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Sunday, January 31, 2016

Francia: mille chilometri di strade solari. E in Italia?






Inaugurata oggi 22 Dicembre 2016 la prima strada pubblica al sole di Francia, alla presenza di Segolene Royal, il ministro dell'ambiente del paese.

Siamo nella citta' di Tourouvre-au-Perche in Normandia e la strada - per ora lunga circa un chilometro - fa parte del progetto Wattway, che ha l'ambizione di coprire 1000 chilometri di strade in Francia con pannelli solari. 

La previsione e' che passeranno qui 2000 macchine al giorno: l'elettricita' dei pannelli dara' energia alla citta' e ai suoi 3400 residenti.

Se questo prototipo funzionera' si passera' alla grande scala con appunto i 1000 chilometri in tutto il paese.

In Italia, il nostro ministro dell'ambiente invece si diletta ad approvare pozzi petroliferi, airgun e gasdotti.

Notare: la Normandia non e' la Sicilia.

Nella capitale della Normandia, Caen,il sole picchia solo 44 giorni all'anno in media. Per il resto - cielo coperto, pioggia, nebbia o neve.

A Catania, per dirne una, hanno 253 giorni di sole in media l'anno.

E quindi, cosa aspettiamo a fare qualcosa di grande, di innovativo, che fa sognare? 
Quante cose si potrebbero fare in Italia se solo ci fosse un po di creativita' e di amore.

E invece ci piace trivellare, arrivare per ultimi, e scopiazzare le cose alla meno peggio.
 

Evviva la Francia allora.


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31 Gennaio 2016




Germania:


"Walking on sunshine" e' una canzone di trent'anni fa, che adesso sara' realta' in Francia. Anzi, per i cugini d'oltralpe sara' "Driving on sunshine".

Il governo francese ha infatti appena approvato un progetto di pavimentazione di mille chilometri di strada con pannelli fotovoltaici entro i prossimi cinque anni. Se avra' successo, il progetto dara' energia a cinque milioni di famiglie - l'otto per cento della popolazione nazionale.

L'idea e' semplice: le strade in media sono occupate dalle automobili e dai camion solo per il 10% del tempo. Perche' non trovare un modo intelligente per usare queste enormi colate di bitume come generatori di energia per il rimanente 90% del tempo? 

Presto fatto, ci si sono messi, l'hanno pensato e voluto, ed eccoci qui: la costruzione delle strade al sole iniziera' nella primavera del 2016.

Segolene Royal, ministro dell'ecologia e dell'energia di Francia ha gia' stanziato i fondi e gli appalti sono stati affidati alla ditta Colas che provvedera' alla costruzione di celle fotovoltaiche adatte al transito di automobili dette Wattway panels. Queste Wattway panels useranno silicio policristallino in vari strati per intrappolare i fotoni di luce. Sono state progettate per essere usate su ogni tipo di strada, sono resistenti a carichi pesanti e non c'e' bisogno di particolari accortezze per l'installazione.  Pure i camion possono passarci sopra. I pannelli devono solo essere piazzati sopra l'asfalto, senza il bisogno di smantellare niente. Il loro spessore e' solo di sette millimetri. Ciascun Wattway panel, di venti metri quadrati di superficie in condizioni ottimali, puo' dare energia ad una singola casa. Non male no?

E come per tutte le cose, niente nasce a caso. Dietro a Wattway ci sono cinque anni di programmazione e di ricerca con una collaborazione fra la Colas, l'Istituto Nazionale per l'Energia Solare di Francia (detto INES) e l'Agenzia Francese dell'Amiente e dell'Energia.

Ma chi sta dietro a questa Colas? Colas sta per Cold Asphalt, ditta fondata nel 1929. La loro attivita' si e' focalizzata per quasi novant'anni sull'uso di bitume, asfalti per strade, materiale isolante per i tetti. Hanno spesso lavorato con le ferrovie e le autostrade di Francia e circuiti di Formula Uno. E poi... poi hanno deciso di innovare e si sono inventati Wattway, diventando i pionieri mondiali di questi pannelli.  I tempi cambiano, le esigenze cambiano, e sono sicura che l'investimento in Wattway sara' per loro redditizio anche da un punto di vista di business. 

