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Friday, January 15, 2016

Scozia: nel 2015 il vento ha dato energia al 97% delle case



La BBC riporta un anno record per le rinnovabili in Scozia. I campi eolici sono qui riusciti a fornire quasi la totalita' dell'energia necessaria ad alimentare i fabbisogni domestici nel 2015: il 97% per la precisione.

La produzione di energia eolica in Scozia e' aumentata del 16% rispetto al 2014. Anche il solare e' cresciuto, fornendo il 50% del riscaldamento di acqua domestica, evitando le emissioni di milioni di tonnellate di CO2.

Fra i mesi migliori Dicembre, quando il vento ha generato il 148% del fabbisogno domestico. La Scozia vuole diventare completamente libera dal petrolio entro il 2030.

E con il vento, gli investimenti e i nuovi posto di lavoro "green". La ditta Mainstream Renewable Power ad esempio ha appena firmato un accordo per un campo eolico offshore da 2.8 miliardi di dollari, da 450 megawatt e da essere costruito entro il 2020. Portera' a 500 posti di lavoro durante la fase di costruizione e 100 a regime.

Non male, eh?

E l'Italia? O no. A noi sole e vento non servono. Ci piace fare buchi. Non abbiamo progetti, idee, obiettivi. Tutto a casaccio. Ma che problema c'e'. Invece di pensare al futuro abbiamo ogni giorno un qualche cine-panettone sui guai del padre della Maria Elena Boschi, le farneticazioni di Federica Guidi, e qualche altra genialata di Matteo Renzi.


Tuesday, June 9, 2015

Scoppio di deposito petrolifero in Ucraina: 4 morti e sei dispersi









Per ora i morti sono quattro e sei i dispersi. Ben diciassette depositi di petrolio di 900 metri cubi ciascuno hanno preso fuoco nella citta' di Vasylkiv, in Ucraina, proprio nei pressi di un centro di munizioni. Fra i morti e i dispersi anche i vigili del fuoco accorsi a cercare di estinguire il tutto.


Lo scoppio e' accaduto poche ore fa e si sono vari report, ancora non completi. Questo per esempio del Wall Street Journal. Questo invece e' della TASS l'agenzia di stampa della Russia e qui invece la BBC.

Intanto evacuazioni dalle case nel raggio di due chilometri, e gente in ospedale per inalazioni tossiche. Si esclude, per ora almeno, che si tratti di un attentato terroristico.

Thursday, January 29, 2015

Scozia: moratoria sul fracking e controllo locale delle trivelle



This is a very big nail in the coffin for the unconventional
gas and fracking industry in Scotland

Friends of the Earth, Scotland

Da oggi una moratoria sul fracking in Scozia.

Lo annuncia la BBC, secondo la quale il governo di Scozia ha annunciato il blocco di tutte le operazioni di fracking finche’ i ministri preposti avranno completato studi sulle implicazioni su salute ed ambiente delle trivelle.

A Maggio infatti nel Regno Unito le decisioni sul fracking verranno trasferite dal governo centrale alle varie regioni della nazione, e la Scozia avra’ il controllo sul si o su no. Nel frattempo dunque e’ tutto fermo come deciso dal ministro scozzese per l’energia, Fergus Ewing dopo che invece i dirigenti delle ditte petrolifere hanno chiesto di accellerare la transizione verso l’uso dello shale del gas.

Il ministro Ewing ha detto che il suo ufficio avra’ un approccio cauto sul tema, a differenza del governo centrale che ci e’ gettato a capofitto. Si e’ deciso che in Scozia ci saranno consultazioni pubbliche, in cui sara’ data voce a ciascun portatore di interessi, che ogni progetto dovra’ sottostare ad un impatto sulla salute pubblica, che ci dovranno essere maggiori controlli e direttive piu severe sia ambientali che occupazionali. Ovviamente per fare tutto questo ci vorra’ del tempo e nel frattempo, Ewing dice che non sarebbe opportuno concedere nuovi permessi.

"I'm therefore announcing today a moratorium on the granting of planning consents for all unconventional oil and gas developments, including fracking" afferma Ewing.

Da piu’ parti cresce la consapevolezza che se veramente ci saranno studi approfonditi sulla salute pubblica e dell’ambiente, questa decisione non potra’ altro che trasformarsi in un divieto permanente e intanto anche dal Wales chiedono di poter decidere localmente se far fracking o no sul loro territorio.

