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Friday, June 5, 2009

Televisioni a confronto: Chevron ed ENI


Qualche tempo fa RAI UNO mostro' un film documentario su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI che venne dipinto come una specie di scaltrissimo uomo d'affari, corruttore ma onesto, come se le due cose potessero coesisitere. Non una parola sugli schifi fatti all'ambiente di Nigeria ed Ecuador, con i loro oleodotti e le loro raffinerie sputa veleni. Ci fu pure una serata da Vespa per celebrare Enrico Mattei, e anche qui, silenzio piu' totale su Gela, Manfredonia, Crotone, Pieve Virgonte, Melilli, Augusta, Priolo. Nada.

Ma si sa, la colpa e' delle aragoste!

Nello stesso periodo, la TV USA, sul canale CBS (Central Broadcasting Station) mando' in onda in prima serata la storia della Chevron-Texaco e dell'inquinamento devastante che queste ditte hanno portato alla comunita' indigena dell'Ecuador.

Agli americani che non lo sapessero e' stato spiegato come la Texaco per 23 anni ha buttato gli scarti tossici petroliferi in pozzetti scavati alla meno peggio e che spesso dopo le pioggie ridondavano robaccia fra i campi. La gente ha sentito in maniera chiara dalla TV che la Texaco ha avvelenato l'acqua, ha trattato l'Ecuador come una pattumiera, ha lasciato che gli indigeni usassero quell'acqua per lavarsi, vestirsi, cucinare.

Gli americani hanno sentito che la Texaco ha fatto delle cose che assolutamente non sarebbero state tollerate negli USA - vedi la storia di ieri sul fatto che per avere inquinato per tre anni due texani rischiano otto anni di galera.

Dopo aver fatto il comodo proprio in Ecuador per un quarto di secolo, la Texaco fu finalmente acquistata dalla Chevron, nel 1992.

Fu in quello stesso periodo che la comunita' ecuadoregna decise di portare la Chevron in tribunale. Guidati da un avvocato di New York, Steven Donziger, chiesero 27 miliardi di dollari in danni come stimati da un ingegnere ecuadoregno, Richard Cabrera.

La Chevron, come ogni ditta petrolifera che si rispetti, non vuole pagare e dice che il sistema ecuadoregno e' corrotto e che loro hanno sempre seguito le regole.

All'inizio, nel 1993 gli ecuadoregni e Donziger, presentarono la causa in un tribunale di New York, ma la Chevron rispose, per nove anni, che la causa doveva essere discussa in Ecuador, Li infatti le leggi per la difesa dell'ambiente sono molto piu' blande che negli USA.

Nel 2003 la spuntarono e finalmente inizio' la causa, in Ecuador. La Chevron allora disse che non volevano la causa nemmeno li, perche' a suo tempo, la Texaco e il governo dell'Ecuador avevano stabilito un patto secondo cui la ditta petrolifera avrebbe ripuito la terra in cambio del rinuncio a citazioni in tribunali.

Dicono pure che siccome la Texaco era in partnership con una ditta locale, la Petroecuador, questi ultimi sono responsabili della pulizia tanto quanto loro.

Donziger controbatte che anche se erano in partnership con Petroecuador, il responsabile unico delle operazioni di trivellamento e produzione era la Texaco. Dice pure che l'accordo era firmato dal governo e dalla Chevron, e non DALLA GENTE, che dunque non ha rinuciato ai suoi diritti e che e' autorizzata a richiedere l'intervento giudiziario e il risarcimento dei danni.

Dei 916 pozzi illegali, solo 162 sono stati ripuiti finora, e qualcuno di questi non e' stato neppure sistemato per bene. La Chevron dice che sono meno di 916, anche se si rifiuta di dire quanti e dove sono. Affermano anche che i loro studi dicono che la pulizia che hanno fatto va bene.

Il giornalista USA va a parlare con la rappresentante della Chevron e gli fa le domande difficili: proprio come Vespa a Scaroni e compagni alla televisione! La sentenza dovrebbe uscire nelle prossime settimane. Vediamo come va a finiie.

