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Tuesday, March 12, 2013

L'ENI - Saipem a trivellare senza certificazioni






Piattaforma ENI in Egitto - Temseh, 2004
11 giorni di fuoco.

Qui l'interrogazione parlamentare del giorno 2 Aprile 2014
sulla questione.

Interrogato il morto non rispose nessuno.



Le vergogne dell'ENI non finiscono mai.

Io non so questi come facciano la notte a dormire sonni tranquilli.

Dell' inchiesta della Procura di Milano contro il gruppo ENI-Saipem e contro l'amministratore delegato dell’ENI Paolo Scaroni abbiamo gia' parlato. Il nostro beneamato e' infatti indagato per una supposta tangentina da quasi 200 milioni di dollari appalti e contratti in Algeria.

Noccioline, che vuoi che siano.

Ma da quest'altro lato del Mediterraneo le cose non vanno meglio per l'eticita' dell'ENI, cosi tanto sbandierata sui suoi siti propaganidistici.

Gianni Franzoni ha circa 60 anni, e' un capitano marittimo e tecnico esperto di mezzi navali che nel corso della sua vita professionale ha riscontrato numerose irregolarita' tecniche e di certificazione sui mezzi petroliferi della Saipem.

La Saipem e' di proprieta' al 43% dell'ENI e quest'ultima ne e' l'azionista di maggioranza. Gia' in passato la Saipem era stata al centro di numerose violazioni della legge 231 - che riguarda la responsabilita' delle imprese, il loro codice etico e i modelli di organizzazione, gestione e controllo.

Secondo i rapporti di Franzoni la Saipem eseguiva operazioni navali, di perforazione e lavori industriali in acque profonde, senza il personale idoneo, in violazione alle certificazioni emesse o addirittura senza i certificati necessari come richiesto dalla legge italiana e dalle normative internazionali. Il tutto per non dovere ristrutturare e aggiornare le proprie infrastrutture mettendo a rischio lavoratori e ambiente.

Ripeto.

La Saipem eseguiva lavori petroliferi ed affini senza certificati o con certificati artefatti in violazione alle normative vigenti previste dal codice ISM - International Management System, dal diritto mercantile e codice della navigazione, dalla suddetta legge 231 e dal codice etico Saipem ed ENI.

E' evidente infatti che e' piu' facile "ottenere" i certificati che ristrutturare le navi.

E' anche evidente che in mare aperto, occhio non vede cuore non duole. Che importa se si usano semisommergibili inquinanti o se magari le misure di protezione di marinai ed operai non sono adeguate.

Mica ci va la classe dirigente ENI a mare? Mica ci va Scaroni a fare le perforazioni o i montaggi in mare?

Il coraggioso capitano Franzoni denuncia allora questa scellerata politica dell'ENI-Saipem segnalando tutte le irregolarita' che aveva registrato alla direzione della Saipem in una relazione riservata.

E che succede?

Che invece di ringraziarlo per il suo lavoro, coraggio, per il suo amore per il mare, Gianni Franzoni viene prima esonerato e poi licenziato, assieme ad un suo collega che aveva rilevato altri certificati falsi per gli operatori subacquei impiegati nei progetti Saipem.

Un paese alla rovescia dove questa notizia e' finita nel cassetto, dove nessuno si e' indignato, dove tutti i gran politici impegnati in questa delirante campagna elettorale non sono stati capaci di dare una parola di conforto, di speranza a Gianni Franzoni e dove nessuno ha deciso di mettersi contro l'ENI-Saipem per l'interesse pubblico.

Gianni Franzoni ha presentato le sue denunce all'interno della Saipem come da codice etico della Saipem e dell'ENI stessa, ha scritto ai garanti e a chi dovrebbe per legge verificare il tutto con audit interni. La sua era una denuncia mirata, comprovata da documenti e testimonianze dei Comandanti dei mezzi navali e di tecnici di terza parte.

Alla fine ha inviato una lettera aperta a Paolo Scaroni, riportata in calce.

Parole cadute nel vuoto.

Il mio potere finisce qui, nel diffondere questa notizia.

