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Tuesday, August 28, 2018

Nicolas Hulot, ministro dell'ambiente francese si dimette: non facciamo abbastanza per il pianeta



"Have we started to reduce the use of pesticides? 
The answer is no.

Have we started to stop the erosion of biodiversity? 
No.

Have we started to stop the artificialization of the land?
The answer is no.

Europe is not doing enough.
The world is not doing enough."

Nicolas Hulot, ex ministro dell'ambiente di Francia


Non e' un mistero per nessuno che io adoro le persone che vivono di ideali, costi quel che costi.

E cosi, mi rattrista ma mi fa ammirare molto di piu' il Ministro dell'Ambiente di Francia (o dovrei dire ex-Ministro dell'Ambiente di Francia) Nicholas Hulot che si e' oggi dimesso dal suo incarico.

Io lo ricordo per il suo coraggio di dire no alle trivelle future venture in Francia, annunciato qualche mese dopo il suo insediamento.

Dice che nonostante tutte le belle parole di Emmanuel Macron e degli altri non stiamo facendo abbastanza per il pianeta, contro i cambiamenti climatici.

Un passo indietro: dopo l'annuncio che gli USA si ritiravano dagli accordi sul clima di Parigi nel 2017, Emmanuel Macron si prese il manto semiufficiale del paladino dell'ambiente mondiale.

Per prendere in giro Trumo diceva "Make our planet great again," in risposta al motto di Trump "Make America great again", noto anche come MAGA.

Ma secondo Nicolas Hulot a parte le tante belle parole Macron e il suo governo non hanno fatto abbastanza. Parlare e promettere non e' sufficente. E cosi, senza dire niente a nessuno prima, va a fare una intervista telefonica in radio e si dimette, lasciando tutti di stucco.

Dice che e' una protesta delle politiche ambientali di Francia.

Dice che non vuole piu' mentire a se stesso e che non vuole dare l'illusione che la sua presenza in parlamento significhi che la Francia stia facendo tutto il possibile per salvare il pianeta. E cosi, decide di abbandonare il suo ministero.

Non lo sapeva neanche la moglie che si sarebbe dimesso.

Nicolas Hulot e' molto amato in Francia, era un annunciatore televisivo, parte del partito dei verdi. Dice che e' stata una delle decisioni piu' difficili della sua vita politica, ma che non ha avuto scelta perche' si e' trovato con le mani legate.

Esempi?

In primis la riluttanza del governo francese a dimezzare la quota di energia da nucleare entro il 2025. Altre decisioni che non sono piaciute Hulot e' il fatto che il governo di Francia abbia  reso piu' facile la caccia.

Le sue parole sono semplici e chiare:

Abbiamo iniziato a ridurre l'uso dei pesticidi? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'erosione della biodiversita'? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'artificializzazione della terra? No.

Certo e' che molte cose buone sono state fatte in Francia, come per esempio il fermo alla ricerca di petrolio, e di chiudere le centrali a carbone. Ma Hulot vorrebbe di piu'.

Macron dice che la Francia e' all'avanguardia per salvare al pianeta e anzi, il portavoce del governo dice di essere molto sorpreso da questa decisione, visto che molti successi ambientali sono venuti proprio grazie ad Hulot.

E anzi, dice che anche se non ha vinto tutte le sue battaglie, e' cosi che funziona in politica.

Credo che sia qui la questione: uno che ci crede davvero non puo' accontentarsi di passetti. Uno che ci crede vuole che tutto sia fatto con urgenza perche' il pianeta e' arrivato alla frutta.

Non so se per il bene del pianeta sia un bene o un male che Hulot si sia dimesso, ma capisco, un po almeno, cosa si turbasse nel suo animo.

Dice che non stiamo facendo abbastanza.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.


Monday, July 30, 2018

Australia: i canguri discendono in citta' per mancanza di cibo










Un altro risvolto dei cambiamenti climatici: gruppi di canguri che discendono negli spazi pubblici di Canberra per mangiare l'erba annaffiata dei giardinetti, l'erba che cresce nei parchi, negli stadi, lungo le strade.

Gli manca il cibo.


Qualcuno e' anche morto sopraffatto dal traffico.

Canberra he trenta riserve naturali e non e' raro vedere canguri in giro.
Quello che e' raro invece e' vederne cosi tanti, tutti affamati.