Non sappiamo come andra’ a finire e se sia sono un contentino alla popolazione, fra cui monta la protesta e l’opposizione. Certo e’ che a me colpisce il fatto che sia la Scozia a decidere e non Londra: il tutto mi pare veramente in contrasto con le tendenze centriste del governo Renzi, che invece con lo sblocca Italia decide di accentrare tutto nelle mani degli uffici romani togliendo voce ai cittadini e ai rappresentanti locali.

Dove sono state in Italia le consultazioni pubbliche sullo Sblocca Italia? E i report sulla salute pubblica quando si presentano I progetti petroliferi? O quelli in cui si parla della salute di chi vive vicino agli impianti di Gela, Falconara, Viggiano? E le multe a chi inquina ed ha inquinato? Dove e’ tutto questo? E perche’ anche da noi non decidiamo una moratoria nel frattempo che non si eseguono studi piu approfonditi?

Nel frattempo la Scozia ha stabilito nuovi record per la generazione di energia eolica: nel mese di Ottobre il 126% del suo fabbisogno con l’eccedenza venduta ai vicini. Con queste possibilita’ serve proprio trivellare?

Qui la Scozia e l’eolico.

Monday, June 23, 2014

15000 pescatori nigeriani contro la Shell a Londra. Una prima vittoria.




"The people in Bodo are living corpses. 
You see them alive but they are dead inside.
 Look at this water."

"The aquatic life of our people is dying off.
There used be shrimp. 
There are no longer any shrimp."

"The oil was just shooting up in the air,
and it goes up in the sky"

Voci da Bodo Creek, Nigeria dove 15000 pescatori 
hanno fatto causa alla Shell per inquinamento



"It looks like a World War I scene,
where the oil has totally destroyed
much of the local environment"

“In the minds of the Shell executives
there is one law for Africa 
and another law for the rest of the world.”

Martyn Day, l'avvocato inglese che segue la causa



Attorno alla comunita' di Bodo, nell'Ogoniland, nel silenzio generale, si e' consumato uno dei piu' gravi disastri ambientali della Nigeria.  Fino a pochi anni fa questa era una zona pristina di circa novanta chilometri quadrati, abitata da circa 50,000 persone, non contaminata dal petrolio, ricca di fauna e di vita e dove l'attivita' principale dei residenti era la pesca. Era anche una comunita' relativamente prospera.

Nel 2008 iniziano delle perdite di petrolio da uno degli oleodotti di proprieta' della Shell che attraversano le mangrovie di Bodo Creek.

Secondo la Shell tutto e' iniziato il giorno 5 Ottobre 2008 per un totale di circa 1600 barili di petrolio riversati I residenti, i resoconti governativi e varie associazioni locali parlano invece di perdite che sono iniziate il 28 Agosto 2008. Ben sei settimane prima di quanto non sostenga la Shell, e per un totale di di ben 4300 barili di petrolio -- al giorno e non in totale.  E anche dando per buona la data del 5 Ottobre, la Shell ha impiegato un mese per rattoppare l'oleodotto, vecchio di almeno 50 anni. Passa un altro mesetto e nel Dicembre del 2008 un altra perdita, che la Shell ha fermato solo dopo due mesi, a Febbraio 2009.

La Shell stessa ha ammesso che una volta scoperte le perdite sono andati avanti per varie settimane a pompare petrolio, incuranti della sorte di mangrovie e di persone, presumibilmente per non perdere profitti.

E' stato devastante. Gli esperti internazionali sostengono che la marea nera della Shell a Bodo abbia causato la piu' grande perdita di mangrovie al mondo, impattando circa sei mila ettari di costa, e un area simile di quella dello scoppio nel golfo del Messico. La vita marina e' decimata, alcune specie ittiche non ci sono piu. La vita e' cambiata e i residenti hanno perso l'unica fonte di sostentamento che conoscevano: la pesca.

I tentativi di ripulire, di chiedere scusa, di limitare i danni sono stati pressoche' inesistenti. Ad oggi il petrolio e' ancora li.  Anzi, ha trovato la sua strada ed e' migrato nei  campi, nel sottosuolo. A suo tempo, la generosita' della Shell di fronte al disastro consistette in: 50 sacchi di riso, 50 sacchi di fagioli, un po di cartoni di zucchero, pomodori e oli di semi. La Shell offri' anche 3,500 sterline alla comunita' che li considero' un "insulto provocatorio e da mendicanti".

