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Tuesday, March 12, 2013

L'ENI - Saipem a trivellare senza certificazioni






Piattaforma ENI in Egitto - Temseh, 2004
11 giorni di fuoco.

Qui l'interrogazione parlamentare del giorno 2 Aprile 2014
sulla questione.

Interrogato il morto non rispose nessuno.



Le vergogne dell'ENI non finiscono mai.

Io non so questi come facciano la notte a dormire sonni tranquilli.

Dell' inchiesta della Procura di Milano contro il gruppo ENI-Saipem e contro l'amministratore delegato dell’ENI Paolo Scaroni abbiamo gia' parlato. Il nostro beneamato e' infatti indagato per una supposta tangentina da quasi 200 milioni di dollari appalti e contratti in Algeria.

Noccioline, che vuoi che siano.

Ma da quest'altro lato del Mediterraneo le cose non vanno meglio per l'eticita' dell'ENI, cosi tanto sbandierata sui suoi siti propaganidistici.

Gianni Franzoni ha circa 60 anni, e' un capitano marittimo e tecnico esperto di mezzi navali che nel corso della sua vita professionale ha riscontrato numerose irregolarita' tecniche e di certificazione sui mezzi petroliferi della Saipem.

La Saipem e' di proprieta' al 43% dell'ENI e quest'ultima ne e' l'azionista di maggioranza. Gia' in passato la Saipem era stata al centro di numerose violazioni della legge 231 - che riguarda la responsabilita' delle imprese, il loro codice etico e i modelli di organizzazione, gestione e controllo.

Secondo i rapporti di Franzoni la Saipem eseguiva operazioni navali, di perforazione e lavori industriali in acque profonde, senza il personale idoneo, in violazione alle certificazioni emesse o addirittura senza i certificati necessari come richiesto dalla legge italiana e dalle normative internazionali. Il tutto per non dovere ristrutturare e aggiornare le proprie infrastrutture mettendo a rischio lavoratori e ambiente.

Ripeto.

La Saipem eseguiva lavori petroliferi ed affini senza certificati o con certificati artefatti in violazione alle normative vigenti previste dal codice ISM - International Management System, dal diritto mercantile e codice della navigazione, dalla suddetta legge 231 e dal codice etico Saipem ed ENI.

E' evidente infatti che e' piu' facile "ottenere" i certificati che ristrutturare le navi.

E' anche evidente che in mare aperto, occhio non vede cuore non duole. Che importa se si usano semisommergibili inquinanti o se magari le misure di protezione di marinai ed operai non sono adeguate.

Mica ci va la classe dirigente ENI a mare? Mica ci va Scaroni a fare le perforazioni o i montaggi in mare?

Il coraggioso capitano Franzoni denuncia allora questa scellerata politica dell'ENI-Saipem segnalando tutte le irregolarita' che aveva registrato alla direzione della Saipem in una relazione riservata.

E che succede?

Che invece di ringraziarlo per il suo lavoro, coraggio, per il suo amore per il mare, Gianni Franzoni viene prima esonerato e poi licenziato, assieme ad un suo collega che aveva rilevato altri certificati falsi per gli operatori subacquei impiegati nei progetti Saipem.

Un paese alla rovescia dove questa notizia e' finita nel cassetto, dove nessuno si e' indignato, dove tutti i gran politici impegnati in questa delirante campagna elettorale non sono stati capaci di dare una parola di conforto, di speranza a Gianni Franzoni e dove nessuno ha deciso di mettersi contro l'ENI-Saipem per l'interesse pubblico.

Gianni Franzoni ha presentato le sue denunce all'interno della Saipem come da codice etico della Saipem e dell'ENI stessa, ha scritto ai garanti e a chi dovrebbe per legge verificare il tutto con audit interni. La sua era una denuncia mirata, comprovata da documenti e testimonianze dei Comandanti dei mezzi navali e di tecnici di terza parte.

Alla fine ha inviato una lettera aperta a Paolo Scaroni, riportata in calce.

Parole cadute nel vuoto.

Il mio potere finisce qui, nel diffondere questa notizia.

Spero che tutti si rendano conto che Gianni Franzoni non ha fatto questo solo per il mare, o per la sua eticita' professionale. L'ha fatto per ciascuno di noi, perche' quel mare bistrattato dalla Saipem-ENI e' patrimonio di tutti.

