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Saturday, March 24, 2018

Il Texas che sprofonda dopo ottant'anni di trivelle -- subsidenza di un metro, terremoti e voragini






















Human activities of fluid (saltwater, CO2) injection for stimulation of hydrocarbon production, salt dissolution in abandoned oil facilities, and hydrocarbon extraction each have negative impacts on the ground surface and infrastructures, including possible induced seismicity.

Lu and Kim, Scientific Reports, 2018 



This region of Texas has been punctured like a pin cushion 
with oil wells  and injection wells since the 1940s 
and our findings associate that activity with ground movement.


 

Negli anni ottanta in Texas iniziarono a formarsi strane "formazioni geologiche".

Erano delle buche, delle "sinkholes", una specie di pozzetti che sembravano naturali, dal diametro di varia dimensione, e non troppo profondi.

Con il tempo pero' queste sinkholes sono diventate piu' grandi, piu' cattive, piu' numerose. Pentole di Gargamella in continua crescita sparse un po' dappertutto. Alcune hanno iniziato a unirsi, e intere citta' hano temuto o temono ancora di essere ingoiate da quelle che ora sono diventate gigantesche voragini.

Un recente studio mostra che le sinkholes, i terremoti, la subsidenza sono tutte collegate fra loro in una vasta area del Texas, di circa 10mila chilometri quadrati, grande come l'Abruzzo. La zona sta letteralmente sprofondando. L'attivita' sismica un tempo sconosciuta, diventa sempre piu' intensa.

Di chi e' la colpa?

Che domande.

L'area e' stata trivellata a piu' non posso, e questo e' il risultato.

A delineare il legame fra la terra che si abbassa, e che si riempe di sinkholes non e' la D'Orsogna, quanto il geofisico Zhong Lu della Southern Methodist University di Dallas che assieme al suo collega Jin Woo Kim hanno eseguito lo studio appena pubblicato su Scientific Reports.

Zhong Lu lo dice chiaramente:

The ground movement we're seeing is not normal. The ground doesn't typically do this without some cause.

E cioe' che un area grande quanto l'Abruzzo non sprofonda in 80 anni senza motivo. E il motivo sono le trivelle.

Lu e Kim hanno messo a raffronto i dati della produzione di petrolio e di gas fra il Novembre 2014 e l'Aprile 2017,  con i movimenti della terra, la subsidenza e i terremoti ed hanno concluso che quella che chiamano "instabilita' epocale" e' frutto di decenni di sfruttamento petrolifero e di tutte le reazioni geologiche a catena che si sono susseguite sottoterra nel corso degli anni.

E questo vale per un area di circa 10mila chilometri quadrati, quattro contee e sei citta' che si stanno abbassando in modo impressionante.

Nella citta' di Pecos il numero di terremoti era zero prima del 2012; adesso sono frequenti. Nella citta' di Wink ci sono due sinkholes che mettono paura a tutto il paese e che si spostano, si allargano e si contraggono in parallelo con l'attivita' umana.. In alcune localita' si arriva a un metro di subsidenza.

Ovviamente il tutto rappresenta un pericolo per residenti, per la stabilita' delle strade, ferrovie, dighe e tutta l'infrastruttura costruita. Inclusa l'infrastruttura petrolifera, gli oleodotti in primo luogo.

Nessuno sa come intervenire.

E questo perche' una volta messi in moto questi processi, nessuno sa e puo' fermarli, perche' la natura va avanti per conto suo.

I ricercatori dicono che hanno considerato "solo" un'area di 10mila chilometri quadrati ma che se avessero esteso le loro ricerche su un area piu grande di quella attuale sono sicuri che avrebbero trovato movimenti di terreni collegati ad oil and gas anche li.

E cosi il gruppo del professor Lu promette di continuare i propri studi sulla subsidenza.


Wednesday, November 23, 2016

Alberta: cinque anni di terremoti indotti dal fracking




L'evidenza c'era gia' ma adesso arriva la rivista Science e non la D'Orsogna a confermarlo:  l'attivita' sismica nel nord dell'Alberta negli scorsi cinque anni e' dovuta alle operazioni di fracking.

Non di reiniezione di fluidi nel sottosuolo, ma proprio dalla pratica dell'inettare sottoterra concentrati ad alta pressione di fluidi e composti chimici e tossici.