Amnesty International ha accusato la Shell di avere manipolato le indagini, e di avere presentato rapporti falsi sui volumi di petrolio finiti nelle mangrovie e sulle misure di ripristino ambientale. 

Bodo e' una delle tante storie di petrolio che distrugge le vite nigeriane: fra il 2006 ed il 2010 l'oleodotto Trans-Niger ha avuto un tasso di incidenti di 130 volte superiore rispetto ad un tipico oleodotto d'occidente. Secondo la BBC in Nigeria ci sono circa 300 perdite l'anno, quasi uno al giorno. La nazione e' soprannominata la capitale mondiale dell'inquinamento da petrolio.

Nel 2011 l'ONU ha confermato il disastro ambientale in Nigeria ad opera delle ditte petrolifere - la Shell in primis - con un report che non lascia spazio ad ambiguita'.  Ci sono voluti anni per redigerlo con esperti dell'ONU a monitorare il complesso sistema di oleodotti della Nigeria e delle zone che attraversano. In alcune localita' le concentrationi di petrolio sono 1000 volte maggiori a quanto lecito, quelle di benzene, un cancerogeno, di 900 volte superiore a quanto dovrebbe essere. La sola Shell e' responsabile di almeno 3000 perdite di petrolio fra il 2007 e il 2012. Secondo l'ONU, se mai si iniziera', ci vorranno almeno 30 anni e un miliardo di dollari, per ripulire i danni di decenni e decenni di riversamenti di petrolio nell'ambiente.

A suo tempo ci si aspettava lo scandalo dell'opinione pubblica mondiale, perche' sono dati ed immagini che non si possono confutare. Ma non e' successo niente.

Una delle principali scuse che la Shell - e le sue amiche signorine petrolifere - amano propagandare e' che queste perdite sono quasi sempre dovuti ad atti di sciacallaggio da parte delle comunita' locali e che quindi non e' responsabilita' dei petrolieri sistemare gli oleodotti manomessi.

Entra in scena l'avvocato Martyn Day della ditta legale londinese Leigh Day che decide che di fronte a tutto questo sfacelo, non si puo' fare altro che portare in tribunale la Shell. E non in un tribunale nigeriano. In un tribunale londinese, chiedendo che gli stessi standard si applichino alla Nigeria come a Londra.  E' la prima volta che succede.

E cosi' Martyn Day si e' ritrovato a rappresentare in una class action contro la Shell 15000 pescatori di Bodo Creek in una corte londinese. Le sue posizioni sono chiare: non importa chi compie e se vengono compiuti atti di sabotaggio. L'operatore deve essere sempre ritenuto responsabile dei propri oleodotti, e deve intervenire tempestivamente. Nel caso specifico di Bodo Creek, l'oleodotto doveva essere sostituito molti anni prima, perche' vecchio e corroso.

Martyn Day sostiene che una causa di questo tipo sara' di deterrente verso altri possibili casi di inquinamento e fara' riflettere i signori del petrolio che la cura dell'ambiente viene prima dei profitti. L'avvocato chiede un rimborso economico vero e non di facciata per tutti e 15000 i pescatori di Bodo Creek che hanno perso tutto quello che avevano. Si parla di 500 mila barili di petrolio finiti nelle mangrovie.

La causa e' iniziata il 22 Marzo di quest'anno: la Shell aveva ammesso la propria colpevolezza gia' nel 2011 ma aveva cercato di sottostimare i danni e aveva cercato di patteggiare sulle compensazioni con Martyn Day.

Ai sacchi di riso infatti, la Shell aveva aggiunto $50 milioni di dollari. Questa puo' sembrar tanto come cifra assoluta, ma non e' niente se si considera che a ciascun pescatore sarebbero toccati $1700 dollari per tutto quello che la Shell ha combinato e che gli ha tolto: il sostentamento per il futuro.

La Shell guadagna 3 milioni di dollari l'ora.

L'avvocato ha definito "risibili" le offerte della Shell e, d'accordo con i suoi pescatori, ha rifiutato l'offerta, decidendo di continuare per le vie legali.

E cosi si arriva al 20 Giugno 2014, data in cui secondo un primo pronunciamento della London High Court la Shell e' responsabilie di tutto quello che accade ai suoi oleodotti, anche delle perdite dovute a sabotaggi e a furti se questi oleodotti non sono protetti e monitorati a sufficenza. Il giudice ha decretato che la Shell ha il dovere di installare tecnologia per monitorare le perdite, riportare eventuali problemi alle autorita', installare video di sorveglianza ed utilizzare le migliori tecnologie per evitare le perdite stesse. In Nigeria la Shell non ha mai fatto nulla di tutto questo, sebbene siano processi standard nei paesi occidentali.

