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Friday, March 23, 2012

La Shell a processo anche a Londra


...in the minds of the Shell executives there is one
law for Africa and another law
for the rest of the world

nella mente dei dirigenti Shell c'e' una legge
per l'Africa
e un'altra per il
resto del mondo.


Avv. Martyn Day che segue la causa contro
la Shell per conto di 11,000 Nigeriani

Alla Royal Dutch Shell piace collezionare processi in giro per il mondo - per inquinamento, per torture, per avere violato i diritti umani. Eccoli alle prese con un altra denuncia da parte di 11,000 residenti di Nigeria per inquinamento nel Delta del Niger in una corte di Londra.

La storia inizia il 3 Agosto 2011, quando la Shell annuncio' che avrebbe accettato la propria colpevolezza per le perdite di petrolio nel devastato Ogoniland di Nigeria, di cui abbiamo parlato tante volte qui, e dove opera anche l'ENI.

I circa 70,000 residenti della citta' di Bodo, Ogoniland si erano organizzati ed avevano presentato una class action contro la Shell responsabile della rottura di un oleodotto che scorre da Bodo a Bonny, due citta' Nigeriane, nel 2008.

L'oledotto ebbe due perdite nel giro di pochi mesi e le perdite petrolifere furono ingenti - si parlo' di circa 10 milioni di galloni di petrolio, cioe' circa 40 milioni di litri, e di 20 anni di tempo per la bonifica. La Shell disse che erano "solo" 40 mila galloni.

Le falle vennero riparate mesi e mesi dopo l'inizio delle perdite. Mesi di petrolio che fuoriusciva e nessuno della Shell ha fatto niente. Ne ha parlato qualcuno in Italia? Nel resto del mondo?

Non credo! Sono purtroppo storie di tutti i giorni in Nigeria e la Nigeria e' lontana.

Ad ogni modo queste perdite furono devastanti per Bodo perche' tutti i loro fiumi , mangrovie e terreni furono contaminati, e non vi fu *nessun* tentativo di ripulire, di chiedere scusa, di limitare i danni. Il petrolio trovo' la sua strada e migro' nei campi, nel sottosuolo, indisturbato senza nessun tipo di contrasto da parte della Shell.

Questi furono danni enormi specie per una comunita' che vive di pesca e di agricoltura. L'industria della pesca e' infatti letteralmente scomparsa da Bodo perche' il pesce puzza.

La generosita' della Shell consistette in: 50 sacchi di riso, 50 sacchi di fagioli, un po di cartoni di zucchero, pomodori e oli di semi. La Shell offri' anche 3,500 sterline alla comunita' di Bodo, che li considero' un "insulto provocatorio e da mendicanti".

La ditta legale inglese Leigh Day and Co. che aveva gia' fatto cause ambientali in Africa (in Costa D'Avorio nel 2006 a causa di sversamenti tossici in mare da parte di ditte petrolifere) decise di intervenire e di proteggere i diritti dei nigeriani dove ci sono in media circa 3 riversamenti di petrolio al giorno, di varia portata.

Come ricorda il rapporto delle Nazioni Unite, dal 1989 ad oggi ci sono stati 7000 riversamenti di petrolio nel delta del Niger per un totale di circa 13 milioni di barili - il doppio di quanto sia mai fuoriuscito dal golfo del Messico.

Era la prima volta che la Shell veniva portata in tribunale per inquinamento nel Regno Unito.

Il processo alla Shell inizio' in Nigeria in 6 Aprile 2011. Dopo pochi mesi, il 3 Agosto 2011 la Shell decise di accettare le proprie colpe e rilascio' questo statement:

"Shell Petroleum Development Company accepts responsibility under the Oil Pipelines Act for the two oil spills both of which were due to equipment failure. SPDC acknowledges that it is liable to pay compensation - to those who are entitled to receive such compensation."