Il suo coraggio merita che tutti noi, un pochettino almeno, ci arrabbiamo, esigiamo che questa vicenda sia diffusa e che quelli dell'ENI e della Saipem si vergognino profondamente per come trattano il mare, i campi e gli onesti cittadini d'Italia.

Grazie Gianni Franzoni.

Questa e’ la lettera scritta da Franzoni a Scaroni.

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Gent.mo Dott. Paolo SCARONI- CEO di ENI,

Con tutto quello che sta succedendo certamente non ricorda.

Le ho scritto, mesi fa, e non era un atto disperato o provocatorio, ma un sincero voler informare il CEO di ENI che qualcosa non andava per il verso giusto in Saipem.

Adesso, che Saipem è sotto i riflettori dei “media”, forse sarebbe opportuno che rileggesse quella raccomandata che possiamo serenamente giudicare come profetica e credo che se avesse letto e ascoltato due "quadri" della sua Saipem, adesso forse il Cane a Sei Zampe e Lei, che ne è il CEO, avrebbe certamente meno mal di testa.

Dott. Scaroni, adesso aspettiamo la CONSOB, poi i PM, infine speriamo di capire cosa è successo in Saipem che in un giorno ha bruciato gli incassi di cinque anni. Aspettiamo pazientemente le inchieste dei PM per Algeria, Nigeria, Kashagan etc.

Mi chiedo cos' altro deve succedere.

Storie già sentite in passato. Tuttavia, la cosa che interessa adesso è stabilire che non tutti non sapevano o non avevano capito e che non è reale che nessuno sapesse cosa stava succedendo. Noi, io e il mio collega, nel nostro piccolo, un grido di allarme lo avevamo lanciato.

Era una vicenda legata agli Asset e al DIVING dove abbiamo lavorato a lungo.

Scrive il Sole 24 riportando il Wall Street Journal: La dimensione del crollo del titolo di mercoledì è "insolitamente ampia" per una società quotata italiana, scrive il Wall Street Journal.

"Ai prezzi attuali – secondo un analista di Citigroup - Saipem è quotata al di sotto del suo valore teorico di liquidazione", ovvero della somma che sarebbe realizzata vendendo i suoi impianti di trivellazione, i suoi depositi e la sua flotta altamente specializzata di navi da costruzione offshore".

Se non siamo stati ascoltati è purtroppo un’ulteriore conferma che “cantare fuori dal coro” non risolve i problemi e non rompe il muro di silenzio imposto.

Le rinnovo l’invito di andare a rileggere la lettera e magari di farla pubblicare. La affidi ai media così da dimostrare che la Saipem ed ENI non hanno mai nascosto nulla, che agiamo nella trasparenza e nell’interesse supremo degli azionisti e del codice etico.

Io Le ho scritto e ho doverosamente avvisato i vertici Saipem ed ENI dal 2006 senza mai essere ascoltato.

Anzi alla fine siamo stati licenziati, tanto per allontanare definitivamente un problema creandone subito uno più grave.

Se gli amministratori, alla fine delle numerose inchieste, risulteranno gente non affidabile, allora si impone una revisione profonda di quello che è successo. Lo dobbiamo agli investitori che sul reale valore ed efficienza dei mezzi ha investito i propri soldi.

Non mi occupo di bilanci o di stock option o di tangenti.

Sono un uomo di mare e mi occupo di mezzi navali off-shore, della loro certificazione dalla quale dipende il loro reale valore. Le ho scritto, ed è innegabile, che quanto detto avrebbe dovuto far nascere più che un sospetto.

Invece nulla, niente, tutto normale.

Ora spero qualcosa possa cambiare.

La pubblichi tutta, la lettera, senza censure e se sarà viatico di una inchiesta, meglio, io avrò cosi la possibilità di dimostrare come realmente sono andate le cose nell’interesse di Saipem/ENI, quella sana; Lei quello di passare alla storia come il CEO che ha creato una svolta in Saipem ed ENI.

Su quanto sta accadendo e che accadrà, indagherà la Procura competente e, Dott. Scaroni, conviene prepararsi serenamente al peggio.