Secondo Martyn Day, questa e' una prima importante sentenza, perche' fa si che la Shell non possa celarsi dietro il dito del "non e' colpa mia" e fare dei distinguo su cosa vuole ripulire e cosa vuole lasciare disperso in ambiente.

La Shell ha rilanciato l'offerta dei 50 milioni di dollari. I pescatori hanno di nuovo detto no. I danni sono molto, molto maggiori.

Io sono sempre affascinata da queste persone di animo grande - come Mr. Martyn Day - che vedono le cose storte da lontano e che decidono che non si puo' restare in silenzio, sebbene le proprie vite, essenzialmente, non ne siano impattate. 

Vediamo cosa accadra' nelle prossime puntate. Il processo pieno si svolgera' nel 2015.

Qui immagini della Nigeria al petrolio - la capitale dell'inquinamento da petrolio.

Qui l'ENI-Agip in Nigeria - gas flaring acceso 40 anni fa e mai piu' spento.







Tuesday, August 13, 2013

Peter Styles - il Fraccademico




Nei testi diramati dalla regione Emilia viene fuori che il costo dell'operazione "Commissione Rivara" puo' arrivare fino a 50,000 euro. Questa infatti e' la cifra che la Protezione Civile ha messo a disposizione per indagare cosa sia successo, e perche', a Rivara.

Cosa comprano 50,000 euro?

Un fraccademico.

Cosi' infatti e' soprannominato nel Regno Unito il Professor Peter Styles, "esperto di altissimo livello internazionale non coinvolto in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo" ma che nello stesso tempo fa parte dello "Shale Gas Europe", consorzio per promuovere il fracking in Europa e per farlo sembrare bello pulito e luccicante.

Ne abbiamo gia' parlato qui. Da allora ho cercato di indagare altre sue "posizioni" sul fracking e questo e' quello che scopro.

Ad esempio, eccolo qui all'opera il giorno 9 Aprile 2013 in cui scrive un articolo a favore del fracking. 

Qui invece altre dichiarazioni un anno fa alla BBC dove sosteneva di essere favorevole allo sfruttamento di shale gas nel Regno Unito.

In questi articoli dice che certo che il fracking ha causato terremoti, ma che "the magnitude and significance of these has been somewhat exaggerated", cioe' che la magnitudine e la significanza di tali terremoti e' stata un po' esagerata.

A si, e che i sismografi mentono? O che i terremoti di magnitudine 5.7 Richter in Oklahoma o di 5.3 in Colorado dovuti alla reinezione di materiale da fracking sono finti? Io credo che il Prof. Peter Styles sia cosi superficiale nelle sue parole solo perche' non e' stato a casa sua che la terra ha tremato.

Poi aggiunge

"It’s really an issue of context. If you’ve never experienced an earthquake before, you might expect that it’s always a really big deal, but in reality these are at a level that does not cause damage, and if the process is properly monitored we believe that they need not happen."

In realta' e' una questione di contesto. Se non hai mai avuto esperienza di terremoti prima, potresti pensare che e' sempre una gran cosa, ma invece sono sempre a livelli che non causano danni, e se il processo e' monitorato nel modo giusto, non devono accadere.

E certo, non causano danni per lui che pontifica! Lo vada a dire a tutti quelli che hanno sofferto per la sismicita' indotta - e che sia da fracking o dalla monnezza prodotta dal fracking e che viene poi reiniettata sottoterra, poco importa. Sempre conseguenze delle trivelle sono.  Non legge il prof. Styles, esperto di altissimo livello internazionale, gli articoli sulla sismicita' indotta dall'Olanda all'Oklahoma, da Basilea al Texas?

E si, non ci sono stati grazie a Dio morti, ma c'e' paura, ci sono crepe nelle case, e anzi in Oklahoma ben 14 case sono crollate, c'e' perdita del valore immobiliare, per le quali magari la gente ha fatto anni ed anni di sacrifici.

Alla fine, sono cose che turbano la vita delle persone, e che la turbano ingiustamente per colpa di gente avida e prepotente.