Non e' la prima volta che tutto questo accade: gia' in Olanda nella citta' di Krommenie hanno piste ciclabili sulle quali sono installati pannelli solari, e imitazioni sono in corso in tutto il mondo. Anzi, si pensa che queste strade al sole -- che siano bici, che siano per automobili -- saranno installati in modo sempre piu' capillare nelle "smart cities" del futuro, visto il continuo crollo dei costi del solare, e vista la loro utilita'.

Intanto in Germania apre la prima autostrada delle biciclette, anche qui un progetto di mille chilometri di piste ciclabili senza interruzione, con corsia di sorpasso e su un vecchio tracciato di ferrovia nella Ruhr tedesca. Si calcola che una volta a regime, questa bici-strada porterra' all'eliminazione di circa 50,000 viaggi di automobili l'anno, collegando Duisburg, Bochum e
Hamm e quattro universita'.

Tutti questi esempi mostrano che non siamo condannati a fare buchi e a spremere monnezza dal sottosuolo. Che il futuro sono sole e vento, creativita' e coraggio. Le trivelle sono vecchie, sono il passato. L'ha capito pure una ditta di bitume. Gli unici che non l'hanno ancora capito sono Federica Guidi e Matteo Renzi.

A quando una strada al sole anche in Italia?










Thursday, February 26, 2015

Obama vieta il Keystone e il Dakota access pipeline; Trump li risuscita







24 Gennaio 2017

Dopo sette anni di battaglie, nel 2015 finalmente Obama boccio' con un veto l'oledotto Keystone XL. Avrebbe dovuto portare il petrolio dal Canada verso sud, ad Houston.  Alla fine del suo mandato, la sua amministrazione boccio' anche un tratto dell'oledotto Dakota Access che avrebbe dovuto attraversare terre sacre agli indiani d'America.

Dopo quattro giorni di presidenza, Donald Trump annuncia che con un ordine esecutivo questi progetti saranno resuscitati.

Sia il Keystone XL che il Dakota Access pipelines saranno lungo circa 1800 km 

E' ovviamente un segno della cecita' ambientale di quest'uomo che veramente non riesce a vedere che il mondo fossile - petrolio e carbone - appartiene al passato e non certo al futuro.

E infatti, l'idea e' che questo oledotto "portera' lavoro".

Ma davvero?

O portera' denaro ai suoi amici? O facilitera' la vita della Exxon, di cui l'ex CEO, Rex Tillerson e' ora membro del suo governo?

Quello di cui non ci si rende conto (o forse ci si rende conto ma e' meglio non pensarci!) e' che una volta costruiti, questi oleodotti dovranno pur pompare, e questo da un lato aumentera' il ricshio di perdite, incidenti e mettera' a soqquadro habitat naturali e aree sacre agli indigeni; dall'altro sara' una specie di catalizzatore per un maggiore quantitativo di "petrolio" da estrarre dalle schifose tar sands del Canada.

Come dire: c'e' l'oledotto nuovo di zecca, *dobbiamo* continuare a pompare altrimenti che l'abbiamo costruito a fare? Una persona saggia, penserebbe di non voler piu nessun tipo di *nuova* infrastruttura petrolifera e di espandere, costruire, pensare *solo* infrastruttura green.

Fra l'altro abbiamo un enorme surplus di petrolio e i prezzi sono bassi perche' ormai le rinnovabili sono competitive con le fonte energetiche fossili.

Caro Donald: questo e' il 2017, non il 1985!

E poi la cosa assolutamente folle, e degna del miglior Silvio, e' che allo stesso tempo, Mr. Trump si descrive come un ambientalista! 
"I'm a very big person when it comes to the environment. I have received awards on the environment."
Ipse dixit.
Saranno quattro lunghi anni, in cui, temo, ci dovremmo vergognare da americani, di quest'uomo.