Spero che tutti si rendano conto che Gianni Franzoni non ha fatto questo solo per il mare, o per la sua eticita' professionale. L'ha fatto per ciascuno di noi, perche' quel mare bistrattato dalla Saipem-ENI e' patrimonio di tutti.

Il suo coraggio merita che tutti noi, un pochettino almeno, ci arrabbiamo, esigiamo che questa vicenda sia diffusa e che quelli dell'ENI e della Saipem si vergognino profondamente per come trattano il mare, i campi e gli onesti cittadini d'Italia.

Grazie Gianni Franzoni.

Questa e’ la lettera scritta da Franzoni a Scaroni.

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Gent.mo Dott. Paolo SCARONI- CEO di ENI,

Con tutto quello che sta succedendo certamente non ricorda.

Le ho scritto, mesi fa, e non era un atto disperato o provocatorio, ma un sincero voler informare il CEO di ENI che qualcosa non andava per il verso giusto in Saipem.

Adesso, che Saipem è sotto i riflettori dei “media”, forse sarebbe opportuno che rileggesse quella raccomandata che possiamo serenamente giudicare come profetica e credo che se avesse letto e ascoltato due "quadri" della sua Saipem, adesso forse il Cane a Sei Zampe e Lei, che ne è il CEO, avrebbe certamente meno mal di testa.

Dott. Scaroni, adesso aspettiamo la CONSOB, poi i PM, infine speriamo di capire cosa è successo in Saipem che in un giorno ha bruciato gli incassi di cinque anni. Aspettiamo pazientemente le inchieste dei PM per Algeria, Nigeria, Kashagan etc.

Mi chiedo cos' altro deve succedere.

Storie già sentite in passato. Tuttavia, la cosa che interessa adesso è stabilire che non tutti non sapevano o non avevano capito e che non è reale che nessuno sapesse cosa stava succedendo. Noi, io e il mio collega, nel nostro piccolo, un grido di allarme lo avevamo lanciato.

Era una vicenda legata agli Asset e al DIVING dove abbiamo lavorato a lungo.

Scrive il Sole 24 riportando il Wall Street Journal: La dimensione del crollo del titolo di mercoledì è "insolitamente ampia" per una società quotata italiana, scrive il Wall Street Journal.

"Ai prezzi attuali – secondo un analista di Citigroup - Saipem è quotata al di sotto del suo valore teorico di liquidazione", ovvero della somma che sarebbe realizzata vendendo i suoi impianti di trivellazione, i suoi depositi e la sua flotta altamente specializzata di navi da costruzione offshore".

Se non siamo stati ascoltati è purtroppo un’ulteriore conferma che “cantare fuori dal coro” non risolve i problemi e non rompe il muro di silenzio imposto.

Le rinnovo l’invito di andare a rileggere la lettera e magari di farla pubblicare. La affidi ai media così da dimostrare che la Saipem ed ENI non hanno mai nascosto nulla, che agiamo nella trasparenza e nell’interesse supremo degli azionisti e del codice etico.

Io Le ho scritto e ho doverosamente avvisato i vertici Saipem ed ENI dal 2006 senza mai essere ascoltato.

Anzi alla fine siamo stati licenziati, tanto per allontanare definitivamente un problema creandone subito uno più grave.

Se gli amministratori, alla fine delle numerose inchieste, risulteranno gente non affidabile, allora si impone una revisione profonda di quello che è successo. Lo dobbiamo agli investitori che sul reale valore ed efficienza dei mezzi ha investito i propri soldi.

Non mi occupo di bilanci o di stock option o di tangenti.

Sono un uomo di mare e mi occupo di mezzi navali off-shore, della loro certificazione dalla quale dipende il loro reale valore. Le ho scritto, ed è innegabile, che quanto detto avrebbe dovuto far nascere più che un sospetto.

Invece nulla, niente, tutto normale.

Ora spero qualcosa possa cambiare.

