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Sunday, September 25, 2016

Ecuador: per il petrolio sara distrutta Yasuni, foresta tropicale unica al mondo







It's the start of a new era for Ecuadorean oil. 

In this new era, first comes care for the environment 
and second responsibility for the communities and the economy, for the Ecuadorean people


Bla bla.




Fa male al cuore.

In Ecuador, nel cuore della foresta amazzonica hanno iniziato a trivellare. Per ora saranno 3000 barili al giorno. Nel 2022 si arrivera 'a 300,000.

Siamo a Tiputini C, il primo di 200 pozzi di petrolio programmati al confine con l'area ITT  (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) e dentro nel parco nazionale dell'Ecuador Yasuni a pochi chilometri dal confine con il Peru.

Lo Yasuni e' una biosfera in teoria protetta dall' UNESCO con una grande biodiversita' fatta di numerose specie di uccelli, anfibi, insetti ed alberi.  Secondo Amazon Watch ci sono qui in un ettaro piu' specie che in tutti gli USA ed il Canada messi assieme.  Nello Yasuni ci sono specie che sono riuscite a sopravvivere dai tempi glaciali.

Oltre alla flora ed alla fauna, vivono qui i Tagaeri e Taromenane, due popoli indigeni isolati dal resto della "civilta'" o almeno quella civilta' che intendiamo noi.  Si programmano trivelle tutt'attorno il loro territorio, appunto l'area ITT.

Come sempre,  l'inquinamento non conosce confini, e il fatto che si trivelli dentro la foresta ma non direttamente dentro l'area ITT non e' garanzia di grande protezione ambientale. La foresta sara' danneggiata, l'inquinamento arrivera' in forma di aria o di acqua o di cibo contaminato anche dentro alla zona ITT e i Tagaeri e i Taromenane sicuramente ne sentiranno le conseguenze.

Come sempre, il tuttapposto continua anche in Ecuador.

Il governo dice che PetroAmazonas usera' trivelle orizzontali che seguiranno i piu' alti standard internazionali.

Mmh. Questa l'ho gia' sentita.

Il ministro delle trivelle Rafael Poveda dice che stanno ottimizzando le risorse e le strategie per estrarre petrolio nel modo piu' sostenibile possibile.

Ma... non avevano deciso di lasciare Yasuni libera dalle trivelle?

Nel 2007 il governo di Rafael Correa aveva chiesto 3.6 miliardi di dollari da vari governi mondiali per un impegno a tenere il petrolio sottoterra.

Si chiamava la “Yasuni initiative” ed era gestita dall'ONU - un modo innovativo per non estrarre petrolio da zone sensibili. Pagamenti internazionali in cambio di rispetto dell'ambiente.

Si calcola che sotto Yasuni ci siano 1.67 miliardi di barili di petrolio.

Il colpo di scena arriva nel 2013 quando lo stesso president Correa cambia idea: secondo lui sono troppo pochi i fondi ricevuti dai governi stranieri e il paese ha bisogno di denaro.

E qui sta la logica: siccome Chevron e Texaco hanno letterlamente devastato l'Ecuador con le trivelle senza scrupoli nella foresta durante gli anni settanta, l'Ecuador e' ora povero e inquinato. In questo momento dunque non hanno alcun modo di poter ne rimediare ai danni ambientali ne alla poverta', e dunque l'unico metodo e' .... trivellare ancora!

Ci sono stati scontri, dimostrazioni, la richiesta di un referendum, ma niente da fare.  Credo anche che ci sia stata pochissima pressione internazionale, e di questa faccenda dello Yasuni trasformando in un campo petrolifero se ne sia parlato troppo poco.  Il referendum che si voleva indire non e' riuscito neppure ad arrivare al quorum delle firme utili e non c'e' mai stato. 

Eppure l'Ecuador parla bene.

Hanno addirittura incluso i diritti della natura nella loro costituzione, e finora erano stati presi a modello di nazione attenta all'ambiente, specie dopo il massacro degli anni settanta.

Per far passare il tuttapposto, lo stesso Correa ha ripetuto ad infinintum che sono un millesimo del parco sarebbe stato trivellato e che avrebbero usato le migliori tecnologie possibili proteggendo gli indigeni.

Ovviamente ci crede solo lui.
 
E poi, possibile che di questi tempi, con i prezzi del greggio -- bassissimi -- e con tutto questo desiderio di turismo sano riescano a pensare solo ai buchi? 

