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Sunday, February 4, 2018

La Chevron paghera' 73 milioni di dollari alla Romania per l'abbandono del fracking


















Il governo rumeno ha avuto la meglio sulla Chevron.

Grazie ad un arbitrato internazionale, la Chevron dovra' pagare circa 73 milioni di dollari alla Romania come risarcimento dell'abbandono delle operazioni di fracking nel paese. 

Per la precisione 73,450,000 dollari.

Piu' interesse fissato all'8% a partire dal 23 Ottobre 2014 fino al pagamento completo.  Piu' le spese del processo di arbitrato.




Questa decisione e' stata presa dalla Camera di Commercio Internazionale (CCI) con sede a Parigi. I fondi dovranno essere versati all'Agenzia Nazionale per le Risorse Minerarie della Romania, detto anche ANMR.
 
Un passo indietro: nel 2015 la Chevron annuncia che non portera' piu' avanti i progetti di esplorazione del gas di scisto in Romania, ultimo paese europeo in cui era ancora attiva.

L'idea era di trivellare sulla costa del Mar Nero e nel nord-est del paese, tanto e' vero che nel 2011 la Chevron aveva stipulato degli accordi per tre concessioni in zona, dette
EX 17 - Costinesti,  EX - 18 Vama Veche, ed EX - 19 Adamclisi e presentando un "programma operativo minimo" in cui appunto la Chevron si impegnava a far fracking.

E perche' la Chevron ha rinunciato alle trivelle? 

Dopotutto i proclami erano stati grandiosi.

Per esempio nel 2013 il governo Obama informava che in Romania c'erano le quinte piu' grandi riserve di gas di scisto in tutta l'Europa, dopo Russia, Polonia, Francia ed Ucraina.
La Chevron era bene saltata sul carro, visto che era proprietaria e operava in completo controllo la zona detta Barlad Shale, nel nord-est Romania, con una concessione di circa 6,400 chilometri quadrati. Le altre tre nel sud-est della Romania, quelle trivellande verso il mare, coprivano invece circa 2,700 chilometri quadrati.

E dunque perche' rinuciano?  

Non e' chiaro. Loro dicono che ad un certo punto la Romania non si allineava con i propri programmi di lavoro. Probabilmente il sottosuolo non era cosi' pieno di petrol-speranze come si pensava. 

Certo uno dei fattori piu' importanti ed innegabili e' stato il fatto che ci siano state proteste infinite da parte di residenti ed ambientalisti durante gli anni della Chevron in Romania.  Proteste che sono finite su tutti i giornali del mondo e in cui la Chevron non ha proprio fatto bella figura.

Chi puo' dimenticare l'intero villaggio di Pungesti che manifesta contro il fracking?  Chi puo' dimenticare Bucarest che si scopre solidale verso questo paesotto di campagna, simbolo dell'arrivo dell'invasore straniero?

E cosi, per soldi, per vergogna, o per "mancanza di allineamento", il giorno 23 Ottobre 2014 la Chevron annuncia alla ANRM di volere rinunciare alle trivelle.

Ma l'ANRM gli ha detto di no.

E questo perche' ci si aspettava dalla Chevron che appunto completasse il suo "programma operativo minimo".  

La Chevron se ne va lo stesso nel 2015.  Anzi, in quello stesso anno chiude baracca e burattini anche in Polonia.  E cosi' si arriva alla Corte di Arbitrato nel mese di giugno 2015, con i 73 milioni di dollari piu' interesse stabiliti in questi giorni.

In un certo senso tutto questo fa sorridere e rappresenta una doppia vittoria delle persone e delle proteste.  Da un lato, i rumeni sono riusciti a non farsi trivellare, e dall'altro lato hanno costretto la Chevron a pagare per non essere riusciti a trivellare!

Certo 73 milioni di dollari con interessi non sono granche' per un colosso del petrolio, ma lo stesso, questa storia ci insegna che come sempre, con le proteste continue e le prese di posizione i petrolieri si possono sconfiggere, e in questo caso devono pure pagare.

Bravi!

E che la Chevron se ne resti a casa sua, che sarebbe, ahime', la California.




Tuesday, June 9, 2015

Scoppio di deposito petrolifero in Ucraina: 4 morti e sei dispersi









Per ora i morti sono quattro e sei i dispersi. Ben diciassette depositi di petrolio di 900 metri cubi ciascuno hanno preso fuoco nella citta' di Vasylkiv, in Ucraina, proprio nei pressi di un centro di munizioni. Fra i morti e i dispersi anche i vigili del fuoco accorsi a cercare di estinguire il tutto.


Lo scoppio e' accaduto poche ore fa e si sono vari report, ancora non completi. Questo per esempio del Wall Street Journal. Questo invece e' della TASS l'agenzia di stampa della Russia e qui invece la BBC.

