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Sunday, December 9, 2018

Anche le giraffe in via di estinzione







Kordofan giraffe --- Critically Endangered

Nubian giraffe --- Critically Endangered

Reticulated giraffe --- Endangered

Thornicroft’s giraffe --- Vulnerable

West African giraffe --- Vulnerable

Rothschild’s giraffe --- Near Threatened

Angolan giraffe --- Least Concern

Masai giraffe --- Not assessed

South African giraffe -- Not assessed

Non ci lasciamo niente, neanche le giraffe.

E' triste, vero?

Il numero di questi animali e' in rapido declino in tutto il mondo e di recente due specie diverse sono state inserite nella lista di animali a rischio "critico di estinzione". Un altra specie e' "solo" a rischio di estinzione. Varie altre sono solo "vulnerabili" o "a rischio".

 Le giraffe sono fra i piu' grandi mammiferi del pianeta a rischio di estinzione.

Le specie a rischio critico si chiamano giraffe di Kordofa e di Nubia e vivono entrambe in zone dell'Africa centrale; la giraffa reticulata invece vive nel corno d'Africa ed e' lei quella che e' a rischio di estinzione, ma non cosi critico come le altre due.

A compliare queste liste e' la International Union for Conservation of Nature (IUCN). La sua Red List of Threatened Species e quella che elenca le specie a rischio. Le tre specie di giraffe sono state inserite in questa lista nel 2016;  nel 2018 la loro situazione e' peggiorata tanto che le loro posizioni in questa triste classifica sono ora piu' gravi.

Dopo solo due anni.

Nel mondo ci sono nove specie di giraffe, divise per regioni e per tipologia di colori e di forme del loro manto.

Di queste sette sono state studiate in dettaglio dall'IUCN. Tre sono a rischio di estinzione, critico o meno critico, quelle elencate sopra; altre due sono vulnerabili, la giraffa di Thornicroft e quella del West Africa. E infine c'e' la giraffa di Rothschild che e' quasi a rischio.

L'unica delle specie studiate che non desta problemi (ancora!) e' la giraffa d'Angola che vive in Botswana, Namibia e Zimbabwe.

Fra le specie non studiate dall'IUCN, la giraffa del Sud Africa che pare sia ancora presente in numeri accettabili e la giraffa Masai che invece e' in forte declino e che pare sara' inserita nella lista rossa del'IUCN al prossimo giro quando avranno piu' dati.  

E' uno scenario non incoraggiante.

Il direttore della Special Survival Commission dell'IUCN, Julian Fennessy, nonche' direttore del Giraffe Conservation Foundation dice che le giraffe vanno incontro ad una estinzione silenziosa, e che anzi sono anni che nei circoli dei protettori degli animali di parla di questo fenomeno senza che nessuno abbia fatto granche'.

Perche' le giraffe sono a rischio? Perche' ci sono minacce da ogni parte: caccia illegale, perdita di habitat a causa di agricoltura e di attivita' estrattiva.

C'e' pero' una piccola finestra di speranza: le giraffe del West Africa e la giraffa Rothschild un tempo erano considerate specie a rischio ma che adesso lo sono un po meno, grazie all'intervento della Giraffe Conservation Foundation che ha lavorato con gruppi locali e con i governi africani per migliorare il fato di questi animali.

Nel 2008 la giraffa del West Africa era a rischio di estinzione, e nel 2010 lo era pure la giraffa di Rothschild. Oggi entrambe non lo sono piu'; i loro numeri sono migliorati, e anche se c'e' ancora molto da fare, almeno il pericolo non e' cosi piu' impellente come dieci anni fa.

Ovviamente il fatto che due specie di giraffe siano riuscite ad evitare l'estinzione e che questo sia successo in dieci anni grazie alla collaborazione di tutti, da coraggio e speranza per tutte le altre speciea e certo fa capire che che se ci si lavora prima che e' troppo tardi si possono salvare giraffe e biodiversita'.

Ecco, almeno che siamo coscienti di quello a cui il pianeta va incontro. Io intanto, continuo ad essere sempre piu' convinta che siamo in troppi su questa terra. 

Saturday, June 13, 2009

L'ENI, la Basilicata e i pastori




 Ecco cosa succede al formaggio lucano:

La storia di Giovanni Grieco รจ diventata quasi un classico. Allevatore a Pisticci un’area dove la produzione e' di 121 barili di greggio al giorno, Grieco produceva un formaggio canestrato che esportava in Giappone. I suoi clienti lo hanno fatto esaminare trovandovi presenze di diossina. Risultato: fine delle esportazioni,conun risarcimento di 27mila euro imposto dai giapponesi per smaltire il formaggio considerato rifiuto inquinante.