Anche da un punto di vista economico non si capisce bene che conti si siano fatti: dalle estrazioni attuali, l'Ecuador *perde* 15 dollari al barile: i costi sono piu' alti che il guadagno.

Perche' trivellare ancora?  Forse pensano che le cose cambieranno? Ma che film guardano?

E ancora, come fanno a proteggere le comunita' indigene trivellandogli intorno, e sopratttutto costruendo l'infrastruttura necessaria? I pozzi hanno bisogno di centrali, di oleodotti, di strade.
Queste saranno per forza di cose costruite nella foresta.  Gli alberi saranno abbattuti.

Qualche mese fa l'Ecuador vendette un altro pezzo di foresta, accanto allo Yasuni, per 80 milioni di dollari ad un consorzio cinese chiamato Andes Petroleum Ecuador.

In questo momento c'e' fermento in Ecuador da parte della societa' civile, e si spera che quanto meno si possa riuscire a rallentare tutto questo scempio.  Ma sono battaglie, lunghe, difficili, con di fronte politici ottusi e ditte senza scrupoli.

Qual'e' la soluzione?

Non lo so. So solo che visto che non possiamo andare a fare le guerre in Ecuador, possiamo inziare da casa nostra, ad essere noi attivi nel curare il nostro territorio, a fermare le trivelle nostrane, a parlare di queste cose che accadono in mondi lontani, dalla Nigeria all'Ecuador, a creare consapevolezza che le trivelle non sono la soluzione ne a casa nostra ne altrove.



Saturday, February 20, 2016

Ecuador: petrolieri cinesi a trivellare nella foresta amazzonica e nella casa degli indigeni

** Update 8 Marzo 2016 ** 


“We are ready to protect, defend and die for our forest, families, territory and nation.”

Le donne dell'Ecuador

 



Emergono loro, le donne, che con amore e convizione continuano a ripetere al governo dell'Ecuador che non vogliono le trivelle cinesi in quelli che loro chiamano "i polmoni della terra", cioe' la foresta amazzonica.

In queste settimane, le donne si sono poste in prima linea contro i petrolieri  spesso dovendo subire la repressione dallo stato centrale. 

Le donne delle comunita' indigene Sapara, Shiwiar e Kichwa spiegano che sono loro le principali vittime del petrolio adesso che i cinesi invaderanno i loro territori ed inevetabilmente altereranno, e in peggio, il loro stile di vita fatto di rispetto ed in simbiosi con la natura, l'ambiente, la flora, la fauna.

Scrivono in una lettera al governo dell'Ecuador

“Women are the main victims of oil extraction—their ability to feed their families becomes impaired. There is deterioration of family health and they suffer the division of their communities and other forms of violence”

“We have always defended the living we are not going to stop this ever, we will not allow for the destruction of the Mother Earth who feeds us,”

E cosi' il giorno 8 Marzo 2016 una coalizione di donne indigene e' andata a protestare contro le trivelle cinesi nella citta' di Puyo, Ecuador, assieme a rappresentati internazionali di Women’s Earth,  Climate Action Network e di Amazon Watch. C'e' stata una marcia di protesta, una conferenza stampa e la speranza di convincere il governo dell'Ecuador ad annullare le concessioni petrolifere nella foresta.

Ecco la lettera:  

"In the city of Puyo, we, Amazonian indigenous women, representatives of the Sapara and Shiwiar Nationalities, the Kichwa Kawsak Sacha and Sarayaku Peoples, and the communities of the Bobonaza Basin, want to express our deep concern with the contract of exploitation and exploration signed by the Ministry of Hydrocarbons with the company Andes Petroleum for Blocks 79 and 83 that directly affect the Sapara, Kichwa, Shiwiar, and Sarayaku territories.

We reject the signing of this contract which will affect our territories, the forest, the water, and the air; exactly how we have seen it occur in Block 10 in the Province of Pastaza. This is where serious social and environmental impacts have been generated, where women are the main victims and their ability to feed their families becomes impaired. There is deterioration of family health, and they suffer the division of their communities and other forms of violence.

This government policy has infringed on our rights since we have not been adequately consulted. We as women have not been considered and we have not participated in those government informational meetings. Plus, the consultations were not carried out as mandated by the ruling of the Inter-American Court of Human Rights (IACHR) in the 2012 case Sarayaku v. Ecuador.