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26 Febbraio 2015
 
Finalmente e' arrivato il veto finale finale. Keystone XL non si fara'. Parola di presidente Obama. 

Dopo sette anni di lotta, eccoci.

Bye bye. 







Finalmente il presidente Obama ha messo il veto alla costruzione dell'oleodotto Keystone XL, dal Canada al Texas. E' la prima volta in cinque anni che usa il potere di veto ed e' la terza volta in tutto il suo mandato.

E’ questo un piccolo miracolo, considerato da dove si era partiti sei anni fa – l’opinione pubblica non ne sapeva niente e politicamente sembrava facilissimo costuirlo. Se si e’ arrivati qui e’ stato solo grazie all’incessante voce di popolo che con il tempo e’ diventata sempre piu forte, piu’ numerosa e piu’ esigente.

Ovviamente chi vuole questo oleodotto sono gli stessi che vogliono le trivelle, il fracking, e l'offshore drilling: i petrolieri prima di tutto e poi i repubblicani che gli sono amici, nonche' il governo del Canada. Fra questi, John Boehner, il portavoce repubblicano della Camera che ha ripetutamente detto che occorre "ignorare gli estremisti di sinistra e gli anarchisti" che lo oppongono. La propaganda e' sempre la stessa: creeremo "lavoro made in the USA", non ci sono problemi all'ambiente, serve per non essere dipendenti dall'Arabia Saudita ed altri vaneggiamenti che sono gli stessi che si ripetono di qua e di la dell'oceano.

In realta', almeno novanta fra i piu illustri economisti e scienziati del clima d'America hanno espresso la propria contrarieta' all'oleodotto della discordia, fra questi anche dei premi Nobel. Anche il New York Times aveva espresso la sua contrarieta', ricordando in un editoriale a nome di tutto il giornale che porre il veto a Keystone era la cosa giusta da fare.

Cosi come e' stato progettato dalla TransCanada, Keystone avrebbe dovuto essere lungo 3800 miglia, quasi 6000 chilometri. Buona parte di questo oleodotto e' stato gia' costruito, la parte che dall'Alberta, Canada arriva fino all'Illinois. Manca solo il pezzo finale, di 1200 miglia, quasi 2000 chilometri attraverso il Montana, South Dakota, Nebraska, Kansas, Oklahoma e finalmente in Texas. L'oleodotto trasporterebbe a regime 800,000 barili al giorno dal Canada al Golfo del Messico. Si calcola che dall'Alberta si possano estrarre almeno altri 170 miliardi di barili, e fino a dieci volte tanto secondo le previsione piu' rosee.

Perche' questo oleodotto e' meglio che non s'abbia da fare? Perche' significa che continueremo ad importare petrolio dalle Tar Sands del Canada, e quindi ad alimentare ancora l'ingordigia petrol-energetica di questo paese, prima di tutto. E poi dal Canada si estrae bitume, la sostanza petrolifera piu' schifosa e piu' inquinante che esista. E' questa una operazione che ha gia' causato inquinamento e distruzione, con disboscamenti, acqua ed aria inquinata, malattie ai residenti, e che contribuisce in modo determinante ai cambiamenti climatici. E questo lo non lo dice la D'Orsogna, lo dice un rapporto dello State Department degli USA in cui si sottolinea che le trivelle canadesi tirano fuori un quantitativo di gas serra molto superiore rispetto alle trivelle convenzionali, il 17% in piu'.

Ci sono poi le tribu' indigene, che vedrebbero l'oleodotto tagliarli le comunita' in due, o i ben 2500 acquiferi che Keystone XL attraversera’ con la potenzialita’ di perdite e di inquinamento, incluso l'Ogallala, uno dei piu' estesi di tutto il mondo. Alcuni indiani d'America sono cosi preoccupati degli impatti sociali ed ambientali dell'oleodotto, che la Rosebud Sioux Tribe ha dichiarato che la sua approvazione sarebbe considerata un atto di guerra.

