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Thursday, June 20, 2013

Ombrina, il Corsera e le balle di Morandi



La storia dietro l'articolo di Galli Della Loggia del Corsera su Ombrina e la conseguente risposta di Morandi e' molto lunga - con vari teatrini dietro, telefonate alle quattro di notte, email scambiati con Ferruccio De Bortoli in cui mi si chiedeva di mandare una risposta, e una corsa contro il tempo per fare tutto fra esami e lauree.

Il riassunto di tutto e' che nonostante tutta questa frenesia, alla fine la mia risposta non fu mai pubblicata. Non so perche'.

Notare che vi fu una serie di articoli favorevoli ad Ombrina in cui si citava il mio nome e i cui autori pero' non hanno avuto ne coraggio, ne correttezza di chiedermi una opinione in merito. Come dire, hanno creduto ciecamente a Sergio Morandi, e a nessuno e' venuta la curiosita' di sapere cosa
c'era scritto in questo fantomatico "rapporto" della D'Orsogna.

Non e' per niente che in Italia la stampa e' relegata al 57esimo posto nel mondo. 

Ad ogni modo ecco cosa avrei risposto al Morandi, e cosa ho mandato sul Fatto Quotidiano riportato con varie modifiche per lunghezza qui in calce.

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Il giorno 13 Aprile 2013 circa 40,000 abruzzesi sono scesi in piazza a Pescara per protestare contro il progetto petrolifero “Ombrina Mare” della Medoilgas (MOG) di Londra. Il progetto prevede la trivellazione di sei pozzi di petrolio, l'installazione di una piattaforma a sei chilometri da riva e di una nave desolforante di tipo FPSO a nove chilometri dalle spiagge d’Abruzzo.

Da allora si sono succeduti una serie di articoli sulla stampa nazionale, inclusa una lunga lettera dello stesso amministratore delegato della MOG, Sergio Morandi che sul Corriere della Sera elenca tutti i supposti motivi a favore di Ombrina, criticando anche il lungo e paziente lavoro di informazione e di indagine che ho portato avanti in questi anni.

Un po di articoli sono qui:

Il foglio
L'occidentale
Assoelettrica
Formiche
Newsit24

Sono di origini abruzzesi, anche se vivo in California da anni. Conosco e amo la riviera teatina e al contempo mi reputo una persona di scienza libera, indipendente, intelligente e, a differenza di Morandi, non ho alcun tornaconto personale in questa vicenda. Ho semplicemente letto tutti i dettagli del progetto della MOG e sono giunta alla conclusione che Ombrina Mare sarà assolutamente deleteria per la costa teatina e per i suoi residenti, per questi motivi:

1. Il petrolio d'Abruzzo è poco e non cambierà di uno iota lo scenario energetico nazionale. E' la MOG stessa a fornire stime ai suoi investitori secondo le quali al massimo si ricaveranno fra i 20 e i 40 milioni di barili di petrolio da Ombrina. Considerato che l'Italia consuma circa 1.5 milioni di barili al giorno, i conti sono presto fatti: nella migliori delle ipotesi, e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina nell'arco di 24 anni basterà a soddisfare in totale fra le 2 e le 4 settimane di fabbisogno nazionale.

2. Il petrolio di Ombrina è di qualità scadente, ricco di impurità sulfuree e di indice API 17. Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Ovviamente peggiore la qualità del petrolio, maggiori sono gli impatti sull'ambiente. Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione – l'eliminazione dello zolfo - in loco, vicino al posto di produzione.

3. Ecco allora la necessità di usare una FPSO - la "nave galleggiante" cui si riferisce Morandi. La sigla FPSO sta per "Floating Production Storage Offloading" unit cioè unità galleggiante di stoccaggio, di trattamento e di scaricamento. Il petrolio non si separerà magicamente da acqua e gas come vuole far credere Morandi, servirà invece una delicata operazione di eliminazione di scarti sulfurei e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. La stessa MOG stima che l'insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80,000 chilogrammi al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi.

4. La reazione chimica di base che avverrà sulla FPSO e che porterà alla creazione di "zolfo puro" come dice Morandi, e' il processo Claus, una reazione all'equilibrio, che non e' mai completa al 100%. E' per questo che parte degli scarti collaterali (fra cui il pericoloso idrogeno solforato) non si trasformera' mai in zolfo puro e che occorre bruciarlo. Tutti gli impianti che trattano petrolio amaro come quello d'Abruzzo usano questa prassi, incluso il centro Oli di Viggiano, in Basilicata. Fra l'altro i limiti legali in Italia per l’idrogeno solforato sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di idrogeno solforato, mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite e' di 0.00065ppm. Quindi, tanto “stringenti” come li chiama Morandi i limiti italiani non sono.