Fa freddo a Camberra, come mai visto prima; il tutto dopo una estate calda anche questa mai vista prima con poca pioggia nei mesi appena trascorsi che fanno si che manchi il cibo per i canguri nei loro habitat normali.  E quindi partono in gruppi per cercare qualche altra cosa da mettere in pancia.





I canguri sono animali sociali e vivono in gruppi guidati da un maschio dominante e varie femmine.
A noi possono sembrare curiosi animali, ma in Australia in alcune localita' sono considerate delle pesti e vengono a volte uccise per conterne i numeri, in modo da evitare che i loro numeri diventino insostenibili sulla flora e sulla fauna locale. Nel 2018 sono stati uccisi 3,253 esemplari. In Australia in totale ci sono piu' canguri, 44 milioni, che persone, 24 milioni.
E ora che scendono in massa in citta', diventa ancora piu' preoccupante il dafarsi, perche nessuno sa quale sia la strategia giusta.
Coccodrilli e koala pure si avventurano sempre piu' spesso nei centri abitati e alle zone di turismo in cerca di cibo a causa dei cambiamenti climatici.

Circa il 50% delle specie animali d'Australia e' stato cancellato a causa di aumenti di temperatura e di mancanza d'acqua.  Altre 200 specie sono a rischio.

La professoressa Gretta Pecl dell'Universita' di Tasmania ha calcolato che ogni decennio le specie di terra si spostano 10 chilometri verso altre zone alla ricerca di cibo a causa dei cambiamenti climatici.

Dice che l'umanita' ha ancora bene da rendersi conto che le conseguenze delle nostre azioni sulla vita animale, in termini di migrazioni, di specie morte o morenti che semplicemente non ce la faranno ad adeguarsi.

E' triste, no? Siamo noi che abbiamo fatto tutto questo.

L'Australia e' piu' in pericolo rispetto ad altri paesi, a causa delle sue condizioni geografiche ed il fatto di essere essenzialmente una grande isola.  Il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization calcola che in 70 anni la temperatura crescera' qui di 5 gradi centigradi, una cifra impressionante per i suoi effetti sulla biodiversita' e considerato che gia' 2 gradi centigradi sono considerati troppi.

Per ora le specie migrano dove possono, ma per poco. Anche la neve e' destianata a scomparire dal continente tra 30 anni, se tutto va avanti come sta andando, quindi c'e' poco da scappare per specie che hanno bisogno di climi piu' freschi. Non stanno meglio i pesci.

Alcune specie di pesci tropicali sono state trovate a 1000 chilometri piu' a sud di dove stazionano abitualmente; i coccodrilli si sono spostati di ben 250 chilometri rispetto al loro habitat tradizionale nel Queensland e nel Northern Territory. Anche le meduse sono state trovate in zone dove prima non c'erano.

La lista e' lunga: tartarughe, lucertole, serpenti, pappagalli, farfalle, opossum, canguri, koala si spostano perche' hanno fame. E' un ciclo unico: gli eucalipti sono sempre meno resistenti al caldo, le foglie perdono nutrienti e gli animali che se ne cibano sono costretti ad andare altrove. E cosi i canguri arrivano in citta'.

Che dire, che fare.

Saperlo, essere coscienti di tutte queste cose e del fatto che siamo noi che li abbiamo causati questi disastri. Usare di meno, ogni cosa piccola che sia, aiuta.

Soprattutto, combattere il nemico numero uno: l'uso smisurato di fonti fossili. Opporsi ovunque e con forza ai progetti trivellanti sul pianeta, che siano in Italia, che siano in Australia, non importa.

Il pianeta e' uno solo e anche resistere a casa nostra e' utile, da speranza, e' costruttivo.




Thursday, July 12, 2018

Il Congo apre il Virunga alle trivelle, foresta dei gorilla e patrimonio dell'umanita' UNESCO












E' una notizia triste, che sa tanto di "perdona loro perche' non sanno quello che fanno".

Il governo della repubbica democratica del Congo ha deciso di aprire due parchi nazionali alle trivelle. Ci vivono qui specie a rischio di estinzione, fra cui i gorilla di montagna. 

Di uno di questi parchi abbiamo gia' parlato: e' il Virunga, il parco nazionale storico del Congo. L'altro si chiama Salonga. Insieme rappresentano una buona parte del Congo Basin che e' la seconda piu' grande foresta tropicale del mondo.