La pubblichi tutta, la lettera, senza censure e se sarà viatico di una inchiesta, meglio, io avrò cosi la possibilità di dimostrare come realmente sono andate le cose nell’interesse di Saipem/ENI, quella sana; Lei quello di passare alla storia come il CEO che ha creato una svolta in Saipem ed ENI.

Su quanto sta accadendo e che accadrà, indagherà la Procura competente e, Dott. Scaroni, conviene prepararsi serenamente al peggio.

Lei è il nocchiero di Saipem. Il Comandante Schettino nel difendersi dice che il timoniere non lo ha capito o informato, che ha tentato la manovra prevista dalla Maritime Law: " the last agony" e che lui è innocente.

Non vuole ammettere a se stesso che è il Comandante e che è moralmente affondato con la collisione della sua nave.

In Saipem Il CEO ha un deputy con funzioni di controllo, e i doppioni si susseguono fino ai fattorini. Tutti in Saipem hanno un'ombra che li controlla.

Certamente non saranno sfuggiti i motivi spiegati e riassunti nella raccomandata a Lei inviata, visto che non sono sciocchezze ma cose legate alla sicurezza dei lavoratori e alla salvaguardia della vita umana in mare.

Io, a differenza dei suoi validi collaboratori strapagati, e silenti, per informarla, ho rischiato e sono stato licenziato, come nelle migliori famiglie.

Licenziato da quei Top manager [e loro stretti collaboratori] che adesso si sono dimessi o navigano fra avvisi di garanzia e inchieste e che nella loro disonestà, se provata, deve rientrare anche il giudizio che non meritano di dare sui loro dipendenti.

Ora tocca a Lei andare a guardare fino in fondo chi ha violato il codice etico di Saipem ed ENI .

Nell’organismo di vigilanza che ha analizzato le certificazioni navali erano presenti coloro che adesso si sono dimessi o sono stati raggiunti da avviso di garanzia.

Erano ai vertici di una piramide di “collaboratori” con funzioni di verifica e controllo di cui non si vede traccia. Quale migliore ragione per andare a rivedere tutta la vicenda, nel vero interesse di Saipem e di chi lavora in mare.

Forse il malessere Saipem è più profondo. Solo avendo il coraggio di fare chiarezza in questo “COLD CASE” si potrà ristabilire quali e quanti collaboratori hanno spalleggiato, affiancato, chiuso gli occhi.

Dire che in Saipem, con l’organizzazione che c’è non si sia mai sospettato di nulla è riduttivo se non collusivo.

Stiamo parlando di cose che per 5 anni non sono mai trapelate.

Forse e meglio parlare di una omertà che non è certo salutare per il presente e il futuro di Saipem, ENI ed investitori, e quello che leggiamo sui giornali certamente non è tutto.

Io, che sono quello che ha inviato l’allarme all’Organismo di Vigilanza ENI e Saipem ed informato i rispettivi Garanti è che dal 2007 attende di sapere il nome del Super-consulente che ha dichiarato che in Saipem tutto andava bene, sono la prova vivente di come un segreto possa essere così a lungo mantenuto e questo dovrebbe dare una idea di cosa si può nascondere in Saipem, altro che tangenti.

Spero che a Lei sia stato detto chi è questo misterioso mister OK che con una perizia da “urlo” ha smentito dichiarazioni scritte di Comandanti, perizie dei tecnici di terza parte, e-mail, calcoli, fotografie e analisi fatte da esperti che sui mezzi Saipem sono andati perché incaricati di ispezionare.

In ultimo mi sa dire quanto è stato pagato il super-consulente ?

Gli investitori hanno perso 15 dollari per azione e personalmente, mi creda, non sono minimamente dispiaciuto.

Sono e rimango più preoccupato per i marittimi imbarcati.

Se gli azionisti sono stati così sprovveduti di affidare i loro soldi senza verificare a chi li affidavano e bene che paghino e peccato che uno sia stato informato per tempo, in modo illecito, "Insider Trading", così da salvare i suoi soldi.

Queste sono le notizie di stampa.

Un ultima cosa, Le auguro che ENI e Saipem tornino sui principi di Enrico MATTEI, il padre nobile, che avrà fatto tanti errori, ma lui, i politici li usava come un Taxi e non viceversa.

