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Saturday, May 4, 2019

La tribu Waorani vince la prima causa contro le trivelle in Amazzonia






La strada e' lunga, e la storia sara' sicuramente appassionante e sappiamo gia' per chi facciamo il tifo.

Per ora, nel primo round dei Waorani, 4,800 anime, contro i petrolieri, la corte ha dato ragione agli indigeni: i trivellatori non potranno entrare nelle loro terre ancestrali alla ricerca di petrolio in Amazzonia.

Per adesso almeno.

Sono state due settimane intense di dibattiti e di interrogatori a Puyo, nella parte centrale dell'Ecuador, ma alla fine i giudici hanno accordato ai Waorani che le loro terre nella provincia di Pastaza resti chiusa alle trivelle e che i 180,000 ettari di terra che si voleva lottizzare, restino invece parte della foresta.

Il punto cruciale e' che secondo il tribunale, qualsiasi lottizzazione e speculazione deve essere preceduta da consultazioni con gli indigeni, che in questo caso non ci sono state.

Quindi, il governo per adesso e' stato fermato e per andare avanti dovranno almeno "consultare" gli indigeni, che -- secondo me almeno  -- gli diranno no!

Secondo la costituzione dell'Ecuador, gli indigeni hanno il diritto “inalienabile, non revocabile e indivisibile" di mantenere il possesso delle loro terre ancestrali.

Il contenzioso nasce dal fatto che il petrolio e' ... sottoterra e non e' ben chiaro a chi appartenga. La stessa costituzione prevede pero' che ci voglia la "consultazione" degli indigeni per effettuare operazioni minerarie, in modo da poter valutare gli effetti all'ambiente e alla cultura delle tribu'.

Il governo di Quito cosi non ha fatto. 

Anzi, gia' 2012 avevano avuto una sorta di rassicurazione dal governo di che le loro terre sarebbero state trivelle-free, ma in realta' poi il governo centrale ci ha ripensato e ha riproposto la lottizzazione
senza chiedere niente a nessuno.  Nel frattempo, i trivellatori, mica scemi, hanno cercato di fare il lavaggio del cervello agli indigeni con regali, e promesse, sfruttando l'ospitalita' dei Waorani nella foresta, senza spiegare che erano li per entrare nelle loro terre e studiarne l'appetibilita' petrolifera.

Il tribunale ha adesso ordinato di applicare al caso tutte le normative imposte dall' Inter-American Court of Human Rights, che da maggior protezione agli indigeni del continente, e in particolare prevede che questa consultazione sia vera, estesa e chiara.

Tutto fermo per ora almeno.

La vittoria dei Waorani e' in realta' una vittoria di tutte le genti indigene del paese, e ha creato un importante precendente in Amazzonia: sulla loro scia tutte le altre tribu del continente potranno appellarsi agli stessi principi per fermare gli sfruttatori nelle loro terre. Non solo i Waorani ma anche le terre degli Shuar, Achuar, Kichwas, Shiwiar, Sapara potranno essere protette.

La cosa piu' bella e' che a capo di questa battaglia c'e' una donna, Nemonte Nenquimo.  

Anche Leonardo di Caprio ha mandato le proprie congratulazioni ai Waorani.

Certamente il governo centrale e i petrolieri non si fermeranno e ci saranno appelli e pillole per cercare di addolcire l'amaro del petrolio, prima e dopo questa fantomatica consultazione, ma per ora i Waorani hanno vinto.

Speriamo che continui a prevalere il buon senso fino alla fine.

Saturday, April 13, 2019

Ecuador: la tribu Waorani contro i petrolieri per salvare l'Amazzonia









Oil has not brought development for the Waorani,
It has only left us with oil spills and sickness.

Alicia Cahuiya, tribu Waorani, Ecuador


Un altra storia senza fine di ingordigia dei petrolieri e di tanti piccoli grandi Davide contro il mostro.

Questa volta siamo in Ecuador. A Febbraio 2019 centinaia di saggi, giovani e meno giovani, della tribu Waorani sono discesi in massa nella citta' di Puyo. Sono partiti dalle loro case nella foresta tropicale dell'Amazzonia per protestare contro le trivelle nei loro territori, in particolare nella regione Pastaza che secondo il governo centrale dovrebbe essere lottizzato e ceduto ai petrolieri a scopo di denaro.