I petrolieri pensano ai loro affari, negli USA come in Italia. Non ci sono santi da nessuna parte. Quel che pero' e' diverso e' che negli USA ci si indigna, ci si scandalizza, la TV e' un po piu' obiettiva, i giornalisti non hanno paura di chiedere, non devono ringraziare nessuno. Anzi, piu' cose di questo genere fai, piu' sei stimato. Lo senti quando parlano che per loro Chevron, Texaco e cosi via sono entita' a se stanti, giganti da criticare e non qualcosa da rispettare, da adulare.

Da Vespa invece sembrava un gran inciucio pro ENI, tutti li imbalsamati e timorati del DIO ENI, del DIO Mattei. Come puo essere altrimenti quando l'ENI e' stata lasciata entrare dappertutto come una piovra dai mille tentacoli? Giornali, chiesa cattolica, universita, Hanno contaminato tutto.

Intanto la distruzione del pianeta continua.
Ora ci sono i cinesi in Ecuador.


Fonti: Ecuador Crude, CBS
















Voglio vedere quando la RAI portera' in prima serata le schifezze che l'ENI ha fatto, e sta facendo il Nigeria, nella stessa Ecuador, a Manfredonia.

9 comments:

Anonymous said...

Sì, aspettiamo aspettiamo la Rai. Aspettiamo le domande dei giornalisti italiani, quelli delle 10 domande su Noemi...
Stasera, beata Te che sei a Barcellona, sul Tg1 susanna petruni ha fatto un'intervista in ginocchio al padrone dell'italia; la solita celebrazione delle prodezze berlusconiane al limite se non oltre il miracoloso!
E poi su Rai3 (quella accusata di essere comunista) conferenza stampa di chiusura campagna elettorale; chi c'era in studio? Il presunto premier. E i presunti giornalisti presenti non hanno fatto una domanda, dico una sola domanda, sulle questioni serie.
Lui ha potuto annunciare così trionfante che ha ideato un marchio 'Magic Italy' per portare nel Belpaese miliardi di turisti stranieri, valorizzando il patrimonio culturale, artistico, ambientale di cui godiamo.
Come? Prima fa massacrare la terra e il mare dai suoi amici di Eni e Impregilo e poi ci racconta la favoletta del Paese baciato dal favore degli dei. Io ero lì incredulo, aspettavo le obiezioni incalzanti dei pennivendoli, invece mutismo, sorrisini compiaciuti, forse gioia di avere un posto sicuro (perché l'ordine dei giornalisti italiani tutela chi ha contratti blindati, mica i poveracci...).

Dunque, grandissima Maria Rita e poveri noi grulli che non riusciamo a imbastire uno straccio di Resistenza civile e culturale per ribellarci ai soprusi che stiamo subendo. Evviva.

Un abbraccio,
hp

Lorenzo said...

Vi segnalo questa vetrina:

http://www.corriere.it/cronache/speciali/2009/italia-da-salvare/index_c9d80cd8-33f1-11de-8558-00144f02aabc.shtml

io non riuscirò ad inviare una segnalazione sulla mia zona per diversi giorni, vi chiedo comunque di attivarvi per la vostra e/o per l'intero Abruzzo.

Passate parola

ciao da lorenzo

sR said...

pura illusione ciò che chiedi!
La rai non è più un tv degna di essere visionata!
è la succursale di mediaset e del pollaio delle libertà.

supertramp said...

L'Eni sblocca 67 milioni per l'ambiente lucano

Se non si arriva ai 104.000 barili di greggio estratti al giorno, ossia la media
raggiungibile secondo i tecnici Eni, non si procede

fonte:
http://ilquotidianodellabasilicata.ilsole24ore.com/it/basilicata/potenza_sbloccati_milioni_petrolio_eni_ambiente_7997.html

ecco come la pensa un petroliere.

supertramp said...