Intanto evacuazioni dalle case nel raggio di due chilometri, e gente in ospedale per inalazioni tossiche. Si esclude, per ora almeno, che si tratti di un attentato terroristico.

Friday, March 7, 2014

Chicco Testa: Non-Executive Director della Cadogan Petroleum e della Medoilgas






Il giorno 21 Gennaio 2014 vari articoli di stampa di Basilicata hanno dato ampio spazio ad Enrico (Chicco) Testa in cui elenca sette ”semplici” punti per discutere di petrolio.

Si dice che il petrolio e’ una “benedizione” per l’economia in tutto il mondo, che gli USA ne sono diventati il primo produttore al mondo, che la Basilicata che ha questa stessa “fortuna” ha ricevuto un miliardo e mezzo di euro in cinque anni dalle royalties e che gli idrocarburi possono essere occasione di sviluppo duraturo. Dire no al petrolio e’ quindi un “suicidio”.

Ma chi e’ Enrico Testa?

Il suo curriculum e’ lungo e variegato, con molti incarichi nel corso degli anni e quasi che uno si chiede come faccia a fare tutto e ad avere tutte quelle competenze. Ma quello che spicca, dalla lettura che faccio io del suo curriculum almeno, e’ che e’ evidente che i suoi interessi siano cambiati dai tempi di Legambiente di cui e’ stato presidente e segretario nazionale dal 1980 al 1987.

Secondo Businessweek Enrico Testa, laureato in filosofia, ha 61 anni e nel 2012 ha guadagnato 515,000 USD. Il suo corporate headquarters e’ a Londra. Fra le altre cose, ha incarichi e affari in corso con almeno due ditte petrolifere. 

Mmh.

Enrico Testa e’ infatti diventato “Non Executive Director” della Cadogan Petroleum, ditta ucraina nel 2011 e copre lo stesso ruolo presso l’inglese Mediterranean Oil and Gas dall’Ottobre 2012.

La Mediterranean Oil and Gas ha interessi a trivellare l’Italia, con Ombrina Mare in Abruzzo, e nella stessa Basilicata dove e’ titolare delle concessioni Serra San Bernardo e Monte Grosso. Si vuole qui trivellare un “technically challenging” well di circa 6.8 chilometri di profondita’.

E’ una profondita’ strabiliante perche’ non si va’ molto piu’ in giu’ di questo.

E quindi, cosa vuoi che dica Mr. Testa ai lucani, essendo parte del direttivo di due ditte del petrolio con interessi trivellanti in Lucania?

Ogni pozzo e’ bello al papa’ suo, no?

Enrico Testa dice che la Basilicata ha un “occasione storica per modernizzare il suo territorio” e che “lo sviluppo di competenze in campo petrolifero” possono portare a benefici duraturi.

Ma lo sa Enrico Testa che in Basilicata trivellano da 15 anni e non si e’ visto niente di tutto cio’? E che dobbiamo aspettare altri 15 o 150 anni per vedere tutta questa modernita’ e tutto questo sviluppo?

Mistero.

Un po di precisazioni:

1. Gli USA non sono il primo produttore al mondo di petrolio. Questo onore spetta al Canada con le odiate e distruttive Tar Sands.

2. Estrarre petrolio e’ una benedizione per l’economia di chi sta incravattato ai piani alti, che decide, manovra, specula da Londra o da Milano. Non certo per chi vive con pozzi e raffinerie sotto casa. E lo e’ solo perche’ i costi nascosti del petrolio – malattie, inquinamento, monnezza – sono in qualche modo sovvenzionati dalle comunita’ che assorbono i costi di aria, polmoni e territori malati e per i quali rarissimamente i petrolieri prendono responsabilita’.

3. In Basilicata ogni tanto scoprono acqua inquinata, ci sono periodici casi di scoppi, perdite, “anomalie di funzionamento”. E’ una regione dalla quale si emigra in massa, giovani emeno giovani e dove la qualita’ della vita e’ peggiorata a causa delle trivelle.

E questo vale non solo per la Basilciata ma anche per tutte le localita’ petrolizzate del mondo. Consce Enrico Testa Galveston Texas? Fort Mc Murray, Alberta? Wilmongton, North Dakota? E’ quello il progresso e lo sviluppo che vogliamo?

Enrico Testa, non executive director della Cadogan e della Mediterranean Oil and Gas, puo’ darci delle risposte?