La provincia di Pastaza e' ricca di fiumi e foreste che circondano l'Amazzonia, con circa mille fiumi tributari e una enorme biodiversita'. A Febbraio 2018 la decisione di rilasciare  16 nuove concessioni petrolifere che coprono ben 28mila chilometri quadrati di foresta vergine.

A organizzare le proteste e a chiedere ai tribunali dell'Ecuador di mettere un fermo alla vendita di nuove concessioni nel paese il Coordinating Council of the Waorani Nationality of Ecuador–Pastaza (Pastaza CONCONAWEP) che vede i Waorani, il gruppo Human Rights Ombudsman, il gruppo Amazon Frontlines lavorare assieme contro gli speculatori. Assieme si pongono contro il ministero dell'Ecuador dell'energia e delle risorse non rinnovabili, contro il segretario degli idrocarburi e pure contro il ministro dell'ambiente del paese perche' dicono che i diritti dei Waorani non sono stati rispettati nel decidere di svendere i loro territori al migliore trivellatore.

Dicono che i loro diritti umani sono stati violati. 

Le donne sono agguierrite, cantano e protestano. Gli anziani non parlano spagnolo ed e' difficile trovare gli interpreti giusti: hanno paura che nelle discussioni la verita' venga offuscata durante la traduzione e cosi inistono con il voler approvare l'interprete giusto, di loro fiducia.  Dicono pure che il governo deve accettare che le tradizioni e i metodi decisionali dei Waorani possano essere diversi da quelli ufficiali del paese e lavorare nel pieno rispetto della loro sovranita' territoriale in Amazzonia.

Il territorio dei Waorani confina con quello di altre tribu: Shuar, Achuar, Kichwa, Waorani, Shiwiar, Andoa and Sápara nations,  e iniziare con i Waorani portera' ovviamente all'inizio della fine anche per le altre tribu, ad inquinamento, ad urbanizzazione, ad acqua e territori rovinati.

Dopo la decisione di accordare sedici permessi trivellanti a Novembre 2018 vicino al confine con il Peru', le proteste erano montate ed erano state cosi sostenute che alla fine da sedici blocchi si passo' a due soltanto. Il ministro degli idrocarburi dell'epoca, Carlos Pérez, cedette anche se il governo disse che era una decisione temporanea e che i territori sarebbero potuti tornare sotto la scure delle trivelle fra qualche anno. Insomma un tuttapposto ecuadoriano.

Degli altri due blocchi Pérez disse che non c'erano tribu' indigene nelle vicinanze, anche se in realta' ci sono vari gruppi di altri nativi, non i Waorani, ma i Sápara, i Shiwiar, i Kichwa e i Tagaeri-Taromenane. Anzi, addirittura c'erano piani segreti per permettere trivelle pure in aree protette
L'Ecuador fa parte dell'OPEC - e' una delle nazioni piu' piccole in questa organizzazione, per dimensioni e per volumi di petrolio estratti. Ugualmente ci sono contratti miliardari con la Cina per comprarlo. E la Cina non fa sconti a nessuno.

Nel 2009 l'Ecuador fece default su tre miliardi di debito che non riusci' a ripagare. L'allora presidente Rafael Correa fece allora un accordo con la Cina: 1 miliardo di dollari in prestito e in cambio
contratti petroliferi a favore di Petrochina.

Le trivelle attuali invece nella mente diei politici dell'Ecuador dovrebbero porare ad $800 milioni di dollari, o almeno questo e' quello che dice il presidente Lenín Moreno.

Ma gli indigeni non ci stanno. I Waorani sono anni che combattono assieme con altre tribu del paese.
Gia' a dicembre 2017 gli indigeni della giungla dell'Amazzonia hanno messo su una marcia di duecento miglia, durata due settimane dalla foresta fino a Quito, la capitale del paese chiedendo di mettere fare alle trivelle nel paese. Si sono pure dati un nome Confederation of Indigenous Nationalities of Ecuador (CONAIE).

A suo tempo il presidente Moreno promise agli indigeni di questo CONAIE di non trivellare i  territori degli indigeni che prima non erano stati interpellati. Ebbene, a questo giro i Waorani lamentano che il governo non li ha mai consultati prima di cedere questi terrirori ai petrolieri.

L'accordo va sotto il nome di Article 57, Sezione 7 della Costituzione. E non c'e' solo questo articolo; il governo dell'Ecuador e' anche obbligato a consultare gli indigeni come da due accordi internazionali di cui una che arriva dritta dritta dall'ONU.
 
Ovviamente il punto della questione e' che i Waorani e gli altri non vogliono essere solo interpellati: non vogliono le trivelle nelle loro foreste.