Sono entrambi siti UNESCO. Per ricorda il 1988 sono i gorilla del film "Gorilla in the Mist" con Dian Fossey, la conservatrice della natura che ha trascorso la sua vita fra i gorilla poi uccisa dai bracconieri.

Vivono qui oltre ai gorilla, elefanti di foresta, scimpanze' e pavoni, tutte varianti che non esistono in altre parti del mondo.

Ovviamente non c'e' che da rabbrividire a questa notizia, perche' saranno messi in pericolo animali gia' a rischio, perche' ci sara' un altro po' di uccisione di biodiversita' sul pianeta, e per l'enorme quantita' di CO2 che verra' immessa in atmosfera. Senza contare l'abbattimento di alberi per far spazio a trivelle, tubi e impianti di petroliferi.

La cosa triste e' che nel Virunga, parco coperto di foreste e di vulcani vive la meta' della popolazione dei gorilla di montagna.

Chi e' che trivella qui?

La compagnia inglese Soco International che ha gia' trivellato nel passato, anche se la licenza e' scaduta nel 2015.

Ma il governo del Congo vuole piu' petrolieri e cosi dicono che in realta' e' possibile trivellare ovunque nel paese perche' saranno attenti a piante ed animali.

Come se fosse possibile!

E cosi, hanno semplicemente declassificato il 21.5% del Virunga da parco a zona trivellabile. Fanno 1700 chilometri quadrati.

La cosa ancora piu' triste e' che in realta' la popolazione dei Virunga e' in lenta, lentissima ma esistente crescita. 

Nel 2010 infatti c'erano qui solo 480 gorilla, mentre nel 2016 erano 604. E' stato uno lungo processo di conservazione, partito nel 1981 quando i gorilla erano al loro minimo storico, 242 esemplari.

C'e' stato un tempo in cui si pensava che i gorilla non sarebbero arrivati al nuovo millennio.

Grazie al sacrificio personale di tante persone, incluse le 170 guardie forestali morte per proteggere i gorilla, grazie alla fama di Diane Fossey e alla fondazione creata dopo la sua morte per aiutare le comunita' locali in modo che i gorilla siano visti come una opportunita' da vivi e non da morti, in qualche modo sono sopravvisuti.

E adesso arriva Mr. Petrolio a sfasciare tutto. 


Tuesday, December 19, 2017

Scoperte nuove rane, lucertole, pipistrelli, targarughe e pellicani in Asia, Sud America ed Africa



Shinisaurus crocodilurus vietnamensis: la lucertola-coccodrillo, Vietnam e Cina del Nord. E' stata appena scoperta e gia' si teme che sia in via di estinzione a causa del suo habitat in forte pericolo. Vive nelle foreste vicino a zone di estrazione di carbone. In Vietnam e' diventata subito un idolo grazie al cartone "Shini" che spiega ai bimbi l'importanza di preseverare le lucertole. Si calcola che ci siano solo 200 esemplari. 

Malayemys isan: la tartaruga che mangia le lumache.  E' stata scoperta in un mercato in Thailandia dove i venditori dicono di averla pescata da un canale.  Si teme che il suo habitat sia molto limitato e che sia minacciato da nuove costruzioni


Varie specie di talpe sono state trovate in Vietnam, in fiumi e canali. I numeri sono abbondanti anche perche' riescono a fuggire i predatori (fra cui l'uomo!) rifugiandosi sottoterra. 

Odorrana Mutschmanni: una delle cinque specie di ranocchie scoperte in Vietnam. Anche qui la foresta che rappresenta l'habitat di queste rane e' minacciata da cave per cemento e dalla costruzione di strade.


Pesci d'acqua dolce della famiglia Cobitidae di Cambodia. Questi esemplari sono stati trovati tutti solo in rivoli e canali. Non e' chiaro perche', ma forse a causa di concentrazioni troppo elevate di fertilizzanti nei fiumi principali.



Rhinolophus monticolus: il pipistrello-ferrocavallo,  scoperto in Laos and Thailandia.

Quanto poco sappiamo del nostro pianeta, e quanto velocemente lo stiamo distruggenodo senza nemmeno sapere cosa stiamo facendo?

Qualche tempo fa si e' parlato delle circa 2000 nuove specie scoperte in Brasile, in Amazzonia. Questa volta e' il turno del fiume Mekong, a cavallo fra Cambogia, Laos, Birmania (ora Myanmar) e Vietnam, da dove arrivano 115 specie nuove, scoperte tutte nel 2016.

