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Sunday, September 25, 2016

Ecuador: per il petrolio sara distrutta Yasuni, foresta tropicale unica al mondo







It's the start of a new era for Ecuadorean oil. 

In this new era, first comes care for the environment 
and second responsibility for the communities and the economy, for the Ecuadorean people


Bla bla.




Fa male al cuore.

In Ecuador, nel cuore della foresta amazzonica hanno iniziato a trivellare. Per ora saranno 3000 barili al giorno. Nel 2022 si arrivera 'a 300,000.

Siamo a Tiputini C, il primo di 200 pozzi di petrolio programmati al confine con l'area ITT  (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) e dentro nel parco nazionale dell'Ecuador Yasuni a pochi chilometri dal confine con il Peru.

Lo Yasuni e' una biosfera in teoria protetta dall' UNESCO con una grande biodiversita' fatta di numerose specie di uccelli, anfibi, insetti ed alberi.  Secondo Amazon Watch ci sono qui in un ettaro piu' specie che in tutti gli USA ed il Canada messi assieme.  Nello Yasuni ci sono specie che sono riuscite a sopravvivere dai tempi glaciali.

Oltre alla flora ed alla fauna, vivono qui i Tagaeri e Taromenane, due popoli indigeni isolati dal resto della "civilta'" o almeno quella civilta' che intendiamo noi.  Si programmano trivelle tutt'attorno il loro territorio, appunto l'area ITT.

Come sempre,  l'inquinamento non conosce confini, e il fatto che si trivelli dentro la foresta ma non direttamente dentro l'area ITT non e' garanzia di grande protezione ambientale. La foresta sara' danneggiata, l'inquinamento arrivera' in forma di aria o di acqua o di cibo contaminato anche dentro alla zona ITT e i Tagaeri e i Taromenane sicuramente ne sentiranno le conseguenze.

Come sempre, il tuttapposto continua anche in Ecuador.

Il governo dice che PetroAmazonas usera' trivelle orizzontali che seguiranno i piu' alti standard internazionali.

Mmh. Questa l'ho gia' sentita.

Il ministro delle trivelle Rafael Poveda dice che stanno ottimizzando le risorse e le strategie per estrarre petrolio nel modo piu' sostenibile possibile.

Ma... non avevano deciso di lasciare Yasuni libera dalle trivelle?

Nel 2007 il governo di Rafael Correa aveva chiesto 3.6 miliardi di dollari da vari governi mondiali per un impegno a tenere il petrolio sottoterra.

Si chiamava la “Yasuni initiative” ed era gestita dall'ONU - un modo innovativo per non estrarre petrolio da zone sensibili. Pagamenti internazionali in cambio di rispetto dell'ambiente.

Si calcola che sotto Yasuni ci siano 1.67 miliardi di barili di petrolio.

Il colpo di scena arriva nel 2013 quando lo stesso president Correa cambia idea: secondo lui sono troppo pochi i fondi ricevuti dai governi stranieri e il paese ha bisogno di denaro.

E qui sta la logica: siccome Chevron e Texaco hanno letterlamente devastato l'Ecuador con le trivelle senza scrupoli nella foresta durante gli anni settanta, l'Ecuador e' ora povero e inquinato. In questo momento dunque non hanno alcun modo di poter ne rimediare ai danni ambientali ne alla poverta', e dunque l'unico metodo e' .... trivellare ancora!

Ci sono stati scontri, dimostrazioni, la richiesta di un referendum, ma niente da fare.  Credo anche che ci sia stata pochissima pressione internazionale, e di questa faccenda dello Yasuni trasformando in un campo petrolifero se ne sia parlato troppo poco.  Il referendum che si voleva indire non e' riuscito neppure ad arrivare al quorum delle firme utili e non c'e' mai stato. 

Eppure l'Ecuador parla bene.

Hanno addirittura incluso i diritti della natura nella loro costituzione, e finora erano stati presi a modello di nazione attenta all'ambiente, specie dopo il massacro degli anni settanta.

Per far passare il tuttapposto, lo stesso Correa ha ripetuto ad infinintum che sono un millesimo del parco sarebbe stato trivellato e che avrebbero usato le migliori tecnologie possibili proteggendo gli indigeni.

Ovviamente ci crede solo lui.
 
E poi, possibile che di questi tempi, con i prezzi del greggio -- bassissimi -- e con tutto questo desiderio di turismo sano riescano a pensare solo ai buchi? 

Anche da un punto di vista economico non si capisce bene che conti si siano fatti: dalle estrazioni attuali, l'Ecuador *perde* 15 dollari al barile: i costi sono piu' alti che il guadagno.

Perche' trivellare ancora?  Forse pensano che le cose cambieranno? Ma che film guardano?

E ancora, come fanno a proteggere le comunita' indigene trivellandogli intorno, e sopratttutto costruendo l'infrastruttura necessaria? I pozzi hanno bisogno di centrali, di oleodotti, di strade.
Queste saranno per forza di cose costruite nella foresta.  Gli alberi saranno abbattuti.

Qualche mese fa l'Ecuador vendette un altro pezzo di foresta, accanto allo Yasuni, per 80 milioni di dollari ad un consorzio cinese chiamato Andes Petroleum Ecuador.

In questo momento c'e' fermento in Ecuador da parte della societa' civile, e si spera che quanto meno si possa riuscire a rallentare tutto questo scempio.  Ma sono battaglie, lunghe, difficili, con di fronte politici ottusi e ditte senza scrupoli.

Qual'e' la soluzione?

Non lo so. So solo che visto che non possiamo andare a fare le guerre in Ecuador, possiamo inziare da casa nostra, ad essere noi attivi nel curare il nostro territorio, a fermare le trivelle nostrane, a parlare di queste cose che accadono in mondi lontani, dalla Nigeria all'Ecuador, a creare consapevolezza che le trivelle non sono la soluzione ne a casa nostra ne altrove.



1 comment:

Patrizia said...

Proviamo a mandare avanti questa petizione!
https://www.change.org/p/rafael-correa-salviamo-il-parco-yasun%C3%AC-e-gli-huaorani