PS. La trasmissione TV "Reporter" dice che la stampa nazionale non pubblica nulla perché prima ci vuole il consenso di un noto faccendiere.

Se è così speriamo che questo signore voglia lavare in Arno o meglio in Tevere questa diceria e lasci pubblicare questa innocente lettera aperta nel segno della libertà di stampa che è il sale della democrazia.

Wednesday, February 6, 2013

Rospo Mare -- il mistero del petrolio oggi che domani diventa erba e fango.







Update 29 Aprile 2016

Dopo tre anni, la procura della citta' di Larino indaga per disastro colposo.  
 
"Lo sversamento di petrolio a Rospo Mare c’è stato, è un fatto innegabile
Fu confermato dai nostri mezzi subacquei, che intervennero nei giorni successivi: i sommozzatori trovarono tracce di idrocarburi sulle condutture sottomarine che trasportano il greggio dalla piattaforma alla nave cisterna. Nelle condotte, alcuni bulloni risultavano vistosamente allentati e questo sicuramente aveva prodotto una perdita di petrolio in mare”.

Luciano Pozzolano
direzione marittima  Capitanerie di Porto
Abruzzo e Molise

Le condutture che hanno rilasciato materiale a mare
non sono sporche di erba e fango ma di petrolio
compatibile con quello estratto dalla Edison.

Rospo Mare sarebbe morta nel 2018, ma siccome il referendum e' fallito
ENI ed Edison potranno continuare ad estrarre monnezza
in eterno. 









Sono passate circa due settimane dal ritrovamento di "erba e fango" nei pressi della piattaforma Rospo Mare della Edison, fra Vasto e Termoli.

Un riassunto della storia e' qui.

Dopo un po di tempo e dopo l'inizio degli interrogatori da parte della procura di Larino, in Molise, ecco alcune domande, a cui spero la Edison e chi di dovere possano rispondere.


1. E' possibile vedere una foto di questa "erba e fango?"


2. All'inizio la Edison stessa parlava di una macchia di petrolio al largo di Rospo Mare.

Ora, se la Edison si e' sbagliata e invece che petrolio era "erba e fango", chi ha pagato tutto il dispiegamento di mezzi di intervento navale ed aereo?  Si era parlato di sommozzatori, navi, aerei, robot da Napoli, da San Benedetto, da Ancona per tre/quattro giorni.

Quali dei mezzi usati per il supposto contenimento di "erba e fango" erano pubblici e quali della Edison?

Quanto e' costato il tutto?

Se c'e' stato l'uso di mezzi pubblici, la Edison risarcira' le spese alla colletivita' per un errore di valutazione suo e non nostro? 

Non vorrei, come troppo spesso accade in Italia, che finisce che i profitti sono degli imprenditori, le spese a carico della comunita'.


3. Come mai ci sono volute 60 ore per capire che non era petrolio ma "erba e fango"? Tutte le persone e gli enti coinvolti come hanno fatto a non rendersi conto di cosa avessero fra le mani? Tutti i tecnici, ingegneri della Edison che vivono di petrolio come hanno fatto a fare uno sbaglio cosi colossale? Come mai non hanno fatto test subito?


4. La Edison parla di "erba e fango" che casualmente vanno a localizzarsi vicino alla loro nave di carico scarico FSO e ci chiedono di accettare ad una coincidenza e che le foto dei gabbiani sporchi della mattina dopo l'ipotetico disastro erano solo un caso.

Quante altre volte e' successo che si siano scoperte chiazze simili di "erba e fango"? Da dove viene quell'erba? Da dove viene quel fango? Quante altre volte e' successo che i gabbiani d'Abruzzo finissero con il petto impetrolito? E' possibile che il tutto venga inserito in un quadro piu' realistico? Ci sono tracce della macchia di "erba e fango" prima o dopo il 21 gennaio? Dov'e' finita?