Punto.

Pure se vivono nella giungla, lo sanno anche loro che le trivelle sono la morte, la degradazione ameintale, corruzione, debiti (alla Cina!) e paralisi di tutto cio' che non ruota attorno al petrolio.

E quindi vogliono un modo di pensare diverso: protezione della foresta, degli indigeni, dell'ambiente, economia verde, un futuro sano e sostenibile.

E' come in Basilicata: le trivelle non ha portato a nessun sviluppo ma solo perdite e malattie.
E in Ecuador lo sanno bene visto che cause e inquinamento collegate alle trivelle vanno avanti dal 1993 quando Chevron/Texaco lasciarono dietro di se una scia di pozzi abbandonati e di monnezza petrolifera che ancora adesso fa ammalare residenti dopo decenni. Basti solo pensare che la composizione chimica dell'acqua dell'Amazzonia e' stata qui perennemente modificata, con un 30% di salinita' in piu' a causa dei riversamenti di petrolio e di rifiuti petroliferi.

E ovviamente non ha senso trivellare nel polmone della terra, sede di una incredibile biodiversita' e di popolazioni indigene che non hanno fatto niente di male per meritare tutto cio'.

Sunday, September 25, 2016

Ecuador: per il petrolio sara distrutta Yasuni, foresta tropicale unica al mondo







It's the start of a new era for Ecuadorean oil. 

In this new era, first comes care for the environment 
and second responsibility for the communities and the economy, for the Ecuadorean people


Bla bla.




Fa male al cuore.

In Ecuador, nel cuore della foresta amazzonica hanno iniziato a trivellare. Per ora saranno 3000 barili al giorno. Nel 2022 si arrivera 'a 300,000.

Siamo a Tiputini C, il primo di 200 pozzi di petrolio programmati al confine con l'area ITT  (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) e dentro nel parco nazionale dell'Ecuador Yasuni a pochi chilometri dal confine con il Peru.

Lo Yasuni e' una biosfera in teoria protetta dall' UNESCO con una grande biodiversita' fatta di numerose specie di uccelli, anfibi, insetti ed alberi.  Secondo Amazon Watch ci sono qui in un ettaro piu' specie che in tutti gli USA ed il Canada messi assieme.  Nello Yasuni ci sono specie che sono riuscite a sopravvivere dai tempi glaciali.

Oltre alla flora ed alla fauna, vivono qui i Tagaeri e Taromenane, due popoli indigeni isolati dal resto della "civilta'" o almeno quella civilta' che intendiamo noi.  Si programmano trivelle tutt'attorno il loro territorio, appunto l'area ITT.

Come sempre,  l'inquinamento non conosce confini, e il fatto che si trivelli dentro la foresta ma non direttamente dentro l'area ITT non e' garanzia di grande protezione ambientale. La foresta sara' danneggiata, l'inquinamento arrivera' in forma di aria o di acqua o di cibo contaminato anche dentro alla zona ITT e i Tagaeri e i Taromenane sicuramente ne sentiranno le conseguenze.

Come sempre, il tuttapposto continua anche in Ecuador.

Il governo dice che PetroAmazonas usera' trivelle orizzontali che seguiranno i piu' alti standard internazionali.

Mmh. Questa l'ho gia' sentita.

Il ministro delle trivelle Rafael Poveda dice che stanno ottimizzando le risorse e le strategie per estrarre petrolio nel modo piu' sostenibile possibile.

Ma... non avevano deciso di lasciare Yasuni libera dalle trivelle?

Nel 2007 il governo di Rafael Correa aveva chiesto 3.6 miliardi di dollari da vari governi mondiali per un impegno a tenere il petrolio sottoterra.

Si chiamava la “Yasuni initiative” ed era gestita dall'ONU - un modo innovativo per non estrarre petrolio da zone sensibili. Pagamenti internazionali in cambio di rispetto dell'ambiente.

Si calcola che sotto Yasuni ci siano 1.67 miliardi di barili di petrolio.

Il colpo di scena arriva nel 2013 quando lo stesso president Correa cambia idea: secondo lui sono troppo pochi i fondi ricevuti dai governi stranieri e il paese ha bisogno di denaro.

E qui sta la logica: siccome Chevron e Texaco hanno letterlamente devastato l'Ecuador con le trivelle senza scrupoli nella foresta durante gli anni settanta, l'Ecuador e' ora povero e inquinato. In questo momento dunque non hanno alcun modo di poter ne rimediare ai danni ambientali ne alla poverta', e dunque l'unico metodo e' .... trivellare ancora!