La TransCanada nel 2011 aveva sparato che l'oledotto avrebbe creato circa 140,000 posti di lavoro complessivi. Nel gennaio del 2014 lo State Department invece concluse che l'oleodotto avrebbe creato circa 46,000 posti di lavoro per al massimo due anni durante la fase di costruzione. A regime, ci sarebbero stati solo ... 50 persone! L'oleodotto non avrebbe avuto che scarsissima influenza sul prezzo della benzina. E quindi anche qui, solo fumo negli occhi da parte dei petrolieri.

Ma quali che siano i calcoli sui barili, sui posti di lavoro, sul prezzo alla pompa, c'e' qualcosa di molto piu' drammatico e grande se uno guarda il "big picture". Il nostro pianeta non puo' piu' sopportare tutti questi stravolgimenti al clima, e sia Obama che Kerry a suo tempo hanno ricordato che i cambiamenti climatici causati dalle fonti fossili sono una minaccia reale alla stabilita' del mondo.

Tirare fuori altro bitume significa immettere altra CO2 in atmosfera. Tutti i principali climatologi ricordano che se vogliamo evitare il disastro climatico, i due terzi delle riserve di petrolio stimate dovrebbero restare nel sottosuolo. E siccome e' il peggio del peggio, le Tar Sands sono le prime a dover restare dove madre natura le ha messe – sotto la foresta.

Magari i canadesi le estrarranno lo stesso e manderanno il bitume in altri mercati, come la Cina. Ma il punto e' che senza l'oleodotto verso gli USA per i petrolieri sara' tutto piu' difficile, ingarbugliato e costoso, e siccome alla fine gli interessano solo i profitti, in questo senso il veto e' un grande passo in avanti. Senza contare che sarebbe un segnale politico e sociale molto forte per tutto il mondo, e per chiunque ami l’ambiente: yes, we can stop them.

Non sappiamo come andra’ a finire: i repubblicani probabilmente presenteranno altre proposte e modifiche al progetto. So che tutta la macchina informative che si e’ messa in atto non si fermera’ e spero che Obama abbia abbastanza acume politico e rispetto dell’ambiente nel perserverare con il suo no. E’ la storia che si ripete: se la democrazia funziona e se esigiamo che funzioni, il potere siamo noi.

Canada: primi al mondo per deforestazione - per tirare fuori bitume
















Quando si parla di deforestazione, si tende sempre a pensare all'Amazzonia. E invece, il re della deforestazione non e' il Brasile ma la civilissima Canada.  

Il gruppo internazionale Forest Watch stima che in soli 13 anni - dal 2000 al 2013 - siano scomparsi dal pianeta circa l'otto percento delle foreste vergini del mondo.  Si tratta di cento milioni di ettari,  tre volte l'area della Germania che scompare a causa della deforestazione. Questo significa che ogni giorno abbiamo distrutto 20 mila ettari di foresta.

Chi e' stato il principale responsabile della sega selvaggia?

I brasiliani? Gli indonesiani?  No. I Canadesi che sono responsabili della distruzione di circa un quinto degli alberi abbattuti nel mondo. Cioe' in Canada si tirano giu' ogni giorno 4 mila ettari di alberi.

Cioe' la bellezza di 40 chilometri quadrati in un solo giorno!

Secondi in classifica, i russi e terzi i brasiliani.

Lo studio e' stato esegiuto dall'Universita' del Maryland, assieme a Greenpeace e a  the World Resources Institute. Sono stati analizzati immagini da satellite per studiare e dinamiche delle foreste
dal 2000 al 2013.

Il tasso principale di deforestazione si e' avuto attorno alle Tar Sands del Canada, il lupus in fabula, attornoa Fort Mc Murray. Tirano giu' alberi per tirare fuori bitume e senza ripiantare niente.  Anche in altri posti si sono perse foreste - nel British Columbia, nell'Ontario, nel Quebec, ma l'Alberta e le sue Tar Sands che trasformano la foresta boreale in terra petrolizzata e' la regina della deforestazione.