5. Apprendiamo che la FSO solo da pochi mesi ha un doppio scafo. Come mai hanno usato una nave ad un solo scafo per tutti questi anni? Dopo lo scoppio della petroliera Exxon-Valdez in tutto il mondo ci si e' resi conto dell'importanza dell'uso del doppio scafo e qui nel 2012 siamo ancora con il singolo scafo? 

Notare che secondo documenti dell'industria petrolifera, la FSO Alba Marina aveva come dimensioni 140,000 DWT e capacita' di stoccaggio di oltre un milione di barili. La legge europea prevede che questi tipi di navi, dal 1 gennaio 2010, siano bandite dai porti e dalle acque interne dell'UE.

La FSO della Edison era in regola con le leggi europee?


6. Visto che il petrolio e' il loro core business e non sono poi cosi bravi a distinguerlo da "erba e fango", chi ci assicura che quello che ci vendono alla pompa non sia anche quello "erba e fango"? Hanno detto che era notte e per questo si sono confusi fra petrolio e fango. Anche nella pancia della terra e' buio.


7.  E se invece che "erba e fango" fosse veramente stato petrolio? Qualcuno pensa davvero che ha pagato meno le sue bollette energetiche, o il prezzo alla pompa meno grazie a Rospo Mare? Non era meglio forse dormire sogni tranquilli - petrolio o fango o erba che fosse - senza Rospo Mare? E nel caso in cui le spese dello spavento alla collettivita' siano veramente a carico nostro, siamo sicuri che il guadagno da Rospo Mare a noi cittadini ne sia valso la pena?
 

8. E tutti i politici che negli scorsi giorni hanno urlato al lupo al lupo e cosi' fortemente contrari - a parole - alle trivelle nei loro mari, cosa faranno nel concreto per vietare a Rospo Mare di allargarsi?

Per evitare che ad Ortona venga installata Ombrina, un mostro peggiore di Rospo Mare?


Misteri della fede.

Rospo Mare: petrolio o erba? verita' o propaganda?







Se anche fosse vero che si trattava di erba e non di petrolio (personalmente non ci credo) e' accettabile che la Edison, la capitaneria di porto di Pescara, le autorita' coinvolte per ben due giorni non sappiano distingure l'una dall'altra?  E vista la tale ignoranza anche solo nel distinguere ceci e fave da parte dell'industria petrolifera nostrana, e' una mossa intelligente lasciarli trivellare la costiera d'Abruzzo, Adriatica, d'Italia? 


La storia degli eventi riguardo una presunta macchia di petrolio a 12 miglia al largo delle coste fra Vasto e Termoli sul confine Abruzzo-Molise e' alquanto singolare.

Il giorno 22 Gennaio 2013 la stampa delle regioni coinvolte riporta il ritrovamento di circa mille litri di presunto petrolio, riversati in mare nei pressi della piattaforma Rospo Mare, di proprieta' mista al 62% dell'Edison e al 38% dell'ENI. La Edison ne e' anche il diretto operatore. Sulla terraferma di fronte a Rospo Mare c'e' la riserva di Punta Aderci e il sito di interesse comunitario della Marina di Vasto. In totale a Rospo Mare ci sono 3 piattaforme con 28 pozzi.

Qui la notizia del presunto sversamento come riportata dal sito Abruzzo Quotidiano, dal sito Centro d'Abruzzo, dal sito Abruzzo Independent, dal sito Termoli TV, dal sito Quotidiano Molise, dal sito Termolionline, dal sito Abruzzo24ore, dal sito Abruzzoweb, dal sito Adnkronos e dal sito Tgcom24.

L'allarme fu lanciato nella notte del 21 Gennaio, verso le 22:30, dall' equipaggio della nave FSO Alba Marina ancorata vicino alle tre piattaforme di Rospo Mare. La FSO Alba Marina e' stata sostituita nel dicembre 2012 ed e' una nave di carico/scarico/stoccaggio usata in questo caso per gestire il petrolio di bassissima qualita' - circa 11.5 gradi della scala API - che viene estratto da Rospo Mare.

Come si puo' vedere dai link sopra, fu la stessa Edison a riferire dello scatto della procedura di emergenza, del fermo della produzione di petrolio, dell'intervento della Capitaniera di Porto di Termoli e di Pescara e dell'attivazione di mezzi antinquinamento e aerei.