Aggunge ancora

Most of the chemicals used are much more benign than some people think, certainly in the UK. Water and sand, which are chemicals after all, are used along with detergent, biocide and a few other constituents in very tiny amounts

La maggior parte delle sostanze chimiche usate sono molto piu' benigne di quello che si pensi, specie nel Regno Unito.  L'acqua e la sabbia, che sono sostanze chimiche alla fine di tutto, sono usati con detergenti, biocidi e altre sostanze in quantita' minime.

E va bene, vuol dire che l'acqua all'arsenico fa bene alla salute!

Alla fine, il Prof. Styles ha una risposta per tutto: quello che si pompa sottoterra e' benigno, "monitoriamo ed e' tuttapposto",  le immagini di Gasland sono finte perche' l'acqua di incendiava da sola anche prima del fracking,  si tirano fuori la stessa quantita' di acqua che di petrolio, e se facciamo tutto per bene non ci sono problemi di inquinamento.

Evviva Peter Styles, il Fraccademico di altissimo livello internazionale la cui conoscenza sara' a spese del generoso contribuente italiano.

Friday, December 3, 2010

Tommaso Cieri, beata ignoranza


I dati incofutabili sono che il nostro
territorio e' legato al settore petrolchimico


Tommaso Cieri
patriota

Inizio ad avere una sorta di repulsione per Ortona e per i suoi ammistratori.

In tutti questi anni - andiamo per quattro - tutto l'Abruzzo e' venuto a conoscenza dei piani ENI del Centro Oli, tutto l'Abruzzo si e' scandalizzato.

Ne hanno parlato pure la BBC e la RAI, svergognando Nicola Fratino, in affari con ENI e MOG, il suo compare Remo di Martino, e tutta la molle giunta cittadina, incluso Tommaso Cieri, l'attuale presidente del consiglio comunale e presidente dell'osservatorio sul lavoro.

La cosa interessante e' che mentre Nicola Fratino non puo' negare l'innegabile, Remo di Martino ha cercato, e cerca tuttora di ridipingersi la coscienza di bianco. A Gennaio nella sala Eden disse infatti di essere sempre stato contrario al centro oli e di essere stato addirituttura a capo del gruppo di sindaci che dai trabocchi dichiaro' la propria opposizione al Centro Oli e all'Abruzzo petrolifero.

Sara'. Io ho ancora tutti gli email in cui diceva il contrario. Ma erano solo tutte chiacchere, infatti ne lui, ne nessun altro della giunta di maggioranza ortonese, hanno fatto niente nel concreto per salvare la citta' dagli avvoltoi del petrolio, e non hanno mosso ciglio in questi mesi di propaganda da parte dei petrolieri.

Ortona e' stata l'unica citta' a non sottoscrivere la pagina pubblicitaria di Agosto. Ci hanno partecipato 33 comuni, e tre provincie. Ortona no.

Adesso Confindustria salta fuori con numeri magici.

La Petroceltic e la Forest daranno addirittura 1200 posti lavoro! Ma dove si e' mai visto? Ma se la Petroceltic non ha neppure 1200 addetti se stessa, ora li vengono a dare ad Ortona?

I dati incofutabili sono che il nostro territorio e' legato al settore petrolchimico perche' ci sono le risorse e che durante la riunione ci sono stati degli imprenditori che intendono investire.

Parole di Tommaso Cieri - Ma solo un ignorante puo' credergli!

Ci sono le risorse? Ma se quella e' melma che fara' solo arricchire petrolieri e non certo la gente.

I dati inconfutabili, caro Cieri, sono che il petrolio porta il cancro. I dati incofutabili sono che l'agricoltura e' incompatibile con il petrolio. I dati inconfutabili sono che in Basilicata il petrolio ha portato solo morte e distruzione.

Tommaso Cieri, questa propaganda la vada a raccontare a qualcun altro, e poi si vergogni. Magari difendere i contadini? Magari ricordare che li ci sono migliaia di famiglie che vivono di agricoltura?

Che schifo, che ignoranza.

E poi, come sempre, Enrico di Giuseppantonio tace, tace Gianni Chiodi, tace la chiesa Ortonese, tace la societa' civile Ortonese. Tace Remo di Martino, che ora fa l'assessore al turismo, tappezzando il chietino con insegne per la via di Gerusalemme.

Ma come a Gennaio non era contrario all'Abruzzo petrolifero? E adesso? Piu' facile star zitti e cercare Gerusalemme, eh?