Blocks 79 and 83 affect more than 40% of the Sapara Nationality’s territory which was recognized by UNESCO as a "Masterpiece of Intangible Cultural Heritage of Humanity" on May 18, 2001 because their language and culture are in danger of disappearing. This threat is increased with the development of an oil project in these territories.

Therefore, we reject this oil policy of the government and the possibility of further oil concessions in the southern Amazon; We denounce that deceptive mechanisms have been used to obtain signatures of community members in order to justify supposed prior consultation processes. We stand firm in the defense of our territories, for the defense of life and the good living of our families and communities".

Attentively,

Nancy Santi - President of the Association of Kawsak Sacha Women

Gloria Ushigua - President of the Association of Sapara Women

Zoila Castillo - Territory Leader Bobonaza Basin

Hilda Santi - Leader,  Kichwa People of Sarayaku

Patricia Gualinga - Leader of International Relations, Kichwa People of Sarayaku   


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“We are currently fighting a battle against oil companies that enter our territories and threaten our very existence. We have reached out to our allies, we are ready to fight with all the strength of our ancestors against the companies and government to protect the land from which we came, a land that must remain free from oil exploration.” 

Ushigua, leader indigena del gruppo Sapara, Ecuador

Quanto vale la foresta amazzonica dell'Ecuador con tutta la sua natura, biodiversita', e civita' indigena?

Non e' una domanda retorica, perche' un altro pezzo di foresta amazzonica se ne va. L'Ecuador ha infatti deciso di vendere 200mila ettari di foresta nel sud del paese ad un consorzio di petrolieri cinesi, assetati di energia.  Il costo? Ottanta milioni di dollari.  Era uno degli ultimi angoli di Amazzonia dell'Ecuador ancora non esplorata dai petrolieri.

Non e' servito a quasi niente che la popolazione indigena dell'Ecuador, organizzazioni ambientaliste da mezzo mondo, e personalita' varie abbiano espresso la loro contrarieta'. Il governo ha firmato la cessione mineraria a due ditte cinesi raggruppate sotto il nome Andes Petroleum Ecuador. Sono la China National Petroleum e la China Petroleum and Chemical Corporation, di proprieta' statale di Pechino.

Il nord dell'Ecuador vive ancora l'eredita' della Texaco, adesso di proprieta' della Chevron. Contro la Texaco/Chevron c'e' una causa per inquinamento che va avanti da piu' di venti anni. I petrolieri americani sono accusati di avere reso l'acqua imbevibile, di avere creato discariche illegali, di non aver fatto manutenzione alle loro infrastrutture e di non avere ripulito tutto il disastro che avevano creato in trent'anni di attivita'. Sono anche accusati di avere portato a malattie e morti premature. Ma i petrolieri sono potenti, e di questa causa infinita ancora non se ne viene a capo. Nel corso degli anni alla Texaco/Ecuador si sono aggiunte decine di altre ditte petrolifere, tutte lasciando dietro di se una lunga scia di danni agli indigeni, alla natura, all'acqua. Per dirne una, proprio in questi giorni nel vicino Peru' da un oleodotto sono finiti nei fiumi e nelle piantagioni di cacao crica 500mila litri di petrolio.

L'arrivo dei cinesi della Andes Petroleum e' piu' recente: operano anche loro nel nord del paese e quindi, visto l'ecocidio da quelle parti gia' dovuto a Texaco/Chevron e non certo migliorata dalla Andes Petroelum, gli indigeni del sud hanno cercato di fare tutto il possibile per fermarli. 

Le due nuove concessioni si trovano nei terreni del gruppo indigeno Sápara, trecento anime. L'UNESCO ha dichiarato la loro lingua "Oral and Intangible Cultural Heritage of Humanity" nel 2001, per la sua particolarita'. Quella dei Sapara e' da sempre una comunita' che ha sofferto per colpa dello stranieri: prima decimati dall'arrivo dell'uomo bianco e delle sue malattie, poi dalla devastazione del loro habitat quando si abbattevano alberi per farci la gomma. Nel loro passato c'e' schiavitu' e maltrattamento, specie di donne.  Secondo Amazon Watch, le trivelle qui porterebbero al genocidio culturale: i Sapara non resisterebbero, e questo va anche contro la costituzione dell'Ecuador, dove e' scritto nero su bianco che la cultura indigena va rispettata e protetta.

