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Saturday, August 4, 2018

Il neo-presidente del Messico vietera' il fracking in tutta la nazione




Si chiama Andrés Manuel López Obrador e si fa chiamare AMLO, come le sue inziali.
E' appena stato eletto presidente del Messico, e sara' in carica a partire dal 1 Dicembre 2018.

AMLO ha appena annunciato che la sua amministrazione imporra' la fine del fracking in tutto il paese.

Dice che non useranno piu' questi metodi per estrarre petrolio visto la pericolosita' associata.

Ovviamente i petrol-investitori non sono felici, non solo per il fracking svanito ma anche perche il Messico ha rimandato i termini per la cessione di nuove concessioni di shale gas ai investitori e petrolieri privati.

L'asta era prevista per Settembre 2018, ci sara' invece a Febbraio 2019. E' ovviamente un bene, visto che ogni minuto di ritardo nella macchina del petrolio e' un minuto di maggior salute del pianeta.

Quello che il governo avrebbe offerto in questa asta era un blocco di nove concessioni nel cosiddetto Burgos Basin, uno dei piu' grandi depositi di Shale gas in Messico che si teorizza possa competere con il gas da fracking estratto in Texas.

L'apertura del Burgos Basin alle trivelle e' stata decisa un anno fa ed e' anche una delle prime aste promosse in Messico dalla Comisión Nacional de Hidrocarburos (CNH) dopo le riforme del 2013 che hanno liberalizzato il mercato energetico in Messico.

Ma c'e' fracking in Messico?  In realta' Pemex, la ditta di stato petrolifera messicana ha gia' sperimentato con vari pozzi, ma il fracking non e' ancora molto utilizzato nel paese.  E' dunque una mossa simbolica o preventiva, fatta nel momento giusto, cioe' prima che posssano arrivare interessi e tele di affaristi, speculatori e petrolieri. Dall'inizio dicono no, che ci siano riserve grandi o piccole di shale gas non importa, AMLO ha detto no.

Arriva in ballo anche l'ENI che ha invece proposto di trivellare in tre concessioni in mare presso la
Campeche Bay del Messico. I tre campi petroliferi sono Amoca, Miztón and Tecoalli, ci sara' anche qui una FPSO e il tutto portera' ad un totale di $1.9 miliardi di profitto.

Trivellano qui gia' nel bacino del Sureste dove hanno sotto controllo l'Area 7, l'Area 10, l'Area 14, l'Area 24 e l' Area 28.  E' come il prezzemolo, sempre in mezzo. Solo che invece che portare il profumo dell'Italia, porta il peggio che questa nazione possa offrire.

Wednesday, June 11, 2014

Utah: i neonati morti nella citta' del boom del petrolio


Donna Young, sulla sinistra 

"From a plane it looks like the Earth has smallpox” 
"Dall'aereo sembra che la terra abbia la varicella"  




Vernal, Utah. Saranno in pochissimi a conoscere questa localita' rurale dello Uinta Basin, nella zona occidentale dello stato e con meno di 10,000 abitanti. Ma in questi giorni Vernal e' alla ribalta delle cronache a causa del triste primato di mortalita' infantile molto probabilmente dovuto all'inquinamento da trivelle e da fracking come raccontato da un medico, Brian Moench.

Per 19 anni Donna Young ha lavorato come ostetrica.

Non le era mai capitato di far nascere un bimbo morto fino al Maggio del 2013.

Scossa, va al funerale di questo bimbo pochi giorni dopo.

Al cimitero nota una cosa strana: un numero impressionante di bambini con una sola data per la nascita e la morte. Inzia a farsi domande, e visto che non aveva accesso a dati ufficiali, scova fra gli obituari della zona.

Tiene il conto per tutto l'anno e cosi' scopre che nel 2013 sono morti 13 neonati - erano o appena nati oppure erano nati gia' morti.

Per un paese cosi' piccolo e' un un numero troppo elevato. Per l'anno 2013, il numero totale di morti a Vernal e' stato di circa 176.

Circa un morto su 15 era un neonato, vissuto un giorno o meno.

Nel 2010 il tasso di mortalita' infantile era conforme con quello del resto della nazione. Adesso invece e' sei volte tanto. In piu' lo Utah e' uno stato a forte presenza mormone, dove il consumo alcolici e di fumo e di droga e' molto basso, per cui ci si aspetta il tasso di mortalita' infantile sia minore della media nazionale e non superiore.