E la gente? La gente e' come imbambolata, come se stessero a guardare una partita di calcio, magari fanno il tifo per me e pensano che io segnero' i gol per loro. Ma a me la vita non cambia, Centro Oli o non Centro Oli, Forest Oil o Petroceltic che siano.

La vostra si.

Sta a voi Ortonesi scrivere, protestare, andare a Cieri e dirgli di farselo in casa sua il pozzo di petrolio, scendere in strada, scrivere alla stampa, aprire blog, chiedergli cosa ha fatto Cieri finora per il lavoro ad Ortona, a parte appoggiare venditori di fumo e di morte, cheidere a Di Martino di prendere posizioni, e EDG di prendere posizioni pubbliche una volta per tutte.

La democrazia vera e' un altra cosa.

A volte credo che Ortona, l'Abruzzo, l'Italia meritino tutto quello che hanno.

Monday, July 13, 2009

Siamo sulla BBC !



La scorsa settimana mi ha intervistato Punto Radio da Bologna (FM 87.70 - 87.90), sul tema dell'Abruzzo petrolizzato. Metto qui il
link per ascoltare la puntata del programma tramsesso da Antonio Amorosi su "Il punto di Antonio Amorosi". La puntata e' stata trasmessa Venerdi' scorso, 10 Luglio alle 16:30.

Grazie di cuore ad Antonio per l'interesse e agli altri ospiti dell'Emilia Romagna e della Lombardia per avere testimoniato degli stessi problemi nelle loro realta'. Sono contenta che pian piano anche il resto d'Italia sappia della devastazione che petrolieri e politici senza spina dorsale stanno portando a questa terra d'Abruzzo.

Non era mia intenzione farlo, ma visto che c'e' tutto questo immobilismo politico, e che fanno tutti finta di non sentire, io non ho altro strumento che svergognarli tutti al meglio che posso.

E poi, ho sempre pensato di voler fare arrivare la nostra storia petrolifera lontano, sulla stampa nazionale e straniera, per farlo sapere a tutto il mondo che noi qui i pozzi del petrolio non ce li vogliamo per nessun motivo. Ho sempre sognato che fossero loro a trovare noi. Finalmente questo sogno e' diventato realta' grazie al filmato di Elga sul petrolio ad Ortona, mandato in onda da Current TV che una giornalista della BBC ha scovato e da cui e' nato il suo interesse sul tema.

La BBC ci ha dunque contattato e domani, 14 Luglio alle ore 8:30 del mattino andra' in onda in tutto il mondo il servizio sull'Abruzzo petrolizzato. Su questo link e' possibile ascoltare la storia e scaricarlo via podcast in inglese. Fra qualche giorno uscira' pure la versione cartacea, che non manchero' di pubblicare.

Gianni Chiodi e Daniela Stati dovranno vergognarsi davanti a tutto il mondo per avere rifiutato di prendere una posizione in merito alle estrazioni petrolifere e di starsi comportando da Ponzio Pilato. Anzi peggio: Ponzio Pilato diceva ni, questo duetto inutile non dice nulla.

Tutto il mondo sapra' che Nicola Fratino e gli altri suoi compari della Buonefra hanno intascato ben 1,100,000 euro in cambio della svendita delle colline del Montepulciano, trasformate da siti agricoli in siti industriali, nel giro di una sola settimana.

Tutto questo varra' da monito anche al nuovo presidente della provincia di Chieti, Di Giuseppantonio, che ha messo nella sua rosa di politici anche il famoso Remo di Martino, un forte sostenitore del progetto petrolifero per Ortona (e dunque penso anche per il resto della regione), quello stesso che pensava che io fossi una creatura del web e che doveva venire a Los Angeles a mostrare a tutti i miei alunni che io fossi antidemocratica (!).

Come dico sempre, quando uno viene eletto il suo primo dovere e' di garantire sicurezza, salute e benessere ai suoi concittadini e non di chiudersi orecchie, occhi e naso di fronte ai problemi, ed il petrolio e' uno dei piu' gravi e che riguarda tutta la regione. Ma evidentemente la spina dorsale della nostra classe politica non e' cosi rigida da fare il nostro interesse. Meglio far finta di niente, abbassare la testa e lasciare a petrolieri ed affaristi di fare cio' che vogliono.

Manifestazione 18 Luglio, ore 10:30 davanti alla nave di Cascella, continuiamo a fare informazione ed ad essere in tanti.