Oltre i Sápara, le tribu Kichwa e Shiwiar hanno piu' volte manifestato la propria contrarieta' alle trivelle nei loro terreni.  Il loro leader si chiama Ushigua, una donna Sapara, che e' spesso stata presa di mira dalle autorita' solo per avere protestato e chiesto che i propri diritti venissero rispettati.  Sa di essere li a combattere da sola una battaglia piu' grande di lei.

Le concessioni vendute dal governo dell'Ecuador sono accanto allo Yasuní National Park, altri 6 mila chilometri quadrati di giungla con altre comunita' mai contattate dal mondo esterno, i Tagaeri e i  Taromenane comunita' nomadi che non sanno neanche cosa sia il petrolio.

Ma tutto questo non interessa ne i governanti dell'Ecuador, ne tantomeno i cinesi, petrolieri e politici. Anzi, le firme degli accordi si sono svolti proprio mentre gli indigeni e gli ambientalisti protestavano vivacemente. Secondo i rappresentanti degli indigeni, la compravendita di queste concessioni e' illegale perche' i residenti non sono mai stati interpellati.

E i cinesi? Zhao Xinjun, il presidente di Andes Petroleum Ecuador, dice che hanno investito oltre  $3 miliardi e mezzo di dollari e che useranno tecnologia ultra moderna e pieno rispetto per l'ambiente. Si, come hanno rispettato l'ambiente in Cina!

Ma perche' questa compravendita? Perche' l'Ecuador, che produce circa 540 mila barili di petrolio al giorno, ha il petrolio come principale export. Ma i prezzi continuano a calare, e il governo continua ad indebitarsi.Anzi, a Gennaio 2016 sono stati firmati altri prestiti da Pechino a Quito, per un totale di sette miliardi e mezzo di dollari, quasi un decimo del loro PIL.  Come dire, la Cina da prestiti e l'Ecuador gli da il diritto di trivellare la foresta.

E' la maledizione di tutte le petrol-societa': ambiente contro denaro.

Qui le immagini dell'Ecuador e della sua foresta amazzonica al petrolio

Wednesday, November 14, 2012

Beni Chevron sequestrati in Argentina

Inquinamento Chevron/Texaco nella foresta amazzonica dell'Ecuador


Environmental crime will not go without punishment 

Pablo Fajardo, contadino, avvocato


Della storia del popolo di Ecuador che cerca di ottenere riscarcimenti dalla Chevron per avergli inquinato e distrutto l'ecosistema per decenni, abbiamo parlato tante volte.

La Texaco aveva operato vari campi di petrolio in Ecuador dal 1972 al 1990, nel pieno della foresta amazzonica, inquinando senza rispetto alcuno per gli abitanti.  Questa ditta e' poi stata comprata dalla Chevron nel 2001, la quale ne ha ereditato pozzi, raffinerie, pompe e... problemi legali e di inquinamento.

E' da circa 20 anni che i residenti di Lago Agrio cercano di avere giustizia, e che esigono che il disastro lasciato dietro dalla Texaco/Chevron venga ripulito e riscarcito.

Venti anni di cause in tribunale in cui la Chevron ha cercato di fare di tutto per non pagare - chiedendo di spostare tribunali, dicendo che c'era frode, malafede, che non c'era piu' l'inqiuinamento, che non spettava a loro ripulire.

Venti anni. Ci sono delle storie veramente edificanti, di una piccola comunita' che non si da per vinta, di avvocati USA che hanno lavorato gratis contro la Chevron per venti anni in favore degli indigeni dell'Ecuador, del contadino Pablo Fajardo che diventa avvocato per dire la sua.

Ecco alcuni post in merito:

Qui

Qui

Qui

Finalmente, dopo vari tira e molla, ricorsi negli USA e in Ecuador, un tribunale ecuadoriano ha deciso di mollare alla Chevron ben 19 milardi di dollari di multa, per ripristino ambientale, per le morti causate, per l'inqunamento delle acque della foresta amazzonica.

E' stata una sentenza storica per tanti motivi, per l'ammonto, per il fatto che fosse per inquinamento ambientale, per il fatto che la Chevron e' un colosso abituata a fare il comodo suo.

La Chevron, pero' fedele alla sua storia, se n'e' infischiata - o cosi credeva di poter fare - dicendo che non vuole pagare niente perche' come dice James Craig, il responsabile della Chevron in America Latina ed in Africa:

The Ecuador judgment is a product of bribery, fraud, and it is illegitimate
 Il giudizio in Ecuador e' un prodotto di corruzione, frode, ed e' illegittimo

Ovviamente, detto da loro e' un bel dire - visto che sono esperti di "corruzione, e frode".