Ovviamente tutti i residenti furono felici - si calcola che per ripulire Bodo occorranno circa 100 milioni di dollari e questo diede anche molta energia e voglia di combattere ad altri residenti della zona. Qualcuno li aveva ascoltati dopo decenni e decenni di abusi ed avevano vinto.

Tutto bene allora? Insomma.

Mica la Shell e' scema? Lo sanno bene che pagare per un riversamento significa aprire le porte a centinaia di altre rivendicazioni e questa e' la prima volta che vengono trascinati in una corte inglese. Non vogliono proprio che ci si prenda la mano!

E infatti sono passati sei mesi e non si e' mossa una foglia da allora. Come se niente fosse, non hanno pagato, non hanno fatto niente, come se non li riguardasse.

La ditta Leigh Day and Co, che in teoria avrebbe "vinto" la partita legale con la Shell, ora deve tornare in tribunale. Questa volta per costringere la Shell a pagare quanto promesso.

L'avvocato Martyn Day che segue la causa dice:

One of the most shocking aspects of this case is that by their own admission, instead of shutting down the leaking pipelines when they learnt of the leaks, Shell continued pumping oil for weeks causing increasing devastation to Bodo’s environment in a flagrant breach of their own policies and of Nigerian law.

It is hard to believe that Shell would have acted in this way if a spill had occurred in any of their other pipelines on other continents. I have little doubt that in the minds of the Shell executives there is one law for Africa and another law for the rest of the world.

E poi aggiunge:

It looks like a World War I scene, where the oil has totally destroyed much of the local environment and the fish.

La Shell fattura 18 miliardi di sterline l'anno, due milioni di sterline all'ora.

Si rifiutano di pagare per avere distrutto le mangrovie di pescatori nigeriani.

Dicono che ci sono "troppe complessita'" nella zona.

Come possiamo pensare che saranno onesti e sinceri in Italia?


Fonti: the Guardian

4 comments:

profumo di mare said...

Questa storia finirà presto, il sangue marcio della terra non durerà a lungo!

domenico said...

vigliacchi

M.B. said...

Sono un gestore di un distributore Shell. A me come a tutti gli altri hanno rovinato la vita negli ultimi 20 anni. Prima ci trattavano dignitosamente poi qualcosa è cambiato e hanno iniziato a vessarci e costringerci ad accettare contratti contrari alla legge. La maggior parte hanno ceduto ai ricatti e sono falliti, altri hanno lasciato. Io sono uno dei pochi che hanno dato battaglia legale grazie a mio figlio che è consulente aziendale e "mastica l'argomento" ma, nonostante le provate e certificate accuse mosse nei confronti di Shell, la magistratura di Busto Arsizio (VA) ha deciso di guardare da un altra parte con nostra totale incredulità. In pratica Shell per farci accettare dei contratti capestro e contro la legge, ci fa pagare il carburante a prezzi maggiori di quello che un utente paga presso un altra stazione di servizio: in pratica io gestore avrei guadagno se mi recassi presso un altra stazione di servizio Shell che ha aderito a questi contratti capestro e li mi rifornisca!!! Shell dice che se mi adeguo torno competitivo altrimenti mi forzano ad andarmene.
Il giorno 13 dicembre avrò quella che probabilmente sarà l'ultima udienza e forse l'ultimo giorno di lavoro per me e la mia famiglia. Si figuri che durante l'udienza il giudice non voleva neanche far parlare mio figlio che è esperto nelle questioni, in quanto non avvocato. Se non c'ero io personalmente che insistivo per dare lui la parola in quanto io ho sempre e solo fatto il benzinaio,oltre ad aver perso quasi tutto sarei già per strada.
Scusate lo sfogo; voglio sempre credere che la magistratura faccia sempre il suo dovere, ma a volte non mi sento rappresentato ne difeso. Non mi resta che pregare.
Michele Basoni
Gallarate

maria rita said...

michele, mi spiace moltissimo. non so cosa poter fare, se non rendere il tutto pubblico. le auguro buona fortuna, so che e' poco, ma questo e' il meglio che posso fare.