Ma queste cose non si possono dire: Vernal e' un piccolo paese dove pensano che il petrolio li salvera'. E cosi' sono tutti passati all'attacco di Donna Young. L'ospedale le ha mandato una lettera di minaccia e ha ricevuto telefonate non proprio carine. Ma ha seminato e diverse persone le hanno raccontato la loro storia. Anche il dottor Moench si e' interessato alla questione ed ha anche sporto denuncia presso le autorita', ree di non avere , a sua detta, ottimamente monitorato le concentrazioni di ozono a Vernal.

E dai racconte delle altre mamme, si scopre che oltre alle morti premature a Vernal ci sono bimbi con rari difetti alla nascita: trenta bambini nati con lo stesso difetto. E' sette volte piu' che la media nazionale.

Ma perche'? I geni? Cambi nelle cure mediche?

Tutte queste cose sono da scartare perche' i geni non cambiano cosi repentinamente ed i tassi di mortalita' infantile qualche anno prima erano nella norma. Il sistema medico e' lo stesso.

Mmh. L'ambiente?

L'ambiente?

Nella valle della Uinta, dove sorge Vernal, ci sono in totale 30,000 persone e ben 11,200 pozzi di petrolio e di gas con emissioni di fumi diesel, di benzene, di toluene.

L'area e' nota per avere alti tassi di ozono e di particelle fini nell'ambiente a causa dell'industria petrolifera - l'unica che esiste nella zona.

Tutto questo e' inasprito dalle condizioni geografiche della valle che tende a tenere intrappolato tutto l'inquinamento prodotto. Una miscela esplosiva quindi perche' respirare monnezza porta ad infiammazioni, che poi si traducono in attacchi di cuore, tumori, polmoni malati, e nel caso di donne incinte, ad infiammazioni alla placenta e ai feti.

Lo ammettono anche i petrolieri che l'alta concentrazione di ozono e' un problema, ma non commentano sul reparto mortalita' infantile. Ovviamente, nessuno puo' dire con certezza matematica che le morti di Vernal siano da attribuire all'industria del petrolio, ed e' difficile dirlo, perche' la citta' e' piccola ed e' difficile fare studi statistici in questo caso.

Pero' questo e' quello che dice il dottor Brian Monech sulla questione:

“We know that pregnant women who breathe more air pollution have much higher rates of virtually every adverse pregnancy outcome that exists. And we know that this particular town is the center of an oil and gas boom that’s been going on for the past five or six years and has uniquely high particulate matter and high ozone. So seeing this spike in perinatal mortality is not surprising. We can’t say at this point, and we probably can’t say ever, that each one of these deaths is due to air pollution. Much like we can’t say that someone’s lung cancer is definitely due to their smoking. But if you put the components of this equation in the context of everything else we know, it would say something.” 

"Sappiamo che le donne incinte che respirano piu' aria inquinata hanno tassi maggior di ogni cosa che puo' andare storto durante una gravidanza. E sappiamo che questa particolare citta' e' al centro di un boom del petrolio e del gas che va avanti da cinque o sei anni e che ha tassi particolarmente elevati di particelle fini e di ozono. E quindi vedere questi picchi di mortalita' infanile non e' una sorpresa. Non possiamo dire adesso, e probabilmente non potremo mai dirlo, che ciascuna di queste morti e' da attribuire all'inquinamento dell'atmosfera. Proprio come non possiamo dire che la colpa del cancro ai polmoni di qualcuno e' sicuramente dovuto al loro fumo di sigarette. Ma se uno mette assieme tutte le componenti di queste equiazioni in contesto di tutto il resto che sappiamo, e allora il tutto dovrebbe dirci qualcosa." 

Non sappiamo come andra' a finire.

Ma come sempre, ci sono dei bimbi a cui e' stato negato il futuro, e delle mamme che hanno dovuto sotterrarre i loro figli il giorno stesso della nascita.

E anche se non si riuscira' mai a trovare un nesso definitivo fra i due eventi - trivelle e bambini - il semplice buonsenso che suggerisce che riempire una vallata dove l'aria e' stagnante con 10,000 pozzi di petrolio e di gas, non e' proprio una idea felice.