In particolare, come riferito dal Giornale della Protezione Civile, il responsabile per i rapporti con la stampa dell'impianto della Edison, Stefano Amoroso, affermava che la macchia di petrolio misurava circa "20 metri per 60 pari a circa 1000 litri". Qui la videointervista allo stesso Amoroso.

La mattina del giorno dopo, il 22 Gennaio i sommozzatori della Guardia Costiera eseguono una ispezione dettagliata della piattaforma, delle tubature e della nave FSO per capire da dove venisse questo presunto petrolio e come e se intervenire.

Fortunatamente non furono avvistate altre macchie di presunto petrolio cosi' la Capitaneria passo' ad ipotizzare che lo sversamento fosse dovuto a problemi alle tubature di pompaggio o alla stessa nave FSO. 

In totale sono stati utilizzati un rimorchiatore della societa' Castalia, quattro motovedette, due supply vessel, un aereo ATR42 dotato di apparecchiature per il telerilevamento ambientale, sofisticate apparecchiature dette di "rec-oil" per separare il petrolio dall'acqua del mare, due robot detti Rov uno da Ancona e uno da Napoli, e c'e' stato oltre all'intervento del personale della Capitaneria di Pescara e Termoli anche quello dei sommozzatori della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto e della Edison stessa.

In seguito al gran dispiego di mezzi e forse anche grazie all'evaporazione dei presunti idrocarburi, come disse la stessa Capitaneria di porto, la sera del 22 Gennaio 2013, la Edison tranquillizza tutti, confermando tramite una nota ufficiale che

Al termine della giornata di interventi presso il Campo Rospo Mare a seguito della segnalazione di emergenza lanciata alle 22:30 dalla FSO Alba Marina per avvistamento di una macchia in mare, si conferma l’assenza di greggio in mare.

Intanto il pomeriggio di quello stesso giorno, verso le 16:00, il WWF Abruzzo riesce a fotografare un gruppo di gabbiani sporchi di petrolio, che la Societa' Ornitologica d' Abruzzo afferma "rappresenta un evento del tutto eccezionale" per questo tratto di costa, se riferito ai numerosi censimenti eseguiti negli scorsi anni.

I politici saltano sull'episodio, tutti pronti a dichiarare la propria contrarieta' alle estrazioni di petrolio in Adriatico - da tutti i colori politici. Si registrano dichiarazioni di Antonio Menna, dell'UDC regionale, del presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, anche lui dell'UDC, del sindaco di Vasto Luciano La Penna, del PD, di Carlo Costantini consigliere regionale dell'IDV.

Ad un certo punto pero' proprio il giorno 22 Gennaio iniziano le correzioni sulla notizia.

Il comandante della Guardia Costiera di Termoli, Claudio Manganiello dice

"C'erano solo delle piccole tracce di idrocarburi e nient'altro. Almeno per ora. L'operazione va avanti, stiamo verificando con la massima cura. Una perdita dalla piattaforma? Attualmente non ce n'è la prova".

La Capitaneria di Porto, aggiunge che dall'aereo risultava "solo" una

"irridescenza cioe' una pellicola superficiale di idrocarburi sulla superficie del mare" nelle vicinanze della nave, che non si segnalavano idrocarburi pesanti in superficie ma che le indagini continuavano lungo i fondali marini.
Il giorno dopo, 23 Gennaio 2013, la stampa locale riporta che la Procura di Larino, in Molise, ha aperto una inchiesta contro ignoti per inquinamento ambientale.



In particolare, il procuratore capo di Larino Ludovico Vaccaro conferma l'esistenza di una perdita anche se si riconosce che il pronto intervento della Edison che ha evitato il precipitare degli eventi.

Secondo il sito Primonumero di Termoli, la causa della perdita potrebbe essere un guasto ad una giuntura allentatasi da una delle trivelle che potrebbe portare, sempre secondo il sito Primonumero, all'ipotesi di cattiva manutenzione o negligenza da parte della Edison. Spunta anche l'ipotesi da parte dell'assessore all'ambiente Augusta Di Giorgi che il comune di Termoli possa intraprendere una azione legale contro la Edison per danni d'immagine.