Fra queste, una lucertola-coccodrillo, una tartaruga che mangia le lumache e un pipistrello con il volto a forma di ferro di cavallo.  E poi altri anfibi, pesci, rettili, piante e mammiferi.

Il report completo e' qui,  si chiama Stranger Species e contiene il lavoro di tutti i biologi che hanno lavorato all'identificazione e alla catalogazione di queste creature.

Un po' di queste specie sono in alto.

Dal 1997 ad oggi sono state scoperte piu' di 2,500 specie animali e vegetali lungo il Mekong, un ottimo esempio di biodiversita', nonostante le mille minaccie dall'uomo - dighe, strade, miniere, cave, compravendita illegale di fauna.

Non so quale sia la soluzione, ma certo e' triste che alcune di queste specie, appena scoperte, siano gia' nella lista di specie a rischio estinzione.



Friday, November 3, 2017

Bocciato l'airgun 3D Schlumberger al largo della Siclia



Un grande grazie e un pensiero al mio 
amico evergreen Guido Picchetti. 


Eccoci qui, un altra bella notizia.

Si tratta della bocciatura di una concessione detta D1 GP SC, che copre un'area di circa 4200 kmq. Qui la proposta era di eseguire indagine geofisica, cioe' airgun, in tre dimensioni, come proposto dalla Schlumberger di Houston.

Le province coinvolte sarebbero state Caltanissetta, Trapani, Agrigento. Interessati i comuni di Gela, Menfi, Porto Empedocle, Marsala, Palma di Montechiaro, Ribera, Petrosino, Realmonte, Pantelleria, Siculiana, Campobello di Mazara, Licata, Montallegro, Cattolica Eraclea, Agrigento, Sciacca, Campobello di Licata, Butera, Castelvetrano, Lampedusa e Linosa, Mazara del Vallo.

Si sarebbe trattato di 10,200 chilometri linee sismiche. Una enormita'!.

Sono tante, e questo perche' la tecnologia in 3D e' molto piu' intensa che in 2D. Ovviamente: la presa dati per dare una immagine in tre dimensioni e' piu' dettagliata che in due dimensioni. E dunque, piu' invasiva.

Non a caso sarebbero rimasti a bombardare il canale di Sicilia per ben... 145 giorni. Cinque mesi di airgun.

A dire di no sono stati molti comuni interessati, Sciacca, Ribera, Palma di Montechiaro, Menfi, Licata (AG),  Campobello di Mazara, Petrosino, Pantelleria, Castevetrano (TP), la provincia di Caltanissetta.  Assieme a loro le associazioni locali, fra cui Stoppa la Piattaforma, L'AltraSciacca, Associazione Apnea Pantelleria e Italia Nostra sezione di Sciacca. 

Come sempre ci sono state scartoffie inviate dalla Schlumberger, osservazioni, contro-osservazioni, e come sempre la Schlumberger ha avuto la possibilita' di avere la prima e l'ultima parola.

Solo che l'ultima parola non l'hanno voluta dare. O non l'hanno potuta dare, o non gli interessava di darla.

E quindi, passati i tempi previsti, il ministeroha bocciato la concessione.
Per una volta Galletti e Franceschini hanno fatto la cosa giusta.

La cosa importante di questa bocciatura e' che questa D1 GP SC si trova, nel suo punto piu' vicino alla costa, a 14 miglia da Pantelleria, fuori dalla zona di interdizione alle trivelle, che si ferma a 12 miglia da riva.

Questo e' importante perche' mostra che i danni al mare, i rischi di scoppio e di inquinamento, non si fermano alle 12 miglia ma vanno oltre quelli che alla fine sono limiti arbitrari. Noi persone di buon senso lo sappiamo, ma qui per una volta c'e' anche il governo a confermarlo.

E di questo occorre fare tesoro per le altre battaglie, a mare e in terra.

... o e' perche' ci sono le elezioni in Sicilia dopodomani :) ?

Saturday, October 21, 2017

Germania: il numero di insetti in aree protette cala del 75% in meno di 30 anni






"The flying insect community as a whole... 
has been decimated over the last few decades,"



Non sono solo le api, ma proprio il resto del mondo degli insetti attorno a noi.

Secondo uno studio pubblicato in questi giorni da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Radboud in Olanda assieme alla Entomological Society Krefeld di Germania, il 75% degli insetti volanti e' scomparso dalle aree protette di Germania. 