5. Morandi dice che lo zolfo sarà utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma dimentica di ricordare che nel mondo esiste una sovrapproduzione di zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L'industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo, quindi dei 500 chili al giorno di zolfo previsti da Ombrina se ne potrà tranquillamente fare a meno.

6. Oltre agli scarti atmosferici, ci sono quelli in mare. Una delle prassi più comuni nell'industria petrolifera è il rilascio a mare - accidentale o volontario - di materiale di perforazione e di acque di produzione, che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo di Norvegia parlano di 3000 tonnellate l'anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Qualche anno fa vi fu uno studio del governo americano nel golfo del Messico - GESAMP - dove si giunse alla conclusione che i tassi di mercurio nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, coincidenza al quanto singolare. Per di più quell'anno l'ARTA Abruzzo accertò inquinamento “medio" attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l'inquinamento era rimasto "basso" - questo dopo solo tre mesi di operazione. Infine, è importante ricordare che all'interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall'UE: chiudiamo le acque ai pescatori, e le apriamo ai petrolieri? Non è un controsenso?

7. Morandi dice che non sono previsti scoppi ed incidenti. Gli siamo grati. Gli scoppi sono eventi rari, è vero, ma ne basta uno solo per mettere in ginocchio tutto quanto di buono già esiste sul territorio. Quando si parla di incidenti si pensa solo al golfo del Messico, nel 2010. Ma in verità ve sono altri che si susseguono in vari angoli del mondo: in Adriatico sarebbero particolarmente deleteri, considerato che il mare nostrum è un mare chiuso, con un ricambio d’acqua non certo paragonabile a un oceano. Restando solo in ambito di FPSO, al largo delle coste britanniche ce ne sono circa 15, tutte a distanza molto maggiore di quanto proposto in Abruzzo. Qui, le statistiche portate avanti nel decennio 1993-2003 parlano di circa 70 incidenti l'anno per nave FPSO, inclusi ferimenti, morte, incendi, sversamenti in mare, scontri con altre navi, problemi agli ancoramenti, e agli oleodotti. Non è vero poi che le navi FPSO causano meno impatto ambientale, la chimica e le emissioni non cambiano.

8. Considerati questo tipo di rischi, gli stati costieri negli USA hanno deciso di vietare tutte le attività petrolifere nei loro mari. Lungo le coste pacifiche e atlantiche, in questo momento, vige una fascia di rispetto di 160 chilometri da riva che in Florida diventa di 200. La moratoria è in vigore da più di 30 anni, ed in California non sono state più costruite trivelle a mare dopo il 1969, dopo uno scoppio a Santa Barbara. Questo perché' si è capito che trivelle e qualità di vita sana non si sposano. E' solo il golfo del Messico che è stato sacrificato al petrolio: il Texas e la Louisiana hanno scelto di puntare sugli idrocarburi con tutte le conseguenze che questo ha portato. Non è un caso che si sogna il mare di Malibu e non certo quello di Galveston. E' sempre interessante ricordare a questo proposito la dicotomia Gela-Taormina. La prima, sessanta anni fa, disse sì all'industria petrolifera, la seconda no. Credo che sia lampante oggi vedere chi abbia fatto la scelta migliore. Morandi cita la riviera romagnola ma non ricorda i gravissimi fenomeni di erosione delle coste e della subsidenza dei mari di Ravenna, causati anche dalle estrazioni di metano in zona. Studi condotti per conto dell'ENI mostrano la connessione fra subsidenza e produzione metanifera; in Emilia Romagna alcuni tratti di fondali si sono abbassati anche di due metri in 20 anni a causa delle estrazioni di idrocarburi.

9. E tutto questo in cambio di cosa? In Italia, le royalties in mare sono del 4%. Leggendo i comunicati agli investitori della MOG e di tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire in Italia, si legge sempre la dicitura "excellent fiscal regime" (Petroceltic) oppure "Italy’s tax regime for oil and gas producers remains among the most favorable worldwide" (Orca Exploration). Di contrasto, la Norvegia utilizza quest'altra dicitura: "A causa degli straordinari profitti associati con l'industria del petrolio, una addizionale tassa speciale del 50% e' applicata." La Norvegia investe la maggior parte dei fondi petroliferi in speciali fondi pensioni programmati per durare anche dopo l'esaurimento dei giacimenti. Proprio come in Italia, vero?