Arriviamo al 24 Gennaio, quando la Edison manda un nuovo comunicato in cui si conferma l'assenza di petrolio in mare e si ricorda che ci saranno altri interventi di manutenzione, il ripristino dei pozzi e ben 160 milioni di euro spesi per la sicurezza. Si conclude che "si puo' escludere qualsiasi forma di inquinamento" e soprattutto che grazie a tutti i mezzi usati si puo' finalmente

"escludere lo sversamento di greggio in mare, fatto confermato dai rilevamenti satellitari effettuati dalla Capitaneria di Porto".

Ma allora cos'era il tutto? Secondo la Edison, dopo 60 ore dal momento dell'allarme

La macchia, che ha generato l’allarme e che era stata stimata essere a quel momento in piena notte a distanza di  30 metri dalla FSO Alba Marina e con un'onda media di 2 metri di altezza, di dimensione 20 per 60 metri (circa 1 metro cubo) si e' rivelata essere composta di natura diversa dal petrolio (sostanzialmente terra ed erba di origine fluviale). 
 
E poi concludono dicendo che "il campo è inoltre fornito di tutte le dotazioni di sicurezza previste dal codice della navigazione e dalle leggi minerarie", che i controlli proseguiranno e che 


La nuova FSO Alba Marina appartiene alla categoria Aframax, con doppio scafo e doppio fondo, ha una portata lorda di 109.000 tonnellate e possiede i più avanzati sistemi di controllo di rilevazione automatica di presenza di gas, incendio e arresti di emergenza che garantiscono un elevato livello di sicurezza delle operazioni. Progettata per ospitare 50 persone tra tecnici e operatori, la FSO Alba Marina è presidiata 24 ore su 24 ed è in costante collegamento con la base operativa Edison di Santo Stefano a Mare.

"Lunedì sera il personale, dopo aver notato in mare delle macchie iridescenti ha segnalato l'avvistamento, facendo scattare l'allarme e le conseguenti operazioni di emergenza. Vicino alla nave Alba Marina era presente solo materiale organico di natura vegetale che, di notte e in quelle particolari condizioni di visibilità, ha dato l'impressione della scia iridescente simile alle macchie petrolifere. Se tutto questo fosse accaduto di giorno, ci si sarebbe subito resi conto dell'assenza di pericoli ambientali. Il Comune di Termoli intende adire le vie legali per chiedere il risarcimento danni? Quale risarcimento? Non esiste nessun danno ambientale. I gabbiani avvistati dal WFF potrebbero essersi sporcati di petrolio in qualche macchia causata forse dallo sversamento di petroliere più a nord. Ma non nell'area di Rospo Mare".
Cioe': morale della favola, dopo 3 giorni ci si accorge che non era petrolio ma erano erba e fango e che siccome era notte fonda e le condizioni meteo erano difficili e' stato impossibile distinguere le varie sostanze.


E' importante notare che la Edison ha in corso, tuttora, l'intento di ampliare di Rospo Mare perforando altri 3 pozzi verticali ed uno in orizzontale dalle piattaforme esistenti e installando un'altra piattaforma ex novo, che va quindi ad accompagnarsi alle tre gia' presenti.

E' anche importante ricordare che non era la prima volta che si osservavano idrocarburi veri o presunti nei pressi della nave FSO Alba Marina, infatti gia' nel 2005 vi fu un riversamento di petrolio - mai smentite dalla Edison. Queste sono immagini dell'epoca



Nello scrivere questo testo ho cercato dove possibile di usare testi e link come trascritti da varie testate giornalistiche, accettando tutto quello che la Edison ha comunicato nel corso dei giorni. Ovviamente occorre accettare che si trattasse di un falso allarme e di erba e fango e non di petrolio perche' e' la Edison che sta sul posto e nessun ente predisposto ai controlli ha smentito il loro ultimo comunicato.