L'articolo e' stato scritto da due ricercatori dell'Universita' di Calgary,  Xuewei Bao e David Eaton che nel loro scritto "Fault activation by hydraulic fracturing in western Canada"hanno analizzato piu' di 900 terremoti vicino a siti di estrazione di gas di scisto a Duvernay nell' area cosiddetta di Fox Creek.

Le scosse sono iniziate circa cinque anni fa, ma sono diventate piu' intense a partire dal dicembre del 2014. Includono un sisma di magnitudo 4.8, il piu' forte mai registrato nella storia per induzione da fracking nel Canada e nel mondo.

La causa dei terremoti e' da attribuirsi all'aumento della pressione sottterranea man mano che il prcesso di fracking continuava nel tempo; sia in termini di spaccatura della roccia sotterranea (e quindi in termini di cambi della geologia del sottosuolo) che in termini dei cambi di pressione dovuti agli enormi volumi di fluidi iniettati per spaccare la roccia. Gli effetti delle spaccature sono immediati, quelli dovuti ai residui di fluidi che restano nel sottosuolo dopo che la roccia si e' spaccata possono svilupparsi nel tempo.

E infatti in una delle zone terremotate, facendo un raffronto di correlazione temporale fra trivelle e terremoti, emerge che le scosse venivano registrate subito, al massimo entro un mese dall'attivita' di fracking; in una altra zona invece gli effetti dell'attivita' umana erano piu' diluiti nel tempo, con tremori che persistevano anche per vari mesi.

Nel primo caso e' il fracking a causare i terremoti; nel secondo sono i fluidi. 

Il fracking in se e' una vera e propria micro-esplosione istantanea che cambia subito la geolgia, cosi se ci sono faglie gia' criticamente sotto pressione, quando arriva il fracking, voila', l'energia aggiunta e' sufficente a rilascaire un terremoto subito. I fluidi invece possono dare origine a scosse su archi temporali piu' lunghi: visto che restano nel sottosuolo a lungo, la pressione che applicano e' cumulativa nel tempo e i terremoti possono arrivare anche mesi dopo l'iniezione.  In questo caso,
le faglie possono riattivarsi se i fluidi infiltrano i microspazi che puntellano la roccia porosa e la pressione porta piano piano a slittamento e a frizione aggiunta delle roccie sotterranee.

Quello che pero' emerge e' che se la geologia del territorio e' gia' sotto stress, anche piccoli cambi di pressione -- da fracking o da fluidi -- hanno il potere di causare scosse consistenti.

Secondo Bao ed Eaton, gli effetti di fluidi e fracking possono attivarsi anche a distanze superiori ad un chilometro dalle zone estattive. 

E cosi abbiamo sismicita' indotta da reiniezione di fluidi in Oklahoma e Kansas, da trivelle in Texas e in California, da fracking in Alberta, nel Regno Unito, da estrazione di gas in Olanda e da impianti di stoccaggio in Spagna.

Solo in Italia tutto questo non succedera' mai e poi mai.


Monday, October 24, 2016

Alberta e British Columbia: il 90% dell'attivita' sismica e' dovuto alle trivelle. Nel 2015 un terremoto al giorno.



Immagine dei terremoti e dei pozzi nell'area.

In rosso il numero dei terrmoti cumulativi
In giallo il numero di pozzi di reiniezione
In blu il numero di pozzi da fracking

Notare come la linea rossa schizza in alto negli ultimi anni 5 anni, assieme
al numero di pozzi da fracking



Rosso: terremoti di magnitudo superiore a 3.0
Bianco: tutti gli altri
Triangoli verdi: pozzi da fracking



I terremoti indotti dall' hydro-fracturing (HF)
notare che tutto scoppia negli ultimi 5-10 anni.
La linea nera e' il numero cumulativo di terremoti
che qui e' circa 80.


 
I terremoti indotti dalla reiniezione di monnezza
negli scorsi 30 anni. Circa 160 negli ultimi 30 anni.


 I terremoti dovuti all'attivita' normale del sottosuolo.
Dal 1985 ad oggi sono 20.

La relazione fra la monnezza iniettata e l'intensita' dei terremoti.
Piu' pompi e piu la terra trema. 