Ci sono stati scontri, dimostrazioni, la richiesta di un referendum, ma niente da fare.  Credo anche che ci sia stata pochissima pressione internazionale, e di questa faccenda dello Yasuni trasformando in un campo petrolifero se ne sia parlato troppo poco.  Il referendum che si voleva indire non e' riuscito neppure ad arrivare al quorum delle firme utili e non c'e' mai stato. 

Eppure l'Ecuador parla bene.

Hanno addirittura incluso i diritti della natura nella loro costituzione, e finora erano stati presi a modello di nazione attenta all'ambiente, specie dopo il massacro degli anni settanta.

Per far passare il tuttapposto, lo stesso Correa ha ripetuto ad infinintum che sono un millesimo del parco sarebbe stato trivellato e che avrebbero usato le migliori tecnologie possibili proteggendo gli indigeni.

Ovviamente ci crede solo lui.
 
E poi, possibile che di questi tempi, con i prezzi del greggio -- bassissimi -- e con tutto questo desiderio di turismo sano riescano a pensare solo ai buchi? 

Anche da un punto di vista economico non si capisce bene che conti si siano fatti: dalle estrazioni attuali, l'Ecuador *perde* 15 dollari al barile: i costi sono piu' alti che il guadagno.

Perche' trivellare ancora?  Forse pensano che le cose cambieranno? Ma che film guardano?

E ancora, come fanno a proteggere le comunita' indigene trivellandogli intorno, e sopratttutto costruendo l'infrastruttura necessaria? I pozzi hanno bisogno di centrali, di oleodotti, di strade.
Queste saranno per forza di cose costruite nella foresta.  Gli alberi saranno abbattuti.

Qualche mese fa l'Ecuador vendette un altro pezzo di foresta, accanto allo Yasuni, per 80 milioni di dollari ad un consorzio cinese chiamato Andes Petroleum Ecuador.

In questo momento c'e' fermento in Ecuador da parte della societa' civile, e si spera che quanto meno si possa riuscire a rallentare tutto questo scempio.  Ma sono battaglie, lunghe, difficili, con di fronte politici ottusi e ditte senza scrupoli.

Qual'e' la soluzione?

Non lo so. So solo che visto che non possiamo andare a fare le guerre in Ecuador, possiamo inziare da casa nostra, ad essere noi attivi nel curare il nostro territorio, a fermare le trivelle nostrane, a parlare di queste cose che accadono in mondi lontani, dalla Nigeria all'Ecuador, a creare consapevolezza che le trivelle non sono la soluzione ne a casa nostra ne altrove.



Monday, May 30, 2016

UNESCO: con i cambiamenti climatici scompariranno la Statua della Liberta', Venezia, l'Isola di Pasqua e Stonehenge



 “Climate change is affecting World Heritage sites 
across the globe"

Adam Markham, Union of Concerned Scientists

Sono 31 i siti protetti UNESCO che secondo uno studio dell'ONU potrbbero scomparire o essere perennemente danneggiati a causa dei cambiamenti climatici. Si tratta di siti noti in 29 paesi che a causa di aumento di temperatura e di livelli del mare, o di tempeste e siccita' potrebbero scomparire.

Fra queste localita' i canali di Venezia in Italia, l'Isola di Pasqua del Cile, Stonehenge in UK e la Statua della Liberta' a New York, il parco Yellowstone, la penisola Shiretoko in Giappone, le isole
Galapagos in Ecuador, Cape Floral Kingdom in Sud Africa e la citta' di Cartagena in Colombia, la Nuova Caledonia.

Le localita' arrivano dopo una serie di studi di articoli pubblicati su articoli scientifici, rapporti tecnici e input da esperti locali, coordinati da UNESCO, ONU e dal cosiddetto Union of Concerned Scientist, l'unione di scienziati preoccupati.

Il rapporto si chiama “World Heritage and Tourism in a Changing Climate” e si chiede alle nazioni coinvolte di fare di piu' per proteggere tali siti, anche con maggiori investimenti economici.