BASILICATA, POTENZA: NUOVO POZZO PETROLIFERO ENI MONTE ALPI/ la OLA chiede la procedura VIA

Alla luce della recente discussione del Disegno di Legge n. 1195, l’esclusione dalla VIA richiesta dall’ENI ed accolta dalla Regione Basilicata per il "pozzo Monte Alpi 3 OR A", si configurerebbe come una ulteriore spoliazione dei controlli e delle verifiche da parte degli Enti territoriali, della stessa Regione e dei pareri da parte dell’Ente Gestore dell’area protetta, con il rischio di instaurare prassi procedurali in contrasto con le normative vigenti.

fonte:
http://www.unonotizie.it/5587-basilicata-potenza-nuovo-pozzo-petrolifero-eni-monte-alpi-la-ola-chiede-la-procedura-via.php

giosuè said...

A Report gli affari della Benetton in Argentina e lo sfruttamento della Nigeria

Come sempre Report brilla per originalità, e anche quando ha le ali tarpate dal silenzio elettorale riesce a proporre inchieste di spessore e fuori dai canoni. In questo caso voleremo oltreoceano per assistere alle rivendicazioni degli indios sull’enorme distesa di terreno acquistata dalla Benetton in Argentina (il 10% dell’intera Patagonia). Poi si parlerà di Nigeria e infine del terremoto abruzzese.

Il titolo della puntata è La Ricaduta.

fonte:
http://www.polisblog.it/post/4741/a-report-gli-affari-della-benetton-in-argentina-e-lo-sfruttamento-della-nigeria#show_comments

Anonymous said...

questa sera su report rai 3 è andato in onda lo sputtanamento dei metodi spregiudicati dell'ENI nel mondo.la puntata nella prima parte si è occupata degli scempi sul delta del niger.
questa fame di petrolio si arrestera' solo se si riuscira' a trovare una alternativa ad esso.
in quor mio spero che avvenga domani. un guerrigliero della fazione contro il petrolio del delta del niger ha dichiarato che solo con la paura delle armi il loro governo ci sente.e qui da noi ?carlo ciccioni.

Anonymous said...

Scoop tratto dal portale Indymedia al link:

http://piemonte.indymedia.org/article/5988

Tangenti in NIGERIA: eccome come l'ENI pagava le mazzette!

Son passati oltre 15 anni da “Mani Pulite” ma la fantasia corruttiva dell'ENI non perde smalto (alla faccia del “Codice Etico antifrode”). Al processo per i fondi neri dell'Eni nel 2002 Franco Bernabé affermò trionfalmente che dopo la sconcertante esperienza di Mani Pulite l'ENI aveva preso tutte le misure necessarie per scongiurare qualsiasi ulteriore episodio di corruzione. Infatti subito dopo il 2002 s'è voltato pagina e la tangentopoli s'è spostata a Bonny Island. In Nigeria.