"The biggest implication of this study is that we can no longer deny 
the link between induced earthquakes and hydraulic fracturing"

Honn Kao, sismologo

Canada occidentale.

Un area fra il British Columbia e l'Alberta.

Un articolo sul Seismological Research Letters, a firma di 13 scienziati.
Secondo questo studio, almeno il 90 percento, se non il 95 percento dell'attivita' sismica in questa zona di magnitudo superiore a 3.0, e' dovuto alle trivelle da fracking.

Gli autori hanno analizzato l'attivita' sismica fra il 1985 e il 2015 in un area di 450mila chilometri fra l'Alberta e il British Columbia detto Western Canada Sedimentary Basin (WCSB).

Ci sono qui 12,289 pozzi da fracking e 1,236 pozzi di reinizione.

Secondo questo studio, fra il 2010 e il 2015 sono aumentati di pari passo sia il numero di pozzi trivellati che il numero e l'intensita' dei terremoti. La maggior parte dei terremoti e' dovuta, secondo gli autori alle trivelle in zona, che hanno studiato correlazioni spazio temporali fra pozzi e terremoti.

L'attivita' sismica risulta prevalere nel raggio di qualche chilometro dai pozzi. 

Interessante che fra gli autori di questo studio ci sia anche un geologo "ufficiale" del British Columbia: Dan Walker, senior petroleum geologist per conto della B.C. Oil Gas Commission.

Lo dicono pure loro. 

Uno dei posti piu' colpiti da questa attivita' sismica da trivelle da fracking e' Fox Creek, Alberta, Canada.

2000 abitanti, a 260 km a nordest di Edmonton. Un po distante dall'area studiata dai geologi di cui sopra ma dove la storia e' sempre la stessa.
Qui un terremoto di magnitudo 4.8 il giorno 12 Gennaio 2016.

Non era un terremoto qualsiasi perche', guarda caso, nella zona c'erano operazioni di fracking portate avanti dalla ditta spagnola Repsol.

Che il terremoto sia stato per colpa della Repsol e del fracking non si sa con certezza assoluta, ma il sospetto e' stato cosi forte che alla Repsol e' stato vietato di continuare nelle sue operazioni petrolifere.

I terremoti a Fox Creek andavano avanti dal Dicembre del 2014, quando un primo sciame sismico di 18 terremoti di magnitudo compresa fra i 2.7 e 3.7 si sono scatenati in zona.

A Gennaio 2015 altri terremoti di magnitudo compresa fra i 2.4 e 4.4 Richter.

Dubito che tutto questo cambiera' granche'. 
Nell'anno che va dal Gennaio 2015 al Gennaio 2016 a Fox Creek ci sono stati ben 366 terremoti. 
Fa un terremoto al giorno. Il giorno 11 Settembre 2015 ci sono stati ben 18 terremoti. E' bene ricordare che questa prima era zona non sismica. 

E poi ci sono mille altri problemi a Fox Creek. L'acqua,usata a dismisura dall'industria del petrolio, e che torna alla natura conaminata, tanto che il comune ha dovuto pagare 300mila dollari solo per portare l'acqua potabile alla gente. 

Ah, le gioie del petrolio.

Ma possiamo stare tranquilli - questo accade solo in Canada, lontano. In Italia, in Emilia Romagna, in Basilicata, in Puglia, giammai. 

Da noi la sismicita' indotta non e' mai esistita e mai esistera'. 

Vero Matteo?

Monday, June 1, 2015

Il fracking e il gas radon radioattivo nelle case



Eccoci qui.

Quando pensi che le trivelle non possano portare altri tipi di guai - sismicita' indotta, inquinamento di acqua e di aria, democrazie malate, acquiferi contaminati, arriva qualche novita'.

Un nuovo studio mostra una correlazione fra la presenza di pozzi estrattivi in cui si esegue fracking per estrarre gas naturale e livelli inaspettati e pericolosi di gas radon nelle case vicino ai pozzi stessi.  Il radon e' un gas incolore, insapore e radioattivo che causa il cancro ai polmoni.