E allora cosa hanno fatto in Argentina?

Hanno deciso di dare una mano all'Ecuador e di mettere un embargo su TUTTI i profitti della Chevron in Argentina.

Il giudice responsabile del procedimento si chiama Adrian Elcuj Miranda e riguarda tutti i depositi bancari e proventi delle vendite fino a che non si arriva a 19 miliardi di dollari.

Questo vale per il 100% delle azioni, profitti, investimenti  che la Chevron ha in Argentina.

Perche' l'Argentina? Perche' e' un paese dove e' forte la presenza della Chevron che qui produce circa 26,000 barili di petrolio e 1.5 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno. La Chevron ha anche altri progetti per fracking di shale gas in Argentina.

Il giudice Enrique Bruchou ha poi detto che questo sequestro e' un qualcosa di "esemplare" e che lo fanno per dare un messaggio agli investitori che occorre usare gli stessi standard ambientali in tutte le parti del mondo, e che non e' che perche' sono in Ecuador possono fare quello che in California non sarebbe ammesso per nessun motivo.

Dice Bruchou:

We're making history in the preservation of the environment.

This is a ruling that sets an example. What we're telling the world is that in Latin America we want to demand that whoever comes to exploit does it following the same health an environmental standards as they do in their countries of origin.

Amen, brother!

Intanto il lavoro degli avvocati Ecuadoriani e del team New Yorkese che ha seguito la vicenda continua: l'Argentina e' solo primo passo. Chiederanno alla Colombia di fare lo stesso, e lo chiederanno anche ad altri paesi in Asia ed Europa.

La battaglia contro i petrolieri e' lunga e difficile, ma non e' impossibile.

Monday, February 14, 2011

San Valentino per l'Ecuador


A great step that we have made
toward the crystalization of justice


Pablo Fajardo, avvocato e
contadino ecuadoriano


Un regalo bellissimo.


Oggi, la Chevron e' stata condannata da un tribunale dell'Ecuador a pagare 8 billioni di dollari - 8 mila milioni di dollari - agli indigeni di Lago Agrio, inquinata da anni di soprusi da parte della Chevron e della Texaco.

La Texaco e' stata proprietaria del campo di petrolio di Lago Agrio dagli anni '60 fino al 2001, quando e' stata poi comprata dalla Chevron. Per decenni la Texaco e la Chevron hanno inquinato giungla, acqua, e salute delle persone i cui tassi di tumori sono saliti alle stelle. Per decenni hanno iniettato circa 18 milioni di galloni di acqua tossica nel sottosuolo della giungla. Oltre sessanta milioni di litri di robaccia.

Pablo Fajardo, l'avvocato-contadino che rappresenta gli indigeni aveva inzialmente chiesto 27 billioni di dollari. Dicono oggi che non sono soddisfatti dell'ammonto economico e che vogliono di piu'. Buon per loro!

La parabola di Fajardo e' bellissima - era un contadino semi-analfabeta che decise di studiare legge solo per combattere la Texaco-Chevron ed oggi e' il portavoce principale della sua gente.

Della storia avevamo parlato qui e poi qui. Ovviamente l'ENI non sta certo a guardare e ha i suoi bei scheletri nell'armadio in Ecuador pure lei.
La Chevron oggi dice che e' tutto illeggittimo e che faranno appello - cosa vuoi che dicano? La battaglia e' durata 18 anni, e non credo che finisca qui.

Spero che a Chieti il 18 si possa essere cosi' determinati e cosi' forti contro Rainone, Primavera e gli speculatori di turno.

Fonti: The Huffington Post, San Francisco Chronicle, Vanity Fair, MSNBC

Wednesday, September 8, 2010

La Texaco e il lago scomparso






Il 20 Novembre 1980 la ditta petrolifera Texaco - ora di proprieta' della Chevron - decise di trivellare un pozzo esplorativo in un lago della Louisiana chiamato Lake Peigneur, collegato al mare tramite il Delcambre Canal.

Questo lago era di acqua dolce, profondo solo 3 metri e la gente ci andava a pesca. Un normale laghetto, circondato da giardini, alberi, il parco botanico Live Oak Gardens e centri ricreativi. Sulla riva del lago c'era anche una miniera di sale, operata dalla ditta Diamond Crystal Salt Company. Il sale era per la maggior parte in profondita', sotto l'acqua del lago e i lavoratori entravano nella miniera dalle sponde, proprio come una miniera normale, solo che sulle loro teste c'era il lago.