E’ utile anche ricordare che ad Ombrina venne già rilasciato parere negativo nel 2010 dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo che per la prima volta in Italia coraggiosamente decretò anche una fascia di rispetto di 5 miglia (9 chilometri) lungo tutto il perimetro nazionale e di 12 miglia (circa 22 chilometri) nei pressi di riserve naturali.

Il successivo governo Monti/Passera sostituì questo decreto con l'articolo 35 del Decreto Sviluppo del Luglio 2012 in cui il limite veniva esteso a 12 miglia per tutto lo stivale, ma con applicazione solo per progetti e concessioni successive al 2010. Queste trame machiavelliche lasciarono Ombrina fuori da qualsiasi fascia di protezione, riaprendo la strada al dibattito attualmente in corso.

Ci tengo anche a denunciare la mancanza di trasparenza da parte del governo Monti su questo tema, come emerge dalla corrispondenza interposta fra l'ex ministro Clini e lo stesso Morandi, in cui quest'ultimo ricorda, riferendosi al decreto Prestigiacomo, che i “danni elevatissimi […] che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri” e in cui poi lo ringrazia, riferendosi al Decreto Sviluppo, per “ il prezioso contributo” alla “soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore”.

Ma al dila' di tutti questi dati, e di questi teatrini, c’è una cosa che Morandi non potrà mai capire: la costa teatina è il mare degli abruzzesi, amato e vissuto da noi tutti. Non lo vogliamo colonizzato da piattaforme, trivelle, porti petroliferi, oleodotti. E' un popolo intero che lo chiede: dai politici regionali, provinciali ed i sindaci, dalla Chiesa Cattolica alla Confcommercio, dalle cantine del vino agli operatori turistici, dalle associazioni studentesche, a quelle culturali, dagli scout ai centri sociali, tutti hanno detto no, ripetutamente e con convinzione dal 2008 ad oggi. Solo la MOG insiste e diabolicamente persiste.

Il problema però non è solo dell'Abruzzo. Nuovi pozzi sono programmati in tutta Italia – in mare, in terra, con fracking, senza fracking, di gas, di petrolio, di estrazione o di stoccaggio - dai campi di riso di Carpignano Sesia, ai sassi di Matera, dai vigneti del Montepulciano d'Abruzzo alle riserve marine di Pantelleria, dai frutteti di Arborea alla laguna di Venezia, dal delta del Po alle isole Tremiti, dalle zone terremotate dell'Emilia ai mari di Otranto, da Bordolano a Ribolla. Ai miei occhi tutto questo è pura speculazione, perché' i temi di cui sopra, mutatis mutandis, si applicano a tutta l'Italia.

Mi auguro allora che questo nuovo governo non la lasci vinta ai prepotenti del petrolio in nessuna parte d'Italia, ma che invece a vincere, per una volta, sia il buonsenso, la giustizia sociale, la lungimiranza di riportare questa nazione alla bellezza e all'incanto dei suoi mari, delle sue colline e della sua gente.

Maria R D'Orsogna

Santa Monica, CA 23 Maggio 2013



Thursday, April 2, 2009

Gli inciuci dell' ENI




In questi giorni mi arrivano piu segnalazioni ed email di quanto io non possa processare. Voglio ringraziare tutti, e sperare che possiamo continuare ad essere sempre piu' numerosi. La situazione si aggrava, come riporta Prima da Noi. La piu' grande manifestazione della storia d'Abruzzo quasi sicuramente ci sara' il 16 Maggio 2009. C'e' ancora una lieve possibilita' che si svolga il 23, ma tutti cercheremo di fare del nostro meglio perche' sia il 16 Maggio a Pescara. Man mano che il tutto si delinea, ne scrivero'.

Intanto ecco cosa impariamo: Daniele Toto come spia e premio svendita dell'Abruzzo ai petrolieri diventa, quasi sicuramente il coordinatore del PdL. Ha fatto il lavoro sporco di andare a dire al governo centrale che la moratoria era anticostituzionale (secondo lui), ha fatto il suo dovere di servire i potenti ed ora gli danno il contentino. Un vero poltico che ama la gente d'Abruzzo! Se il buongiorno si vede dal mattino, il nipote di Carlo Toto "coordinera'" tutto l'Abruzzo tra le braccia delle trivelle. Il secondo classificato a questo ruole e' un tale Filippo Piccone di Celano, anche lui favorevole alle trivelle, come tutto il PdL, nonostante le parole.

Intanto, cambia la guardia anche al Corriere della Sera. Il nuovo direttore e' Ferruccio de Bortoli. Perche' questo ci interessa? Perche' il De Bortoli e' nel consiglio di amministrazione della Fondazione ENI Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI.