Joan A. Casey e i suoi collaboratori della John Hopkins Bloomberg School of Public Health, hanno riportato su ``Environmental Health Perspective" che analizzando la bellezza di 860,000 edifici fra il 1989 ed il 2013, si e' potuto verificare che ogni volta che le operazioni di fracking arrivavano in una determinata zona, le case e gli edifici immediatamente riportavano tassi elevati di radon. I picchi maggiori si sono avuti nel 2004 -- proprio l'anno di inizio del fracking.

Nel 42 percento dei casi i valori erano oltre i limiti di sicurezza.

Secondo Joan A Casey:

"By drilling 7,000 holes in the ground, the fracking industry may have changed the geology and created new pathways for radon to rise to the surface"

E cioe': elementare Watson. Fai 7000 buchi di qua e di la, e alla fine in qualche modo dai la possibilita' a questi gas tossici intrappolati sottoterra di venire in superificie e di adagiarsi nei polomoni della gente.

Non ci vuole la laurea in geologia!

Non e' la prima volta che succede perche' gia' in Colorado successe la stessa cosa.  Allo stesso modo il U.S. Geological Survey nel 2012, riporto' alti livelli di radon nell'acqua dello stato di New York e della Pennsylvania vicino al Marcellus Shale, zona di trivelle e di fracking.
 
Come sempre i petrolieri dicono che e' tuttapposto e che mai e poi mai il radon in superificie. Dicono pure che tutto questo in Pennsylvania "e' naturale".

Si, si. A me capita tutti i giorni di aprire la finestra e di sentire il radon che mi viene in casa!

Tuesday, April 2, 2013

Terremoto 5.7 Richter da reiniezione - Oklahoma



Cliccare per scaricare l'articolo completo



Terremoti in Oklahoma nei ventinove anni fra il 1980 e il 2009
Terremoti nell'anno e mezzo fra il 2014 e l'Aprile 2015

A Stillwater, Oklahoma piu' terremoti che a San Francisco



Oklahoma
Terremoti - rosso
Nero - pozzi di reinizione


K. M. Keranen et al, Geology, 2013


E' dal 2010 che i cittadini dell'Oklahoma -- in teoria stato non sismico -- sentono la terra tremare, senza sapere perche'.

In realta' e' in tutto il midwest americano che da anni si registrano sciami sismici e tremori di vario genere. Nel solo 2011 ci sono stati cinque terremoti di magnitudine superiore ai 5.0 Richter. Guarda caso, in anni recenti c'e' anche stato un aumento esorbitante di reinizione in pozzi dismessi e ad alta pressione di materiale di scarto da trivellazione convenzionale e non convenzionale - petrolio e gas con o senza fracking.

Esiste una correlazione fra i due fatti -- i terremoti e la reiniezione -- cosi vicini in termini spazio-temporali?

Gli scienziati Katie M. Keranen, Heather M. Savage, Geoffrey A. Abers, and Elizabeth S. Cochran hanno deciso di dare una risposta ad un caso specifico: i terremoti del 5-6-8 Novembre 2011 di intensita' 5.0, 5.7 e 5.0 Richter avvenuti proprio nell'Oklahoma.

Questo terremoto fu avvertito in 17 stati e causo' la distruzione di 14 case nell'epicentro attorno alla citta' di Prague, a 70 chilometri a nord est di Oklahoma City. Vi furono molte scosse di assestamento, due furono i feriti e molti gli edifici danneggiati. Il terremoto del 6 Novembre fu il piu' forte mai registrato nell'Oklahoma. Nelle strette vicinanze sorge il campo petrolifero detto Wilzetta Field e anche - guarda un po' - la faglia sismica lunga 200 chilometri detta Wilzetta Fault.

Dal 1972 al 2008 in zona si registrarono circa 2-6 terremoti l'anno. Dal 2009 in poi sono invece schizzati ad almeno 50 all'anno. Nel 2010 il primo terremoto di intensita' inusuale - 4.1 Richter - seguito poi da quelli di intensita' ancora maggiore del 2011.

A suo tempo tante furono le ipotesi sul perche' di questi tremori, fra cui che potessero essere stati innescati dal fracking praticato nei dintorni. In realta' il campo petrolifero di Wilzetta fu maggiormente sfruttato negli anni '50 e '60 e poi si e' quasi esaurito. Dal 1993 tre dei pozzi dismessi sono usati per la reiniezione di  materiale di scarto.