Caspar Hallmann e' il principale ricercatore del gruppo, composto di una decina di persone. Essenzialmente hanno misurato il numero e la tipologia di insetti catturati dal 1989 in 63 riserve tedesche, in delle casette simili alla figura in alto. Il telo che si vede si chiama Malaise trap e sostanzialmente e' una rete complessa che ferma gli insetti.

Nel corso di 27 anni hanno trovato che il numero di insetti catturati e' calato del 76% durante l'anno e dell'82% in estate, quando il numero e' maggiore. 

Il calo vale per tutte le riserve tedesche, a prescindere dalle particolari condizioni locali.

Delle api tanto si e' parlato e spesso si e' parlato anche del calo del numero di farfalle in Europa e in Nord America. Questa e' la prima volta che invece si studiano gli insetti nel loro complesso e si mostra che il declino vale per tutte le specie.

Non si sa perche' succeda tutto questo. Un po' di variabilita' e' normale, a causa di fluttuazioni climatiche, modo di usare il suolo, cambio del tipo di piante o di edilizia. Ma questi fattori appunto porterebbero a fluttuazioni, non a cambiamenti cosi profondi.

Il calo e' invece constante, unidirezionale.

Lo stesso Hallmann dice di essere rimasto molto molto sorpreso dai suoi risultati. 

E la cosa piu' sorprendente e' che si tratta di aree protette, tutte zone naturalistiche. E se accade qui, figuriamoci altrove.

Ma forse il lupus in fabula non e' lontano.

Essendo appunto zone protette, ai loro margini ci sono zone agricole.

E nelle zone agricole ci sono pesticidi. 

E siccome l'aria non conosce confini e gli insetti non sanno riconoscere i confini fra zone protette e zone "pesticidizzate", ecco il risultato.

Trent'anni di pesticidi in vicine zone agricole, il declino degli insetti nelle vicine zone protette.

Un altra causa potrebbe essere i cambiamenti climatici. 

Cosa significa questo?
Spesso non diamo tanta importanza agli insetti, ma costituiscono il 70% delle specie animali, e gli insetti sono importantissimi per la vita sul pianeta cosi come la conosciamo.

L'ecosistema e' fatto di tante parti interconnesse e la moria di insetti ha ripercussioni su tutto il creato. Come le api, molti di questi insetti volanti sono pollinatori, rapprensentano cibo per animali piu' grandi, come gli uccelli ed altri mammiferi. A volte sono "pesticidi naturali", nel senso che la specie X mangia la specie Y secondo gli equilibri e le leggi della natura.

Non e' facile quantificare le conseguenze di questo calo, ma gli autori dell'articolo dicono che potrebbero esserci conseguenze a larga scala per la produzione agricola e la biodiversita' che
portera' ad effetti a cascata sulla catena alimentare.

In realta' anche se nessuno poteva aspettarsi questi numeri sbalorditivi, gli entomologi a lungo hanno sospettato la tendenza del declino, dalla Germania all'Australia. Questa e' la prima volta che arrivano conferme su una moltitudine di specie.  
E i ricercatori, non solo gli autori dell'articolo, ma diversi altri esperti di insetti temono che sia cosi, mutatis mutandis, in varie parti del pianeta.

Che succedera' fra 30 anni?

Second o gli autori dell'articolo occorre limitare l'uso di pesticidi il piu possibile e incentivare l'uso di "barriere agricole" di fiori e piante pesticidi-free ai confini delle aree coltivate in modo da limitare l'esposizione degli insetti a sostanze tossiche.

E siccome alla fine tutto e' vile denaro, ecco: 

Il lavoro degli insetti in agricoltura e' un business da $57 miliardi di dollari.
L'80% delle piante selvatiche e' pollinato dagli insetti.

Il 60% degli uccelli si ciba principalmente di insetti.

Ne abbiamo identificati solo il 10% del totale.
Cioe' alcune specie di insetti saranno estinte prima ancora che noi le abbiamo scoperte.




Saturday, February 27, 2016

Le lezioni del Bhutan sui cambiamenti climatici: riforestazione, biodiversita' e neutralita' CO2


"We are now nurturing the plants as if we are nurturing the little prince"

In Bhutan ci vivono 800,000 persone.




Qui il Bhutan e i cambiamenti climatici

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Fra i vari impegni che i delegati della conferenza sul clima di Parigi hanno sottoscritto quello di essere climate-neutral, cioe' che tanta anidride carbonica dovra' essere emessa quanta ne verra' assorbita.

