente infantili.

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Infine, sulla storia dell'Army.

Il telefonino, internet, lo scotch, la fotografia digitale, il forno a microonde, la colla, i pannelli solari di ultima generazione sono invenzioni dell'US Army. E' un ente che fa ricerca di base, per capire come fare tante cose, fra cui *prevenire* crimine e guerra, non solo armi!

Ma veramente c'e' chi crede che io sia un agente della CIA o dell'esercito americano? Non stanno bene costoro.

Ricevere grant dal US Army, dall'NSF, e' difficile, ed e' un miracolo che sia riuscita a fare il mio lavoro allo stesso tempo insegnando a meta' Italia perche' il petrolio e' una maledizione. Vorrei sapere quanti docenti ordinari in Italia hanno saputo fare lo stesso.

Sono libera.

Omnia munda mundis.















Friday, August 27, 2010

Petrolieri? Non Crediamoci!



Finalmente ce l'abbiamo fatta e il merito e' tutto di noi persone "normali"

Appena vista la pagina dei petrolieri su il Centro in data 3 Agosto, c'e' venuta incredulita' e rabbia di fronte a tante bugie e tentativi di farci il lavaggio del cervello. La pagina dei petrolieri e' qui a fianco e la Confindustria ne ha mandato copia elettronica a tutte le aziende d'Abruzzo. Pensavano che dal fondo delle loro tasche sarebbero riusciti a scalfire la nostra determinazione e il nostro essere persone e non sudditi.

Si sbagliavano!

Per tre settimane c'e' stato un intensissimo coordinamento fra tutti noi attivisti d'Abruzzo - Stefano, Claudio, Fabrizio e Gemma da Teramo, Assunta da San Vito, Barbara, Antonio, Giosue' e Nino da Francavilla, Ilaria da Pescara, Fabrizia e Pasquale da Ortona, Ludovica e Rocco Bat da Giulianova, Lulu', Roberto e Silvia da Lanciano, Danilo da Boston. Ciascuno ha messo il suo piccolo contributo che fosse contattare il proprio sindaco, fornire aiuto grafico, contattare cantine o altri enti.

E cosi' oggi 28 Agosto esce su Il Centro d'Abruzzo una pagina in cui rispondiamo a lor signori con tutta la forza dell'Abruzzo civile.

Ci sono le province di Pescara, Chieti e Teramo, oltre 30 comuni, ditte, e associazioni di categoria che hanno dato logo ed approvazione. Il vero lavoro l'hanno fatto pero' fatto tutte le persone di cui sopra che hanno dato l'anima.

Grazie a tutti!

Ecco qui il comunicato stampa che ho mandato sulla questione proprio adesso. Per non-Abruzzesi, il perche' di questa pagina informativa su Il Centro e' spiegato nel comunicato seguente.

ALLA PETROCELTIC, ALL'ENI, ALLA BUONEFRA, ALLA HALLIBURTON, ALLA MEDITERRANEAN OIL AND GAS, ALL'ASSOMINERARIA, ALLA CONFINDUSTRIA:

TORNATEVENE A CASA VOSTRA!


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Comunicato stampa:

In data 3 Agosto 2010, le ditte petrolifere che programmano di trivellare l’Abruzzo, fra cui Petroceltic, Forest Oil Corporation, Halliburton e Mediterranean Oil and Gas, hanno acquistato una pagina pubblicitaria su Il Centro d’Abruzzo, il Tempo ed il Messaggero, spiegando le proprie `ragioni’ e chiedendo un ‘dialogo’ con la popolazione, senza il quale, secondo loro, ‘sviluppo e progresso’ non sono possibili.

Queste ditte sono per la maggior parte straniere, di cui quasi nessuno aveva mai sentito parlare prima in Abruzzo. Altri firmatari sono la Confindustria e la sua associata Assomineraria, che rappresenta gli interessi dei petrolieri operanti in Italia, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, e la Buonefra.

Gli abruzzesi, cittadini e amministratori, non credono alle 'ragioni' di pura propaganda del petrolio e del gas, ma a quelle sincere della salute e della qualita’ della vita, come ricordato piu’ volte dall’intera Conferenza Episcopale d’Abruzzo e del Molise.

Gli Abruzzesi lo ribadiscono ora forte e chiaro, in sei punti illustrati in una pagina che comparira’ su Il Centro d’Abruzzo il 28 Agosto 2010.

Gia’ in data 8 Agosto 2010 Legambiente, WWF, Agesci ed altri gruppi ambientalisti e civici hanno risposto per le rime ai petrolieri.

Ora lo fanno all'unisono 34 comuni, le province di Chieti, Teramo e Pescara, la Confcommercio, Assoturismo, la Confesercenti, la Federazione Autonoma Balneatori, la Cantina Tollo, la Confederazione Italiana Agricoltori, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, e il Consorzio di Tutela del Montepulciano d’Abruzzo e il Consorzio della Costa dei Parchi.

Le ditte petrolifere sono state le prime a sottrarsi al dialogo, tenendo nascosti i loro progetti ai cittadini mentre venivano spiegati nei minimi dettagli agli azionisti oltreoceano, propagandando il centro oli di Ortona come fosse un frantoio, e rifiutando il confronto diretto con gli esperti veri sui temi della salute, dell'inquinamento e dei danni economici che l'industria petrolifera inevetabilmente portera' con se.

L’Abruzzo non vuole diventare un campo di petrolio, ed e’ ben conscio che aprire ad un solo progetto minerario significhera’ iniziare una progressiva trasformazione verso la sua irreversibile petrolizzazione, come gia’ accaduto in Basilicata.

Proprio in questi giorni dal suo centro di Erice, il pluripremiato e notissimo fisico Antonino Zichichi si e’ espresso duramente contro le trivellazioni petrolifere perche’ troppe le incognite del sottosuolo terrestre e dei fondali marini.

Duole ancora una volta notare il silenzio dell’amministrazione regionale, guidata da Gianni Chiodi, che non ha ancora saputo o voluto trovare una soluzione definitiva al problema della petrolizzazione di tutto l’Abruzzo, ne’ farsi interprete della volonta’ popolare presso i vari uffici ministeriali. Volere e’ potere.

La pagina e’ stata acquistata con fondi messi a disposizione da cittadini, amministrazioni, associazioni di categoria ed aziende coscienziose e lungimiranti che ringraziamo.

L’Abruzzo ha bisogno di abbracciare il futuro con coraggio e non di trivellare il cuore verde d’Europa.

MRD