Keranen e colleghi spiegano nel loro articolo pubblicato su Geology il 26 Marzo 2013, che il piano iniziale di rottura si trova a 200 metri da un pozzo di reiniezione e a un chilometro dalla superficie. Il materiale di scarto e' stato qui pompato per ben diciotto anni prima del terremoto, con aumento graduale, ma costante della pressione sotterranea.

Il loro messaggio e' semplice: dopo ben 18 anni di pompaggio continuo nella pancia della terra, semplicemente c'e' stato un cambio negli equilibri sotterranei e voila', un primo terremoto di magnitudine 5.0 direttamente scatenato dalla reiniezione che poi ne ha scatenati altri a catena, piu' profondi e fra cui quello piu' forte di intensita' 5.7 Richter.

We interpret event A (Mw 5.0) to have been induced by increased fluid pressure, exceeding
the largest earthquake known to be induced by injected fluid (Mw 4.8). Aftershocks of event A appear to deepen away from the well, and may imply downward pressure propagation into basement. Event B, of much larger magnitude (Mw 5.7), and event C may also be considered consequences of injection; however, Coulomb stress calculations show that the fault geometries are consistent with triggering by stress transfer.


Interpretiamo che l'evento A (di magnitudine 5.0 Richter) sia stato indotto dall'aumento di pressione sotterranea di fluidi, superando il maggior terremoto finora mai registrato per reiniezione di fluidi, di magnitudine 4.8 Richter.  Le scosse di assestamento dell'evento A appaiono piu' profondi rispetto al pozzo e potrebbero implicare la propagazione verso il basso della pressione. L'evento B di magnitudine molto maggiore (5.7 Richter) e l'evento C (5.0 Richter) possono essere similmente considerati conseguenze della reiniezione. Pero' i nostri calcoli di Coulomb stress mostrano che la geometria delle faglie sono consistenti con un trasferimento di stress.

This case indicates that decades-long lags between the commencement of fluid injection and the onset of induced earthquakes are possible, and modifies our common criteria for fluid-induced events. The progressive rupture of three fault planes in this sequence suggests that stress changes from the initial rupture triggered the successive earthquakes, including one larger than the first.

Questo caso indica che fra l'inizio della reiniezione di fluidi e l'inizio di eventi sismici indotti, possono esserci intervalli di tempo decennali, e modifica gli attuali criteri di caratterizzazione di eventi indotti dalla reiniezione di fluidi. La progressiva rottura di tre piani di faglia in questa sequenza, mostra che cambi nello stress sotterraneo dovuti al primo piano di rottura hanno scatenato i terremoti successivi, incluso uno che fu piu forte del primo."

In Oklahoma i terremoti continuano, e ve ne sono ancora di intensita' superiore al grado 3 Richter.

E in Italia?

In Italia ci sono, secondo l'UNMIG 26 pozzi di reiniezione dell'ENI, 5 dell'ENI-Mediterranea Idrocarburi, 2 della Edison, 2 della Adriatica Idrocarburi, uno della Gas Plus Italiana, 3 della Padana Energia - fanno 39 pozzi di reiniezione. Per non parlare poi degli oltre 340 pozzi di stoccaggio di gas.

Da quanto tempo sono attivi? C'e' qualcuno che controlla la possibile sismicita' indotta? E' possibile che i nostri pozzi non causano mai problemi? Possiamo dire con assoluta certezza che tutto e' tranquillo per chi ci vive vicino? E come si puo' escludere che tutti i buchi fatti in Emilia Romagna siano assolutamente scollegati da qualsiasi spostamento futuro della terra?

Lo sappiamo tutti che in Italia - per storia e per furbizia edilizia - i terremoti di grado 5.7 Richter hanno effetti molto piu' devastanti che in Oklahoma.

** Questa e' la versione dell'articolo scritta per il Fatto Quotidiano. Il primo testo sul tema e' qui. **














Saturday, September 15, 2012

Pozzi di reiniezione - il veleno sotto i nostri piedi






Ronald Reese, geologo presso l'United States Geological Survey 
che ha studiato le perdite dai pozzi di reiniezione


Secondo un bellissimo reportage di ProPublica, fra trivelle normali e fracking, negli USA sono stati pompati nel sottosuolo nel corso dei decenni scorsi la bellezza di 30 trillioni di galloni di sostanze tossiche e di scarto dalle operazioni petrolifere.