Peter Lee of Forest Watch Canada ha questo commento sul perche' : There is no political will at federal or provincial levels for conserving primary forests.

E cioe' non gliene importa niente a nessuno. 

Monday, December 1, 2014

I 37,000 pozzi orfani e colabrodo dell'Alberta






Dove iniziare per descrivere lo stato dell'Alberta, la patria delle Tar Sands?

Ne abbiamo parlato tante volte - uno stato che e' ora un petrolstato, con monnezza petrolifera da tutte le parti, scoppi all'ordine del giorno ed una democrazia dove a comandare sono i petrodollari.

Ed ecco, che dopo anni di devastazione ambientale, sorgono vari studi su decine di migliaia di pozzi di petrolio abbandonati o dormienti che rilasciano perdite nell'ambiente.

Non uno o due. Decine di migliaia.

La legge dello stato impone che dal 2007, i pozzi disattivati debbano essere recintati, chiusi, testati e monitorati per essere sicuri che non ci siano delle perdite e in ambiente.

Non e' richiesta la bonfica, solo che non ci siano ulteriori problemi. Della serie, scordammoce o passato.

Barry Robinson del gruppo ambientale e legale Ecojustice sottolinea pero' che ben 37,000 pozzi inattivi su 80,000 dell'Alberta non soddisfano neanche questi minimi standard e che circa il 10% di questi, 3,300, ha problemi di integrita' strutturale con perdite in ambiente. Addiruttura i pozzi possono essere produttivi o no a seconda delle condizioni di mercato. Cioe' possono essere lasciati dormienti anche per 15 o 20 anni, senza che nessuno controlli, o ripulisca eventuali contaminazioni. Ovviamente piu' tempo un pozzo resta dormiente, e maggioree' il rischio che ci possano essere o essere stati problemi.

In alcuni casi neanche si sa cosa accade sottoterra e spesso ci se ne accorge quando ci sono cambiamenti di proprieta' - uno va a comprarsi un pezzo di terra, e voila', quando si fanno gli accertamenti ambientali, che sono obbligatori nei passaggi di proprieta', si scopre che il terreno e' contaminato!

E allora si decide di cambiare le leggi, e che ogni anno il 20% dei pozzi non a regola debba essere sistemato. Quando verra' cambiata la legge? Non si sa. Se ne iniziera' a parlare nel 2015 e ci saranno discussioni con i petrolieri, gli accademici, le citta, e gli indigeni del Canada.  E quindi sara' un brodo molto lungo e paziente. Intanto i pozzi continueranno a rilasciare inquinamento nel sottosuolo.

Nota bene: e' un dato di fatto che dopo un certo numero di anni i pozzi perdono - per usura, per corrosione, per il semplice passare del tempo.

E intanto sorge un altra domanda: mentre si continua a dibattere e a parlare, e i pozzi perdono, le ditte del petrolio hanno tutto il tempo di sistemare i propri soldi come vogliono - dando dividendi agli azionisti, bonus ai manager, o semplicemente il valore delle azioni scendera' a causa di eventi geopolitici.  Vuoi vedere che alla fine diranno: oh, ci dispiace, abbiamo finito i soldi e la bonifica non si puo' fare?


Sunday, November 30, 2014

Canada - Alberta: 60,000 litri di petrolio nella tundra






Alberta, il petrolstato canadese delle Tar Sands, dove perdite e disastri sono all'ordine del giorno.

Ed ecco qui, il giorno 29 Novembre 2014 c'e' stata una perdita di 60,000 litri di petrolio nella tundra a causa perdite da oleodotto a Red Earth Creek, a 350 chilometri a nord di Edmonton.

Non e' ben chiaro come sia la situazione, a causa del maltempo. La responsabile Carrie Rosa, dice che si andra' ad investigare non appena "ci saranno condizioni di sicurezza" verra' mandata una equipe ad investigare.

Nel frattempo... ci si arrangi!

Le immagini di cui sopra sono di altre perdite negli scorsi mesi, visto che qui non ancora e' dato vedere cosa sia successo.