Ed ecco allora la storia del Bhutan, il regno remoto e misterioso dell'Himalaya che ha gia' fatto questo
e che promette di fare molto di piu' per il clima.

Quasi i tre quarti della superficie della nazione sono coperte da foreste, con fiumi e cime innevate. La scorsa estate il Bhutan ha deciso di volere riforestarsi ancora di piu' e quindi in un ora hanno piantato 50,000 alberi,  finendo pure nel Guinness World Record.  In questo momento il paese non solo e' un assorbitore di CO2, ma ne e' il principale del mondo: assorbe tre volte piu' di quello che la sua popolazione di 700,000 abitanti produce.

Per fare un esempio, il Lussemburgo produce quattro volte piu' CO2 del Bhutan, sebbene abbia una estensione territoriale e una popolazione minore.

Il Bhutan ha promesso di lasciare almeno il 60% del suo territorio coperto da foresta intatta "in perpetuo".

Perche' fanno questo? Perche' si sono resi conto che essendo alle pendici dell'Himalaya, sono molto vulnerabili ai cambiamenti climatici, a irregolarita' nelle precipitazioni, a eventi estremi, e quindi e' nel loro interesse nazionale fare del proprio meglio per mantenere gli equilibri climatici e per promuovere azioni di salvaguardia dell'ambiente sulla scena internazionale.  Le montagne sono sempre piu' calde, i monsoni non arrivano in tempo, e quando invece arrivano sono devastanti per l'agricoltura perche' fuori stagione,  portando con se inondazioni.

Oltre alle "agro foreste" il Bhutan cerca di incentivare l'uso di mezzi pubblici, e anzi hanno tasse molto elevate sulla proprieta' di automobili a benzina. La maggior parte dell'energia del paese arriva dall'idroelettrico e il calo delle nevi e l'aumento della temperatura porta a molte preoccupazioni qui: se i ghiacciai coninuano a scomparire, non solo si teme per l'instatabilita' delle popolazioni a valle delle montagne, ma anche di cambiamenti drammatici nell'erogazione dell'energia da idroelettrico.

Vogliono anche presevare la biodiversita' della nazione perche' questo ha benefici reali o di immagine per l'agricoltura, per i servizi e anche per l'attrazione internazionale collegata ad un ecosistema sano. Cioe' ci fanno bella figura e questo porta anche a ritorni economici.

Wednesday, November 18, 2009

L'ipocrisia di Paolo Scaroni


Leggo dal Corriere che l'amministratore delegato dell'ENI, Paolo Scaroni, gia' condannato in primo grado per disastro ambientale , gia condannato per corruzioni e tangenti, ora va in audizione a Palazzo Madama a dire di abbassare il riscaldamento per salvare il pianeta.

E si' e' proprio cosi' che si combatte il riscaldamento globale! Abbassiamo il riscaldamento dal radiatore!

D'altro canto, l'ENI e' in prima linea per la difesa dell'ambiente, gia' nei loro uffici promuovono il venerdi' senza cravatta cosi, in estate non si deve usare troppa aria condizionata. Sul loro sito ti ricordano pure di non stampare troppi documenti per essere piu' verdi.

Dice che l'efficenza ed il risparmio energetico sono il loro cavallo di battaglia e poi aggiunge:

"Perché dobbiamo continua­re con comportamenti crimina­li da un punto di vista ambien­tale e immagi­narci i mulini a vento in posti dove non c’è vento?"

Interessante il modo di ragionare di Scaroni, soprattutto la parte sul comportamento criminale, visto che l'ENI fa la collezione di procedimenti criminali per danni contro l'ambiente in tutto il mondo.

Peccato allora che mentre Paolo Scaroni parla di cravatte, l'ENI si appresta a DISTRUGGERE UNA INTERA FORESTA TROPICALE DI CIRCA 1,400 CHILOMETRI QUADRATI in Congo, ricca di biodiversita' e che funge da polmone assorbi CO2. Distruggono questa foresta per sfruttare le sabbie bituminche del Congo, il peggio del peggio, in quanto ad idrocarburi. Lo fa, fra l'altro mentendo ai suoi investitori e dicendo che li non c'e' niente di importante, solo savana erbosa, mentre invece nei rapporti interni dicono che c'e' foresta tropicale vergine.