30 trillioni di galloni sono 120,000,000,000,000 litri.

Fino a poco tempo fa si pensava che la geologia del sottosuolo sarebbe stata a prova di bomba e che tutti questi litri e litri di materiale tossico pompati sottoterra - che mai e poi mai avrebbero potuto essere scaricati legalmente a mare o nei fiumi - sarebbero stati isolati da tutto il resto, per sempre.

E invece si sbagliavano.

Le perdite sono frequenti, e spesso ci sono stati riscontri di materiale tossico nelle falde acquifere e in superficie. Il sito Propublica in un bellissimo reportage riporta che ci sono state vere e proprie fontane di monnezza tossica che sono improvvisamente comparse in Oklahoma and Louisiana e in Florida.

Negli USA ci sono la bellezza di 680,000 pozzi di petrolio dismessi ed usati come punto di reiniziezione. In totale siamo a parla di 2 milioni di pozzi di petrolio abbandonati.

Non si sa quanti siano integri, e quanti perdano.

Mario Salazar, responsabile dell'EPA - l'ente di protezione dell'ambiente USA - dice

"In 10 to 100 years we are going to find out that most of our groundwater is polluted. A lot of people are going to get sick, and a lot of people may die."

Fra 10 o 100 anni scopriremo che la maggior parte della nostra acqua di falda e' inquinata. Un sacco di gente si ammalera', un sacco di gente potrebbe morire.

Aggiungici le tecniche di fracking ed il disastro e' presto preannunciato. Stefan Finsterle, un idro-geologo presso il Lawrence Berkeley National Laboratory che studia le proprieta' degli strati di roccia sotterranea e come i fluidi li possano attraversare dice infatti

"There is no certainty at all in any of this, and whoever tells you the opposite is not telling you the truth. You have changed the system with pressure and temperature and fracturing, so you don't know how it will behave."

"Non c'e' certezza alcuna in tutto cio' e chiunque dica il contrario, non dice la verita'. Abbiamo noi uomini cambiato il sistema con le alte temperature e le alte pressioni, percio' non si sa come il sistema si comportera'."

Anche Anthony Ingraffea, professore di ingegneria presso la Cornell University e' molto critico su chi dice che i pozzi di reiniezione non perdano. Dice che una volta scoperte le perdite, i danni potrebbero essere irreversibili.

"Are we heading down a path we might regret in the future? Yes."

"Ci stiamo incamminando su una strada di cui ci pentiremo in futuro? Si."

Su 220,000 ispezioni eseguite dagli enti di protezione ambientale USA e' emerso che i fallimenti strutturali dei pozzi di reiniezione sono all'ordine del giorno.

Uno ogni sei pozzi aveva problemi.

Settemila pozzi di quelli esaminati perdevano.

Da un punto di vista strutturale, un pozzo di reiniezione e' simile ad un pozzo di petrolio normale. Ci sono tubi di cemento e di acciaio che vanno giu', e poi si aprono nel sottosuolo. L'unica accortezza che si usa e' quella di scavare in profondita', sperando di oltrepassare - e di non intaccare - le falde idriche. Alla fine del processo di scavo, non ci sono recipienti di contenimento per i fluidi reiniettati.

Semplicemente la monnezza viene lasciata giu' a riempire i pori e le vacuita' del sottosuolo, come una spugna.  A volte addirittura si eccedono le pressioni massime di pompaggio consentite: nei quattro anni dal 2008 al 2012, l'EPA ha registrato 1,100 violazioni. 

Pensavamo che la terra-spugna avrebbe assorbito per sempre, e invece...

I modelli matematici e le analisi del rischio eseguite dall'EPA mostrano che le probabilita' di perdite sono di uno su un milione.

Ma chi controlla? Come si fa ad andare a 3,4,5 chilometri sotto la crosta terrestre e verificare l'esattezza dei modelli matematici? Io faccio queste cose per mestiere, e so bene che il tuo modello non sara' mai perfetto, e quello che tiri fuori e' collegato a quello che dentro il modello ci metti,
e che non e' necessariamente esaustivo di quello che puo' succedere.

Come dice John Apps - geologo del Department of Energy for Lawrence Berkeley National Labs: quando non hai dati certi e modo di verificare quello che stai modellando "it really doesn't mean anything scientifically."