Tuesday, May 7, 2013

Altri terremoti da reiniezione: 5.3R Colorado




"Can this rate change be natural? I certainly don't think so"
Justin Rubenstein, geofisico, USGS

Il meeting annuale della Seismological Society of America, si e' svolto a il a Salt Lake City durante la terza settimana di Aprile 2013.

Fra i vari interventi, il giorno 19 Aprile quello di Justin Rubinstein geofisico dell' U.S. Geological Survey (USGS), una specie del nostro INGV.

Il suo lavoro si riferiva agli sciami sismici nei pressi di Raton Basin, ai piedi delle Rocky Mountains, fra New Mexico e Colorado dove - guarda caso! - ci sono operazioni di coal bed methane - fracking da strati carboniferi, partiti nel 1999.

Parallelamente alle operazioni di fracking, ci sono state operazioni di reinizione di materiale fluido di scarto ad alta pressione che va a sbilanciare tutti gli equilibri sotterranei.

Il monitoraggio degli scorsi anni rivela che la sismicita' e' in aumento spaventoso da quando sono iniziate le operazioni di reiniezione.

Ci sono stati 100 terremoti di grado 3 o superiore fra i dieci anni compresi fra il 2001 e il 2011, a fronte dei 5 terremoti fra i trenta anni intercorsi dal 1970 e il 2001.

Anche per i terremoti di grado superiore c'e' stato un aumento significativo, dice Rubenstein. Tutti questi terremoti sono non troppo distanti dai pozzi di reiniezione - tutti in un raggio di cinque chilometri.

In particolare, Rubenstein associa il terremoto di magnitudine 5.3 a Trinidad, in Colorado, del 22 Agosto 2011 alle operazioni di reiniezione in zona. 

E' stato il piu' grande terremoto del Colorado degli ultimi 40 anni.

A Trinidad non ci sono stati molti guai, anche se le case hanno dovuto crepe e c'e' stata paura.
Ma questo e' il Colorado e non hanno gli edifici storici che ci sono in Italia. Da noi, per storia e per malacivilta', i terremoti di magnitudine 5.3 causano tutt'altri effetti.



Sunday, April 14, 2013

Gasland 2


Il 21 Aprile 2013 presso il Tribeca Film Festival di New York e' stata proiettata la prima di Gasland 2, di Josh Fox. Il suo primo film, Gasland, del 2010 e' stato il catalizzatore della discussione nazionale che avviene in questo momento negli USA sulla questione fracking. 

Gasland 2 e' un viaggio attraverso l'America del fracking e delle trivelle - dal golfo del Messico, fino al Delaware River Basin sulla East Coast in cui Josh Fox mostra gli impatti a lungo termine del fracking, su persone e comunita'.

Non puo' che mancare una finestra su tutte le lotte di resistenza locale, e le mosse tattiche - ma non troppo furbe! - dei petrolieri che cercano di spargere falsita' e di fare il lavaggio del cervello a residenti e sindaci.

Il Tribeca Film festival e' stato creato nel 2002 da Jane Rosenthal, Robert De Niro e Craig Hatkoff, dopo gli attacchi dell'11 Settembre nel quartiere TriBeCa - Triangle Below Canal Street - a sud di Manhattan.

E dopo la prima, Josh e il suo gruppo sono partiti dalla citta' di Normal, Illinois a proiettare il film in giro per la nazione. 

Perche' Normal? Perche' noi siamo i normali, quelli che vogliono acqua e aria pulita e sono loro i petrolieri e i collusi con il sistema a non esserlo.

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Ecco cosa dice:

Today, we kick off a national tour for Gasland II in Normal, Illinois. The next two months will be on the road.

Maybe Normal's a strange choice, because what we're doing is not normal: Taking on the most powerful industry in the world, and believing that together we can change the course of history.

Then again, I think what we're doing is actually pretty normal. I mean, if a bunch of bully companies showed up in your town, your state, your country and threatened your water, your air, your climate, then the most normal thing to do is to fight, right?

So Normal is where we are, not Gasland, and normal is who we are, just like everyone else who wants clean air and water.

We will keep you updated on how the tour is going, when we will be in your town, and what you can do to help us win the fight against the Frackers. 

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Io Gasland 2 l'ho visto invece il giorno 14 Luglio a casa di amici. Il film e' molto simile a Gasland 1, con le stesse storie di devastazione e di dolore, e con un pizzico in piu' di amarezza.