Peccato che mentre Paolo Scaroni si pavoneggia a Palazzo Madama della sua presunta ecologicita', gli abitanti della Nigeria soffocano a causa delle esalazioni di gas tossici - e caldissimi - dal gas flaring che l'ENI promuove da quelle parti. Il gas di scarto che viene tirato fuori insieme al petrolio, compreso l'H2S, viene bruciato e mandato direttamente in aria con buona pace degli abitanti che si ammalano di problemi alla pelle, ai polmoni, agli occhi. Le nubi e le emissioni tossiche si possono vedere anche dallo spazio mentre la gente continua a morire di fame, e mentre gli altri scarti tossici di oleodotti e pozzi vanno ad inquinanare corsi d'acqua, pesca, campi.

Peccato che mentre Paolo Scaroni disquisice sull'ottimizzazione della temperatura, la gente di Viggiano ha dovuto abbandondare le proprie case per la troppa puzza di idrogeno solforato che gli arrivava fin dentro le mura, per colpa dell'ENI. Peccato per le falde idriche inquinate, i terreni tossici dovuti agli sversamenti di petrolio ENI, la gente che si ammala di cancro, l'agricoltura di mele, uva e insalata marcia. Peccato per quella fiaccola perenne sputa idrogeno solforato che a volte arriva fino a 30 metri emanando calore in tutto il circondiario.

I lucani e i nigeriani non possono mica abbassare la manovella della temperatura, come Scaroni nel suo ufficio di Roma.

Peccato ancora che mentre Paolo Scaroni se ne sta comodamente seduto nei palazzi romani, gli ex lavoratori dell'ENI, in tutte le parti d'Italia, da Praia a Mare fino a Porto Marghera muoiono avvelenati dall'ENI senza che l'ENI si preoccupi di dare loro indennizzi, cure, soldi. Senza nemmeno che l'ENi dica: si, e' stata colpa nostra, eccovi qui soldi, tanti soldi, per almeno cercare di chiedervi scusa. No, invece portano tutto in tribunale, logorano le persone, trovano le scuse piu' becere per sottrarsi alle proprie reponsabilita'. A Manfredonia era colpa delle aragoste, in Basilicata e' colpa dei pastori, se l'ENI ha distrutto vite, terreni, gioia.

Meta' dei siti inquinati di interesse nazionale, quelli piu' gravi, sono stati inquinati dall'ENI. Non mi risulta che l'ENI si sia accollata spese di bonifica per nessuno di quei siti o che abbia chiesto scusa a chicchessia. A Crotone ci sono le scuole radioattive per colpa dell'ENI.

Ovviamente a Scaroni fa comodo promuovere questo risparmio energetico, che e' giusto, e che tutti dobbiamo fare. Ma il capo di una societa' di idrocarburi non puo' venirsene fuori con cravatte e manopole soltanto. Il capo di una societa' petrolfiera ha una responsabilita' molto maggiore. Il capo di una societa' petrolifera DEVE prendere provvedimenti drastici a livello corporativo. Deve dire: noi non lo distruggiamo il Congo e le sabbie bituminiche le lasciamo la dove stanno. Noi invece di continuare a cercare petrolio fra le colline del Montepulciano vi lasciamo in santa pace e restituiamo le terre ai contadini, invece di farci altri soldi vendendo le concessioni ad altri, per mollare la patata bollente visto che e' troppo difficile trivellare in Italia.

Caro Scaroni, lei ha mai sentito parlare della storiella del Vangelo sulla trave e sulla pagliuzza? Beh, se la rilegga bene prima di fare il paladino finto dell'ambiente.
Nei palazzi romani forse le riuscira' bene, ma lei lo sa meglio di me che c'e' solo da vergognarsi.

Saturday, June 13, 2009

L'ENI, la Basilicata e i pastori




 Ecco cosa succede al formaggio lucano:

La storia di Giovanni Grieco è diventata quasi un classico. Allevatore a Pisticci un’area dove la produzione e' di 121 barili di greggio al giorno, Grieco produceva un formaggio canestrato che esportava in Giappone. I suoi clienti lo hanno fatto esaminare trovandovi presenze di diossina. Risultato: fine delle esportazioni,conun risarcimento di 27mila euro imposto dai giapponesi per smaltire il formaggio considerato rifiuto inquinante.



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Ecco cosa diceva l'ENI, che l'inquinamento era colpa dei pastori. 