Quel giorno di Novembre, la Texaco fece il suo buco esplorativo. C'erano 12 lavoratori. Il buco non era tanto profondo, ma misteriosamente ad un certo punto la trivella si inceppo'. Si udirono dei piccoli scoppietti. La trivella si inclino'. I lavoratori si allarmarono e abbandonarono la piattaforma che avevano costruito per la modica cifra di 5 millioni di dollari.

Dopo un po' videro la piattaforma - di cento metri di altezza - sprofondare e svanire in quelle che in teoria dovevano essere acque poco profonde. Videro anche un vortice crearsi, e diventare sempre piu' grande e aggressivo.

Intanto gli altri lavoratori, quelli della miniera del sale sottoterra, videro l'acqua entrare nelle viscere delle terra. Fuggirono anche loro.

La Texaco aveva sbagliato a fare i calcoli. Invece di trovare petrolio avevano bucato la miniera di sale e avevano creato un pozzetto che collegava l'acqua del lago ai depositi salini sottoterra - una ricetta per il disastro che si stava preparando.

Il vortice divenne violentissimo, TUTTA l'acqua del lago venne risucchiata dal buco della Texaco, che fini' inghiottita sottoterra, allago' la miniera e penetro' nel sottosuolo. Una scena infernale - la piattaforma fu risucchiata, cosi pure 11 barche, gli alberi della riva del lago, circa 250,000 metri cubi di terra, un parcheggio multipiano. Tutto sparito.

15 miliardi di litri di acqua finiti sottoterra in poche ore.

La perdita di acqua fu' cosi grande e veloce che il canale che collegava il lago al mare, cambio' direzione. L'acqua invece di scorrere dal lago al mare, inizio' a scorrere all'incontrario. Il riflusso fu cosi violento che l'acqua rigurgito' pure dagli stabilimenti minerari sulla terraferma, creando dei geiser artificiali di centinaia di metri di altezza.

Nessuno mori' per fortuna, ma il lago e' oggi una cosa diversa da quel che era prima. E' un lago di acqua salata, piu' basso di quello che era prima. L'ecosistema e' totalmente diverso.

La Texaco pago' 32 milioni di dollari per il disastro ai proprietari della miniera di sale, e quasi 13 milioni di dollari ai giardini Live Oak Gardens che ora non esistono piu'. La miniera operava dal 1919. Cose che capitano.

Da History Channel





Fonti: Swirling vortex of doom, Wikpedia

Friday, June 5, 2009

Televisioni a confronto: Chevron ed ENI


Qualche tempo fa RAI UNO mostro' un film documentario su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI che venne dipinto come una specie di scaltrissimo uomo d'affari, corruttore ma onesto, come se le due cose potessero coesisitere. Non una parola sugli schifi fatti all'ambiente di Nigeria ed Ecuador, con i loro oleodotti e le loro raffinerie sputa veleni. Ci fu pure una serata da Vespa per celebrare Enrico Mattei, e anche qui, silenzio piu' totale su Gela, Manfredonia, Crotone, Pieve Virgonte, Melilli, Augusta, Priolo. Nada.

Ma si sa, la colpa e' delle aragoste!

Nello stesso periodo, la TV USA, sul canale CBS (Central Broadcasting Station) mando' in onda in prima serata la storia della Chevron-Texaco e dell'inquinamento devastante che queste ditte hanno portato alla comunita' indigena dell'Ecuador.

Agli americani che non lo sapessero e' stato spiegato come la Texaco per 23 anni ha buttato gli scarti tossici petroliferi in pozzetti scavati alla meno peggio e che spesso dopo le pioggie ridondavano robaccia fra i campi. La gente ha sentito in maniera chiara dalla TV che la Texaco ha avvelenato l'acqua, ha trattato l'Ecuador come una pattumiera, ha lasciato che gli indigeni usassero quell'acqua per lavarsi, vestirsi, cucinare.

Gli americani hanno sentito che la Texaco ha fatto delle cose che assolutamente non sarebbero state tollerate negli USA - vedi la storia di ieri sul fatto che per avere inquinato per tre anni due texani rischiano otto anni di galera.

Dopo aver fatto il comodo proprio in Ecuador per un quarto di secolo, la Texaco fu finalmente acquistata dalla Chevron, nel 1992.