I gestori della Statua della Liberta' hanno gia' detto che stanno intensificando le protezioni per l'isola, anche in ricordo della tragedia dell'uragano Sandy del 2012. Allora ci furono 77 milioni di dollari di danni e che l'allagamento di Ellis Island, l'isola accanto a Miss Liberty che accoglieva un tempo gli immigrati. Anzi, il National Park Service dice che a parte il valore monetario dell'isola, stimato in 1.5 miliardi di dollari e del turismo che genera, la sua perdita sarebbe devastante e incalcolabile per quello che rappresenta in termini di democrazia e liberta'. Le autorita' americane hanno stanziato 100 milioni di dollari solo per proteggere la Statua della Liberta'.

Fra le altre isole maggiornmente in pericolo c'e' l'isola di Pasqua dove le varie statue di oltre 500 anni sono in pericolo a causa delle ondate che continuano ad indebolire e a scalfirle, e a causa dell'erosione costale. 

Quella che invece non c'e' e' la grande barriera corallina d'Australia, che e' gia' morta al 93-95%. Il governo australiano ha fatto enormi pressioni per eliminarla dalla lista, non perche' i pericoli non ci fossero ma perche' temevano di perdere turisti. 

Quando si dice la testa sotto la sabbia, eh? 

E in Italia?

E Venezia non ci preoccupa? 

Perche' queste notizie non sono scritte a caratteri cubitali sulle pagine della stampa italiana? Dopotutto di Venezia ce n'e' una sola. E se quelli della Statua della Liberta' prendono queste cose seriamente, perche', almeno da quello leggo io, a Venezia a malapena si parla di come proteggere la citta' dai cambiamenti climatici?

E Matteo Renzi, favorevole alle trivelle nazionali, lo sa che il passo fra petrolio e cambiamenti climatici e' brevissimo? Queste cose su Venezia non lo spaventano? O e' un grande complotto dell'ONU e dell'UNESCO? 

Ha qualcosa da dire su Venezia e come pensa di proteggerla? O parla solo quando si tratta di petrolio?

Tutto tace, tuttappposto. Finche' un giorno non lo sara' piu'. 




Monday, February 29, 2016

Mi scrive l'ambasciatore dell'Ecuador in Italia: le trivelle in Amazzonia sono tuttapposto





















 Texaco extracted up to 1.5 billion barrels of oil. The contamination of of the Amazon forest left millions of gallons of oil in the soil, 20 million cubic meters of polluted gas into the air and hundreds of contaminated water pools and open air waste pits left abandoned without any covering or cleaning.




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Ecco la lettera che mi scrive l'ambasciatore dell'Ecuador in Italia:



Dottoressa
Maria Rita D'Orsogna
Blogger del Fatto Quotidiano

In riferimento all'articolo "Ecuador, i petrolieri cinesi trivellano l'Amazzonia", pubblicato nel blog di Il Fatto Quotidiano, nel quale si conferma che l'Ecuador: ha deciso di vendere 200 mille ettari di bosco del sud del paese ad un consorzio petroliere cinese" (traduzione allo spagnolo); devo, nella mia qualità di Ambasciatore dell'Ecuador presso l'Italia, chiarire questa informazione errata.

L'Ecuador non ha venduto né un solo ettaro di foresta amazzonica a nessun consorzio. Quello che ha avuto luogo è un contratto di prestazione di servizi, tra l'Ecuador ed un consorzio di imprese di industrie petrolifere per l'esplorazione e estrazione di petrolio esistente nei blocchi 79 e 83 dell'Amazonia ecuadoriana.

Questo contratto è parte del legittimo diritto che ha l'Ecuador di gestire le proprie risorse naturali a beneficio del bene comune e contempla i precetti Costituzionali che inquadrano questo tipo di attività. Nell’articolo 317 della Costituzione dell'Ecuador stabilisce:

Art. 317: Le risorse naturali non rinnovabili appartengono al patrimonio inalienabile ed imprescrittibile dello Stato. Nella sua gestione, lo Stato darà la priorità alla responsabilità intergenerazionale, la salvaguardia della natura, la riscossione di regalie o altre contribuzioni non tributarie e di partecipazioni imprenditoriali; e minimizzerà gli impatti negativi di carattere ambientale, culturale, sociale ed economico.
 
L'accordo di concessione firmato dall'Ecuador, permette l’estrazione della risorsa in condizioni specifiche da utilizzo congiunto e soprattutto della riguardo all’ambiente. Mi permetto di informarla che l'Ecuador è stato un leader regionale su temi di salvaguardia e tutela dell’ambientale.