Si decidevano le mazzette da versare ed i destinatari nel corso di “incontri culturali”, sovente all'ombra del Big Ben, in quel di Backer Street a Londra. La “gang” dell'LNG, gas naturale liquefatto, meglio conosciuta come Consorzio TSKJ è purtroppo n'altra sciagurata joint venture (sarebbe meglio dire associazione per delinquere di stampo transnazionale) composta dall'italiana ENI/Snamprogetti/Saipem, l'americana KBR/Halliburton, la giapponese IGC e la francese TECHNIP. Adesso il dossier della “Banda dei 4” (oltre ad essere sul portale Indymedia... lo trovate allegato/trascritto) è anche sulla scrivania del Magistrato della Procura di Milano Fabio De Pasquale. Reato di corruzione internazionale. E' la pesante imputazione a carico dell'ENI che hanno formulato i magistrati francesi nell'Atto di Rogatoria Internazionale firmato dal giudice Renaud Van Ruymbeke, che adesso vogliono mettere sotto torchio Luciano CAGLIO, dirigente di Snamprogetti (il funzionario ENI che partecipava agli “incontri culturali”).
E' stato accertato che per un decennio abbondante ENI & compagni di merende han pagato centinaia di milioni di $ in tangenti a politici, funzionari governativi e militari del Governo della Nigeria, dal Presidente ai generali, ministri, faccendieri (riflessione: dall'ENI usciva tutto quel fiume di denaro e il N:° 1 dell'ENI Franco Bernabè non ne sapeva niente?).
La lista dei percettori è lunghetta, ecco alcuni nomi:
Olusegun Obasanjo (ex Presidente della Repubblica Nigeria), Bodumbe Adenayu (segretario del Presidente nigeriano), Sani Abacha (Generale nigeriano), Olufemi Odemola (Ministro della Difesa Nigeria), Mamman Vatsa (Generale nigeriano), Dan Dauzia Etete (Ministro del Petrolio Nigeria), Bukasi e Ngozi Etete (affaristi nigeriani), Abdulsalami Abubakar (Generale nigeriano), Abdoullahi Abba Ibrahim (affarista nigeriano), Mohamad Abdallah (funzionario di governo nigeria), Abubakar Hamisu Yusuf (generale nigeriano), Godako Bakari (affarista nigeriano), Mallam Ibrahim Aliyu (Segretario di Stato Nigeria), Etienne Gory (intermediario), Muhammadu Dikko Yusufu (Presidente di NLNG), Bala Adamu (politico e affarista), Jamal J. Ahmad Nasir (senatore giordano), Khaled J.J.A. Naser (affarista giordano), Abdallah Hanna Richa (intermediario nigeriano), etc etc

Almeno stavolta, s'alzerà davvero il sipario su oltre dieci anni di corruzione globale?

Per l'intanto grazie ai francesi (in Italia - forse - st'inchiesta non sarebbe mai nata). Alcuni fautori del diritto quando si parla di corruzione (specie internazionale) si voltano dall'altra parte. Com'è successo nel caso COECLERICI SPA alla Procura della Repubblica di Genova (corruzione internazionale ... ma nessun magistrato s'è preso il fastidio d'indagare).

Se vogliamo sventolare anche noi la bandiera della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza facciamo la nostra nuova rivoluzione francese e battiamoci perchè la giustizia, la legalità e l'etica non rimangano pura utopia.
Liberté, Égalité, FratENIté … (pardon ... fraternitè)

Anonymous said...

"Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)"


Articolo tratto dal portale Indymedia al link:


http://piemonte.indymedia.org/article/8981


Si legge nel verbale – bozza - della Riunione N. 5 del 3 marzo 2010. Quelli di Indymedia.org sono “rompicoglioni”. L’ENI infastidita da Indymedia perché anticipa on-line il contenuto di documenti che dovrebbero rimanere riservati. Chi corrompe paga e i cocci son i suoi.

Altana Pietro, l’agente del Sismi che ha spiato anche l’ENI pare che avrà una bruttissima sorpresa. Ci penseranno l’Avv. Vincenzo Roppo e Berneschi di Banca Carige a mettergli il bastone in mezzo alle ruote. Anche noi di Indymedia probabilmente ci prenderemo una tiratina d’orecchi perché siamo scassaminchia. Però l’ENI rischia di più.

Per le tangenti in Nigeria, oltre a pagare 240 milioni di $ al Departments of Justice USA e 130 milioni di $ alla SEC l’ENI (la capogruppo) rischia di beccarsi anche un’incriminazione per corruzione, riciclaggio e associazione per delinquere.

Poi c’è il procedimento in Italia a carico dell’ENI che è nella fase delle indagini preliminari, ed è ancora pendente il ricorso in Cassazione sulla misura interdittiva a carico di Saipem e ENI.

E poi tu Scaroni t’indigni se uno di noi sputtENI la tua società corrotta?

Su Indymedia la "Trascrizione Verbale CDA E.N.I. S.p.A. del 3 marzo 2010"