Fu in quello stesso periodo che la comunita' ecuadoregna decise di portare la Chevron in tribunale. Guidati da un avvocato di New York, Steven Donziger, chiesero 27 miliardi di dollari in danni come stimati da un ingegnere ecuadoregno, Richard Cabrera.

La Chevron, come ogni ditta petrolifera che si rispetti, non vuole pagare e dice che il sistema ecuadoregno e' corrotto e che loro hanno sempre seguito le regole.

All'inizio, nel 1993 gli ecuadoregni e Donziger, presentarono la causa in un tribunale di New York, ma la Chevron rispose, per nove anni, che la causa doveva essere discussa in Ecuador, Li infatti le leggi per la difesa dell'ambiente sono molto piu' blande che negli USA.

Nel 2003 la spuntarono e finalmente inizio' la causa, in Ecuador. La Chevron allora disse che non volevano la causa nemmeno li, perche' a suo tempo, la Texaco e il governo dell'Ecuador avevano stabilito un patto secondo cui la ditta petrolifera avrebbe ripuito la terra in cambio del rinuncio a citazioni in tribunali.

Dicono pure che siccome la Texaco era in partnership con una ditta locale, la Petroecuador, questi ultimi sono responsabili della pulizia tanto quanto loro.

Donziger controbatte che anche se erano in partnership con Petroecuador, il responsabile unico delle operazioni di trivellamento e produzione era la Texaco. Dice pure che l'accordo era firmato dal governo e dalla Chevron, e non DALLA GENTE, che dunque non ha rinuciato ai suoi diritti e che e' autorizzata a richiedere l'intervento giudiziario e il risarcimento dei danni.

Dei 916 pozzi illegali, solo 162 sono stati ripuiti finora, e qualcuno di questi non e' stato neppure sistemato per bene. La Chevron dice che sono meno di 916, anche se si rifiuta di dire quanti e dove sono. Affermano anche che i loro studi dicono che la pulizia che hanno fatto va bene.

Il giornalista USA va a parlare con la rappresentante della Chevron e gli fa le domande difficili: proprio come Vespa a Scaroni e compagni alla televisione! La sentenza dovrebbe uscire nelle prossime settimane. Vediamo come va a finiie.

I petrolieri pensano ai loro affari, negli USA come in Italia. Non ci sono santi da nessuna parte. Quel che pero' e' diverso e' che negli USA ci si indigna, ci si scandalizza, la TV e' un po piu' obiettiva, i giornalisti non hanno paura di chiedere, non devono ringraziare nessuno. Anzi, piu' cose di questo genere fai, piu' sei stimato. Lo senti quando parlano che per loro Chevron, Texaco e cosi via sono entita' a se stanti, giganti da criticare e non qualcosa da rispettare, da adulare.

Da Vespa invece sembrava un gran inciucio pro ENI, tutti li imbalsamati e timorati del DIO ENI, del DIO Mattei. Come puo essere altrimenti quando l'ENI e' stata lasciata entrare dappertutto come una piovra dai mille tentacoli? Giornali, chiesa cattolica, universita, Hanno contaminato tutto.

Intanto la distruzione del pianeta continua.
Ora ci sono i cinesi in Ecuador.


Fonti: Ecuador Crude, CBS
















Voglio vedere quando la RAI portera' in prima serata le schifezze che l'ENI ha fatto, e sta facendo il Nigeria, nella stessa Ecuador, a Manfredonia.

Friday, April 25, 2008

Che ne sara' di noi?


Mentre i politici discutono su cose futili e pensano a come attaccare il popolo onesto, ecco una delle tante storie del petrolio nel mondo. Visto che siamo una regione a "basso rischio politico" e visto che invece di proteggerci chi comanda pensa a come arricchirsi sulla nostra salute, impariamo da altre nazioni che hanno gia' affrontato il problema petrolio tanti anni fa.

Nel 1967 la Texaco, una ditta petrolifera americana, trovo' il petrolio nella regione nord-est dell'Ecuador, detta Sucimbios. La zona, ironia della sorte, venne ribattezzata Lago Agrio che vuol dire Lago Amaro. Per 20 anni la Texaco ci estrasse il petrolio che fini' per la maggior parte negli Stati Uniti. L'attivita' estrattiva e' ora terminata perche' i pozzi si sono esauriti, ma i danni ambientali restano.