La parte piu' penosa e' quando











 




Tuesday, September 18, 2012

Confermati altri terremoti da trivelle - British Columbia, Canada








Sismicita' da fracking 



Sismicita' da reiniezione di monnezza 


Sismicita' naturale





The frightening thing about the linkages between these drilling and fracking activities and earthquakes is that the professionals who look at the industry and try and understand what is going on below the surface actually have no way of predicting what’s going to happen

Ben Parfitt, Canadian Centre for Policy Alternatives


Ogni tanto mi piace vedere come e' andata a finire con episodi di petrol-sismicita' in varie parti del mondo. Quando ci sono le scosse e' sempre una "presunta" sismicita', nel senso che anche se le correlazioni spazio-temporali sono innegabili, prima di dire si al 100% e' bene avere degli studi scientifici, e per farli ci vuole tempo.

Per cui, e' bene ricontrollare a distanza di tempo.

In questo caso siamo in episodi di sismicita' indotta nella parte occidentale del Canada, il cosiddetto Horn River basin, dove ci furono varie scosse sismiche nelle scorse annate, fra cui alcune molto gravi nel 2012. Il numero di scosse passo da 20 all'anno nel 2002 a 200 l'anno nel 2011. C'erano qui case, dighe, attivita' commerciali. E ci fu molta paura.

Ebbene, uno studio del 2016 pubblicato sul Seismological Research Letters parla di sismicita' indotta in modo chiaro e senza ambiguita'. Ci sono a Horn River basin ben 12,289 pozzi di fracking, e 1,236 pozzi di reniezione sismica.

Gli scienziati hanno collegato 39 di questi pozzi estrattivi e 17 di reiniezione alla sismicita' nell'area.  Scosse di mangnitudo 3 o piu' grandi. Questi 56 pozzi assieme hanno causato il 90% dell'attivita' sismica nell'area. Ed e' qui la difficolta' del tutto: non tutti i pozzi porteranno ad attivita' sismica ed e' difficile capire quali e quando sara'. 

Uno dice ma facciamo i modelli matematici e voila. Non e' cosi semplice: anzi gli stessi esperti del fracking dicono che non sanno neanche loro che pesci pigliare quando si tratta di fare modelistica perche' il sottosuolo e' troppo complicato.

Un altro studio e' invece arrivato nell'Aprile del 2017 ed e' stato pubblicato sul Bulletin of the Seismological Society of America.  In questo caso, gli autori hanno analizzato 676 terremoti avvenuti fra l'Ottobre del 2014 ed il Dicembre del 2015 ed hanno mostrato che la maggior parte di queste scosse e' avvenuta in prossimita' di pozzi da fracking.

Uno di questi pozzi, nell'Agosto del 2015 causo' una scossa di magnitudo 4.6 - l'epicentro era ad 1.5 chilometri da un cluster di trivelle della Progress Energy Canada -- che pero' appartiene alla Petronas di Malesia.

Proprio il progresso, eh?

E infatti quelli della Progress Energy Canada dicono che e' tuttapposto, che tutto e' ben regolamentato, sicuro e che queste operazioni vanno avanti da ben 60 anni. Anzi, che loro stessi hanno trivellato ben 3400 pozzi e non e' mai successo niente.

Pero' per star tranquilli, installano 17 centraline sismiche.

E quindi?

Ovviamente Mr. Petrolio non puo' che dire che tutto questo e' un grande errore e che e' tuttapposto. Che altro possono dire?

Gli stati di Quebec, New York, New Brunswick e Nova Scotia hanno vietato il fracking nelle loro terre. Nel British Columbia invece appena la sismicita' supera la soglia di magnitudo 4, le trivelle si fermano.  E poi? E se il sottosuolo non si ferma?

Cosa facciamo?





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18 Settembre 2012

Sono a Vancouver per lavoro ed e' piuttosto singolare che proprio in questi giorni venga fuori un rapporto sulla sismicita' petrolifera proprio nello stato di Vancouver - British Columbia.

Il 6 Settembre 2012 infatti il Vancouver Sun riporta che alcuni terremoti - di magnitudine bassa ma pur sempre terremoti - registrati nella parte nord est della British Columbia sono da attribuirsi alle trivellazioni per estrarre gas tramite fracking da shale gas.