Di questa fondazione fanno parte tutte le societa' petrolifere italiane nate dall'ENI stessa: l'Agip, l'ENichem, la Snam, la Saipem e la Snamprogetti, responsabili di avere inquinato mezza Italia.

Sono allora andata ad indagare chi altro siede in questo consiglio di amministrazione e trovo delle cose sconcertanti: ci sono direttori di giornali, esponenti del Vaticano, di case editrici, giornalisti, professori di economia dell'ambiente! E' incredibile! SI sono parati dappertutto! C'e' pure:

L'AMMINISTRATORE DELEGATO DELL'AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA!!!

E' tutto un inciucio! Come fara' mai a parlare di noi la stampa nazionale se sono tutti amici dell'ENI? Come fara' De Bortoli a parlare di Sarroch, di Viggiano, di noi, e tutte le altre schifezze che l'ENi fa in giro per il mondo sul Corriere se poi ci si va a sedere insieme? Una vergogna.

Il consiglio di amministrazione della Fondazione Enrico Mattei e' formato da:

PAOLO SCARONI
Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali.

FERRUCCIO DE BORTOLI
Come fara' mai ad essere imparziale circondato da tutta questa gente?

RAFFAELLA LEONE
Assistente Esecutivo dell'Amministratore Delegato di Eni. Presidente della Servizi Aerei S.p.A, Vice Presidente di Eni Foundation, "MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL"AGENIZA GIORNALISTICA AGI" e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Eni Enrico Mattei. Assistente Esecutivo dell'Amministratore Delegato di Enel (dal maggio 2002 al 2005) e di Pilkington (dal 1996 al maggio 2002).

STEFANO LUCCHINI
Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione del gruppo ENI. E' docente all'ALTA SCUOLA DI GIORNALISMO presso l'UNIVERSITA' CATTOLICA DI MILANO, di cui è anche componente del Nucleo di Valutazione. Membro del CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELl'AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA. Presidente della Fondazione Benedetto XVI pro Matrimonio et Familia.


LEONARDO MAGUERI
Vice Presidente delle strategie e della programmazione per l'ENI. Autore del libro: L'era del petrolio: miti, storia, e futuro della risorsa piu' controversa del pianeta. In sostanza il tizio afferma che le riseve di petrolio non stanno finendo, ma che manca la capacita' di raffinare. Il suo messaggio? Costruiamo nuove raffinerie!


ALBERTO MEOMARTINI
Dall'aprile 1983 al 1990 è stato Direttore Relazioni Esterne dell'Eni e Assistente del Presidente dell'Eni, dal 1990 fino al 1999 ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato della Snam S.p.A.,dal maggio 2000 all'aprile 2006 ha ricoperto l'incarico di Presidente di Italgas S.p.A. Dal maggio 2003 al dicembre 2005 è stato anche Vice Direttore Generale della Divisione Gas & Power dell'Eni. Presidente di Snam Rete Gas S.p.A. Presidente dell' ISTITUTO DI ECONOMIA E POLITICA DELL"ENERGIA E DELL"AMBIENTE (IEFE) presso l'Università BOCCONI, di cui era membro del Consiglio Direttivo.


JOAQUIN NAVARRO VALLS
E' stato DIRETTORE DELL'UFFICIO STAMPA DEL VATICANO
Qualcuno dovra' spiegarmi che ci azzecca il Vaticano con l'ENI? Che vergogna.


ROBERTO POLI
Dal 1966 al 1998 è stato docente di finanza aziendale alla Cattolica di Milano. Consigliere della MONDADORI, Fininvest, Merloni Termosanitari, Coesia, Maire Tecnimont e Perennius Capital Partners SGR. È stato PRESIDENTE DELLA RIZZOLI-CORRIERE DELLA SERA e di Publitalia S.p.A.


GIULIO SAPELLI
Dal 1975 al 1981 ha lavorato presso lo IAFE, il centro di formazione e di ricerca manageriale dell'ENI. E'stato, dal 1980 al 2003, DIRETTORE SCIENTIFICO DELLA CASA EDITRICE GIANGIACOMO FELTRINELLI.

DANIELA VIGLIONE
Vice Presidente dell'agenzia giornalistica AGI, ora AMMINISTRATORE DELEGATO
DELL'AGENZIA GIORNALISTICA AGI.

Non ho parole, e' sbalorditivo:

Il Consiglio di Amministrazione dell'ENI ha espresso la volontà di dedicare il massimo impegno al sostegno e allo sviluppo dell'Agi, da 50 anni storico protagonista dell'informazione primaria in Italia.