Durante il corso di quei venti anni infatti si stima che vi siano stati 16 milioni di galloni di petrolio dispersi: quasi 50,000,000 - il doppio di quanto non fuoriusci' dalla Exxon Valdez dell'Alaska nel 1989. La compagnia scavo' centinaia di pozzi dove riversare gli scarti delle operazioni di estrazione, fra cui i fluidi e i liquidi perforanti. Fra le sostanze di risulta 50 milioni di litri di acqua che successive analisi chimiche hanno mostrato essere contaminate da sostanze ad alto potenziale cancerogeno fra cui il benzene. Le popolazioni non vennero istruite sui pericoli e quell'acqua fini' per per essere usata dagli indigeni per bere, cucinare, lavarsi ed irrigare le terre.

Negli scorsi trenta anni i livelli di tumore nei pressi del Lago Amaro sono aumentati del 150%.

Gli indigeni dell'Ecuador, a suo tempo, fecero quello che ora stanno facendo quelli del Peru': cercano di portare i petrolieri americani in causa sul suolo americano dove le leggi sono molto piu' severe e chiare che in Ecuador. Era il 1993. Le ditte petrolifere fecero un'enorme sforzo mediatico, portarono avanti appelli e ricorsi vari, e alla fine vinsero. Nel 2001 la corte degli appelli di New York decise che la causa non poteva essere intentata sul suolo americano, ma visto che i danni erano stati fatti in Ecuador, era li che la causa doveva essere portata avanti.

La Texaco, nel frattempo acquisita da Chevron, penso' di avere terminato il suo lavoro: erano convinti che gli indigeni, stanchi, si sarebbero arresi. Invece no,
gli ecuadoregni, aiutati da avvocati pro-bono e associazioni di supporto americane, continuarono la lotta, e nel 2003 riaprirono la causa in Ecuador.

Il 1 Aprile 2008, dopo anni di indagini, verifiche e interviste, l'esperto indipendente nominato dalla corte dell'Ecuador, stimo' che l'inquinamento c'era e che la Texaco-Chevron era responsabile per danni quantificabili fra gli 8 e i 16 miliardi di dollari. Una cifra enorme.

Di solito le ditte petrolifere, davanti a queste multe cosi' elevate e in questo caso di gran lunga superiori al volume di affari attuale della Texaco-Chevron in Ecuador, prefersicono lasciare il paese piuttosto che pagare. Qui per' non possono. Una clausola ben precisa nel processo e' che la Chevron deve sottostare a qualsiasi decisione presa dal giudice prima di lasciare il paese. Il giudice deve ancora pronunciarsi sulla sentenza finale, ma si pensa che la parola dell'esperto ambientale avra' un forte peso sulla decisione.

Intanto i capi dell'Ecuador, Pablo Fajardo Mendoza e Luis Yanza, che hanno lottato 14 anni per avere giustizia hanno vinto un premio di $150,000 da una fondazione di San Francisco per l'ambiente, il Goldman Environmental Prize.


Cosa significa questo per noi? Se guardiamo i dettagli, la loro esperienza non si allontana molto da quello che potrebbe succedere da noi. L'estrazione del petrolio in Ecuador duro' per venti anni, piu' o meno quello che si stima per i nostri pozzi abruzzesi. L'ENI dice che le acque di risulta (l'ho visto coi miei occhi sul loro progetto) verranno reiniettate nel suolo senza trattamenti, proprio come in Ecuador. I limiti legali italiani dicono che per legge, possono emettere H2S anche fino a 30ppm, mentre l'organizzazione mondiale della sanita' dice che il limite massimo dovrebbe essere 0.005ppm. Ci ammaleremo anche noi? A Gela e' successo proprio questo.

Faremo la fine dell'Ecuador? La nostra storia, se non facciamo niente, e' gia' scritta, e non da questa "sedicente scienziata" ma dalla storia del petrolio in qualsiasi altra parte del mondo dove esso sia stato estratto vicino a zone abitate. Non mi invento niente, leggo, e al massimo traduco.

La nostra salute, cari amministratori perditempo, vale molto di piu' dei 6 milioni di euro che l'ENI vuole dare alle "case comunali" di Ortona per i danni ambientali. Se sono disposti a darci sei milioni di euro, vuol dire che lo sanno anche loro che il petrolio fara' disastri da noi.

Ortonesi, mi raccomando il 30 Aprile. La protesta, civile e pacifica, non deve finire: questi Don Rodrighi di manzoniana memoria devono fare la fine che si meritano.

Fonti: Los Angeles Times , Los Angeles Times 2