Questo non lo dice Maria Rita, lo dice l'ente governativo della British Columbia incaricato di studiare i fenomeni sismici in correlazione alle trivelle. Si chiama British Columbia Oil and Gas Commission.

La zona incriminata si chiama Horn River Basin, e le investigazioni hanno concluso che gli eventi sismici registrati fra il 2009 e il 2011 in zona sono da attribuirsi alla reiniezioni di fluidi di scarto ad alta pressione sottoterra e vicino a faglie sismiche.

Tutti i 38 eventi sono fra la magnitudine 2.2 e 3.8 della scala Richter e sono considerati lievi. Ce ne sono stati altri 234 di intensita' minore.

Prima dell'avvento del fracking, iniziato nel 2009, non vi erano stati eventi sismici registrati - la zona non era sismica.

Tutti i terremoti hanno avuto per epicentro punti a meno di 5 chilometri dai pozzi.

Questo della British Columbia e' solo l'ultimo di una serie di casi simili: arrivano trivelle, fracking, reinizione e ci sono fenomeni sismici di magnitudine lieve in zone non sismiche. E' successo in Texas, Arkasnas, Blackpool (UK), Ohio, Colorado ed ora British Columbia.

I petrolieri dicono che questo non cambiera' di una virgola i loro progetti.

In Italia dove tutto questo non succede e dove e' sempre colpa del fato e mai di nessuno, questi interrogativi meglio non porseli.

L'unica differenza e' che il nostro e' un territorio sismico e densamente abitato.

Monday, November 14, 2011

Marea nera Chevron in Brasile


** Dall'Ansa del governo brasiliano : stanno cercando di tappare il buco come fatto per la Louisiana. La Chevron ammette che e' il suo pozzo ad essere scoppiato.**

Per la serie: quando si trivella e' sempre possible riversare petrolio a mare, anche con tutte le tecniche di protezione del 21esimo secolo e nonostante i petrolieri continuino a dire che le loro opere sono sicure e a prova di bomba.

Questa volta tocca alla Chevron, ditta americana con sede a San Francisco (niente di meno). E' stata la prima societa' petrolifera di California quando qui era il far west dell'oro nero, ed hanno mantenuto la loro sede operativa principale in questo stato.

La Chevron opera a scala globale e fra le sue operazioni attuali c'e' la trivellazione dei mari del Brasile, presso il pozzo Frade nel giacimento Campos Basin nei mari di Rio De Janeiro, a circa 230 miglia da riva, circa 370 chilomentri dal mare di Copacabana.

La Chevron ha iniziato a pompare petrolio nel 2009 e si parla di circa 50,000 barili al giorno. Un barile e' circa 160 litri, per cui il giacimento Frade produce circa 8 milioni di litri di petrolio quotidianamente.

Il giorno Giovedi 10 2011 Novembre hanno osservato una patina di idorcarburi, che si stima essere di circa 400-650 barili, o 64,000-100,000 litri di petrolio, molto probabilmente dovuta a perdite di petrolio dal pozzo della Chevron.

Il governo del Brasile aveva introdotto misure stringenti per controllare perdite dai pozzi, in seguito allo scoppio della BP nel 2010, ma evidentemente non e' bastato.

Il presidente Dilma Rousseff ha cosi mandato un comunicato in cui si dava la responsabilita' della perdita alla Chevron, e chiedendo una immediata e rigorosa indagine su metodi e responsabilita' delle perdite.

La Chevron dice che si tratta di "una perdita naturale dal sottosuolo" e che non e' per colpa delle loro operazioni. Per precauzione pero' ha immediatamente sospeso ogni attivita'.

Quelli di Sky Truth, che operano un satellite che fa immagini aeree di zone a rischio ecologico pero' non ci credono e dicono che non gli e' mai capitato di vedere una perdita naturale creare una macchia cosi' grande e cosi estesa su satellite.

Hanno deciso di guardare tutte le foto nell'area che hanno raccolto in anni di attivita' e se non c'e' niente nel passato vuol dire che tanto "naturale" la perdita non e'.

Si, per la serie e' tutto sicuro e i petrolieri dicono sempre la verita'!

Questa notizia mi e' stata segnalata da Francoise Lienhard che saluto e ringrazio.

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1. il pozzo lo stava trivellando la TransOcean, gli stessi del Golfo del Messico.