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Ecco cosa diceva l'ENI, che l'inquinamento era colpa dei pastori. 


Il 28 Maggio 2009, nell'aula magna dell'Universita' di Potenza, in Basilicata, l'ENI ha presentato una conferenza dal nome poetico: La Biodiversita' in Val D'Agri, naturalmente sotto il patrocinio della Fondazione Enrico Mattei, l'uomo del petrolio - disonesto ma onesto.

C'era anche il direttore del WWF Italia, l'ENI ci tiene a precisarlo.

Dicono, nel loro sito ufficiale, che vogliono sviluppare progetti di biodiversita' assieme, guarda tu, a quegli altri santi della Shell, gli stessi che vogliono venire a indagare il sottosuolo petrolfiero della Majella per "amore della conoscenza".

Dicono che vogliono IDENTIFICARE gli impatti delle trivellazioni petrolifere (dopo 15 anni!! ben svegliati!!) e aiutare a mappare la biodiversita' nella Val D'Agri.

Nel loro comunicato ci sono un sacco di belle parole su questa benedetta biodiversita' ma solo per sciacquarsi la bocca, per fare propaganda, per far vedere, e, alla fine, per non dire veramente, per non fare veramente niente.

Magari c'e' qualcuno che pure gli crede, io no.

Tutto questo mi fa solo ridere (o piangere?). Come biodiversita' vogliamo anche includere il miele agli idrocarburi che ora si produce nella Val D'Agri? Vogliamo includere l'acqua al petrolio come sgorga dalle falde idriche nei boschi lucani? O quella con i residui dei fanghi perforanti dentro? Come biodiversita' vogliamo aggiungere le persone giovani a cui, misteriosamente vengono tumori e leucemie? Anche l'uva annerita e puzzolente e' biodiversita'? Anche l'insalata con le foglie morticcie e' da considerarsi una nuova varieta' pregiata?

L'ENI che sponsorizza queste delicate conferenze, e' la stessa che gli ha inquinato tutto il territorio e che e' sotto processo per inquinamento ambientale nella stessa Val D'Agri. L'ENI che gli sponsorizza questo convegno e' la stessa che va a bucare il parco nazionale della Val D'Agri, dove capita capita, e pazienza se i pozzi sono dentro al parco. E' la stessa che per DIECI LUNGHI ANNI si e' rifiutata di fare i monitoraggi ambientali, e che ancora adesso si RIFIUTA si monitorare le emissioni degli inquinanti piu gravi, primo fra tutti l'idrogeno solforato.

Mi fa senso che in tutto questo ci sia anche il WWF. Che tristezza. Sedersi a tavola con il nemico, tacitamente approvando e non per dirgli: guarda che te ne devi andare da qui, altro che conferenze, devi pagare profutamente per avere distrutto la vita delle persone, della flora e della fauna.

La chicca finale, e' quando parlano dei loro risultati. A Manfredonia la gente moriva in casa ENI per colpa delle aragoste. A Viggiano, invece secondo l'ENI la colpa della perdita di biodiversita' ... e' per colpa dell'agricoltura, della cementificazione, della pastorizia, dell'urbanizzazione!

Loro non c'entrano, e come Robin Hood verranno ad aggiustare tutto!

The results show that in the last 50 years the habitat of the high valley has undergone a gradual ecological fragmentation related to more intensive agricultural use, the expansion of infrastructure, the cementification of the Agri River and the widespread urbanisation of the area.

In some of these areas the increased pressure for pasture interacts negatively with efforts to recover areas of well stations and the paths for oil pipelines.


IN ALCUNE AREE, L'URGENZA DI CREARE PASCOLI PER ANIMALI INTERAGISCE NEGATIVAMENTE CON GLI SFORZI DI RIPRISTINO AMBIENTALE DEI POZZI DI PETROLIO E DEI TRACCIATI DEGLI OLEODOTTI

Certo, secondo l'ENI, LA COLPA ORA E' DEI PASTORI !!!

Non e' mai colpa delle schifezze che mettono nei terreni, nell'acqua e nell'aria. Mai. Loro sono sempre santi, e buoni, e rispettosi di Santa Romana Chiesa. Sono sicura che trovano risposte altrettanto comiche quanto sciocche per tutti altri siti che hanno inquinato in tutta Italia.

Non c'e' piu cieco di chi non vuol vedere. Spero che si vergognino di quanto schifo faccia, oltre l'inquinamento che hanno portato alla Basilicata, questo pensare che la gente sia scema e pronta a bersi tutte le fandonie che gli raccontano. L'ignoranza e' una brutta bestia.