Vorrei inoltre segnalare che, l’estrazione delle risorse naturali non comporta un pericolo per la salvaguardia culturale dei popoli e nazionalità ancestrali. Il Governo dell'Ecuador ha come priorità la cura delle comunità dell'Amazonia ecuadoriana e indirizza gran parte dei guadagni del petrolio va ad opere pubbliche e progetti di sviluppo nella zona. Tutto ciò in consonanza con l'articolo 74 della Costituzione ecuadoriana che dispone: "Le persone, comunità, popoli e nazionalità avranno diritto a beneficiare dell'ambiente e delle risorse naturali che consentano loro il buon vivere."

In conclusione, il petrolio rappresenta la principale fonte d’ingresso per l'Ecuador e l’estrazione è un legittimo diritto che si traduce nel beneficio collettivo del paese. Il Governo dell'Ecuador indirizza i propri sforzi affinché le risorse naturali del paese siano utilizzate in modo razionale, sostentabile e sostenibile, preservando la natura e beneficiando a tutti i popoli e nazionalità del paese.

A questo proposito, sarei molto grato che in futuro gli articoli relativi all'Ecuador dispongano di fonti di contrasto adeguate. Se lei desidera maggiore informazione su tutto ciò che sta accadendo nel paese, questa Ambasciata sarà sempre a disposizione per offrire l'informazione a lei necessarie.

Attentamente,

Juan Holguín Flores

AMBASCIATORE DELL'ECUADOR IN ITALIA



***

Mia risposta:

Gentile Ambasciatore, grazie delle precisazioni. Io pero' non credo che il "contratto di prestazione di servizi" fra l'Ecuador e i petrolieri cinesi per trivellare l'Amazzonia sia essenzialmente cosa diversa dal vendere la foresta alle multinazionali di Pechino. Cosa offre l'Ecuador in questo contratto? La foresta. Cosa faranno i cinesi? Trivelleranno in cambio di soldi. Non e' questa una compravendita? Anzi, se vuole sapere cosa penso, assieme al contratto avete venduto anche la vostra anima.

I petrolieri trivelleranno, bucheranno, disboscherano, inquineranno, distruggeranno la fauna, la flora, il modo di vivere dei residenti dell'Amazzonia come hanno fatto dovunque sono andati nel mondo intero.

Non segue la storia Ecuador/Texaco/Chevron? Come e' possibile che non abbiate imparato niente da Lago Agrio, una delle tragedie petrolifere piu' eclatanti del mondo e che e' accaduta nel vostro stesso paese?

O pensate che i cinesi saranno meglio dei texani o che adesso non si inquina piu'? O pensate che il sacrificio dei 30,000 afectados rappresentati da Julio Prieto e Pablo Fajardo sia stato fine a se stesso? Non e' giusto che loro abbiano dovuto soffrire decenni di inquinamento, malattie, acqua inquinata, pesca inpraticabile e che adesso il governo dell'Ecuador ripeta gli stessi sbagli, gettando le basi per un altro Lago Agrio in un altra zona del paese.

Lei mi dira' che sono cose diverse, ma non e' cosi'. Mutatis mutandis, il risultato e' sempre lo stesso, dalle vigne della Basilicata alla giungla dell'Ecuador, alle mangrovie della Nigeria. Petrolio = Distruzione. Non ci sono altre parole.

Ed e' una cosa non sapere quali sono le conseguenze delle trivelle, come non si sapeva nel 1964 quando la Texaco arrivo' in Ecuador, ed e' un'altra saperle, come si sa nel 2016, e ugualmente stipulare "contratti di prestazione" per trivellare la foresta. Tutti sappiamo come andra' a finire, a prescindere da quel che dice la costituzione del suo paese.

Non e' possibile estrarre petrolio e al contempo rispettare l'ambiente. Non si puo', non e' mai successo da nessuna parte e mai succedera'.  Punto e fine.

E lo sa perche' sono cosi categorica? Perche' invece di parlare con governanti e gli spin doctor e i lobbisti che pure hanno cercato di farmi il lavaggio del cervello, parlo e leggo e scrivo con la gente normale che queste cose le vive. Io spero che un giorno invece che spendere il suo tempo a difendere i "contratti di prestazione di servizi" lei vada ad incontrarli questi afectados e che ci sia giustizia per loro.

Infine, sarebbe bello poter pensare che invece che trivellarla, il governo dell'Ecuador proteggesse la sua foresta. E assieme alla foresta, i suoi indigeni e che la foresta fosse usata per il benessere economico di tutti in modo intelligente, sostenibile e lungimirante cosicche' ne possano godere anche le generazioni future.

Vedo che non e' cosi'.

MRD