Lei è il nocchiero di Saipem. Il Comandante Schettino nel difendersi dice che il timoniere non lo ha capito o informato, che ha tentato la manovra prevista dalla Maritime Law: " the last agony" e che lui è innocente.

Non vuole ammettere a se stesso che è il Comandante e che è moralmente affondato con la collisione della sua nave.

In Saipem Il CEO ha un deputy con funzioni di controllo, e i doppioni si susseguono fino ai fattorini. Tutti in Saipem hanno un'ombra che li controlla.

Certamente non saranno sfuggiti i motivi spiegati e riassunti nella raccomandata a Lei inviata, visto che non sono sciocchezze ma cose legate alla sicurezza dei lavoratori e alla salvaguardia della vita umana in mare.

Io, a differenza dei suoi validi collaboratori strapagati, e silenti, per informarla, ho rischiato e sono stato licenziato, come nelle migliori famiglie.

Licenziato da quei Top manager [e loro stretti collaboratori] che adesso si sono dimessi o navigano fra avvisi di garanzia e inchieste e che nella loro disonestà, se provata, deve rientrare anche il giudizio che non meritano di dare sui loro dipendenti.

Ora tocca a Lei andare a guardare fino in fondo chi ha violato il codice etico di Saipem ed ENI .

Nell’organismo di vigilanza che ha analizzato le certificazioni navali erano presenti coloro che adesso si sono dimessi o sono stati raggiunti da avviso di garanzia.

Erano ai vertici di una piramide di “collaboratori” con funzioni di verifica e controllo di cui non si vede traccia. Quale migliore ragione per andare a rivedere tutta la vicenda, nel vero interesse di Saipem e di chi lavora in mare.

Forse il malessere Saipem è più profondo. Solo avendo il coraggio di fare chiarezza in questo “COLD CASE” si potrà ristabilire quali e quanti collaboratori hanno spalleggiato, affiancato, chiuso gli occhi.

Dire che in Saipem, con l’organizzazione che c’è non si sia mai sospettato di nulla è riduttivo se non collusivo.

Stiamo parlando di cose che per 5 anni non sono mai trapelate.

Forse e meglio parlare di una omertà che non è certo salutare per il presente e il futuro di Saipem, ENI ed investitori, e quello che leggiamo sui giornali certamente non è tutto.

Io, che sono quello che ha inviato l’allarme all’Organismo di Vigilanza ENI e Saipem ed informato i rispettivi Garanti è che dal 2007 attende di sapere il nome del Super-consulente che ha dichiarato che in Saipem tutto andava bene, sono la prova vivente di come un segreto possa essere così a lungo mantenuto e questo dovrebbe dare una idea di cosa si può nascondere in Saipem, altro che tangenti.

Spero che a Lei sia stato detto chi è questo misterioso mister OK che con una perizia da “urlo” ha smentito dichiarazioni scritte di Comandanti, perizie dei tecnici di terza parte, e-mail, calcoli, fotografie e analisi fatte da esperti che sui mezzi Saipem sono andati perché incaricati di ispezionare.

In ultimo mi sa dire quanto è stato pagato il super-consulente ?

Gli investitori hanno perso 15 dollari per azione e personalmente, mi creda, non sono minimamente dispiaciuto.

Sono e rimango più preoccupato per i marittimi imbarcati.

Se gli azionisti sono stati così sprovveduti di affidare i loro soldi senza verificare a chi li affidavano e bene che paghino e peccato che uno sia stato informato per tempo, in modo illecito, "Insider Trading", così da salvare i suoi soldi.

Queste sono le notizie di stampa.

Un ultima cosa, Le auguro che ENI e Saipem tornino sui principi di Enrico MATTEI, il padre nobile, che avrà fatto tanti errori, ma lui, i politici li usava come un Taxi e non viceversa.

PS. La trasmissione TV "Reporter" dice che la stampa nazionale non pubblica nulla perché prima ci vuole il consenso di un noto faccendiere.

Se è così speriamo che questo signore voglia lavare in Arno o meglio in Tevere questa diceria e lasci pubblicare questa innocente lettera aperta nel segno della libertà di stampa che è il sale della democrazia.

Sunday, May 25, 2008

Teniamo alta la guardia!