Quando un pozzo da reiniezione fallisce, questo accade per crepe o per fessure nelle cementificazioni che possono lasciare fuoriuscire i fluidi nel sottosuolo.  Negli USA gli operatori petroliferi sono chiamati ad eseguire dei test di "integrita' meccanica" ogni anno per i pozzi che contengono materiale piu' pericoloso, e una volta ogni cinque anni per materiale meno tossico.

Nel Texas per ogni tre pozzi di reiniezione esaminati nel 2010, uno aveva qualche tipo di irregolarita'. Fanno il 33% del totale.  Tra il 2008 ed il 2011, in tutti gli USA ci sono stati 150 casi di acqua contaminata dai pozzi di reinizione.

Dato che ci sono finestre di cinque anni fra una ispezione e l'altra ci possono essere perdite anche significative. Molti dei fallimenti strutturali sono sistemati entro sei mesi da quando vengono scoperti, ma a volte non si possono sistemare. Nel Kansas nel 2010 sono stati ri-cementificati 47 pozzi di reiniezione. In Louisiana 82, in Wyoming 144.

Nel 1989 nel sud dell'Ohio, alcuni lavoratori petroliferi furono sopraffatti dal profumo di fenolo. Questi composti chimici erano riusciti a migrare di 400 metri e stavano avvicinandosi alle falde.
Dopo 15 anni di indagini si conlcuse che i pozzi erano integri ma che i rifiuti petroliferi erano stati
pompati a pressioni ed in quantita' eccessive. 

A volte si possono creare delle connessioni sotterranee fra pozzi diversi, separati anche di mezzo miglio.

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La pratica di iniettare monnezza sottoterra fu inventata durante la prima meta del ventesimo secolo. I rifiuti petroliferi venivano messi in vasche di contenimenti, gettati in fiumi vari o sparsi su terreni incolti. Puzze e inquinamento seguirono finche' ci si rese conto che non si poteva piu' andare avanti cosi.

Che fare? Il vecchio motto occhio non vede cuore non duole funzionava allora come funziona adesso: nascondiamola la monnezza. E quale altro posto migliore che non reiniettarla sottoterra? A 3,4,5 chilometri sotto la crosta terrestre. Chi andra' mai a vedere?  E cosi, mentre aria ed acqua restavano pulite, il sottosuolo diventava una enorme spugna di petrol-monnezza.

Ma siccome non puoi sempre imbrogliarla madre natura, ecco i primi problemi.

Nel 1967 una ditta chimica getto' giu' monnezza da una ditta di pesticidi nei pressi di Denver, e della sua Rocky Mountain Arsenal. Ci fu' un terremoto di magnitudo 5 in una zona non sismica. L'evento attrasse l'attenzione di molti geologi dell'epoca che non avevano mai visto una cosa del genere. 

Nel 1968 un pozzo in cui rigettavano materiale tossico usata dalle cartiere di Pennsylvania ebbe delle perdite sotterranee a causa della corrosione -- trovarono liquami a sette chilometri di distanza, in un parco. La monnezza aveva camminato per chilometri e chilometri. 

Nel 1975 nel Texas iniettarono sottoterra diossina e diserbanti altamente tossici. La ditta responsabile era la Velsicol Chemical Corp. Ma il diavolo sta nei dettagli, e ci fu un buco nella cementificazione del pozzo che mando' circa 20 milioni di litri di acqua tossica nelle falde idriche.

Nel 1984 as Oak Ridge nel Tennessee scoprirono materiale radioattivo tornare in superficie da un pozzo di reinizione dove finiva il materiale dismesso dall'industria nucleare.

E le leggi?

Gia' nel 1974 fu stabilito il Safe Drinking Water Act per proteggere l'acqua del sottosuolo. Nel 1980 si decise che la reiniezione potesse andare avanti ma che ci dovessero essere dei controlli periodici. Alcuni stati pero' capirono la pericolosita' del tutto e li vietarono. Fra questi l'Alabama, il North Carolina, il South Carolina e il Wisconsin - erano considerati troppo pericolosi. 