2. il pozzo ha iniziato a perdere l'8 Novembre 2011

3. Secondo il calcoli di quelli di Sky Truth, la macchia e' di 2,400 chilomentri quadrati. Si stimano che quelli possano essere 630,000 galloni di petrolio in totale, cioe' 2,400,000 litri.

Sono 10 volte piu' di quanto ammette la Chevron. Il cielo non mente.




Fonti: Washington Post

Wednesday, June 18, 2008

Bush e gli 80 chilometri


E cosi, dopo 29 anni di moratoria sulle estrazioni petrolifere nelle acque americane il nostro saggio presidente George Bush ha deciso di domandare al Congresso Americano il permesso di trivellare le nostre acque. La moratoria venne approvata da suo padre, l'altro piu' signorile George Bush e fra i piu' ferventi sostenitori c'e' anche suo fratello Jeb, goverantore della Florida.

Le motivazioni ufficiali sono che il prezzo del petrolio e' alle stelle e che gli americani soffrono perche' la benzina costa circa $4 al gallone (1 gallone = 3.78 litri). In California il prezzo e' piu' vicino ai $5. Quando sono arrivata qui nel 1999, un gallone costava $1.10, ieri ho fatto il pieno a $4.80. In meno di dieci anni il prezzo e' piu' che quadruplicato.

Bush ha detto che occorre andare a trivellare in Alaska dove c'e' un rifugio artico, e nel Green River Basin, una zona sparsa fra il Colorado, lo Utah e il Wyoming dove esistono provate riserve petrolfiere. Ha detto anche che bisogna rivedere le moratorie che impediscono le trivelle lungo gran parte delle nostre coste, in primis la California e la Florida. Il nostro saggio presidente ha aggiunto che il prezzo della benzina e' uno dei problemi piu' gravi di questo paese (ne abbiamo di molto piu' gravi caro George)

John Mc Cain, il senatore dell'Arizona che e' il candidato alla Casa Bianca per il partito repubblicano, aveva gia detto ieri piu' o meno le stesse cose, anche se ha escluso la possibilita' di trivellare l'Alaska. Ripetendo i mantra delle ditte petrolifere, il settantaduenne Mc Cain annuncia che si puo' trivellare senza inquinare, e che a differenza di quanto provano innumerevoli studi ambientali,
e' possibile contemporaneamente estrarre petrolio e preservare le acque dalle sostanze di risulta, l'aria dall'inquinamento, le coste dall'erosione, e i pesci
dalle morie dovuti agli scarichi tossici.

Subito sono fioccate voci contrarie. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha detto che lui non approvera' le trivelle nel nostro stato, e cosi pure le due senatrici californiane, Barbara Boxer e Dianne Feinstein. Le voci piu' forti sono venute dal senatore del Massachussetts, Edward Markey, che e' anche a capo della commissione per le energie alternative e che ha detto che Bush e il suo vice Cheney hanno trasformato il partito repubblicano nel partito dei petrolieri, che sono diventati delle marionette per l'industria del petrolio che distruggera' le aree piu belle di questo paese. Analisti petroliferi dicono che se anche se fosse possibile trivellare domani, ci vorrebbero come minimo tre/cinque/dieci anni per arrivare alla produzione.

E poi arriva Obama, contrario alle trivelle, che dice che nei prossimi anni intende investire 150 mila miliardi di dollari per l'energia alternativa, assicurarsi che l'uso del carburante sia piu' efficiente in questo paese e che ricorda che trivellare non risolvera' i nostri problemi.

L'ironia di tutta questa storia che sono sicura arrivera' presto anche sui giornali italiani e' che la discussione si basa sulla richesta avanzata da Bush di trivellare a 50 miglia dalla costa, OTTANTA CHILOMETRI. Spero che i cronisti italiani non dimentichino questo particolare importantissimo.

Qui si apre quella che sara' un'aspra battaglia, spero e credo perdente, per trivellare a
ottanta chilometri dalla costa e da noi in Abruzzo si alza alla mattina Mr Morandi e in quattro e quattro otto arriva, decide, trivella, senza chiedere niente a nessuno e a due passi dalla costa. Non e' accettabile. Nemmeno Bush, con il suo quoziente intellettivo sottozero e che e' tutto ammanicato coi petrolieri ha osato chiedere tanto: invece di sette chilometri si e' dovuto accontentare di ottanta.

Fonti: CNN,Los Angeles Times , Los Angeles Times 2