Il 28 Maggio 2009, nell'aula magna dell'Universita' di Potenza, in Basilicata, l'ENI ha presentato una conferenza dal nome poetico: La Biodiversita' in Val D'Agri, naturalmente sotto il patrocinio della Fondazione Enrico Mattei, l'uomo del petrolio - disonesto ma onesto.

C'era anche il direttore del WWF Italia, l'ENI ci tiene a precisarlo.

Dicono, nel loro sito ufficiale, che vogliono sviluppare progetti di biodiversita' assieme, guarda tu, a quegli altri santi della Shell, gli stessi che vogliono venire a indagare il sottosuolo petrolfiero della Majella per "amore della conoscenza".

Dicono che vogliono IDENTIFICARE gli impatti delle trivellazioni petrolifere (dopo 15 anni!! ben svegliati!!) e aiutare a mappare la biodiversita' nella Val D'Agri.

Nel loro comunicato ci sono un sacco di belle parole su questa benedetta biodiversita' ma solo per sciacquarsi la bocca, per fare propaganda, per far vedere, e, alla fine, per non dire veramente, per non fare veramente niente.

Magari c'e' qualcuno che pure gli crede, io no.

Tutto questo mi fa solo ridere (o piangere?). Come biodiversita' vogliamo anche includere il miele agli idrocarburi che ora si produce nella Val D'Agri? Vogliamo includere l'acqua al petrolio come sgorga dalle falde idriche nei boschi lucani? O quella con i residui dei fanghi perforanti dentro? Come biodiversita' vogliamo aggiungere le persone giovani a cui, misteriosamente vengono tumori e leucemie? Anche l'uva annerita e puzzolente e' biodiversita'? Anche l'insalata con le foglie morticcie e' da considerarsi una nuova varieta' pregiata?

L'ENI che sponsorizza queste delicate conferenze, e' la stessa che gli ha inquinato tutto il territorio e che e' sotto processo per inquinamento ambientale nella stessa Val D'Agri. L'ENI che gli sponsorizza questo convegno e' la stessa che va a bucare il parco nazionale della Val D'Agri, dove capita capita, e pazienza se i pozzi sono dentro al parco. E' la stessa che per DIECI LUNGHI ANNI si e' rifiutata di fare i monitoraggi ambientali, e che ancora adesso si RIFIUTA si monitorare le emissioni degli inquinanti piu gravi, primo fra tutti l'idrogeno solforato.

Mi fa senso che in tutto questo ci sia anche il WWF. Che tristezza. Sedersi a tavola con il nemico, tacitamente approvando e non per dirgli: guarda che te ne devi andare da qui, altro che conferenze, devi pagare profutamente per avere distrutto la vita delle persone, della flora e della fauna.

La chicca finale, e' quando parlano dei loro risultati. A Manfredonia la gente moriva in casa ENI per colpa delle aragoste. A Viggiano, invece secondo l'ENI la colpa della perdita di biodiversita' ... e' per colpa dell'agricoltura, della cementificazione, della pastorizia, dell'urbanizzazione!

Loro non c'entrano, e come Robin Hood verranno ad aggiustare tutto!

The results show that in the last 50 years the habitat of the high valley has undergone a gradual ecological fragmentation related to more intensive agricultural use, the expansion of infrastructure, the cementification of the Agri River and the widespread urbanisation of the area.

In some of these areas the increased pressure for pasture interacts negatively with efforts to recover areas of well stations and the paths for oil pipelines.


IN ALCUNE AREE, L'URGENZA DI CREARE PASCOLI PER ANIMALI INTERAGISCE NEGATIVAMENTE CON GLI SFORZI DI RIPRISTINO AMBIENTALE DEI POZZI DI PETROLIO E DEI TRACCIATI DEGLI OLEODOTTI

Certo, secondo l'ENI, LA COLPA ORA E' DEI PASTORI !!!

Non e' mai colpa delle schifezze che mettono nei terreni, nell'acqua e nell'aria. Mai. Loro sono sempre santi, e buoni, e rispettosi di Santa Romana Chiesa. Sono sicura che trovano risposte altrettanto comiche quanto sciocche per tutti altri siti che hanno inquinato in tutta Italia.

Non c'e' piu cieco di chi non vuol vedere. Spero che si vergognino di quanto schifo faccia, oltre l'inquinamento che hanno portato alla Basilicata, questo pensare che la gente sia scema e pronta a bersi tutte le fandonie che gli raccontano. L'ignoranza e' una brutta bestia.