Ma nonostante controlli e i primi timidi tentativi di regolamentare la dismissione di monnezza, le storie di falde inquinate sono andate avanti, e anzi vari report parlavano della possibilita' di molto piu' inquinamento di quanto accertato. I pozzi continuavano a fallire.

Nel 1989 arriva una lunga e accurata indagine governativa su questi pozzi di reinizione da parte del GAO - Government Accounting Office, cioe' l'ente che si occupa di stimare costi e far quadrare conti, una specie di mega ragioneria del governo USA. Nel rapporto finale dicono:

"The full extent to which injected brines have contaminated underground sources of drinking water is unknown." 

Cioe' non erano riusciti a capire il danno delle brine sull'acqua potabile nel sottosuolo. Il fallimento totale. Quello che pero' sapevano e' che i costi sarebbero stati cosi proibitivi che non si poteva neanche pensare al ripristino.

Ancora piu' fallimento.

Che fare?

All'epoca non c'erano troppo regole e test, e si poteva un po bucare e gettare la monnezza un po ovunque. Si decise di vietare alcuni tipi di pozzi di reiniezione di materiale tossico: quelli vicino o sopra le falde acquifere, e si decise che i pozzi di reiniezione dovessero essere piu' profondi. Si imposero standard piu stringenti: si doveva mostrare che la monnezza non migrasse vicino alle fonti idriche per almeno 10,000 anni.  Si decise che dovevano studiare meglio la geologia del sottosuolo e identificare falde sismiche. 

Bene, almeno un passo in avanti. O cosi pareva.

Ma che deve fare un petroliere? I signori petrolieri hanno capito subito che queste leggi sulla monnezza del sottosuolo erano troppo stringenti e che era meglio (per loro!) se fossero rese piu' snelle.

E cosi cosa fanno? Non cercano di cambiare le leggi, ma la definzione di monnezza!

E infatti nel 1988, fecero passare la definizione di scarto petrolifero come non tossico, quale che fosse stato il contenuto di tale rifiuto chimico. 

E quindi se la monnezza petrolifera non e' tossica, le regole sulla monnezza tossica non si applicano. Dei geni!


E tutto cio vale finora.

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E poi ci fu un piccolo grande disastro a Miami.

Alcuni pozzi di monnezza fognaria finirono nell'acquedotto della citta'. Era tutto a norma di legge, le tubature erano solide. Gli studi matematici, ingegnieristici e geologici  prima del fallimento del pozzo, avevano portato alla conclusione che quella monnezza sarebbe rimasta per sempre sottoterra, lontana dall'acquifero e dalle falde.

Invece non fu cosi.

Perche'?

Perche' i modelli non erano giusti. Si continuava a pompare monnezza sottoterra pensando che il sottoterra fosse una grande spugna ma non era cosi. La roccia non aveva la struttura porosa che i geologi avevano previsto, non aveva la struttura a strati che i geologi avevano previsto e la tenuta "assorbente" non era quella giusta.

Spesso la roccia era capace di deformarsi sotto pressione, e le alte pressioni avevano portato a cedimenti lungo zone di scarsa resistenza.

A volte, e questo accadeva spesso con il petrolio,  si pompavano fluidi di "stimolo" per spingere il petrolio o il gas in zone desiderate cosi da essere piu facili da estrarre. Ma magicamente i fluidi non finivano dove dovevano finire. E questo proprio perche' nessuno veramente piu' conoscere al 100% la dinamica del sottosuolo.  A volte i fluidi viaggiano in orizzontale piu' in fretta di quello che si prevede e in direzioni diverse. A volte anche 80 volte di piu' di quello che si era calcolato!

E i movimenti verticali?

Beh, quelli dovrebbero essere proprio impossibili. Cioe' una volta pompato materiale sottoterra ci si aspetta che non possa piu' tornare in alto.

Ma in realta' a volte capita anche questo, come testimonia uno Tom Mayers, esperto di falde acquifere ed idrologo.

Myers, ricorda che fratture e faglie del sottsuolo sono molto piu' frequenti di quel che si pensa e che e' difficile prevedere il moto di sostanze fluide chimiche sottoterra. Anche in cavita' che in teoria dovrebbero essere "impermeabili". E una volta che escono, voila', i giochi sono fatti.


Ma siccome tutto accade sottoterra non si vede.

E come sempre, occhio non vede, cuore non duole, pecunia non olet.