Nel Maggio del 2007 l'ENI presentava un documento ufficiale con tutti i suoi programmi alla Security and Exchange Commission, detta anche SEC. Questo documento, l'6-K, e' indispensabile per essere quotati in borsa. Mentire alla SEC significa andare incontro a forti conseguenze penali: la gente ci va in galera.

Fra i vari programmi annunciati dall'ENI nel 2007:

Development activities concerned in particular: (i) optimization of producing fields by means of sidetracking and infilling (Barbara A/H, Daria, Basil and Anemone for gas and Rospo for oil); (ii) continuation of drilling and upgrading of producing facilities in the Val d’Agri. THE MAIN OIL RESERVES DEVELOPMENT PROJECT IS MIGLIANICO, located onshore in the Abruzzi Region. Production is expected to start in the second half of 2008. This project provides for the construction of facilities intended to treat production volumes of oil, to be delivered to logistic structures of the Refining & Marketing Division, and to desulfurize production volumes of gas to be input into the Italian natural gas transportation network.

e poi ancora:

The main project underway concerns the development of the oil and gas onshore Miglianico field (Eni’s interest 100%). The project provides for the linkage of 3 wells, the construction of a treatment facility for oil, which will be supplied to Eni’s Refining & Marketing logistic facilities, while the gas will be input to the national transport network through a pipeline. PRODUCTION START-UP IS SCHEDULED FOR THE SECOND HALF OF 2008 with an expected production peak of 7.2 kboe/d to be reached in 2009.

Cioe' l'anno scorso dicevano di essere operativi durante la seconda meta' del 2008 e che eravamo il loro obiettivo principale. Ebbene, nella versione nuova dello stesso documento, datato 4 Aprile 2008 lorsignori
cambiano programmi e annunciano (fanno pure gli errori di grammatica, ma sorvoliamo - li faccio anche io, ma il mio blog non e' un documento ufficiale di fondamentale importanza per chiunque voglia essere quotato nelle borse americane):

Development of the oil and natural gas reserves at the Miglianico field located in the onshore of the Abruzzi Region. Three development wells has been drilled. The projects provides for the construction of facilities to treat production volumes of oil, to be delivered to logistic structures of the Refining & Marketing division. The production volumes of gas shall be input into Italian natural gas transportation network. PRODUCTION IS EXPECTED TO START IN THE SECOND HALF OF 2009 PEAKING AT 7 KBOE/D

Non parlano piu' di inizio di produttivita' nel 2008, ma slittano al 2009 direttamente e per chi mastica un po l'inglese non e' difficile vedere che i toni sono cambiati. Queste brevi dichiarazioni dell'ENI dicono due cose:

1) Mentre nel 2007 eravamo il principale progetto dell'ENI, ora siamo descritti con un po' meno clamore e pompamagna. Nel 2008 Miglianico comprare come uno dei tanti progetti mentre nel 2007 eravamo i primi in classifica fra gli obiettivi dell'ENI in Italia. Bene, vuol dire che hanno un po paura e cercano di non tenere le aspettative troppo alte ai loro investitori.

2) Non dicono che il progetto e' stato abbandonato, ma che inizieranno ad essere operativi a partire dalla meta' del 2009. Nella loro testa: fine della moratoria a Dicembre 2008, inizio lavori il primo gennaio 2009, inizio operazioni meta' anno 2009.

Dunque, la nostra opera non e' ancora finita, e tutto il nostro lavoro deve continuare. Le vittorie di questi ultimi tempi, con la stampa nazionale e la legge di Marzo, devono darci fiducia e ottimismo, ma non possiamo sederci sugli allori, viste anche le trivelle in mare.

All' ENI direi: signori, aveta fatto i conti senza l'oste. Se credete che il popolo abruzzese vi dara' carta bianca a gennaio, veramente non avete capito nulla.

In piu' perche' non avete detto alla SEC della legge regionale che ha impedito i vostri piani petroliferi? Devo farlo io? Non so se una non-disclosure sia un reato, ma io credo che e' bene che la SEC sappia che siete stati omertosi con loro. Se non e' reato, siete salvi. Se lo e', conoscendo gli americani, sono certa che indagheranno. E qui, cara ENI, non finisce a tarallucci e vino. A me scrivere un email non costa niente.