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Questo il background completo di Mr. Testa

Mr. Enrico Testa, Chicco serves as the Managing Director of Rothschild Spa. Mr. Testa serves as Senior Energy and Utilities Advisor of Bluefield Partners LLP. He has 15 years of leadership experience in energy and utilities. He served an Executive President of Roma Metropolitane S.p.A. from 2005 to 2009. He served as Senior Partner at Franco Bernabè Group. He was a Founder of WIND S.p.A. From 1996 to 2002, he served as the Chief Executive Officer and Chairman of the Board of Enel SpA. Mr. Testa oversaw the listing of Enel. He serves as Chairman of the Board at Roma Metropolitane. Mr. Testa has been Executive Chairman of Telit Italy and Telit Communications PLC since May 4, 2007. He serves as Chairman of EVA-Energie Valsabbia. From 1994 to 1996, he served as the Chairman of ACEA, the energy and environment company of the Rome Municipality. Mr. Testa serves as Vice Chairman of Intecs Spa. He serves as Director of S.S. Lazio S.p.A., Telit Communications S.P.A. RAS, and Lloyd Adriatico. Mr. Testa has been a Director of Telit Italy and Telit Communications PLC since May 2007. Mr. Testa has been Non-Executive Director of Cadogan Petroleum PLC since October 1, 2011. He serves as a Director of Cube Infrastructure Fund, ErgyCapital S.p.A. He serves as a Director of Rothschild S.p.A. He serves as Director of IDeA Capital Funds SGR SPA and Idea Energy Efficiency And Sustainable Development Fund. He has been Non Executive Director of Mediterranean Oil & Gas Plc since October 2012. He serves as a Director of Allianz Spa. He served as Director of WIND S.p.A and Wind Telecomunicazioni SpA. He also served as Director of Enel SpA. Mr. Testa has taken senior responsibilities in the Advisory Board of Carlyle Europe. Mr. Testa served as a Board Member of Riello Group as well as on the Advisory Board of the Carlyle Group. Mr. Testa served as Vice Chairman of the World Energy Council. Mr. Testa was National Secretary and President of the Italian environmental organisation Legambiente from 1980 to 1987 and a representative in the Italian Chamber of Deputies from 1987. He was a Member of the Italian Parliament, in 1987 and in 1994. He has been the Chairman of the Organising Committee of the 20th World Energy Congress. Mr. Testa holds a degree in philosophy from Milan University.







Wednesday, January 15, 2014

L'ENI abbandona il fracking in Polonia



La Chevron e' stata la piu' ambiziosa delle grandi ditte petrolifere: ha trivellato o voleva trivellare in Polonia e in Romania,  con l'intento di farlo anche in Ucraina e in Lithuania.

E cosi game over per la Chevron in Polonia
Si erano gia' ritirati dalla Lituania
Sono ancora incerti sulla Romania e sull'Ucraina.

Concessioni ENI in Ucraina

La Polonia al fracking


“The geology has not worked out” 

Paul Stevens, oil analyst, Chatham House Londra


Il quotidiano ecomico polacco Puls Biznesu annuncia che l'ENI si ritira dalle estrazioni di shale gas con la tecnica del fracking in Polonia.

La notizia e' stata subito ripresa dall'Agence France Press, che riporta che pero' l'ENI non ha confermato i suoi intenti. Anche il New York Times riporta la stessa notizia.

L'ENI e' entrata in Polonia nel 2010 e possiede tre concessioni, di cui la "Mlynary" che e' scaduta il giorno 5 gennaio e le altre due con scadenze non troppo lontane nel tempo.

Secondo le fonti di Puls Biznesu, l'ENI non ne chiedera' il rinnovo.

A causa dell'abbandono delle concessioni, L'ENI ha anche deciso di non partecipare ai programmi di dialogo con le popolazioni locali sulle conseguenze del fracking e sui propri intenti, come proposto da un programma governativo guidato da Anna Miazaga con lo scopo di allentare le tensioni fra residenti e trivellanti. Proprio come in Romania infatti, anche in Polonia ci sono dei movimenti dal basso di opposizione al fracking, sotto la sigla Occupy Chevron.

La ditta italiana non e' la prima a lasciare la Polonia. Gia' l'hanno fatto le americane Exxon e Marathon Oil e la canadese Talisman, a causa degli scarsi reali quantitativi di gas da scisti di fronte a quelli inizialmente prospettati.

Adesso la patata bollente passa all'Ucraina, il prossimo cuore dello shale gas in Europa. 

Tre anni fa, questo titolo spettava alla Polonia. Nel 2011 le classifiche dell' United States Energy Information Administration vedevano la Polonia come il primo paese europeo per riserve estraibili, con addirittura il potenziale di alimentare la domanda interna per almeno 300 anni. In seguito, il Polish Geological Institute di Varsavia abbasso' le stime da 35 a 65 anni di riserve.

Accanto a questi numeri anche una ottima dispozione del governo centrale
che era molto favorevole alle trivelle perche' vedevano il gas locale come un modo per essere indipendenti dal gas di Russia.

La Polonia consuma quattro volte piu' gas di quanto produce e la maggior parte delle importazioni arriva dalla Russia. 

Finora in Polonia hanno trivellato 51 pozzi da fracking.

Nessuno di questi e' in produzione. 

Non e' tutto oro quello che luccica.
Qui maggiori approfondimenti sulla grande bolla del fracking in Polonia.

Qui le proteste dei contadini polacchi ed il movimento Occupy Chevron.